Pubblicato in: amnesie, amore, bella gente, Disgusto Gay, Drammi, Ikea, il pisello odoroso, il Signor Bollore, mood positivo, movenze pop, mucca, psicanalisi, sesso

Dolcetto o poracciaggine???

Avete presente questo spigolo? E’ lo spigolo del mio letto Ikea. Troppo basso e troppo in mezzo ai piedi per non sbatterci gli spizzelli ogni giorno. Quasi ogni giorno. Perché ci sono giorni in cui lo spigolo lo vorrei prendere a testate. Giorni in cui non riesco a dare una sequenza logica ai miei pensieri. Giorni in cui mi sono chiesto realmente quali siano le mie necessità. E sono sicuro, che in qualche modo, finalmente io le abbia chiarite. A me stesso, ad Annabelle Bronstein e a chi di solito mi ascolta delirare. Ma il delirio è solo una costante che accompagna le mie giornate. Che si palesa nel momento in cui io, non riesco a comprendere davvero perché alcune persone siano così dannatamente irreali.


Andiamo per ordine. Ho finalmente capito che il Signor Bollore ha un amante. Un amante troppo figo per competervi. Questo non vuol dire che io non mi senta figo. Affatto. Io sono molto figo per quel che mi riguarda. Ma ahimè non sono un Mister Gay Italia, e non ho alcuna fascia che mi cinge il petto. Non ho neanche un muscolo tonico. Ma questo non fa di me un mister qualcosa. Di tonico e allenato spero sempre di avere il cervello. E forse è proprio grazie a questo cervello che ho capito come stavano le cose. E’ servito un altro venerdì sera al Mucca per capirlo. Era palese davanti ai miei occhi, e a quelli di tutta la sala commerciale. Ma non dispero. Forse ho dato ancora una volta importanza a chi non se lo merita.


Però complimenti, fanno proprio una bella coppia. Per fortuna che sono una persona sportiva. Nell’animo. Perché nonostante i miei buoni proposito la mia dieta non decolla. Anzi. Proprio non la sto facendo. E’ forse questo è un altro motivo per cui io non mi voglio bene. Un altro dettaglio degli ultimi venti giorni riguarda il coetaneo assente dei Castelli. Dopo le sue ultime sole avevo deciso di non sentirlo più. Poi però mi sono lasciato convincere dalla Barbara D’Urso che è in me è gli ho dato un’altra possibilità. Abbiamo ripreso a sentirci al telefono. A scambiarci messaggi. Anche questa volta io gli stavo credendo. Ero lì quasi quasi per affezionarmi alla sua voce. Alle sue battute. Alla sua intelligenza.


Ma il lupo perde il pelo. E infatti il vizio di solare era lì, dietro l’angolo, come i drammi. Così siamo passati da un aperitivo che non si è più fatto. Un film, che non abbiamo mai visto. E una cena che nessuno ha mai cucinato. Quando si prevedeva la quarta sola, ho deciso di darci io un taglio, con un sms. Lo so, non si fa. Ma non mi si danno neanche 18457 sole in una settimana. Ed eccolo solo per voi, dopo un giorno di latitanza da parte sua: “Mi avrebbe fatto piacere sentirti e vederti. Ovviamente non è accaduto. E non voglio sapere neanche perché. Volevo dirtelo però”. Secondo voi mi ha risposto? Ovvio che no. Silenzio. E il silenzio di solito è più eloquente e chiaro di ogni altro bel discorso. Però, ve lo dico, lo apprezzato. Molto molto.


E poi veniamo al sesso. Questo mese ho fatto tanto sesso. Ho visto tante persone. Ho rimorchiato molto su Grindr. Su Gayromeo e anche su Bear. Alla grandissima. Avrò visto almeno cinque persone. Tutti e cinque carini. Che si sono descritti come attivi o versatili. E che appena arrivati, bè, erano evidentemente molto più passivi di me. Questo va benissimo, perché praticamente questo mese io sono diventato attivo. Almeno mia madre sarà soddisfatta di questo. Ma tra i tanti incontri deludenti, uno e solo uno è stato esaltante. Il Prof. quello della troppia si è preso un caffè con me. O meglio caffè sta per facciamoci una scopata. Io ovviamente non ho detto di no.


Grazie al cielo, anche la Troppia è finita. Dopo due mesi si sono accorti che non era una cosa tanto fattibile. Ah però. Una buona notizia finalmente. Diciamo che non me ne poteva fregar di meno. Perché ecco con Il Prof. è sempre molto bello fare solo una cosa. Lui ci sa fare probabilmente solo in quello. Ma vabbè cavalla golosa e soddisfatta ad Halloween, la festa di mostri, quindi la mia festa, sono andato al Muccassassina. Adesso io farò in modo che qualcuno del Mucca legga questo post. Perché vorrei fargli delle domande e porre delle questioni che a mio avviso sono molto importanti.


Capisco bene che c’è un Europride da organizzare e ci vogliono li pippi. Ma perché al Mucca devono entrare gli etero? Perché chi ha una fottuta tessera del Mario Mieli deve fare un’oceanica fila di un’ora e mezza al limite della sopravvivenza e vedersi passare davanti una marea di etero arapatissimi, una marea di frociarole parioline, e una marea di trans? Tutti poi che ci passano davanti. Che passano davanti ai tesserati. Questo è sempre stato un mistero per me. E poi perché fa riempire un locale all’inverosimile? Sono tutti quesiti che mi pongo, e che hanno solo una fottutissima risposta. Soldi. Money. Pippi. Dindi. Manderò una mail alla Praitano. Sono curioso, di sentire la sua risposta, se mai ci sarà.


Per il resto, finalmente ad Halloween la sala del secondo piano del Mucca ci ha regalato delle soddisfazioni. La musica era finalmente godibile e ballabile con annesse movenze dannatamente pop che hanno commosso tutti i presenti. Insomma finalmente eravamo tutti: io, Ga, Guy, Ciù Ciù e marito e Mauri. Eravamo del mood giusto. Ma appena arrivato sul quel dancefloor. Appena ho iniziato a scatenarmi, io ho fiutato la Sua presenza. Non ci avevo pensato minimamente che poteva esserci anche lui. Lo avevo talmente dimenticato, che in maniera del tutto sorprendente si era palesato. Sto parlando della Polpetta.


Che per noi, d’ora in poi sarà l’Innominabile. Era lì, più bello di sempre che si scatenava felice con i suoi amici. Qui lo dico e qui lo nego. Era bellissimo. In un secondo mi si è bloccato tutto. Le movenze sono andate a farsi fottere (almeno loro), e il mio cervello si è fissato su di lui. L’unico che a oggi, dopo anni, riesce ancora a darmi un senso. Si perché un senso credo proprio di averlo perso ultimamente. Ritornato in me, come se nulla fosse ho ripreso a ballare. Ho ripreso a fare finta di niente. Anzi. Ho cominciato a fare la stupidah. Si perché quando un animo ferito come il mio, si rende conto che non c’è n’è e soprattutto di aver torto marcio, in quell’istante per sopravvivere alla vergogna devi fare la stupidah.


Insomma in qualche modo si dovrà pur salvare la faccia e andare avanti. Ho far finta di, almeno. Ho cercato di ignorare, ma non riesco proprio a ignorarlo. Insomma a me piace. E forse mi piacerà per sempre. Ma il punto è che il vero schifo l’ho fatto dopo. Uscito da quel posto troppo pieno di gente troppo fuori di testa. Per l’ennesima volta ho buttato dal finestrino della macchina quel minimo di dignità che avevo. Accompagnato a casa Guy, mentre tornavo a casa mia, ho tagliato per il quartiere dell’Innominabile. Come sempre. Il punto è che ho acceso Grindr e lui era lì on line. Pallino verde. Mentre superavamo i semafori la distanza tra di noi diminuiva. 4 km… 2 km… 1 km… Zero. Alla vista di quello zero ho messo le quattro frecce ed ho accostato.


Mi sono acceso una sigaretta, e spento la macchina. Ho abbassato la musica e ho fumato con calma. Con il telefono tra le mani, invaso da una speranza inverosimile fissavo il pallino verde sperando che vedendomi lì, vicino a lui, mi scrivesse. Ho pensato che avrebbe potuto farlo. Ho pensato che ci saremmo potuti fare una chiacchierata rivelatrice e chiarificatrice. Ho pensato che forse avrei potuto rimettere a poste le cose, scusarmi e magari ricominciare da zero. Purtroppo dopo 5 minuti mi sembrava chiaro che tutto ero inutile. Quello che stavo facendo non aveva molto senso. E soprattutto stavo solo sognando ad occhi aperti. Perché lui, non c’era per me. Evidentemente.

Chiariti questi dettagli, questa mattina andare a sbattere contro lo spigolo del letto ha un non so che di giusto. Credo di averlo fatto quasi volutamente. Sono cocciuto. Però ecco, credo di aver segnato un nuovo limite di poracciagine con me stesso. Un nuovo mese è iniziato. Ed ora devo fare in modo che un nuovo me cominci a vivere. In maniera diversa. Insomma, c’è ne davvero bisogno. Soprattutto per me stesso. Non Annabelle Bronstein, lei no, quello vero intendo. Lei domani starà sicuramente meglio. Spigoli del letto permettendo.

Pubblicato in: bella gente, Disgusto Gay, Drammi, il pisello odoroso, il Signor Bollore, mood positivo, movenze, movenze pop, mucca, no sex in the city, pessime figure, psicanalisi, Voujerismo

Il Mucca, il Singor Bollore e il dramma. Insistentemente dietro l’angolo.

