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Un implacabile ritorno

Arieccoci. Eviterei accuratamente le mie solite pappardelle inutili su quanto sia utile il viaggio, la ricerca di se stessi e su quanto sia giusto errare per trovare se stessi.
Bla. Bla. Bla. Sono tutte stronzate ragazzi. Sono tutte menzogne. Di vero c’è solo che in questi tre anni e un po’ di assenza da queste pagine io non ho fatto altro che perpetuare i miei errori. E non è tanto ripetere l’errore. No. Il problema è quando ti accorgi che quello che stai facendo è sbagliato.

Ed io ricado spesso nell’errore. Ma non starò a raccontarvi le mie solito paturnie, no no no! Quello che vorrei raccontarvi nella maniera più onesta che mi contraddistingue e quanto io mi sia rotto le scatole di tutta questa vita gaia e di quanto, la stessa, sia piena di cliché e pregiudizi in cui noi stessi inciampiamo spesso. Vogliamo giocare ad essere aperti ed emancipati, ma il più delle volte ci facciamo condizionare da un primo sguardo che di solito non è mai esaustivo.

Mi sembrava doveroso ritornare a scrivere perché sono stanco di stare in silenzio a guardare quanto siamo diventando aridi, e di quanto sia più importante la ricerca della notorietà a suon di like su IG, o del gesto estremo, che inizia a vendere più di qualsiasi personalità. Ma tranquilli, io so bene cosa voglio e già nelle prossime ore vi catapulterò in una delle mie personalissime avventure, perché piuttosto che decidere di sposarmi con un piumone, a questo punto, preferisco rimanere single e felice di esserlo.

E non vedo l’ora di raccontarvelo. Implacabile as usual, alla mia maniera.

 

One Republic / I Lived 

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Europride 2011!!!

Dunque dunque. Come ogni anno, dopo il Pride si tirano le somme. E quest’anno le somme sono incredibili. Una parata sicuramente coinvolgente, tantissime persone. Le cifre ufficiali parlano di cinquecento mila persone durante la parata, imponente con quaranta carri. Ma quello che più mi ha colpito, è stata sicuramente la risposta delle persone. Quelle che stanno ai bordi delle strade, quelle che ti guardano. Quest’anno erano tutte sorridenti, curiose. Non che gli anni passati ci lanciavano gatti morti. Però si avvertiva uno spirito diverso. Mi è sembrato che per la prima volta ci fosse voglia di cambiare. E questo forse è sicuramente tutto dovuto al nostro carissimo nano. Che si sa, i nani sono malvagi.

La voglia di cambiamento l’ho letta negli sguardi delle persone lungo i marciapiedi, negli applausi delle signore alle finestre, negli occhi sognanti e stupiti dei bambini da quell’improvvisa festa nelle strade. Sono sempre dell’idea che per segnare dei grandi passi verso il cambiamento deve partire dalla collettività, e un po’ quella voglia io l’ho avvertita. Perché io sono ancora uno di quelli convinto che le cose possono migliorare e andare per il meglio. Ma il gay pride non è solo questo. E’anche una manica di omosessuali semi nudi che sculettano in massa per strada. E tra questi, ovviamente c’è sempre qualcuno che attira la mia attenzione. E come ogni pride, io decreto il migliore a cui ho dedicato una straordinaria gallery su faccialibro.

Lo so, sono una cretina quando faccio queste cose, ma chi se ne fotte no? Altro punto su cui vanno spese due parole è sicuramente la presenza di Lady GaGa. Adesso io sono di parte in qualche modo, perché la seguo e mi piace a prescindere, però ecco va detto che il discorso che ha fatto è stato sicuramente intenso e partecipato, che mi è piaciuto in diversi punti perché ha parlato di amore. Ed è questo l’aspetto che in definitiva dovrebbe entrare nelle teste di tutti. Poi che sia stato comodo invitare lei, questo non lo metto in dubbio, ma basta fare un rapido giro sui siti d’informazione internazionali per capire quanto risonante sia stato il suo intervento. E poi bè, Lady GaGa che ti suona al piano è sempre un piacere. No?


