Pubblicato in: amnesie, bella gente, Drammi, il pisello odoroso, Louise di Saint Louise, mood pensieroso, non ho gusto in fatto di vestiti e uomini, pessime figure, povere noi, psicanalisi

Senza Titolo.

Quattro anni fa di questi giorni ero davvero felice. Ero convinto di aver trovato una persona. Sentivo le farfalle nello stomaco e volevo solo stargli vicino e vederlo. E baciarlo, e coccolarlo. Questo. Purtroppo però, quello che uno prova non sempre è semplice da gestire né tantomeno facile da esprimere. Soprattutto per me. Per questo, come al solito, ho trovato il modo di rovinare tutto. E subito. Il sentimento era questo. Ma ben presto si è trasformato in ben altro. L’assenza, sua, mi ha fatto leggermente impazzire. E di li a poco mi ritrovavo a scrivere mail nervose, incazzose e prive di ogni logica, per quello che stavamo vivendo che era nulla di più di una banalissima conoscenza.
Ovviamente, perché dopo quattro anni sto ancora qua a rimuginare su questa storia? Domanda lecita. Perché tutto a un tratto sbarabadaboom quello che per molto tempo ho finto di non provare, in realtà lo avevo chiuso in una scatola e nascosto nell’armadio. Ma la casa nasconde soltanto. E mentre riordinavo, mi ritrovavo tra le mani quella scatola con dei regali dentro mai consegnati che mi hanno fatto male. Preso il coraggio, di voler dire queste cose, più per me stesso a dire il vero, visto che lui a quanto pare sta bene a vivere la sua vita senza farsi la minima cura del sottoscritto, e anche giustamente aggiungerei io, gli propongo un’incontro. Perché quando agguanti il coraggio non lo devi far scappare via.
Ed io il coraggio lo avevo trovato, pur sapendo che sarebbe stato un incidente frontale contro un camion. Ma è molto complicato parlare se non hai un interlocutore. Soprattutto se l’interlocutore è uno che non ha neanche voglia di ascoltarti. E quindi, ripiombo di corsa nello sconforto che forse mai m’abbandonato ultimamente. Volevo dirti che mi piaci. Che mi fai ridere. Che mi sento perso se non mi consideri. E che forse io sono stato un coglione a comportarmi come mi sono comportato, e capisco bene che tu voglia solo che io scoppi. Ci sta tutto. D’altronde mi sono per primo definito come uno stalker, ironicamente parlando, ma forse con te i limiti li ho superati. Eccome.
Sono convinto che le cose possano cambiare, prima o poi, e che non è vero che vince chi fugge, anzi, chi fugge perde. Ma tu non sei fuggito. Mi hai giustamente ignorato. E poi ci ha pensato il destino, la provvidenza o quello che via fa stare meglio a portarti lontano. I drammi ovviamente sono sempre dietro l’angolo. Ma forse è il caso di piantarla. Me lo ripete Guy, sbraitando senza neanche lasciarmi parlare. Me lo dice Ga, con un sorriso furbetto. Ciù Ciù è più comprensivo, e in qualche modo capisce la mia posizione. Giulia, eterna romantica, la mia sposa abbandonata sotto il faro mentre attende lo sposo ritardatario è l’unica che nutre ancora una speranza. Io dal canto mio  non riesco ad alzarmi la mattina e dire “Ok, adesso basta. Faccio finta che non esiste più”.
Non è da me, e non riesco proprio a fingere. Per questo oggi, mi ritrovo a scrivere questo post, sunto riveduto e corretto di ben altri quattro post che ho scritto nei giorni scorsi e che ho prontamente modificato. Quando poi tra le mani ti ricapita quel regalo, volutamente comprato a Londra, perché sapevo ti avrebbe fatto piacere, la mia parte più debole esce fuori. Io me ne andrei scalzo a correre per strada a urlare il tuo nome e chiedere la tua attenzione. Come la peggiore delle ciociare. Ma poi devo ridimensionarmi. E rendermi conto che il gioco non è solo mio. Si è sempre in due. E se io sto ancora qua, e tu no qualcosa vorrà pur dire.
E se per alcuni dei miei amici mettere nero su bianco questi pensieri non è utile, perché aliena quel briciolo di dignità che mi è rimasto, e in fondo sotto sotto sono anche d’accordo con loro; per me stesso questo è uno passo inevitabile. Il mio passatempo è passare le giornate ad analizzare me stesso, cercare di capirmi di più, per esprimermi meglio, perché se comunichi male nessuno ti capisce. Soprattutto quando mando a fanculo qualcuno che in realtà vorrei abbracciare e coccolare. Vorrei. Appunto. Mi rendo conto che forse io sono stato solo impreciso. Immaturo. E vittima di regole di un gioco di coppia che in realtà non c’era ancora. E non potevo proprio permettermi di utilizzare.
Il caffè serviva a questo. Il caffè, di contorno, doveva accogliere questi miei pensieri e farteli capire. Non tanto perché mi aspettavo una tua reazione positiva. Non me l’aspettavo. Tu non sei più a Roma, e soprattutto non sei più solo. Dato da non sottovalutare affatto. Ma volevo solo che tu capissi. Che mi comprendessi, e in qualche modo mi perdonassi. Perché forse il perdono, quello vero, in situazioni del genere è l’unica consolazione alla quale si può aspirare. Davvero. Ma forse, mi rendo conto, che neanche questo merito. Potrei aspirarci, si. Ma non me lo merito. E i contrattempi normali di una capitale distratta hanno fatto il resto.
Il colpo è stato duro. Sono rimasto almeno venti minuti ad aspettarti a Termini mentre rileggevo il tuo messaggio. Si, ero a pezzi. E lo sono stato per diversi altri giorni. Poi mi sono detto che forse, come ho sempre fatto, dovevo rimboccarmi le maniche e ritrovare un po’ di serenità. Mi sono ripreso i miei spazi, e mi sono riposato. Ho visto gli amici, e infine sono tornato a casa per Natale. Anche se avevo poca voglia di festeggiare. Mi sono fatto coccolare dalla mia famiglia, perché in fondo loro ci sono sempre davvero. Mi sono goduto la stella del Natale, arrivata da poco, ma me la sono abbracciato e guardata. E forse ho capito che questa volta non era il caso di farne un dramma.
Che forse posso riuscire finalmente a superare il dolore di non sapere come sei davvero, e di lasciare quel mezzo cuore sul mio polso solo. Perché più che tu, forse quello sono io. E se è vero che l’amore cambia, spero che almeno abbia cambiato te. Perché io, per ora, me lo sono lasciato scappare. Ma solo per il momento.
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Il gay emancipato, ovvero un post ingarbugliato