Sono sicuro che vi state tutti chiedendo che straminchia di fine io abbia fatto. Ok, forse un tantino esagero. Ma questo post l’ho sto pensando da quando sono uscito venerdì notte dal Mucca. L’inaugurazione. Vabbè, vi aspettate una recensione? Sarà breve. Mi piace as well. Mi piacciono i nuovi cessi (pazzescherrimi), mi piace il nuovo assetto mettiamo uno schermo piatto un po’ ovunque. Mi piace l’animazione. Mi piace il ritorno di Caramella, nota Drag. Le Zullallà, o qualcosa di molto simile. In complesso darei una piena sufficienza al nuovo Mucca, che finalmente ha una sua dignità. Ma ahimè sono state anche tante altre le cose che non mi sono per niente piaciute.



Prima di tutto, che fine ha fatto l’aria condizionata? Secondo. Perché in sala commerciale non si sente più la musica? Terzo, perché portare il prezzo a quindici fottutissime euro? Ma insomma cosa credono che noi i soldi li fabbrichiamo? Che sia chiaro, col culo ci facciamo davvero ben altro. E poi vabbè, il dramma, come al solito, dietro l’angolo e infatti a una certa bam!!!!! E’ saltato tutto. Via la musica (che poi andava e veniva) le luci, prima il buio, poi un po’ di più, poi un po’ di meno. Insomma devo seriamente pensare che istallare tutti quegli schermi abbiano davvero sovraccaricato la situazione. Userò invece una sola parola per descrivere la sigla di quest’anno: ORRENDIMERRIMA. Si.



Questo è quello che penso, e credetemi sono stato davvero buono. Tralasciando questi routinari e spigolosi dettagli, la blogger che è in me non può non aprirsi e raccontarvi la seconda parte della storia che ha appassionato tanti di voi su queste pagine. Ovvero, l’appassionante incontro con il Signor Bollore. Ve ne avevo parlato qui, raccontandovi tutti i succulenti dettagli. E da allora, nonostante io sia stato tre giorni in una località segreta dove lui stava passando le vacanze, e dove l’ho visto, senza però farmi vedere, non l’ho più visto. Né sentito. Ci mancherebbe altro che qualcuno mi telefoni. Abbiamo avuto uno scambio repentino di sms solo il giorno del suo compleanno. Anzi.


Io gli ho mandato il messaggio il giorno del suo compleanno. Lui mi ha risposto tipo tre giorni dopo, mandandomi su tutte le furie. Comunque. Finalmente venerdì avevo la possibilità di rivederlo, visto che lui è in qualche modo coinvolto lì al Mucca. Elusa la security, oramai non mi si avvicinano quasi più, pure loro, e salutato al volo la mia amica Rita Rusic, me lo sono trovato faccia a faccia. Ok. Devo ammetterlo. Non è vero che io e Rita siamo così amici poi, però lei mi ha risposto al saluto. Ok, no. Dovevo ammettere un’altra cosa. Devo ammettere che ecco avrei voluto saltargli addosso e prenderlo per i capelli e a parolacce, e anche dargli qualche ginocchiata tipo sulle palle. Avrei voluto.


Ma in realtà mi sono avvicinato ed ho sorriso e lo stretto senza neanche dargli il tempo di capire chi ero. Per lo meno, lo suppongo io. Gli ho chiesto come stava, e lui ha risposto subito tutto bene. Ma io non lo ascoltavo neanche. Infatti non avevo capito cosa avesse minimamente detto, per cui ho ripreso a parlare. “Io sto bene, e tu come stai?”. Allora mi ha ridetto alzando la voce “Io sto bene, tutto ok!”. Ecco, adesso pensa pure che sono una cretina. Certo che io riesco sempre a fare un’ottima impressione a tutti. Dopo aver parlato del più e del meno, per almeno cinque minuti, e dopo essere stato messo al corrente che lui è afflitto, tutto il mio risentimento era quasi svanito.


Anche se, ecco, diciamo che non glielo avevo comunque dato a vedere. Ovviamente. Gli chiedo perché sia afflitto. Se era tutto ok, se tutti stavano bene. Ma lui non si è scucito affatto. “Ne riparleremo più in là” ha sentenziato. Mi sono affrettato a stringerlo e salutarlo e mi sono allontanato. D’altronde era lì per lavoro. E poi c’era un tipo, carino sulla ventina, barbetta e camicia a quadri che mi fissava. Ma vabbè, essere celebri a volte ha i suoi difetti, penso. In realtà però, nonostante l’approccio molto amichevole, il Signor Bollore mi è sembrato un po’ freddino. Troppo per come è lui. In realtà mi è cominciato ha rodere un po’ il culetto. Insomma, mi aspettavo un invito, una parola all’orecchio. Un commento al blog.


Nulla di tutto ciò. Appurato che mi scottavano le regali terga, e che anche Ga ha sentenziato che secondo lui, nonostante la conversazione, gli era parso felice di vedermi, era arrivato il momento di fumarci su una bella sigaretta. Così abbiamo raggiunto la frasca all’esterno. C’era però qualcosa che non mi tornava affatto. Rimugino sul suo essere afflitto. E sul perché. Ripenso a quanto sia stato freddo, e anche vago. E mentre aspiro avidamente la mia Marlboro Light mi si palesa davanti un suo caro amico. Vistosamente ubriaco. Decido di giocare sporco. E di farlo immediatamente, senza troppi giri di parole, gli chiedo del Signor Bollore, e se aveva la più vaga idea del perché mai poteva essere afflitto.


“Auhauhuahuahuah. Auhuahuhauhauauhauau. Aauhauhauhuahuauauh” Ma che cazzo te ridi, penso. “Bè se quello è afflitto.” Decido di insistere “Ma si è per caso lasciato col ragazzo?”. Ehm, si, è fidanzato. Mi pare di avervelo già scritto. “Ma no. Figurati, se quello lascia il ragazzo. Non lo so perché ti ha detto così, ma so di per certo che il suo amante è qui stasera, ed è proprio lì dove sta lui.” Ma che carino allora gli ha parlato di me? Penso pervaso da un moto di inaspettato di inebriante allegria al limite di una movenza dannatamente pop e una coreografia contagiosa. Quando continua il discorso “Ma si, un ragazzo sulla ventina, ha la barbetta, e la camicia a quadri. E’ proprio lì dietro di lui”.


COSA???? La gioia, le movenze pop e tutti i valalasss annessi svaniscono in un secondo. E io che pensavo che parlasse di me. Accenno un sorriso e con la scusa di ritrovare Ga mi allontano. Insomma non solo non mi caga neanche per sbaglio, in più devo sorbirmi anche l’amante ventenne. Non capisco come stracazzo è che debbano succedere tutte a me. Eccheccazzo. Il Signor Bollore dovrebbe essere a dir poco castrato, decido a sto punto di individuare con esattezza l’amante in questione. Avete sicuramente presente quando vi dico che il dramma è sempre dietro l’angolo. Non sbaglio. Quel dramma era palese e davanti i miei occhi da molto prima. Da quando avevo già parlato con lui. L’amante in questione era proprio il ragazzo che poco prima mi fissava.



Ma che orrore. Ma dico io, si può essere più stronzi? Passo e sorvolo sul fidanzato. Mi passi pure che gli metti le corna, se lo fai con me. Ma anche l’amante ventenne bono? Effettivamente questo giovane se ne stava qui che lo fissava, e sembrava proprio me tipo una ventina di minuti prima. Io e lui avevamo lo stesso sguardo per il Signor Bollore. Istintivamente decido di stare buono. Andiamo andare lì e massacrarlo di botte non aveva alcun senso. Tutt’al più massacro Bollore. Mi sembra più sensato. Nel momento in cui prendo forza e coraggio, (tutto merito di un drink offertomi e scolato in 4 secondi netti), vado per raggiungerlo ma ecco arrivare l’esemplare di donna più temuto da un omosessuale, (dopo una lesbica naturalmente): la sua Grace Adler cicciona.



Adesso, ognuno di noi ha la sua Grace Adler. Quella di Bollore è cicciona. Una cicciona eterosessuale che se lo vuole fare. E’ follemente innamorata di lui, ma lui ovviamente è gay. Lo travolge con la sua prorompente immagine e lui quasi non mi vede. Anzi, ne sono certo, non mi vede proprio. Decido di lasciar perdere. Decido che in fondo non mi merita. Decido che io merito decisamente di più di un Bollore, passato a ghiacciolo, che non mi cerca e per di più oltre al fidanzato devo mandare giù pure l’amante? E poi la sua Grace Adler? Nononono. Non sono capace di affrontare tutte queste cose in un colpo solo. Ancora in pensiero sul da farsi, il dramma si propone. Ovvero il Mucca va in tilt e salta tutto.


Decidiamo di saltare anche io e Ga. E di abbandonare la serata. Decido che devo assolutamente decidere che fare. Insomma, sono proprio indirizzato verso un mega, enorme e glitterato VAFFANCULO. Anche se non mi lascio troppo prendere da una decisione. Insomma, perché non c’è uno con le palle che oltre a mostrartele è capace di dirti che le cose stanno così? Anzi, lo stimerei molto di più se fosse single. Come ci si può fidare di uno del genere? Io di sicuro non mi ci fido. Affatto. Decido che devo fare qualcosa, anche se non so bene cosa, io e Ga però, incontrati altri amici al benzinaio vicino al Mucca, concludiamo la serata con un defilé fino alla macchina. Nonostante tutto, facciamo sempre la nostra porca figura. Si.

Pubblicato in: bella gente, Drammi, faccialibro, Gay Village 2010, il pisello odoroso, il Signor Bollore, interviste, movenze pop, mucca, pomicio party

Una calda serata, e poi, il Signor Bollore! Eccolo qua!

