Pubblicato in: Drammi, il pisello odoroso, la Polpetta, Louise di Saint Louise, Miocugginogay?, mood pensieroso, mood positivo, no sex in the city

Un uomo nell’armadio





Immaginate il vostro armadio. All’interno c’è una t-shirt, un vestito, un maglione di qualche anno fa. Quel capo, vi piaceva da impazzire, l’avete amato, ma ora ovviamente non lo mettete più. Però vederlo vi emoziona. Vi rende felici. Per me quel capo vecchio è tutto. E’ fondamentale. E lo mettereste ancora. Lo metterei ancora. Subito. Ma rimanete a guardarlo in silenzio, godete, ne siete felici ed entusiasti, ma non si va oltre. Ecco, il ragazzo di questo post è esattamente come quel capo che si trova nell’armadio. Per un anno e mezzo quasi lo avevo dimenticato. Poi una sera, lui mi è ricomparso davanti, come se fosse appena uscito dall’armadio.

La mia reazione è stata praticamente la stessa. E se fosse che non ho le forze di dirgli alcun che, rivederlo in giro, all’attacco, mi fa un certo effetto. Ma pensarci, intendo pensare a lui, non mi aiuta. Suppongo sia uscito da una storia, visto che per un sacco di tempo è scomparso. Ora invece no. Ora è quasi ovunque. Mi appare sul mio faccialibro, anche se non siamo amici, su gay romeo, su bear, su grindr e aiuto, anche su badoo. Un uomo social network direi. Ma in tutto ciò, lui non mi considera. Venerdì sera per esempio al Village ancora prima di arrivarci avevo la vaga sensazione che lui c’era. E infatti, poco prima di arrivare Guy ha parlato.

“Mi ha detto un uccellino, che stasera stanno qui.”. Guy sa sempre tutto. Di tutti. Ecco qua, ho pensato. Quella scarpa vecchia del suo amico ha detto al mio amico che stanno qua. Volutamente. Appena entrato io sapevo immediatamente la fine che avrei fatto. Negroni. Negroni. Solo ed assolutamente Negroni. E infatti non mi sono perso in chiacchiere. Affatto. E proprio mentre aspettavo quel drink, ecco l’ennesimo dramma del venerdì del village. Ovvero, quel mio cugino etero, noto per la sua eterosessualità e noto soprattutto perché abita a 200 km da Roma, in realtà è il secondo venerdì che lo becco qui. I miei amici non hanno dubbi, anche lui avrebbe secondo loro, le chiappe chiacchierate.


Io ancora ci credo. Non posso crederci. E proprio mentre cercavo di riprendermi da mio cugino che con le sue amiche lesbiche era tutto un friccico, eccolo là. Di fronte a me, con i suoi amici, Lui. Mi ha visto, e come mi ha visto ha fatto una mezza smorfia. Capite, una smorfia. Ha abbassato lo sguardo, ed è andato via. E il suo amico, non che amico nostro, quando mi è venuto a salutare, anzi no, non mi ha salutato, mi si è avvicinato, ed ha esordito così “Siamo sbarcati su grindr?”. Io non ho detto nullo. Ho sorriso. Non ho aggiunto altro. Lui, non ha grindr per cui non può che averglielo detto Lui che mi ignora. Ma allora perché dire a quella ciavatta vecchia del suo amico che io ero su grindr?

E perché di grazia, sempre quella ciavatta vecchia del suo amico prende e fa sapere al mio amico che loro sarebbero stati lì. Questo per me si chiama mobbing. O qualcosa del genere. Ecco io non so perché. Lui. Quella maglietta che a me devasta, non mi caga neanche per errore. Appena mi vede gli si ingrifa il pelo e mi guarda malissimo, manco gli avessi fatto chissà che. Ti sto sul cazzo? Dillo. Mi odi? Dillo. Mi vuoi menare. Menami. Eccheccazzo una reazione dammela. Vi giuro essere ignorati da una persona che vi piace da morì è una cosa devastante. Devastante. Io non so se vi è mai successo, e sinceramente non lo auguro a nessuno.

La situazione è questa. Voi direte, tu sei pazzo. Lascia perdere. Si. Me lo dicono tutti. Guy non me lo dice neanche più, si è stufato a dirmelo. Ga ha le sue teorie, tutto è bianco o nero. Nun te se caca, basta. Burina ribadisce solo il concetto. Bastaaaaaa. Tutti sanno quello che io dovrei fare. Tutti sanno benissimo come io dovrei affrontare questa cosa. Tutti tranne io. Ecco io non lo so cosa devo fare. Anzi io lo so. Il mio io più nascosto lo sa. Io lo so benissimo quello che dovrei fare. Io dovrei prenderlo, faccia a faccia, sbatterlo contro il muro e baciarlo. Perché io questo voglio fare. Voglio baciarlo. E poi gli parlerei. Tanto. Da fargli venire i conati di vomito.

Ma purtroppo tutto questo non si può fare. E’ un piano inattuabile, perché se penso che la sua reazione appena mi vede è una smorfia. Bè cosa dovrei andargli a dire? Nulla. Per cui faccio finta di nulla. Faccio finta che in realtà lui non esiste. Faccio finta che lui non ha tutta questa importanza. Faccio finta che io e lui non ci siamo mai conosciuti, non abbiamo mai fatto nulla, e lui è solo uno che ogni tanto vedo in giro. La cosa assurda, è che se io davvero non lo avessi mai conosciuto prima, bè mi farei avanti per conoscerlo. Ma allora come si risolve? Non c’è soluzione. Vicolo cieco. Cane che si morde la gola. Un altro negroni?

E poi rischio di finire come sono finito. Ovvero ubriaco perso. Ma nella mia totale ubriachezza ho partorito il concetto che meglio si addice a questa situazione. Oltre a quello dell’armadio che adoro, naturalmente. Avete presente quando andate da Pompi a mangiare il tiramisù, mangiate due cucchiai e arriva il cameriere vi prende il cucchiaino e vi toglie il tiramisù. Insomma. Avreste voglia anche voi di finire quel tiramisù. Con lui è uguale. E io lo so che però non è storia. Un po’ per colpa mia, perché quando mi ci metto divento peggio di una stalker al limite del legale, anche se effettivamente una vera motivazione non c’è. Comunque un post simile era necessario. Per me soprattutto.

Ci tengo a rendervi noto che i commenti a questo post saranno moderati. Perché il dramma è sempre dietro l’angolo. E Louise di Saint Louise invece è sempre troppo lontana. Bastarda.