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Il mio pride

Io e Miss Cherie usciamo di casa abbastanza in ritardo. Aspettiamo tipo 20 minuti l’autobus e solo alle 16.35 arriviamo a Piazza della Repubblica dove ci aspetta Guy. Ci accodiamo e partiamo, finalmente. Eh quasi subito mi comincia a salire il panico. La Polpetta, il Tatto-Hearted Boy, e una marea inaspettati di boni sono tutti lì. Credetemi. Il caldo. Il sudore. La musica. E tutti questi boni devastanti che se la shekeravano e se la ballavano. Io ovviamente non sono stato da meno. Ho fatto riferimento ai fondamentali delle movenze pop e ne ho avute di bendonde. Naturalmente. Comunque anche quest’anno il serpentone arcobaleno si è snodato per la capitale, con la musica, i colori e l’ironica carica contaggiosa che ci contraddistingue. Certo il caldo è stato devastante, anche fin troppo. Però ci siamo divertiti. Il tutto è andato a confluire a Piazza Navona con una favolosa Ornella Muti biondissima. Io me la sono perso perchè ero ancora troppo indaffarato a marciare per i miei diritti. Ok, lo so. Non ci crede nessuno. Diciamo che io oltre ad appoggiare la mission della giornata mi sono divertito a fotografare tutti i ragazzi carini che mi sono passati vicino e mi sorprendevano. Ed infine ho deciso la mia top 3. Il brizzolato. Il torello. E lo studentello arrapante.

Bè scusate ma io con uno a caso di questi tre mi ci sposerei immediatamente. Senza starci tanto a pensare su. Pur non potendo farlo. Ed ecco perchè ero in strada. Come di consueto al termina della sfilata, abbiamo ascoltato gli interventi finali. Vabbè a parte esprimere il nostro entusiasmo per Vladimir che oramai assomiglia sempre di più a Victoria Beckham vista la sua magrezza, siamo letteralmente impazziti per la rappresentante di ArciLesbica. Vabbè, adesso mi sfugge il nome, comunque credo che sia stata davvero la più pazzesca e rappresentativa. Questo in definitiva è il punto. Sentirsi rappresentati. Sentire che quello che viene detto ti riguarda. E il suo discorso è stato pieno di spunti. Ha parlato di coppie, di amore, di rispetto. Cose anche io sento. Certo lei ha una compagna da circa otto anni. Io no. Ma questi sono dettagli. E poi lei ha detto che andrà dalla Signorina Carfagna ha spiegarle personalmente come funzionano determinate cose. Io lo trovo inutile. Una che dice che i gay sono integrati e che fa cancellare dal sito del Ministero delle Pari Oppurtunitè tutto ciò che riguarda il mondo omosessuale può essere bollata come una mentecatta. Avrà anche un look pazzesco, ma è solo una mentecatte con i tic agli occhi. Anyway. Raggiunti dalla Du Barry decidiamo di cenare da Mac! Anche se il mio stomaco non lo ammette. E dopo cena decidiamo di passeggiare fino al Coming. In realtà noi pensavamo di andare al Coming. Ma si trattava della Sagra della Salsiccia. Ovvero una festa di paese. Bancarelle, birra, gente e rutti. E tanti etero a esser sincero. Noi ci siamo scazzati quasi subito a dir la verità. La musica era datata ’94/’95 ed escludendo pochissime persone interessanti bè non c’era niente di che. Neanche l’arrivo di Gennaro Cosmo Parlato mi ha svegliato. Ovvio che però La Polpetta ci ha deliziato con la sua presenza. Anzi a dir la verità mi ha quasi travolto, e il tutto senza neanche salutarmi. E io che credevo di essere cecato. No, io lo sono davvero, lui è solo un furbetto. Comunque poi ci hanno raggiunto anche Ga, Nata e Popslut. Abbiamo ovviamente trattato l’argomento del giorno ovvero il Pride. Ga non ha dubbi. Lui non si riesce a identificare con una manifestazione che rischia di vanificare quello che è il messaggio. Se poi all’opinione pubblica arriva solo che si tratta di una baracconata con trans in perizoma e checche col filo di perle e trucco. Ecco in un certo senso io lo appoggio e condivido il suo pensiero. Troppo spesso e troppo semplicemente i gay scadono nei clichè. Effettivamente chi la vede da fuori, è ovvio che si faccia un’idea del cavolo di tutta la faccenda. Certo se Ga però non prende e scende in piazza con tutti gli altri non dimostra neanche di appoggiare troppo la causa. Non lo so. Io sò solo che ci sono alcuni momenti in cui bisogna anche dare. E il Pride secondo me è una di quelle occasioni in cui bisogna dare. Bisogna esserci. Bo. Io poi sono contradditorio, visto che nè mamma nè papà sanno di me. Certo lo immagino. Ma io non ho mai detto loro nulla. Per cui, come al solito sto nel mezzo. E ci stavo anche in macchina, sul sedile di dietro quando siamo andati a prendere il cappuccino più buono di Roma a San Giovanni, vicino piazza Camerino. E soprattutto ce lo ha servito uno dei barman più sexy. Alto, moro, carneggione olivastra e spalle larghe. Bonissimo. Così siamo andati a dormire alle 3, stanchi, ma orgogliosi. E in definitiva penso che dovrei, e dovremmo, esserlo sempre, ogni giorno di più sempre più orgogliosi. E io ce la voglio mettere tutta per fare in modo che sia così. Perchè a parte tutte le sfige, io sono felice di essere ciò che sono. Certo, mi smonta la difficoltà nell’essere. Ma non mi spaventa assolutamente nulla. Figuriamoci una Carfagna ticchiosa.

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Febbre da Pride!