Ok. Lo ammetto. Riesco a mettermi nei guai manco fossi un bacillo di citomegalovirus. E chiunque non lo conosca, credetemi, è fortunato. Ma andiamo con ordine, altrimenti questo capitolo della mia esistenza vi apparirà più contorto e sgrammaticato che mai. L’antefatto. Qualche tempo fa in una calda domenica di luglio io ed un amico siamo andati a casa di altri amici per espletare dei lavori tecnici. No, non era un’orgia. Lavoro. Giuro. Lì nella quiete di quella casa nella semi-periferia romana in costume e ciabattine si agitava la mia prossima vittima. Ovvero, il signor Bollore. Così chiamato per la sua vaga somiglianza a quel dottore più famoso. E poi perché, ecco, tanta roba.

Ma comunque in quel pomeriggio, a parte battutine, allusioni e simpatiche inutili wakalalas pre-finale dei mondiali non abbiam detto né fatto altro. Lui era lì, col il suo testosteronico corpo e la sua simpatia contagiosa che faceva commenti a quello e quest’altro che io dicevo con i miei amici, poco più in là nel salotto. Particolare da non sottovalutare, è che il signor Bollore è plurifidanzato. Ma questo è un dettaglio che io voglio assolutamente tralasciare. L’ho promesso quello stesso pomeriggio a Ga, dopo l’incontro scontro con quel po po’ di ometto (e che po po’) che sarebbe stato mio. Anche se i dettagli del come, dove, quando e soprattutto perché mi erano sconosciuti. E sottolineo perché.
Ma il tempo, si sa, è tiranno e le due settimane successive sono volate, settimane in cui io non l’ho minimamente sentito, non che a dire il vero ci abbia pensato chissà quanto. Infatti mi sono ben volentieri intrattenuto con uno stallone, molto noto agli appassionati di fiction, poiché attore di una nota serie tv, che oltre ad averne di bendonde, è anche un manzo inaspettatamente porcelloso proprio come piace a me. Anzi, gli piaccio pure io. E credetemi, son stati pomeriggi davvero molto caldi sotto le mie lenzuola, e non solo. Ecco. Ma di lui vi dirò in maniera più approfondita nel prossimo post. Fino a un giovedì notte in cui Annabelle Bronstein e il signor Bollore in una vaghissima chattata faccialibriana di pochissimo conto hanno scambiato un numero di telefono. Ovvero lui ha preso il mio.
Senza successo però. Lui non si è minimamente interessato a quelle dieci cifre magiche che unite compongono il mio numero. Un numero verde quasi per la sua semplicità. Forse non ha capito bene come digitarle sul suo telefono, penso. Ecco perché adoro avere un menù vocale richiamabile dal mio iphone. Ma questa è un’altra storia. Un po’ deluso da quel suo non cercarmi il sabato sera (scorso) è arrivato e i miei amici mi hanno proposto un’economicissima serata Muccassassina alla festa dell’Unità. Arrivato lì, devo essere sincero, mi sono un po’ rotto le balle, perché il rimorchio era assente, e il dancefloor talmente affollato da rischiare di divertirsi parecchio. Abbandonata quella bolgia, però il mio occhio, lungo si è fermato dietro il palco.
Lì, come parte integrante dello staff, giaceva il mio signor Bollore, che se la intendeva con la qualunque. La serata ha acquistato un sapore totalmente diverso. Ho cercato di introdurmi clandestinamente in quello spazio riservato, ma nulla. Quei buzzurri non erano a conoscenza di chi io fossi. Fottetevi. Allora mi sono messo di punta e ho atteso. Alle 2 passate finalmente l’ho avvicinato e invitato a bere una cosa. Ovvero io ho bevuto un simpatico negroni molto alcolico. Molto. Lui una cosa davvero analcolica che il solo nominare mi fa vergognare di essere ciò che sono. I discorsi diversi, he non vi sto a dire, però hanno cominciasto a scricchiolare su una sua frase che mi ha destabilizzato molto. “Si vede che ti garbo una cifra”.
Mmmmm. E io a ruota libera. “Certo. Mi piaci. Una cifra adesso non mi pare. Insomma manco ti conosco. Comunque io sono una persona molto diretta e sincera. E devo ammettere che si, mi piaci.” Insomma era chiaro che lui aveva un’alta considerazione della sottoscritta. Ma il dramma è sempre dietro l’angolo. E le sue parole successive sono state devastanti: “Be’ io ho un po’ lo spirito della crocerossina”. Ecco le parole che mai vorresti sentire. Preso da un momento Kill Bill lo avrei preso a calci in faccia con qualche strana mossa di okuto o o balletto dannatamente pop per stenderlo. Ho subito pensato, ma questo da dove ci è venuto. Se qui c’è una crocerissina, quella sono io.
E comunque non mi pare affatto di necessitarne. Affatto. Dopo questa scivolata, io mi sono ripromesso di non osare alcun che. L’ombra del suo ragazzo c’era e si avvertiva anche molto. Ma io volevo che fosse lui a tendermi una mano. E lui, suo malgrado ha teso qualcos’altro. Non vi spiego cosa, ma era molto interessante. E lo ha teso là. In public. Io quasi viola, rossa e fucsia ci ho messo una mano sopra. Taste is better, you know. Ma a quel punto di cosa altro avevo bisogno? Sciolta come una cavalla pazza e vogliosa l’ho trascinato dietro il casotto ristorante e ci abbiam dato giù di limoni e valalas vari.
La cosa stava andando al top, per quel che mi riguarda, fino a che il nostro libidinoso momento è stato interrotto. Un rumore sordo proveniente da una frasca. Ussignur i paparazzi!!! Ho pensato. Invece no, si trattava di un’orribile ominide tappo e con la patta all’aria che stava lì di fronte a noi e ci guardava. Un po’ per quest’inavvertito colpo di scena, o forse perché era davvero tardi, o forse perché era solo una palla al balza che il signor Bollore ha schiacciato e la cosa è morta lì. Sul nascere. E io avrei preferito lapidarmi là, alla festa dell’Unità, dietro quel casotto con la voglia di farne di ogni, e invece. E invece mi sono accontentato. Mi sono fermato. E lui è tornato nel backstage.
Poco dopo l’ho raggiunto e l’ho salutato ed ho preso il suo numero. Perché insomma, per lo meno, così, se lui non dovesse più fasrsi vivo avrei modo di insultarlo. Per lo meno. Domenica ero tranquillo. Lunedì sorpreso. Martedì mattina sono incappato nel faccialibro del suo ragazzo, e mi sono innervosito. Insomma vederlo come vorrei che fosse con me insieme ad un altro ti fa rodere il culo. E al quanto. E se quel culo soprattutto ne volesse di più, bè ecco il rodimento aumentare a dismisura. Ho cercato di farmela passare su consiglio del mio io più nascosto. Ma alla fine ieri sera, alle 23 ho ceduto. E l’ho chiamato. Insomma come dire una telefonata glaciale.
Una telefonata, che se fosse stata fatta al 190 saremmo stati più amici. Ho avuto la vaga impressione che stesse facendo qualcos’altro. E infatti si stava preparando per andare dal suo “fidanzato”. Si proprìo così. Così lo ha definito. Io volevo quasi evirarmi per telefono . Cioè non attraverso il telefono, ma proprio fisicamente parlando. Anzi fisicamente facendolo. Però vabbè. Io ho ovviamente fatto finta di nulla. E così ho aperto il discorso più vago possibile. Ovvero che hai fatto oggi? Ehm… Io: “Sono stato in centro. Si avevo bisogno di fare delle cose. Si. Ah. Domani parto. Vado in provincia di Pisa. Poi a Padova. Poi torno a Roma venerdì”. Tutto detto con molto trasporto da parte mia.
Lui mi ha biascicato in quattro parole la sua giornata, senza troppo emozionarsi. Io ho convenuto con dei emh, ahhhh, si?, senza dargliela troppo vinta. Ho pensato che così andava bene. Ma il clou è arrivato sulla conclusione. Gli ho ricordato che aveva il mio numero di telefono, e che se voleva poteva chiamarmi. Lui mi ha risposto semplicemente che se non mi avesse chiamato lui, bè lo avrei fatto io. Ah ecco, qua. Il signor Bollore se la credeva e anche tanto. Insomma signori ho davanti un vero osso duro. Ma lui ha davanti Annabelle Bronstein. E forse in durezza e cocciutaggine vinco io. Io.
Comunque ci siamo congedati con i nostri impegni futuri. Ovvero lui va su al nord per lavoro, io pure vado a nord, ma torno venerdì a Roma. Lui non tornerà. Forse non prima di settembre. E secondo voi io devo aspettare il settembre prossimo venturo? Ma siamo pazzi? Io sono pur sempre Annabelle Bronstein, e so come muovere le cose a mio favore, facendo credere al signor Bollore che in realtà sia lui a gestire l’affaire. E così sarà. Fino a nuovo ordine saranno ridotti i contatti, di ogni tipo e genere. Soprattutto da parte mia. Ho deciso che se lo richiamerò io lo rifarò a ferragosto, giusto per sapere come lo passerà. Ma questo weekend forse, ho una mezza idea di raggiungerlo a sorpresa. Giusto per non contraddirmi per niente.
Avevo omesso un piccolo particolare. Piccolossimo. Il signor Bollore teoricamente potrebbe leggere questo post. Ma io, me ne sciacquo ovviamente le balle. Ok? Ok? Ehhhhhhhh? Si, ok.

