Pubblicato in: Annabelle For President, bella gente, fabry_, faccialibro, il pisello odoroso, il signor ponza, levatevi, mood positivo, movenze pop, sextastic, twitter

Il Pisello Odoroso is back!

Ecco qua. Come promesso a settembre il Pisello Odoroso si è rifatto una botta di lifting! Ovviamente tutto nuovo e rinnovato grazie alle sapienti mani di @Guytano__ che hanno curato la grafica. Grazie. E poi non posso che non invitarvi a lunedì a riprendere la lettura dei nuovi post, che quest’anno avranno una cadenza molto più ravvicinata rispetto al passato. Si, questa volta lo prometto, al costo di pubblicare la fotocopia del mio culo. Ehm. E nel frattempo siete liberissimi di gironzolare su tutti i social network tipo faccialibro, il canale youtube, twitter e tumblr. Ovviamente sono reperibile anche su Instagram (basta cercare annabellebronstein). 
E se proprio non ne avete abbastanza dal prossimo 11 settembre 2012 riprende la mia rubrica Sextastic sulle pagine del Signor Ponza. Insomma, quasi a farvi venir voglia di buttare il pc per terra e saltarci sopra! Ecco. Ma a questo proposito voglio invitarvi a vedere il video di cui sotto, perchè ovviamente da quelle parti scrivono anche Fabry_ , Ariel e Filodrama. Ne abbiam tutti di ben donde, e a questo proposito tocca proprio che ci date il vostro voto per gli imminenti Macchia Nera Blog Awards! Basta cliccare qui e seguire tutte le istruzioni per votare. Grazie.
Detto ciò preparatevi, perchè a breve ci sarà anche un simpaticherrimo concorsone per tutti voi, soprattutto fan di Grey’s Anatomy (passateparola).
E’ tutto, vi aspetto lunedì con un nuovo inaspettaterrimo post! Valalalassss

AB

Pubblicato in: fabry_, giovedì random, il pisello odoroso, interviste, levatevi, movenze pop, twitter


Eccoci qui in una nuovo succulento appuntamento con “Il Giovedì Random di Annabelle Bronstein“… E siccome è random, oggi vi introduco la nuova rubrica nella rubrica… Non state nelle mutande vero? Bè neanche io. Quest’oggi, ho deciso di aprire un nuovo capitolo, ovvero celebrare la Twitter Star del mese con una freschissima intervista, e come non iniziare con il poliedrico Fabry_?  Noto ai più per i suoi molteplici twitt di insulti verso il genere umano e oltre (per lo più totalmente condivisi), ed autore del blog che tutti vorremo scrivere, (sopra le righe, cinico e diretto; ma anche intelligente, acuto e coccolerrimo) Levateviper non parlare della sua pazzesca rubrica #AskFabry sulle pagine del Signor Ponza (neanche a farlo a posta proprio oggi c’è un nuovo appassionante post) Fabry si è lasciato sedurre dalle mie domande svelandoci i segreti più nascosti ed aprendoci il suo mondo. Siete pronti? Fatevi travolgere. Sbam!

Prima di tutto benvenuto… A quanto pare il giovedì sta diventando un giorno affollato sul web?
Sono imbarazzatissimo, è la mia prima intervista e mi sento come Britney quando annuncia i vincitori degli EMA’s. Il giovedì è il giorno più bello della settimana da sempre, in America fanno anche Grey’s Anatomy e poi è il giro di boa della settimana. Sul web per fortuna c’è spazio per tutti, soprattutto per le pazzesche come te e me.

Perché non ci parli un po’ del tuo blog, che ovviamente, non posso fare a meno di adorare! Il sottotitolo è lampante, “Mi viene da dire solo cose cattive. E quindi le dico”
È piuttosto risaputo che io sia un tantino acido e dito in culo (Si possono dire le parolacce nelle interviste?), e il blog è la massima espressione della mia indole. Ormai sono dieci anni che ho un blog, ne ho passati molti ma ho sempre avuto la passione di mettere in piazza i cazzi miei e sopratutto le mie sfighe. Mi dicono spesso che il mio blog sia triste, ma è solamente lo specchio di quello che vivo. Sinceramente non saprei immaginarmi senza poter aprire internet e comunicare a chiunque tutto quello che mi passa per la testa. E poi diciamocelo, è una valvola di sfogo con i controcazzi.

Però poi nella descrizione scrivi “Sono uno che cade in continuazione ma riesce sempre a rialzarsi”, c’è sicuramente anche dell’altro allora?
Come ogni scorpione che si rispetti sono uno stronzo di prima categoria solo di facciata, dentro sono profondamente fragile e piuttosto debole. Come hai scritto tu, cado spesso ma ho sempre le palle per rialzarmi. A volte ci metto tanto, forse troppo, ma ho bisogno dei miei tempi. Mi piango spesso addosso e mi piace farlo.

Sei la twitter star più cinica e divertente. Credo di followarti da sempre, ma hai tre consigli per coloro che vogliono diventare pazzeschi e iperfollowati su twitter?
Mi sento lusingatissimo, ma ci sono delle twitstar vere che hanno molti più followers di me e scrivono cose più divertenti. Io non so perché la gente mi segua e mi retwitti così tanto, credo che sia più che altro per gli insulti che lancio al prossimo completamente noncurante dei danni che subirà il mio karma. Ma non posso fare a meno di essere una merda. La cosa che ho imparato su twitter è che più haters hai più sei seguito. E io ho tanti haters. Quindi in definitiva per rispondere alla domanda che mi hai fatto che mi sono un attimo perso, tre consigli per essere una twitstar: insultali tutti, lamentati sempre, posta le foto dei gattini su Instagram. 

