Quando ammetti il problema, stai già guarendo


Quando arriva settembre si crea un meccanismo mentale secondo il quale bisogna perdere peso, andare in palestra e rimettersi in forma. Merda, ma che senso ha? Posso accettare che un discorso del genere mi venga fatto a gennaio. Ok. Anno nuovo, vita nuova. Ci posso anche credere. Ma perché a settembre? Non ha molto senso. Se a settembre i miei avi migravano verso la montagna per la transumanza, perché io dovrei andare in palestra? Esiste una connessione mentale? E poi perché a settembre tutto dovrebbe ricominciare da capo. Di nuovo? Anzi. Ad essere sinceri sono anche ingrassato un po’. Lo so. Ma sono giusto un paio di chili. Tre, per l’esattezza. Almeno, credo. Spero.


Se consideriamo che sono stato in ferie per un mese, bè tre chili non sono niente. Se consideriamo soprattutto che per un mese ha cucinato solo ed esclusivamente mia madre non sono niente. E voi, vostro malgrado, non conoscete Giuliana. Ma qualche giorno fa, appena tornato a Roma dalle vacanze ho rivisto il mio trombamico numero uno. Ovvero Dickhead. Non è un caso che si chiami così. Non per che sia una testa di cazzo. E’ che è solo un enorme grosso pene attaccato ad un uomo. E non viceversa, che sia chiaro. Dopo avercela spassata alla grande, e averne fatte di ogni, mi da una pacca sul culo e mi dice, parole testuali: “Il tuo culo mi fa impazzire. Guardalo come sta su. E’ pazzesco”.


Pausa. Che poeta, penso. Però, almeno, per la soddisfazione avrei anche potuto ballare e danzare tutta la discografia delle Spice e metterla su YouTube. Ma Dickhead non si è limitato a un complimento. Affatto. Ha continuato a parlare. “Certo che se andassi in palestra, saresti un bono da paura”. Si alza e se ne va in bagno. Pausa. Decisamente drammatica. Mi accendo una sigaretta, nonostante in casa sua ci sia assoluto divieto assoluto. Torna poco dopo, mi guarda serio, e chiede: “Ma cosa stai facendo?”. “Scusa, dovevo fumare”, mi giustifico. In realtà mi era salito un nervoso tale che se non fumavo lo prendevo a calci. Così rassodavo il suo, di culo. E sti cazzi le sue regolette del cazzo.


Aspiro l’ultimo tiro e spengo la sigaretta. Mi scuso, e insisto: “Scusa, quindi sono un cesso a pedali con un culo pazzesco?”. Lui mi guarda, e finalmente realizza la cappellata detta qualche minuto prima. Subito cerca di metterci una pezza. “Ma no, mica sei un cesso. Affatto. Piccolo lo sai che mi fai impazzire, e come scopo con te non scopo nessuno”. Piccolo? Ti sembro piccolo? Ho 27 anni. E tutt’al più tu sei quello grande. Vabbè è tipo un metro e novanta ed ha 38 anni. E sappiatelo odio quelli che ti dicono piccolo. Piccolo un cazzo. E poi tu mi scopi? Fino a prova contraria quell’affare enorme, duro e pazzesco (mi duole ammetterlo, anzi, forse mi duole anche altro se ci penso) lo faccio sparire io.


Per cui, tutt’al più sono io che ti scopo. Visto che la fatica la faccio tutta io, ma questi sono solo dettagli. Mi alzo di scatto, raccolgo i miei vestiti e faccio per andarmene. “E su adesso che fai? Non dirmi che te la sei presa?” mi chiede stupito. Certo che me ne vado, vorrei urlargli nelle orecchie. Invece, mi affretto a dire “No, non me la sono presa, però non sei stato né carino né spiritoso. Insomma è tanto che ci vediamo, mi conosci. E sai che queste cose mi fanno innervosire. Se io ti dicessi che sei carino, ma per avere 38 anni non sei al massimo della tua forma? Cosa mi risponderesti?”. E sono stato gentile. Dovevo parlargli delle sue enormi maniglie dell’amore. Credetemi, enormi. Bingo. Colpito e affondato.


Finito di vestirmi mi sono avvicinato per salutarlo, “Ciao. Buona serata” e gli ho dato un bacetto. Lui mi fissa, serio, mi stringe in un abbraccio e mi sussurra all’orecchio “Scusa, non volevo offenderti”. Ok. Annuisco, mi stacco e faccio per uscire. “Dimmi che non finisce così?” dice infine. Un attimo. Fermi tutti. Cosa dovrebbe finire? E’ iniziato qualcosa? Ci siamo mai visti, chessò, per passeggiare in un parco? Chiacchierare? Andare al cinema? E’ iniziato qualcosa? E se si, cosa di grazia? Ci vediamo sempre e solo o da me o da lui per trombare. E questo è un rapporto? Una relazione? Non mi sembra. Sto per sbottare in un mega sbrocco. Ma poi mi blocco. Contegno.


Abbozzo un sorrisetto, e dico sicuro: “Non lo so, sentiamoci però”. E addio. In metro ci ripenso a quello che mi ha detto, e concludo che forse ho un po’ esagerato, ma mi andava così. Insomma sono pieno di insicurezze già di mio, me le devi far venire anche mentre trombiamo? Di solito ad una bugia preferisco sempre una verità. Anche se scomoda. Ma andiamo non mi pare proprio di essere un cazzo di cesso a pedali. Affatto. Ho i miei difetti, come tutti. Ma non penso di non essere giusto così come sono. Mi metto a leggere per distogliere l’attenzione da questo scazzo giornaliero, e quando torno a casa mi peso. Giusto per curiosità. Ok, non ho motivazioni per farlo, ma lo faccio. Va bene?


Con sorpresa scopro di pesare due chili in più di quello che ero. Pensavo tre, almeno. Ma che cazzo, solo Mel B perde perso scopando con il marito? Ok. Decido che è arrivato il momento di smetterla di abusare e di dipendere dal cibo e di dedicarmi ad un’alimentazione sana, corretta e senza più zozzerie. Basta alcool, nutella e tutte le schifezze che mi circondano. Sarà difficile. Lo so. Che sia chiaro, non per Dickhead. Assolutamente no. Ho anzi deciso che non lo vedrò più. Per me stesso, perché so quanto valgo, e so anche che riuscirò ad avere anche un aspetto decente all’esterno. Anzi. Devo. Si, ecco. Anche se però, mi piacerebbe che un giorno arrivasse qualcuno e mi volesse così, come sono. Utopia?

Sesso da fiction. Anche se poco fiction.



Dunque, dunque. Qualche tempo fa, mentre vi narravo del Signor Bollore, non ho potuto fare a meno di introdurvi un nuovo e devastante omone che entrato nella mia esistenza. E non solo. Mi sono finalmente preso il tempo giusto per rielaborare nella mia mente tutto quello che è successo, ed ora metterlo nero su bianco e darlo in pasto ai posteri. Io e Doug Ross (citazione altamente colta), ci siamo conosciuti tramite un amico in comune. Io e questo suo amico chattavamo da tempo, e da tempo l’argomento principe riguardava sulla possibilità di incontrarci per una sana scopata. Dopo molto tempo però né io e né tanto meno lui avevamo ancora concretizzato l’incontro perché sostanzialmente non ci andava.


E non chiedetemi il perché. In una giornata particolarmente noiosa, però, mentre aprile ci regalava l’ennesimo giorno di pioggia battente, in cui io avevo sostituito la Bronstein mobile con la canoa di servizio, ecco che mi arriva la richiesta di aggiungere ai miei contatti Doug Ross. Ok, l’accetto. Un po’ scettico a dire il vero. Ma che diamine, non posso chiudere le porte. E anche il resto. Penso tra me e me. E così comincio a chattare con questo fantomatico personaggio, che non solo mi adora, ma intende approfittare spudoratamente delle mie regali terga. Nonostante però lui viva a Milano. Dettagli penso. Sempre e solo dettagli. Che adoro tralasciare, ma di fondamentale importanza, a volte.