Quando si parla con un gay, è facile notare come questo si ponga nei confronti dello stesso mondo omosessuale. Di solito si presenta sempre come un anticonformista, che non giudica se non conosce, che non concepisce la discriminazione perché rispetta tutti. Che fa la raccolta differenziata. Legge tantissimo. Va al cinema. Ha tanti amici. Che vuole trovarsi casa da solo per non pesare sulle spalle della famiglia. Che sta bene così, che non si sente solo, perché ha tanti amici e che non vuole storie. Che deve capire prima se stesso e dove sta andando. Adesso, pensateci un attimo. Ditemi che non conoscete qualcuno che si descrive così. Addirittura potreste essere persino voi stessi.


Ma non posso prendermela. Affatto. Mentre tanti gay parlano di queste cose, io invece le ho fatte tutte. Mi sono trasferito, mi sono trovato un lavoro, ho la mia indipendenza e blablabla. Primo dettaglio importante. Diffidare da gente che esordisce con io qui, io sto bene come sto, io su, io giù. Louise di St. Louise ci ha insegnato che se siamo qui, è perché siamo alla ricerca dell’amore. O del sesso. O di qualsiasi cosa che gli possa vagamente somigliare. E che forse è ora di finirla di dire balle a cui non crede più nessuno. Ora, perdonate la premessa, ma andava fatta. E poi capirete anche il perché. Dopo ben quattro sole, ricevute da il Coetaneo Assente dei Castelli io ci avevo già messo una pietra sopra.


Quando una sera di inizio ottobre, lui, sorprendendomi al quanto, è riemerso dal dimenticatoio del mio msn. Un posto dove trasferisco tutti i contatti quando credo e suppongo si sia esaurita la loro permanenza nella mia vita. Credevo male. Non avevo fatto i conti con il suo essere aperto al pensiero positivo e al dare sempre nuove possibilità. Eccheculo. Ma lui esordisce sempre con il solito “Ciao, come stai?”. E io ho ricominciato a rispondergli, prima con molta vaghezza, poi rendendolo partecipe sempre di più del mio quotidiano, guardandomi bene, però, dal proporgli un’uscita. Onde evitare la quinta sola. Visto che, ecco, mi era parso di capire che erano molto simili ai drammi. Sempre dietro l’angolo.


