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Il Circolo. Totò. E una serata alcolica. Devastante.


Ovviamente cercare un +1 non è una cosa così semplice. Ecco perché è da un po’ che non scrivo nulla. Ma certo mai avrei pensato di dover combattere con l’ennesimo tipo carino, ma freddo e distante. Con il quale diviene difficile e complicato anche avere una semplice e basica conversazione. Per evitare questo mood ostico ho deciso di ricorrere all’amicizia su faccialibro. Adesso, io odio fare questo, perché si mette alla visione di tutti l’accettazione della stessa, e questo può solo scatenare ennesime ripercussioni a base di macumbe e sedute voodoo ai miei danni, da parte di quelli che sono amici ma forse neanche troppo. E aspettano solo questo.

Ma vabbè, non sottilizziamo. Ad amicizia accettata mi sono lasciato prendere la mano e proprio la sera del mio compleanno ho rotto il ghiaccio inviando un messaggio carino. Simpatico, funny, senza troppe pretese ne aspettative da parte mia. Una gran cazzata, per intenderci. Fatto ciò l’attesa si è mangiata il mio piccolo neurone. Lui non ha risposto fino a ben due giorni dopo. Lo scambio poi è continuato, ma quando io ho posto altre domande, lui non ha più risposto. Anzi, ha tagliato di netto la conversazione con un sonoro “Ciao!”. Accusato il colpo, ho deciso che faccialibro non poteva essere il modo giusto. Per cui, dovevo agire, dal vivo.

Così, venerdì sera, al terzo giorno in cui dormivo a malapena due ore a notte, e dopo 15 h di lavoro consecutivo ho aspettato Ga a casa, ho fatto un buon caffè e siamo partiti. Destinazione Circolo degli Artisti. Adesso, il Circolo d’inverno è impraticabile perché dentro fa troppo caldo, e la musica non è proprio il top, d’estate ha gli stessi identici problemi, ma un valore aggiunto, il fantastico ed immenso giardino. Giardino che ti permette di seguire chiunque senza essere troppo sgamato, ma non solo, perché permette vie di fuga riservate e veloci e anche, se la palla va in buca, di appartarti in maniera ottimale e discreta allo stesso tempo.

Considerati tutti questi fattori mi sono messo alla ricerca. Ovviamente non l’ho trovato affatto, fino a quando ho detto ad alta voce a Ga “Ma dove straminchia sta Totò???”. Eccolo apparire, di fronte a me, con il suo amico. Ovviamente mi aveva sentito. Avevo solo urlato il suo nome. Ho abbassato subito lo sguardo, facendo finta di nulla, e sorridendo sotto i baffi per l’imbarazzo, per poi rialzare lo sguardo e passare ai saluti di rito. “Dove sono gli altri?” mi chiede. Gli indico il giardino e gli comunico la necessità di assumere alcool. E via. Giusto il tempo di prendere qualche calcio e un pugno, e fare a botte con una bionda stronza, e un negroni era nelle mie mani.

Ritornato nell’angolo di giardino in cui ci eravamo sistemati realizzo che il dramma è sempre dietro l’angolo. Sempre. Il mio Totò era lì che chiacchierava, animatamente, con una checca chiacchieratissima con gli occhi azzurri da cuccioletto dolce e i capelli sfibrati. Ma andiamo tesoro, ma vai da Jean Luis David, e rifatti il look. Nel giro di qualche minuto ero pervaso da istinti omicidi un po’ per tutti quanti. Ma i drammi, non vengono mai soli, e puff, Mr. Music I Like appare e mi finisce a dare il colpo di grazia. Giacca, drink in mano, e la licenza di uccidere sento che non posso sopravvivere se non con un altro negroni in mano. Il primo era già finito.

Prendo cinque euro e li do alla Burina, comandandolo a dovere “Voglio il mio negroni. Ora. Svelto”. Lui mi guarda ed obbedisce. Ed ecco. Mr. Music I Like si avvicina, “Ciao” dice. “Ciao” dico. “Come stai?” dice. “Bene. E tu?” dico. “Bene. Pausa.” Via. Ha assolto hai suoi obblighi verso i me e si congeda. Come da routine. Nulla di più, nulla di meno. Io sorrido per scongiurare l’imbarazzo e mi ricordo immediatamente che dovrei prenotare il primo volo per Parigi e prendere parte al Festival delle Nuove Generazioni a Disneyland Paris. Insomma almeno lì, tra topi, principesse e paperi sarei capace di gestire e imparare una conversazione tipo. No?

