Dolcetto o poracciaggine???

Avete presente questo spigolo? E’ lo spigolo del mio letto Ikea. Troppo basso e troppo in mezzo ai piedi per non sbatterci gli spizzelli ogni giorno. Quasi ogni giorno. Perché ci sono giorni in cui lo spigolo lo vorrei prendere a testate. Giorni in cui non riesco a dare una sequenza logica ai miei pensieri. Giorni in cui mi sono chiesto realmente quali siano le mie necessità. E sono sicuro, che in qualche modo, finalmente io le abbia chiarite. A me stesso, ad Annabelle Bronstein e a chi di solito mi ascolta delirare. Ma il delirio è solo una costante che accompagna le mie giornate. Che si palesa nel momento in cui io, non riesco a comprendere davvero perché alcune persone siano così dannatamente irreali.


Andiamo per ordine. Ho finalmente capito che il Signor Bollore ha un amante. Un amante troppo figo per competervi. Questo non vuol dire che io non mi senta figo. Affatto. Io sono molto figo per quel che mi riguarda. Ma ahimè non sono un Mister Gay Italia, e non ho alcuna fascia che mi cinge il petto. Non ho neanche un muscolo tonico. Ma questo non fa di me un mister qualcosa. Di tonico e allenato spero sempre di avere il cervello. E forse è proprio grazie a questo cervello che ho capito come stavano le cose. E’ servito un altro venerdì sera al Mucca per capirlo. Era palese davanti ai miei occhi, e a quelli di tutta la sala commerciale. Ma non dispero. Forse ho dato ancora una volta importanza a chi non se lo merita.


Però complimenti, fanno proprio una bella coppia. Per fortuna che sono una persona sportiva. Nell’animo. Perché nonostante i miei buoni proposito la mia dieta non decolla. Anzi. Proprio non la sto facendo. E’ forse questo è un altro motivo per cui io non mi voglio bene. Un altro dettaglio degli ultimi venti giorni riguarda il coetaneo assente dei Castelli. Dopo le sue ultime sole avevo deciso di non sentirlo più. Poi però mi sono lasciato convincere dalla Barbara D’Urso che è in me è gli ho dato un’altra possibilità. Abbiamo ripreso a sentirci al telefono. A scambiarci messaggi. Anche questa volta io gli stavo credendo. Ero lì quasi quasi per affezionarmi alla sua voce. Alle sue battute. Alla sua intelligenza.


Ma il lupo perde il pelo. E infatti il vizio di solare era lì, dietro l’angolo, come i drammi. Così siamo passati da un aperitivo che non si è più fatto. Un film, che non abbiamo mai visto. E una cena che nessuno ha mai cucinato. Quando si prevedeva la quarta sola, ho deciso di darci io un taglio, con un sms. Lo so, non si fa. Ma non mi si danno neanche 18457 sole in una settimana. Ed eccolo solo per voi, dopo un giorno di latitanza da parte sua: “Mi avrebbe fatto piacere sentirti e vederti. Ovviamente non è accaduto. E non voglio sapere neanche perché. Volevo dirtelo però”. Secondo voi mi ha risposto? Ovvio che no. Silenzio. E il silenzio di solito è più eloquente e chiaro di ogni altro bel discorso. Però, ve lo dico, lo apprezzato. Molto molto.


E poi veniamo al sesso. Questo mese ho fatto tanto sesso. Ho visto tante persone. Ho rimorchiato molto su Grindr. Su Gayromeo e anche su Bear. Alla grandissima. Avrò visto almeno cinque persone. Tutti e cinque carini. Che si sono descritti come attivi o versatili. E che appena arrivati, bè, erano evidentemente molto più passivi di me. Questo va benissimo, perché praticamente questo mese io sono diventato attivo. Almeno mia madre sarà soddisfatta di questo. Ma tra i tanti incontri deludenti, uno e solo uno è stato esaltante. Il Prof. quello della troppia si è preso un caffè con me. O meglio caffè sta per facciamoci una scopata. Io ovviamente non ho detto di no.


Grazie al cielo, anche la Troppia è finita. Dopo due mesi si sono accorti che non era una cosa tanto fattibile. Ah però. Una buona notizia finalmente. Diciamo che non me ne poteva fregar di meno. Perché ecco con Il Prof. è sempre molto bello fare solo una cosa. Lui ci sa fare probabilmente solo in quello. Ma vabbè cavalla golosa e soddisfatta ad Halloween, la festa di mostri, quindi la mia festa, sono andato al Muccassassina. Adesso io farò in modo che qualcuno del Mucca legga questo post. Perché vorrei fargli delle domande e porre delle questioni che a mio avviso sono molto importanti.


Capisco bene che c’è un Europride da organizzare e ci vogliono li pippi. Ma perché al Mucca devono entrare gli etero? Perché chi ha una fottuta tessera del Mario Mieli deve fare un’oceanica fila di un’ora e mezza al limite della sopravvivenza e vedersi passare davanti una marea di etero arapatissimi, una marea di frociarole parioline, e una marea di trans? Tutti poi che ci passano davanti. Che passano davanti ai tesserati. Questo è sempre stato un mistero per me. E poi perché fa riempire un locale all’inverosimile? Sono tutti quesiti che mi pongo, e che hanno solo una fottutissima risposta. Soldi. Money. Pippi. Dindi. Manderò una mail alla Praitano. Sono curioso, di sentire la sua risposta, se mai ci sarà.


Per il resto, finalmente ad Halloween la sala del secondo piano del Mucca ci ha regalato delle soddisfazioni. La musica era finalmente godibile e ballabile con annesse movenze dannatamente pop che hanno commosso tutti i presenti. Insomma finalmente eravamo tutti: io, Ga, Guy, Ciù Ciù e marito e Mauri. Eravamo del mood giusto. Ma appena arrivato sul quel dancefloor. Appena ho iniziato a scatenarmi, io ho fiutato la Sua presenza. Non ci avevo pensato minimamente che poteva esserci anche lui. Lo avevo talmente dimenticato, che in maniera del tutto sorprendente si era palesato. Sto parlando della Polpetta.


Che per noi, d’ora in poi sarà l’Innominabile. Era lì, più bello di sempre che si scatenava felice con i suoi amici. Qui lo dico e qui lo nego. Era bellissimo. In un secondo mi si è bloccato tutto. Le movenze sono andate a farsi fottere (almeno loro), e il mio cervello si è fissato su di lui. L’unico che a oggi, dopo anni, riesce ancora a darmi un senso. Si perché un senso credo proprio di averlo perso ultimamente. Ritornato in me, come se nulla fosse ho ripreso a ballare. Ho ripreso a fare finta di niente. Anzi. Ho cominciato a fare la stupidah. Si perché quando un animo ferito come il mio, si rende conto che non c’è n’è e soprattutto di aver torto marcio, in quell’istante per sopravvivere alla vergogna devi fare la stupidah.


Insomma in qualche modo si dovrà pur salvare la faccia e andare avanti. Ho far finta di, almeno. Ho cercato di ignorare, ma non riesco proprio a ignorarlo. Insomma a me piace. E forse mi piacerà per sempre. Ma il punto è che il vero schifo l’ho fatto dopo. Uscito da quel posto troppo pieno di gente troppo fuori di testa. Per l’ennesima volta ho buttato dal finestrino della macchina quel minimo di dignità che avevo. Accompagnato a casa Guy, mentre tornavo a casa mia, ho tagliato per il quartiere dell’Innominabile. Come sempre. Il punto è che ho acceso Grindr e lui era lì on line. Pallino verde. Mentre superavamo i semafori la distanza tra di noi diminuiva. 4 km… 2 km… 1 km… Zero. Alla vista di quello zero ho messo le quattro frecce ed ho accostato.


Mi sono acceso una sigaretta, e spento la macchina. Ho abbassato la musica e ho fumato con calma. Con il telefono tra le mani, invaso da una speranza inverosimile fissavo il pallino verde sperando che vedendomi lì, vicino a lui, mi scrivesse. Ho pensato che avrebbe potuto farlo. Ho pensato che ci saremmo potuti fare una chiacchierata rivelatrice e chiarificatrice. Ho pensato che forse avrei potuto rimettere a poste le cose, scusarmi e magari ricominciare da zero. Purtroppo dopo 5 minuti mi sembrava chiaro che tutto ero inutile. Quello che stavo facendo non aveva molto senso. E soprattutto stavo solo sognando ad occhi aperti. Perché lui, non c’era per me. Evidentemente.

Chiariti questi dettagli, questa mattina andare a sbattere contro lo spigolo del letto ha un non so che di giusto. Credo di averlo fatto quasi volutamente. Sono cocciuto. Però ecco, credo di aver segnato un nuovo limite di poracciagine con me stesso. Un nuovo mese è iniziato. Ed ora devo fare in modo che un nuovo me cominci a vivere. In maniera diversa. Insomma, c’è ne davvero bisogno. Soprattutto per me stesso. Non Annabelle Bronstein, lei no, quello vero intendo. Lei domani starà sicuramente meglio. Spigoli del letto permettendo.

Il Mucca, il Singor Bollore e il dramma. Insistentemente dietro l’angolo.

Sono sicuro che vi state tutti chiedendo che straminchia di fine io abbia fatto. Ok, forse un tantino esagero. Ma questo post l’ho sto pensando da quando sono uscito venerdì notte dal Mucca. L’inaugurazione. Vabbè, vi aspettate una recensione? Sarà breve. Mi piace as well. Mi piacciono i nuovi cessi (pazzescherrimi), mi piace il nuovo assetto mettiamo uno schermo piatto un po’ ovunque. Mi piace l’animazione. Mi piace il ritorno di Caramella, nota Drag. Le Zullallà, o qualcosa di molto simile. In complesso darei una piena sufficienza al nuovo Mucca, che finalmente ha una sua dignità. Ma ahimè sono state anche tante altre le cose che non mi sono per niente piaciute.