Nel caso specifico, forse, un po’ di più, visto che vivo a Roma. Ma tant’è. Da aprile il tempo vola, e arriviamo a luglio. Abbiamo chattato tantissime volte in questi mesi. Ci siamo visti in cam. Tutto. Abbiamo intrapreso argomentazioni anche molto serie, come la voglia di trovare una relazione stabile. Convivere. Altre meno. Come il sesso. Il cyber-sex (che a me non soddisfa per niente), il dirrrty talking giusto per e chiacchiere persino su quanto ci farebbe piacere fare una scopata a tre con Fabrizio Corona. Non chiedetene il motivo. Non lo so, ma dopo che l’ho visto in Videocracy, a me Corona ha cominciato a fare sangue a manetta. Fino a che, dopo la totale delusione per il Signor Bollore, il mio msn trilla.


E trilla sesso. Da tutti i pixel. Lui esordisce baldanzoso. “Sono a Roma. Devo vederti”. Io ero a casa, solo, a convivere con il caldo soffocante di luglio e tipo 1874 zanzare che si cibavano inesorabilmente del mio corpo. “Ok”. Digito senza riflettere. “Vieni.” E batto invio, ancora più avido, e voglioso. Nell’attesa di pregustarmi Lui, arriva dopo circa venti minuti, e lo accolgo in shorts visto che ho fatto giusto in tempo a farmi una doccia. Sulla porta di casa mi perdo immediatamente nei suoi occhi azzurrissimi, e comincio a svalvolare un pochetto. Gli offro un succo all’arancia come antipasto. Ma lui decide inesorabilmente di ficcarmi la sua enorme, lunghissima lingua in bocca. Io quasi soffoco, ma mi piace.


A me mi non si dice penso. Ma sticazzi, va. Mi abbraccia, mi stringe e mi bacia benissimo. Le sue grandi braccia, cingono la mia grande vita. E si appropriano indebitamente delle mie chiappe. Io, sotto lo shorts non avevo nulla. Noto il suo ghigno godurioso, e mi si avvinghia sussurrandomi nell’orecchio “Ti voglio”. Io me ne compiaccio, e lo guardo senza proferir parola. Adoro la suspense in momenti del genere. Tanto con la mossa dell’intimo assente lo avevo già fatto mio. Mi prende, e mi alza fino ad appoggiarmi sul bancone da bar che domina la mia cucina. O sarebbe meglio dire il mio angolo cottura, che rende di più. E comincia a farmi un mega succhiotto sul collo, mentre si libera dei suoi vestiti rimanendo in slip.


Slip che sembrano quasi la sagra della salsiccia. E non fatemi spiegare perché. Decido che non devo ancora cedere, e che voglio assolutamente dell’altro petting, appassionante, deciso e soprattutto che d’ora in poi non potrò fare a meno della sua possente lingua. Insomma io non so davvero se la lingua è direttamente proporzionale alla grandezza del corpo. Ma qui stiamo parlando di un omone di un metro e novanta. Cioè se il pisello era almeno venticinque centimetri, la lingua doveva essere almeno chessò, un metro? Una roba che mi ha fatto impazzire. E poi, signori, sarò scontato, ma le mani? Vogliamo parlare di questi enormi manoni di mezzo metro che mi toccavano ovunque? Io volevo morire, lì.


Ma più che morire, era arrivato il momento di passare in camera da letto. Dove ho finalmente notato il suo enorme tatuaggio sul polpaccio sinistro. Non so che diavolo di roba cinese era. Ma con sto polpaccio muscolosissimo non potevo fare a meno di inginocchiarmi e leccarglielo. E così, in un tripudio di sensi, e voglie, e lingue e caldo devastante la mia lingua è partita proprio da lì, per salire, poco a poco e raggiungere il suo enorme, esaustivo e molto duro pene. Che stava tipo per rompere la molla dello slip. Di lì a poco, si passò ad un intervista, molto personale, ovviamente, e lunga che mi ha soddisfatto molto, e che lui ha apostrofato con le parole “Tu sei un maestro!”.


Robe che mia madre sarebbe davvero soddisfatta di me. Ma tipo dopo venti minuti, avevo voglia di vedere di nuovo all’opera la sua lingua, e così, l’ho provocato. Gli ho chiesto se la sapeva usare anche per fare altro. Ovviamente, figuratevi se glielo dovevo dire. Con le sue manone Doug mi ha preso le regali terga e le ha avvicinate a se, facendomi finalmente capire che si, esiste un cazzo di essere umano che sa fare dell’ottimo rimming. E in maniera del tutto instancabile. Per circa dieci minuti sono stato lì lì per aprire la finestra e buttarmi nel giardino di fronte a nuotare nudo nell’erba, felice. Ovviamente, l’ho lasciato continuare, fino a che mi ha avvicinato di nuovo a se per una nuova mega pomiciata.


Durata circa ottantasette minuti. In cui io ho sperato vivamente che tipo in qualche modo potessi rimanere in cinta di lui, così da incastrarlo per sempre. Ma evidentemente era impossibile. Lui, Doug Ross, ne voleva dal mio deretano. E lo voleva tutto per se. Io già avevo il terrore. Insomma quella roba lì, così enorme, così vogliosa e anche un tantinello aggressiva non la vedevo affatto entrare in armonia con il mio io di cui sopra. Per cui, eseguiti i passaggi importantissimi di inserzione del profilattico, e successiva lubrificazione di tutti gli attori posti in essere nell’atto, zac, Doug mi ha fatto capire che ne aveva di bendonde. E che ecco, se lo poteva permettere.


I successivi sei minuti e trentasette secondo sono stati i più lunghi della mia esistenza. Io oramai sembravo una gravida pronta a sputare un feto dalla bocca, sudata all’inverosimile con le doppie punte e i capelli cotonati. Indeciso se urlare e ballare Waka Waka, la Macarena e un successo a caso di Heater Parisi, mi sono riservato di pensare a qualsiasi cosa mi facesse stare meglio all’istante. Ovvero una borsa di Prada, un caffè con Victoria Beckham a Londra, l’iphone quattro, un pc nuovo. Nulla. Io stavo bene, ma avevo solo un grande fottutissimo dolore. Deciso che ne avevo abbastanza ho stoppato Doug e gli ho detto di lasciarmi respirare, visto che di lì a poco forse sarei potuto anche svenire.


Lui se ne ovviamente un pochetto risentito. Però nonostante sia un tipo abbastanza focoso, e anche molto autoritario è uscito ed ha assolutamente ascoltato la mia necessità. Per me, poteva anche bastare. Non ero venuto, ma avevo già la necessità di fumare una sigaretta. Lui dopo tre secondi di pausa in cui ha tolto il profilattico, ha ricominciato a baciarmi ovunque. Io ero in totale balia di lui, quando in me ha fatto capolino il pensiero che io, quel viso, l’ho avevo già visto. Dal fruttivendolo? Ferramenta? Veterinario? No. Ospedale. Era un medico. Poi penso. Mmmmmm. Nooooo. Ma questo è il dottore di Terapia D’Urgenza!!!! Decido che dovevo scoprirlo subito. Immediatamente.


“Scusa, devo andare un secondo in bagno, mi devo dare una rinfrescata” dico senza troppi pensieri. Manco fossi una vecchia che sta all’opera a vedere la Carmen di Puccini. Vado in bagno e con l’iphone trovo su google le foto del cast, e BINGOOOO! Eccolo il mio Doug Ross nelle foto di scena, ancora più bonerrimo di come l’ho lasciato io sotto le mie lenzuola. Soddisfatto e fiero ritorno da lui, che nel frattempo ha preso ha masturbarsi con una certa violenza. Bè di li a poco immaginate tutti come sia potuta finire. No? E devo ammettere che non è stato affatto male. Anzi. Il Doug ci sa fare e anche molto. Finito il momento sessodefuresta, io mi fumo finalmente la mia sigaretta, e lui fa lo stesso.