Arrivato il mio secondo negroni decido che è il caso di berlo tutto d’un sorso e agire. Non posso essere lì, e far finta che il mio Totò non mi piaccia. Devo farglielo capire. Mi trascino appresso il Signor Wilson e la Burina e dico loro di dire cose intelligenti e spiritose. La conversazione però non lo interessa. Non la ricordo neanche io a dire il vero, ma la checca chiacchierata dai capelli sfibrati e sempre lì che se la parla. Grrrr. Ma cosa straminchia faccio. Eccolo, che si avvicina e mi attacca bottone. Sente che parlavamo di insicurezza e rapporti, e di quanto sia difficile relazionarsi.

Mi prende per il braccio, e mi dice “Anche tu sei insicuro e single?”. Andiamo. Ma cosa combini? Marchi il territorio? Preso da un momento di panico assoluto, reclamo la mia fetta della torta, e fingo. Fingo fino al midollo. “Andiamo. Io so chi sono, non sono affatto insicuro, è che quello che voglio al momento non c’è. E poi i gay non sono così insicuri, sono solo snob… Preferiscono nascondersi piuttosto che essere loro stessi”. Ma cosa stracazzo dico? Eh? Eh??? Totò ovviamente non mi degna di nota. Anzi, si riprendere il ragazzino e se ne rivanno a parlare in un angolo. Ma fottetivi.

Decido che devo darmi il colpo di grazia. La mia agitazione è alle stelle, e incappo di nuovo nello sguardo di Mr. Music I Like. Che da lontano mi guarda, ma nulla più. Comincio a pensare seriamente di avere le manie di protagonismo. Insomma, non può esserci solo uno scambio vago di convenevoli ogni volta. Mentre lo guardo penso che sia seriamente il caso di scolarmi il terzo negroni. E infatti finalmente comincio a stare meglio. Ma un pochino. Ritorniamo in quell’angolo di giardino, e comincio a ridere sguaiatamente a qualsiasi cosa venga detta. Realizzo poco a poco che sono ubriaco. E ne sono anche abbastanza felice. Almeno posso dire stronzate senza preoccuparmi troppo.

Poco dopo veniamo buttati fuori dai bodyguards e decidiamo che è il caso di andare a fare colazione. Devo mangiare assolutamente qualcosa e ci ritroviamo da Gigi, in piazza Camerino, al solito. Consumiamo. Anzi, mi abbuffo proprio. Me lo devo, ho avuto una giornata pesante. Essere ignorati da ben due bei ragazzi dopo una sfiancante giornata di lavoro non è mica da tutti. Dopo aver dato fondo a cornetti, cappuccini, cotiche e fagioli, pane e porchetta e fragole e panna, ci sediamo sulle panchine in piazza e puff. Arriva Totò e il suo amico. Ok. Adesso non ne posso più. Scambiamo qualche parola, su non mi ricordo cosa e passano 5 minuti 5 e fugge verso casa.

Prima però, mentre calza il casco mi regala un occhiolino con sorrisino e semimovenzapop annessa. Insomma. Quella era una movenza pop bella e buona. E tutti lo sanno che chi di movenza agisce, di movenza perisce. Dopo questo unico e minimo vago gesto finalmente riprendiamo la via di casa. In macchina io e Ga analizziamo la situazione, e conveniamo che non è arrivato affatto il momento di montarsi la testa. Louise di Saint Louise saprebbe cosa fare. Lei Totò a quest’ora se l’era già sposato. Io non riesco neanche ad attirare la sua attenzione. Arrivo a casa a stento. Gli occhi mi si chiudono e non riesco davvero a capire come ho fatto a guidare.

Ga parcheggia la mia macchina, e se ne va, intanto si è fatto giorno e una pioggerella a goccioloni mi bagna. Penso che non sia giusto che debba finire sempre così. Ma penso anche che è arrivato il momento di cominciare ad aprire la bocca per dire cose un tantino più interessanti. Sono assolutamente convinto che non tutto è perduto, anzi che siamo solo all’inizio, e che devo trovare un modo carino, e non troppo ossessivo/compulsivo per catturare la sua attenzione. Ma perché io ho paura? Perché quando mi piace qualcuno divento così stupido e pauroso? Decido di dormire, e di lasciarmi questa giornata pesante alle spalle. Sperando di trovare l’ispirazione. Si. Mi devo ispirare.

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Io e il mio non +1. Ho deciso finalmente che fare!


Ogni tanto bisogna riprendere le vecchie passioni. E una, fondamentale, è sicuramente il mio Pisello Odoroso. Inteso come questo blog, naturalmente. Il mio pisello è profumatissimo. E anche tanto. Il tempo non è molto clemente. Diciamo che io sono raffredatissimissimo, a livelli inaspettati, ed ho il naso che assomiglia a uno spurgo continuo 24 h su 24. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Questa primavera a tratti, verrà ricordata negli annali come la primavera dell’amore. Già nel post precedente avevo avuto modo di rendermi conto che il mondo, intorno a me, copula e anche alla grande. E ovviamente tutti copulano, tranne me.

