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Sesso da fiction. Anche se poco fiction.



Dunque, dunque. Qualche tempo fa, mentre vi narravo del Signor Bollore, non ho potuto fare a meno di introdurvi un nuovo e devastante omone che entrato nella mia esistenza. E non solo. Mi sono finalmente preso il tempo giusto per rielaborare nella mia mente tutto quello che è successo, ed ora metterlo nero su bianco e darlo in pasto ai posteri. Io e Doug Ross (citazione altamente colta), ci siamo conosciuti tramite un amico in comune. Io e questo suo amico chattavamo da tempo, e da tempo l’argomento principe riguardava sulla possibilità di incontrarci per una sana scopata. Dopo molto tempo però né io e né tanto meno lui avevamo ancora concretizzato l’incontro perché sostanzialmente non ci andava.


E non chiedetemi il perché. In una giornata particolarmente noiosa, però, mentre aprile ci regalava l’ennesimo giorno di pioggia battente, in cui io avevo sostituito la Bronstein mobile con la canoa di servizio, ecco che mi arriva la richiesta di aggiungere ai miei contatti Doug Ross. Ok, l’accetto. Un po’ scettico a dire il vero. Ma che diamine, non posso chiudere le porte. E anche il resto. Penso tra me e me. E così comincio a chattare con questo fantomatico personaggio, che non solo mi adora, ma intende approfittare spudoratamente delle mie regali terga. Nonostante però lui viva a Milano. Dettagli penso. Sempre e solo dettagli. Che adoro tralasciare, ma di fondamentale importanza, a volte.


Nel caso specifico, forse, un po’ di più, visto che vivo a Roma. Ma tant’è. Da aprile il tempo vola, e arriviamo a luglio. Abbiamo chattato tantissime volte in questi mesi. Ci siamo visti in cam. Tutto. Abbiamo intrapreso argomentazioni anche molto serie, come la voglia di trovare una relazione stabile. Convivere. Altre meno. Come il sesso. Il cyber-sex (che a me non soddisfa per niente), il dirrrty talking giusto per e chiacchiere persino su quanto ci farebbe piacere fare una scopata a tre con Fabrizio Corona. Non chiedetene il motivo. Non lo so, ma dopo che l’ho visto in Videocracy, a me Corona ha cominciato a fare sangue a manetta. Fino a che, dopo la totale delusione per il Signor Bollore, il mio msn trilla.


E trilla sesso. Da tutti i pixel. Lui esordisce baldanzoso. “Sono a Roma. Devo vederti”. Io ero a casa, solo, a convivere con il caldo soffocante di luglio e tipo 1874 zanzare che si cibavano inesorabilmente del mio corpo. “Ok”. Digito senza riflettere. “Vieni.” E batto invio, ancora più avido, e voglioso. Nell’attesa di pregustarmi Lui, arriva dopo circa venti minuti, e lo accolgo in shorts visto che ho fatto giusto in tempo a farmi una doccia. Sulla porta di casa mi perdo immediatamente nei suoi occhi azzurrissimi, e comincio a svalvolare un pochetto. Gli offro un succo all’arancia come antipasto. Ma lui decide inesorabilmente di ficcarmi la sua enorme, lunghissima lingua in bocca. Io quasi soffoco, ma mi piace.


A me mi non si dice penso. Ma sticazzi, va. Mi abbraccia, mi stringe e mi bacia benissimo. Le sue grandi braccia, cingono la mia grande vita. E si appropriano indebitamente delle mie chiappe. Io, sotto lo shorts non avevo nulla. Noto il suo ghigno godurioso, e mi si avvinghia sussurrandomi nell’orecchio “Ti voglio”. Io me ne compiaccio, e lo guardo senza proferir parola. Adoro la suspense in momenti del genere. Tanto con la mossa dell’intimo assente lo avevo già fatto mio. Mi prende, e mi alza fino ad appoggiarmi sul bancone da bar che domina la mia cucina. O sarebbe meglio dire il mio angolo cottura, che rende di più. E comincia a farmi un mega succhiotto sul collo, mentre si libera dei suoi vestiti rimanendo in slip.


