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Il mio pride

Io e Miss Cherie usciamo di casa abbastanza in ritardo. Aspettiamo tipo 20 minuti l’autobus e solo alle 16.35 arriviamo a Piazza della Repubblica dove ci aspetta Guy. Ci accodiamo e partiamo, finalmente. Eh quasi subito mi comincia a salire il panico. La Polpetta, il Tatto-Hearted Boy, e una marea inaspettati di boni sono tutti lì. Credetemi. Il caldo. Il sudore. La musica. E tutti questi boni devastanti che se la shekeravano e se la ballavano. Io ovviamente non sono stato da meno. Ho fatto riferimento ai fondamentali delle movenze pop e ne ho avute di bendonde. Naturalmente. Comunque anche quest’anno il serpentone arcobaleno si è snodato per la capitale, con la musica, i colori e l’ironica carica contaggiosa che ci contraddistingue. Certo il caldo è stato devastante, anche fin troppo. Però ci siamo divertiti. Il tutto è andato a confluire a Piazza Navona con una favolosa Ornella Muti biondissima. Io me la sono perso perchè ero ancora troppo indaffarato a marciare per i miei diritti. Ok, lo so. Non ci crede nessuno. Diciamo che io oltre ad appoggiare la mission della giornata mi sono divertito a fotografare tutti i ragazzi carini che mi sono passati vicino e mi sorprendevano. Ed infine ho deciso la mia top 3. Il brizzolato. Il torello. E lo studentello arrapante.

Bè scusate ma io con uno a caso di questi tre mi ci sposerei immediatamente. Senza starci tanto a pensare su. Pur non potendo farlo. Ed ecco perchè ero in strada. Come di consueto al termina della sfilata, abbiamo ascoltato gli interventi finali. Vabbè a parte esprimere il nostro entusiasmo per Vladimir che oramai assomiglia sempre di più a Victoria Beckham vista la sua magrezza, siamo letteralmente impazziti per la rappresentante di ArciLesbica. Vabbè, adesso mi sfugge il nome, comunque credo che sia stata davvero la più pazzesca e rappresentativa. Questo in definitiva è il punto. Sentirsi rappresentati. Sentire che quello che viene detto ti riguarda. E il suo discorso è stato pieno di spunti. Ha parlato di coppie, di amore, di rispetto. Cose anche io sento. Certo lei ha una compagna da circa otto anni. Io no. Ma questi sono dettagli. E poi lei ha detto che andrà dalla Signorina Carfagna ha spiegarle personalmente come funzionano determinate cose. Io lo trovo inutile. Una che dice che i gay sono integrati e che fa cancellare dal sito del Ministero delle Pari Oppurtunitè tutto ciò che riguarda il mondo omosessuale può essere bollata come una mentecatta. Avrà anche un look pazzesco, ma è solo una mentecatte con i tic agli occhi. Anyway. Raggiunti dalla Du Barry decidiamo di cenare da Mac! Anche se il mio stomaco non lo ammette. E dopo cena decidiamo di passeggiare fino al Coming. In realtà noi pensavamo di andare al Coming. Ma si trattava della Sagra della Salsiccia. Ovvero una festa di paese. Bancarelle, birra, gente e rutti. E tanti etero a esser sincero. Noi ci siamo scazzati quasi subito a dir la verità. La musica era datata ’94/’95 ed escludendo pochissime persone interessanti bè non c’era niente di che. Neanche l’arrivo di Gennaro Cosmo Parlato mi ha svegliato. Ovvio che però La Polpetta ci ha deliziato con la sua presenza. Anzi a dir la verità mi ha quasi travolto, e il tutto senza neanche salutarmi. E io che credevo di essere cecato. No, io lo sono davvero, lui è solo un furbetto. Comunque poi ci hanno raggiunto anche Ga, Nata e Popslut. Abbiamo ovviamente trattato l’argomento del giorno ovvero il Pride. Ga non ha dubbi. Lui non si riesce a identificare con una manifestazione che rischia di vanificare quello che è il messaggio. Se poi all’opinione pubblica arriva solo che si tratta di una baracconata con trans in perizoma e checche col filo di perle e trucco. Ecco in un certo senso io lo appoggio e condivido il suo pensiero. Troppo spesso e troppo semplicemente i gay scadono nei clichè. Effettivamente chi la vede da fuori, è ovvio che si faccia un’idea del cavolo di tutta la faccenda. Certo se Ga però non prende e scende in piazza con tutti gli altri non dimostra neanche di appoggiare troppo la causa. Non lo so. Io sò solo che ci sono alcuni momenti in cui bisogna anche dare. E il Pride secondo me è una di quelle occasioni in cui bisogna dare. Bisogna esserci. Bo. Io poi sono contradditorio, visto che nè mamma nè papà sanno di me. Certo lo immagino. Ma io non ho mai detto loro nulla. Per cui, come al solito sto nel mezzo. E ci stavo anche in macchina, sul sedile di dietro quando siamo andati a prendere il cappuccino più buono di Roma a San Giovanni, vicino piazza Camerino. E soprattutto ce lo ha servito uno dei barman più sexy. Alto, moro, carneggione olivastra e spalle larghe. Bonissimo. Così siamo andati a dormire alle 3, stanchi, ma orgogliosi. E in definitiva penso che dovrei, e dovremmo, esserlo sempre, ogni giorno di più sempre più orgogliosi. E io ce la voglio mettere tutta per fare in modo che sia così. Perchè a parte tutte le sfige, io sono felice di essere ciò che sono. Certo, mi smonta la difficoltà nell’essere. Ma non mi spaventa assolutamente nulla. Figuriamoci una Carfagna ticchiosa.