Per tutto il mese ci siamo sentiti. Mi cercava, mi diceva di lui, sempre e comunque sottolineando di essere super impegnato con le amiche, gli amici, di non avere mai un attimo per respirare. Ha sostenuto ogni volta di avere una routine frenetica che io, secondo lui, non potevo capire. L’ho fatto cuocere nel suo brodo per tutto il mese. E siccome, prima di essere Annabelle Bronstein, sono pur sempre un emerito stronzo, ho giocato ad armi pari. Con la sola differenza che io, cose da fare, le avevo davvero. Impegni, uscite con gli amici e incontrare ragazzi da una botta e via erano tutta roba che ho continuato ad avere, perché, in realtà, sapevo dentro di me che da parte sua non c’era sincerità.


E lo sapevano molto bene anche Guy, Ga, la Burina, Tata, Ciù Ciù e il Signor Wilson, che erano quasi tutti unanimi nel dirmi di non farmelo piacere troppo. Perché anche loro avevano il dubbio che poteva essere tutto un fuoco di paglia. Arrivata la partenza per il concerto di Lady GaGa però, devo ammettere che io, beh, non potevo definirmi non coinvolto. Insomma, a me il Coetaneo Assente dei Castelli piaceva. E non potevo far finta del contrario. Per cui, nonostante io non volessi, ero lì che in qualche modo ci ero già dentro fino al collo. Con Guy soprattutto cercavo di tornare con i piedi a terra. Ma questa volta le cose erano diverse. Lui mi chiamava, mi messaggiava, mi teneva informato di tutto ciò che gli accadeva.


E anche Guy, in qualche modo, ha creduto che fosse sincero. Fino a che, un bel giorno, il Coetaneo Assente mi chiede i programmi del weekend perché, forse, era arrivato il momento di vedersi. Giubilo in tutto il regno. Per la prima volta ero riuscito a rendermi talmente interessante che qualcuno finalmente mi aveva chiesto di vederci. E non io. Lui. Per cui, un po’ per non far vedere che stavo solo ad aspettare un suo cenno, ho deciso di inventarmi un impegno per il venerdì sera, e la libertà assoluta il sabato. La domenica lavoravo mentre il lunedì ero di nuovo off. Proprio mentre pensavo di avercelo in pugno, il primo coltello raggiungeva la colonna all’altezza di L1-L2. Lo so dettagli inutili.

Venerdì non c’era, sabato nemmeno, per non parlare del lunedì. Era libero solo domenica. Merda. Merda. Merda. Vabbè, non è una sola. Siamo persone impegnate e mature. Aspetterò che mi proponga un altro giorno. Penso. Passa un’altra settimana, durante la quale ci sentiamo, in maniera sempre non troppo opprimente, e rimandiamo al sabato successivo. Il venerdì sera però, mi dice che non riesce proprio, perché ha da fare con la madre, e che sarebbe meglio rimandare a lunedì. Provo a insistere e gli dico che se vuole lo raggiungo io ai Castelli dopo cena. Ma lui preferisce di no, piove. Cosa? Ti dico che da Roma Nord me ne vengo ai Castelli e tu rifiuti perché PIOVE? Seguo ancora una volta il consiglio di Guy, freddo e distaccato. Ed evito le polemiche.


Rimaniamo per il martedì successivo, da confermare, anche se so che dovrò lavorare, ma evito di dirglielo. Ho voglia di vederlo. Ho voglia di baciarlo. Ho voglia di stringermi a lui. Il martedì arriva, e lui si ricorda che il giorno dopo parte per la Sardegna per quattro giorni e che martedì deve assolutamente finire di sistemare le valigie e tutto quello che si deve portare. Che poi, che cazzo vai a fare in Sardegna a novembre? Boh. Nonostante io abbia quasi voglia di aprire il forno, accenderlo al massimo e ficcarci la testa dentro, mi rassegno e decido di attendere senza fare pressioni. Decido di essere presente, ma solo il minimo consentito e di aspettare il suo prossimo passo. Paradossalmente mi stupisce.