Slip che sembrano quasi la sagra della salsiccia. E non fatemi spiegare perché. Decido che non devo ancora cedere, e che voglio assolutamente dell’altro petting, appassionante, deciso e soprattutto che d’ora in poi non potrò fare a meno della sua possente lingua. Insomma io non so davvero se la lingua è direttamente proporzionale alla grandezza del corpo. Ma qui stiamo parlando di un omone di un metro e novanta. Cioè se il pisello era almeno venticinque centimetri, la lingua doveva essere almeno chessò, un metro? Una roba che mi ha fatto impazzire. E poi, signori, sarò scontato, ma le mani? Vogliamo parlare di questi enormi manoni di mezzo metro che mi toccavano ovunque? Io volevo morire, lì.


Ma più che morire, era arrivato il momento di passare in camera da letto. Dove ho finalmente notato il suo enorme tatuaggio sul polpaccio sinistro. Non so che diavolo di roba cinese era. Ma con sto polpaccio muscolosissimo non potevo fare a meno di inginocchiarmi e leccarglielo. E così, in un tripudio di sensi, e voglie, e lingue e caldo devastante la mia lingua è partita proprio da lì, per salire, poco a poco e raggiungere il suo enorme, esaustivo e molto duro pene. Che stava tipo per rompere la molla dello slip. Di lì a poco, si passò ad un intervista, molto personale, ovviamente, e lunga che mi ha soddisfatto molto, e che lui ha apostrofato con le parole “Tu sei un maestro!”.


Robe che mia madre sarebbe davvero soddisfatta di me. Ma tipo dopo venti minuti, avevo voglia di vedere di nuovo all’opera la sua lingua, e così, l’ho provocato. Gli ho chiesto se la sapeva usare anche per fare altro. Ovviamente, figuratevi se glielo dovevo dire. Con le sue manone Doug mi ha preso le regali terga e le ha avvicinate a se, facendomi finalmente capire che si, esiste un cazzo di essere umano che sa fare dell’ottimo rimming. E in maniera del tutto instancabile. Per circa dieci minuti sono stato lì lì per aprire la finestra e buttarmi nel giardino di fronte a nuotare nudo nell’erba, felice. Ovviamente, l’ho lasciato continuare, fino a che mi ha avvicinato di nuovo a se per una nuova mega pomiciata.


Durata circa ottantasette minuti. In cui io ho sperato vivamente che tipo in qualche modo potessi rimanere in cinta di lui, così da incastrarlo per sempre. Ma evidentemente era impossibile. Lui, Doug Ross, ne voleva dal mio deretano. E lo voleva tutto per se. Io già avevo il terrore. Insomma quella roba lì, così enorme, così vogliosa e anche un tantinello aggressiva non la vedevo affatto entrare in armonia con il mio io di cui sopra. Per cui, eseguiti i passaggi importantissimi di inserzione del profilattico, e successiva lubrificazione di tutti gli attori posti in essere nell’atto, zac, Doug mi ha fatto capire che ne aveva di bendonde. E che ecco, se lo poteva permettere.


I successivi sei minuti e trentasette secondo sono stati i più lunghi della mia esistenza. Io oramai sembravo una gravida pronta a sputare un feto dalla bocca, sudata all’inverosimile con le doppie punte e i capelli cotonati. Indeciso se urlare e ballare Waka Waka, la Macarena e un successo a caso di Heater Parisi, mi sono riservato di pensare a qualsiasi cosa mi facesse stare meglio all’istante. Ovvero una borsa di Prada, un caffè con Victoria Beckham a Londra, l’iphone quattro, un pc nuovo. Nulla. Io stavo bene, ma avevo solo un grande fottutissimo dolore. Deciso che ne avevo abbastanza ho stoppato Doug e gli ho detto di lasciarmi respirare, visto che di lì a poco forse sarei potuto anche svenire.


Lui se ne ovviamente un pochetto risentito. Però nonostante sia un tipo abbastanza focoso, e anche molto autoritario è uscito ed ha assolutamente ascoltato la mia necessità. Per me, poteva anche bastare. Non ero venuto, ma avevo già la necessità di fumare una sigaretta. Lui dopo tre secondi di pausa in cui ha tolto il profilattico, ha ricominciato a baciarmi ovunque. Io ero in totale balia di lui, quando in me ha fatto capolino il pensiero che io, quel viso, l’ho avevo già visto. Dal fruttivendolo? Ferramenta? Veterinario? No. Ospedale. Era un medico. Poi penso. Mmmmmm. Nooooo. Ma questo è il dottore di Terapia D’Urgenza!!!! Decido che dovevo scoprirlo subito. Immediatamente.