Questi son dettagli. Qualche settimana fa, quando ancora la salute non mi abbandonava, mi sono ulteriormente reso conto che chiunque ha il suo fottutissimo +1. Tutti. Anche le più checche. Anche i più stronzi. Tutti. Tutti quelli con cui mi sono incontrato nella mia vita, per qualche motivo, adesso hanno un loro +1. Anche alcuni protagonisti dei miei post, adesso hanno un loro +1. E così in questi quasi trenta giorni in cui non ho scritto una ceppa leppa, un pensiero, sordo, latente, inespresso ma molto presente nella mia testa mi ha tampinato: ma vorrai vedere che niente niente il problema forse sono io? Vuoi vedere che in realtà quei ragazzi carini, non mi cagano più perché sono io davvero insopportabile????

Scusate finisco la macedonia di fragole. Ottima. Davvero ottima. Ecco poi il problema reale è che da quando questo pensiero mi consuma le meningi, io ho inziato a trangugiare qualsiasi cosa mi passi tra le mani. Posso darvi qualche esempio. Avete presente l’edizione limitata delle m&m’s quella per i mondiali con i colori dell’Italia. 224 gr. Ieri sera sono spariti in tre minuti. Potete immaginare la versione merendina dei Pan di Stelle. Se non l’avete mai assaggiata probabilmente no. Non avete la più pallida idea di che cos’è. E poi io adoro le stelle. Per cui. Oppure la Nutella. Ora mai ci vado direttamente con il cucchiaio grande. Insomma vi rendete conto?

Vi ripeto, probabilmente no. Per ridarmi un attimo di dignità ho deciso di andare dalla mia parrucchiera di fiducia, la Sabry ha tentare di ridare una forma decente al mio viso. I miei capelli erano in realtà la chiara e semplice rappresentazione della lesbica camionista che convive con il mio Annabbelle Bronstein ego. Insomma. Entrato mi sono reso conto che però la Sabry non c’era. Subito vengo aggiornato dalla sua sostituta, la Ely, che ha partorito da poco. Tra l’altro debutta nella mia esistenza con un simpatico invito: “Che ne pensi se facessimo un taglio alla maschietta?”. Ecco brava. Proprio alla maschietta. Anche lei non ha saputo resistere al mio fascino lesbo-camionista.

Mentre lei sminuzzava, sfoltiva, e tagliava, il pensiero spacca meningi (e anche un po’ spacca cazzo, permettetemi) continuava a far capolino nella mia testaccia di merda. E si effettivamente almeno sette persone che sei mesi fa erano single ora hanno un ragazzo. E sì, almeno quattro persone che fino a un mese fa si dichiaravano soli e senza storia ora hanno un trombamico o almeno un tipo con cui fanno i pomicio party. E io? Nulla. Io sempre quelle fugaci e celerissime sedute di sesso. Touch and Go. Che mi possono anche bastare. Ma fino a quando. E fino a che punto. Insomma è vero che la carne è tanta, oltre che debole, ma il mio povero neurone?

Deve rimanere solo a vita? Mmmmm. Io spero di no. Andiamo non è giusto. Guy dice che non devo fissarmi troppo. Ma lui ha il suo +1. Ciù Ciù dice che non ci devo pensare più, che tanto quando deve arrivare arriva. Ok, non ci penso. La Burina invece dice che non è vero, che tanto scopo uguale. E che forse devo cambiare atteggiamento. Ma sapete quanti atteggiamenti ho cambiato fino ad ora? Uff. Un fottio. E poi Burina è bono. Per cui non conta. I boni sono sempre avvantaggiati. In tutto. E lui è n’altro che dice che non è vero. Mah. Non mi sento per niente convinto. Affatto. Comunque può essere.

Quando Ely ha terminato il taglio devo ammettere che un pochetto mi sono piaciuto di più. Certo quando uno è insicuro c’è ben poco da fare. Ma devo ammettere che mi sono sentito un tantino meglio. E poi Ely è stata così pragmatica: “Tiè, vedi mò che poi fa”. Io ho salutato e sono tornato a casa. Mi sono iniziato a chiedere cosa potessi fare? Poi ho pensato bene di partire dalla fonte. Ovvero. Io mi piaccio. Ok. Cioè no. Non è vero. Mi accetto così come sono, però. Così suona meglio. Nella mia esistenza ho avuto un ragazzo ufficiale. Anche se con lui poi è stato un disastro. Un altro ragazzo non ufficiale. Sapete com’è lui era fidanzato, ma con un altro e ci conviveva pure.