Durante la sua permanenza in Sardegna, ogni giorno si fa sentire via messaggio. Mi racconta le sue giornate, della bellezza di quel posto e del brutto tempo. Un po’ sorrido. Insomma chi di voi non gli avrebbe augurato almeno un po’ di pioggia? Al suo rientro, finalmente i tempi sono maturi. Mercoledì primo dicembre sente finalmente il bisogno di suggellare la nostra conoscenza con un incontro. Io non rifletto sulla data e dico di sì. Lui propone un cinese e di vedere assieme l’ultima puntata di Glee. Io ci sto. Anche se ero sicuro che avrei dovuto fare qualcos’altro il primo. Poco male, penso. Andremo a cena insieme e poi vedremo Glee. Un pazzescherrimo, dignitoso, primo appuntamento.


Continuiamo a sentirci nei giorni successivi, aggiungendo dettagli alla serata. Decido anche l’outfit. Insomma tutto è perfetto e preciso. Ma il dramma è sempre dietro l’angolo. Sempre. E solo il giorno prima ricordo, come se vivessi un incubo, che il primo in realtà io ho la fottuta cena di lavoro, con tutti i miei boss, alla quale non posso mancare visto che si sta seriamente parlando per una mia promozione. Merda. E adesso? Cosa straminchia faccio? Decido di essere sincero e gli dico che avevo dimenticato questo dettaglio. E che non posso rifiutare. Lui appare dispiaciuto, ma comprensivo. Anche se sottolinea che si tratta del quinto appuntamento che salta. Io gli faccio notare che è il primo che salta a causa mia. E che non mi scassase il cazzo. No?


Lui però, decide che ci vedremo lo stesso, il giorno successivo. Il giovedì. Che a me, penso, può comunque andar bene. Il primo dicembre arriva, e io vado alla fottuta cena di lavoro. Quando rientro a casa accendo il pc e lo trovo in linea. Lui mi dice che ha passato la serata a casa a fare la maglia. A me sembra strano. Penso subito che sia un modo di dire. Invece insiste, e dice che è stato tutta la sera a lavorare ai ferri ed ha quasi finito un maglione. Insomma, non posso crederci. Penso che sia tutto molto ironico, ma ciò nonostante non ci trovo nulla da ridere. Lui accende la cam e me lo trovo lì, con i ferri e il gomitolo alle prese davvero con una maglia. Sono senza parole. Può un ragazzo di ventisette anni passare una serata a fare la maglia?


Decido di sorvolare anche su questo dettaglio, e immagino un maglione con una renna ricamata da lui in persona come regalo di Natale. Penso che non sia il caso di soffermarmi troppo su questo dettaglio. E stanco lo saluto rimandandolo all’incontro del giorno successivo. “Ah si per domani sera forse salta tutto, non riesco ad incastrarti”. Cosa? Ma cosa dice? “Incastrarmi tra cosa?” chiedo fingendo poco interesse. Lui mi dice che il pomeriggio deve vedersi con il ragazzo di una sua amica per organizzarle una festa a sorpresa, e che poi andrà a cena dalla sorella per organizzare il compleanno del nipote di cinque anni. “Cosa sei una Birthday-Planner adesso???” penso tra me e me.


Ma non glielo dico. Insomma mi viene immediatamente la voglia di prenderlo a calci in culo. Gli chiedo come mai non me ne avesse parlato il giorno prima, visto che, ecco, sicuramente ne era al corrente. E gli chiedo se ci sia qualcosa che non va, visto che rimanda ogni sorta di appuntamento. Lui si sente in dovere di dirmi che beh, è colpa mia se non ci siamo visti perché avevo una cena di lavoro. E che lui si era lasciato tutto il giorno per me, e infatti era a casa a fare la maglia. Avvampo per i nervi con la voglia di strozzarlo con la sua stessa cazzo di lana. Dico che lui mi ha solato molte più volte, e che non mi sembrava giusto ora rinfacciarmi una cosa del genere visto che si trattava di lavoro.


Lui allora, avverte la necessità di sottolineare che non vuole giustificarsi con me. Che non ne ha bisogno, né la situazione lo prevede. Che mi può stare anche bene. Ma io gli faccio notare che non voglio giustificazioni, ma solo che ecco, poteva anche dirmelo che ora la sua occupazione preferita era organizzare compleanni. Da lì ne nasce una discussione che lui smorza con commenti tipo “non posso farci nulla”, “faremo un’altra volta” e “non mi sento di dirti altro”. Io passo allo sbrocco e gli dico immediatamente che per me può bastare così, e che non ho intenzione di perdere altro tempo con lui. E il Coetano Assente fa subito la mossa che avrebbe dovuto evitare. Acconsente senza battere ciglio.