Prima di tutto, che fine ha fatto l’aria condizionata? Secondo. Perché in sala commerciale non si sente più la musica? Terzo, perché portare il prezzo a quindici fottutissime euro? Ma insomma cosa credono che noi i soldi li fabbrichiamo? Che sia chiaro, col culo ci facciamo davvero ben altro. E poi vabbè, il dramma, come al solito, dietro l’angolo e infatti a una certa bam!!!!! E’ saltato tutto. Via la musica (che poi andava e veniva) le luci, prima il buio, poi un po’ di più, poi un po’ di meno. Insomma devo seriamente pensare che istallare tutti quegli schermi abbiano davvero sovraccaricato la situazione. Userò invece una sola parola per descrivere la sigla di quest’anno: ORRENDIMERRIMA. Si.



Questo è quello che penso, e credetemi sono stato davvero buono. Tralasciando questi routinari e spigolosi dettagli, la blogger che è in me non può non aprirsi e raccontarvi la seconda parte della storia che ha appassionato tanti di voi su queste pagine. Ovvero, l’appassionante incontro con il Signor Bollore. Ve ne avevo parlato qui, raccontandovi tutti i succulenti dettagli. E da allora, nonostante io sia stato tre giorni in una località segreta dove lui stava passando le vacanze, e dove l’ho visto, senza però farmi vedere, non l’ho più visto. Né sentito. Ci mancherebbe altro che qualcuno mi telefoni. Abbiamo avuto uno scambio repentino di sms solo il giorno del suo compleanno. Anzi.


Io gli ho mandato il messaggio il giorno del suo compleanno. Lui mi ha risposto tipo tre giorni dopo, mandandomi su tutte le furie. Comunque. Finalmente venerdì avevo la possibilità di rivederlo, visto che lui è in qualche modo coinvolto lì al Mucca. Elusa la security, oramai non mi si avvicinano quasi più, pure loro, e salutato al volo la mia amica Rita Rusic, me lo sono trovato faccia a faccia. Ok. Devo ammetterlo. Non è vero che io e Rita siamo così amici poi, però lei mi ha risposto al saluto. Ok, no. Dovevo ammettere un’altra cosa. Devo ammettere che ecco avrei voluto saltargli addosso e prenderlo per i capelli e a parolacce, e anche dargli qualche ginocchiata tipo sulle palle. Avrei voluto.


Ma in realtà mi sono avvicinato ed ho sorriso e lo stretto senza neanche dargli il tempo di capire chi ero. Per lo meno, lo suppongo io. Gli ho chiesto come stava, e lui ha risposto subito tutto bene. Ma io non lo ascoltavo neanche. Infatti non avevo capito cosa avesse minimamente detto, per cui ho ripreso a parlare. “Io sto bene, e tu come stai?”. Allora mi ha ridetto alzando la voce “Io sto bene, tutto ok!”. Ecco, adesso pensa pure che sono una cretina. Certo che io riesco sempre a fare un’ottima impressione a tutti. Dopo aver parlato del più e del meno, per almeno cinque minuti, e dopo essere stato messo al corrente che lui è afflitto, tutto il mio risentimento era quasi svanito.


Anche se, ecco, diciamo che non glielo avevo comunque dato a vedere. Ovviamente. Gli chiedo perché sia afflitto. Se era tutto ok, se tutti stavano bene. Ma lui non si è scucito affatto. “Ne riparleremo più in là” ha sentenziato. Mi sono affrettato a stringerlo e salutarlo e mi sono allontanato. D’altronde era lì per lavoro. E poi c’era un tipo, carino sulla ventina, barbetta e camicia a quadri che mi fissava. Ma vabbè, essere celebri a volte ha i suoi difetti, penso. In realtà però, nonostante l’approccio molto amichevole, il Signor Bollore mi è sembrato un po’ freddino. Troppo per come è lui. In realtà mi è cominciato ha rodere un po’ il culetto. Insomma, mi aspettavo un invito, una parola all’orecchio. Un commento al blog.


Nulla di tutto ciò. Appurato che mi scottavano le regali terga, e che anche Ga ha sentenziato che secondo lui, nonostante la conversazione, gli era parso felice di vedermi, era arrivato il momento di fumarci su una bella sigaretta. Così abbiamo raggiunto la frasca all’esterno. C’era però qualcosa che non mi tornava affatto. Rimugino sul suo essere afflitto. E sul perché. Ripenso a quanto sia stato freddo, e anche vago. E mentre aspiro avidamente la mia Marlboro Light mi si palesa davanti un suo caro amico. Vistosamente ubriaco. Decido di giocare sporco. E di farlo immediatamente, senza troppi giri di parole, gli chiedo del Signor Bollore, e se aveva la più vaga idea del perché mai poteva essere afflitto.


“Auhauhuahuahuah. Auhuahuhauhauauhauau. Aauhauhauhuahuauauh” Ma che cazzo te ridi, penso. “Bè se quello è afflitto.” Decido di insistere “Ma si è per caso lasciato col ragazzo?”. Ehm, si, è fidanzato. Mi pare di avervelo già scritto. “Ma no. Figurati, se quello lascia il ragazzo. Non lo so perché ti ha detto così, ma so di per certo che il suo amante è qui stasera, ed è proprio lì dove sta lui.” Ma che carino allora gli ha parlato di me? Penso pervaso da un moto di inaspettato di inebriante allegria al limite di una movenza dannatamente pop e una coreografia contagiosa. Quando continua il discorso “Ma si, un ragazzo sulla ventina, ha la barbetta, e la camicia a quadri. E’ proprio lì dietro di lui”.


COSA???? La gioia, le movenze pop e tutti i valalasss annessi svaniscono in un secondo. E io che pensavo che parlasse di me. Accenno un sorriso e con la scusa di ritrovare Ga mi allontano. Insomma non solo non mi caga neanche per sbaglio, in più devo sorbirmi anche l’amante ventenne. Non capisco come stracazzo è che debbano succedere tutte a me. Eccheccazzo. Il Signor Bollore dovrebbe essere a dir poco castrato, decido a sto punto di individuare con esattezza l’amante in questione. Avete sicuramente presente quando vi dico che il dramma è sempre dietro l’angolo. Non sbaglio. Quel dramma era palese e davanti i miei occhi da molto prima. Da quando avevo già parlato con lui. L’amante in questione era proprio il ragazzo che poco prima mi fissava.



Ma che orrore. Ma dico io, si può essere più stronzi? Passo e sorvolo sul fidanzato. Mi passi pure che gli metti le corna, se lo fai con me. Ma anche l’amante ventenne bono? Effettivamente questo giovane se ne stava qui che lo fissava, e sembrava proprio me tipo una ventina di minuti prima. Io e lui avevamo lo stesso sguardo per il Signor Bollore. Istintivamente decido di stare buono. Andiamo andare lì e massacrarlo di botte non aveva alcun senso. Tutt’al più massacro Bollore. Mi sembra più sensato. Nel momento in cui prendo forza e coraggio, (tutto merito di un drink offertomi e scolato in 4 secondi netti), vado per raggiungerlo ma ecco arrivare l’esemplare di donna più temuto da un omosessuale, (dopo una lesbica naturalmente): la sua Grace Adler cicciona.



Adesso, ognuno di noi ha la sua Grace Adler. Quella di Bollore è cicciona. Una cicciona eterosessuale che se lo vuole fare. E’ follemente innamorata di lui, ma lui ovviamente è gay. Lo travolge con la sua prorompente immagine e lui quasi non mi vede. Anzi, ne sono certo, non mi vede proprio. Decido di lasciar perdere. Decido che in fondo non mi merita. Decido che io merito decisamente di più di un Bollore, passato a ghiacciolo, che non mi cerca e per di più oltre al fidanzato devo mandare giù pure l’amante? E poi la sua Grace Adler? Nononono. Non sono capace di affrontare tutte queste cose in un colpo solo. Ancora in pensiero sul da farsi, il dramma si propone. Ovvero il Mucca va in tilt e salta tutto.


Decidiamo di saltare anche io e Ga. E di abbandonare la serata. Decido che devo assolutamente decidere che fare. Insomma, sono proprio indirizzato verso un mega, enorme e glitterato VAFFANCULO. Anche se non mi lascio troppo prendere da una decisione. Insomma, perché non c’è uno con le palle che oltre a mostrartele è capace di dirti che le cose stanno così? Anzi, lo stimerei molto di più se fosse single. Come ci si può fidare di uno del genere? Io di sicuro non mi ci fido. Affatto. Decido che devo fare qualcosa, anche se non so bene cosa, io e Ga però, incontrati altri amici al benzinaio vicino al Mucca, concludiamo la serata con un defilé fino alla macchina. Nonostante tutto, facciamo sempre la nostra porca figura. Si.

Quando ammetti il problema, stai già guarendo


Quando arriva settembre si crea un meccanismo mentale secondo il quale bisogna perdere peso, andare in palestra e rimettersi in forma. Merda, ma che senso ha? Posso accettare che un discorso del genere mi venga fatto a gennaio. Ok. Anno nuovo, vita nuova. Ci posso anche credere. Ma perché a settembre? Non ha molto senso. Se a settembre i miei avi migravano verso la montagna per la transumanza, perché io dovrei andare in palestra? Esiste una connessione mentale? E poi perché a settembre tutto dovrebbe ricominciare da capo. Di nuovo? Anzi. Ad essere sinceri sono anche ingrassato un po’. Lo so. Ma sono giusto un paio di chili. Tre, per l’esattezza. Almeno, credo. Spero.


Se consideriamo che sono stato in ferie per un mese, bè tre chili non sono niente. Se consideriamo soprattutto che per un mese ha cucinato solo ed esclusivamente mia madre non sono niente. E voi, vostro malgrado, non conoscete Giuliana. Ma qualche giorno fa, appena tornato a Roma dalle vacanze ho rivisto il mio trombamico numero uno. Ovvero Dickhead. Non è un caso che si chiami così. Non per che sia una testa di cazzo. E’ che è solo un enorme grosso pene attaccato ad un uomo. E non viceversa, che sia chiaro. Dopo avercela spassata alla grande, e averne fatte di ogni, mi da una pacca sul culo e mi dice, parole testuali: “Il tuo culo mi fa impazzire. Guardalo come sta su. E’ pazzesco”.