Altro dettaglio che non mi è particolarmente piaciuto è sicuramente la scelta di tenere il palco vuoto fino al suo arrivo. Perché non far salire prima tutti gli esponenti delle associazioni? Invece che lasciar spazio alla musica e alle drag? Insomma perché non intavolare prima dibattiti e argomentazioni varie invece che farci morire di noia? E poi? Il macello dei pass ospiti? Alcuni, i più fortunati sotto il palco, e il resto nell’area appena dopo a farsi rodere il culo? Perché questi dettagli non erano stati concordati prima? Fa subito la Praitano a scusarsi, ma perché è successo? Forse poco importerà, perché alla fine tutti sono soddisfatti. Per l’evento, per come è stato gestito e per Lady GaGa. Che in soldoni ha portato un milione di persone al Circo Massimo.

Per me è stato il solito bel momento di espressione gaia. E poi, mi fa paura ammetterlo, ma sono estremamente felice in questi giorni. Nonostante io odi festeggiare il compleanno, quest’anno è stato diverso, e soprattutto strano. Ho conosciuto tanti amici che seguo su twitter, e mi ha fatto tanto piacere, e poi forse qualcosa è davvero cambiato. Per la prima volta ad un mio sorriso dall’altra parte c’era un sorriso. E sembrerò una poveretta, una sentimentale, o persino Margherita la zozzona, ma a me ha fatto molto piacere. Anche se è solo un momento, che non porta niente, e che vista la situazione non credo possa diventare altro, ma a volte si sta un po’ più tranquilli anche così. E poi io ho fiducia nel tempo…

Concludo ringraziando le mie amiche, come sempre. Upclose e Guy con cui ho percorso la parata, Ga, Ciù Ciù, Giuseppe, Tata, Chicco, Ale, la Burina. E tutti quelli di twitter, Andrea e Luca, Riky e anche Gaudo e i suoi simpatici amici. E’ stato un bel pride, che mi rimarrà in testa per un bel po’. E adesso per piacere smuovete quel culo e andate a votare, tutti!!! OKKKKKKKKKKKKKKKKKKKK????????????????????????????????????????????????EH!

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Alcune piccole riflessioni sul Pride che verrà.

Parliamoci chiaramente. Questo Euro Pride sta assumendo i connotati di una roba davvero grande, alla quale solitamente noi tutti non siamo molto abituati. Insomma bisogna sicuramente dare merito all’organizzazione che è riuscita a smuovere un così grande personaggio, ma inesorabilmente nella mia testolina si insinuano dei dubbi:
1. Siamo sicuri che tutto il discorso parata non venga meno con un nome così altisonante? Voglio dire, questo è pure sempre il gay pride, ovvero scendere per strade per far vedere a tutti gli altri che ci siamo anche noi. Per far in modo che i diritti civili della comunità glbt siano finalmente presi in considerazione, e che finalmente si prende in considerazione anche l’approvazione della legge contro l’omofobia. Bisognerebbe partire da questo. Siamo sicuri che non si snaturi tutto con Lady GaGa?

2. In quanti realmente parteciperanno alla parata? Quanti di voi saranno realmente presenti per tutto il tragitto? Perchè già sento tantissime persone che si stanno organizzando per andare a prendere il posto sotto il palco a Circo Massimo. Il pride lo facciamo per la strada. Anche a Circo Massimo, ma soprattutto per strada! No?

3. Sono felice che ci sia GaGa. Insomma più volte si è messa in primo piano nel difendere i diritti dei gay, per cui non si poteva scegliere rappresentante minore. Ma questa non è una scelta troppo furbetta, volendo? Insomma la casa discografica ci va in guazzetto, l’organizzazione pure, e i little monsters neanche a dirlo. Servirà una personalità così in primo piano a far aprire gli occhi a più gente possibile? Sicuramente tutta la stampa, nazionale ed estera riprenderà la notizia, ma poi a chi sta al potere interesserà tutto ciò?
E voi che cosa ne pensate? Perdonatemi, anche se sarà in mezzo a tutta quella gente a godermela. Ecco!
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E’ arrivato il Gay Village. E non solo





E’ importante sottolineare che la ricerca di un +1 non è una cosa così semplice, come a dirsi. Anzi. Poi se a cercarlo sono io, bè la cosa si complica. Se il week end scorso avevo in testa Totò e pensavo a come conquistarlo, come un provetto ispettore di C.S.I. mi sono dovuto rimettere a studiare tutta la situazione. Se l’espediente faccialibro era naufragato senza risultati interessanti, le chiacchiere al Coming non lo hanno minimamente smosso, ho deciso di cercare di capire se c’era una vaga e remota possibilità di interessargli. Certo vederlo passare tutta la serata a parlare con il Damerino non ha di certo aiutato la mia autostima.