“Scusa, devo andare un secondo in bagno, mi devo dare una rinfrescata” dico senza troppi pensieri. Manco fossi una vecchia che sta all’opera a vedere la Carmen di Puccini. Vado in bagno e con l’iphone trovo su google le foto del cast, e BINGOOOO! Eccolo il mio Doug Ross nelle foto di scena, ancora più bonerrimo di come l’ho lasciato io sotto le mie lenzuola. Soddisfatto e fiero ritorno da lui, che nel frattempo ha preso ha masturbarsi con una certa violenza. Bè di li a poco immaginate tutti come sia potuta finire. No? E devo ammettere che non è stato affatto male. Anzi. Il Doug ci sa fare e anche molto. Finito il momento sessodefuresta, io mi fumo finalmente la mia sigaretta, e lui fa lo stesso.


Decido che devo sapere di più. Doug ad ogni mia domanda dribbla e rimette al centro la palla. Rimane vago e non entra affatto in nessun dettaglio. Fino a che si scuce, e mi racconta che vive a Milano, e che fa il montatore di fiction. Destino crudele, penso. Io parto diretto, “Ma non è che fai pure qualche fiction?” mi sento domandare manco un grillo parlante di merda. Lui nega. Ma leggo agitazione nei suoi occhi. E non capisco perché. Divento più dettagliato, ma lui nega ancora. E più visibilmente agitato. Mi chiede se può usare la toilette, e in meno di dieci minuti è già fuori che fugge a gambe levate. Ci scambiamo numeri, e ci dedichiamo all’ultima pomiciata.


Io rimango sempre più convinto che sia quel dottore li. Lui nega e stranega ogni suo tipo di coinvolgimento nel mondo delle fiction. Io che ovviamente non ci credo, lo vedo rivestirsi e salutarmi di gran lena, manco dovesse andare a un meeting del fan club ufficiale di Laura Pausini. Io rimango, estasiato ma un po’ disturbato dal suo fuggi fuggi. Qualche tempo dopo (metà agosto) su msn mi comunica che vuole rivedermi. Io digito lo stesso, anche se quel mega arnese mi devasta solo a pensarci. E chi gliela fa. Rimandiamo tutto a settembre, quando io sarò tornato e lui starà per ripartire. Ma come tutti sapete, settembre è arrivato, ma io sono ancora qui, in Abruzzo. E spero vivamente che lui rimanga ancora un po’ a Roma. Perché a me, un medico a fianco, ci sta benissimo. Meglio se di fiction. No?


Ennamo, va va.

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Salvo per un pelo!

Questa mattina svegliandovi e aprendo i giornali, finalmente avreste avuto notizie sulla mia fine. Ovvero, massacrato dall’ennesimo attacco omofobo nella capitale. Per fortuna non è accaduto. Non è accaduto per l’intervento sorprendente della Polizia. Ieri sera sono uscito di casa verso le 21,40 per andare a lavoro. Nonostante le mie condizioni fisiche non lo permettessero, visto che oltre al raffreddore e alla tosse ieri avevo anche qualche decimo di febbre. Ma tant’è, che mi toccava, e sono comunque uscito per andare a lavoro. Messe le cuffie alle orecchie, ho accesso a palla il nuovo singolo delle Sugababes, “About A Girl”, che oltre ad averne di bendonde, mi provoca una serie di movenze dannatamente pop incontrollate, che si estendono dai piedi, attraversano le gambe, facendo giro sul bacino e raggiungendo le mani per poi ritornare indietro. Insomma ero lì che me la sculettavo per strada con l’ipod a manetta incurante del dramma, che si celava, ovviamente, sempre dietro l’angolo.

E svoltato l’angolo dramma fu. Mentre tentavo di avere una parvenza più umana possibile, mi sento fischiare e chiamare ripetutamente “Hey, heyyyyyyyy!!!!”. Io ovviamente ero in ben altre faccende affaccendato. Insomma l’ormone pop presente in me era letteralmente impazzito, e io non potevo capire che colui che mi chiamava si stava innervosendo. Tutto ciò mentre fumavo, e con la sigaretta riuscivo a creare una nuova, ma vaghissima coreografia con le mani. “Heyyyyyyyyyy”, fischia di nuovo e mi raggiunge bloccandomi venendomi a parlare in faccia. Io finalmente ritorno in me, e messi da parte i discinti panni di Heidi delle Sugababes finalmente mi rendo conto che quel tipo stava cercando di avere un contatto verbale con me. “Aò. Ma nun ce senti. Te sto a chiamà da mezz’ora”. Si introduce lui. Un ragazzo di colore, alto circa un metro e novanta, con un fisico devastante (gli addominali erano visibili da sotto la maglietta), un berretto da hiphoppers e nei pantaloni xxl. Al mio occhio in quei pantaloni c’era anche qualcos’altro di notoriamente xxl. Vi ho mai detto del mio disinteressato desiderio di avere una storia con un hiphoppers e/o con un ragazzo di colore??? Ovvio che no.