E una forte infatuazione. Fortissima. E pensate un po’, lui ora si è fidanzato. Ma che novità. Tutti loro hanno un cazzo di +1. Io no. Ma mi piace qualcuno? Esiste qualcuno che mi piace davvero. Boom. Testa vuota. Effettivamente no. Effettivamente non c’è una ceppa leppa di nessuno che davvero mi prende. E intendo di testa. Oddio forse uno si. Ma ecco, lui non è che mi dia tutto sto spago. Anzi, proprio per niente. E forse tolto lui non c’è davvero nessuno. Ma allora che aspetto? Da chi aspetto gesti di interesse? Da chi desidero attenzioni, se non c’è proprio nessuno che fa al caso mai? Non lo so. Forse sono un mentecatto. O forse solo un frocio di merda.

E non lo so davvero. Resto un attimo interdetto. E mi rendo effettivamente conto che oltre ad una stylist, un professore di italiano, un personal trainer bonissimo e almeno 500 euro per rifarmi il look per l’estate avrei bisogno anche di qualcuno che mi piace. Ma che mi piace davvero. Oramai la situazione è questa. Dopo tre anni a Roma, e dopo averne fatte di bendonde, ed essermi messo a pari con tutto quello che non avevo ancora fatto nella mia vita, bè ora davvero comincia seriamente la ricerca del mio fottutissimo +1. Ecco quello di cui avevo bisogno. Un obiettivo. Ed ora, io mi metterò seriamente a cercarlo. E voi, che siete lì fuori, cominciate ad avere paura. Ma tanta.

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Singletudine

Questo weekend purtroppo ho solo lavorato. Sia sabato che domenica ho avuto dei turni di lavoro che definire massacranti non rende l’idea. Venerdì però sono uscito ed ho partecipato alla serata Condominio. Con me Guy, Ga, Tata e Chicco. La serata è stata un po’ moscia sinceramente. Forse perché bere un drink senza ghiaccio bè ecco, non è il massimo. E poi perché mi sono trovato Mr. Music I Like davanti e non ho capito assolutamente nulla di quello che mi ha detto. Non che io sia stupido. Forse anche quello. Ma è che sono sorda. Ma sorda davvero. Dopo i saluti di rito, lui ha detto qualcosa, che io non ho capito. Ed ho solo sorriso. E basta.



La serata poi non è che sia andata granché meglio. Con questi 33 cl di alcool in mano, con la stessa temperatura di una cioccolata Elah, che non riuscivo a mandare giù, e che non mi davano alcun senso di ubriachezza e che per cui non andavano minimamente a inibire la mia timidezza, ero lì che mi chiedevo il senso di quella serata. La musica poi, a parte qualche momento, non mi ha preso quasi per niente. Scusate. Intingere le gocciole nel barattolo della nutella e scrivere contemporaneamente non è così semplice come credevo. Adesso vado a lavarmi le mani e giuro che la finisco. Ok. Almeno ancora un altro.



Eravamo circondati da una marea di boni devastanti. Gay. Di quelli che alle solite serate non li vedi affatto. Sono quelli che non escono mai, e se lo fanno è solo per serate cool come il Condominio. Ma sia io che Guy eravamo leggermente sottotono. Anche il Sollazzo c’era, e non ha perso tempo per fare battute che non ho capito. Comunque l’unica cosa degna davvero di nota, e che ho passato circa venti minuti a parlare con un amico (anzi, dopo questa anche conoscente direi) che mi ha presentato a un suo amico chiamandomi ANDREA. Naturalmente io non avevo capito che si stava riferendo a me. Io avevo capito che il suo amico si chiamasse Andrea.



Ma si può. E io ancora più grave ho urlato a gran voce, “Piacere Annabelle”. Facendo credo ben tre pessime figure in una. Mah. Ma questo non potrebbe essere sufficiente per capire quello che mi frulla nella testa in questi giorni. In serate del genere rimango solo deluso. E se per la timidezza di cui sopra, e l’assenza di alcool in circolo sono stato più in down del solito e bloccato sul da farsi, quando il pensiero di qualcuno che ti piace ti assale nella vita di tutti i giorni bè resistere alla voglia di prendere a testate ogni muro diviene molto più complicato. Ma non è escluso che io l’abbia fatto. Ho riflettuto però su quello che mi succede intorno.