Il Damerino, come dice il nome stesso, oltre ad essere un damerino, è anche un bel topolaus che oltre ad avere un titolo di studio, un fisico scolpito, e sempre l’argomento giusto di cui discutere, però non pareva affatto avere lo stesso interesse che invece Totò palesemente dimostrava di avere per lui. Immaginate io che parlo a Totò, lui che non mi caga affatto, sorride annuisce e si rimette a parlare con Damerino. Mmmm. No. E io a fare da tappezzeria alle fratte del Village proprio non ci tengo. Così la mia unica ed ultima possibilità era quella di darci giù di movenza pop. Dannatamente. Ma poco dopo anche quella è fallita.





Insomma mi era chiaro che a Totò non gliene poteva sbattere una ceppa-leppa del sottoscritto. Accusato il colpo, ma non troppo, però le mie amiche mi facevano notare che Damerino, invece, faceva il provolo e non poco proprio con il Signor Wilson, e che forse anche a lui non ne era del tutto indifferente. Anzi. Insomma, una gran casotto. Intrighi, complotti e movimenti che neanche in una puntata della Signora in Giallo. Così, compresa la situazione ho fatto spallucce e me ne sono tornato su quel dancefloor, a trovare il modo di fare stare zitta la vocalist, che senza un minimo di vergogna continuava a disturbare la nostra serata.





E su quel stra-maledetto dancefloor, ancora una volta, ho convenuto che A il dramma è sempre dietro l’angolo, B sono perseguitato da una jella che manco Rachel Berry e C mio cugino, notoriamente eterosessuale, dall’Abruzzo era davanti a me che se la scoattava con una banda di lesbiche. Non che c’era da preoccuparmi. Voglio dire, si vede che sono frocio. Però non avevo le forze di fare ciance in quel contesto. Proprio no. Così mi sono abbassato e buttato in ginocchio. Giusto all’altezza del pacco de il Signor Wilson. Ma insomma mi ci vedete sul dancefloor del Village che mimo rapporti orali mentre cerco di non farmi vedere da mio cugino?





Le mie amiche però, ancora una volta, mi fanno notare che forse non è così etero. Insomma ha fissato un tipo muscoloso per tipo tre ore e mezza. E mi viene in mente che forse poteva anche starci. In testa mi ritornano le estati a casa sua, con filmini e giornaletti porno. E noi che giocavamo con Federica la mano amica, e qualche volta andavamo oltre. Ma è così semplice? Insomma nella mia famiglia, dal lato di mia madre ho già un cugino gay che vive in Australia però, (anzi convive con il suo fidanzato con il quale ha comprato casa) mentre dal lato di mio padre, non c’era ancora stato nessun’altro oltre a me ad avere interesse per la ceppa. Ma poteva essere gay anche lui?


Con questo atroce dubbio siamo fuggiti. A gambe levate verso casa. Ma prima ci mancava la conclusione degna. Ovvero il Signor Wilson che chiede il numero del Damerino a Totò. E Totò che gli fa brutto. Lì. In diretta. Senza aspettare la pausa pubblicitaria. In quel momento, ho capito, ancora più velocemente che non era più il caso. Non era affatto cosa interessarsi a uno come Totò che non ha la più vaga idea di chi possa essere io. E soprattutto manco gliene frega. Con il Signor Wilson scosso, ancora, per l’infelice uscita, abbiamo ripreso la macchina. E abbiamo convenuto che la notte, ci avrebbe dovuto portare consiglio. O per lo meno un piccolo suggerimento. No?



No.