Ho subito pensato che nonostante il suo aspetto duro e massiccio, rinchiudeva in lui uno sguardo tenero, dolce e anche drammaticamente interessante. Indeciso se dichiarargli il mio amore per lui oppure presentarmi semplicemente come Annabelle Bronstein mi sono ritrovato a scusarmi per non aver colto il suo fischio, visto che ovviamente non ero mai stato un cagnolino. “Si scusami, avevo la musica alta… Dimmi…” Esordisco incerto. In quel preciso istante il suo lui cattivo si impossessa del suo lui carinodolcepompatomisonoappenainnamoratodite, si avvicina con fare minaccioso e mi prende il braccio destro pizzicandomelo manco fosse mia nonna, io faccio un mezzo passo indietro terrorizzato in un nanosecondo, e penso già alla pressione dei media su di me il giorno dopo e a mia mamma e mio padre al telefono che vogliono spiegazioni valide. Ma i miei pensieri svaniscono in una nuvoletta, quando mi rendo conto che di fronte a noi, per strada, ce una simpatica pattuglia di poliziotti che forse da quando il mio quasi aggressore si è avvicinato sono lì che si guardavano la scena in attesa di agire.

Mamma adoro. Neanche le Charlie’s Angels. Il mio semi aggressore segue il mio sguardo e si rende conto di essere osservato, molla la presa e diventa il bonone dolce di prima. Sorride tra i denti ma si vede che gli rode il culo. Ed interrogativo urla “Aò, mo nun se po’ chiede manco na sigaretta? Aò ce l’hai na sigaretta da darme? Gliela posso chiede na sigaretta a sto pischello, ma che davero???”. Dalla macchina nessuna risposta. Io caccio il pacchetto e gli porgo una sigaretta. Lui sottolinea ancora una volta il suo concetto, “Ma che davero? Nun posso chiede na siga?”. Io sorrido, anche se sono un misto tra Keisha delle Sugababes appena buttata fuori e le Spice girls riunite nel world tour. Tutte e cinque assieme. Attraverso davanti la volante e il poliziotto, mi chiede “E’ tutto ok?”. E’ lì, in quel momento ho realizzato il mio grande sogno: rispondere ad un poliziotto con un tono spaventato ma tranquillo “Si ageeeenteeeee, (pausa) adesso va tutto bene (pausa, pausa) grazie tante (pausa / semisorriso)”.

Appurato che ero sano e salvo per una volta, grazie all’intervento inaspettato dei poliziotti, ovviamente entrambi bonissimi e dolcissimi; ho optato per non rimettere le cuffie, accelerare il passo e raggiungere il mio posto di lavoro. E iniziare seriamente ad avere un atteggiamento meno gay… oppure semplicemente pensare all’eventualità di smettere di fumare. Anche se in definitiva credo sempre e comunque di averne di bendonde.

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Il mio nuovo Mito.

Ieri sera al Coming Out mi lagnavo con gli altri di essere a corto di argomenti da trattare sul mio blog. Sapete i primi di settembre sono sempre giorni strani. Quei ragazzi carini che mi fanno battere il cuore ancora riprendono le solite attività mondane. La Polpetta sembra essere sparito o in ben altre faccende affacendato, e mi dedica solo la sua indifferenza. Nel marasma di cambio casa e indecisioni vari tra le parti io mi sento solo sotto pressione. Nervoso. In più cè un maniaco telefonico che mi perseguita. E non vi ho detto ancora nulla, ma scriverò presto di lui; e finalmente ho un fan. Uno di quei fan che escono dall’armadio e urlano. Mi sta dando il tormento. Mi sento braccato, quasi. Vuole con tutte le sue forze sapere chi è Annabelle Bronstein. Ma io faccio il vago.FOTO RIMOSSA SU ORDINE DEL PROPRIETARIO. 