Ancora frastornato dalle 15 ore di lavoro di giovedì, concluse in maniera devastante, decido di non buttare a vuoto la giornata visto che dovrò lavorare anche in serata; per cui mi organizzo con Guy e la Du Barry per un aperitivo da Primo. Appena esco dalla metro Spagna mi rendo conto che nell’aria cè qualcosa di diverso. Eh si signori, è proprio la vigilia del Pride capitolino. E intorno a me orde di omosessuali da ogni parte d’Italia affollano piazze e vie. Mi vedo con Guy davanti la Benetton di via del Corso e subito ci raccontiamo gli ultimi avvenimenti delle nostre routinarie vite. Lui ha passato la giornata in casa con gli idraulici. Ovvero un polacco che lo ha chiamato tutto il pomeriggio “Signorino” e il suo socio con la “S” moscia. Ovviamente gli unici idraulici sulla faccia della terra che si allontanano di molto dallo stereotipo dell’idraulico sessualmente stimolante. O almeno quello che ci suggerisce la nostra mente. Io dalla mia non ho molto da raccontargli se non gli spaventi del giorno prima sul lavoro, ed un simpatico ascesso che tormenta la mia gengiva. Dei miei flirt virtuali e non, non ne esiste più traccia. Il Tatto-Hearted Boy si è ufficialmente dichiarato sfuggente, laddove sfuggente sta per latitante desaparesidos (ocomecavolosiscrive!) del Congo. La Polpetta cè, ma aparte occhiolini e banali cenni provenienti dall’educazione impartitagli, non si muove. E io anche. Ed altre persone non ci sono. Non cè persona che al momento possa vagamente interessarmi. In più ho ufficialmente cancellato i miei profili zozzegni ed eliminato Mirc dal pc. Insomma ne ho le palle piene di stare a rincorrere gente per del sesso che poi si rivela scadente e privo di ogni guizzo. E le palle, credetemi, sono molto più che piene. E anche lo stomaco si è riempito a dismisura. La bilancia non mente sono ingrassato almeno di 5 kg. Ma io non me ne curo più di tanto. Io sono così prendere o lasciare, chi mi ama mi segua. Non vedo alternative possibili. Comunque arrivati da Primo la Du Barry ci aggiorna anche lui sulla sua situazione, ovvero gente che scompare, ma anche di gente che magicamente riappare. Di gente lo aggiunge a Msn e gli invia mp3 e vuole da lui altri mp3 in scambio. Ci ritroviamo a convenire tutti e tre che il mondo gay non è proprio quelo che ci soddisfa. Per i rapporti, le relazione e anche unn pò la stronzaggine dei gay. Io mi ci metto in primis. Io comunque parlo poco e li guardo pensoso. A parte che non riesco a parlare per via di quel processo flogistico che si insinua nella mia bocca, ma poi è strano ma davvero non mi sento soddisfatto. Continuo a leggere gli oroscopi che blaterano di giorni felici e di amori a 5 stellette in arrivo. Persino l’oroscopo di Vanity Fair (il primo dei tre motivi che mi ha spinto a farmi abbonare) parla di libido alle stelle all’ennesima potenza e maialate compulsive. Io non vedo nulla di tutto ciò. Io so solo che se potessi mi licenzierei, cambierei città e ricomincerei tutto da capo. Ma poi penso che Roma mi mancherebbe troppo. E ritorno in me seduto a quel tavolino a discutere dell’argomento del giorno: andare o non andare al Roma Pride? Io e Guy non abbiamo dubbi, si pieno e convinto a partecipare. Vogliamo celebrare noi stessi in quanto tali, vogliamo shekerare i nostri culi insieme agli altri e far capire che l’amore è tutto uguale. Uomo/Uomo, Donna/Donna e tutte le declinazioni del caso. Mamma se mi legesse mio padre, sarebbe fiero di me. La Du Barry tentenna. Ha il terrore di essere ripreso e/o fotografato e finire laddove mamma e papà potrebbero tanarlo. Il segreto di Pulcinella. Ma noi lo convinciamo ponendo alla sua attenzione la stragrande maggioranza di froci che invaderà la capitale. Lui ancora rimane indeciso e non si esprime, ma io gli faccio notare che non può assolutamente mancare. E che ci deve essere non solo per per se stesso ma anche e soprattutto per la comunità a cui appartiene. Lo vedo sempre meno convinto. E io sembro sempre di più Geri Halliwell nel video di Spice Up Your Life. Poi mi cade l’occhio sui nostri drink e capisco tutto. Stiamo bevendo degli analcolicissimi “Primo Cocktail”. Privi di ogni magia alcoolica persuasiva. Ma tutti e tre non possiamo bere alcool. Io sono sotto antibiotici. Eccheccazzo! Comunque finito l’abbuffo ci alziamo e passeggiamo e poco a poco ci rendiamo conto di quanti bei ragazzi ci sono in giro, e quanti siano gay. Eh si. A sto Pride ci dobbiamo assolutamente andare. Arrivati a Spagna le nostre strade si dividono, io prendo la metro e me ne ritorno a casa, Guy e la Bu Barry continuano a vagare direzione via del Babbuino. Tornato a casa però mi misuro la febbre e ciò che mi viene segnalato dal termometro mi devasta: 37,2 ° C. Decido ancora di prendere carta e penna e di scrivere una missiva punitiva all’oroscoparp di Vanity Fair, invitandolo per la sua poca precisione astrale nei riguardi dei gemelli, e quindi anche di me medesimo. Poi torno sui miei passi e ricalibro il destinatario: “Cara Mina, ma te ce verresti mai al Pride? Io si, ed anche con la febbre. E infatti così sarà. Febbre o non febbre io ci sarò!” Firmato Annabelle Bronstein.
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Le gioie del sesso.