Questa primavera sembra abbia risvegliato davvero tutti. Insomma Ga cede a uscite finalizzate al pomicio party, la Du Barry oramai accasatissima e innamoratissima, Guy invece ha passato un primo maggio sotto coperta, e non era solo. Affatto. Dall’altra parte della città, c’ero io sotto le mie coperte, da solo che mi torturavo con diecimiladuecentosettantasette domande. Che sia chiaro, non che io sia geloso di loro. Sono i miei amici, e sono molto contento che finalmente abbiano ceduto ai loro apparati riproduttori. Ma io? Perché io no? Non fatemi trascendere nel patetico, non sono una teen-ager ossigenata con la smemo. Lo sono stata però.



E di tempo ne è anche passato. Ma forse mi viene il dubbio che il problema sia io. Forse mi faccio tremila problemi per avere una storia, e probabilmente il mio inconscio non la vuole affatto. Sono stufo di dover credere alla storia che quando meno te lo aspetti l’uomo giusto arriva. Io non mi aspetto mai nulla, e sono ancora qui a farmi le stesse domande. Per questo, ieri sera, dopo tre giorni di lavoro devastanti ho risposto a un messaggio. Lui è il mio chiodo-scaccia-chiodo. Ovvero, lui era la mia prima scopata dopo la Polpetta. Non gli avevo dato molto credito, nel senso che inizialmente manco mi entusiasmava, ma dopo la dipartita della Polpetta dovevo dargli comunque una chance.



Da allora ci siamo rivisti un paio di volte, non più di due all’anno, e ieri mi chiedeva se poteva fare un salto a casa per farmi un salutino. Ieri ho pensato che forse ne avevo bisogno. Che forse dovevo sfogarmi. E ho detto si. Il sesso, quasi due ore intense, senza sosta, è stato davvero ottimo. Grande. E non parlo di misure. Quando se n’è andato, sono saltato sotto la doccia, e mentre erò lì che mi lavavo, pensavo a come mi sentivo. E non mi sentivo per niente bene. Non ero soddisfatto. Non era quello che volevo da me e dalla mia vita. Ussignur se mi ha fatto bene, ma non aveva soddisfatto il mio unico neurone ancora in vita. Mentre era ancora intento a fumarsi una sigaretta mi notifica il pensiero.



Ti piace scopare. Ti è piaciuto scopare con lui. Ma lui non ti piace. E io ne prendevo atto. Ne prendevo coscienza. Appurato ciò sono andato a dormire. Sono andato a letto, con l’assoluta convinzione che devo ricominciare di nuovo da zero. E visto che mercoledì parto per andare a Milano, (ricordate, sono anche un’attrice 😉 ) sarà proprio questo viaggio che mi servirà per capire finalmente la direzione. E voglio che sia così. Soprattutto perché devo cominciare a prendere coscienza del fatto che io non sono solo. Ma sono semplicemente single. E questa sono solo paranoie da single e nulla più. Singletudine appunto. E nulla più. E ora fatemi finire di pulire il barattolo di Nutella.


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Una serata palese

Ieri finalmente sono uscito dopo dieci giorni. Dieci giorni in cui ne ho dovute sentire di ogni. Il tal Bertone che accomuna l’omosessualità alla pedofilia. Se sapesse quanto mi stanno sul cazzo i bambini non parlerebbe così. Oppure quell’altra idiota della Sozzani. Neanche la commento. Io spero davvero che abbia licenziato qualcuno del suo staff. Insomma io le avrei detto che stava a scrive na marea di cazzate. Oppure la D’Urso. Che ogni giorno ci regala una storia sui gay. Anche oggi lo ha fatto. Immagino cosa pensi mio padre. Anzi, non lo voglio proprio sapere. Ma a parte questo, a cui ho deciso di non dare alcuna mia reazione, perché non se lo meritano, ieri, dicevo sono uscito. Direzione casa di Tata.

In metro ho fatto un’incontro che mi ha fatto riflettere. Diciamo che ho provato per la prima volta del rispetto per una checca sfranta. Senza offesa per tutte le checche sfrante, naturalmente. Lei era lì sulla panchina della metro, con il suo beauty appoggiate sulle ginocchia e uno specchietto in mano che si truccava alla grande. La banchina era deserta, e questo forse le ha reso l’ambiente più confortevole, ma appena mi ha visto, di sottecchi, si è fermato. Ha riposto lo specchietto nel beauty, si è girato e poi mi ha fissato per qualche secondo. Secondi interminabili, in cui ho pensato. Però, è un osso duro. Nel senso che è lì che si trucca, si trucca in metro e non teme il giudizio altrui. E riesce a fregarsene. Cosa che forse io non sono mai riuscito a fare. A fregarmene del giudizio altrui.