Pausa. Che poeta, penso. Però, almeno, per la soddisfazione avrei anche potuto ballare e danzare tutta la discografia delle Spice e metterla su YouTube. Ma Dickhead non si è limitato a un complimento. Affatto. Ha continuato a parlare. “Certo che se andassi in palestra, saresti un bono da paura”. Si alza e se ne va in bagno. Pausa. Decisamente drammatica. Mi accendo una sigaretta, nonostante in casa sua ci sia assoluto divieto assoluto. Torna poco dopo, mi guarda serio, e chiede: “Ma cosa stai facendo?”. “Scusa, dovevo fumare”, mi giustifico. In realtà mi era salito un nervoso tale che se non fumavo lo prendevo a calci. Così rassodavo il suo, di culo. E sti cazzi le sue regolette del cazzo.


Aspiro l’ultimo tiro e spengo la sigaretta. Mi scuso, e insisto: “Scusa, quindi sono un cesso a pedali con un culo pazzesco?”. Lui mi guarda, e finalmente realizza la cappellata detta qualche minuto prima. Subito cerca di metterci una pezza. “Ma no, mica sei un cesso. Affatto. Piccolo lo sai che mi fai impazzire, e come scopo con te non scopo nessuno”. Piccolo? Ti sembro piccolo? Ho 27 anni. E tutt’al più tu sei quello grande. Vabbè è tipo un metro e novanta ed ha 38 anni. E sappiatelo odio quelli che ti dicono piccolo. Piccolo un cazzo. E poi tu mi scopi? Fino a prova contraria quell’affare enorme, duro e pazzesco (mi duole ammetterlo, anzi, forse mi duole anche altro se ci penso) lo faccio sparire io.


Per cui, tutt’al più sono io che ti scopo. Visto che la fatica la faccio tutta io, ma questi sono solo dettagli. Mi alzo di scatto, raccolgo i miei vestiti e faccio per andarmene. “E su adesso che fai? Non dirmi che te la sei presa?” mi chiede stupito. Certo che me ne vado, vorrei urlargli nelle orecchie. Invece, mi affretto a dire “No, non me la sono presa, però non sei stato né carino né spiritoso. Insomma è tanto che ci vediamo, mi conosci. E sai che queste cose mi fanno innervosire. Se io ti dicessi che sei carino, ma per avere 38 anni non sei al massimo della tua forma? Cosa mi risponderesti?”. E sono stato gentile. Dovevo parlargli delle sue enormi maniglie dell’amore. Credetemi, enormi. Bingo. Colpito e affondato.


Finito di vestirmi mi sono avvicinato per salutarlo, “Ciao. Buona serata” e gli ho dato un bacetto. Lui mi fissa, serio, mi stringe in un abbraccio e mi sussurra all’orecchio “Scusa, non volevo offenderti”. Ok. Annuisco, mi stacco e faccio per uscire. “Dimmi che non finisce così?” dice infine. Un attimo. Fermi tutti. Cosa dovrebbe finire? E’ iniziato qualcosa? Ci siamo mai visti, chessò, per passeggiare in un parco? Chiacchierare? Andare al cinema? E’ iniziato qualcosa? E se si, cosa di grazia? Ci vediamo sempre e solo o da me o da lui per trombare. E questo è un rapporto? Una relazione? Non mi sembra. Sto per sbottare in un mega sbrocco. Ma poi mi blocco. Contegno.


Abbozzo un sorrisetto, e dico sicuro: “Non lo so, sentiamoci però”. E addio. In metro ci ripenso a quello che mi ha detto, e concludo che forse ho un po’ esagerato, ma mi andava così. Insomma sono pieno di insicurezze già di mio, me le devi far venire anche mentre trombiamo? Di solito ad una bugia preferisco sempre una verità. Anche se scomoda. Ma andiamo non mi pare proprio di essere un cazzo di cesso a pedali. Affatto. Ho i miei difetti, come tutti. Ma non penso di non essere giusto così come sono. Mi metto a leggere per distogliere l’attenzione da questo scazzo giornaliero, e quando torno a casa mi peso. Giusto per curiosità. Ok, non ho motivazioni per farlo, ma lo faccio. Va bene?


Con sorpresa scopro di pesare due chili in più di quello che ero. Pensavo tre, almeno. Ma che cazzo, solo Mel B perde perso scopando con il marito? Ok. Decido che è arrivato il momento di smetterla di abusare e di dipendere dal cibo e di dedicarmi ad un’alimentazione sana, corretta e senza più zozzerie. Basta alcool, nutella e tutte le schifezze che mi circondano. Sarà difficile. Lo so. Che sia chiaro, non per Dickhead. Assolutamente no. Ho anzi deciso che non lo vedrò più. Per me stesso, perché so quanto valgo, e so anche che riuscirò ad avere anche un aspetto decente all’esterno. Anzi. Devo. Si, ecco. Anche se però, mi piacerebbe che un giorno arrivasse qualcuno e mi volesse così, come sono. Utopia?

Wenig Anleitung Annabelle Bronstein


Non sono impazzita. O meglio. Non del tutto. Ho
sempre il mio povero, piccolo neurone impaurito che solitario vive nel mio cervelletto. Nonostante io l’abbia portato a prendere aria nella terra del wurstel, non si è ripreso affatto. Anzi. Questo è il mio post dedicato a Berlino. In cui ho passato una simpatica settimana con Guy e Ga. Non aspettatevi di certo una guida dettagliata della città. Per quello ci sono le innumerevoli guide per viaggiatori. Questo, invece, è un mio personalissimo resoconto sulla Berlino che ho visto e vissuto, e che mi ha stupito, entusiasmato e anche fatto riflettere. Con l’assoluta convinzione, che ciò che succede a Berlino, rimane a Berlino. E soprattutto non accade a Roma.


I tedeschi.

I tedeschi non sono freddi. Non sono antipatici. Non sono poco ospitali. No. Sono solo un tantinello stronzi. E non offendetevi, miei cari cugini tedeschi. Ammettete invece che lo siete. A noi, il mandolino, la pasta e la pizza. A voi la stronzaggine. E diciamocela una volta per tutte. Esempio 1. Arrivo all’aeroporto di Berlino, distrutto e quasi ridotto ai minimi termini per il lungo viaggio, al desk delle informazioni sui trasporti ci sono due ragazze italiane che amabilmente conversano in inglese con la tizia. Penso, che culo, ci metteremo un attimo a fare l’abbonamento per i trasporti. Quando arriva il mio turno, sfoggio il mio inglese migliore, e rispettoso, e mi sento rispondere dalla stessa tizia che lei non parla affatto l’inglese.


Insomma, due secondi prima era la cugina di Margaret Tatcher, due secondi dopo era la cugina stronza di Heidi. Se mai Heidi fosse tedesca. Ma vabbè, ci siamo intesi. Esempio 2 La signora kazaka del tabacchino/supermercato/internet point/copisteria sotto casa non aveva la più vaga idea dell’esistenza della lingua inglese. Qualsiasi idioma tu le avresti parlato lei avrebbe risposto in tedesco. Argomentando la sua chiusura mentale. E risultando ogni volta sempre più antipatica. Solo quando in italiano le ho detto tipo 8754 insulti d’ogni genere lei mi ha sorriso. Questo vuol dire che l’italiano, nonostante tutto, ha un suono dolce, e simpatico. Nonostante tutto.


Esempio 3. Immaginate che è tardi, che state perdendo l’aereo, che venite dalla metropolitana, e che nonostante la stazione del treno sia sotto il vostro naso, no, non la riuscite a vedere. Immaginate che di fronte a voi si materializzi un bonone alto due metri che tra le altre cose lavora nel favoloso mondo dei trasporti berlinese. Vi viene in mente così di azzardarvi a chiedergli, in maniera molto cortese, se per caso sa dove straminchia sta la stazione. La sua risposta? Con un tono alquanto minaccioso? “I HATE TOURISTTTTTTTTTTT”. Ecco, gelati, i tre cuori impavidi, hanno solo abbassato lo sguardo e fatto finta di nulla. Per lo meno conosceva l’inglese. Per lo meno.


Il senso della misura

In Germania non c’è il senso della misura. Perché fare un pacchetto di 19 sigarette? Perché non mettercene venti? E poi vabbè ce lo vendete a 4.70 euro? Oppure perché fare una bottiglia di Coca-cola da 125 cl? E non 150? Che senso ha? Nessuno. Io per lo meno non lo capisco. Andiamo ci hanno tolto un bicchiere? Bo? E poi che senso ha vendere il caffè da consumare al tavolo di più? Voglio dire, lo sparecchio io il tavolo, e non è che me lo metti nel bicchiere di vetro? Insomma me lo metti in plastica, che ti frega se mi siedo giusto due minuti a consumarlo, tanto il bicchiere lo butto io? No? No. Perciò il caffè lo paghi di più. Domande che non hanno trovato una risposta davvero plausibile. Ma forse sono io.



Vita gay

Va premesso che a Berlino circa l’80% degli essere viventi è frocio. Il sindaco per esempio. Ma anche tutti gli altri miliardi di persone che ho incontrato. Pensate che se camminate per strada, almeno le tre persone più vicine a voi sono gay. Questo è un dato importante. Soprattutto perché avete mai sentito un gay picchiato a Berlino? Forse è perché so tutti froci. Ma forse no. La zona gaia è Schonenberg, che ovviamente non si scrive così. Ma almeno si pronuncerà così. Due vie di una zona molto borghese piene zeppe di cruising e negozi a tema. Devo ammettere che noi non ci siamo molto trovati con quello spirito. Insomma erano tutti abbastanza stagionati per i nostri gusti.


Kreuzeberg, la zona dove noi abbiamo preso casa, invece offriva diversi posti friendly. Per esempio il Primo Maggio, il ristorante italiano sotto casa. Oppure il Roses. Una simpatica rivisitazione del nostro Coming Out al limite del kitch. Parete di peluches, discoballs e luci soffuse creano un ambiente accogliente e divertente. Insomma c’è chi se la parla, chi se la canta e anche chi se la balla. Ovviamente, anche chi se la limona alla grande. Noi abbiamo conosciuto ragazzi americani, brasiliani e anche spagnoli. Con i quali poi ci siamo organizzati per andare a ballare. Insomma, una roba che qui te la puoi scordare. E infatti dopo il Roses la serata si può trasferire tranquillamente allo Schurrrz.