Decido che devo sapere di più. Doug ad ogni mia domanda dribbla e rimette al centro la palla. Rimane vago e non entra affatto in nessun dettaglio. Fino a che si scuce, e mi racconta che vive a Milano, e che fa il montatore di fiction. Destino crudele, penso. Io parto diretto, “Ma non è che fai pure qualche fiction?” mi sento domandare manco un grillo parlante di merda. Lui nega. Ma leggo agitazione nei suoi occhi. E non capisco perché. Divento più dettagliato, ma lui nega ancora. E più visibilmente agitato. Mi chiede se può usare la toilette, e in meno di dieci minuti è già fuori che fugge a gambe levate. Ci scambiamo numeri, e ci dedichiamo all’ultima pomiciata.


Io rimango sempre più convinto che sia quel dottore li. Lui nega e stranega ogni suo tipo di coinvolgimento nel mondo delle fiction. Io che ovviamente non ci credo, lo vedo rivestirsi e salutarmi di gran lena, manco dovesse andare a un meeting del fan club ufficiale di Laura Pausini. Io rimango, estasiato ma un po’ disturbato dal suo fuggi fuggi. Qualche tempo dopo (metà agosto) su msn mi comunica che vuole rivedermi. Io digito lo stesso, anche se quel mega arnese mi devasta solo a pensarci. E chi gliela fa. Rimandiamo tutto a settembre, quando io sarò tornato e lui starà per ripartire. Ma come tutti sapete, settembre è arrivato, ma io sono ancora qui, in Abruzzo. E spero vivamente che lui rimanga ancora un po’ a Roma. Perché a me, un medico a fianco, ci sta benissimo. Meglio se di fiction. No?


Ennamo, va va.

Singletudine

Questo weekend purtroppo ho solo lavorato. Sia sabato che domenica ho avuto dei turni di lavoro che definire massacranti non rende l’idea. Venerdì però sono uscito ed ho partecipato alla serata Condominio. Con me Guy, Ga, Tata e Chicco. La serata è stata un po’ moscia sinceramente. Forse perché bere un drink senza ghiaccio bè ecco, non è il massimo. E poi perché mi sono trovato Mr. Music I Like davanti e non ho capito assolutamente nulla di quello che mi ha detto. Non che io sia stupido. Forse anche quello. Ma è che sono sorda. Ma sorda davvero. Dopo i saluti di rito, lui ha detto qualcosa, che io non ho capito. Ed ho solo sorriso. E basta.



La serata poi non è che sia andata granché meglio. Con questi 33 cl di alcool in mano, con la stessa temperatura di una cioccolata Elah, che non riuscivo a mandare giù, e che non mi davano alcun senso di ubriachezza e che per cui non andavano minimamente a inibire la mia timidezza, ero lì che mi chiedevo il senso di quella serata. La musica poi, a parte qualche momento, non mi ha preso quasi per niente. Scusate. Intingere le gocciole nel barattolo della nutella e scrivere contemporaneamente non è così semplice come credevo. Adesso vado a lavarmi le mani e giuro che la finisco. Ok. Almeno ancora un altro.



Eravamo circondati da una marea di boni devastanti. Gay. Di quelli che alle solite serate non li vedi affatto. Sono quelli che non escono mai, e se lo fanno è solo per serate cool come il Condominio. Ma sia io che Guy eravamo leggermente sottotono. Anche il Sollazzo c’era, e non ha perso tempo per fare battute che non ho capito. Comunque l’unica cosa degna davvero di nota, e che ho passato circa venti minuti a parlare con un amico (anzi, dopo questa anche conoscente direi) che mi ha presentato a un suo amico chiamandomi ANDREA. Naturalmente io non avevo capito che si stava riferendo a me. Io avevo capito che il suo amico si chiamasse Andrea.



Ma si può. E io ancora più grave ho urlato a gran voce, “Piacere Annabelle”. Facendo credo ben tre pessime figure in una. Mah. Ma questo non potrebbe essere sufficiente per capire quello che mi frulla nella testa in questi giorni. In serate del genere rimango solo deluso. E se per la timidezza di cui sopra, e l’assenza di alcool in circolo sono stato più in down del solito e bloccato sul da farsi, quando il pensiero di qualcuno che ti piace ti assale nella vita di tutti i giorni bè resistere alla voglia di prendere a testate ogni muro diviene molto più complicato. Ma non è escluso che io l’abbia fatto. Ho riflettuto però su quello che mi succede intorno.

Questa primavera sembra abbia risvegliato davvero tutti. Insomma Ga cede a uscite finalizzate al pomicio party, la Du Barry oramai accasatissima e innamoratissima, Guy invece ha passato un primo maggio sotto coperta, e non era solo. Affatto. Dall’altra parte della città, c’ero io sotto le mie coperte, da solo che mi torturavo con diecimiladuecentosettantasette domande. Che sia chiaro, non che io sia geloso di loro. Sono i miei amici, e sono molto contento che finalmente abbiano ceduto ai loro apparati riproduttori. Ma io? Perché io no? Non fatemi trascendere nel patetico, non sono una teen-ager ossigenata con la smemo. Lo sono stata però.



E di tempo ne è anche passato. Ma forse mi viene il dubbio che il problema sia io. Forse mi faccio tremila problemi per avere una storia, e probabilmente il mio inconscio non la vuole affatto. Sono stufo di dover credere alla storia che quando meno te lo aspetti l’uomo giusto arriva. Io non mi aspetto mai nulla, e sono ancora qui a farmi le stesse domande. Per questo, ieri sera, dopo tre giorni di lavoro devastanti ho risposto a un messaggio. Lui è il mio chiodo-scaccia-chiodo. Ovvero, lui era la mia prima scopata dopo la Polpetta. Non gli avevo dato molto credito, nel senso che inizialmente manco mi entusiasmava, ma dopo la dipartita della Polpetta dovevo dargli comunque una chance.



Da allora ci siamo rivisti un paio di volte, non più di due all’anno, e ieri mi chiedeva se poteva fare un salto a casa per farmi un salutino. Ieri ho pensato che forse ne avevo bisogno. Che forse dovevo sfogarmi. E ho detto si. Il sesso, quasi due ore intense, senza sosta, è stato davvero ottimo. Grande. E non parlo di misure. Quando se n’è andato, sono saltato sotto la doccia, e mentre erò lì che mi lavavo, pensavo a come mi sentivo. E non mi sentivo per niente bene. Non ero soddisfatto. Non era quello che volevo da me e dalla mia vita. Ussignur se mi ha fatto bene, ma non aveva soddisfatto il mio unico neurone ancora in vita. Mentre era ancora intento a fumarsi una sigaretta mi notifica il pensiero.



Ti piace scopare. Ti è piaciuto scopare con lui. Ma lui non ti piace. E io ne prendevo atto. Ne prendevo coscienza. Appurato ciò sono andato a dormire. Sono andato a letto, con l’assoluta convinzione che devo ricominciare di nuovo da zero. E visto che mercoledì parto per andare a Milano, (ricordate, sono anche un’attrice 😉 ) sarà proprio questo viaggio che mi servirà per capire finalmente la direzione. E voglio che sia così. Soprattutto perché devo cominciare a prendere coscienza del fatto che io non sono solo. Ma sono semplicemente single. E questa sono solo paranoie da single e nulla più. Singletudine appunto. E nulla più. E ora fatemi finire di pulire il barattolo di Nutella.


Negli anni ’10


OK. Eccomi qua. Di nuovo connesso per dirvene di bendonde. Non ho scritto un post per la fine dell’anno. Diciamo che l’ultima settimana del 2009 l’ho passata come un ebete. Ho riflettuto e messo sulla bilancia il 2009. Lo diviso e considerato quasi mese per mese. E sono arrivato alla conclusione, che forse il 2009 non sarà stato esaltante e top come il 2007 ma è stato altrettanto giusto. Oddio. Neanche tanto. Ho dovuto subire la quasi fine del matrimonio dei miei, gestire una separazione in casa con il mio ex-coinquilino, lasciare casa e ritrovarne un’altra. Ma ce l’ho fatta. Ho dovuto ingoiare rospi e rimboccarmi le maniche. E l’ho fatto.