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"Aho io so così, se c’ho ragione poi"

Ieri pomeriggio io e Guy ci siamo visti come al solito alla Galleria Sordi per una spedizione punitiva da Zara. Questa volta era una spedizione prettamente necessaria per creare un outfit. Ovviamente la missione è fallita visto che a Zara non ho trovato assolutamente una ceppa leppa. Un pò scazzati per quest’ennesimo flop io e Guy avevamo un’improvviso vuoto allo stomaco. Abbiamo cominciato a vagare per Via del Corso alla ricerca di un soddisfacente riempistomaco. Nulla. Non ci veniva in mente nulla, per cui un pò per sbaglio, un pò no, ci siamo ritrovati da Mc al Pantheon. Siamo entrati e dopo aver assistito a un sanguino litigio tra Sara, vendidtrice dei panini Mc abbastanza fumantina e Blondes, uno strano individuo forse un pò troppo ossigenato, è toccato a noi. Io ho chiesto un Mc Tost e un Mc Flurry agli Smarties. Lei, Sara, ha cominciato uno sproloquio su quanto lei avesse ragione nel litigio appena avvenuto. “Oh io so così, se c’ho ragione c’ho ragione, ce stanno due gatti a fa la fila tè devo aprì pure n’altra cassa…ma che stai alla GS???” No. Di certo. Però bella sei in un fast food, si presuppone che la mission della tua azienda sia quella di somministrare cibo nella maniera più svelta possibile. Ma che volete, lei è una che se ha ragione ha ragione. Io le rispondo con tutta la mia diplomazia, e le dico vagamente che certo è vero che non sempre il cliente ha ragione, ma purtroppo non bisogna mai sbroccare, perchè altrimenti si passa in un secondo dalla ragione al torto. La sua collega più anziana mi da ragione e annuisce, e la etichetta come una fumantina, e si va a fumare una sigaretta. Servizio di qualità, noto. E lei, continua: “No, a me nun me ne freca un cazzo. Se c’ho ragione, ho ragione“. Bene ha capito chiaramente quello che le ho detto. Decido di sorridere. E ignorarla. Ma il mio sguardo finisce dietro di lei, allo scaldapanini, anzi ancora dietro. Dove cè un’interessante esemplare di essere umano, molto probabilmente omosessuale, che mi fissa da un pò. Guy dice che è sicuramente gay. Io non gli credo. Però gaurda. Per essere più sicuro mi guardo dietro per vedere chi cè dietro di me. Non cè nessuno. Lui continua a guardarci. Mi blocca solo il fatto che è un pò orientale. Credo tipo dell’Equador. Non lo so. Anzi più delle Filippine. Mi blocca il clichè delle misure. Però è carino. Mi riprometto di rimetterci piedi, e chiedere solo a lui un milkshake. Usciti di lì andiamo verso piazza Colonna, dove i nostri sguardi vengono travolti da carabinieri, giornalisti e boni di ogni genere. Purtroppo le nostre strade si dividono. Lui se ne va verso San Paolo mentre io dall’altra parte del fiume. Tra l’altro inciampo in Grillini e un suo giovanissimo assistente, e una miriade di turisti. Metto le cuffie e penso a Mr. Big. Non lo so, perchè. Anzi si lo so: ho amesso di dirvi che gli ho mandato un paio di msg su faccialibro per chiedergli di vederci, mi ha risposto alle 3 di notte e non si è mai fatto sentire di giorno. E io il suo numero non cè l’ho. Ma. Vabbè. me ne trono a piedi a casa, tanto in fin dei conti sono solo 4 passi. Si. A crederci!