Comunque. Questa mattina mi sono svegliato e mentre Miss Cheriè e Little Miss Sunchine erano intenti a preparare valigie e outfit per i prossimi eventi sbuca un biglietto da visita. “Divertimento Gratis. Per Muscoloso o Militare o Nero Africano“. “Ma che cavolo è?” chiedo con stupore. E Miss Cheriè mi narra. Ieri sera mentre era fermo a un semaforo a Piramide, un ragazzo su uno scooter l’ho guardava. Anzi lo fissava. Proprio un secondo prima che scattasse il verde quello dallo scooter gli ha allungato questo biglietto da visita ed è fuggito. Lui lo ha letto, ed incredulo non ha potuto credere che accadano cose del genere a Roma. Ma stamane sono arrivato io, ed ho aperto il sito e sono rimasto senza parole. Daniela La Puledra è una travestita un pò esibizionista che pubblica sul suo sito tutte le sue innumerevoli avventure sessuali. Per esempio AEREO NATICA, BOIA, SALA FITNESS, GIURATA, POLIZIOTTA, per passare a LA TRUPPA 1 e 2, IDRAULICO per finire con TROMB RAIDER (si scritto così!), TAURUS e CALCIATRICE. Insomma già dal 2005 c’era una che aveva le stesse mie manie. Ovvero le divise e gli uomini rudi. La cosa simpatica è che lei mette tutte le prove dei suoi incontri, con foto e video che però sono visibili solo con una password di sette lettere. A saperle.
Ma non solo perchè Daniela La Puledra ha anche un favoloso blog dal quale ci racconta quanto sia impegnata nel lavoro. Anche se non è molto aggiornato. Ma Daniela La Puledra è una impegnata anche nel sociale. Lei ha persino acceso una candela per i caduti di Nassyria. E non solo perchè cè una sezione dove ci spiega tutto sulle malattie sessualmente trasmissibili. Insomma Daniela La Puledra ha vinto. La cosa assurda di tutta questa storia è che Daniela è palesemente un lui, e in nelle fotografie sembra invece una lei con diversi accorgimenti tecnici e fotografici. Ma quello che io mi chiedo è un dubbio che mi devasta dalla punta dei piedi fino alla punta dei capelli. I miei capelli da lesbica. Ovvero con quale cazzo di faccia “questa” Daniela gira per Roma con dei biglietti da visita? Non lo capisco proprio come nell’era di internet una cosa del genere sia fattibile. Il bello è che Daniela ha una vita sessuale molto più intensa di quello che ci si può aspettare e forse più di me. Ma dico, come si fa? Io avevo pensato ad una forma di promozione del mio blog simile, ma magari con adesivi messi un pò in giro per la città. Ma questo forse non è troppo?
E poi mi torturo ancora. Ok ci sta l’esibizionismo, ci sta che ti vuoi travestire, perchè figurati se mi metto a giudicarti male, ma mettere le foto di te con una parrucca che succhi e giochi con uccelli di ogni taglia non è un tantino troppo? La scritta nella welcome page è chiara, sito per adulti, ma questo non deve giustificarti. NO. Io non capisco. Mi sento indignato, ma anche sorpreso e ci vorrei soltanto ridere un pochetto su, ma in definitiva mi sento solo di chiedermi fino a che punto siamo potuti arrivare. Andiamo. Secondo voi è possibile andare in giro a fare volantinaggio per riempirsi il culo? Io credo che sia troppo. Anche io cedo alle chat, a gayromeno e simili, e vado a giorni alterni. Ma perchè bisogna esagerare così? Certo Daniela La Puledra la penserà sicuramente in maniera diversa, avrà sicuramente milioni di storie da raccontarci, perchè ne avrà fatte di bendonde, ma a volte mi viene il dubbio se siamo un tantino esagerati.
La corsa all’ultimo capo di moda, all’ultimo modello di cellulare, la necessità di sapere sempre tutto di tutti. Rubare il ragazzo a un amico. Insomma siamo solo ed esclusivamente questo? Un’involucro che va riempito con sesso, moda e gossip? Io non posso credere che sia solo questo. Poi ci lamentiamo che ci menano, ci discriminano e ci lanciano le bombe. Ma può essere che tutto alla fine deve per forza girare intorno al sesso. Bè nostro malgrado la risposta è si. E che non me ne voglia troppo Daniela La Puledra. Lei è comunque una che la sa lunga. Spero solo di ritrovare lo spirito adatto. Per ora mi affido a due care vecchie amiche. Si chiamano Prosecco e Movenze Pop. Anzi. Dannatamente!
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Trans, prostitute, papponi e polizia. E poi mi lamento.