O anche qualcosa di molto simile. Noi ci siamo andati addirittura due sere. La serata Telepopmusik, ovviamente, dove mi hanno rifilato Robyn e una Britney d’annata. Insomma roba che scotta. E che scoatta, anche. E anche movenze pop a go go. Certo il caldo era troppo, il sudore non ne parliamo, ma gliel’abbiam fatto vedere noi come ce la si balla. Il bello di questi posti è però che tutti avevano limoni e valalalasss da fare, tranne la sottoscritta. Ebbene si. Tutti eh. Nessuno escluso. I tedeschi poi sono difficili da approcciare. Ti guardano. Sorridono. E poi non ti cagano più. Voi li riguardate ma nulla. Loro sembra che facciano finta di nulla. E infatti io a bocca asciutta.


L’unica nota negativa dei locali è la sigaretta. Nelle discoteche si può fumare tranquillamente, e io sinceramente ho cominciato a provare un po’ di fastidio, visto che ecco non ero più abituato. Come non ero più abituato alla puzza di fumo dei miei vestiti. Insomma se appena arrivato ho gioito di questo dettaglio, poco dopo mi sono dovuto ricredere perché è effettivamente fastidioso. Hanno gli aspiratori, ma a mio avviso sono del tutto inutili se non hai l’aria condizionata. Ed ecco spiegato perché i tedeschi avevo l’aria di puzzare tutti. Erano tutti visibilmente sudati. Ed era ovvio anche il motivo. Insomma se schiumava che era una bellezza.


Berlino è Berlino

In tutto questo, mentre io ero indaffarato a fare fotografie e video di ogni genere, le mie amiche, Guy e Ga si sono dati totalmente da fare. Limoni, pubbliche relazioni, baci e abbracci. Insomma. Un valalalas dopo l’altro. Le foto che vedete in questo post alcune arrivano dal mio iphone e altre le ha fatte Ga. Ma c’è una foto sulla quale sicuramente vi sarà capitato di poggiare l’occhio. Lo so. C’è una vocina dentro di voi che vi chiede insistentemente chi straminchia sia Gaetano. E soprattutto perché qualcuno lo ha richiesto così a gran voce su una lavagna da menù di un ristorante di Berlino. Di questi e altri dettagli, vi parlerò molto presto. Anzi. Prestissimo.




Un uomo nell’armadio





Immaginate il vostro armadio. All’interno c’è una t-shirt, un vestito, un maglione di qualche anno fa. Quel capo, vi piaceva da impazzire, l’avete amato, ma ora ovviamente non lo mettete più. Però vederlo vi emoziona. Vi rende felici. Per me quel capo vecchio è tutto. E’ fondamentale. E lo mettereste ancora. Lo metterei ancora. Subito. Ma rimanete a guardarlo in silenzio, godete, ne siete felici ed entusiasti, ma non si va oltre. Ecco, il ragazzo di questo post è esattamente come quel capo che si trova nell’armadio. Per un anno e mezzo quasi lo avevo dimenticato. Poi una sera, lui mi è ricomparso davanti, come se fosse appena uscito dall’armadio.

La mia reazione è stata praticamente la stessa. E se fosse che non ho le forze di dirgli alcun che, rivederlo in giro, all’attacco, mi fa un certo effetto. Ma pensarci, intendo pensare a lui, non mi aiuta. Suppongo sia uscito da una storia, visto che per un sacco di tempo è scomparso. Ora invece no. Ora è quasi ovunque. Mi appare sul mio faccialibro, anche se non siamo amici, su gay romeo, su bear, su grindr e aiuto, anche su badoo. Un uomo social network direi. Ma in tutto ciò, lui non mi considera. Venerdì sera per esempio al Village ancora prima di arrivarci avevo la vaga sensazione che lui c’era. E infatti, poco prima di arrivare Guy ha parlato.

“Mi ha detto un uccellino, che stasera stanno qui.”. Guy sa sempre tutto. Di tutti. Ecco qua, ho pensato. Quella scarpa vecchia del suo amico ha detto al mio amico che stanno qua. Volutamente. Appena entrato io sapevo immediatamente la fine che avrei fatto. Negroni. Negroni. Solo ed assolutamente Negroni. E infatti non mi sono perso in chiacchiere. Affatto. E proprio mentre aspettavo quel drink, ecco l’ennesimo dramma del venerdì del village. Ovvero, quel mio cugino etero, noto per la sua eterosessualità e noto soprattutto perché abita a 200 km da Roma, in realtà è il secondo venerdì che lo becco qui. I miei amici non hanno dubbi, anche lui avrebbe secondo loro, le chiappe chiacchierate.


Io ancora ci credo. Non posso crederci. E proprio mentre cercavo di riprendermi da mio cugino che con le sue amiche lesbiche era tutto un friccico, eccolo là. Di fronte a me, con i suoi amici, Lui. Mi ha visto, e come mi ha visto ha fatto una mezza smorfia. Capite, una smorfia. Ha abbassato lo sguardo, ed è andato via. E il suo amico, non che amico nostro, quando mi è venuto a salutare, anzi no, non mi ha salutato, mi si è avvicinato, ed ha esordito così “Siamo sbarcati su grindr?”. Io non ho detto nullo. Ho sorriso. Non ho aggiunto altro. Lui, non ha grindr per cui non può che averglielo detto Lui che mi ignora. Ma allora perché dire a quella ciavatta vecchia del suo amico che io ero su grindr?

E perché di grazia, sempre quella ciavatta vecchia del suo amico prende e fa sapere al mio amico che loro sarebbero stati lì. Questo per me si chiama mobbing. O qualcosa del genere. Ecco io non so perché. Lui. Quella maglietta che a me devasta, non mi caga neanche per errore. Appena mi vede gli si ingrifa il pelo e mi guarda malissimo, manco gli avessi fatto chissà che. Ti sto sul cazzo? Dillo. Mi odi? Dillo. Mi vuoi menare. Menami. Eccheccazzo una reazione dammela. Vi giuro essere ignorati da una persona che vi piace da morì è una cosa devastante. Devastante. Io non so se vi è mai successo, e sinceramente non lo auguro a nessuno.

La situazione è questa. Voi direte, tu sei pazzo. Lascia perdere. Si. Me lo dicono tutti. Guy non me lo dice neanche più, si è stufato a dirmelo. Ga ha le sue teorie, tutto è bianco o nero. Nun te se caca, basta. Burina ribadisce solo il concetto. Bastaaaaaa. Tutti sanno quello che io dovrei fare. Tutti sanno benissimo come io dovrei affrontare questa cosa. Tutti tranne io. Ecco io non lo so cosa devo fare. Anzi io lo so. Il mio io più nascosto lo sa. Io lo so benissimo quello che dovrei fare. Io dovrei prenderlo, faccia a faccia, sbatterlo contro il muro e baciarlo. Perché io questo voglio fare. Voglio baciarlo. E poi gli parlerei. Tanto. Da fargli venire i conati di vomito.

Ma purtroppo tutto questo non si può fare. E’ un piano inattuabile, perché se penso che la sua reazione appena mi vede è una smorfia. Bè cosa dovrei andargli a dire? Nulla. Per cui faccio finta di nulla. Faccio finta che in realtà lui non esiste. Faccio finta che lui non ha tutta questa importanza. Faccio finta che io e lui non ci siamo mai conosciuti, non abbiamo mai fatto nulla, e lui è solo uno che ogni tanto vedo in giro. La cosa assurda, è che se io davvero non lo avessi mai conosciuto prima, bè mi farei avanti per conoscerlo. Ma allora come si risolve? Non c’è soluzione. Vicolo cieco. Cane che si morde la gola. Un altro negroni?

E poi rischio di finire come sono finito. Ovvero ubriaco perso. Ma nella mia totale ubriachezza ho partorito il concetto che meglio si addice a questa situazione. Oltre a quello dell’armadio che adoro, naturalmente. Avete presente quando andate da Pompi a mangiare il tiramisù, mangiate due cucchiai e arriva il cameriere vi prende il cucchiaino e vi toglie il tiramisù. Insomma. Avreste voglia anche voi di finire quel tiramisù. Con lui è uguale. E io lo so che però non è storia. Un po’ per colpa mia, perché quando mi ci metto divento peggio di una stalker al limite del legale, anche se effettivamente una vera motivazione non c’è. Comunque un post simile era necessario. Per me soprattutto.

Ci tengo a rendervi noto che i commenti a questo post saranno moderati. Perché il dramma è sempre dietro l’angolo. E Louise di Saint Louise invece è sempre troppo lontana. Bastarda.

Ecco. Ecco che fine ho fatto.

Ok. Lo so. E’ un botto che non scrivo sul blog più pazzesco che qualcuno abbia mai creato. Ovvero io. J Ma diciamo che è stato un periodo davvero massacrante. E solo oggi tra una seduta in bagno e l’altra, riesco a trovare il tempo, finalmente, di aggiornare. Bè ecco. Non che ci sia molto da dire. Non ho fatto assolutamente niente. No. Ok. Ve lo dico. AhahhihiAhAhOhhh. Vabbè nulla, finalmente i miei sogni di gloria vedranno la luce. Finalmente farò l’attore. E lo farò in maniera del tutto professionale nello spettacolo “L’Ultimo Sanremo Del Millennio” che debutta proprio questa sera nella Sala Orfeo del Teatro dell’Orologio.


Negli ultimi mesi mi sono diviso tra il lavoro, lo studio del copione ed infine le prove del suddetto. E tutto, di conseguenza, è andato in secondo piano. Men che meno la mia vita sentimentale. Che non c’era prima, e ovviamente non c’è neanche adesso. L’ultima volta che l’ho vista indossava una t-shirt fuxia e degli skinny neri con un cappotto nero. Se qualcuno l’avistasse per Roma è pregato di farmelo sapere. Io spero tanto che prima o poi qualcuno me la ritrovi e me la faccia trovare davanti la porta di casa. Ma io voglio troppo. E devo ammettere che ce ne sono troppe di cose che voglio ora. Un uomo. Un lavoro nuovo. Molto più tempo libero per coltivare la passione per gli origami e il giardinaggio. Un nuovo coinquilino. Cosa? Ah si, si… Lo so eravate rimasti tutti che avevo un coinquilino nuovo da settembre. Invece no. Non ce l’ho più.


