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Welcome back!













Arieccoci. Questa mattina il tempo è grigio, fuori piove e tutto profuma di autunno. In realtà, nonostante sia finita l’estate, intorno a me tutto è cambiato. Ho una nuova casa, in una zona completamente nuova per me, dei nuovi coinquilini, un balcone dal quale affacciarmi e respirare. Respirare a pieni polmoni. Cosa, che negli ultimi tempi facevo a fatica, per via di centordici menate varie. Quando finalmente ho preso coscienza del fatto che ero stanco della mia vita, un bel giorno di giugno mi sono deciso a cambiare. E l’ho fatto.
Oggi mi godo i benefici di quella scelta. Una scelta difficile da fare, ma indispensabile. Insomma vi sarete ben accorti che sono di un pessimismo cosmico devastante, e che per quanto io faccia la Superwow a volte devo ringraziare di avere delle persone intorno a me che mi sopportano. E come se lo fanno. E mi supportano, che è diverso ed indispensabile. E ti da una fiducia che riesci ad affrontare cose che non pensavi possibile. Come traslocare per esempio. E ricominciare tutto da capo, di nuovo. Ovviamente questo è un periodo in cui mi sento e voglio essere estremamente positivo.
Per questo motivo mi viene da sorridere. Senza un motivo apparentemente reale. Ma lo faccio. E non me ne lamento per niente. Anzi. Ne sono super contento. Adesso ci starebbe bene un fidanzato, o almeno una frequentazione a lungo termine. Ma siamo ad ottobre, e i buoni propositi si fanno a settembre. Per il momento si riparte con una nuova grafica (sempre a cura di Guytano_) e una serie di nuovi post che sono già pronti e avrete modo di leggere nei prossimi giorni. Da domani poi, e per ogni martedì riprende l’appuntamento sulle pagine del Signor Ponza.
Anzi colgo l’occasione di ringraziare tutti quelli che ci hanno votati ai MIA2013. L’anno prossimo ci rifaremo. Nel frattempo restante in contatto con me! Stay tuned 😉

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Gli improbabili appuntamenti di Annabelle Bronstein #2 – Il commesso attore