Quello che può succedere nella mia vita è sconfinito. E senza senso. Sempre. Sabato sera, nonostante fossi un pò down di mood sono comunque uscito e dopo una cena a base di pizza chez-moi con Guy e la Du Barry sono andato al Coming. La serata ha visto diverse presenze, più o meno scomode. Ma tutto quello che mi ha devastato è successo dopo. Ero su viale Aventino con Guy e lo stavo riportando a casa quando alla fermata del notturno vedo Buyo con altri due amici. Decido di fermarmi per strapparli a casa, quindi metto la freccia, e accosto a destra. Ma dietro di me un pazzo ubriaco decide uno di non vedermi e due di venirmi quasi addosso facendomela fare anche addosso. Credetemi. La paura in 4 secondi netti. Il bello che lui, che non era neanche da solo in macchina non si è neanche fermato. Nè mi ha insultato. Era strafattissimo secondo me. Caricati i testimoni oculari della mia quasi morte mi sono rimesso alla guida direzione Piramide. La prima fermata è vicino la piramide dove saluto gli amici che vanno verso Testaccio e riporto Buyo a casa. E su viale Ostiense ribecco il mio quasi assassino di prima che tenta una manovra non consentita ma credo in nessuna parte del mondo. Con molta non chalance fa un’inversione di marcia nel mega incrocio dopo il ponte della stazione Ostiense. Senza parole. E poi che succedono le stragi del sabato sera. Vabbè. Saluto anche Buyo e accompagno Guy a San Paolo. Da lì mi spiega “Vai dritto al semaforo giri a destra, poi al secondo giri a destra e poi di nuovo a destra verso Ponte Marconi. Hai capito?”. Ed io. “Si.” Silenzio. “Non hai capito dì la verità”. Ed io. “Massìchehocapitooooo, dai ti faccio uno squillo appena arrivo a casa”. Erano tipo le 4:20. Ok. Parto. Semaforo. Giro a destra. Arrivo al secondo semaforo. Giro a destra. E poi di nuovo a sinistra. Faccio tipo cinquanta metri e mi trovo in un posto strano. Prima cosa, tutta la strada è buia. Si vedono solo una marea di prostitute ai bordi della strada. Vabbè, penso, basta andare dritto fare l’incrocio e attraversare il ponte Marconi. Faccio altri cento mentri e nulla di tutto ciò. Mi ritrovo in una strada a senso unico dove un cartello mi indica la direzione per l’autostrada. Maporcadiquellatroia. Decelero e la mia ancora di salvezza è la Erg che sta proprio prima della strada per l’autostrada. Entro nella piazzola del benzinaio e cerco di capire come uscire da quel dramma. Guardo indietro per capire se posso tornare indietro. Ma non si può, la strada diventa senso unico, e non posso andare in contromano. Con la fortuna che ho come minimo vengo arrestato. Cè solo una piccolissima stradina prima dell’imbocco per quella più grande che va all’autostrada. Decido allora di prendere il mio amico Tom Tom. Il mio navigatore satellitare. Apro il portaoggetti e manco fossi in una navicella spaziale attacco la ventosa, ci attacco il navigatore e il filo lo connetto all’accendisigari. Accendo. E imposto l’indirizzo di casa. Purtroppo dopo circa quindici minuti sono ancora lì ad aspettare che Tom Tom trovi i satelliti. Maleddettonavigatore. E proprio che mentre aspetto decido di accendere una sigaretta e mentre lo faccio vedo che dietro di me cè un fiorino parcheggiato con uno stranofiguro che ci dorme dentro. Comincio ad avere paura. Schiaccio il tasto della chiusura-centralizzata. Mamma mi sento Britney in tutina rossa nel video di Oops..! I Did It Again! Mi giro per sputare il fumo fuori dalla macchina e a cinque metri da me ci sono due simpatiche trans alte sette metri e un’altra simpatica ragazza dai colori esotici in dolce attesa. Divento bianco di colpo. Picchetto nervosamente con le dita sul mio inutile e fuoriluogo navigatore ancora in attesa di un fottuto satellite. Decido di far finta che non ci sia nulla di strano. In fin dei conti non c’era nessun problema. Non avevo via di fuga ed ero in quel momento circondato da due trans che probabilmente avevano l’hobby del basket e un probabile pappone in un fiorino che mi chiudeva la strada dietro, pe rnon parlare di una puerpera cinese. Davanti una strada impraticabile. Indeciso se appellarmi a delle preghiere in aramaico antico o alle bestemmie di ogni genere, butto la sigaretta e mi serro a finestrini chiusi in macchina. Ed ecco il primo trans che mi ticchetta il vetro. “Midaiunsigarettttiiiiii?????”