Ebbene si. Imogeon Heap sé dato. Ha trovato lavoro a Milano, ha fatto fagotto e se né andato. Giustamente anche direi. Per cui chiunque stesse cercando casa, bè batta un colpo. E magari me lo dia anche un colpo. AhahhihiAhAhOhhh. Scherzi a parte, se cè qualcuno che è interessato a una singola a Monte Mario si faccia vivo. La casa è pazzesca, e anche il padrone di casa non è niente male. Comunque ora devo proprio andare, devo preparare la cena e poi le schede coi voti… AHHHHHHHHHH Scusate sono confuso, questa è una succosa anteprima sulla serata. Spero davvero che vada tutto bene, visto che è ufficiale sono in ansia.


Come ha fatto un mio caro amico, che ringrazio, vi lascio la sinossi dello spettacolo e vi invito tutti alla Sala Orfeo del Teatro dell’Orologio in Via dei Filippini 17/A fino al 7 marzo. E poi scusate, finalmente potete avere l’occasione di vedere Annabelle Bronstein recitare solo ed esclusivamente per voi. Ovviamente, non vi dirò mai quale personaggio interpreto, e spero altresì che nessuno capisca davvero chi io sia. Non vorrei non poter uscire dal teatro questa sera per via di una folla di fans adoranti. Ma vabbè anche se mai dovesse accadere, io saprei carpire immediatamente il giusto mood. Credetemi.


Ora scappo. E prometto, tornerò subitissimo a scriverne di bendonde.


“E’ davvero possibile ‘guarire’ dall’omosessualità? Come fosse una fase di ‘passaggio’, si possono tutto ad un tratto cambiare i propri interessi? Esistono terapie in grado di ‘raddrizzare’ ciò che non è affatto sicuro sia ‘sbagliato’? Non basterebbe osservare la natura per accorgersi che la sua ‘naturale’ varietà la arricchisce anziché metterla in pericolo? Soprattutto, cosa c’entra Sanremo con tutto questo? Si sa che i gay sono da sempre amanti della cultura popolare e delle canzonette (anche Luchino Visconti amava seguire il festival).


Per cui abbiamo voluto immaginare cosa potrebbe succedere a un gruppo di ex-gay ‘guariti’ dalle terapie di un losco professore, se si riunissero a vedere la finale di Sanremo esattamente come quando erano ‘malati’? Per non lasciare nulla di intentato, abbiamo aggiunto una vicina ninfomane e una pornostar disincantata, ambientando il tutto nel 1999, visto che da allora ad oggi, poco è cambiato.
A chi afferma che le minoranze non sono la priorità, rispondiamo che tutte le minoranze sono una priorità, perché tutti siamo, ognuno a suo modo, una minoranza.


Finché non lo capiremo e continueremo a scontrarci gli uni con gli altri in una guerra di poveri, ci sarà sempre qualche individuo senza scrupoli pronto a negare l’evidenza per approfittarne. Specie in un Paese come il nostro, tremendamente in ritardo in fatto di diritti civili, e sotto l’influenza nefasta di chi pontifica per dividere anziché per unire. Detto questo, aggiungiamo però che la commedia, oltre a far riflettere, vuole farvi divertire. E speriamo che non sia una colpa…”


L’ultimo Sanremo del Millennio

Una commedia rigorosamente eterosessuale (con qualche caduta ogni tanto…)
di Flavio Mazzini Con Cristiano Cecchetti, Fabrizio Costa, Angelo Curci, Fabrizio Foligno, Silvana Rossomando, Michela Totino e l’assenza straordinaria di Stefano De Santis Regia di Marco Medelin
Roma – Teatro dell’Orologio (sala Orfeo), via dei Filippini 17/A, dal 2 al 7 marzo 2010 h 21 – Sabato h 17,30 – h 21 – Domenica h 17,30
Milano – Teatro Libero, 5 maggio 2010
Torino – Teatro Espace, 6 maggio 2010
Pisa – Serata in collaborazione coi Collettivi studenteschi, 8 maggio 2010

I mini pinner e tutto quello che ti frullano, in testa.

E’ ufficiale. Questa è la settimana del micro pisello. E visto che questo blog si chiama Il Pisello Odoroso non potevo non trarre ispirazione da questi sgamoni pubblici. Tutto è iniziato con le iene che hanno messo fino alla diceria che Beckham ha un mega pacco. Beckham ce l’ha piccolo. E la Di Cioccio ci ha messo pure la mano. Ma non solo perché arriva anche il micro pisello di Jesus Luz, che si conferma come un’inaspettata sorpresa. Io non mi sono mai fatto troppi problemi per il mio, che trovo ottimamente giusto come grandezza. Però il tutto mi ha dato un’iniezione di autostima non indifferente. Ma non solo i micro piselli famosi sono interessanti. Diversi micro piselli, o come li chiamo io mini pinner, invece digitano spesso il mio numero di telefono.

E diventano stranamente insistenti. Per esempio lunedì un tale di nome Giovanni decide che era ora di ri-allacciare i rapporti con me. Io ero a lezione all’università pervaso da diversi dubbi su quello che la mia prof. stava insinuando. Avevo anche dimenticato la suoneria al telefono. Naturalmente. Proprio mentre si disquisiva sulla valenza dei corticosteroidi nel trattamento delle bronco pneumopatie ostruttive parte inavvertitamente il tema di Sex And The City. Lo so, nessuno dedurrebbe mai che sono gay. Con molta nonchalance mi sono alzato chiedendo scusa e sono uscito sotto gli occhi sorpresi dei miei compagni di banco. Penso che ci siano suonerie peggiori della mia comunque, tipo una canzone qualsiasi di Rihanna.

Rispondo ad un numero fisso di Roma. “Pronto?”. Con la voce più maschia che posso. “Salve signora cercavo Annabelle!” sento dire dall’altro capo. Ecco quello che succede a me quando rispondo al telefono, tutti si sentono in dovere di scambiarmi per una signora. “Sono io Annabelle… e tu chi sei?” chiedo con una certa fermezza. “Sono Giovanni… Ci siamo visti all’Alpheus… Ma non ti ricordi di me? Un giorno anche in centro… Dai sono quello con gli occhiali… Ma mica ti disturbo?”. Giovanni… Ci siamo visti all’Alpheus… Con gli occhiali??? Ma chi stracazzo è??? “AH SI! Cioè credo di aver capito chi sei, ma si ora mi disturbi sto all’università.” Ok non avevo la più pallida idea di chi fosse questo Giovanni.

“Sai mi chiedevo se potevamo vederci prima o poi, anzi domani. Dovrei essere proprio dalle tue parti, ho un appuntamento a P.le Clodio alle 16 e mi chiedevo se dopo potevamo berci qualcosa insieme. PAUSA. Ecco se non hai nulla da fare?” dice convinto. Io indeciso se buttare il telefono lontano milioni di km (anche se non l’avrei mai fatto a prescindere), oppure fingere un’improvvisa caduta della linea mi sono chiesto, MA QUESTO CAZZO DI GIOVANNI SA CHE IO NON ABITO PIU’ DA QUELLE PARTI DA TIPO QUATTRO MESI? Decido che è meglio chiudere la telefonata in modo vago ma incisivo. “Senti no, purtroppo sto impicciato, magari ci risentiamo dopodomani… Ok? Ora scusa devo proprio scappare!”.

Passano altre quarantotto ore in cui destino tutte le mie forze a capire le fattezze fisiche di Giovanni. Rifletto alle pochissime informazioni che ho. Giovanni, Alpheus e occhiali. Tre informazioni che a me non dicono nulla. Già dire Giovanni non ha senso, io a prescindere non ricordo i nomi di nessuno. Figuriamoci se posso ricordarmi di un tale Giovanni. Il fatto che abbia gli occhiali non aiuta. E soprattutto non aiuta il fatto che io l’abbia conosciuto all’Alpheus. Diciamo che quando vado all’Alpheus sicuramente lo stato psicofisico non permette affatto di ricordare non solo Giovanni ma neanche tutto il resto. Mi ricordo giusto l’odore di vomito dell’Alpheus, ma vabbè quella è un’altra storia.

Decido che devo dare una svolta alla mia totale e assoluta cecità mentale. Decido di dover cominciare quasi da subito una cura di fosforo. Nonostante io odi il pesce. Ma vabbè. Decido di aprire gay romeo e di indagare. Tra gli utenti salvati non c’è nessuno con gli occhiali che mi riporti alla mente, anche vagamente una conoscenza in discoteca. Imploro le mie due sinapsi residue di attivarsi e di darmi una risposta precisa e valida. Ma nulla. Controllo allora i messaggi ricevuti, ed anche lì zero risposte. Decido di collocare in maniera spazio-temporale Giovanni con gli occhiali, io e l’Alpheus. Dunque quest’anno non è possibile, visto che ci sono stato una volta sola, tipo un mese e mezzo fa.

Si tratta sicuramente dello scorso anno, e prima di settembre, visto che ho cambiato casa. Uffa ma come cazzo posso ricordarmi di un tale che ho incontrato in discoteca forse un anno fa. Mi si accende una lampadina, e decido che la mia risposta la dovrà conoscere per forza il mio cellulare. Comincio così a spulciare tutta la rubrica contatto per contatto. E dopo circa un quarto d’ora di assidue ricerche giunge la risposta tanto attesa. Finalmente mi torna in mente tutto. Il tizio di cui sopra si chiama Giovanni Rebibbia. Ovviamente perché è di Rebibbia, non perché sia il suo cognome.