Dopo diversi giorni di assoluto vuoto mentale oggi, mi sono svegliato determinato. A fare sesso. Lo so. L’ultimo weekend è stato un pò pesantuccio. Un Tatto-Hearted Boy latitante. Troppo da farmi capire che nuncènè. Ma forse ha ragione Ruby Rue. Ieri un incontro devastante con la Polpetta. Non chè mi abbia fatto chissàcosa, visto che sinceramente è oramai fuori dalla mia testa. Ma vedermelo a meno di un metro mi fa sempre un certo effetto. E la carne oltre che tanta è debole. Comunque. Giorno dopo giorno sto seriamente pensando che forse io non sono fatto per avere una storia. Probabilmente da piccolo qualcuno mi ha lanciato un maleficio urlando che non avrei mai avuto uno storia. Insomma, ci può essere una forte probabilità. Ma la testa a volte va troppo in là. E la mia anche troppo direi. Così oggi mi sono svegliato con un nuovo guizzo. Una nuova idea. E l’idea era fregarmene. Era sorridere. E passeggiare, con delle movenze pop. E soprattutto piantarla di rimorchiare usando il mio alter-ego. E’ tutto inutile. Anche se vorrei capire come dovrei mai rimorchiare. Ma. Comunque uscito alle 13 sono andato prima in posta, poi in banca. In banca ho fatto anche abbastanza subito. Il cassiere, un toro allucinante faceva anche il simpatico. Anche troppo. Ma era bonissimo per cui ci stava bene. Io ho preso la ricevuta e sono uscito. Ho messo nelle orecchie Britney e sono ripartito vittorioso verso casa. Me la cantavo, e me la ballavo tra me e me, ma avevo la sensazione che qualcuno mi stesse seguendo. E infatti non solo mi stavano seguendo, ma urlavano anche a granvoce il mio nome. Ohsantocielo. Penso tra me e Britney. Davanti a me il torissimo di prima della banca con un mega sorriso e un foglio in mano. E lui esordisce quasi a sorpresa: “Scusa ma hai lasciato questo foglio in banca, suppongo che ti serva per l’università?”. E io, annuisco, e dico scema, “Si, grazie mille. E scusa il disturbo, sai di essere arrivato fino qui!”. Lui sorride. Mi porge il foglio e mi guarda, poi mi ferma interrogativo con gli occhi, e mi chiede: “Te la posso chiedere una cosa personale?”. E io lì che mi faccio rosso in 4 secondi netti. Ovviamente so già quale domanda mi sta per fare. Ovviamente intuisco che sicuramente vuole sapere se sono gay oppure no. Mi sfugge però il motivo. A CHE PRO??? Lo lascio fare. “Ma…Sei per caso gay?”. Bingo. Dal pubblico un’ovazione. Standing-ovation. Sorrisi e il pannello luminoso applausi che lampeggia. A me viene da ridere. Ma non capisco dove vuole andare a parere il bancario. Io sorrido, e dico semplicemente, purparlè: “Si, anche se credimi non capisco a cosa possa interessarti…cosè cè uno sconto per i gay se apro un conto da voi?”. Lui sorride. Ho adorato questa mia battuta, ci tenevo a farlo sapere. Sorride, fa spallucce e dice: “No…e che sei molto carino!”. Vabbè. Sono senza parole. Dall’imbarazzo quasi crollo. Non so che dire. Sò solo colorarmi di Fuxia. Laddove Fuxia è una drag del Mucca. Lui mi sorride, e approccia una proposta: “Senti ma oggi sei libero, ti va un caffè, qui cè scritto che abiti nei paraggi…”. Evviva la legge 675/96 sulla privacy. Evviva la discrezione. Evviva il caro e vecchio corteggiamento. Ma sarà il caldo, e le voglie inappagate che da giorni “menano” la mia testa, e non solo tantè che la me mangiatrice di uomini risponde, e senza mezzi termini dice, “Si. Bè visto che sai dove abito raggiungimi e il caffè te lo faccio io”. Laddove caffè sta per ben altro. Detto fatto. Qualche ora più tardi suonano al citofono. Altro che privacy, il bancario si è segnato tutto. Pure il cognome. Tipo sveglio. E io adoro i tipi svegli e più stolker di me. Il tempo necessario per raggiungere casa dal portone e davanti a me cè qualcosa che non quadra. C’era il bancario, si ok…e un’altro tizio. Altrettanto carino. Ma chi cazzo è, penso. Li guardo interrogativi, senza parole. Lui prende coraggio e spiega: “Lui è un mio collega, ETERO, che bè…è un pò curioso su come avvengono certe cose”. IO NON HO PAROLE. Per la prima volta nella mia vita ho beccato uno più pazzo e più maiale di me e Miss Piggy dei Muppet. Ah bè. Io li faccio entrare e accomodare entrambi e preparo il caffè. Mentre il bancario e il suo amichetto curioso sono sorpresi dalla mia nonchalance con cui accetto l’offerta del sex-pack pomeridiano, io divento la casalinga disperata numero uno. Tazzina, piattino cucchiaino in argento, biscotti. Sono una damina di casa. Poi dopo infinite, inutili chiacchiere passo al succo di frutta e gin. Archiviata l’idea di aprire un mutuo a tasso fisso con un notevole sconto per l’acquisto di una casa a Roma, decido che è ora di prendere la situazione in mano. Il bancario continua a ripetermi “Quindi?”, come se avesse paura a passare ai fatti. Io gelo la cucina con un semplice concetto. Mi siedo, accendo una sigaretta e dico senza mezza termini: “Perdonami, ma tu mi hai rincorso fino a fuori dalla banca, per dirmi che ero carino. Poi sei venuto qua a prenderti un caffè e ti sei portato l’etero curioso perchè volevi scoparmi assieme a lui, ed ora tergiversi aspettando che io faccia la prima mossa e vi sbottoni i pantaloni? E prima non ci hai pensato che era comunque una figura di merda???” Colpito e affondato. Adesso entrambi mi guardano come se fossero Britney appena rientrata da un concerto. Io finisco la mia sigaretta e comincio a spogliarmi rimanendo in mutande. Poi mi giro e salgo al piano superiore del mio monolocale, invitando i due a raggiungermi. E così fanno. Di lì a poco il pomeriggio prende una piega inaspettata. Del gran sesso con numeri acrobatici e movenze decisamente trip-pop sconvolgono le mie quattro mura e quelle dei vicini. Ma scendere nei particolari sarebbe solo fuori luogo. In definitiva il mio pensiero su tutta questa faccenda, è stato quello di aprire seriamente un conto in banca. Visto che alle poste, dove giace il mio conto, la maggior parte dei cassieri sono donne.