Si dice sempre che nella vita non bisogna arrendersi. Soprattutto quando si parla di conoscere qualcuno e di relazioni. Soprattutto a Roma. Ma io dopo il primo disastroso appuntamento sono riuscito a collezionarne un altro. Circa un mesetto fa mi sono visto con questo trentasettenne rampante, bel fisico, toscano e davvero interessante. Commesso. L’appuntamento era alle 21:30 davanti Cinecittà. Esattamente dalla parte opposto di dove abito io. Ma hey, bisogna dare una chance all’amore non vi sembra?
Esco di casa alla 20:50, in ritardo ovviamente rispetto ai miei programmi, ho evitato di cenare perché il mio intestino mi fa sempre brutte sorprese, specialmente quando ho un date. Naturalmente accade esattamente quello che temevo con tutte le mie forze, sbaglio l’incrocio e invece che Cinecittà mi ritrovo ad Anagnina. Adesso, io mi chiedo, come cavolo è possibile che quel tratto di strada sia fatto così male, che se non stai attento ti ritrovi a Grottaferrata? Vabbè perdo altri dieci minuti ad orientarmi. Finalmente arrivo a Cinecittà.
Dallo stereo parte “Ciao Realod” ed io non posso esimermi dall’essere dannatamente pop per qualche minuto mentre attendo Limone (denominato così perché già mi prefiguro almeno quaranta minuti passati a limonare). Limone si palesa a sorpresa, mentre sono lì ad immaginarmi con Roberta Ruiu a fare un playback degno di nota, mi dice “Ciao” affacciandosi nel finestrino ed io per la paura mi spengo la sigaretta sul braccio. Moltobbene, iniziamo alla grandissima. Scendo dalla macchina e ci salutiamo con un caloroso bacio,  sulla guancia, “Quanto tempo!” dice lui dandomi due bacetti sulla guancia.
Io annuisco, ma in realtà era lui che non ha mai potuto prima. Dopo diversi messaggi su Romeo siamo passati a What’sApp ed eccoci finalmente qui. Bè non è niente male. Se non che me lo aspettavo leggermente più alto. Mi ha detto di essere alto 187 cm, ma è più basso di me, che ne sono 184! Poco male. E’ molto carino, ha un bel fisico tonico, con una leggera pancetta. Leggerissima, quasi arrapante. Ma siamo nel bel mezzo della Tuscolana, meglio raffreddare i bollenti spiriti. Limone mi propone un’entusiasmante passeggiata. Troviamo un parcheggio alla Bronstein Mobile e iniziamo a fare chiacchiere. Limone mi dice di avere trentasette anni, di essersi trasferito a Roma perché voleva diventare attore, ma di averlo fatto relativamente tardi. E di aver ripiegato su una carriera da commesso. 
Mi racconta della vita dura, della necessità di doversi accontentare di fare il commesso, di essersi stufato ben presto di questa vita che non ti da nulla se non conosci pezzi grossi o se non gli lecchi il culo. Di aver appeso la passione per la recitazione al muro quando si è reso conto che il mondo dello spettacolo con le sue dure e spietate regole non lo voleva. Anzi, lo stressava. Lo faceva stare male e non ne poteva più. Per risparmiare ha cambiato zona, preso casa alla Romanina dove ha trovato un lavoro come commesso. Ma anche il mondo dei commessi è un mondo corrotto e pieno di gente falsa. Che ne sappiamo noi. Dove addirittura doveva sgomitare per il suo posto al sole.
Insomma miei cari, ero lì con una commozione reale e percettibile, gli occhi umidi, la voglia di buttarmi sotto la prima macchina in corsa e la necessità devastante di urlare la mia disperazione a tutta la Tuscolana. Checazzo di tristezza. Quando poi siamo venuti a capo che anche io ho fatto teatro, e lui ha anche visto due spettacoli dove ho recitato siamo arrivati alla frutta. I complimenti si sono sprecati, e vabbè, li posso comprendere, ma uno stato di profonda amarezza si è insinuato in lui che addirittura mi invidiava perché io c’ero riuscito. Ussignur. E che avrò fatto mai. Dentro di me avevo solo la voglia di limonare. Ve lo rammento.
Come vorrei rammentarvi di votare il Signor Ponza nella categoria Miglior Rivelazione ai Mia2013 ( gli award dei blog per intenderci) cliccando su questo link. Ci vogliono cinque minuti al massimo. Bene, torniamo a Limone. Dopo il momento promozione, Limone era lì con la sua storia strappalacrime. Io avevo in realtà voglia di strapparmi i peli pubici e soffrire, perché si, anche questo appuntamento stava per essere ricordato come un IstantFail devastante. Invece di urlare la mia pienezza a tutti i coatti della Tuscolana ho deciso di tagliare lì il discorso, e trovare un modo molto più congeniale di riempirmi la bocca.
“Ti va un gelato?” mi è uscito dalla bocca. Io non ho saputo resistere alla mia richiesta, tanto più che non avevo cenato, e nonostante la carne sia tanta (eh bè!) e sicuramente debole. Per questo in men che non si dica eravamo li a scegliere i nostri gusti. Nutellone, Pistacchio (ottimo!) e Crema per me. Panna e cialdina. Il gelato mi ha ridato un po’ di gioia di vivere, e una latente e sempre presente  necessità di limonare duro. Soltanto in me. Perché Limone ha riattaccato a lamentarsi, questa volta di Roma, di quanto è grande, di quanto sia difficile non avere amici. Di quanto sia brutto che l’unico amico che ha vive dall’altra parte della città. Delle superficialità. Di faccialibro.  Della voglia di una storia d’amore e le farfalle nello stomaco.
Insomma. Limone, BASTA. Preso da un momento di sfinimento cerebrale volevo strillargli che mi aveva rotto il cazzo. Che una persona addirittura più pesante di me non l’avevo mai conosciuta, e lui mi aveva superato totalmente. Ma prima di farlo. Il Dramma. Perché non solo è sempre dietro l’angolo. Ma i drammi a quanto pare non vengono mai soli. Un improvviso e ingestibile attacco di colite. Devastante. Il Nutellone deve aver fatto il suo corso e destabilizzato il mio precario equilibrio intestinale. Insomma non solo un disastroso appuntamento, ma adesso mi stavo anche squirtando addosso. Ecco quindi il fugone.
“Mamma mia si è fatta una certa, credo sia il caso di andare, domani devo svegliarmi presto!” dico con molta fermezza. Saluti di rito, e poi la parte più divertenti degli appuntamenti come questi, “Bè dai ci risentiamo, tanto dove scappi?” mi dice lui serissimo. Eh, per ora, scappo al bagno diretto, ma credo che non ci sentiremo più mio caro Limone. Perché a te più che un fidanzato ti serve qualcuno con cui parlare. Eh si. Recuperata la Bronstein Mobilein venti minuti sono ritornato a casa. E la cosa più divertente è che Limone io non lo più sentito per davvero. E per fortuna che non gli dovevo scappare. (#credeghe)