E’ arcinoto che sei fidanzato, con un altro semi noto del web, ma tu, come lo hai conquistato?
E qua caschiamo male. Non sono io che l’ho conquistato, caso mai il contrario. Sempre grazie a twitter tra l’altro. Galeotto fu un DM e da allora nonostante qualche tira e molla siamo ancora insieme. Ma è lui che ha conquistato me, con il suo modo di fare sempre educato, la sua generosità e la sua trasparenza. Non credo di aver mai trovato persona più onesta, e non credo che nessuno mi abbia mai fatto stare bene come riesce lui. (In questo momento si starà anche vergognando tantissimo.)

 E il sesso? Sei tipo da vento di passione o da coccole sotto il piumone?
Le coccole per sempre, la mattina sotto le coperte quando ti svegli. La sera prima di andare a letto. Sempre. Credo che nonostante tutto io sia più da coccole che da serata sfrenata di sesso. Per citare una scena a te cara potrei dire che quando coloro non sto mai tra le righe.

Agli appassionati del tuo blog, non sfugge il tuo amore incondizionato per Grey’s Anatomy. Ma cosa ti ha fatto innamorare così tanto a questa fortunata serie?
Non lo so con precisione. Forse le frasi di apertura e chiusura di ogni puntata, forse perché è stata la prima serie che ho cominciato a seguire in lingua originale e in contemporanea con l’America (Ciao Polizia Postale!). Quando ho cominciato a guardarla mi si cuciva addosso perfettamente, non era un periodo fortunato della mia vita e la depressione che trasuda Grey’s Anatomy faceva al caso mio. È poi un telefilm che ero solito guardare con una cara amica che non c’è più, e vederlo mi porta sempre bei ricordi. 

 Un consiglio agli sfigati.
Less web, more sex.

Un consiglio a chi ti si vuole fare.
Al contrario di molti amici frosh credo fermamente nella monogamia, quindi levatevi. (E comunque credeghe che la gente sta qua a pensare a me.) 

Un consiglio a chi ti odio.
Non smettete mai di odiarmi che quando mi commentate il blog con i vostri insulti mi si impennano le visite. VI AMO CICCIONI.

Fatti una domanda e datti una risposta.
Why do I keep hitting myself with a hammerBecause it feels so good when I stop. Grey’s Anatomy 1×07

 Lasciaci con un tuo saluto!
Mi raccomando, non scordatevi mai che non sono qua per le telecamere. 
Ed ora, cortesemente, levatevi!
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Senza Titolo 2.