Pubblicato in: bella gente, Drammi, faccialibro, il pisello odoroso, movenze pop, Mr. Music I Like, mucca, no sex in the city

Il dramma è sempre dietro l’angolo







Il venerdì sera era iniziato nel migliore dei modi. Una cena improvvisata, con pizza e patatine, e a sorpresa un maschio a cena. Insomma, tutto sembrava essere iniziato per il migliore dei modi. E infatti dopo aver dato un senso ai miei capelli sempre più simili a quelli di una lesbica, io Guy, la Burina e Ga siamo partiti in direzione Mucca con la BronsteinMobile. Dopo circa tre anni finalmente ho sorvolato sulla regola del non bevo se guido, e con molta parsimonia mi sono concesso solo un bicchiere di vino. Ma ho guidato io. Ed eccoci lì, sfrecciare in giro per la capitale, con le movenze pop a tutto volume, pronti a dimenarci sul dancefloor.


Dancfloor affollatissimo, e caldissimo e soprattutto stracolmo di boni devastanti, che da tempo non avevo la gioia di ammirare. Presi dall’alcool, ok, ho accettato di bere un Negroni soltanto, che si accendeva nelle vene e correva a stimolare la mia libido mi sono subito dimenato con movenze dannatamente pop e coreografie da mettere in imbarazzo Nicole Sherzingersrzengherhganghervalalas delle Pussycat. Eh si. Insomma, una vera e propria Dancin’ Queen. E la pista era davvero nostra. Io, Guy, Burina e Ga eravamo davvero scintillanti. Si, si, si. Ma come si sa, il bono quando arriva ti sorprende, ed io rimasi di nuovo sorpreso.


E’ la prima volta che parlo di lui. Ovvero di Mr. Music I Like. Diciamo che lui è intelligentissimo, simpaticissimo, ha un’ampia cultura musicale (che adoro) ed è anche capace di vestirsi casual senza sembrare un’etero privo di gusto. Il nostro è un rapporto prevalentemente basato sul fatto che lui posta video e io schiaccio “Mi Piace”. Tutto qua. Un classico dell’amore faccialibriano. Ma da faccialibro alla realtà il passo è breve, soprattutto a Roma. Dove tutto è possibile. Appena mi vede, io non sono più solo un avatar, ma divento reale, si avvicina mi saluta con due bacetti sulle guance e rompe il ghiaccio con un come stai?


“Bennnnnnnnnnnnnnnneeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee”. Urlo. Anzi, benissimo ora che mi consideri. Anzi valalalalalalalassss. Decido di essere vago, sorrido e ancheggio mentre la musica si riprende il mio corpo. Passiamo gran parte della serata sul dancefloor a guardarci. Ma senza chissà quale risultato. Ma a me basta. Lui è uno che mi piace davvero, e non posso permettermi di essere stupido, ma ci devo andare piano. Il fatto che poi abbiamo qualcosa come duemila amici in comune nella vita reale, oltre che su faccialibro, di certo non aiuta, per cui cautela e il mio mood. Ma ci concediamo una piccola pausa dal secondo piano, e saliamo al terzo.




Al terzo piano, oltre ad aver nascosto tutta l’aria condizionata del Qube, ci avevano nascosti anche dei manzoni devastanti vestiti da angioletti. E che angioletti. Ci siamo buttati nella mischia alla ricerca dei bonerrimi maschioni che agitano i nostri ormoni, ma non c’era traccia. Arrivava uno dei primi drammi della serata. E come noi tutti sappiamo il dramma è sempre dietro l’angolo. Sempre. Eccolo lì il NonGiò (un giovane diciannovenne bonissimo) con consorte a seguito che se la baciavano, se la spupacchiavano, se la intendevano di ben donde e ci guardavano. E intensamente. Escluso il ménage a sei, in realtà parlavano di noi.


Senza averne l’assoluta certezza abbiamo comunque deciso di evitare problemi e di tornare al secondo dove il mio Mr. Music I Like continuava a dimenarsi. E questa volta si era tolto la maglietta a manica lunga per lasciar posto a una t-shirt. Mamma quanto mi piace. Di lì a poco la musica mi ha rapito. Mi sono lasciato trasportare e me ne sono andato. Il mio ometto era lì che quasi come un sciamano richiamava l’attenzione del dj perché voleva una canzone. E quella canzone, poco dopo, è arrivata, e io ero lì che lo ammiravo e facevo lo stesso invitando il dj a soddisfare la nostra richiesta.




E poco dopo quella canzone è arrivata. Ussignur. Deja-vù! E con il suo arrivo è stata l’apoteosi. Ma oltre a questo, nulla, non c’è stato altro. E a me forse va bene anche così. Poco alla volta mi avvicinerò. Ma in quel momento Ga mi si è avvicinato e ha richiamato al coprifuoco. Accettato l’invito siamo andati via, e abbandonato il mucca con una certa allegria. E mai ultimamente era stato così. C’era un motivo, naturalmente. Il dramma è sempre dietro l’angolo. E il dramma lo abbiamo auto chiaro appena arrivati alla BronsteinMobile. Distrutta, e senza la mia borsa. La mia borsa pazzesca di Fred Perry. E tutta la mia vita all’interno sparita.

Tutto. Documenti. Carte. Chiavi di casa. Macchina digitale. Occhiali da sole. Tutto. Le foto. L’agenda. Le foto mie e dei miei amici. Tutto. Tutto. Preso da un momento di nevrosi acuta e iperdepressiva, mi sono rilassato ed ho trovato il mood giusto per reagire. Siamo andati in ben tre commissariati per fare la denuncia ma due si sono tirati indietro (Portonaccio non era di loro competenza) e il terzo era chiuso, manco fosse il Caf. (Così Ga se la riderà ancora ;)))). Appurato che non c’era davvero più nulla da fare, ho lasciato perdere, e me ne sono andato a letto. Con la convinzione che non te la puoi godere un’attimo, che sbam. Il dramma si ripropone. Ma stavolta reagirò in maniera matura e controllata. Ma il primo parcheggiatore abusivo che mi si avvicina farà una brutta, bruttissima fine. Si si si.





N.b.

Saranno felici i pr del Mucca. L’unica cosa che ho salvato è la mia White Card di Muccassassina. ‘Tacci Vostra.

Pubblicato in: amore, il pisello odoroso, la Polpetta, mood pensieroso, mucca, no sex in the city

Prima o poi mi sparo

Nella vita ci sono momenti in cui bisogna essere se stessi fino in fondo, e prendere le cose di petto. E prendersi le proprie responsabilità. Questo di certo non aiuta. Ma sono stanco di far finta di nulla e soprattutto far finta che qualcuno non mi interessi. E’ da un po’ che evito di parlare della Polpetta, un po’ perché credo che in qualche modo egli sappia chi è Annabelle e che la Polpetta sia il suo nomignolo (e credo anche che non faccia poi così piacere sentirsi chiamare così, ma tant’è), però basta ciarlar nel manico. A me la Polpetta piace, ed è sempre stata nella mia testolina. Questo non vuol dire però che io non abbia amor proprio oppure rispetto di me stesso. Anzi. Sono palesemente d’accordo che non mi caga, che non lo ha mai fatto, e che credo non lo farà mai. Ora più che mai.

Ma quello che mi chiedo è per quale motivo non si sforza neanche a dire ciao? Andiamo un ciao e sempre e solo un ciao. Un ciao sta solo per ciao. E basta. Nei giorni scorsi, complice il weekend lungo sono incappato diverse volte nella Polpetta, e in tutte le occasioni non mi ha degnato di uno sguardo. Ok. Non ci sto. Eravamo rimasti in rapporti civili, mi sembra di ricordare, anche se non ci giurerei o per lo meno all’apparenza. Ma le cose che contano sono altre, mio malgrado, però sono sinceramente convinto che un saluto non comporti tutto sto sforzo. Oppure no? Guy e Ciù Ciù me ne hanno dette comunque di ogni, ma lunedì sera, dopo un mucca improvvisato e quintalate di alcool, io ho finalmente fatto un passo per me molto sincero.

Gli ho mandato un sms, a fine serata, molto chiaro dove l’ho mandato semplicemente a fare in culo. Basta. Stop. E lo anche firmato, a riprova del fatto che è arrivata l’ora di prendersi le proprie responsabilità. E la mia psicologa è stata abbastanza chiara. Non sono più nell’età di dover fantasticare sulle cose e sulle persone. Voglio fare una cosa? Devo farla. E’ il momento di agire e prendersi tutto quello che ne viene dopo. E affrontarle le situazioni. E figurati se mi sono lasciato sfuggire l’occasione. Mi sono innervosito. Mi ha sbattutto le corna diverse volte, e in nessuna delle occasioni si è sprecato a fare un cenno, un movimento, a muovere un occhio. Nulla di tutto ciò. Non ci ho visto proprio più.

Ovviamente la risposta non è stata idilliaca, anzi. “Scusa? Chi saresti?”. Vabbè secondo me lo ha scritto solo per darsi un tono, ma io non mi sono di certo arreso, anzi. Ho rincarato la dose dandogli del patetico e rimandandolo sonoramente a fanculo di nuovo. Adoro la modalità intuitivo dell’Iphone, ti permette di riscrivere in un batter d’occhio. La sua risposta, dopo un momento di incertezza, stava realizzando chi fossi, è stata fredda e precisa.

SPARATI

Dolore. Orgoglio ferito. E improvvisa voglia di cioccolata. Ma grazie al cielo che Ciù Ciù, molto meno sgrammaticato di me, e Guy, molto più cinico del mondo intero, mi hanno aiutato a creare una risposta verosimilmente giusta per quella situazione. Ve la risparmio, perché tanto non ho avuto risposta. Il punto è un altro. Doveva davvero finire in questa maniera. E poi che cosa doveva finire? Mi interrogo in maniera più precisa su questo aspetto. Tutto quello che mi viene in mente non è una risposta che abbia un fondamento. Tutto quello che mi viene in mente è di poco conto ed effettivamente tutto il peggio di me, in quasi due anni è uscito fuori, poco alla volta. E sapete cosa mi rode? Mi rode che comunque lui mi consideri unditoinculo.