Mi sono abbattuto un pochetto solo a settembre, ecco settembre è stato il mese più brutto. Ma siamo a gennaio e io sinceramente da lì in poi sono stato solo bene. Molti credevano che sarei rimasto con un pugno di mosche in mano, e invece proprio tutto il contrario. Anzi me la ballo e anche forse più di prima. Le mie movenze sono ancora dannatamente pop. Comunque passato il capodanno l’ho piantata di riflettere e di tirar somme, basta. Quello che è stato è stato. E con questo nuovo spirito ho cominciato il nuovo anno. Unica cosa che mi trascino dal 2009, ed esattamente dalla vigilia di Natale, è una conoscenza del tutto virtuale.

Lui si chiama Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds, ma di lui vi aggiornerò dopo. Posso ufficialmente dichiarare che dopo tre anni ho fritto la Polpetta. Andiamo, era ora. Non ho potuto buttare nulla dalla finestra a capodanno, perché proprio a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno io era in bagno che passavo del succo di limone a qualcuno per farlo riprendere dai fumi dell’alcool e di non so che altro. Ma si sa, come vanno queste cose. Io e le mie amiche ci siamo regalati giorni a letto in pigiama e serate inaspettate in discoteca ha riflettere su quanto in realtà siamo felici di stare come stiamo.

E soprattutto di quanto siamo stufi di tutti quei ragazzi carini che si ci fanno impazzire, ma che sono anche loro molto fuori di testa. Prendete Guy, lui il suo ragazzo carino lo ha visto prima provarci con lui, poi inspiegabilmente scagarlo e poi ancora cercarlo via sms a quasi 1600 km di distanza. Ed ora che è qui, latita. Ancora. Oppure la Du Barry, coinvolta in una strana competizione con l’ego del suo ragazzo carino. Che ha tutte le carte in regola. Però è il classico bello che non balla. Ma che ancora non si capisce verso quale direzione vuole andare. E poi noi ci meritiamo di correre dietro a questi tipi bislacchi?

Basta. E’ ora di appendere le scarpette da corse al chiodo e vedere invece chi ci sta appresso. Noi non siamo così orrendi come la maggior parte di quelli orrendi davvero che ci circondano e sono tutti ovviamente molto fidanzati, inspiegabilmente. Ma forse loro hanno il dono del non accontentarsi. Mentre ero a Teate per le feste , riflettevo con Giulia, la mia amica storica, che il nostro problema è sostanzialmente questo. Noi non sappiamo proprio accontentarci. Noi non vogliamo farlo. Abbiamo una testa e dei sentimenti e vogliamo che le cose seguano un determinato corso. Adesso, saremmo anche degli inguaribili romantici, ma è proprio una cosa a cui si può scendere a patti.

Pensateci bene. Scendiamo a patti tutti i giorni. Per evitare di fare a botte sull’autobus o in metro, sul lavoro, perché non so voi, ma io proprio non sono soddisfatto, con gli amici, perché è difficile a volte gestire le amicizie con tutto il bene che ci si vuole, e volete che scendessimo a patti persino nell’amore? Nosssignore. Io non ci sto. Anzi. Rivendico la mia fetta della torta e a gran voce. E non smetterò di certo ora, nel 2010. Avevo speranza negli anni zero, questa speranza nel corso dell’ultimo anno stentava a resistere quando poi PING. Una fioca luce si è accesa nella mia testa. Non devo mollare. Non ora, per lo meno.

E non lo dovrebbe fare mai nessuno. In quest’anno mi sono trovato troppe volte davanti a situazioni che credevo irrisolvibili. E invece tutto è andato per il meglio. E questo perché non ero solo. Questo perché vicino a me c’erano Guy, la Du Barry, Sushi, Ga, Ciù Ciù e Tata. Scorderò qualcuno, ma loro sono stati lì a sentirmi, a consolarmi e anche a darmi una mano. Tutto quello che credevo impossibile allo fine è diventato possibile. Certo è che faccio un lavoro di merda e non ho ancora un uomo che mi consideri, lo so. Ma perché buttarmi giù. Perché ora? Perché sono single. No. No. No. E poi, anche il sesso, non è andato malissimo.

Anzi. Direi tutto bene. Ma ora vi narro di Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds. Che non è il nuovo programma di Paolo Bonolis. Bensì è un ragazzo molto carino. Ma ho cambiato idea. Non voglio dirvi più nulla. Altrimenti, il prossimo post chi se lo legge???

N.B.
Questo post nasce non solo dalla necessità di togliermi qualche sassolino dalla scarpa, ma anche e soprattutto per far capire all’Anonimo che mi ha scritto qualche giorno fa tra i commenti che non cè motivo di buttarsi troppo giù. Tutti abbiamo momenti no, e periodi meno felici. Ma non devi assolutamente arrenderti. L’università, ma come il lavoro e i rapporti della nostra vita, sono a volte più complicati di quello che ci aspettiamo. E credimi, sono io stesso stupito da tutta questa mia positività, perché di solito sono molto pessimista, ma lamentarsi non aiuta. Tirati anche tu su le maniche e invece di pensare a come risolverli i problemi, risolvili e basta. Sembra una vera stronzata, ma non lo è. E poi se proprio vuoi sentirti meglio, pensa a me, che durante questo post mi sono mangiato una confezione di ottimi cioccolatini al latte e i cereali. E la mia saggezza è merito di tutti questi zuccheri insaturi in circolo. Me lo sento. 😉

N.B. 2
Non so se avete notato il nuovo header. Io lo trovo semplicemente Pazzescoooooo!

Se lallero!