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I fatti ovvi, Laura e tutte le complicanze di essere me e Annabelle Bronstein

Tralascio assolutamente quello che è stato il mio lunedì. Oramai più che Annabelle Bronstein sono Charlotte York con la diarrea che scappa in giro per Roma alla ricerca di un cesso agibile. E credetemi con queste temperature non è assolutamente semplice. Comunque, dopo aver passato il pomeriggio sulla tazza, e aver bevuto circa 3 litri di the al limone per evitare una totale disidratazione, dopo cena, ho deciso comunque di uscire. Così Ga mi è venuto a prendere. E noi siamo andati a prendere Ciù Ciù e siamo andati al Coming Out. Adesso è noto che il lunedì la situazione non sia delle migliori. Ieri sera praticamente tutta la popolazione omosessuale della capitale probabilmente era chissà dove chissà a fare che. Noi invece eravamo lì. Con l’atroce dubbio se scrivere una lettera ai Sogni Son Desideri e chiedergli un cazzo di uomo o se tornarmene a casa, siamo incappati in un discorso sulla musica pop, tra Blur e Oasis, tra Spice e Berlusconi. Insomma siamo andati a finire a parlare di diritto all’informazione. E lo so. Lo so. Sembra incredibile. Ma è così. Anche noi abbiamo uno spirito attento e critico. Verso ciò che ci circonda. E non solo. Io ero critico e attento anche a quello che avrei voluto avere accanto, oppure sopra. Insomma. Il Tatto-Hearted Boy non c’era. E lo sapevo. Ma alla mente, mi è tornato l’Infermiere Veterinario. E le sue braccia. I suoi occhi. Così ho immediatamente chiesto di lui. E Ga mi ha risposto che non lo aveva sentito, aveva il telefono staccato. Ma Ga aggiunge anche che se voglio mi da il suo numero. Ma io sarò anche Annabelle Bronstein, ma ho imparato a mie spese troppe volte che il numero di telefono te lo deve dare solo ed esclusivamente il diretto interessato. Per cui declino l’invito. Finiamo come al solito la nostra serata a prendere il cappuccino alla crema di cioccolato a San Giovanni e poi a casa. E appena mi butto sul letto, mi sparo a casa la prima traccia sull’Ipod a caso. Ed esce fuori Laura Pausini con Un Fatto Ovvio. Adesso, la prima volta che ho visto Laura Pausini ho pensato mamma mia questa che noia. Poi col passare del tempo l’ho sempre rivalutata positivamente. Il top per quel che mi riguarda l’ha raggiunto con Resta In Ascolto album che io ho adorato. Anche l’ultimo non è male. Ma il nuovo singolo di cui sopra è devastante. Semplice. Diretto. Chiaro. Il video poi è pazzesco. Così ti rendi conto che anche Laura ha problemi con uno che non vuole riconoscere la forza del loro amore. Probabilmente è per questo che poi se lè mangiato. Comunque il problema si è riproposto. Ancora nella mia testa. Ovvero. Il senso strano e pesante di solitudine di questi ultimi giorni. Il fatto di essere tornato a casa un paio di giorni mi ha rimesso ancora una volta davanti al fatto compiuto che io non posso viverci, perchè nell’immediato mi manca Roma. Ma tornato a Roma rivedere le facce che affliggono la mia esistenza, e non vedere quelle che vorrei la rallegrassero un pò mi ha fatto deprimere. Insomma è possibile che io sia così difficile. Parlando con la Principessa Sissi e Madame Butterfly, due mie grandi amiche che stanno ancora in Abruzzo, mi sono reso conto che noi tre o siamo assolutamente sfigati oppure è destino che dobbiamo essere single. Insomma l’una si è appena lasciata dal fidanzato, e l’altra si barcamena cercando di sopravvivere a delle storie senza senso. E io bè. Be ecco io l’ho sapete. Anche i miei amici. Sono quasi tutti impegnati chi più chi meno, ma tutti hanno le testa da un’altra parte. Tutti sono un pò scontenti. Tutti vorrebbero avere di più. Così ripenso che forse in definitiva io non sto così male. O meglio. Ci sono giorni che mi sento davvero sotto un autobus. Ma andiamo chi non ci si sente almeno una volta? E’ così comincio seriamente a pensare all’eventualità che Guy insistentemente da un paio di giorni mi ripete: ma insomma dovremmo davvero trasferirci in un’altra città perchè Roma oramai ha esaurito le alternative possibili? Mi rimetto a te Laura. Attendo un tuo consiglio.
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Una lunga folle corsa.