Giovanni ha trentatré anni, lavora in banca, è un pelino più basso di me. Ma non mi formalizzo troppo sull’altezza. Ha un bel fisico ed è spigliato. Forse l’ho conosciuto nel marzo o nell’aprile scorso in una serata in cui in me non c’era alcuna presenza di sangue. Nelle mie vene scorreva alcool. Solo ed esclusivamente alcool. Mi sembra di averlo conosciuto in bagno mentre facevamo la fila. Abbiamo scambiato qualche parola e poi giù di lingua. Bacio non molto soddisfacente, ma la cosa negativissima è successa quando io ho messo la mano sul suo pacco, laddove pacco sta per un’idea concettuale solo mia. Un piccolissimo, timidissimo e ristrettissimo pisellino si nascondeva in un angolino delle mutande. Lì avevo avuto la conferma che non era cosa.

Non perché io non abbia rispetto per i mini pinner. Assolutamente no. E’ che in anni di conoscenze mi sono reso conto che il sesso con i mini dotati non mi soddisfa affatto. Di solito i mini pinner, siccome sanno di avere un mini pinner dedicano gran parte del rapporto sessuale ai preliminare. Ma troppo, in maniera esagerata. Troppa lingua, troppo succhiotto, troppo succhiare, troppo leccare. Perché naturalmente, quando si arriva al momento clou non gliela fanno. E questo dopo un po’ mi stanca. Mi annoia. Riaffiora alla memoria che con Giovanni poi mi ci sono visto un pomeriggio assolatissimo di maggio. Abbiamo passeggiato per Ottaviano e preso un caffè assieme. E in quell’occasione mi sono reso conto che non era niente male.

Una persona piacevole e anche simpatica. Ma poi il ricordo del suo mini pinner mi ha bloccato. Da allora, all’altro giorno non l’ho né visto né sentito mai più. E la cosa forse più importante è che io non abbia mai sentito la necessità di vederlo ancora. Mi sono chiesto allora se era giusto dover ripiegare tutto sulle grandezze. Dobbiamo essere così egoisti da dover porre tutto sul quanto mi possa appagare la lunghezza di un pene? Se dovesse rispondere la mia amica Tata probabilmente direbbe si, senza pensarci troppo. Ma qui c’è qualcos’altro. Qui c’è un ragazzo indipendente, spigliato e carino. Che reclama comunque attenzione. Però io non posso mentire a me stesso. Non posso permettere di ritrovarmi a far finta di godere del sesso se in realtà non è così.

Proprio mentre pensavo a queste valide argomentazioni, il mio telefono squilla ancora. Questa volta è chiaro che si tratta di Giovanni, visto che sul display compare il suo nome. Decido di affrontarlo e di chiudere ogni possibile inutile fraintendimento. “Ma come domani non puoi???”, dice stupito. “Sai purtroppo sarò fuori Roma per tutto il mese, vado in Australia a trovare i miei parenti, e sai com’è!!! Ho prenotato da tempo, e parto solo tra una settimana, e questi ultimi giorni devo preparare tutto per la partenza. Mi dispiace ma credo proprio che non sia possibile riuscirci a vedere… E mi dispiace anche tanto”. “Ok, dai allora spero di sentirti quando torni!”. E chiude. E io penso proprio di no, visto che andrò all’inferno per scontare tutto quello che combin0, prima o poi.

N.B.
Se qualcuno avesse ancora la vaga, ma pur sempre fondata curiosità di vedere quel mini pinner di Jesus Luz, basta che clicchi qui. 😉 Ovviamente vi rimando al prossimo post, sempre se volete ancora sapere qualcosa in più di Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds.

Pessime figure e primi appuntamenti. E riflessioni varie





Questa mattina, alle 8 ero già in giro che cercavo di dare un senso alla mia vita. Lo so, idee malsane alle 8 del mattino. Ma se non ci penso io, qualcuno dovrà pur farlo, no. Per questo bardata come Madonna in American Life, un po’ squinzia e un po’ militare mi sono diretto verso le poste, per prelevare l’affitto, mettere qualche soldo da parte e capire in maniera reale il mio credito residuo. Mentre andavo, svolazzante e scoppiettante con del pop nelle orecchie ho scelto di passare per la via parallela alla via di casa mia. Adesso, non che ce ne fosse motivo. L’unico motivo valido è Mario, topolaus che abita proprio lì, con il quale mi sento da un po’. E con il quale è in ballottaggio un caffè da troppo tempo per i miei gusti. Volevo solo vedere se per caso lo beccavo.



Ok, volevo fare dello stalking bello e buono. Ok? Va bene così? Bene, ottimo. Non ricordo chi mi ha detto che il dramma è sempre dietro l’angolo. Ma anche questa mattina, da un angolo, un piccolo pertugio ecco sbucare Mario, e sorpresa delle sorprese una mia scopata di qualche tempo fa. Ovviamente appena ho capito la gravità della situazione ho cercato una via di fuga, che ahimè non c’era. Per cui, ho deciso a testa alta di fare come al mio solito. Ovvero di fare il vago. Ma quella mia scopata mi si ricordava benissimo e appena catturato il mio sguardo non ha perso tempo per salutarmi. Come si deve. “Ma buongiorrrnnnoooooo…. E tu che ci fai da queste parti???”. Sai adoro passeggiare all’alba in giro per Roma.



Macchè. IdrivemyminicooperandIfeelasuperdrooper. No, neanche. Idiota che vuoi che ci faccia qui. “Ciao…Vado alle Poste, sai non riuscivo a dormire, allora ho deciso di rendere produttiva la mattinata” mi sento rispondere con una certa sicurezza. Leggo l’improvvisa voglia di fuga di Mario il mio dirimpettaio. Ma sono una stronza, che veste alla militare, e struppo l’inaspettato duo: “E tu? Così mattiniero già da queste parti, ma non abitavi a San Pietro?”. Lo so, è ingiusto, ma quel posto nel suo letto sarà mio, e non tuo. “Ma noooo, e chi cambia casa. No, sono rimasto ospite per la notte da questo mio amico Mario, ed ora di corsa al lavoro!”. Mi sorride truffaldino. Bella guarda che questi palloni li facevo volare già a 12 anni, io.



Per cui, ferito nell’orgoglio ho deciso di fargli capire che nonostante fosse ancora l’alba io stavo già marcando il mio territorio. “Ah, Mario… Ma sbaglio o io e te ci siamo sentiti? Tu non sei quello del caffè del 30 dicembre?”. Memoria fotografica, penso. Ma la guerra è guerra. Mario annuisce. Sorride ed esclama: “Si, sai vari impicci con il lavoro. Però ci si può organizzare tranquillamente per i prossimi giorni”. Le campane suonano a festa, la movenza pop mi pervade riempiendo i fianchi e il ghigno si palesa malefico e soddisfatto. Ne ho fatta un’altra delle mie. Con un ottimo risultato direi. E lei, che era rimasta da un amico rimane con l’amaro in bocca, e il muso a terra. Sfigata e orrenda che non è altro.



Si inacidisce di colpo e taglia la conversazione accusando un’innaturale e poco veritiero ritardo. Ma la comprendo, la sconfitta brucia. Taglio a corto pure io e mi congedo, soddisfatto e sculettante verso le poste stranamente vuote di primo mattino. Tornato a casa ritrovo il sonno perduto e mi sento troppo soddisfatto per il mio operato.

Nel tardo pomeriggio raggiungo Guy in centro. Non ci vediamo da una vita, lui è stato male ed io impicciato con il lavoro. Decidiamo di passeggiare e snoccioliamo le ultime, parlando ovviamente male per la Du Barry. Decidiamo di mangiare una cosa insieme, e decidiamo di andare verso Via Cavour, per cui chiamo anche Ciù Ciù.



Ciù Ciù per cena non ce la fa a raggiungerci, per cui lo recuperiamo dopo. Prendiamo un calzone io e della pizza lui, nonostante non fosse molto presentabile all’occhio. E infatti fa tutto abbastanza schifo. Ma tantè. Affrontato il discorso cosaregaliamoallaDuBarryperilsuocompleanno, decido che è il caso che mi spieghi con chi si vedrà alle 22. Si, perché Guy ha ripreso il suo passatempo preferito. Ovvero uscire. Lui fa un solo appuntamento e poi scaga il tipo. Fa sempre così. Sempre. E la sostanziale differenza con me è che lui fa i primi appuntamenti, mentre io ci scopo direttamente. Questa sera vede un ragazzo sardo, e dice di lui che è molto carino. Io spero che sia sufficientemente alto. Lo so, sono una vera stronza.



Comunque, raggiungiamo finalmente Ciù Ciù e per riprenderci da quel catorcio di pizza riponiamo le nostre speranze in un caffè. Mentre raggiungiamo il bar più vicino e ci lasciamo allo scheccamento gratuito perché Ciù Ciù ci dice che ha un secondo appuntamento, incappiamo in suo padre. Immediatamente la Carrà, la Cuccarini e la Parisi che sono in noi decedono in un nano secondo. Diventiamo credibili come Britney Spears a un suo concerto live e salutiamo l’Augusto padre. Che gran figura di merda. Ci congediamo con rispetto e riprendiamo i nostri discorsi dannatamente pop. Scopriamo che Ciù Ciù trova molto interessante il tipo che staserà vedrà di nuovo, e non si aspettava che sarebbero andati oltre il primo incontro.



Guy è sempre al primo. E probabilmente lui sarà sempre al primo. Io invece non faccio appuntamenti. In compenso so fare cose migliori a letto. Ma questo a volte, non è così importante come molti di voi pensano. Conveniamo infatti che l’aspetto fisico non è tutto. E santo cielo, non deve affatto essere basato tutto su quello. Bisogna riuscire ad andare oltre. Io però finisco che penso di poter andare oltre solo ed esclusivamente con chi è molto oggettivamente interessante. Con tutti gli altri invece risulto eccessivamente poco spiritoso e vengo bollato come acidello. Ma giuro, non è così. E’ che se non sento un movimento che mi parte dalla vita e raggiunge il cervello io non riesco davvero a considerare interessante nessuno. Roba di sinapsi e centri nervosi suppongo.