Sicuramente me lo merito. Ci mancherebbe, ma mi rode perché io non sono così. Con tutti quelli con cui ho avuto una situazione simile, in qualche modo è rimasto del rispetto. Un saluto. A volte anche una cena insieme. Non pretendo nulla da lui perché vabbè, oramai mi sono dato fuoco con il mio accendino, ma come mai sono arrivato a questo punto. Come si è tatuata Rihanna nessuna sconfitta, solo lezioni. Ma la lezione in questo caso quale sarebbe? Che sono uno stalker, squilibrato e fuori luogo? Bè può essere. Ma io almeno mi sono tolto lo sfizio di fare delle cose per cambiare la situazione. Anche se ecco, mi viene spontaneo essere coerente fino alla fine e dire con chiarezza che forse è il caso di fare cambio.

Insomma non mi sembra di non avere nulla da offrire a un altro essere umano. Sono sicuro di me, e di quello che sono, lo sono un po’ meno nei rapporti, visto che non sono navigatissimo, ma di certo sono portato a scusarmi se sbaglio, e io ho già dato da questo punto di vista. Questo vaffanculo lo avevo soffocato in gola da gennaio 2008, e mi ero ripromesso di tenermelo per me. Ma non potevo e non volevo più. Insomma, avrò tremila difetti, ma non è che devo pregare un cazzo di nessuno. Per cui basta. Basta alla guerra fredda. Basta alle pippe mentali. Basta a tutte le tattiche e strategie che questo mio piccolo cervello a volte mi ingabbia. Basta. T’ho mandato a fanculo e mi è andata male. La guerra è ufficialmente finita, anche se a mio avviso abbiamo perso entrambi.

Adesso farò finta di nulla, come se nulla fosse successo e soprattutto, ci metto su una piccola parola di quattro lettere che però ha un significato pesantissimo. Il passo obbligato, è stato però mettere nero su bianco quanto successo. Così se domani mi riprende l’ango-nostalgia-depressivo-maniaco-compulsiva saprò come ritornare in me. Ed ora mangio cioccolato, pulisco e metto in ordine casa. Così non ci penso. E chi vivrà vedrà. Fine.

E comunque no. Non mi sparo. Non ancora.

Pubblicato in: bella gente, il pisello odoroso, movenze pop, mucca, pessime figure, pomicio party

L’inusuale Mucca di sabato sera.

Nella mia vita ci sono alcuni punti fermi. Fino a ieri sera. Infatti il solito Mucca è andato in scena di sabato sera per una causa più che valida, ovvero Halloween. E io che sono oggettivamente un mostro per almeno 265 giorni all’anno, per la prima volta ho ceduto alla magia del travestimento. E proprio con questo spirito io e Guy ci siamo messi alla ricerca di sangue finto e trucchi mostruosi per l’occasione. Abbiamo deciso di partire dal cult, ovvero andare da Profondo Rosso, in Via dei Gracchi. Ma ovviamente non eravamo stati gli unici ad avere questa fantastica idea. No. Già sul marciapiedi ci siamo resi conto che non era fattibile poiché altre 27 persone minimo avevano avuto la nostra stessa idea ed erano tutte lì diligentemente in fila. Mah.

Così ho avuto una folgorazione: proprio in una traversa di Cola di Rienzo ricordavo esistere un negozio di articoli per feste, che l’unica volta che volevo andarci era irrimediabilmente chiuso. Ma ieri no. Era aperto, e pieno zeppo di gente, e ovviamente non avevano più sangue finto. Che però ho sostituito con colorante al lampone per dolci. E giusto perché AMO il lampone. E anche Guy ha trovato il suo trucco per la serata. Noi tra l’altro, eravamo incaricati di mandare il messaggio per metterci in lista per la serata. Così reperiti i contatti mi sono messo al lavoro immediatamente. Chiamo il primo numero e lo squillo è ovviamente a vuoto. Preso dai nervi chiamo il secondo. E risponde Ciro. Unica informazione a me conosciuta.

Comincio una serie di mega figure di merde telefoniche che penso mai nessuno abbia mai fatto con una sola telefonata. Prima di tutto esordisco dicendo “Ciao, volevo chiedere se era possibile essere messo in lista con i miei amici per la serata di questa sera di capodanno…”. Ma cosa cazzo dico? Ciro, ovviamente, dalla chiara provenienza partenopea si mette a ridere. E come minimo, io mi sarei chiuso il telefono in faccia da solo. Vabbè. Decido di stare molto più attento a quello che dico. Ma Ciro a questo punto esprime le sue perplessità sul mio orientamento sessuale: “Ma voi siete gay, lesbiche, etero oppure trans?”. “Guarda siamo tutti gay, e poi ci sono due nostre amiche etero che vengono con noi, ma sono molto friendly!”.

Ma nonostante le mie delucidazioni lui si sente comunque in dovere di sottolineare “Ah, e tu sei una di loro?”. Ovvio che no. Ovvio che io sono un ragazzo gay, che ha il pallino di farsi chiamare Annabelle Bronstein ma che ha una voce, che almeno per telefono, viene puntualmente scambiata per quella di una ragazza. E così, rispondo “No guarda, io sono un ragazzOOOO, GAY, anche se mi rendo conto che via telefono posso sembrare una ragazzina. Comunque fidati, sono proprio frocio!!!AUHAUHAUUAUHUHAUHAUH”. E che ridere. Comunque lui ha fretta, e i vigili lo hanno quasi sgamato che sta guidando mentre è al telefono, per cui per evitargli grane taglio e anche lui mi taglia dicendomi di inviargli un sms con tutti i nomi da mettere in lista.

Ah bè, e io che credevo che bastasse un nome più il numero. Troppo semplice. E infatti, comincio a fare la lista nomi e cognomi. Ovviamente per queste occasioni io uso sempre un nome d’arte, che non è Annabelle Bronstein. Ovvio che no. E’ un nome che utilizzo per prenotare i tavoli nei ristoranti, le stanze negli alberghi e le liste in discoteca. Metti caso che all’ultimo succede un dramma e non puoi più andare ti riesci sempre a parare il culo. Ovviamente per dare un senso alla nostra lista convengo con Guy che è il caso di metterci dentro anche il nome di un vip. Certo basterebbero già solo i presenti, visto che parliamo di me ma anche di Popslut. Ma come è noto, io devo esagerare. Per cui includo giustappunto Filippo Timi, che a breve sarà il mio fidanzato.

Anche se lui questo lo ignora ancora. L’appuntamento è direttamente davanti al Mucca, dove al nostro arrivo troviamo già Ga, Sara, l’infermiere veterinario e Popslut. Ci mettiamo in fila mentre la temperatura polare artica ci gela in maniera devastante, e ci rendiamo conto che la fila liste è di un affollato inverosimile, mentre le tessere sono vuote. Quando arriviamo al door selector tutto ci è chiaro. In realtà davanti a noi ce un vero e proprio idiota. Io odio la categoria door selector. Si credono questa ceppa leppa solo perché sono lì, e il loro mestiere è semplicemente quello di sottolineare un nome dalla lista e metterti un fottuto timbro sulla mano. Voglio dire anche Laura Scimone sarebbe capace di farlo in meno di 10 secondi.

Ma lui no. Lui non ha capito il nome. Per cui glielo devo ripetere per ben tre volte di seguito. Una volta trovato il mio nome, esita e si mette a chiacchierare con il suo collega delle tessere. Poi, immancabilmente, deve fare il provolo con due che sono più femmine di me e mia madre insieme e più checche di lui e tutta la sala pop del piano di sopra. E io sono ancora lì in attesa che mi venga detto cosa stracazzo devo fare della mia esistenza. Allora, morto di freddo e pronto a mandarlo a fare in culo in diretta decido che ne ho abbastanza e faccio un passo avanti andandomi a prendere quello che mi spetta, ovvero circa un milione di movenzedannatamentepop. Ma lui rinsavisce, torna in se stesso e mi blocca, “Ma scusa, dove vai? Aspetta qui”.

Decido di restare calmo, in fondo già l’anno scorso hanno tentato di buttarci fuori. E faccio spallucce. Finalmente dopo che è stato 87 minuti a fare la checca il tipo si riprende e fa passare Ga, ci mette il timbro e ci apre il passaggio, anche se io gli sottolineo che ne siamo dieci e lui finalmente si rende conto che è ora di guadagnarsele quelle 30 euro. Sempre se gliele danno. Ma io sono già altrove. Pago la mia entrata e una marea di note musicali, movenze e sorrisi si impadronisce del mio essere. Sono tutto in un secondo un vampiro, dall’aspetto e le movenze dannatamente pop ed ho voglia di prender parte ad un pomicio party. Giusto il tempo di consegnare le giacche e di prendere un drink. E siamo già al secondo piano a sculettare e a far lezioni.

Le tracce scelte sono una meglio di un’altra, le movenze sono dannatamente pop e anche i tipi che ci circondano sono mostruosamente scopabili. L’alcool mi entra in circolo e la mia micro vescica da 33 cl si riempie in un batter d’occhio, al punto che non resisto e devo andare al bagno. Bagno che essendo l’anticamera della darkroom ne ha preso i connotati ancora di più. E’ tutto fottutamente buoi, e per pisciare devo farmi luce con il cellulare. Che palle. Ma il dramma è sempre dietro l’angolo, e io lo avevo rimosso per colpa di quell’alcool che mi riempiva la piccola circolazione. Ovviamente, mi imbatto in un mio contatto messenger. Lui è il giornalista, ha la mia stessa età, e devo ammettere che vagamente mi ricorda la Polpetta.