Sapete qualcosa dell’arresto cardiaco? L’arresto cardiaco è una situazione clinica caratterizzata dall’inefficacia dell’attività cardiaca. Può originare da alterazioni di varia natura dell’impulso elettrico, o da ostacoli di natura meccanica. Sia nel caso che la genesi sia primitivamente elettrica o meccanica, si determina l’inefficacia di entrambe le componenti.La conseguenza immediata è l’assenza di perfusione sistemica. L’arresto cardiaco è una condizione di morte clinica reversibile che, se non adeguatamente trattata, è destinata ad evolvere in morte biologica irreversibile a causa della ipossigenazione cerebrale.
Le cause di arresto cardiaco possono essere: cardiache e non cardiache. L’insorgenza dell’arresto cardiaco è spesso istantanea, senza segni clinici o sintomi premonitori. Ovviamente ci sono le eccezioni. E proprio di un’eccezione voglio parlarvi. Ecco fate conto che quello sul lettino con la mascherina dell’ossigeno e il defibrillatore caricato pronto a liberare scariche elettriche sia io. Fate conto che io per ben quattro anni e mezzo sia stato incosciente ad attendere che qualcuno desse il via alla manovra. Cosa non vi convince? Bè, io lo so cosa c’è che non va. La causa. Il motivo. Il perché.
In diverse, troppe occasioni mi sono dilungato sul perché e per come. Non mi sono mai sentito vulnerabile, mai, eppure sono stato fragile. Per tutto questo tempo. Mettendo un po’ di carico sulla faccenda, non posso che attribuire le colpe solo che a me stesso. Il motivo del mio arresto cardiaco ero io. E solo io potevo risollevarmi. Questo però io non lo sapevo. O meglio, ci tergiversavo su. Perché in fondo il cuore non lo comandi. Qualche tempo fa ho scritto che il cuore detta le regole e noi le subiamo. Non lo rettifico, non è da me. Lo penso ancora. Ma un cuore malato, va per lo meno curato.
Se la cura non la conosci, però stai fresco. Anzi freschissimo. Perché dopo un po’ muori. Ma io la cura l’ha conoscevo. E lo ignorata per tantissimo tempo. Ho sognato ad occhi aperti un lieto fine. Che non esisteva. Che non ci sarebbe mai potuto essere. Perché le cose si fanno in due. Ed io, mio malgrado ho fatto tutto da solo. Ed ora ne pago le conseguenze. Badate bene, non voglio fare pena a nessuno. Anche se a qualcuno magari, il pensiero lo può cogliere, ma non è questo il punto. Io purtroppo il fondo del barile lo devo toccare e raschiare per bene. Fino in fondo. Soprattutto quando di mezzo c’è il mio di cuore.
E lo so, che non sarà così per molti di voi. Ma per me lo è. In tutto questo tempo non mi sono risparmiato lacrime, scazzi e scleri vari. Nulla. Ma non mi voglio scordare neanche le cose che mi hanno entusiasmato e fatto felice. Ce ne sono diverse, ma non ve lo dico. Perché almeno qualcosa me lo lascio per me. Negli ultimi mesi ho dato i numeri. Letteralmente. Sospeso nel tempo in attesa di un caffè che speravo come un happy ending. Ebbene, dopo aver contato i km, finalmente, sono arrivato al punto zero, e la fine è stata amara. Tranquilli. Io avevo già calcolato tutto. Perché sarò cretina, ma mica sono scema.
Avevo bisogno di sentire dalla sua voce con le sue parole che non ce n’era. E forse non è stato neanche troppo drammatico. Insomma, nella mai testa avevo più volte immaginato come sarebbe potuta andare e mi vedevo a struggermi per terra con un cumulo di capelli strappati tra le mani e il viso rigato dalle lacrime. Quelle ci sono state. Subito dopo. Perché da Monteverde a casa mia di venerdì pomeriggio col traffico di Roma che neanche lo immaginate, e con i cd che preparo io mica ci è voluto poco. In fondo me lo meritavo. E lo sapevo già che quando ci saremmo chiariti avremmo messo il punto. Definitivo.
E un po’ come se Mr. Big fosse morto. In realtà il morto, sono io. (Scusate che mi gratto, perché va bene che uno scrive ed usa figure retoriche, però…). Anche se poi alla fine Carrie se lo sposa Mr. Big. Ma io non sono Carrie. E questo non è una serie tv. Questa è la vita vera. E la vita vera è brutta, dolorosa e piena di parole che ti fanno male. Non so chi, non me lo ricordo, ha scritto che le parole dette sono peggio di quelle scritte. Perché quelle scritte le strappi e le butti via, mentre quelle dette ti rimangono nel cervello. E seppur fa bene a tutti credere che io un cervello non ce l’abbia, in realtà le parole me le ricordo tutte.
Come ricordo le date. Gli orari. I sorrisi. Le carezze. Le incazzature. Tutto. Il bello e il brutto. Ma non rinnego nulla. Le cose giuste, e quelle sbagliate. Niente. Se tornassi indietro non rifarei di certo tutto uguale, perché insomma, farei in modo che le cose andrebbero un tantino meglio. Perché in fondo non penso di essere una persona orribile. Ma chi lo dice che non sia andate bene ugualmente? Il tempo ce lo dirà. Il tempo non dimentica mai. E ci fa capire sempre tutto. E se adesso l’ho capito io. Che sono una testa di cazzo, perché non dovreste capirlo voi. Che non lo siete affatto. 😉
Scherzi a parte. Metto il punto, e vado a capo e ricomincio da zero. Certo passatemi qualche momento ancora di assoluta depressione. Insomma devo piangere almeno un’altra settimana, così dreno pure qualche liquido in più e magari perdo qualche chilo di troppo. E poi credo che sia anche arrivato il momento di scrivere qualcosa di più allegro. Adesso devo riappropriarmi di me. Certo sempre che qualcuno si dia una mossa a scaricarmi un po’ di elettricità su questo cuore. Perché il cuore, il modo di riprendersi, lo deve trovare. E fidatevi, che lo trova sempre. Ed io, nonostante tutto mi stimo pure un po’.
Non mi rimane neanche un rimpianto. Ho fatto tutto che sentivo di fare. E se poi lui se ne va a vivere a 473 km da qui felice e fidanzato con qualcun altro, va anche meglio. E non è colpa di nessuno. Sono fiero di me perché ho fatto anche la cosa più difficile, ovvero dire quelle odiose due paroline che tutti hanno paura di dire. Ovviamente a modo mio. E sono certo che lui non l’avrà neanche captato. Ma io si. E per ora mi basta. Perché in fondo gli ho voluto e gli vorrò sempre un po’ di bene. Ma ne voglio, e ne vorrò sempre di più a me. E non è un cosa da poco. Ora scusate, devo tornare sul letto perché devo ancora piangere un po’ prima di andare a dormire. That’s All Folks!
Ecco l’ho detto ancora. L’ultima, giuro.

 







N.B. Tutto questo resoconto sul mio cuore e su come sto, l’ho fatto solo ed esclusivamente perché qualcuno con un commento me lo ha chiesto. Ebbene. Io non ho fatto niente. Ho aspettato che gli eventi mi investissero, e mi sono preparato come ho potuto. Ebbene. Non era abbastanza. Non è servito a nulla. Perché la realtà non la puoi mai considerare. Mai.
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Ciliegie

Spoiler: Il prossimo post è una mattonata sulle palle.

“Che hai fatto?”