E Ciù Ciù ne è convinto cecamente. Io ancora meno. Anzi lui lo trova proprio niente male. E anche io lo penso. E poi lo trova carino. E questo a volte può andare più che bene. Il loro primo appuntamento è avvenuto durante la manifestazione per Francesco & Manuel, la coppia che sta facendo lo sciopero della fame per vedersi riconosciuto il diritto a sposarsi. Io lo trovo molto romantico. E anche molto da Ciù Ciù. Non mi ero ancora espresso su questo argomento. Io trovo che i due in questione abbiano avuto una vita non facile e forse meriterebbero un gesto da chi ci governa. Dal 4 gennaio fanno si nutrono di cappuccini e succhi di frutta, e la fiaccolata di due sere fa, ha finalmente smosso qualcosa. Per lo meno la stampa si sta iniziando a muovere.



Noi tutti secondo me dobbiamo essere interessati. E anche se non c’è stata grande partecipazione dobbiamo metterci in testa che prima o poi anche noi potremmo sentire la necessità di vedere riconosciuto il nostro amore. Oddio non parlo di me. In definitiva, sono vicino ai due. Ma io, per quel che mi riguarda, mi sa che se continua così altro che matrimonio. Zitello a vita. Tra l’altro in un Paese come il nostro, dove chi comanda (e parlo di quel “papi” lì) fa quello che gli pare, penso che anche noi gay potremmo cominciare a fare un po’ come ci pare. Che pensate che non li troviamo un paio di preti che ci sposino? Secondo me si. Anzi, io ne conosco pure qualcuno che proprio non si tirerebbe indietro a celebrare un matrimonio gaio.


Ma se le vie del Signore sono infinite quelle mie, di Ciù Ciù e Guy sono presto arrivate a un bivio. Loro due verso i loro appuntamenti, io verso casa. Pronto a raccontarvi una giornata pregna di simpatiche emozioni. Laddove emozioni sta per figure di merda. Ma meglio così. Anche se avrei dovuto narrarvi di Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds, ma ovviamente anche questo post si è esaurito e domani mi aspetta una giornataccia. Per cui…vi rimando al prossimo. Che giuro. Sarà tutto dedicato a lui.

Negli anni ’10


OK. Eccomi qua. Di nuovo connesso per dirvene di bendonde. Non ho scritto un post per la fine dell’anno. Diciamo che l’ultima settimana del 2009 l’ho passata come un ebete. Ho riflettuto e messo sulla bilancia il 2009. Lo diviso e considerato quasi mese per mese. E sono arrivato alla conclusione, che forse il 2009 non sarà stato esaltante e top come il 2007 ma è stato altrettanto giusto. Oddio. Neanche tanto. Ho dovuto subire la quasi fine del matrimonio dei miei, gestire una separazione in casa con il mio ex-coinquilino, lasciare casa e ritrovarne un’altra. Ma ce l’ho fatta. Ho dovuto ingoiare rospi e rimboccarmi le maniche. E l’ho fatto.

Mi sono abbattuto un pochetto solo a settembre, ecco settembre è stato il mese più brutto. Ma siamo a gennaio e io sinceramente da lì in poi sono stato solo bene. Molti credevano che sarei rimasto con un pugno di mosche in mano, e invece proprio tutto il contrario. Anzi me la ballo e anche forse più di prima. Le mie movenze sono ancora dannatamente pop. Comunque passato il capodanno l’ho piantata di riflettere e di tirar somme, basta. Quello che è stato è stato. E con questo nuovo spirito ho cominciato il nuovo anno. Unica cosa che mi trascino dal 2009, ed esattamente dalla vigilia di Natale, è una conoscenza del tutto virtuale.

Lui si chiama Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds, ma di lui vi aggiornerò dopo. Posso ufficialmente dichiarare che dopo tre anni ho fritto la Polpetta. Andiamo, era ora. Non ho potuto buttare nulla dalla finestra a capodanno, perché proprio a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno io era in bagno che passavo del succo di limone a qualcuno per farlo riprendere dai fumi dell’alcool e di non so che altro. Ma si sa, come vanno queste cose. Io e le mie amiche ci siamo regalati giorni a letto in pigiama e serate inaspettate in discoteca ha riflettere su quanto in realtà siamo felici di stare come stiamo.

E soprattutto di quanto siamo stufi di tutti quei ragazzi carini che si ci fanno impazzire, ma che sono anche loro molto fuori di testa. Prendete Guy, lui il suo ragazzo carino lo ha visto prima provarci con lui, poi inspiegabilmente scagarlo e poi ancora cercarlo via sms a quasi 1600 km di distanza. Ed ora che è qui, latita. Ancora. Oppure la Du Barry, coinvolta in una strana competizione con l’ego del suo ragazzo carino. Che ha tutte le carte in regola. Però è il classico bello che non balla. Ma che ancora non si capisce verso quale direzione vuole andare. E poi noi ci meritiamo di correre dietro a questi tipi bislacchi?

Basta. E’ ora di appendere le scarpette da corse al chiodo e vedere invece chi ci sta appresso. Noi non siamo così orrendi come la maggior parte di quelli orrendi davvero che ci circondano e sono tutti ovviamente molto fidanzati, inspiegabilmente. Ma forse loro hanno il dono del non accontentarsi. Mentre ero a Teate per le feste , riflettevo con Giulia, la mia amica storica, che il nostro problema è sostanzialmente questo. Noi non sappiamo proprio accontentarci. Noi non vogliamo farlo. Abbiamo una testa e dei sentimenti e vogliamo che le cose seguano un determinato corso. Adesso, saremmo anche degli inguaribili romantici, ma è proprio una cosa a cui si può scendere a patti.

Pensateci bene. Scendiamo a patti tutti i giorni. Per evitare di fare a botte sull’autobus o in metro, sul lavoro, perché non so voi, ma io proprio non sono soddisfatto, con gli amici, perché è difficile a volte gestire le amicizie con tutto il bene che ci si vuole, e volete che scendessimo a patti persino nell’amore? Nosssignore. Io non ci sto. Anzi. Rivendico la mia fetta della torta e a gran voce. E non smetterò di certo ora, nel 2010. Avevo speranza negli anni zero, questa speranza nel corso dell’ultimo anno stentava a resistere quando poi PING. Una fioca luce si è accesa nella mia testa. Non devo mollare. Non ora, per lo meno.

E non lo dovrebbe fare mai nessuno. In quest’anno mi sono trovato troppe volte davanti a situazioni che credevo irrisolvibili. E invece tutto è andato per il meglio. E questo perché non ero solo. Questo perché vicino a me c’erano Guy, la Du Barry, Sushi, Ga, Ciù Ciù e Tata. Scorderò qualcuno, ma loro sono stati lì a sentirmi, a consolarmi e anche a darmi una mano. Tutto quello che credevo impossibile allo fine è diventato possibile. Certo è che faccio un lavoro di merda e non ho ancora un uomo che mi consideri, lo so. Ma perché buttarmi giù. Perché ora? Perché sono single. No. No. No. E poi, anche il sesso, non è andato malissimo.

Anzi. Direi tutto bene. Ma ora vi narro di Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds. Che non è il nuovo programma di Paolo Bonolis. Bensì è un ragazzo molto carino. Ma ho cambiato idea. Non voglio dirvi più nulla. Altrimenti, il prossimo post chi se lo legge???

N.B.
Questo post nasce non solo dalla necessità di togliermi qualche sassolino dalla scarpa, ma anche e soprattutto per far capire all’Anonimo che mi ha scritto qualche giorno fa tra i commenti che non cè motivo di buttarsi troppo giù. Tutti abbiamo momenti no, e periodi meno felici. Ma non devi assolutamente arrenderti. L’università, ma come il lavoro e i rapporti della nostra vita, sono a volte più complicati di quello che ci aspettiamo. E credimi, sono io stesso stupito da tutta questa mia positività, perché di solito sono molto pessimista, ma lamentarsi non aiuta. Tirati anche tu su le maniche e invece di pensare a come risolverli i problemi, risolvili e basta. Sembra una vera stronzata, ma non lo è. E poi se proprio vuoi sentirti meglio, pensa a me, che durante questo post mi sono mangiato una confezione di ottimi cioccolatini al latte e i cereali. E la mia saggezza è merito di tutti questi zuccheri insaturi in circolo. Me lo sento. 😉

N.B. 2
Non so se avete notato il nuovo header. Io lo trovo semplicemente Pazzescoooooo!

Un inaspettato incontro.

La vita delle volte è davvero imprevedibile. Chi di voi avrebbe mai scommesso che io stamani avrei avuto un date? Ovviamente una ceppa leppa di nessuno visto che non lo avrei detto neanche io. Praticamente sono tornato a casa dal lavoro alle 10, giusto il tempo di preparare i moduli e sono riuscito per andare alle poste. Adesso, chi di voi ama andare alle poste di lunedì mattina? Credo nessuno. Io pure non penso sia una cosa simpatica. Ma tantè. Armato di pazienza e speranza sono andato in contro al mio destino. Grazie al cielo non era così pieno come avevo previsto, per cui mi sono messo in fila ad attendere il mio momento. Quando dietro di me arriva un tipo, che mi sbatte violentemente rischiando quasi di mandarmi giù per terra.
Bene. Tento di rimanere calmo e non fare la mia solita venduta di pesce, e soprattutto mi rendo conto di essere in visibile imbarazzo visto che la mia faccia si colora dei soliti colori dal rosso al porpora passando per il fucsia vintage. Mi giro per vedere a chi devo destinare le mie prossime maledizioni, e incontro il viso di un trentenne, visibilmente imbarazzato per avermi investito, alto poco più di me, occhi chiari e carnagione scura. “Hey, scusami non volevo travolgerti”. Dice. Io lo guardo un po’ meglio è sento i miei ferormoni cominciare a ballare il Meneito Beep Beep con coreografie dal dubbio gusto. E sentenzio, effettivamente è bono da fare schifo. “Ma no, tranquillo, può succedere”. Rispondo abbozzando un sorrisetto zoccolegno.