Ha la panzetta, gli occhiali e uno spiccato senso dell’umorismo. Che forse mi affascina più di ogni altra cosa. Io faccio finta di nulla. Auspico nella forza del mio make-up, ma è tutto inutile, lui mi riconosce e mi accalappia immediatamente. “Finalmente ci si vede, sono mesi che fai il fuggiasco su Msn, ora siamo qui uno di fronte all’altro!”. Sbaglio o tutto ciò mi suona di minaccia? Il giornalista però ignora chi io sia. Io sono Annabelle Bronstein, ma prima ancora sono un vampiro e un ragazzo dannatamente pop. Decido di essere acidulo e anche saccente, se lo merita. “Bè. Ti ho invitato almeno tre volte, ma tu avevi sempre una scusa per evitare di vederci. Scusa ma poi la palla passa a te. Io aspetto e ti sto ad aspettare che tu faccia qualcosa…Erro?”. Tiè. Beccati questa.

Lui non sembra essere toccato dalla mia affermazione. Anzi, rilancia. “Dai stasera allora vieni a dormire da me, sto qui vicino, stiamo insieme tutta la notte e domani te ne torni a casa!”. Eh chi diavolo sono io, il primo che te lo dà così? Mi spiace tesoro, ma per quel che mi riguarda oramai bisogna meritarselo. Declino con rigore l’invito, e sorrido. Sono pur sempre un mostro, ma con il giusto brio e la giusta ironia. Lui se ne dispiace, ma neanche tanto. Al punto che si sente autorizzato da dare quel famoso pomicio party a cui volevo autoinvitarmi e mi ficca la lingua in gola. Bravo. Più due punti. Quello che volevo. Lo scopro un ottimo baciatore dall’alito più che profumato. Queste due caratteristiche mi conquistano e jè do de pomicio.

Dopo quasi venti minuti di questa festa privata, mi rendo conto che è il caso di darci un taglio, la carne oltre che tanta è debole, e io potrei approfittare di qualche pertugio buoi e intimo per farne di bendonde peggio. Ma non è questo il momento giusto. Tra l’altro la sua erezione negli slip è invadente e sempre più provocante. Ma io, non so come, trovo le forze di dare un freno a quella lingua che la sa davvero lunga. Invento di aver ricevuto un sms e che devo assolutamente raggiungere gli altri. Lui se ne dispiace, veramente, ma ha avuto quel che voleva. E anche io. Ci salutiamo e concludiamo con un “vediamoci in settimana”. Io annuisco, anche se non so davvero se in realtà sarà così.

Raggiungo gli altri, e il mio drink quasi finito viene rinforzato da vodka. Il mio amico Pop ha una fiaschetta piena zeppa di un intruglio fatato, e io ne faccio volentieri una sorsata. Da lì in poi i ricordi sono vaghi. Mi ricordo di pagliacci, vampiri, uomini lupo e molte lesbiche. So soltanto che dal centro pista siamo finito vicino la consolle intorno a un palo da lap che abbiamo rotto dal soffitto. Ci siamo soltanto saliti in quattro su ad ancheggiare come sedicenni bionde e ubriache. Decidiamo che alle 4.30 è ora di archiviare la serata con un 7+, di prendere ciò che rimane di noi stessi e tornarcene a casa. E così, dopo movenze dannatamente pop, vodka lexotan e baci a fiumi siamo finalmente soddisfatti di una serata. Perfetto direi.

Pubblicato in: il pisello odoroso, la Polpetta, mood positivo, movenze pop, mucca, no sex in the city, pessime figure

Addio Mucca! Addio Annabelle!

Ci viene sempre chiesto di essere al meglio. Di essere al top. Venerdì però avevo una strana euforia che mi attraversava le vene. Avevo una strana voglia di movenze pop. Di essere il top. Di divertermi. Ci siamo visti a casa di The Rock e con me la Du Barry e anche Multiples Bubbles. Appena arrivati a Mucca ci siamo resi conto del delirio assoluto che regnava. Una fila oceanica. Gente ovunque. Ma Annabelle Bronstein ha sempre un gancio, e il mio gancio era lì alla selezione per la fila etero. Io mi sono avvicinato, ho fatto un cenno, e in meno di 4 secondi abbiamo scavalcato tutti ed eravamo dentro. Era tutto secondo i piani, quando messomi in fila per pagare mi sono reso conto che ero in fila da un’inaspettato cassiere. La Polpetta. Senza parole. Ho cercato ovvviamente di fare il vago, ma quando toccava me ho tradito un semplice sorriso. Lui mi ha fatto l’occhiolino. Oramai fa solo quello. Io non avevo spiccioli ed ho pagato con la 50. Li ho letto il panico negli occhi. Ha accuratamente controllato la banconota. Vabbè. Manco fossi Eva Kent. Volevo quasi quasi dirgli che i miei soldi erano veri. Poi finalmente dopo circa 77 minuti di attesa mentre elaborava il resto ha finalmente poggiato la entry e i soldi. Ovviamente ha anche controllato se fossi timbro-munito. Vabbè tutte cose che sinceramente si poteva risparmiare. Ma non volevo assolutamente prendermela. Non volevo già farmi rovinare la serata. Era già tanto che mi aveva salutato ho pensato, visto tutto quello che è successo. Così ok, ho salutato e mi sono avviato verso l’entrata. E mi sono meritato anche un secondo accorato occhiolino. Vabbè vedi tu. Comunque il Mucca era pieno all’inverosimile. C’era persino gente appesa sul soffitto che se la ballava. E c’era di tutto. Belli, brutti, muscolosi, smilzi, ragazzi pop, ragazzi rock, chic e anche un pò trash. Le solite baraccone con filo di perle e le solite coglione. Le coglione sono una nuova generazione che in questa stagione di Mucca ha fatto la prima comparsa e che ovviamente non potevano mancare alla chiusura. Le coglione sono quelle stronze che si mettono tra te e il mondo solo ed esclusivamente per darti fastidio. Lo fanno mentre balli. Si mettono tra te e quello che stai cercando di puntare da ore. Lo fanno mentre fai la fila al bar, si intromettono a casa nella fila che stai facendo da tipo un ora, e sgomitano. Ste stronze. E non si fanno problemi neanche se le guardi con lo sguardo assassino. Il mio tipico sguardo mortale che utilizzo nei momenti più rissosi. Comunque grazie al cielo che non tutti i barman dormono, e il mio preferito di Mucca ha capito che la cogliona di turno ne avrebbe avuto di bendonde se solo mi avrebbe scavalcato, per cui mi ha servito. Immediatamente nelle mie vene oltre alla voglia di movenze pop, è arrivato l’alcol. Milioni di particelle di alcool si sono legate alla parte più viscosa del mio sangue cominciando a shekerare tutto. La testa. Il mio corpo. Le mie mani. Il mio culo. Così mi sono ritrovato sul dancefloor a soddisfare tutti i presenti con le mie coreografie dannatamentepop e altamenteacrobatiche che hanno destabilizzato i presenti. Con la Du Barry al seguito e con Katy Perry in sottofondo ne abbiam fatte di bendonde. Ma i miei ormoni non erano in vacanza. Tutto il contrario. Sarà stato il farlocchissimo impianto climatizzatore del secondo piano, ma io ero già sudato da fare schifo. Troppo. E chiunque mi si avvicinasse era motivo d’erezione. E fu proprio questo ragazzone alto, pelato, leggermente barbuto che mi guardava interessato a scatenare quell’erezione. Io non ho aspettato. Ho visto che mi guardava ma non mi accontentavo. Io volevo di più di un suo timido sguardo. E infatti avvicinatomi, con il mio intenso sguardo “abrevesaraimioenontenepentirai” ho agito e gli ho messo la lingua in bocca. Mai mossa fu più azzecata. Di lì a poco ci saremmo spostati ai riservatissimi divanetti del piano terra tra il totale delirio. E ne avremmo fatte di bendonde. A vrei scoperto anche che il tipo è un imprenditore ristoratore dell’Eur. Bene per la prima volta non si tratta del solito sfigato. Al termine del pomicioparty però mi sono ripreso dal mio momento ubriachezza e ho ritrovato la Du Barry. Il tipo mi dice che deve ritrovare gli amici e mi da appuntamento lì dopo dieci minuti. Io mi rimetto a ballare, e soprattutto a fare quello che mi riesce meglio. Ovvero una marea di figure di merda. A gratis ovviamente. Distruggo la spilla ad un amico, spilla che è costata tempo nella sua preparazione dell’outfit per la serata. Poi becco uno degli Irragiungibili. E lo circuisco chiedendogli spiegazioni su dei messaggi che mesi e mesi prima mi ha mandato. Lui ovviamente tergiversa. Nega. Caccio il telefono, carta canta, verba volant. Glieli mostro. Lui sorride. Dice che scherzava, che io ho frainteso. Lo sbatto contro il plexyglass del piano terra e gli chiedo di più. Lui ride. Ma che cazzarola ti ridi? Ma che cè da ridere? Io rimango interdetto tra me e me, e decido che è arrivato il momento di ignorarlo. Di lasciarlo lì. Con il mio Io totalmente intrappolato in quello che gli altri possano pensare di me. Ovvero che io sia un rincoglionito. Uno stupido. Uno che non capisce che era gioco di un bluff. Gioco di un piacere che si chiama seplicemente GIOCARE CON GLI ALTRI. Anzi l’Irraggiungibile mi ha anche detto con un sorrisetto malefico che era impossibile che io avessi capito che lui ci stava provando. Sarà. E’ probabile che io abbia potuto capire male. Ma sta di fatto che lui ci stava provando. E anche abbastanza pesantemente. Ma io lo cancello. Lo lascio lì in quell’angolo di Mucca semi buio, semi ubriaco e semi solo. Così come si merita. E lo cancello. Lascio in promemoria la vendetta, che è un piatto che va servito freddo, e quando sarà ne avrà di bendonde. Anche lui. Ritorno dalla Du Barry e ci scateniamo nelle ultime danze che si contraddistinguono per il trash e il pop assoluto. E io ci sono stato. Perchè adoro. Ma quando meno me lo aspettavo il mio imprenditore-ristorato dell’Eur riappare e mi saluta. Io lo saluto, scambiamo il numero ma il suo comincia con +44. Mmmmmmmmmmmm. Ma che cazzo di numero è? Tra il sudore, l’alcool e le movenze pop rifletto e ricordo che +44 è il prefisso di Londra. Lo guardo e gli chiedo spiegazioni. Lui mi guarda e dice che tra due ora ha un aereo per Londra, perchè è lì che vive, è li che possiede il suo ristorante. Rimango sorpreso e stupito. E stupido come al solito. Ma che senso ha? Ma è mai possibile che cose del genere possano accadere solo ed esclusivamente a me. Questo è stato tutta la sera a fare il piccipiccibaubau della situazione e invece è l’ennesima mega sola devastante. E non è che abita all’Eur…magari è di origine dell’Eur. Lui vive a Londra. Giusto 1834 km. Ecco qua. E io mi lamentavo del mio ultimo trombamico che stava a Colli Albani. Cerco di ignorarlo. Lo saluto e gli auguro un buon viaggio. Lui pare aver capito e sorride. Mi chiedo ancora cosa ci sia da ridere. Tutti che se la ridono. E poi finalmente me ne vò. E questa volta saluto il Mucca ufficialmente, visto che la prossima volta sarà il prossimo inverno, per ricomciare tutto di nuovo, da capo, ancora una volta. E saluto anche Annabelle Bronstein. Per un pò impegnatissima in viaggi fuori Roma e all’estero il mio alter-ego se ne va. Tranquilli però, che ritorna. E quando tornerà ne avrà ancora di bendonde da dire e fare. Tutto ovviamente scritto per bene. O per quanto gli è possibile. E questo più che un appuntamento mi suona proprio di minaccia. Ma Annabelle è così, arriva, disfa e scompare. Per poi tornare, più pop che mai.
Pubblicato in: Coming Out, il pisello odoroso, mood pensieroso, mood positivo, mucca, pessime figure, SMO, Tatto-Hearted Boy