“Niente, mamma”
“Non mi dire bugie. C’è qualche problema”
“Oh. Ci sei?”
“Mamma non ho fatto niente. Sono solo scazzato”
“Hai questo tono di voce da quando sei tornato da Milano. Che c’è che non va?”
“Niente. Non ho fatto niente”.
“Vabbè questo weekend veniamo a Roma.”
“Mamma se vuoi venire per farti un giro, non ci sono problemi. Ma non mettere le mani avanti. Non ho problemi, va tutto come sempre. Sono solo un po’ scazzato. E tu stai contribuendo. Ok? Ora scusa, ma sono a lavoro. Ciao”.
Mi sembra chiaro che non sia necessario aggiungere altro. Mia madre ha il fiuto di un cane da tartufi, e non passa occasione per farmelo presente. Quando ero a casa le nostre conversazioni non andavano oltre il “Che hai fatto?”. Per tutti gli anni dell’università io non ho mai risposto più di tanto. Anche perché uscivo la mattina alle 6 e tornavo la sera per cena. E poi dormivo. Per quasi tre anni e mezzo di università non ho fatto altro. Il sabato uscivo, quando non lavoravo. A rivedermi oggi devo ammettere che sono stato anche un figlio modello. Nonostante tutto non ho pesato chissà quanto.
Ricordo la rabbia con cui mi scagliavo contro di lei. E appena finivo di vomitarle addosso la mia rabbia mi pentivo e anche subito. Mio padre invece era sempre stato esonerato da tutto ciò. Due infarti e quattro bypass coronarici sono sempre stati utili ad evitargli le mie nevrosi. E’ tutt’ora principalmente questo il motivo per cui non ho ancora fatto coming out a casa. La paura che mio padre possa sentirsi male. Poi, dopo la laurea tutto è cambiato. I miei si sono rilassati. Io mi sono rilassato. Per un po’ me la sono goduto. Il primo di tutta la famiglia che si laureava. Pensate un po’.
Poi dopo una settimana ho fatto fagotto e mi sono trasferito a Roma. Di lì a poco i nostri rapporti sono inesorabilmente cambiati. I miei mi ascoltavano. Mi rendevano partecipe di problemi, e decisioni che prima non mi sfioravano neanche lontanamente. E lì ho iniziato poco a poco a rendermi conto di quanto fossi importante, nonostante la mia assenza. Il 2007 è stato il mio anno più felice. Per tanti motivi. Da lì la teoria che io ho un anno buono ogni sette anni. Per cui il prossimo dovrebbe essere più o meno il 2015. Che culo è. Che teoricamente neanche ci sarà se i maya ci hanno azzeccato.
Scusate mangio un oro ciok. Da quando il Pim li ha messi super scontati è davvero la fine. Non mi ricordo il senso di tutta questa lunghissima e sdolcinata introduzione sinceramente. Ma forse neanche vi interesserà. Ah ci sono. In realtà quello che volevo sottolineare è il cambiamento. Tutti cambiano. Fisicamente. E sicuramente anche caratterialmente in qualche modo ci evolviamo. L’essere umano si adatta. Si evolve. Il mio tarlo nel cervello è proprio questo: io mi sono evoluto? Io mi sono adattato?
Le risposte che mi sovvengono sono NO. E ancora NO. Anzi invece di farmi forte, credo di essere ancora più fragile e vulnerabile di qualche tempo fa.  Sono aumentate le paranoie. Le crisi. Le voglie. E nonostante due psicologhe (naturalmente fatte fuori perché ho litigato anche con loro) sono sempre più convinto che sono sempre di più la persona sbagliata nel posto sbagliato. Lentamente mi sto spegnendo. E non sto facendo niente per evitarlo. Cerco di tirare avanti e far finta che quello che mi succede (per lo più niente, basta contare i post) in realtà non accada davvero. Ma non è così. E lo so da me.
In realtà, mi sto lentamente e inesorabilmente riempiendo di acido. Cosa comune che accade a tantissimi gay. A me accade anche prima del previsto. Eh si. Mi duole ammetterlo. Ma è così. Una volta mi svegliavo felice. Anche se ero lo stesso identico sfigato che sono oggi. La differenza è che oggi mi sveglio triste. E forse io ho capito dove sta l’inghippo. Mi sono chiuso. Troppo. E mi sono chiuso anche a me stesso. Sono arrivato al punto di sentirmi talmente solo che evito persino di parlare. E ad alcune persone a me vicine non riesco proprio a far capire i miei pensieri/sentimenti/scazzi.
Le persone con le quali riesco ad essere totalmente me stesso si riducono a non più di due. E ciò non mi aiuta. Per niente proprio. Se ci mettiamo che una di queste vive a chilometri da qui (207 per l’esattezza) il quadro è più che completo. E nonostante viviamo nell’era della comunicazione telematica sto pensando seriamente che faccialibro, e anche twitter non aiutano. Anzi. Mi destabilizzano ancora di più. Non penso sia normale incazzarsi come una iena per ciò che non ti viene scritto da qualcuno su twitter. Ma forse è anche per questo che non sto bene.
Vivo perennemente in attesa di qualcosa, che non accade. E invece che andare oltre, mi deprimo e chiudo. Chiudo sempre di più. Il problema reale sapete qual è? Se inizi a fingere che va tutto bene, quando invece dentro stai davvero male e prenderesti a capocciate qualsiasi muro nel raggio di 20 cm, e non sfoghi mai, dove stracazzo vai a finire? Io non lo so dove sto andando. Ma so dove non voglio arrivare. Però non posso neanche fingere a me stesso. Qual è la conclusione? Non c’è, per ora. Metto un punto e nel prossimo post vi racconto, spero, qualcosa di più allegro.
Perché se continuiamo così, più che il Pisello Odoroso, finisce che il Pisello si smoscia, ed io manco a dirlo mi so smosciato già. E non so vuoi ma io ho voglia di ciliegie. Cosa c’entrano le ciliegie? Non lo so, ma le ciliegie sono come i cattivi pensieri, uno tira l’altro. Ecco.
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Europride 2011!!!