Per questo ho deciso che in qualche modo dovevo celebrare il coraggio di quella giovane checca in metro in qualche modo. E l’ho fatto così. Perché se lo merita. Perché c’ha le palle. E ne ha forse più di me. E questa riflessione ha stuprato il mio piccolo e solitario neurone per quasi tutte le fermate della metro da Battistini a Colli Albani. Quando poi sono arrivato da Tata le cose non andavano molto meglio. L’aria era pesante e depressiva, e nonostante il prosecco e le coccole alla fragola Haribo anche in macchina verso l’Amigdala da quella giovane checca coraggiosa ci siamo interrogati su come una donna pazzesca come Tata non abbia un uomo, e in definitiva non lo cerca neanche più, ma come vorrebbe un figlio. E su come Ga invece sia contrario ad avere un figlio.

Mau, invece, che ha una storia stabile e dopo non mi ricordo quanti mesi abbastanza collaudata, non sa ancora rapportarsi con l’idea di avere un figlio. Io ho solo poca pazienza con i bambini. E quello mi blocca. Ma al momento non mi ci vedo affatto. Mi immagino solo zio. Un ottimo zio. E probabilmente accadrà prima o poi. Naturalmente allo stato attuale delle cose è prematuro fare discorsi così. Ma confrontarsi non fa mai male. Confrontarsi aiuta a capirsi e anche meglio. Quanto è difficile non riuscire a decodificare determinati sentimenti e reazioni che ti scattano dentro. Per cui almeno parlarne nella discrezione della macchina di Ga rende tutto molto più semplice. Ma trovato il parcheggio, i nostri discorsi sono rimasti lì, in quella macchina.

Appena arrivati davanti il Rising Love abbiamo ritrovato il nostro mood migliore. Fingere aiuta a sentirsi migliori a volte. Ci siamo messi in fila e poco dopo siamo entrati. Arrivati davanti la cassa ci siamo chiesti per tipo una ventina di minuti come mai fosse possibile che eravamo ancora lì. Insomma quanto cazzo di tempo ci vuole a prendere i soldi e dare il resto? C’è bisogno di fare le chiacchiere? Quando eravamo quasi alla putrefazione, finalmente, il nostro Gancio si è palesato e ci ha accompagnato verso l’entrata. Timbro e via. Dentro. Così. Ecco perché adoro essere Annabelle Bronstein. Quando pensi che forse è il caso che la rottura di cazzo è tale che ti arriccia i capelli e vuoi fuggire, il Gancio ti salva. E a noi ci ha salvato.

Il Rising ha solo un difetto per quel che mi riguarda. E’ troppo buio. Per una cieca come me non è affatto utile stare al buio. Perché prima di tutto non riesci a capire se quelli che sono lì sono effettivamente boni, e quei quattro che conosci, ovviamente, non li riconosci. Ma andiamo al sodo. Incontrato un amico di vecchia data, il Sollazzo, non chiedetemi perché, ancora una volta mi sono ritrovato in un discorso devastante. Ovvero quando gigioneggiando come al solito, gli ho chiesto sulla sua vita sentimentale, lui mi ha risposto che io mi sono invaghito di quello che gli piace. Ussignur. Una lastra di ghiaccio sorprendente come una battuta della D’Urso mi si è palesata davanti facendo rischiare di rimanerci secco. Ho pensato immediatamente ad un nome.

Mr. Music I Like. L’unico che in qualche modo mi poteva accomunare a lui. E dopo un tira e molla inappropriato alla mia persona finalmente il Sollazzo ha detto la verità. Sacrilegio. Volevo sbattere la testa sul bancone del bar fino a spaccarmi le meningi a far fuggire via quel mio piccolo e solitario neurone. Oppure mi sarei tramortito volentieri tra le tette taglia extra-large di Francesca Cipriani. Ma né l’una né l’altra cosa mi sembrava troppo appropriata. Ma voi ve lo ricordate che Mr. Music I Like oltre che a dire ciao, come va non dice? A voi l’ho detto. In un attimo sono diventato una stronza arrivista. Una che fa le cose alle spalle. Volevo morire. Ho dimenticato immediatamente la funzione del tasto Mi Piace. E l’ho fatto chiaro anche ai miei interlocutori.

Chiarito il fatto, ho preso i miei amicici e ci siamo allontanati. E indovinate in chi incappo? Ovviamente in Mr. Music I Like che mi saluta da lontano perché eravamo tipo travolti da una folla di indie impazzite che manco al concerto dei dAri. Il quadro era completo. Lui era lì, io sono la pazza bastarda e il Sollazzo ci crede ciecamente. Ottimo, no. Ma che cazzo di paranoia. Deciso di comunicare le mie trascese e drammatiche condizioni via twitter e fumare una sigaretta all’aria aperta mi ritrovo a essere l’oggetto del piacere di questo ragazzo amico di un altro amico (mamma mia con tutti sti amici che bordello!), che mi ammicca mi si avvicina e ne vuole da me. Sì signori. Ne voleva da me. E lo ha palesato. Ridendo un po’ troppo, per i miei gusti, a dir la verità.