Tornare a casa, ovvero in Abruzzo, è sempre molto bello. Tornare ogni tre mesi a volte non mi fa sentire benissimo. Nel senso che quando torni lì ti rendi conti che effettivamente non solo la tua vita va avanti, lontano, da un’altra parte. Ma anche quella degli altri. E così è bello stare ad ascoltare i tuoi amici, la mamma, papà, la nonna e il nonno. Anche se il tempo è tiranno. E non poco. Così, ogni volta che torno a casa, centellino le ore dividendole nella maniera più equa possibile. Ma nonostante a casa io non sia Annabelle Bronstein, in realtà sotto mentite spoglie Annabelle è venuta con me, e impossessatasi di me si è palesata a qualcun’altro. Ovvero. Annabelle ha spifferato al Tatto-Hearted Boy chi io fossi in realtà e non solo, l’ha anche invitato all’aperitivo da Crudo domenica sera. Adesso la metafisica come penso la matematica non siano opinioni che nascono dal mio unico neurone. E infatti se Annabelle Bronstein voleva il suo Tatto-Hearted Boy per l’aperitivo, in realtà Annabelle Bronstein non aveva idea assolutamente che io domenica sarei dovuto fuggire da una comunione nell’entroterra campagnolo teatino, fuggire a casa, fare la valigia, caricare la macchina con le provviste di mia madre, mia nonna, mia zia e l’altra zia, correre a prendere Miss Cherie e finalmente partire. Tutto ciò in realtà si è concretizzano alle 17.40. Quindi neanche troppo tardi. Per cui sono partito all’attacco. Ma si sa. Quando devi arrivare in orario, lo capisci subito che non è così. Dapprima un mega incidente. Che ha rallentanto la marcia, poi da Avezzano fino quasi a Roma il più grande temporale estivo mai visto su un’autostrada ha rallentato ulteriormente il viaggio. Così laddove il casello autostradale Roma Est sembrava una Camelot incantata. E in realtà con i giochi di luce offerti dal tramonto sembrava proprio così. Ma Annabelle Bronstein è anche una cogliona. E anche la numero uno credo. E il tempo invece era troppo andato avanti. Erano le 19.40. Ma c’era ancora tutta la tangenziale est. E infatti a casa ci siamo arrivati alle 20.30 passate. Che palle. Che palle. Che palle. Troppo tardi per poter fare una doccia e andare da Crudo. Troppo poco per rendermi presentabile. Uffa. Ma io lo sapevo. Sapevo che non sarei riuscito a fare tutto. E ovviamente la cosa che mi premeva di più fare non sono ovviamente riuscito. Così non demordo, mi doccio e dopo cena raggiungo Guy e la Du Barry. Ma la serata sarebbe stata piena di sorprese. Qualche esempio? Bè il saluto con annesso sorriso della Polpetta. Secondo me si è anche dimagrito. Tutto ciò gli ha fatto guadagnare qualche punto in più. Peccato che dovrei guadagnarlo io qualche punto in più con lui. Ma ovviamente. Ovviamente no. La mia testa era da tutt’altra parte. Io pensavo ancora a quel Tatto-Hearted Boy, ai suoi calzini, ai suoi tatuaggi, al suo sguardo. E lui però non c’era. Non c’era traccia alcuna. Così vasche su vasche, un Magnum Bianco e un Ghiacciolone ho deciso di buttare la spugna. Ho preso baracche e burattini e me ne sono tornato a casa. Passeginado. Fino a Prati.
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L’aperitivo, il teatro, un infermiere veterinario e un bulgaro aggressore, nella notte che la Lazio vinse il campionato

Una giornata lunga. Interminabile. Pregna di sensazionali sorprese e inaspettate delusioni. La mia mattinata comincia con il preparare il pranzo, che consiste in una mega-insalatona per me e Sushi, che dopo aver conseguito un altro, ennesimo, schifosissimo 30 e lode all’università, e aver preparato la valigia in tempi record mi raggiunge. Pranziamo. Poi ci abbuffiamo di fragole e panna, e parliamo. Snoccioliamo il nostro passato come praline al cioccolato. Di quelle buone che le mamme nascondono nelle credenze dentro le ceramiche vecchie. Le scartiamo poco a poco, e ne assaporiamo il gusto. Intervallando le nostre chiacchiere a pettegolezzi, confidenze e sigarette. E tanto vino. Rosso e bianco. Appena un attimo prima che il sole tramonti però raggiungiamo Guy e Miss Cheriè da Gusto per aperitiveggiare. Poco dopo anche Ruby Ru e la Du Barry arrivano e ci buttiamo sul buffet fino quasi a vergognarci di noi stessi. E così, ancora più brillo e fuori di prima, abbraccio Sushi di partenza l’indomani, e saluto tutti e con Guy ci dirigiamo di corsa verso un teatro di Trastevere a vedere lo spettacolo di un amico. O meglio. Ufficialmente l’intento era quello, più ufficiosamente eravamo lì perché io volevo incontrare il coinquilino del nostro amico che recitava nello spettacolo. Ma nulla. Neanche per idea. Lui non c’era. Così, lo spettacolo termina subito, anche prima del previsto e un po’ sconcertato per il flop convengo con Guy che la notte è ancora lunga. E decidiamo di andare al Coming. Ora, io avevo lasciato il mio Tatto-Hearted Boy molto depresso per dei fatti che oggi lo avevo colpito ancora più gravi. E lì purtroppo io non potevo nulla. Lo avrei abbracciato e stretto a me se solo me lo fossi trovato davanti. Ma non era possibile farlo. Avevo perciò deciso di sperare di incontrarlo al Coming Out, così recuperata a sorpresa per strada la Du Barry ci siamo diretti in direzione Colosseo. Inutilmente però. Il Tatto-Hearted Boy non c’era. Sapevo che sarebbe andato a una festa, ma si sa, la speranza è l’ultima a morire. Così gli avevo dato una chance, ed incontrati Ga e gli altri abbiamo cominciato a parlare del più e del meno, ma di lui neanche una traccia. E poi arriva un amico di Ga. Molto