Mi rigiro e faccio finta di niente. Ma devo ammettere di provare una certa attrazione. Penso al suo volto e mi viene in mente che io da qualche parte l’ho già visto. Anche se non ricordo dove, quando mi si è accende una lampadina. Questo tipo è venuto sabato mattina dove lavoro a ritirare dei documenti. E ci ho anche parlato, perché non sapeva dove andare di preciso. E già in quell’occasione i miei ormoni avevano deciso di scatenarsi con una più sobria Beyoncè in “Single Ladies”. Ma non penso sia gay. Andiamo, un tipo del genere mi sembra proprio non appartenere alla famiglia. Decido di trovare qualche segnale, e con la coda dell’occhio tento di scovare sulla sua mano sinistra la presenza di una fede. Ma non riesco a vedere una ceppa, lui è proprio dietro di me.

Uff. Decido allora che devo fare la svampita-rincoglionita-bionda, e butto a terra il modulo per l’accredito del libretto postale. Sbuffo con molta naturalezza, e mi abbasso, ricordandomi improvvisamente di avere un mega strappo sui jeans proprio all’altezza del culo. Maledetti skinny di Zara. Mentre faccio questo movimento però, il mio investitore dietro di me, si abbassa e prende il modulo prima di me. Ecco, che figura avrà visto sicuramente il mio culo all’aria. Che figura. Decido di fare il vago, ringraziarlo di nuovo e con la scusa finalmente posso essere sicuro che non ha legami così importanti che lo obblighino a portare un anello. Ma non può bastarmi. E se facesse un lavoro che non gli permetta di portare l’anello al dito? Che ne so, il macellaio?

Ma no. Sempre con questi cliché sessualmente porcellosi in testa. Decido che è il caso di piantarla lì, e archiviare tutto il mio movimento pelvico per lui. Nel frattempo è il mio turno. Faccio le mie operazioni ed esco. Lui non è più dietro di me, è andato due sportelli più in là a fare i fatti suoi. Faccio spallucce ed esco. Mi metto in fila per il bancomat però, ovviamente mi sono scordato di prelevare. Davanti a me ci sono due persone, per cui mi accendo una sigaretta. Mentre soddisfo il mio bisogno di nicotina, eccolo di nuovo il tipo che si mette affianco a me. Mi sorride e dice “Ci si scorda sempre di prelevare!!!”. Mamma le cose che abbiamo in comune sono 4870. Io annuisco e casualmente gli sputo il fumo in faccia.

Lui accusa il colpo. Fa un passo indietro come se quello per lui fosse stato un chiaro invito. E mi guarda abbozzando ancora un sorriso. E io ri-sorrido ancora. E mentre eravamo lì che ce la sorridevamo era già arrivato il mio turno per prelevare. Ed è stata la gentilissima signora dopo di noi con un chiaro enunciato “Aò, cè sbrigamo che devo d’andà a cucinà???”. Ottimo. Anche preso a parole dalla prima pizzettara della situazione. Mi avvicino e prelevo. Poi chiedo l’estratto, e mi rendo conto della crisi che avanza e termino le operazioni al bancomat. Lui mi guarda e mi sorride, di nuovo, e mi chiede una sigaretta. MA CE STA’ A PROVA’???? Penso. Io non perdo tempo, caccio il pacchetto e gli porgo una sigaretta, e lui risponde “Ah, Marlboro Light, ottimo!”.

Mamma mia. Indeciso se calargli le braghe lì e prendermi ciò che mi spetta oppure correre via, opto per entrare nel vicinissimo tabacchi per perdere tempo, e dargli modo di finire la sua operazione e di uscire e magari seguirlo. Anzi no. Seguirlo no. Vedere che direzione prende. Oppure se ha una macchina. Prendere il numero di targa, il modello dell’auto. NO. NO. NO. Ma cosa dico. Non sono più una stalker. Entro nel tabacchino e compro due goleador maxi. Pago ed esco. E Bingo. Eccolo qui. Che prende la ricevuta dal bancomat. Ma adesso che faccio? Decido di far finta di telefonare, e vedere dove va. Ci vorrà un attimo. Un secondo. Estraggo il mio i-phone dalla tasca e faccio finta di premere il touch screen, in realtà non lo sblocco neanche. E comincio a parlare.

Lui si avvicina, e il dramma, la punizione divina, la vendetta per tutti i miei peccati si abbatte inesorabilmente su di me. Il telefono SQUILLA. Credetemi, volevo morire. Lì. In quel preciso istante ho pensato che l’unica cosa che mi avrebbe fatto risalire dal baratro in cui mi ero murato vivo con le mie stesse mani era accennare alla danza del pollo. Ma sarebbe stato troppo. Per cui, ho fatto il vago, ed ho esordito con scioltezza “Scusa ho una seconda chiamata in linea, devo lasciarti.” Rosso come un peperone con lui che aveva chiaramente sentito me parlare al telefono e subito dopo lo stesso suonare. Rispondo alla mia boss che mi ricordava che dovevo tornare a lavoro alle 14. E quasi stizzito riattacco. Lui nel frattempo mi ha superato e prosegue a passo lento e dritto.

Poco male penso. Ancora in serio e motivato imbarazzo decido che è il momento di guardare e vedere che succede. Attraversa il primo incrocio, e continua a camminare dritto. Non si gira e non si muove. Controlla qualcosa al telefono, forse un messaggio. Mamma quanto sono impiccione. E se fosse solo un essere umano che sta vivendo la sua vita normalmente. Decido di piantarla lì, e di evitare di fare altre pessime figure. Ma quando lo sto pensando, in un secondo lui si ferma, si gira, e mi si pone a 4 cm dalla faccia. Penso che potrebbe essere un nuovo attacco omofobo, anche se cè ben poco da scherzare, oppure il momento della verità. Io rimango immobile, in attesa, con lo sguardo interrogativo e pronto. Lui sorride ed esclama:

“Scusa, ti sembrerà strano, ma stavo pensando che forse potevamo prendere un caffè insieme. Sai ne voglio uno, ma entrare in un bar solo mi fa troppo tristezza, per cui se ti và..”. MACHECOSADOLCEECARINAESIMPATICAOMIODDIOMIOOOIOGIA’TIAMOOOOO. No vabbè. Calma. Avrei voluto fare la mia danza dei festeggiamenti con movenzadannatamentepop. Ma riesco a trattenermi. Sorrido e annuisco. D’altronde non ha mica tutti i torti, che tristezza prendere il caffè da soli. Mi stringe la mano, e si presenta, “Piacere Domenico!”. “Piacere mio, Annabelle Bronstein!”. Dico senza pensarci troppo su. Entriamo e ci appoggiamo al bancone, dove lui ordina un caffè macchiato al vetro.

Anche io prendo sempre il caffè macchiato al vetro. Comincio a pensare che sia uno scherzo. Ma non è tutto. Caccia un i-phone dalla tasca e controlla un sms. Bene sa anche che l’i-phone non suona se ricevi una chiamata mentre stai già parlando. Decido di evitare il discorso poste e telecomunicazioni con lui. E gli porgo una bustina di zucchero. Lui mi guarda e mi blocca, “No ne prendo due”. Io sono devastato. Anche io ci metto due bustine di zucchero nel caffè. Perché la vita è tanto amara già di per sé. E perché non voglio ritrovarmi a settant’anni a mangiare scondito e senza sapori senza poter ricordare lo zucchero. E lui dice la stessa identica cosa. Ma questo mi legge il pensiero. Penso. Anzi. No, non devo più pensare.

Lui mi dice che si occupa di pubbliche relazioni, che gli piace molto la musica e che vorrebbe lavorarci, ma che per ora gli va bene così. Che si ricorda di me perché mi ha visto sabato mattina quando è venuto a ritirare dei documenti dove lavoro io. Mi chiede che ore sono, e che faccio nella vita. Bene. Si tratta davvero di un mega rimorchio per strada questo. Decido di parlargli di me, ma di non essere troppo chiaro. Non mi va di scoprirmi in tutto e per tutto. Beviamo il nostro caffè, e lui paga, senza darmi il tempo neanche di chiederglielo. Prendo un euro dalla tasca, e glielo avvicino, ma senza mezzi termini me lo rimette in tasca. Noto finalmente le sue mani da vicino. Sono grandi, con le unghie ben tagliate e ben idratate.

Già lo amo. Mi dice se ci fumiamo una sigaretta fuori e che me l’avrebbe offerta lui a questo punto. Allora le aveva anche lui. Un altro chiaro segno. Ci sta provando. “Ah, allora le avevi le sigarette”. Lui sorride, e accusa il colpo. “Si sai com’è. Era una scusa… Bè ecco, per fare quattro chiacchiere”. Oh mio Dio. Ma io ti amo. Vorrei quasi quasi esultare ma non posso. Devo rimanere abbastanza vago. Mentre fumiamo mi chiede i miei programmi per la giornata. “Bè sai, devo andare a lavoro, stasera mi tocca un doppio turno, pomeriggio e notte”. Lui si dispiace, e mi chiede se possiamo scambiarci i numeri di telefono. Io dico che non cè problema. Anzi, lo facciamo immediatamente. Mentre le sigarette sono ormai finite.

Mi dice che va di fretta, che gli dispiace perché avrebbe fatto volentieri altre quattro chiacchiere. Io non capisco. Non ancora. Gli dico che se vorrà avremo modo, e che anche io non è che abbia tutto sto tempo libero per cazzeggiare. Si avvicina, mi appoggia la mano dietro la schiena, avvicinando un pochetto a lui e mi da due baci sulle guance. Io mi imbarazzo troppo. Ma cerco di fare il vago. Andiamo mica sono una sedicenne rincretinita. Lui sorride, e mi saluta. Attraversa e io continuo dritto. Mentre cammino mi giro e vedo che anche lui si è girato. Mi giro poco dopo, ed è ancora lì che mi guarda. Faccio altre dieci metri, e mi giro per l’ultima volta. Lui mi sta ancora guardando. Mi chiedo vivamente da dove esca fuori un tipo così carino e a modo. E spero che si faccia sentire presto.

Decido di celebrare questa giornata, e di ricordarla non solo come il giorno in cui il muro cadde, ma anche come quello in cui per la prima volta sono stato rimorchiato per strada in modo carino. Adesso spero vivamente che non sia la solita bufala, per cui l’imperativo è far finta che non sia accaduto niente, anche se sto già iniziando con le psicosi da telefono che non prende. Per cui preparatevi tutti, perchè ne avremmo ovviamente, di bendonde di dirne e farne.