Dunque dunque. Come ogni anno, dopo il Pride si tirano le somme. E quest’anno le somme sono incredibili. Una parata sicuramente coinvolgente, tantissime persone. Le cifre ufficiali parlano di cinquecento mila persone durante la parata, imponente con quaranta carri. Ma quello che più mi ha colpito, è stata sicuramente la risposta delle persone. Quelle che stanno ai bordi delle strade, quelle che ti guardano. Quest’anno erano tutte sorridenti, curiose. Non che gli anni passati ci lanciavano gatti morti. Però si avvertiva uno spirito diverso. Mi è sembrato che per la prima volta ci fosse voglia di cambiare. E questo forse è sicuramente tutto dovuto al nostro carissimo nano. Che si sa, i nani sono malvagi.

La voglia di cambiamento l’ho letta negli sguardi delle persone lungo i marciapiedi, negli applausi delle signore alle finestre, negli occhi sognanti e stupiti dei bambini da quell’improvvisa festa nelle strade. Sono sempre dell’idea che per segnare dei grandi passi verso il cambiamento deve partire dalla collettività, e un po’ quella voglia io l’ho avvertita. Perché io sono ancora uno di quelli convinto che le cose possono migliorare e andare per il meglio. Ma il gay pride non è solo questo. E’anche una manica di omosessuali semi nudi che sculettano in massa per strada. E tra questi, ovviamente c’è sempre qualcuno che attira la mia attenzione. E come ogni pride, io decreto il migliore a cui ho dedicato una straordinaria gallery su faccialibro.

Lo so, sono una cretina quando faccio queste cose, ma chi se ne fotte no? Altro punto su cui vanno spese due parole è sicuramente la presenza di Lady GaGa. Adesso io sono di parte in qualche modo, perché la seguo e mi piace a prescindere, però ecco va detto che il discorso che ha fatto è stato sicuramente intenso e partecipato, che mi è piaciuto in diversi punti perché ha parlato di amore. Ed è questo l’aspetto che in definitiva dovrebbe entrare nelle teste di tutti. Poi che sia stato comodo invitare lei, questo non lo metto in dubbio, ma basta fare un rapido giro sui siti d’informazione internazionali per capire quanto risonante sia stato il suo intervento. E poi bè, Lady GaGa che ti suona al piano è sempre un piacere. No?


Altro dettaglio che non mi è particolarmente piaciuto è sicuramente la scelta di tenere il palco vuoto fino al suo arrivo. Perché non far salire prima tutti gli esponenti delle associazioni? Invece che lasciar spazio alla musica e alle drag? Insomma perché non intavolare prima dibattiti e argomentazioni varie invece che farci morire di noia? E poi? Il macello dei pass ospiti? Alcuni, i più fortunati sotto il palco, e il resto nell’area appena dopo a farsi rodere il culo? Perché questi dettagli non erano stati concordati prima? Fa subito la Praitano a scusarsi, ma perché è successo? Forse poco importerà, perché alla fine tutti sono soddisfatti. Per l’evento, per come è stato gestito e per Lady GaGa. Che in soldoni ha portato un milione di persone al Circo Massimo.

Per me è stato il solito bel momento di espressione gaia. E poi, mi fa paura ammetterlo, ma sono estremamente felice in questi giorni. Nonostante io odi festeggiare il compleanno, quest’anno è stato diverso, e soprattutto strano. Ho conosciuto tanti amici che seguo su twitter, e mi ha fatto tanto piacere, e poi forse qualcosa è davvero cambiato. Per la prima volta ad un mio sorriso dall’altra parte c’era un sorriso. E sembrerò una poveretta, una sentimentale, o persino Margherita la zozzona, ma a me ha fatto molto piacere. Anche se è solo un momento, che non porta niente, e che vista la situazione non credo possa diventare altro, ma a volte si sta un po’ più tranquilli anche così. E poi io ho fiducia nel tempo…

Concludo ringraziando le mie amiche, come sempre. Upclose e Guy con cui ho percorso la parata, Ga, Ciù Ciù, Giuseppe, Tata, Chicco, Ale, la Burina. E tutti quelli di twitter, Andrea e Luca, Riky e anche Gaudo e i suoi simpatici amici. E’ stato un bel pride, che mi rimarrà in testa per un bel po’. E adesso per piacere smuovete quel culo e andate a votare, tutti!!! OKKKKKKKKKKKKKKKKKKKK????????????????????????????????????????????????EH!

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Imperdibile!


Ne sentivate il bisogno? Sentivate davvero il bisogno che le cialtrone più temute del web vi commentassero in diretta la finalona del Grande Fratello? Ci avete sfidato… Per cui questa sera dalle 21 circa collegatevi qui, oppure su Popslut, ed entrate nella nostra web radio. Oltre alla sottoscritta, a Popslut, ovviamente, e guytaNOOO (noto twitterer capitolino, e mio amico – Guy per tutti voi altri che leggete questo blog!!!) succosi e deliranti ospiti vi attendo tra un nero e l’altro. Ma che fate ancora vi state ponendo il dubbio???

Questa sera, alle 21, ne faremo di bendonde!
Valalalassss

Ovviamente ampio spazio a chi vuole intervenire, basta commentare questo post (in cui stasera troverete la web radio) o attraverso i social network!