Proprio nella notte mi sono trovato a pensare alla oramai strapresentatainateprima sigla del Village. E poi anche allo spot del RomaPride2010. Adesso andiamo per ordine. Sia il pride che il village sono organizzati dalla stessa associazione. Dalla stessa persona. Adesso non sto a dirvi quanto io mi possa sentire offeso, e non rappresentato dallo spot del RomaPride2010. Questo non vuol dire che io non segua Amici o Will and Grace. Affatto. Il punto non è questo. Mi potrei dilungare per ore a dirne di ogni a riguardo. Ma vi pongo in essere solo un piccolo tarlo. Si possono spendere milioni di euro per lo spot del Village, e tipo 7 euro per quello di un pride? E poi, la miglior risposta me l’ha data la mia amica Tata. “Questo è quello che succede quando si lascia spazio alle lesbiche. Vi siete fatti ridicolizzare. E non fate nulla. Niente. Ma se non ci pensate voi ai vostri diritti, chi ci deve pensà?”. Parole sagge. Troppo. Che non lasciano spazio a nessun’altro tipo di commento. Io comunque, al RomaPride2010 non ci sarò.

N.b. Perdotane ma lo spot del Village, è così esclusivo che non è su youtube, l’unica cosa che ho trovato è il video dell’anteprima, che be ecco, fa abbastanza cagare. Ma era giusto per rendere l’idea. Ecco. Si.


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Il mio pride

Io e Miss Cherie usciamo di casa abbastanza in ritardo. Aspettiamo tipo 20 minuti l’autobus e solo alle 16.35 arriviamo a Piazza della Repubblica dove ci aspetta Guy. Ci accodiamo e partiamo, finalmente. Eh quasi subito mi comincia a salire il panico. La Polpetta, il Tatto-Hearted Boy, e una marea inaspettati di boni sono tutti lì. Credetemi. Il caldo. Il sudore. La musica. E tutti questi boni devastanti che se la shekeravano e se la ballavano. Io ovviamente non sono stato da meno. Ho fatto riferimento ai fondamentali delle movenze pop e ne ho avute di bendonde. Naturalmente. Comunque anche quest’anno il serpentone arcobaleno si è snodato per la capitale, con la musica, i colori e l’ironica carica contaggiosa che ci contraddistingue. Certo il caldo è stato devastante, anche fin troppo. Però ci siamo divertiti. Il tutto è andato a confluire a Piazza Navona con una favolosa Ornella Muti biondissima. Io me la sono perso perchè ero ancora troppo indaffarato a marciare per i miei diritti. Ok, lo so. Non ci crede nessuno. Diciamo che io oltre ad appoggiare la mission della giornata mi sono divertito a fotografare tutti i ragazzi carini che mi sono passati vicino e mi sorprendevano. Ed infine ho deciso la mia top 3. Il brizzolato. Il torello. E lo studentello arrapante.