Ma non mi convinceva molto. Insomma molto carino. Un po’ troppo basso per i miei gusti. Ma niente male. Lui era lì, e io mi sono follemente imbarazzato. Ma tanto. Cosa che non mi era mai capitata prima. E mentre ero ancora lì che ci riflettevo, puf. Sparito. Mah. Ancora scosso per l’affair in atto rientriamo per avere ancora dell’alcool, e ancora una volta mi ritrovo faccia a faccia con Mr. Music I Like. Riusciamo a salutarci in maniera decorosa e scambiamo le solite quattro chiacchiere. E ancora una volta mi assale l’ansia. Decido che è il caso di fuggire. Fuggire lontano. Andiamo dritti verso il dancefloor a trovar pace, ma neanche lì, nostro malgrado. Io decido che è il caso di rifarmi. Avete presente quelle stronze, bionde, frociarole, acide, secche con le gambe lunghe?

Ebbene, c’è né una che gira per i locali queer della capitale. Che io odio. Così un po’ per rifarmi, e anche perché a prima di essere Annabelle Bronstein sono una vera stronza, ho approfittato della sua vicinanze e le ho messo lo sgambetto. E lei è quasi volata giù per terra. Eh si. Insomma ma chi ti credi di essere, Natalia Estrada? Soddisfatto, e rincuorato dalle mie capacità ginniche finalmente mi stavo leggermente riprendendo e stavo tornando in me. Avrei voluto fare uno sbrocco multiplo, un po’ a tutti gli attori di questo incriminato caso. Avrei preso Mr. Music I Like e gli avrei voluto dichiarare tutto il mio interesse, per lui, le sue mani, i suoi occhi, i suoi gusti musicale e le sua basette. Ognuno è feticista di quel che crede. Ecco. E invece no. Nulla. Siamo andati via.

E allora mi riallaccio alla checca che si truccava in metro. Lei è una grande. Lei nella mia situazione avrebbe saputo sicuramente cosa fare. Le avrebbe cantate al Sollazzo, e avrebbe fatto una serenata a Mr. Music I Like. E se avesse preso un no. Non gliene sarebbe fregato nulla. Io invece, non solo ho fatto spallucce davanti al Sollazzo. Ma non solo, non oso guardare in faccia Mr. Music I Like. E questo è palese. E tutto mi fa sentire come una sfigata orrenda. Tornato a casa. Mi sono coricato sperando di essere più coraggioso. Ma so che forse non lo sarò mai. In compenso però sono sgrammaticata, la più ignorata del web, e con uno strano feticismo per le basette e la parola palesata. Insomma ve ne sarete accorti. No? Ecco qua. Adesso la frittata è palesata, più che mai.

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Il dramma è sempre dietro l’angolo







Il venerdì sera era iniziato nel migliore dei modi. Una cena improvvisata, con pizza e patatine, e a sorpresa un maschio a cena. Insomma, tutto sembrava essere iniziato per il migliore dei modi. E infatti dopo aver dato un senso ai miei capelli sempre più simili a quelli di una lesbica, io Guy, la Burina e Ga siamo partiti in direzione Mucca con la BronsteinMobile. Dopo circa tre anni finalmente ho sorvolato sulla regola del non bevo se guido, e con molta parsimonia mi sono concesso solo un bicchiere di vino. Ma ho guidato io. Ed eccoci lì, sfrecciare in giro per la capitale, con le movenze pop a tutto volume, pronti a dimenarci sul dancefloor.


Dancfloor affollatissimo, e caldissimo e soprattutto stracolmo di boni devastanti, che da tempo non avevo la gioia di ammirare. Presi dall’alcool, ok, ho accettato di bere un Negroni soltanto, che si accendeva nelle vene e correva a stimolare la mia libido mi sono subito dimenato con movenze dannatamente pop e coreografie da mettere in imbarazzo Nicole Sherzingersrzengherhganghervalalas delle Pussycat. Eh si. Insomma, una vera e propria Dancin’ Queen. E la pista era davvero nostra. Io, Guy, Burina e Ga eravamo davvero scintillanti. Si, si, si. Ma come si sa, il bono quando arriva ti sorprende, ed io rimasi di nuovo sorpreso.