Secondo voi questa giornata ha un senso? A mio avviso no. Mi sono svegliato. Sono andato a lavoro. Sono tornato. Mi sono docciato e sono andato al Coming con Guy e Ga. Vabbè diverse decine di muscles si erano dati appuntamenti nella famosa Gay Street un pò per umiliarci e un pò per farci salire l’ormone alle stelle. Nonostante sia Guy che Ga stanno dedicando tanto tempo alla corsa nei parchi e anche allo smaltimento dei grassi in eccesso, io no. Assolutamente. Per questo mi sono mangiato nell’ordine due mega porzioni di insalata di riso a cena, un ghiacciolo all’arancia, un cremino, un cappuccino di crema al cioccolato (da Gigi ovviamente) e ben due fagottini al cioccolato. Ottimo. Ma tutto sto abbuffaggio a uffa non ci ha distolto dal discorso del giorno. Ovvero sesso solo fine a se stesso, oppure sesso ad uso e consumo di un amore con la A maiuscola? Io sono per il sesso se mi va visto che l’amore al momento non si vede. Anzi. Direi che proprio non ce nè. La cosa che mi delude delle argomentazioni di cui sopra è che se fai solo sesso ad uso e consumo dei tuoi ormoni passi inevitabilmente per una persona vuota e porcella che ne ha di bendonde solo quando succhia un uccello. Anzi passi proprio per una puttanella. Si scusate il francesismo. E questo perchè una scopata del genere si conclude sempre e comunque con un maledetto ciao (citazione lesbica!). Ma io sono così. Per passare sopra a tutte le insicurezze che quotidianamente mi affligono mi accontento anche e soprattutto di una scopata touch&go, senza conseguenze, lallero, per l’appunto. Guy non è d’accordo. No no no. Lui dice l’esatto contrario, che abbiamo interessi, siamo intelligenti carini e simpatici e che è troppo riduttivo accontentarsi di un touch&go, insomma svenderci ai saldi manco fossimo sciarpette a righe della stagione passata alla Upim. Ecco anche perchè è da un pò che Guy non si dedica alla pratica più antica del mondo. Ma allora dove sta la ragione? Secondo Ga nel mezzo. Lui ha un ottimo rimedio per farsi passare la voglia. Guarda i boni e succhia un ghiacciolo come se stesse succhiando ben altro. Ne ha di bendonde. Ma a parte questo è più verso Guy, pensa che sia giusto far capira all’altra persona che si è qualcuno, che oltre al sesso si può dare di più. E bisogna conoscersi e parlare. E proprio in questo mega e aggrovigliatissimo discorso si insinua la solita conclusione che tutto ciò è creato dal mondo internet. Chat, faccialibro, myspace e tutti i cazzo di network dove te la scopi con un clic. E fin qui può essere. Ma Guy è fomentatissimo. Lui dice anche che se i ragazzi non si avvicinano più è perchè non ricordano più la cara e vecchia comunicazione verbale. Io ci metto anche quella non verbale che fa sempre sonocoltoenehodibendondeanchesetirodeammetterlo.Se,lallero. Però un pochetto è vero. A me non mi si avvicina mai nessuno. E questo dovrebbe farmi riflettere. Ma anche riflettere al contrario, che forse il problema è generazionale, e non è detto che sia solo ed esclusivamente colpa mia. Se no che senso ha incontrare uno che su faccialibro ti scrive mail su mail e poi dal vivo non ti saluta. E io ovviamente, che sono Annabelle Bronstein di certo sto ad aspettare che tu mi saluti. Per cui lallero. Comunque, ritornato a casa alle 2 passate, dopo tutto sto abbuffo di cibarie varie, e discorsi che ancora mi frullano in testa, apro il maledetto mezzo internet di cui sopra perchè non ho sonno. E su messengere mi vede tale Attivo83, che oltre a stimare per la fantasia nella scelta del nick, mi stupisce perchè mi telefona seduta stante. Io rispondo. Cominciamo una simpaticissima conversazione sull’argomento di cui sopra. E non so neanche io perchè. Se, lallero. E dopo tipo un ora al telefono me lo ritrovo dentro casa. Lui un pò come Ga, crede che la verità stia nel mezzo, ma al posto di leccare un ghiacciolo, bè ecco brucia l’ormone pensando bene di leccare qualcos’altro. Se, lallero. Vabbè, ci siamo dati al sesso quello più spinto. Un pò ovunque. Sul divano, sul mio letto, in bagno. Per terra in camera. Sul ballatoio. Na cosa da circa due orediseguitoininterrottamentesenzarespirareneanche. E proprio lì, mentre mi facevo strombazzare che lui mi sconvolge un attimo, cambiando il gioco. Passa la mano e dall’attivo che era diventa passivo. Per cui io attiveggio. Se, lallero. E l’attività mi sorprende. Mi piace. Godo. Ed è praticamente la prima volta che lo faccio con risposta positiva. E capisco. Capisco il concetto di Guy e Ga in una nano secondo. Io me lo sono scopato ed ho goduto molto di più che se fosse stato, come al solito, il contrario. Questo oltre a gettarmi nella più imbarazzante e sconvolgente riflessione su me stesso, perchè fino ad oggi io sono stato sempre passivo e anche molto convinto di esserlo, mi fa sentire diverso. Che casino. Già sono diverso. Nella mia diversità, si conclama un’altra diversità. Adesso tutto è cambiato. Mi sento maschio. Mi sento soddisfatto, come poche altre pochissime volte in passato. E forse entro in una nuova fase della mia esistenza. Io scopo da Dio. Anzi me lo scopo per essere preciso. Lo devasto. E mi devasto anche un pochetto io. E poi quando finiamo e ci dedichiamo a simpatici giochi acquatici sotto la doccia lui mi fa una domanda. Che in passato avrei fatto io quando una scopata va alla grande. Ma che poi io non ho mai fatto perchè sono insicuro e perchè una risposta negativa mi farebbe cancellare anche la migliore delle scopate. Mi chiede se mai ci sarà una seconda o una terza volta. Anzi ci tiene a sottolineare che lui di solito non fa scopate touch&go, anzi ha solo trombamici. Si è per questo che alle tre di notte ti sei presentato a casa mia. E io rispondo, freddo, distaccato mentre mi asciugo un secco e sonoro “NO”. E motivo: “Non credo proprio che ci possa essere un’altra volta. Sono uno che ormai si è un pò stufato di far finta che queste cose vadano bene. Io voglio innamorarmi. Voglio potermi fidare di una persona. Voglio potermi sbrodolare col gelato. Ed essere sicuro. Sicuro che quello che sono io va bene a lui. E lui lo stesso di me. E tu non mi sembri il mio tipo giusto in questo. Senza offesa, ovviamente.” Lui sorpreso. Sorride. Sorride amaro, purtroppo. Mi saluta. Mi chiede di accompagnarlo all’uscita, manco abitassi in un palazzo di quattro piani, e lo congedo con una buona notte. Anche se la notte è quasi finita. E mi chiedo se per la prima volta sono stato me stesso, oppure sono stato solo molto cattivo. Alla fine Attivo83(anchesediattivohagiustoilnickname), non mi aveva fatto nulla. In tutto questo mi doccio, faccio un caffè doppio e metto nero su bianco questi miei pensieri. Adesso vi comunico ufficialmente che esco e vado a lavorare. E ne avrò comunque di bendonde. Se, lallero!

Mi scusi, agenteeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!

Nella testa di noi tutti gli uomini in divisa hanno un fascino sessuale indiscusso. Nello specifico, finanzieri, poliziotti e vigili del fuoco vincono a sex-appel. Adesso, è facile cadere nei soliti clichè omosessuali, ma oggi mi prendo la libertà di caderci e anche volentieri. Sono mesi che chatto con questo tipo machissimo, che mi dice di essere un vigile del fuoco di Roma, e di lavorare vicino casa mia. Oggi, finalmente dopo diverse buche che ci siamo dati a vicenda decidiamo di vederci, da me. Unica clausola dell’incontro è che lui venga da me vestito da pompiere, altrimenti dovè il bello? Ma quando apro la porta di casa, davanti a me non cè un seducente vigile del fuoco, tutt’altro. Davanti a me cè un sexy, muscolosissimo e porcellissimo poliziotto. E tenete conto che aveva tutto. Manette, pistola e persino il manganello. Io sorrido, e non capisco sinceramente. Lui mi guarda serio, e decido per sicurezza di controllare il cellulare e in effetti trovo la chiamata persa che fa da segnale, come da accordi. Non so che fare. E se ho combinato qualche danno e questo è un polizziotto che è venuto qua per un qualche motivo??? Esordisco serio e vago, “Mi scusi, agente…ma cè qualche problema?” manco fossi Baby Spice. Lui ancora serio, mi chiede “E’ lei Annabelle Bronstein?”. Comincio a preoccuparmi. “Si sono io. Perchè ho combinato qualcosa?”. E lui: “No…ma a breve ne combineremo”. E sorride. Ed è bonnissimo. Io sorrido e mi rilasso, e penso a come abbia fatto a sapere il mio cognome, poi ricordo che è sul citofono. Lo faccio entrare ed accomodare. Comincio a fare conversazione, le solite conversazioni brevi, concise e prive di ogni senso. Andiamo, a me non interessa nulla di questo tipo, io voglio solo fare del gran sesso. Fino a che lui mi guarda e rompe gli induci. Poggia la pistola sul tavolo. E credetemi, questa cosa mi ha spaventato, non sono mai stato così vicino ad una pistola. Apre la zip e caccia l’altra pistola. Quella che tutto mi fa, tranne che paura. Poi mentre io lo intervisto, con la mano prende le manette, mi inginocchia e mi ammanetta. E credo che possa bastarvi così. Di lì in poi ne abbiam fatte di bendonde. Per circa le due ore successive il poliziotto diventa una macchina del sesso. Mi prende e mi rigira, sul tappetto del salotto, e poi sul divano. Il tutto con le manette. E credetemi io mi sento un mix tra una delinquente e Cicciolina. Da li ci spostiamo al piano di sopra. E l’autore del kamasutra a questo punto potrebbe imbarazzarsi. Io no. E credetemi non mi capitava di fare del gran sesso a questi livelli da troppo tempo. Mi faccio togliere le manette, perchè sinceramente dopo un pò mi hanno cominciato a far male, e lì mi rendo conto che il mio policeman smessi i panni del duro risulta essere anche molto dolce. Il tutto finisce con una doccia insieme. Riscendiamo al piano di sotto e preparo un caffè, ci sediamo vicini sul divano e lui comincia a parlare a ruota libera. Di se, del suo lavoro, della sua vita. Delle sue storie passate, del fatto che in Polizia bisogna stare attenti perchè molti colleghi sono fascistoni e non ci mettono niente a farti il culo. Il che non sarebbe neanche troppo male. Vabbè ironia da 2 euro. Io scopro anche una persona altamente interessante e intelligente. No, non mi sono innamorato. Però un pensierino ce lo farei proprio sinceramente. Lui mi chiede di me, mi abbraccia e mi bacia. Vuole sapere. Questo mi sorprende. Si congeda salutandomi con un’altro bacio sulle labbra, la promessa di sentirci ancora e vederci. Io annuisco, e lo saluto. Chiudo la porta e penso ancora frastornato, mamma che figo! E mi accorgo che in bocca ho la gomma che stava masticando. Dopo qualche secondo mi arriva un sms che dice, “Così la mastichi per un pò e ti rimane ancora il mio sapore…”. E qui credetemi io ho capitolato. Rivedrò il poliziotto.
N.B. Nelle foto non il mio poliziotto, ma il più ben noto poliziotto gay milanese Fabrizio Caiazza che fa comunque la sua porca figura!