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Buon fottuto compleanno a me!

Tutto quello che so di me, è ciò che non voglio essere. Tutto il resto, lo scopro poco a poco e lo condivido con chi mi pare. Su queste pagine, virtuali, di cose ne ho condivise. Inizialmente creare Annabelle Bronstein mi aveva aiutato a rendermi conto che forse non ero così pazzo, e che forse anche altre persone avevano avuto le mie stesse esperienze. Poi, man mano che il tempo passa ti accorgi inesorabilmente, che forse, quel mondo scintillante e pieno di glitter di cui vuoi far parte in realtà è una sola. Lo scintillio dura poco, e che soprattutto poco ci devi fare. Io ho sempre pensato che a me non sarebbe potuto accadere. Quando poi invece è successo per davvero. Be, sbam. Prendi e porta a casa. In silenzio. Perché il silenzio ridà dignità alle cose.

Credo che una piccola evoluzione in due anni l’ho avuta. La mission di questo blog era ridere su le cose che mi capitavano, sugli amici, sui modi di dire e di essere. Insomma prendere la pillola amara con un sorrisetto ironico. Perché l’ironia aiuta. Nel tempo, i miei post, sono diminuiti perché la vita, nonostante uno voglia essere positivo, ti mette davanti anche cose su cui viene difficile fare ironia. Io mi dico sempre che le situazioni sono sempre le stesse, ma che siamo noi a cambiare. Siamo noi che facciamo tesoro del passato e le viviamo in maniera differente. Ogni cosa che ci accade ci segna, e ci cambia. Inesorabilmente.

Le mie necessità sono cambiate. Sono diverse rispetto a quelle che avevo due anni fa. Adesso ho ben chiaro quali sono le cose di cui ho bisogno, e devo ammettere che, nonostante ne abbia passate tante, e sia dovuto passare sopra a tante cose, sono ancora qui. E non ho affatto intenzione di andarmene. E proprio per questo volevo dire a tutti voi che mi seguite, pochi ma buoni, che ho deciso di aprire a questo blog anche post meno pop di quelli che avevo previsto. Annabelle sarebbe dovuta essere sempre allegra, e sempre divertente, perché lei è la parte più irriverente, ciaciona, caciarone e stupidella di me. Ma se sei Annabelle puoi dire tutto.

Il tempo passa, e volendo o meno, maturiamo. Le rughe, l’età, le nuove e diverse responsabilità ci formano. Ci sorprendono. Siamo migliori? Con tutto il bello e il brutto di noi stessi, diventiamo sempre più consapevoli. E io credo di avere raggiunto una certa consapevolezza. Per questo anche Annabelle, come me, deve per forza evolvere. Che sia chiaro, le movenze pop, i post sgrammaticati, i drammi, i valalalasss, i ragazzi carini e quelle cialtrone delle mie amiche ci saranno sempre. Solo con più consapevolezza. Se pensate di aver letto tutto, siete fuori strada. Non avete idea di quello che vi aspetta. E forse neanche io.

E comunque, tanti fottutissimi auguri di compleanno a me!

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Lo scottato dalle relazioni e il coetaneo assente. Altri due esemplari.

Avete presente quando il vostro unico problema è quello di cercare di entrare nella testa delle persone per capire il perché di certe azioni che vi appaiono inspiegabili? Ebbene al momento io mi trovo assolutamente in questo stato. Lasciata Roma, lunedì scorso, sono tornato a Chieti, mia città natia, dove mi sono catapultato in una guerra innescata da un cassonetto dell’immondizia. Ebbene si. Padri di famiglia, donne in carriera e ottuagenari in prima fila per decidere il posto in cui il cassonetto di cui sopra deve stare, nella via di casa mia appena messa a nuovo. Insomma roba che scotta. E ognuno usa i mezzi che può. Uno di quei drammi che ti fanno accapponare la pelle. O le palle.


Anzi le palle te le frantumano proprio. Oopss. Comunque in questo clima di guerriglia il mio unico atteggiamento è stato di ignorare in tutti i modi i moti decisionali che si creavano attorno a questo dramma. E mi sono immediatamente ricordato di quanto ami stare a Roma, dove un problema del genere non mi sarebbe neanche minimamente giunto alle orecchie. Insomma i miei vicini di casa teatini dal primo mattino a tarda sera sono sempre in riunione con i loro congiunti per spiare e captare le mosse del nemico ed attuare la propria strategia. Roba da far saltare le extension ai capelli a Britney. Semmai ce ne fosse ancora bisogno.


E mentre ero lì mi è tornato in testa che ecco il Pisello Odoroso necessitava di un tassello mancante. A seguito del mio ultimo post, in molti sia qui che su twitter mi avete detto la vostra e consigliato sul da farsi. Però mi sono reso conto che non avevate ancora ben chiaro tutto l’affair. In molti mi avete consigliato di interessare le mie attenzioni a gente single, e più fattibile, come se io non lo facessi. Come se io in realtà passassi le giornate a invaghirmi solo di etero sposati o omosessuali impegnati. No signorine. Non è così. Però i single che bussano alla mia porto sono pieni di tic, e problematiche, che io di certo non posso risolvere. Non sono una crocerossina. Ecchecazzo.