Una banana antistress, un prete convertito e una sola devastante.

La malsana idea di aprire un blog mi è venuta un giorno in cui non avevo granchè da fare. In cui spezzavo matite dalla dubbia qualità, e per noia giocavo a Sex And The City tra me e me. Ovvero a fare la scrittrice di moda. Lo so. E’ difficile ammetterlo. Ma è così. Quando poi ti viene regalata una BANANA ANTISTRESS. Bè cos’altro cè bisogno di aggiungere? Nulla penso io. E invece. Quanto meno pensi che la fine abbia un peggio, quanto quella ti aspetta dietro l’angolo. E quando gira l’angolo sbagliato, capisci che è davvero finita. A me poi la gola si stringe e mi riempio di lentiggini. Chiedendomi assiduamente. Ma stecazzodilentigginidadoveccazzosbucano???Non lo so. Anche se un infettivologo, circa un anno fa quando ho rischiato di morire per ben due volte per reazioni allergiche a qualcosa di sconosciuto mi ha detto: “Quelle lentiggini non sono lentiggini. Sono petecchie di sangue coagulato che provengono da vasi superficiali e minuscoli sottocute. E lo scoppio è dovuto allo stress”. Per ciò si torna alla banana di cui sopra. Ma vabbè io ho un criceto di nome Aladino che gira nella ruota nella mia testa, per cui tutto torna. Ed oggi è tornato Guy da Londra. E sono tornate anche le mie SMO a tutta birra. Così dopo aver passato quasi l’intera giornata davanti il pc a chatteggiare con il mio sogno lucido compulso ossessivo, ovvero il Tatto-Hearted Boy, e ad affrettarmi a dirgli che sarei stato di Coming Out stasera, la Du Barry distrutta da una giornata cominciata all’alba mi ha riportato alla realtà e mi ha portato a dimenare i nostri fianchi in centro. E io non mi sono sottratto. Eccitato all’idea che stasera avrei rivisto il Tatto-Hearted Boy. Così ce ne siamo belli che andati in centro, anche se le mie SMO, con nuove manie da stolker provetto non mi hanno assolutamente risparmiato, neanche lì. Entrato alla Mondadori Multicenter (che poi, checazzo di nome è Multicenter, bò non lo capisco proprio), ed essendomi rotto dopo 6 secondi netti, un pò perchè volevo comprare Il Professor Layton e il villaggio dei Misteri per Ds ma non avevo i soldi, e un pò perchè faceva un caldo devastante, ho abbandonato la Du Barry nel reparto film francesi e sono uscito. E sono andato al Palazzetto Fendi a vedere se per assurdo l’orcomaleFICO era lì. Ovviamente. No. Ovviamente il palazzo era chiuso. Ovviamente mi sono innervosito per senza motivo. Così senza farmi accorgere sono tornato indietro. Recapuerata la Du Barry siamo tornati a cena da me, per poi raggiungere gli altri a Piramide. Ma giusto il tempo di salire e salutare perchè siamo andati dritti dritti da Guy appena tornato da Londra. Cazzeggiato anche lì da lui, e prelevato contro la sua volontà siamo partiti alla volta del Coming Out. Ovviamente il Tatto-Hearted Boy non c’era. Prima botta sui denti e anche bella forte. Io che sapevo che ci sarebbe stato, ero lì che riflettevo e mi chiedevo dove cazzarola potesse essere. E invece no. Ho pensato, magari sta in giro per la zona. Voglio dire, abita qui dietro. No. Nulla. Così quasi preso da un attacco di nervi che ho sfogato tutto con la Du Barry, ho deciso che era tempo di sedersi. E stare a guardare. Ma ovviamente il dramma doveva giustamente compiersi dinanzi a noi. Adoro dire dinanzi. Ovvero Mr. Big che se la intendeva con uno notevolmente più brutto di me. GRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR. E qui, arriva lo sbrocco. Totale. Ma come si può? Allora. Te la vuoi fare con un migliore di me. Ci sto. Ma uno più brutto no. Non lo accetto. Andiamo io non sarò Brad Pitt, ma non sono neanche così brutto da non essere considerato. Poi se tu mi dici a me che non posso essere il tuo tipo, come fa ad esserlo uno interessante quanto uno sciacquone delle stazione Termini? Perchè devo essere cattivo? GRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR Checazzodinervoso. E mentre ero lì, che imprecavo in tutte le lingue da me conosciute, tra cui una buona dose di soli ringraziamenti in finlandese, la punizione divina si è palesata. Ovvero questo ragazzo, con una gaymap di Roma (che io vorrei sapere dove cazzarola l’ha presa, visto che io che ci vivo e che sono una cogliona impertinente, non so minimamente dove si prenda, LA MAPPA… cmq), mi si avvicina per chiedermi il locale giusto. Poi si siede, mi dice che sono carino e mi offre una sigaretta e mi struscia la mano sulle gambe e comincia a narrarmi in un’inglese biascicato che: è svedese, gli svedesi hanno un pocheto la puzza sotto il naso, per questo lui preferisce gli svedesi, gli svedesi secondo lui sono molto simpatici,anche se lui preferisce gli italiani, e mi sorride con fare ammicante, è a Roma per visitare il Vaticano (???) visto che lui era un prete protestante (lui: hai presente i preti protestanti))), e io: ohhhhhhhh certooooo io divido casa con un prete protestanteeeee) che ha scoperto il cattolicesimo se nè innamorato e convertito, per cui voleva visitare tutti i luoghi sacri e capire di più, visto che insegna teologia, e il teologo non serve per diventare prete, bensì per insegnare nelle scuole religiose, e poi sai dovè un locale carino per venerdì sera, ah si il MUCCASSASSINA, carino, come chiamo il taxi, okeeeeiiii grazie, e la metro, ah va bene, sai dirmi in quale sauna carina posso andare ora????? O_O Dopo tutto questo inutile spreco di energie, mi chiedo: MACHECOSACAZZOMENEFREGA,ESOPRATTUTTOCOSACAZZOVUOIDAMECAZZO?????