Bè scusate ma io con uno a caso di questi tre mi ci sposerei immediatamente. Senza starci tanto a pensare su. Pur non potendo farlo. Ed ecco perchè ero in strada. Come di consueto al termina della sfilata, abbiamo ascoltato gli interventi finali. Vabbè a parte esprimere il nostro entusiasmo per Vladimir che oramai assomiglia sempre di più a Victoria Beckham vista la sua magrezza, siamo letteralmente impazziti per la rappresentante di ArciLesbica. Vabbè, adesso mi sfugge il nome, comunque credo che sia stata davvero la più pazzesca e rappresentativa. Questo in definitiva è il punto. Sentirsi rappresentati. Sentire che quello che viene detto ti riguarda. E il suo discorso è stato pieno di spunti. Ha parlato di coppie, di amore, di rispetto. Cose anche io sento. Certo lei ha una compagna da circa otto anni. Io no. Ma questi sono dettagli. E poi lei ha detto che andrà dalla Signorina Carfagna ha spiegarle personalmente come funzionano determinate cose. Io lo trovo inutile. Una che dice che i gay sono integrati e che fa cancellare dal sito del Ministero delle Pari Oppurtunitè tutto ciò che riguarda il mondo omosessuale può essere bollata come una mentecatta. Avrà anche un look pazzesco, ma è solo una mentecatte con i tic agli occhi. Anyway. Raggiunti dalla Du Barry decidiamo di cenare da Mac! Anche se il mio stomaco non lo ammette. E dopo cena decidiamo di passeggiare fino al Coming. In realtà noi pensavamo di andare al Coming. Ma si trattava della Sagra della Salsiccia. Ovvero una festa di paese. Bancarelle, birra, gente e rutti. E tanti etero a esser sincero. Noi ci siamo scazzati quasi subito a dir la verità. La musica era datata ’94/’95 ed escludendo pochissime persone interessanti bè non c’era niente di che. Neanche l’arrivo di Gennaro Cosmo Parlato mi ha svegliato. Ovvio che però La Polpetta ci ha deliziato con la sua presenza. Anzi a dir la verità mi ha quasi travolto, e il tutto senza neanche salutarmi. E io che credevo di essere cecato. No, io lo sono davvero, lui è solo un furbetto. Comunque poi ci hanno raggiunto anche Ga, Nata e Popslut. Abbiamo ovviamente trattato l’argomento del giorno ovvero il Pride. Ga non ha dubbi. Lui non si riesce a identificare con una manifestazione che rischia di vanificare quello che è il messaggio. Se poi all’opinione pubblica arriva solo che si tratta di una baracconata con trans in perizoma e checche col filo di perle e trucco. Ecco in un certo senso io lo appoggio e condivido il suo pensiero. Troppo spesso e troppo semplicemente i gay scadono nei clichè. Effettivamente chi la vede da fuori, è ovvio che si faccia un’idea del cavolo di tutta la faccenda. Certo se Ga però non prende e scende in piazza con tutti gli altri non dimostra neanche di appoggiare troppo la causa. Non lo so. Io sò solo che ci sono alcuni momenti in cui bisogna anche dare. E il Pride secondo me è una di quelle occasioni in cui bisogna dare. Bisogna esserci. Bo. Io poi sono contradditorio, visto che nè mamma nè papà sanno di me. Certo lo immagino. Ma io non ho mai detto loro nulla. Per cui, come al solito sto nel mezzo. E ci stavo anche in macchina, sul sedile di dietro quando siamo andati a prendere il cappuccino più buono di Roma a San Giovanni, vicino piazza Camerino. E soprattutto ce lo ha servito uno dei barman più sexy. Alto, moro, carneggione olivastra e spalle larghe. Bonissimo. Così siamo andati a dormire alle 3, stanchi, ma orgogliosi. E in definitiva penso che dovrei, e dovremmo, esserlo sempre, ogni giorno di più sempre più orgogliosi. E io ce la voglio mettere tutta per fare in modo che sia così. Perchè a parte tutte le sfige, io sono felice di essere ciò che sono. Certo, mi smonta la difficoltà nell’essere. Ma non mi spaventa assolutamente nulla. Figuriamoci una Carfagna ticchiosa.

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Febbre da Pride!