Le gioie del sesso.

Dopo diversi giorni di assoluto vuoto mentale oggi, mi sono svegliato determinato. A fare sesso. Lo so. L’ultimo weekend è stato un pò pesantuccio. Un Tatto-Hearted Boy latitante. Troppo da farmi capire che nuncènè. Ma forse ha ragione Ruby Rue. Ieri un incontro devastante con la Polpetta. Non chè mi abbia fatto chissàcosa, visto che sinceramente è oramai fuori dalla mia testa. Ma vedermelo a meno di un metro mi fa sempre un certo effetto. E la carne oltre che tanta è debole. Comunque. Giorno dopo giorno sto seriamente pensando che forse io non sono fatto per avere una storia. Probabilmente da piccolo qualcuno mi ha lanciato un maleficio urlando che non avrei mai avuto uno storia. Insomma, ci può essere una forte probabilità. Ma la testa a volte va troppo in là. E la mia anche troppo direi. Così oggi mi sono svegliato con un nuovo guizzo. Una nuova idea. E l’idea era fregarmene. Era sorridere. E passeggiare, con delle movenze pop. E soprattutto piantarla di rimorchiare usando il mio alter-ego. E’ tutto inutile. Anche se vorrei capire come dovrei mai rimorchiare. Ma. Comunque uscito alle 13 sono andato prima in posta, poi in banca. In banca ho fatto anche abbastanza subito. Il cassiere, un toro allucinante faceva anche il simpatico. Anche troppo. Ma era bonissimo per cui ci stava bene. Io ho preso la ricevuta e sono uscito. Ho messo nelle orecchie Britney e sono ripartito vittorioso verso casa. Me la cantavo, e me la ballavo tra me e me, ma avevo la sensazione che qualcuno mi stesse seguendo. E infatti non solo mi stavano seguendo, ma urlavano anche a granvoce il mio nome. Ohsantocielo. Penso tra me e Britney. Davanti a me il torissimo di prima della banca con un mega sorriso e un foglio in mano. E lui esordisce quasi a sorpresa: “Scusa ma hai lasciato questo foglio in banca, suppongo che ti serva per l’università?”. E io, annuisco, e dico scema, “Si, grazie mille. E scusa il disturbo, sai di essere arrivato fino qui!”. Lui sorride. Mi porge il foglio e mi guarda, poi mi ferma interrogativo con gli occhi, e mi chiede: “Te la posso chiedere una cosa personale?”. E io lì che mi faccio rosso in 4 secondi netti. Ovviamente so già quale domanda mi sta per fare. Ovviamente intuisco che sicuramente vuole sapere se sono gay oppure no. Mi sfugge però il motivo. A CHE PRO??? Lo lascio fare. “Ma…Sei per caso gay?”. Bingo. Dal pubblico un’ovazione. Standing-ovation. Sorrisi e il pannello luminoso applausi che lampeggia. A me viene da ridere. Ma non capisco dove vuole andare a parere il bancario. Io sorrido, e dico semplicemente, purparlè: “Si, anche se credimi non capisco a cosa possa interessarti…cosè cè uno sconto per i gay se apro un conto da voi?”. Lui sorride. Ho adorato questa mia battuta, ci tenevo a farlo sapere. Sorride, fa spallucce e dice: “No…e che sei molto carino!”. Vabbè. Sono senza parole. Dall’imbarazzo quasi crollo. Non so che dire. Sò solo colorarmi di Fuxia. Laddove Fuxia è una drag del Mucca. Lui mi sorride, e approccia una proposta: “Senti ma oggi sei libero, ti va un caffè, qui cè scritto che abiti nei paraggi…”. Evviva la legge 675/96 sulla privacy. Evviva la discrezione. Evviva il caro e vecchio corteggiamento. Ma sarà il caldo, e le voglie inappagate che da giorni “menano” la mia testa, e non solo tantè che la me mangiatrice di uomini risponde, e senza mezzi termini dice, “Si. Bè visto che sai dove abito raggiungimi e il caffè te lo faccio io”. Laddove caffè sta per ben altro. Detto fatto. Qualche ora più tardi suonano al citofono. Altro che privacy, il bancario si è segnato tutto. Pure il cognome. Tipo sveglio. E io adoro i tipi svegli e più stolker di me. Il tempo necessario per raggiungere casa dal portone e davanti a me cè qualcosa che non quadra. C’era il bancario, si ok…e un’altro tizio. Altrettanto carino. Ma chi cazzo è, penso. Li guardo interrogativi, senza parole. Lui prende coraggio e spiega: “Lui è un mio collega, ETERO, che bè…è un pò curioso su come avvengono certe cose”. IO NON HO PAROLE. Per la prima volta nella mia vita ho beccato uno più pazzo e più maiale di me e Miss Piggy dei Muppet. Ah bè. Io li faccio entrare e accomodare entrambi e preparo il caffè. Mentre il bancario e il suo amichetto curioso sono sorpresi dalla mia nonchalance con cui accetto l’offerta del sex-pack pomeridiano, io divento la casalinga disperata numero uno. Tazzina, piattino cucchiaino in argento, biscotti. Sono una damina di casa. Poi dopo infinite, inutili chiacchiere passo al succo di frutta e gin. Archiviata l’idea di aprire un mutuo a tasso fisso con un notevole sconto per l’acquisto di una casa a Roma, decido che è ora di prendere la situazione in mano. Il bancario continua a ripetermi “Quindi?”, come se avesse paura a passare ai fatti. Io gelo la cucina con un semplice concetto. Mi siedo, accendo una sigaretta e dico senza mezza termini: “Perdonami, ma tu mi hai rincorso fino a fuori dalla banca, per dirmi che ero carino. Poi sei venuto qua a prenderti un caffè e ti sei portato l’etero curioso perchè volevi scoparmi assieme a lui, ed ora tergiversi aspettando che io faccia la prima mossa e vi sbottoni i pantaloni? E prima non ci hai pensato che era comunque una figura di merda???” Colpito e affondato. Adesso entrambi mi guardano come se fossero Britney appena rientrata da un concerto. Io finisco la mia sigaretta e comincio a spogliarmi rimanendo in mutande. Poi mi giro e salgo al piano superiore del mio monolocale, invitando i due a raggiungermi. E così fanno. Di lì a poco il pomeriggio prende una piega inaspettata. Del gran sesso con numeri acrobatici e movenze decisamente trip-pop sconvolgono le mie quattro mura e quelle dei vicini. Ma scendere nei particolari sarebbe solo fuori luogo. In definitiva il mio pensiero su tutta questa faccenda, è stato quello di aprire seriamente un conto in banca. Visto che alle poste, dove giace il mio conto, la maggior parte dei cassieri sono donne.

Venerdì 17, è sempre venerdì 17!