carino. Io ovviamente lo avevo già notato qualche tempo fa, ma si sa Ga quando dice un suo amico non è disponibile, vuol dire che non ce né, anche se non ricordavo il motivo per il quale lui non lo era. Diciamo che in al momento io ero interessato al suo sguardo, i suoi occhi e le sue braccia. Mamma le braccia che effetto che mi hanno fatto. Saranno state le prime calure della giornata, oppure una forte e acuta anteprima di quella che sarà la mia vecchia. Non lo so. So solo che di colpo avevo la situazione in bilico, sfuggente, tra il mio stato di essere umano nella norma, e il mio stato di seduttrice sexy e shampista allo stesso tempo. Anche se il bell’amico di Ga era un po’ troppo che distratto da non so cosa. Ma in fondo glielo concedo volentieri. Uno così carino se lo può permettere. Ancora di più se mi dice che nella vita fa l’infermiere veterinario. Io ero sconvolto. Non potevo immaginare che esistesse un lavoro così. Certo, forse se una ci avesse mai riflettuto. Ma in definitiva ero stupito. Già mi immaginavo lui che con le sue mani sapienti metteva flebo a cani e gatti e se ne prendeva cura. Quasi al punto che li avrei invidiati. Ma ciò nonostante la mia testa era solo per il Tatto-Hearted Boy che in tutto ciò non c’era, e io me lo sentivo che non sarebbe uscito con i casini della giornata. Comunque. Salutati tutti. Salutato anche il mio infermiere veterinario, io e la Du Barry ci siamo chiesti che senso avesse avuto quella giornata. E ce ne siamo andati a casa. Ma non ero solo. Un certo ragazzo nonmoltoilmiotipo con il cappellino della Lazio ha cominciato a seguirmi. Io non potevo credere che stesse seguendo me. O almeno di solito sono io quello che segue e perseguita gli altri, per cui essere il protagonista di quelle “attenzioni” non mi sembrava vero. Decido di ignorarlo, penso che sia un caso, e mi sparo I’m A Slave 4 You nelle orecchie, convinto che quello sia un caso. Continuo a camminare e il Lazio boy è sempre dietro di me. Arrivo alla metro Colosseo, e mi fermo alla fontanella per bere un sorso, e lui è sempre lì. Oh cazzarola penso, ma non è che questo mi sta seguendo? No. Non può essere. Decido che non devo allarmarmi. E accelero il passo. In tutto ciò continuo a girarmi e lui pure si mette quasi a correre. Panico. Che cosa vuole questo da me? Non lo so. So solo che comincio a temere. Imbocco Via dei Fori Imperiali, e penso ad una scorciatoia, ma non vedo vie d’uscite. Penso di attraversare, ma che senso avrebbe fare lo slalom? E non cè neanche un cazzo di vigile o carabiniere. Mi giro ancora e lui non c’è più. Sospiro di sollievo. Mi sento meglio. E anche la musica adesso mi fa rilassare un pochetto. Come mi rigiro però me lo ritrovo a 4 cm dal naso. Io sono impaurito. Tremo. Ho paura. Ma chi è questo. Lui mi si avvicina e fa per presentarsi. Io sbrocco. Gli dico che non mi interessa, che non è modo di fare quello, lui esordisce con delle parole che non tradiscono assolutamente la sua provenienza: “Ciao, io sono Francesco, sono bulgaro e tu sei molto bella…”. Bella? BELLA? Ma come cazzarola parla. Il mio primo maniaco mi dice che sono BELLA? Non so se ridere, inorridire oppure scappare. Io lo ringrazio. Ho paura. Non so chi cacchio ho davanti. E se ha un coltello? E se mi vuole derubare? E se mi segue fino a casa? Lui mi dice che si scusa tanto che non voleva spaventarmi e che se voglio vuole solo fare due chiacchiere. Io continuo ad avere paura, ma penso che se riesco ad arrivare a piazza Venezia vivo magari lì ci sarà qualcuno che delle forze armate dello stato pronte a salvarmi. E così faccio. Con un passo affrettatissimo, che giustifico con la scusa dell’autobus. Arrivati a piazza Venezia, lui mi ha raccontato tutta la sua vita, io non l’ho ascoltato per niente decido di smollarlo, per cui lo saluto al volo e vado verso la fermata del notturno. Ma lui non se ne va. Mi guarda da lontano. Si ravana il pacco. Io comincio ad avere paura. Sento gli occhi che si inumidiscono e penso, che questo viene e mi stupra. E il notturno ovviamente non si vede. Come penso a questi drammi mi rigiro e lui non cè più. Mi sento un po’ più sollevato, ma sono ancora spaventato. Ma poi dal nulla appare Ga, con la macchina. Lui si ferma. Io mi sento improvvisamente sollevato. Gli racconto tutto e lui mi riporta a casa. E in un secondo la mia notte è diventata meno scura. E poi mi chiedo il senso della giornata. Nullo. Escludendo gli amici. L’unico senso.
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Una banana antistress, un prete convertito e una sola devastante.

La malsana idea di aprire un blog mi è venuta un giorno in cui non avevo granchè da fare. In cui spezzavo matite dalla dubbia qualità, e per noia giocavo a Sex And The City tra me e me. Ovvero a fare la scrittrice di moda. Lo so. E’ difficile ammetterlo. Ma è così. Quando poi ti viene regalata una BANANA ANTISTRESS. Bè cos’altro cè bisogno di aggiungere? Nulla penso io. E invece. Quanto meno pensi che la fine abbia un peggio, quanto quella ti aspetta dietro l’angolo. E quando gira l’angolo sbagliato, capisci che è davvero finita. A me poi la gola si stringe e mi riempio di lentiggini. Chiedendomi assiduamente. Ma stecazzodilentigginidadoveccazzosbucano???Non lo so. Anche se un infettivologo, circa un anno fa quando ho rischiato di morire per ben due volte per reazioni allergiche a qualcosa di sconosciuto mi ha detto: “Quelle lentiggini non sono lentiggini. Sono petecchie di sangue coagulato che