No vabbè. Mr. Big che se la flirta là, il Tatto-Hearted Boy oramai al settimo sonno, ci mancava ovviamente un prete protestante convertito? Indeciso se cospargermi di pane secco e miele e fammi divorare vivo dai piccioni e i gabbiani di Roma, o semplicemente buttarmi nelle rovine romane, decido che è ora di darsi all’abbuffo. E quindi affanculo tutti noi ci alziamo di lì e ce ne andiamo dal magrebino di Via Labicana, a mangiarne di ogni come tre bulimiche fuorimoda. Finito il trasporto per l’adipe e lo strutto gratis che abbiamo ingerito a quintalate assiame ai cornetti ci salutiamo e ce ne torniamo nelle nostre fottute case. E mi ritrovo a pensare. Questa notte metterò a frutto il mio nuovo regalo, che si è un antistress, ma rimane è sarà per sempre una banana. E non devo aggiungere altro, no?
Pubblicato in: faccialibro, il pisello odoroso, movenze pop, mucca, no sex in the city

Più che mucca, l’orsassassina

Ci hanno detto che eravamo in lista. A noi non interessava altro. Non abbiamo chiesto altro. Non abbiamo voluto sapere niente. E forse avremmo dovuto osare chiedere. La Du Barry, Guy ed io, eravamo in grande spolvero. Noi come non mai, eravamo anche di privè. La serata è stata fin dal principio piena di sorprese. Sin dalla cassa mi sono dovuto quasi prendere una paralisi, vedendo la Polpetta che faceva di conto. Ma? Ovviamente io non ne ho approfittato. E’ noto che Annabelle Bronstein, ancor prima di essere Annabelle Bronstein è una cecata assoluta. Per cui mi sono reso conto era lì quando avevo già bello che pagato. Comunque, raggiunto il secondo piano per lasciare il nostro giubetto, (adoro la parola giubetto), invece che il solito secondo piano, ci siamo trovati davanti una marea, ma che dico marea, uno tsunami di bears. Bear con gli elmetti, bear con i calzoncini, bear mezzi nudi e bear barbuti. Insomma fin troppi bear. E la musica. La musica non era la solita musica POP. No. Ma noi non ci siamo di certo abbattutti. Raggiunto il terzo piano ci siamo lanciati nella mischia e poi nel privè. Il privè ribattezzato Bonus Land ovvero la terra prelibata e inaspettata dei ragazzi dall’aspetto libidinoso, che sono andati immediatamente a nozze con la nostro libidinosa voglia di relazionarci. Peccato però che erano tutti ubriachi già. Tutti. E noi non ancora. E così abbiamo ceduto all’alcool, al prosecco, all’invisibile alla fragola. E solo dopo abbiamo ceduto all’invitante tunze-tunze del dancefloor. Io mi sono messo direttamente in piccionaia, alla destra del palco del privè, su una mezza specie di cubo, ero lì che me la ballavo. Ma ancor prima di essere una mannequin dei dancefloor sono anche una vedetta lombarda, la migliore azzarderei. E proprio mentre mi scatenavo con un ventaglio dal dubbio gusto di gaydar la mia Polpetta erà lì. E non era solo. Era con il Bigeater. Il Bigeater è uno che io vedo spesso in giro. Dall’aria anche simpatica. Ma non so chi sia. Ma Annabelle Bronstein è una che la sa lunga. E così più lo vedevo e più una vocina nella testa mi diceva che in qualche modo io sapevo chi era. Dovevo solo ricordarmelo. Comunque mentre questo atroce dubbio mi faceva sanguinare le gengive, io Guy e la Du Barry abbiamo deciso di scendere ai piani bassi. Mentre percorravamo il privè però ci siamo trovati letteralmente scaraventati in una rissa. Eh no, nessuno che si tirava i capelli. Una rissa in grande stile, con insulti e botte vere. Una rissa che non ci saremmo mai aspettati e che soprattutto ha travolto la Du Barry lasciandole adosso i segni. Ci mancava solo che ci malmenavano in una discoteca gay. Vedi te. E poi dico, ci sono due buttafuori che ti controllano se hai il braccialetto al polso, e neanche uno sopra che veda che sia tutto ok. Certo, non si aspettano che in una discoteca gay si possa fare a botte, ma sinceramente adesso mi hanno fatto venire anche il panico da rissa. Non la voglio avere pure sta fissa. Comunque dopo esserci ripresi un attimo, e aver medicato la nefasta Du Barry sanguinante ci siamo rimessi ad ancheggiare su quel maledetto dancefloor. E così tra un avvocato con la passione per il tacco a spillo, un più o meno noto Rocco del Grande Fratello 1, e diversi passati flirt, mi sono posto la domanda della serata, ovvero ma perchè anche i cessi più orrendi sono lì che si danno un tono pomiciando con un essere accettabile e a noi niente? Ma il regolamento lo ha stilato qualcuno? Siamo pur sempre dei ragazzi carini, intriganti, con una cazzo di posizione (e non è quella a 90° come tutti state pensando ridendo sotto i baffi, no). Comunque stanco di quel pomicio party al quale io non ero stato invitato, e indeciso se andare al secondo piano tra i bears a ballare solo per sentirmi il più magro, sono corso in bagno a darmi una rinfrescata al viso, per vedere se ero in un’incubo oppure no. E in bagno ho beccato Insy Loan e il suo stranoto orologio bianco. E sono rimasto piacevolmente sorpreso. Perchè Insy Loan, ha un fisico pazzesco, una tartaruga al posto dell’addome, e se solo avessi potuto credo che sarei riuscito a contargli ogni singolo muscolo. Poi vabbè è celebre quanto basta per farmelo piacere di più, e lui si è definito come la più checca di Roma sul suo libro, ma sinceramente non mi ha dato proprio questa impressione, anzi tutto il contrario. Comunque non sto a leccà il culo, sto solo a constatare quello che ho visto. Poi il suo orologio bianco….Vabbè, tornato alla realtà con una sana voglia di ficcare la mia lingua nella bocca di chiunque, il cellulare mi ha riportato sulla terra. Erano le 5. E io dovevo fuggire. Salutata la Du Barry, e fumata una sigaretta con The Rock e Multiplesbubbles io e Guy siamo fuggiti verso Termini. Ma il dramma l’ho concluso alle 6, quando mi sono lasciato sfuggire una telefonata che non avrei dovuto fare. E quando ho collegato finalmente chi cazzo è in realtà the Bigeater. Ovvero uno che c’ho amico su faccialibro. Ecco chi cazzarola era. Ma vabbè. Senza parole. Così rincasato, docciato, caffèttato, mi sono vestito e sono corso al lavoro. Si perchè sabato mattina alle 6:30 dovevo andare a lavore. E penso che sia sostanzialmente inutile aggiungere altro.
Pubblicato in: il pisello odoroso, mood pensieroso, movenze pop, mucca

Muuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!!

Il venerdì, mi spiace proprio per voi, ma è Mucca. Lo so, sarò scontato, sarò ripetitivo, sarò una cogliona, sarò quello che vi pare. Ma prima di tutto sono Annabelle Bronstein. E Annabelle Bronstein adora Muccassassina. Anche perchè sa che incontrerà la Polpetta. E anche stavolta è stato così. Beccato sul dancefloor del secondo piano: il caso ha voluto che fossimo culo a culo a ballarcela. Io avrei voluto voltarmi, abbracciarlo, baciarlo e dirgli quanto mi piace. Invece nulla. Non l’ho fatto. Io e la Du Barry però ci siamo davvero scatenati. Siamo diventate le regine del dancefloor. Senza dubbio alcuno. E ieri sera Mucca era pieno zeppo di boni. Ma davvero pieno. Io ero quasi senza parole, credetemi. Ovunque ti giravi c’era un’esplosione ormonale di toroni palestrati e seminudi. Ma il mio sguardo era tutto per lui. La mia Polpetta. Mi ha sorriso. Mi ha salutato. Anche lui ha dato il suo contributo alla serata dimenandosi alla grande. A un certo punto si è girato verso di me, ha sorriso intesamente e salutato. Io ero un attimo interdetto. A parte l’alcool che circolava libero nel mio sangue, ma mi aveva già salutato, o sbaglio? Non sbagliavo affatto. Ce l’aveva con uno dietro di me. Bene. Complimentoni. Ma io e la Du Barry eravamo indiavolate ieri sera. E ne ha pagato i danni l’Iraggiungibile. L’Irraggiungibile è un ragazzo proprio carino, che però ha un piccolo problemino. Lui te la fa credere. Magari si lascia andare a carezzine, inviti e batuttine fraintendibili. In realtà a lui non gliene frega un ceppa di te. E se lo fa, è solo per essere carino. Il suo scopo su questa terra è quello di fartelo odorare. Solo questo. Nulla di più. E l’Irraggiungibile, credetemi, lo sa fare benissimo. Che povere cretine siamo noi. Comunque la Du Barry non gli ha di certo risparmiato un chiaro sproloquio. E io quoto. Ma quoto alla stragrande. Mammamiaaaa quante qqqqqqqqqq!!!!Auhahuauauhuah. Ieri sera poi c’erano anche Lamento e la Cessa, amici di vecchia data dell’università. Ovviamente entrambi hanno rimorchiato, visto che non vivono a Roma. Io a bocca asciutta. Ma io sono innamorato. Si vabbè, questa me la potevo risparmiare. Comunque dopo circa un’ora sperso a Mucca, mi sono ricongiunto con la Du Barry e siamo usciti. E lì è cominciata la consueta riflessione sulla nostra esistenza. Su quanto ci sentiamo non adatti. Su quanto in fin dei conti vogliamo solo essere normali. E come normali intendo essere accettati, essere considerati. Dividere le nostre vite con qualcun’altro, che ti stimi. Che ti ami. E che te lo dimostri. Lo so. Sto scadendo nell’adolescenziale. Me ne rendo conto. Ma che senso ha? Che senso ha barcamenarsi in 3000 attività, nel lavoro, nella vita di tutti i giorni che ti mette davanti anche degli ostacoli se li devi superare da solo. Probabilmente stiamo solo crescendo. Stiamo solo cercando noi stessi. Stiamo diventando uomini. O forse lo siamo già. E dobbiamo semplicemente capirlo. Non lo so. Io sono tornato a casa quando ormai mancava un quarto alle sette, e nel mio lettino l’ultimo pensiero è stato per quel ragazzo di Monte Verde, che ce l’ha con me, e che non riesce ad andare oltre. Ma in fin dei conti, sti cazzi, mi addormento e buona notte, domani sarò di nuovo Annabelle Bronstein!