. Io accenno un sorriso. Bisogna fingere tranquillità. Nella mia testa invece c’era il comunicato stampa di Arcigay dell’indomani mattina: “Giovane omossessuale si prostituiva in zona Marconi. Aggredito dalle signorine del posto”. No vabbè. Abbasso il vetro giusto tre millimetri e gli passo una siga. Ma in quel momento una luce mi illumina il volto. Le mie nuove amiche fuggono. Scompaiono chissà dove e io già mi sento un pò perso. Ne avremmo fatte di bendonde. E invece mi trovo un simpatico poliziotto che mi chiede i documenti. Mi sento finalmente salvo. E libero. Credo. Ma la vita non finisce mai di stupirti. Gli favorisco i documenti e mi sento domandare “Lei sa che è un reato andare con le prostitute in Italia????”. Sgomento. Incredulità. Sorpresa. Mi viene da ridere. Qualè il colmo per Annabelle Bronstein, noto omossessuale della capitale? Essere multato per andare a puttane. Esco dalla macchina e mi avvicino al tipo. Tra l’altro, BONODAFARESCHIFO. “Mi scusi agente, ma secondo lei, IO posso andare a prostitute?. Guardi, mi spiace deluderla, ma è proprio IMPOSSIBILE”. Sottolineo impossibile con uno strano movimento delle palpebre e una semimovenza pop. Come cazzo è che chiunque a prescindere mi da della checca e sti due non capiscono che sono gay, anzi sono lilì per multarmi. Mah! Anzi con novizia di particolari spiego loro che mi ero perso, sbagliando strada, e che stavo aspettando che il mio navigatore si attivasse per portarmi a casa. Stacco Tom Tom dalla ventosa e gliela mostro. Ovviamente 18.757 satelliti disponibili. Glisso e continuo il racconto. Sono arrivate le signorine del posto che volevano fumare. L’altro collega si affaccia dalla volante e mi dice che è tutto ok, non sono un delinquente e i miei documenti sono apposto. Io faccio un bel respiro e mi sento sollevato ma Ponciarello ancora non sembra essere convinto. Vuole sapere cosa faccio nella vita, dove abito e come mai sono lì. “Ho accompagnato un amico a casa”, sentenzio. E lui, “Si adesso si dice amico. Vabbè”. Ma non è che questo policeman forse forse abbia anche lui l’orecchio lungo, mi chiedo. Oppure mi sta prendendo giusto per il culo? La seconda appuro. Prende il navigatore e controlla la strada. Mi dice che la strada consigliata è una strada poco sicura ma è l’unica che mi fa tornare sull’altro lato della strada nella direzione giusta. Mi sento dire solamente che loro si sarebbero messi davanti a me e mi avrebbero fatto strada. A me viene da ridere, ma sto zitto. Avrei preferito che lui mi venisse dietro. Ovviamente. Decido che la serata ha raggiunto il massimo storico, li ringrazio e monto in macchina. Mamma quanti termini porchegni sto usando. Anyway, la strada più che pericolosa è veramente spaventosa. Frasche ovunque, buio totale e un minuscolo ponte sotto il quale passo. Giro a destra e sono nella civiltà, di nuovo. Faccio ciao con la manina ai miei polizziotti personali e ringrazio sorridendo, loro mi accendono la sirena a mò di saluto. Mi viene solo da ridere. E rincaso con il sorgere del sole. San Paolo-Prati un ora quasi. Complimenti Annabelle. Mi metto a letto e squillo a Guy, sono le 5:30. Lascio un promemoria sul mio telefono, contattare un’assistente personale. E un’autista. A tutti i costi.
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Mi scusi, agenteeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!