Esperimento numero 2: FALLITO. 
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Gli improbabili appuntamenti di Annabelle Bronstein #1 – Il giornalista triste

Bene, devo ammettere che negli ultimi mesi di castigo sessuale che mi sono auto imposto, tra peripezie di ogni genere, per riabilitare la mia immagine agli occhi di me stesso, in primis, ho deciso di cedere a gli appuntamenti. Ed ho deciso che per tutta l’estate mi darò da fare a conoscere nuove persone. Persone con le quali scambio qualche messaggio sui vari siti e social d’interesse. Facciamola finita con la balla che uno va in discoteca o a fare l’aperitivo e incontra l’uomo della sua vita. Visto soprattutto che ci pregiamo tutti di un’intelligenza. O qualcosa di molto simile.

Ecco perché il mio primo appuntamento della stagione me lo sono ritagliato un pomeriggio di due settimane fa, circa. Lui mi aveva abbordato su Grindr qualche sera prima. Per essere più open e friendly quando torno a casa la sera tengo accesa la maleficaapplicazione. Così girando in macchina e passando per più quartieri mi auto costringo ad inflazionare il mio profilo. E inevitabilmente almeno tre o quattro persone rimangono folgorate (si è proprio il caso di dirlo) dalla prestanza del mio profilo. (#credeghe). In ogni modo mi scrive questo tale che noi chiameremo Enrico Mentana, visto che fa il giornalista free-lance.
Devo ammettere che nonostante l’ora tarda, (erano le due circa) è stato molto carino ed abbiamo conversato sul perché eravamo lì, in quel momento connessi a Grindr. Io ovviamente ho la tattica di non rivelare mai i miei veri intenti. Attendo sempre che l’altro si sconfessi per primo, per poi dire la cosa più giusta che si incastri meglio. Ed anche in questo caso non mi sono smentito. Lui cercava una persona da conoscere. Era stufo delle dinamiche Ciao, piacere, scopiamo, Addio. Ovviamente anche io sono stufo di queste dinamiche. E gli ho detto che non mi sarebbe dispiaciuto incontrarlo.
Mentana ha 38 anni, alto 190 cm, fisico importante ma non grasso. Rosso. Barba e testa rossa. Un dettaglio che nell’ultimo periodo ha sempre stuzzicato, e non poco la mia fantasia. Insomma a me, nella mia testa, dove c’è quel piccolo e solitario neurone vagabondo, un sexy sollazzo con un bear rosso, vestito di camice a quadri e jeans attillati non sarebbe affatto dispiaciuto. Ma noi (cioè io e Mentana per capirci) volevamo qualcosa di più. Quella cosa che ti fa venir voglia di andare oltre e conoscere in maniera esclusiva qualcun altro. La passione. I fuochi d’artificio. Mi spiego?
Ed infatti cinque giorni dopo, eccomi aggirarmi in quel di Monteverde Vecchio, alla ricerca della sua via. Finalmente arrivo. Abita in un palazzo vecchio ma carino, al  piano terra, che in realtà è un piano alto. Appena entro dentro lo trovo affaccendato al pc che scrive. Naturale, penso è un giornalista d’assalto del la capitale. Ma vengo invaso da una svampa devastante che mi addenta al naso. Mentana deve aver letto il disgusto sul mio volto e si affretta a scusarsi “Mi dispiace, purtroppo sono stato fuori per lavoro, e ho ritrovato casa inondata. C’è stata una perdita dall’appartamento di sopra ed è saltato l’impianto elettrico e c’è muffa ovunque. E’ un disastro”. Che tristezza.
Porello, a saperlo mi portavo dell’ossigeno portatile, così evitavo di estinguermi. Decido di soprassedere questa devastante puzza ed inizio a parlare del più e del meno. Mi racconto parlando di me, del mio lavoro, dei miei interessi. Perdiamo anche dieci minuti a parlare de La Grande Bellezza di Sorrentino, film che lui ha già visto e che rivedrà ancora con i suoi amici. Gli racconto delle mie storie passate, della mia passione per la scrittura, e per l’innata e sempre stimata voglia di cazzo. In maniera molto naturale a dire il vero, perché in fondo a una certa età bisogna pure diminuire i filtri, ed essere sinceri.
Ma i gay si stufano subito. Si stufano a tal punto che ti viene voglia di buttarti dalla finestra, nonostante sia un piano alto, e sai che non ti farai assolutamente male. I suoi lunghi silenzi ed il suo annuire e basta mi hanno fatto venir voglia di leccare la muffa dai muri e morire in una maniera molto strana come se fossi in CSI New York. Mentana, il giornalista, non si è scucito né mosso. Seduto sull’estremo più lontano del suo divano a tre posti mentre io annaspavo chiacchiere inutili e soporifere su di me. Sono riuscito a scuoterlo un attimo quando gli ho chiesto delle innumerevoli stampe appese ai muri. Finalmente un guizzo. Un luccichio in quei occhi tristi ed annoiati.
Mi ha dettagliatamente raccontato la storia di ogni stampa, dove li ha comprati e per quale motivo. Addirittura di una mi ha detto che ha tirato il prezzo, con il venditore, pagandola una stronzata. Ma il suo valore è ovviamente inestimabile e prezioso. Tutto ciò mi sa irrimediabilmente di collezione di farfalle. E rido tra me e me. Ma forse ognuno ha le sue. Io colleziono cd dannatamente pop, biglietti dei concerti, stagioni di telefilm di Grey’s Anatomy  e flyer della Popslut Night. Insomma pure io posso sembrare un mezzo psichiatrico non vi pare?
Ma non è tanto questo. Io capisco che in periodi come questi il sesso ASAP e asettico è privo di ogni senso e raffredda le voglie. A tutti. Ma essere anche totalmente disinteressati e morti cerebralmente aiuta ugualmente? Insomma qualche tempo fa anche se dicevo CACCA o PIPI’ l’occhio del mio interlocutore era almeno vispo e presente. Mi sono arenato. E lì in quel salotto ho messo la parola fine a quella farsa bella e buona. Mi sono fumato una sigaretta, e mi sono defilato, ringraziando per il piacevole pomeriggio (???) e fuggendo come se non ci fosse un domani al limite della corsa.