E’ la prima volta che parlo di lui. Ovvero di Mr. Music I Like. Diciamo che lui è intelligentissimo, simpaticissimo, ha un’ampia cultura musicale (che adoro) ed è anche capace di vestirsi casual senza sembrare un’etero privo di gusto. Il nostro è un rapporto prevalentemente basato sul fatto che lui posta video e io schiaccio “Mi Piace”. Tutto qua. Un classico dell’amore faccialibriano. Ma da faccialibro alla realtà il passo è breve, soprattutto a Roma. Dove tutto è possibile. Appena mi vede, io non sono più solo un avatar, ma divento reale, si avvicina mi saluta con due bacetti sulle guance e rompe il ghiaccio con un come stai?


“Bennnnnnnnnnnnnnnneeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee”. Urlo. Anzi, benissimo ora che mi consideri. Anzi valalalalalalalassss. Decido di essere vago, sorrido e ancheggio mentre la musica si riprende il mio corpo. Passiamo gran parte della serata sul dancefloor a guardarci. Ma senza chissà quale risultato. Ma a me basta. Lui è uno che mi piace davvero, e non posso permettermi di essere stupido, ma ci devo andare piano. Il fatto che poi abbiamo qualcosa come duemila amici in comune nella vita reale, oltre che su faccialibro, di certo non aiuta, per cui cautela e il mio mood. Ma ci concediamo una piccola pausa dal secondo piano, e saliamo al terzo.




Al terzo piano, oltre ad aver nascosto tutta l’aria condizionata del Qube, ci avevano nascosti anche dei manzoni devastanti vestiti da angioletti. E che angioletti. Ci siamo buttati nella mischia alla ricerca dei bonerrimi maschioni che agitano i nostri ormoni, ma non c’era traccia. Arrivava uno dei primi drammi della serata. E come noi tutti sappiamo il dramma è sempre dietro l’angolo. Sempre. Eccolo lì il NonGiò (un giovane diciannovenne bonissimo) con consorte a seguito che se la baciavano, se la spupacchiavano, se la intendevano di ben donde e ci guardavano. E intensamente. Escluso il ménage a sei, in realtà parlavano di noi.


Senza averne l’assoluta certezza abbiamo comunque deciso di evitare problemi e di tornare al secondo dove il mio Mr. Music I Like continuava a dimenarsi. E questa volta si era tolto la maglietta a manica lunga per lasciar posto a una t-shirt. Mamma quanto mi piace. Di lì a poco la musica mi ha rapito. Mi sono lasciato trasportare e me ne sono andato. Il mio ometto era lì che quasi come un sciamano richiamava l’attenzione del dj perché voleva una canzone. E quella canzone, poco dopo, è arrivata, e io ero lì che lo ammiravo e facevo lo stesso invitando il dj a soddisfare la nostra richiesta.




E poco dopo quella canzone è arrivata. Ussignur. Deja-vù! E con il suo arrivo è stata l’apoteosi. Ma oltre a questo, nulla, non c’è stato altro. E a me forse va bene anche così. Poco alla volta mi avvicinerò. Ma in quel momento Ga mi si è avvicinato e ha richiamato al coprifuoco. Accettato l’invito siamo andati via, e abbandonato il mucca con una certa allegria. E mai ultimamente era stato così. C’era un motivo, naturalmente. Il dramma è sempre dietro l’angolo. E il dramma lo abbiamo auto chiaro appena arrivati alla BronsteinMobile. Distrutta, e senza la mia borsa. La mia borsa pazzesca di Fred Perry. E tutta la mia vita all’interno sparita.

Tutto. Documenti. Carte. Chiavi di casa. Macchina digitale. Occhiali da sole. Tutto. Le foto. L’agenda. Le foto mie e dei miei amici. Tutto. Tutto. Preso da un momento di nevrosi acuta e iperdepressiva, mi sono rilassato ed ho trovato il mood giusto per reagire. Siamo andati in ben tre commissariati per fare la denuncia ma due si sono tirati indietro (Portonaccio non era di loro competenza) e il terzo era chiuso, manco fosse il Caf. (Così Ga se la riderà ancora ;)))). Appurato che non c’era davvero più nulla da fare, ho lasciato perdere, e me ne sono andato a letto. Con la convinzione che non te la puoi godere un’attimo, che sbam. Il dramma si ripropone. Ma stavolta reagirò in maniera matura e controllata. Ma il primo parcheggiatore abusivo che mi si avvicina farà una brutta, bruttissima fine. Si si si.





N.b.

Saranno felici i pr del Mucca. L’unica cosa che ho salvato è la mia White Card di Muccassassina. ‘Tacci Vostra.