provengono da vasi superficiali e minuscoli sottocute. E lo scoppio è dovuto allo stress”. Per ciò si torna alla banana di cui sopra. Ma vabbè io ho un criceto di nome Aladino che gira nella ruota nella mia testa, per cui tutto torna. Ed oggi è tornato Guy da Londra. E sono tornate anche le mie SMO a tutta birra. Così dopo aver passato quasi l’intera giornata davanti il pc a chatteggiare con il mio sogno lucido compulso ossessivo, ovvero il Tatto-Hearted Boy, e ad affrettarmi a dirgli che sarei stato di Coming Out stasera, la Du Barry distrutta da una giornata cominciata all’alba mi ha riportato alla realtà e mi ha portato a dimenare i nostri fianchi in centro. E io non mi sono sottratto. Eccitato all’idea che stasera avrei rivisto il Tatto-Hearted Boy. Così ce ne siamo belli che andati in centro, anche se le mie SMO, con nuove manie da stolker provetto non mi hanno assolutamente risparmiato, neanche lì. Entrato alla Mondadori Multicenter (che poi, checazzo di nome è Multicenter, bò non lo capisco proprio), ed essendomi rotto dopo 6 secondi netti, un pò perchè volevo comprare Il Professor Layton e il villaggio dei Misteri per Ds ma non avevo i soldi, e un pò perchè faceva un caldo devastante, ho abbandonato la Du Barry nel reparto film francesi e sono uscito. E sono andato al Palazzetto Fendi a vedere se per assurdo l’orcomaleFICO era lì. Ovviamente. No. Ovviamente il palazzo era chiuso. Ovviamente mi sono innervosito per senza motivo. Così senza farmi accorgere sono tornato indietro. Recapuerata la Du Barry siamo tornati a cena da me, per poi raggiungere gli altri a Piramide. Ma giusto il tempo di salire e salutare perchè siamo andati dritti dritti da Guy appena tornato da Londra. Cazzeggiato anche lì da lui, e prelevato contro la sua volontà siamo partiti alla volta del Coming Out. Ovviamente il Tatto-Hearted Boy non c’era. Prima botta sui denti e anche bella forte. Io che sapevo che ci sarebbe stato, ero lì che riflettevo e mi chiedevo dove cazzarola potesse essere. E invece no. Ho pensato, magari sta in giro per la zona. Voglio dire, abita qui dietro. No. Nulla. Così quasi preso da un attacco di nervi che ho sfogato tutto con la Du Barry, ho deciso che era tempo di sedersi. E stare a guardare. Ma ovviamente il dramma doveva giustamente compiersi dinanzi a noi. Adoro dire dinanzi. Ovvero Mr. Big che se la intendeva con uno notevolmente più brutto di me. GRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR. E qui, arriva lo sbrocco. Totale. Ma come si può? Allora. Te la vuoi fare con un migliore di me. Ci sto. Ma uno più brutto no. Non lo accetto. Andiamo io non sarò Brad Pitt, ma non sono neanche così brutto da non essere considerato. Poi se tu mi dici a me che non posso essere il tuo tipo, come fa ad esserlo uno interessante quanto uno sciacquone delle stazione Termini? Perchè devo essere cattivo? GRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR Checazzodinervoso. E mentre ero lì, che imprecavo in tutte le lingue da me conosciute, tra cui una buona dose di soli ringraziamenti in finlandese, la punizione divina si è palesata. Ovvero questo ragazzo, con una gaymap di Roma (che io vorrei sapere dove cazzarola l’ha presa, visto che io che ci vivo e che sono una cogliona impertinente, non so minimamente dove si prenda, LA MAPPA… cmq), mi si avvicina per chiedermi il locale giusto. Poi si siede, mi dice che sono carino e mi offre una sigaretta e mi struscia la mano sulle gambe e comincia a narrarmi in un’inglese biascicato che: è svedese, gli svedesi hanno un pocheto la puzza sotto il naso, per questo lui preferisce gli svedesi, gli svedesi secondo lui sono molto simpatici,anche se lui preferisce gli italiani, e mi sorride con fare ammicante, è a Roma per visitare il Vaticano (???) visto che lui era un prete protestante (lui: hai presente i preti protestanti))), e io: ohhhhhhhh certooooo io divido casa con un prete protestanteeeee) che ha scoperto il cattolicesimo se nè innamorato e convertito, per cui voleva visitare tutti i luoghi sacri e capire di più, visto che insegna teologia, e il teologo non serve per diventare prete, bensì per insegnare nelle scuole religiose, e poi sai dovè un locale carino per venerdì sera, ah si il MUCCASSASSINA, carino, come chiamo il taxi, okeeeeiiii grazie, e la metro, ah va bene, sai dirmi in quale sauna carina posso andare ora????? O_O Dopo tutto questo inutile spreco di energie, mi chiedo: MACHECOSACAZZOMENEFREGA,ESOPRATTUTTOCOSACAZZOVUOIDAMECAZZO?????

No vabbè. Mr. Big che se la flirta là, il Tatto-Hearted Boy oramai al settimo sonno, ci mancava ovviamente un prete protestante convertito? Indeciso se cospargermi di pane secco e miele e fammi divorare vivo dai piccioni e i gabbiani di Roma, o semplicemente buttarmi nelle rovine romane, decido che è ora di darsi all’abbuffo. E quindi affanculo tutti noi ci alziamo di lì e ce ne andiamo dal magrebino di Via Labicana, a mangiarne di ogni come tre bulimiche fuorimoda. Finito il trasporto per l’adipe e lo strutto gratis che abbiamo ingerito a quintalate assiame ai cornetti ci salutiamo e ce ne torniamo nelle nostre fottute case. E mi ritrovo a pensare. Questa notte metterò a frutto il mio nuovo regalo, che si è un antistress, ma rimane è sarà per sempre una banana. E non devo aggiungere altro, no?
Pubblicato in: faccialibro, il pisello odoroso, mood pensieroso, Tatto-Hearted Boy

The Tatto Hearted Boy, le parole che vorresti dire, la sfiga e gli irrimediabili casi della vita.