Candidato #1 Lo scottato dalle relazioni

Lo scottato dalle relazioni è un ragazzo molto carino. Ha un bel fisico, fa due lavori, precari entrambi, ed ha poco più di trent’anni. Lui non si ferma all’involucro, affatto, non giudica le persone, vive e lascia vivere. Chattiamo da circa quattro mesi, e prima di allora era uscito un paio di volte con il mio coinquilino che di lui disse: “è carino, è molto serio, forse un po’ noioso!”. Io non volevo credergli, così quando il mio coinquilino ha ripreso il primo volo per Pescara solo andata è stato lui stesso a consigliarmi di vederlo. Insomma è pur sempre una persona seria. Ok, mi sono detto. Tanto non ho niente da perdere. Diverse le serate in cui ci abbiam dato giù di chiacchiere su msn.




Troppe per i miei gusti. Al punto che a una certa ho cominciato ad incalzare per un’uscita. Lui ovviamente oberato di lavoro com’era non è che mi ha considerato più di tanto. Anzi. Avevo come l’impressione che stesse prendendo tempo. Fino a quando, sabato scorso abbiamo avuto una conversazione rivelatrice. Lui mi ha chiesto la frequenza dei miei rapporti sessuali. Io mi sono sentito un po’ spiazzato davanti a quella domanda. Voglio dire, non mi vergogno affatto di dire che ho una vita sessuale normale. Anzi. Per me è anche poco. Ma perché uno ti deve giudicare da quanto sesso fai? Insomma io non lo farei mai. Assolutamente no.


Io sono stato al quanto diplomatico nella risposta, anche se mi ero un tantino infastidito. Gli ho detto che non avevo una condotta uniforme, insomma dipendeva da chi mi trovavo davanti. Di solito non ero intenzionato a fare sesso a tutti i costi, mi piaceva conoscere la persona, parlarci, capire che tipo avevo di fronte. Lo scottato dalle relazioni allora ha fatto una nuova domanda, ancora più precisa: “Ma tu incontri le persone a casa, oppure fuori?”. Ecco, il rinculo era dietro l’angolo. Lo sentivo arrivare. Mi stava per giudicare come la numero uno delle sgualdrine. Io ho risposto semplicemente che di solito mi incontravo a casa, per cena, un caffè o una birra, visto che ero molto pigro.




Bam. L’etichetta era arrivata. Subito lui ha chiarito che per il primo appuntamento non gradiva vederci da me, da lui non si poteva, vive con i suoi, e che anzi preferiva un giretto in centro. Abbiamo concordato l’incontro per la domenica mattina alle 11 a Piazzale Flaminio, lui sarebbe arrivato in bicicletta. Gli ho detto di si, non volevo che mi giudicasse ancora, e peggio. Ma appena ho detto di si volevo già mangiarmi i gomiti. Domenica mattina, alle 11 a Piazzale Flaminio. Insomma, cosa abbiamo 77 anni? Alle 11? E poi tu vieni in bicicletta? Io cosa devo fare? Ti devo correre dietro fino a Villa Borghese? Tesoro non sono mica una cicciona obesa. Non più, almeno.




Questa soluzione non mi ispirava affatto. Soprattutto perché io gli avevo proposto un pranzo da me, visto che ero solo e visto che il frigo era pieno di cibarie in scadenza. Insomma due buoni motivi per invitare a pranzo qualcuno, non credete? Non ero convinto, ma oramai avevo detto di si. E in qualche modo, in qualsiasi condizione domenica mattina mi sarei dovuto alzare all’alba per dare un senso al mio abbigliamento, alla mia faccia, avrei dovuto ricomporre tutto manco fossi stato Mr. Potato. O Mrs. Potato tutt’al più! Però sinceramente, io non sono Sporty Spice, e se primo appuntamento deve essere, bè, di certo non in bici. Ma tant’è.




Candidato #2 Il coetaneo assente dei Castelli

Il candidato numero due secondo me soffre di disturbi della personalità. Che sarebbe anche la persona adatta per starmi vicino. Io in fondo sono uno stalker maniaco compulsivo. Direi proprio una bella coppia. Mi ha messaggiato su romeo, e tra l’altro non aveva foto nel profilo. Odio chi non ha foto nel profilo. Tu mi vedi e io no. E mi scrivi. Gli ho chiesto immediatamente una prova fotografica. Mi sembrava giusto. Lui mi ha accontentato e mi ha anche dato il suo msn. Un ragazzo normale, non un bono, ma comunque carino. Alto quanto basta (180 cm) e con una leggera pancetta, come piace a me. Parlandoci ho scoperto che era anche molto simpatico.




Anzi sono rimasto piacevolmente stupito dalla sua verve, perché di solito sono io la buffona di turno, invece lui era molto spiritoso e acuto. Non male davvero. Lavora in una specie di call center e si occupa di nonhocapitoccheccosa. Giuro ci ho provato a capirlo. Me lo ha spiegato almeno quattro volte, e non l’ho capito, per cui non mi sembrava il caso di chiederglielo una quinta. Ci siamo sentiti per ben due settimane assiduamente, e da msn siamo passati al telefono in un balzo. Avevamo fissato una cena per sabato sera (scorso, sempre) e sempre per gli stessi motivi di cui sopra. Ho avuto sue notizie fino al pomeriggio di sabato.