La mia serata ieri sera è cominciata con un guizzo di pericolo, quando uno sconosciuto, mi ha quasi messo sotto con la macchina. “Ma vabbè” ho pensato, “è venerdì 17”. E infatti me ne sono accorto man mano che raggiungevo la Du Barry in quel di Giulio Agricola. Sono arrivato all’una e la Du Barry ci ha messo giusto giusto diciassette minuti a scendere. Abbiamo ripreso la metro e siamo andati ad Arco di Travertino. Siamo stati circa mezz’ora ad aspettare un cazzo di autobus al capolinea sbagliato. Ma la Du Barry era straconvinta. Oltre a noi un gruppo di pusher boni in una macchina, e un ragazzo che ho deciso di chiamare il RAGAZZO DI TORPIGNATTARA che prima ci ha chiesto se da lì partiva l’N17, poi dopo mezz’ora si è ricordato che in realtà l’N17 aveva cambiato il capolinea, ed ora partiva da Colli Albani. Certo che sulla pensilina cera scritto chiaramente che l’N17 partiva da Colli Albani. Insomma il 17 ha fatto banco. Venerdì 17, N17…17 i minuti. Qualcosa non stava andando per il verso giusto. La Burina poi mi mandava sms descrittivi e dettagliati sulla Polpetta che si dimenava in pista. Insomma manco fossi Gossip Girl. Finalmente alle 2:30 passate varchiamo la porta di Mucca. Io e La Du Barry abbiamo subito raggiunto il secondo piano. Il nostro piano preferito. Ma da subito io mi sarei fracassato il fegato a morsi. Davanti a me si stava consumando il solito dramma. La Polpetta era lì che se la sbaciava con uno ORRIDO. Disgustoso. Ovviamente. Si sa. E’ venerdì 17. E mi ha anche visto. Io ho fatto come al solito il vago, anzi sono andato dritto dritto verso il guardaroba. Che palle. Che palle. La Du Barry intanto mi teneva d’occhio la situazione mentre io ignoravo il tutto. Ho deciso, quasi immediatamente, che dovevo riempirmi di alcool. SI. Solo alcool. E lì dopo essermi scolato il solito invisibile alla fragola, che ha preso i conottati di Gasolio puro, io mi sono reso conto di dov’ero. Un dancefloor pieno di ballerini noti e semi noti, ex Amici (quelli non mancano mai), e anche volti che a noi che “frequentiamo” i salotti buoni del web come gayromeo non erano certo indifferenti. No. E infatti davanti a me si dimenava proprio il mio ultimo pensiero indecente di gayromeo. Dal vivo ovviamente mi ha fatto tutto un’altro effetto, anche se ecco, credo che mi abbia abbastanza strizzato gli ormoni. Al punto giusto anche. Ma anche l’alcool stava facendo il suo effetto. E infatti io ho cominciato a sentire un caldo devastante, un diminuito senso dell’equilibrio e della stabilità motoria e una stramaledetta voglia di pomiciare con chiunque. In realtà però un mega torone ha deciso di pomiciare col mio culo. E’ così è stato per una buona mezz’ora. E credetemi, non è uno scherzo. Quando sono tornato nella realtà, o almeno quella che a me sembrava esserlo, mi sono ricordato che al polso avevo un simpatico passpartout per il privè. Detto, fatto. Sono salito ai piani alti. E lì, mi sono perso in una marea di boni. Una marea. E poi i solito noti e meno noti, la gente di faccialibro, quella di myspace, di gaydar, di gayromeo. Da impazzire. Eluso il fotografo me ne sono tornato dalla Du Barry e La Burina. Ci siamo finalmente scatenati in quelle danze pazzesche, con movenze pop e gridolini. Anche se abbiamo deciso di spostarci nel piano terra per dedicarci a quello che amiamo chiamare il momento del carnevale gay. Quel momento della serata in cui al piano terra di mucca partono in sequenza la Cuccarini, la Carrà, le sigle dei cartoni animati e via di seguito, facendo uscire la checca che è in te. Adoriamo fare le cialtrone sulle hit degli anni ’80. E’ così anche ieri sera, anche di venerdì 17 noi non abbiamo potuto esimerci, e gli abbiamo dato fino allo sfinimento. Fino allo stordimento cerebrale. Fino all’atrofia muscolare. Fino alle cinque e mezza. Ora in cui, deciso che aveva fatto anche abbastanza, ricomposte le membra distrutte, siamo usciti da lì. E ci siamo fati prendere dallo sconforto del 17. Io ovviamente, per la Polpetta. Assaporata e passata via e mai più riconquistata, e la Du Barry con una malinconoia inaspettata. Insomma da Largo Preneste ce ne siamo andati a piedi nella notta romana, nella notta più sfigata, e siamo arrivati fino ad Arco di Travertino, parlando, sbroccando e piangendocela anche un pò. Stravolti, sbroccando e volendo a denti stretti non dover ammettere di essere un pò stufi. Arrivati alla metro le nostre strade si sono divise, la Du Barry direzione Anagnina, io Battistini, al di là del fiume. Ci siamo salutati e ipodizzati al volo. Così come nulla fosse stato ci siamo persi, nelle facce delle persone comuni che andavano a lavoro, un sabato qualunque.

sessosenzAMOREsenzasesso???