La giornata di oggi è stata una giornata che mi ha mentalmente e fisicamente devastato. I miei ormoni, ancora più fuori di testa, ed oramai per una chiara ragione: ovvero un paio di calzettoni avvinghiati a dei piedi. Ci tengo a sottolineare che non sono assolutamente feticista dei piedi, anzi. Il fatto è che i piedi in questione sono del Tatto-Hearted Boy. E credetemi sono rimasto davvero devastato. Scoprire che oltre al modo di pensare di una persona ti possono piacere anche i piedi, per me è sorprendente. Comunque nonostante stamane mi sia svegliato relativamente tardi, sono riuscito a scambiare quattro chiacchiere con il mio uomo della rete. Ed oggi l’ho trovato abbastanza giù. In maniera anche molto giustificata. Diciamo che una cosa importante è capitata ad una persona che gli sta vicino. E lui si chiedeva come poter aiutare questa persona. E per un attimo forse lo ha chiesto anche a me. Io gli ho dato il mio consiglio, ovvero di essere lì. Di fargli da spalla. E lui pare aver apprezzato. Anche se ecco è sempre molto difficile per quanto mi riguarda dare consigli. Le situazioni se non le vivi, non le puoi capire. Ho sempre avuto questa idea a riguardo, e sinceramente preferisco sempre non espormi troppo. Non perché io abbia paura di dire la mia. Assolutamente no. Però magari posso essere frainteso. Posso essere non capito. Posso anche passare per estremamente insensibile. Che poi un po’ lo sono. Ma perché rischiare. E così con l’ormone fritto, trito e ritrito lo saluto e raggiungo Paolo l’avvocato per un caffè a Ottaviano. Un date nato sul momento, per caso, che sinceramente non mi ha lasciato assolutamente nulla. Lo so che non si dovrebbe dire, ma è stato molto scialbo. Anche un po’ noioso. E monotono. Mamma mia le cattiverie. Lo so. Ma in realtà e che la mia testa era ancora là a casa, sul pc a chiacchierare con il Tatto-Hearted Boy. E non riuscivo proprio a non pensarci. E poi scusate, macchèdolce. No? Comunque tornato a casa, l’ho ribeccato e abbiamo ricominciato a parlare. Ininterrottamente. Fino a raggiungere il mio punto NO. Il punto NO, è un punto in cui il discorso si fa più profondo, e più intimo, e che io non riesco ad affrontare in modo virtuale. Mi dispiace. Ma non lo accetto proprio. Per cui, quando la cosa si è fatta più introspettiva ho detto basta. E credetemi che mi è costato, e anche tanto. E spero che lui abbia capito. Questo è un mio grande limite. Per me la vita virtuale termina laddove quella vera prende il sopravvento. E non penso che sia giusto fare confusione con le due cose. Il punto è che detto da me, adesso non è molto credibile. Lo so. Ma è così. E poi mi è venuta in mente una fissa. Una fissa devastante. Ovvero, il Tatto-Hearted Boy mi ha più volte chiesto chi ero, ed io ovviamente ho dribblato come al solito. Lui mi ha rifatto notare che ecco, vorrebbe saperlo per vedere chi sono. Ed ha anche effettivamente ragione. Ma se poi una volta scoperta la mia identità finisse tutto là? Non ci sarebbe altra possibilità per me? Cazzarola il Tatto-Hearted Boy, è proprio un bel ragazzo. E se così si spegnesse una remota possibilità? Io non lo so. Non capisco. Poi mi sono fatto anche arrovellare il fegato quando mi ha detto che ieri era al Circolo, e se né andato tipo dieci minuti prima che io arrivassi. Ma perché? Perché? Capite dieci fottutissimi minuti sfigati, nei quali magari io stavo a cazzeggiare per strada a fare lo stupido, e invece mi sarei potuto affrettare e vederlo lì. E invece no. Ma tanto…dove crede di scappare? Annabelle Bronstein. Una stronza, una pr, una stolker. E che lo sappia anche la Carfagna. !!!

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Shaker party. On the poolside.

La bella stagione è finalmente arrivata. Il sole, caldo ha cominciato a scaldare la capitale. Ed io me ne sono accorto perchè ieri ho passato la giornata ha fare lavatrici, stendere e stirare. Lo so la pazzia è dilagante. Ma questa prima ondata di caldo ha solo destabilizzato i miei già precari ormoni riducendoli a una serie di piccoli amici fuori di testa. Tutti. E credetemi, comincio ad averne abbastanza. Non solo le polluzioni notturne e mattutine, no, adesso anche le calure devastanti con annesse erezioni non previste e mega sudate allucinanti, che neanche non lo so, un muflone in Africa. Insomma la situazione si sta facendo davvero complicata, e io non riesco a sfogare tutto. Per cui, dopo una giornata passata a stirare e rassettare, ieri, ho deciso di uscire, con un outfit pop, e vedermi con gli altri, e andare tutti allo Shaker Party, al Circolo. Io sinceramente ero lì a parte per una seratina alcolica con Sushi, che ce la promettavamo da venerdì e dopo esserci pisciati a vicenda finalmente aveva concretizzato la cosa, ma poi per sperare di vedere il mio ultimo tormento fisso quotidiano. Ovvero il Tatto-Hearted Boy. Ovvero, un fico devastante, che ho beccato in giro ultimamente e con il quale flirto palesemente su faccialibro. Purtroppo però, lui che cè sempre, ovviamente, ieri sera non c’era. Appreso quindi che i miei bollori non avrebbero trovato pace, io, la Du Barry, The Rock e poi MultiplesBubbles, ci siamo “nascosti” sotto mentite spoglie a bordo piscina a tramare contro le coppie più in presenti alle nostre spalle. Noi siamo così non riusciamo a non dare pepe alle serate in maniera sana. Voglio dire il gossip è il pane di queste serate in cui ci sono strafighi inarrivabili e irraggiungibili che si accoppiano solo tra di loro e ti fanno fare pensieri impuri e solo dettati dal caso, e soprattutto dall’imprevedibilità di ormoni con crisi di nervi. Loro sono lì, che se la parlano, se la baciano e se la intendono davanti a noi. E vedi che non siamo solo noi a notarli. No no no. Tutti come passano bisbigliano, parlano, e notano che loro sono tutto al momento. O forse ci sono solo loro di così interessante. Io la chiamo sana invidia. Ma questo credo rientri nelle SMO, ovvero le Strane Manie Omossessuali. Parlare e sparlare giusto per il gusto di farlo o per una sana invidia, giustappunto. A me piace la sana invidia. Non mi tiro indietro nell’alimentarla e non penso che nei miei confronti qualcuno possa provarla. Non perchè non mi ritenga interessante. Proprio no. Sostanzialmente per me possono provare invidia solo per il mio carattere, magari. Perchè sono solare, espansivo, simpatico, dicono, insomma sono uno a cui piace ridere e sorridere anche e soprattutto di me stesso. Mamma che mega spot. Comunque dopo aver tramato a bordopiscina, abbiamo raggiunto gli altri, ed ho fatto anche finalmente una piacevole conoscenza, certo avrei voluto approfondire, visto che ci siamo solo parlati tramite il mio alter-ego. Adoro dire il mio alter-ego. Pazzesco. Però spero che non manchi l’occasione. Poi purtroppo tutto è finito così. Con un clic, hanno spento le luci e arrivederci. Non ci sono state movenze pop. Non ci sono stati balletti succinti sul dancefloor. Solo complotti, chiacchiere, sorrisi, catwalk e fotografie. Ma a noi è andato bene così. Ci siamo salutati, e ce ne siamo tornati a casa. Soddisfatti così, di poco, ma è solo l’inizio. Con la bella stagione sono in arrivo anche le serate mega-galattiche della capitale. E noi… siamo pronti. 😉