Ancora frastornato dalle 15 ore di lavoro di giovedì, concluse in maniera devastante, decido di non buttare a vuoto la giornata visto che dovrò lavorare anche in serata; per cui mi organizzo con Guy e la Du Barry per un aperitivo da Primo. Appena esco dalla metro Spagna mi rendo conto che nell’aria cè qualcosa di diverso. Eh si signori, è proprio la vigilia del Pride capitolino. E intorno a me orde di omosessuali da ogni parte d’Italia affollano piazze e vie. Mi vedo con Guy davanti la Benetton di via del Corso e subito ci raccontiamo gli ultimi avvenimenti delle nostre routinarie vite. Lui ha passato la giornata in casa con gli idraulici. Ovvero un polacco che lo ha chiamato tutto il pomeriggio “Signorino” e il suo socio con la “S” moscia. Ovviamente gli unici idraulici sulla faccia della terra che si allontanano di molto dallo stereotipo dell’idraulico sessualmente stimolante. O almeno quello che ci suggerisce la nostra mente. Io dalla mia non ho molto da raccontargli se non gli spaventi del giorno prima sul lavoro, ed un simpatico ascesso che tormenta la mia gengiva. Dei miei flirt virtuali e non, non ne esiste più traccia. Il Tatto-Hearted Boy si è ufficialmente dichiarato sfuggente, laddove sfuggente sta per latitante desaparesidos (ocomecavolosiscrive!) del Congo. La Polpetta cè, ma aparte occhiolini e banali cenni provenienti dall’educazione impartitagli, non si muove. E io anche. Ed altre persone non ci sono. Non cè persona che al momento possa vagamente interessarmi. In più ho ufficialmente cancellato i miei profili zozzegni ed eliminato Mirc dal pc. Insomma ne ho le palle piene di stare a rincorrere gente per del sesso che poi si rivela scadente e privo di ogni guizzo. E le palle, credetemi, sono molto più che piene. E anche lo stomaco si è riempito a dismisura. La bilancia non mente sono ingrassato almeno di 5 kg. Ma io non me ne curo più di tanto. Io sono così prendere o lasciare, chi mi ama mi segua. Non vedo alternative possibili. Comunque arrivati da Primo la Du Barry ci aggiorna anche lui sulla sua situazione, ovvero gente che scompare, ma anche di gente che magicamente riappare. Di gente lo aggiunge a Msn e gli invia mp3 e vuole da lui altri mp3 in scambio. Ci ritroviamo a convenire tutti e tre che il mondo gay non è proprio quelo che ci soddisfa. Per i rapporti, le relazione e anche unn pò la stronzaggine dei gay. Io mi ci metto in primis. Io comunque parlo poco e li guardo pensoso. A parte che non riesco a parlare per via di quel processo flogistico che si insinua nella mia bocca, ma poi è strano ma davvero non mi sento soddisfatto. Continuo a leggere gli oroscopi che blaterano di giorni felici e di amori a 5 stellette in arrivo. Persino l’oroscopo di Vanity Fair (il primo dei tre motivi che mi ha spinto a farmi abbonare) parla di libido alle stelle all’ennesima potenza e maialate compulsive. Io non vedo nulla di tutto ciò. Io so solo che se potessi mi licenzierei, cambierei città e ricomincerei tutto da capo. Ma poi penso che Roma mi mancherebbe troppo. E ritorno in me seduto a quel tavolino a discutere dell’argomento del giorno: andare o non andare al Roma Pride? Io e Guy non abbiamo dubbi, si pieno e convinto a partecipare. Vogliamo celebrare noi stessi in quanto tali, vogliamo shekerare i nostri culi insieme agli altri e far capire che l’amore è tutto uguale. Uomo/Uomo, Donna/Donna e tutte le declinazioni del caso. Mamma se mi legesse mio padre, sarebbe fiero di me. La Du Barry tentenna. Ha il terrore di essere ripreso e/o fotografato e finire laddove mamma e papà potrebbero tanarlo. Il segreto di Pulcinella. Ma noi lo convinciamo ponendo alla sua attenzione la stragrande maggioranza di froci che invaderà la capitale. Lui ancora rimane indeciso e non si esprime, ma io gli faccio notare che non può assolutamente mancare. E che ci deve essere non solo per per se stesso ma anche e soprattutto per la comunità a cui appartiene. Lo vedo sempre meno convinto. E io sembro sempre di più Geri Halliwell nel video di Spice Up Your Life. Poi mi cade l’occhio sui nostri drink e capisco tutto. Stiamo bevendo degli analcolicissimi “Primo Cocktail”. Privi di ogni magia alcoolica persuasiva. Ma tutti e tre non possiamo bere alcool. Io sono sotto antibiotici. Eccheccazzo! Comunque finito l’abbuffo ci alziamo e passeggiamo e poco a poco ci rendiamo conto di quanti bei ragazzi ci sono in giro, e quanti siano gay. Eh si. A sto Pride ci dobbiamo assolutamente andare. Arrivati a Spagna le nostre strade si dividono, io prendo la metro e me ne ritorno a casa, Guy e la Bu Barry continuano a vagare direzione via del Babbuino. Tornato a casa però mi misuro la febbre e ciò che mi viene segnalato dal termometro mi devasta: 37,2 ° C. Decido ancora di prendere carta e penna e di scrivere una missiva punitiva all’oroscoparp di Vanity Fair, invitandolo per la sua poca precisione astrale nei riguardi dei gemelli, e quindi anche di me medesimo. Poi torno sui miei passi e ricalibro il destinatario: “Cara Mina, ma te ce verresti mai al Pride? Io si, ed anche con la febbre. E infatti così sarà. Febbre o non febbre io ci sarò!” Firmato Annabelle Bronstein.