Nella testa di noi tutti gli uomini in divisa hanno un fascino sessuale indiscusso. Nello specifico, finanzieri, poliziotti e vigili del fuoco vincono a sex-appel. Adesso, è facile cadere nei soliti clichè omosessuali, ma oggi mi prendo la libertà di caderci e anche volentieri. Sono mesi che chatto con questo tipo machissimo, che mi dice di essere un vigile del fuoco di Roma, e di lavorare vicino casa mia. Oggi, finalmente dopo diverse buche che ci siamo dati a vicenda decidiamo di vederci, da me. Unica clausola dell’incontro è che lui venga da me vestito da pompiere, altrimenti dovè il bello? Ma quando apro la porta di casa, davanti a me non cè un seducente vigile del fuoco, tutt’altro. Davanti a me cè un sexy, muscolosissimo e porcellissimo poliziotto. E tenete conto che aveva tutto. Manette, pistola e persino il manganello. Io sorrido, e non capisco sinceramente. Lui mi guarda serio, e decido per sicurezza di controllare il cellulare e in effetti trovo la chiamata persa che fa da segnale, come da accordi. Non so che fare. E se ho combinato qualche danno e questo è un polizziotto che è venuto qua per un qualche motivo??? Esordisco serio e vago, “Mi scusi, agente…ma cè qualche problema?” manco fossi Baby Spice. Lui ancora serio, mi chiede “E’ lei Annabelle Bronstein?”. Comincio a preoccuparmi. “Si sono io. Perchè ho combinato qualcosa?”. E lui: “No…ma a breve ne combineremo”. E sorride. Ed è bonnissimo. Io sorrido e mi rilasso, e penso a come abbia fatto a sapere il mio cognome, poi ricordo che è sul citofono. Lo faccio entrare ed accomodare. Comincio a fare conversazione, le solite conversazioni brevi, concise e prive di ogni senso. Andiamo, a me non interessa nulla di questo tipo, io voglio solo fare del gran sesso. Fino a che lui mi guarda e rompe gli induci. Poggia la pistola sul tavolo. E credetemi, questa cosa mi ha spaventato, non sono mai stato così vicino ad una pistola. Apre la zip e caccia l’altra pistola. Quella che tutto mi fa, tranne che paura. Poi mentre io lo intervisto, con la mano prende le manette, mi inginocchia e mi ammanetta. E credo che possa bastarvi così. Di lì in poi ne abbiam fatte di bendonde. Per circa le due ore successive il poliziotto diventa una macchina del sesso. Mi prende e mi rigira, sul tappetto del salotto, e poi sul divano. Il tutto con le manette. E credetemi io mi sento un mix tra una delinquente e Cicciolina. Da li ci spostiamo al piano di sopra. E l’autore del kamasutra a questo punto potrebbe imbarazzarsi. Io no. E credetemi non mi capitava di fare del gran sesso a questi livelli da troppo tempo. Mi faccio togliere le manette, perchè sinceramente dopo un pò mi hanno cominciato a far male, e lì mi rendo conto che il mio policeman smessi i panni del duro risulta essere anche molto dolce. Il tutto finisce con una doccia insieme. Riscendiamo al piano di sotto e preparo un caffè, ci sediamo vicini sul divano e lui comincia a parlare a ruota libera. Di se, del suo lavoro, della sua vita. Delle sue storie passate, del fatto che in Polizia bisogna stare attenti perchè molti colleghi sono fascistoni e non ci mettono niente a farti il culo. Il che non sarebbe neanche troppo male. Vabbè ironia da 2 euro. Io scopro anche una persona altamente interessante e intelligente. No, non mi sono innamorato. Però un pensierino ce lo farei proprio sinceramente. Lui mi chiede di me, mi abbraccia e mi bacia. Vuole sapere. Questo mi sorprende. Si congeda salutandomi con un’altro bacio sulle labbra, la promessa di sentirci ancora e vederci. Io annuisco, e lo saluto. Chiudo la porta e penso ancora frastornato, mamma che figo! E mi accorgo che in bocca ho la gomma che stava masticando. Dopo qualche secondo mi arriva un sms che dice, “Così la mastichi per un pò e ti rimane ancora il mio sapore…”. E qui credetemi io ho capitolato. Rivedrò il poliziotto.
N.B. Nelle foto non il mio poliziotto, ma il più ben noto poliziotto gay milanese Fabrizio Caiazza che fa comunque la sua porca figura!