Alle 16 è scomparso. Sparito. Senza una motivazione valida a mia avviso. Mi sono fatto il solito esamino di coscienza. Sarò stato affrettato? Precipitoso? Forse non lo dovevo invitare da me? Ma lui vive con i suoi. Mmmmmm. Non so. Non mi do una spiegazione. E giuro che io sono stato al quanto vago, nel senso che ho aspettato che mi cercasse sempre prima lui. Gli ho mandato tre sms, per cercare di capire di che morte dovevo morire. Ma probabilmente lui era morto davvero. Non una risposta. Non un cenno di vita. Neanche su msn. Niente di niente. Un assordante silenzio, che mi ha dato una sola certezza. Forse non dovevo incontrarlo, affatto.


A questa sua assenza sono seguite quattro mie telefonate che non hanno trovato risposta alcuna. Ho pensato che forse gli era caduto il telefono nel water. A me una volta è successo davvero. Oppure che gli si era rotto il tasto verde per la risposta. Può accadere. Andiamo a chi non è mai successo almeno una volta. Allora ho provato a cercare di capire quantomeno se era vivo, tramite altri svariati sms. Nulla. Niente di niente. E’ passata una settimana, e l’altro ieri finalmente mi ha considerato. L’ultimo mio messaggio era chiaro e semplice. Gli chiedevo se avevo fatto qualcosa di male. La sua risposta ancora più chiara. Tu non c’entri niente.



Per concludere questo ennesimo infinito post che manco un’enciclica della Signora di Roma, viene spontaneo pormi delle domande. Ho qualcosa di sbagliato? Sono davvero un cesso orrendo che non merita considerazione alcuna? Sono una povera sgualdrinella di paese trapiantata a Roma che non merita un cesso d’uomo? Cosa sono? E perché erro sempre? Quel famoso sabato poi le cose sono precipitate ancora di più. E in peggio. Mi sono fatto tre toast al prosciutto cotto per cena, che hanno innescato una reazione metabolica inaspettata. Risultato: fino alle sei del mattino a vomitare. Per cui anche l’appuntamento della domenica mattina è saltato con il candidato #1.


Insomma mi sembra chiaro che i rapporti sono difficili. Ma cosa li rende così difficili? Perché tutto è talmente complicato? Mi dico che forse questi siano esempi troppo borderline, e che forse l’impossibile attrae sempre di più, e tanto. Ma non posso neanche ritenermi l’amante del Signor Bollore. Da quella mia telefonata a temperatura meno 18 non si è fatto più vivo, neanche per un insulto, e questo dovrà pur dire qualcosa? Io poi mi sono imposto assolutamente di non scrivergli né tanto meno telefonargli. E allora? Allora la risposta è una. Ed è sempre la stessa, ovvero nessuno dei tre campioni in esami sono il +1 giusto.


Tutti questi pensieri poi, confluiscono nella mia vita qui, in Abruzzo. Tornato per una settimana a casa, mi rendo conto che anche gli amici di sempre hanno diversi problemi, nella gestione dei loro rapporti. Mi viene in mente la mia amica Mari, con un uomo gelosissimo, persino di me. E lui lo sa che ho le chiappe chiacchierate. Jules, altra amica storica, invece vive sempre la sua difficile condizione di amante a distanza, di un uomo che per quel che ne so potrebbe anche essere sposato. E Kati? Con un uomo che non la soddisfa come vorrebbe. Anche dall’altra parte del cielo le cose non vanno per il verso giusto. Allora il mio occhio critico e intuitivo come un Motorola V3 mi suggerisce che forse dipende tutto da noi.


E dal culo. Non parlo di chiappe chiacchierate ora. Ma del gran culo che ci vuole. Bisogna trovare la persona giusta, al momento giusto. E quando la si incontra non bisogna lasciarsela scappare. Altrimenti si diventa patetici. E io sono il primo. Sono patetico quando mi aspetto una chiamata del Signor Bollore, e lascio a casa il telefono con il numero Vodafone. Ovvero l’unico numero che ha. Sono patetico quando mi impongo di fare le cose per bene, con il candidato #1 scottato dal passato, o con il candidato #2 assente per definizione, o defezione. Bo. Continuo a non capire. E forse non lo capirò mai. E’ per questo allora, che Bollore va più che bene.


E sarà sicuramente sbagliato anche così. Ma tant’è. Il mio povero, piccolo e pigro neurone adesso si dedica soltanto alle vacanze. Lunedì torno a Roma, martedì me ne vado con Ga e Guy a Berlino, e appena tornerò, partirò per un weekend con Jules. Destinazione il grande nord. Lontano, freddo e poco appropriato al momento. Abbiamo deciso che andremo a cercare i nostri fantasmi, per esorcizzarli. E chiudere. Chiudere perché forse è meglio mettere un punto, e andare a capo. D’altronde a settembre tutto ricomincerà da capo. E forse, io potrei anche incontrare quel +1 speciale. O per lo meno, giusto per me. D’altronde, la speranza è l’ultima a morire. Sempre. Anzi, sempre?

E comunque, buon ferragosto. A tutti.

Pubblicato in: Annabelle For President, bella gente, Diari Estivi, faccialibro, il pisello odoroso, twitter

Ah, dimenticavo…

Probabilmente non ne sentivate ancora il bisogno, visto che l’estate ancora non è tangibile come vorremmo, però ecco a voi un nuovo spot tutto estivo, molto meno costoso di quelli visto fino ad ora ma comunque in linea con il mood di questo blog. Buona estate, a tutti voi!

Annabelle Bronstein

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