Adesso oltre a metterci in nomination per i #MIA2013 seguendo questo link, mi è venuto in mente se ho davvero bisogno di questo. Di questo vuoto assoluto, impacchettato e privo di ogni sentimento? Privo di un qualche respiro spontaneo? No. No. E ancora no. Non si rianimano le storie finite, figuriamoci se posso perde tempo a rianimare i morti in partenza. E’ evidente che Mentana non è il mio lui. Ma non mi fermo, non mi arrendo e vado avanti. Perché l’improbabile appuntamento numero 2 è già alle porte e ve ne renderò conto ASAP. As usual.
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Votateci Asap

Ecco qua.

Rieccomi. Avevo promesso a me stesso che questa settimana avrei finalmente ridato una dignità a questo stramaledetto blog. Si perché ultimamente è davvero stramaledetto. Un po’ dalla qualsivoglia. Ma non posso non amarlo più. Insomma, ha dato sfogo ai miei trip psyco più devastanti. Ma prima di riprendere le fila del discorso vi chiedo un piccolo e necessario gesto. Se l’anno scorso per un motivo o per l’altro non abbiamo vinto, quest’anno DOBBIAMO assolutamente fare in modo di prendere un Macchianera Italian Awards (ovvero il premio che ogni blogger vorrebbe avere ). Ma prima di tutto c’è il red carpet, per cui vi prendete 5 minuti 5, cliccate qui, leggete i prezioserrimi consigli del Signor Ponza e ci votate. C’è tempo fino al 15 agosto. E potrei ringraziarvi in un modo personale e particolare. Ovviamente non dirò mai quale fino a quando non vinciamo il premio. Siete avvisati. Su su.