Questa mattina sono tornato a casa con una strana, esuberante, voglia di fare all’amore. Ok. Diciamo, sesso. E’ più coerente. Per questo dopo essere rientrato dopo una faticosa notte di lavoro,(e no, non batto sulla Togliatti); ho acceso il mio pc. Adesso. Le cose sono due. Non bisogna tirarsela troppo, nè tanto meno pretendere troppo. Il tempo è poco, e la voglia è tanta. Così, mi sono perso nel mondo delle relazioni pericolose, e in meno di mezz’ora ho organizzato un mega incontro, con ben due stalloni romani. Sui quaranta. Dicono loro, in realtà secondo me ne hanno almeno cinque o sei di più. Ma oramai la mattinata è porca, per cui mi butto a capofitto in questo menagé mattutino. Prima di essere Annabelle Brostein, e dopo essere Joey Potter, credo di essere la reincarnazione di Cicciolina. E sesso fu. Un gran sesso. Del sesso porco. Del sesso sgrunt. Del sesso che quando lo fai, pensi: “Ammazza che gran sesso!”. Del sesso talmente grandioso, che pensi che magari ci mancano solo la panna con le fragole. Del sesso che mentre lo facevo e mi sbirciavo dallo specchio del bagno, pensavo SMS, SE MAMMA SAPESSE…!!! Del sesso talmente top, che ho cominciato a pensare e a mettere in paragone tutti i miei momenti Top che in me si è insinuato un pensiero. Ovvero stilare una top5 dei migliori momenti di sesso avuti. Ovvero, al quinto posto il Prof., che all’inizio non mi entusiasmava, ma poi ha cominciato a capire come prendermi. Lui poco più che trentenne. Al quarto posto il Sindacalista. Un uomo del nord, che ha saputo intrigarmi tanto a cena con i suoi discorsi, prima, quanto a letto, dopo. Mi ha letteralmente mangiato. Trentacinque. Al terzo posto posto Limone. Lo studente fuoricorso. Di trentasetteanni. Però ragazzi, che uomo. Prima abbiamo trombato e poi ci siamo abbuffati di kebab. E chi meglio di lui. Al secondo posto il mio EX. Aprirò a breve il capito sugli Ex. Lui ci stava dentro tutto. In tutti i sensi. 😉 Trentacinquenne. E poi vabbè al primo ci metto la Polpetta. Per ovvie ragioni. Di cuore. Di Polpette ce ne sono, ma solo la mia ci ha saputo fare davvero. Anche se la strombazzata odierna potrebbe tranquillamente arrivare alla seconda posizione e far scendere tutti giù di una. Insomma. Ma comè che nel sesso le cose funzionano al contrario? Comè possibile che due “quarantenni” spingono molto di più di tutta sta gioventù? La cosa non mi quadra molto. E tutt’ora sono stranito all’idea di aver fatto del gran sesso con due che hanno tipo dieci anni meno di mia madre. La cosa un pò mi da fastidio. Andiamo, uno giovane, carino, intelligente, con della verve signori, come me, si deve accontentare di sesso con dei più che quarantenni? Certo è che sarebbe bello avere uno come la Polpetta e tutta la fantasia di uno dei due di stamattina. Eppure non mi torna ancora. Cosè adesso dobbiamo accontentarci di fare sesso, con il primo quarantenne che ci capita sotto mano solo perchè dobbiamo giustificare una loro presunta maestria ed esperienza nell’atto in quanto tale? No. Non capisco. Decido ancora di prendere in esame il motivo secondo il quale le mie relazioni passate sono finite. Il motivo non era di certo il sesso. Anzi. I motivi sono sempre stati riconducibili a problemi di comunicazione, problemi nell’incasellare le diverse aspettative, e necessità. Adoro la parola incasellare. Fosse per me incasellerei qualsiasi cosa. Comunque. Il problema non è stato mai un problema solo ed esclusivamente sessuale. MMmmm. Non lo so. Più mi addentro in questi pensieri, e più mi rendo conto che magari, chi più, chi meno, tutti siamo capaci a fare del sesso se non eccellente, per lo meno interessante. Invece in pochi riusciamo a portare avanti delle relazioni che vadano a rendere soddisfacente solo ed esclusivamente la nostra materia grigia. Insomma, per fare del sesso siamo anche disposti a farlo con dei non più giovani, trovando anche la scusa che l’esperienza paga sempre, quando però si deve mettere in discussione qualcosa di più personale come il cuore, o NOI STESSI, bè nessuno vuole scendere a compromessi. Nessuno vuole chiudere un occhio. No giammai. Sperando che si scriva così. No assolutamente no. Siamo tutti rigidi con i pensieri che il nostro cervello ci suggerisce siano essere modelli corretti, e quindi ai quali tendere. Io, quest’oggi ho deciso che distinguerò il sesso dal quel Vero Amore che noi tutti vogliamo, e necessitiamo di dire a noi stessi che quello che uno fa per appagare l’organo sessuale, non deve assolutamente confendersi con quello di cui noi abbiamo bisogno come ESSERI UMANI. Però oltre a lavorarci su, io non mi dimentico, che Louise, di Saint Louise, da New York è tornata a Saint Louise dal suo ex. E forse noi siamo tutti sempre un pò troppo ancorati a quello che è stato il nostro passato. Ovvio penserà qualcuno. Perchè sbagliando si impara. E allora? Allora siamo da capo a dodici, ovvero il cane che si morde la coda. Mmmm, io penso che se magari ci si vedesse tutti un pò dentro e riuscissimo ad essere anche un pò più sinceri con noi stessi, saremmo tutti d’accordo che fare sesso ci piace. A tutti. E farlo con uno che poi magari ti porta a cena, viene con te a fare compere, viene con te al cinema, ti dice che va tutto bene anche se non è vero e sorride, che ti compra i cioccolatini anche se sai e SA che non li puoi mangiare perchè se no ingrassi, ma li mangi lo stesso. Perchè te li ha dati lui. E lui è importante. E tu sei importante per lui. Basta, è così. Punto.

Lunedì di fuoco: il sesso di uno e il non sesso di un’altro.

Dopo due anni di appuntamenti flop nati da una chattata su internet o un incontrollato scambio di messaggi su gayromeo sono arrivato alla conclusione che per me può bastare. Anche se ultimamente mi sono preso il vizio di vedere le persone prima in cam per non incorrere in brutte sorprese. Oggi mi sono dovuto ricredere ancora una volta. Perchè se credevo che la cam fosse tutta la verità nient’altro che la verità il mio primo date intorno all’ora di pranzo di oggi mi ha lasciato assolutamente senza parole. Arrivo e credo di trovarmi davanti il sosia di Peacy Witter. In realtà ci assomiglia vagamente via cam, e quasi per niente dal vivo. D’altronde io sono Annabelle Bronstein, ma ancora prima ero Joey Potter con le trecce e il cappello di paglia. Ero comunque pronto a perdermi per le vie affollate del centro e farmi rapire dal suo sguardo…e dargli una chance, tiè magari è simpatico. Ma noto che la sua sua bocca nasconde dei residui di acne e dei simpatici brufoli. Che ovviamente via cam non avevo visto. Mmmm….mentre lui parla del più e del meno io penso ad eventuale via di fuga che però non vedo. Insomma via cam mi aveva fatto davvero sesso, e io gli avevo già promesso un pomeriggio di sesso assoluto. Ed ora non so davvero come disincastrarmi. Diciamo che passiamo le due ore successive a spasso, perchè io devo aspettare che il mio coinquilino lasci libera la casa, e alle 15.20 scatta l’ora X e arrivo a casa, giusto in tempo perchè dall’altro lato della strada incrocio lo sguardo del mio coinquilino, Miss Cherie, che mi ha capito al volo. Infatti il tempo di entrare in casa e ricevo un suo sms: “Mi sa che fai l’attiva anche questa volta amica mia“, e io subito mi congratulo con la sua inaspettata recita in strada e gli rispondo. “Eh si credo anch’io. Ma soprattutto tu sarai nominata come miglior attrice non protagonista ai prossimi oscar x la grande fiction in mezzo alla strada…Pazzesca”. E ovviamente è proprio così, davanti a me cè questo ragazzo che è carino, ma era meglio in cam, ha dei denti orrendi e soprattutto sbava quando bacia. Un disastro. Ma il dramma si consuma quando si spoglia e tutto il suo corpo è cosparso di peli. Una quantità di peli devastante. Forse neanche un’estetista non ha mai visto tutti questi peli in un colpo solo. Comunque in definitiva il sesso è stato tutto tranne che soddisfacente. E infatti alla fine si è girato. Ecco il momento meno gradito da un omosessuale passivo, ovvero quando credi che il tuo partner sia attivo e in realtà è più passivo di te. E lì che ho deciso di porre fine al dramma. Portando a termine il tutto nel più breve tempo possibile e fuggendo in bagno a fare una doccia. Questo non è servito a fargli capire che non è stato molto gradito. Infatti me lo trovo sdraiato sul mio letto…nudo. Ma. Io non lo farei mai. Non mi sdraierei mai sul letto di uno che ho appena conosciuto, soprattutto se al posto della pella in realtà ho solo peli. Comunque poco dopo finalmente rimango solo, e cerco di ricordare se ho rotto uno specchio nell’ultimo periodo. Non mi ricordo. Mi convinco del contrario però appena mi riconnetto ad internet e becco un’altro mio “flirt” telematico. Dopo le solite chiacchiere routinarie decidiamo di vederci adesso. Io mi ridò una lavata e riordino la stanza, prendo l’aspirapolvere e aspiro anche il piumone; e mentre mi specchio noto la presenza di due simpatici succhiotti sul collo. Maledetto Uomopelo. Decido di fare lo gnorri e di ripensare più tardi a una scusa plausibile. Lui arriva e dopo le chiacchiere di benvenuto gli salto addosso. Finalmente qui cè sostanza. Lui sa baciare perfettamente. Come piace me. Potrei restare in balia della sua lingua per almeno una settimana, in ostaggio senza muovermi. Gli propongo di spostarci sul letto e infatti di corsa cambiamo location. E la successiva ora la passiamo in assoluta apnea. Lingue che si intrecciano. Lingue che si leccano. Lingue che si cercano. Lingue che si assaggiano. Un tripudio di lingue. E io stavo credo per impazzire. Quando ne ho voluto di più però, lui, mi ha congelato ogni movimento. “No mi spiace, non mi va di andare oltre”. E io sorpreso mi sono sentito rispondere dal mio lato angioletto “OK, va bene”. In realtà gli avrei strappato tutto e gli avrei fatto di tutto. Giuro, tutto. Ricomposti e raggiunto il divano inevitabilmente nota i mega succhiotti sul collo. Ma io ho glissato dicendogli che è stato lui e che ho la palle molto molto molto delicata. Quindi credo che sia veramente arrivato il momento di smetterla con gli incontri via internet. Eh si.
AB