Io, preso da istinti omicidi, decido di rendergli noto che la sua era tutta una finta, che mi aveva presa in giro e che non volevo più saperne nulla. Lui conviene con me, dice che secondo lui siamo incompatibili caratterialmente (non capisco come faccia a dirlo, visto che praticamente non mi conosce), e passo ad offline. Bene. Cazzo. Vaffanculo. Mi sento forte ed ho bisogno di affermare a gran voce la mia dignità. E lo faccio, mi prometto di sfancularlo. E forse è già accaduto. Mentre mi convinco di aver fatto la cosa migliore che potessi, per me stesso soprattutto, il giorno dopo lui riappare e ricomincia il gioco. “Ciao come stai?”


Devo andare avanti? No. Non credo ci sia bisogno. Vorrei solo capire però il senso di tutto ciò. E’ per questo che ora vi invito a rileggere la premessa, e a convenire con me che è difficile essere sinceri con gente che si comporta così. E che io, ciò nonostante, lo sono sempre stato. Ma il punto è un altro, ovvero che sostanzialmente il Coetaneo Assente dei Castelli è una persona sola. Tanto sola. Ma il fatto di solarmi, lo fa sentire meno solo. Perdendo di vista che in realtà le regole le fa da solo, e gioca pure da solo. Ovvero il cane che si morde la coda. Per cui, l’ho lasciato lì, a giocare da solo. E sì, ho fatto assolutissimamente bene. Lo so.


Ah, detto ciò, non so se ve ne siete accorti, ma è quasi Natale, e anche Annabelle si è vestita a festa. Enjoy 😉

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Un uomo nell’armadio





Immaginate il vostro armadio. All’interno c’è una t-shirt, un vestito, un maglione di qualche anno fa. Quel capo, vi piaceva da impazzire, l’avete amato, ma ora ovviamente non lo mettete più. Però vederlo vi emoziona. Vi rende felici. Per me quel capo vecchio è tutto. E’ fondamentale. E lo mettereste ancora. Lo metterei ancora. Subito. Ma rimanete a guardarlo in silenzio, godete, ne siete felici ed entusiasti, ma non si va oltre. Ecco, il ragazzo di questo post è esattamente come quel capo che si trova nell’armadio. Per un anno e mezzo quasi lo avevo dimenticato. Poi una sera, lui mi è ricomparso davanti, come se fosse appena uscito dall’armadio.

La mia reazione è stata praticamente la stessa. E se fosse che non ho le forze di dirgli alcun che, rivederlo in giro, all’attacco, mi fa un certo effetto. Ma pensarci, intendo pensare a lui, non mi aiuta. Suppongo sia uscito da una storia, visto che per un sacco di tempo è scomparso. Ora invece no. Ora è quasi ovunque. Mi appare sul mio faccialibro, anche se non siamo amici, su gay romeo, su bear, su grindr e aiuto, anche su badoo. Un uomo social network direi. Ma in tutto ciò, lui non mi considera. Venerdì sera per esempio al Village ancora prima di arrivarci avevo la vaga sensazione che lui c’era. E infatti, poco prima di arrivare Guy ha parlato.

“Mi ha detto un uccellino, che stasera stanno qui.”. Guy sa sempre tutto. Di tutti. Ecco qua, ho pensato. Quella scarpa vecchia del suo amico ha detto al mio amico che stanno qua. Volutamente. Appena entrato io sapevo immediatamente la fine che avrei fatto. Negroni. Negroni. Solo ed assolutamente Negroni. E infatti non mi sono perso in chiacchiere. Affatto. E proprio mentre aspettavo quel drink, ecco l’ennesimo dramma del venerdì del village. Ovvero, quel mio cugino etero, noto per la sua eterosessualità e noto soprattutto perché abita a 200 km da Roma, in realtà è il secondo venerdì che lo becco qui. I miei amici non hanno dubbi, anche lui avrebbe secondo loro, le chiappe chiacchierate.


Io ancora ci credo. Non posso crederci. E proprio mentre cercavo di riprendermi da mio cugino che con le sue amiche lesbiche era tutto un friccico, eccolo là. Di fronte a me, con i suoi amici, Lui. Mi ha visto, e come mi ha visto ha fatto una mezza smorfia. Capite, una smorfia. Ha abbassato lo sguardo, ed è andato via. E il suo amico, non che amico nostro, quando mi è venuto a salutare, anzi no, non mi ha salutato, mi si è avvicinato, ed ha esordito così “Siamo sbarcati su grindr?”. Io non ho detto nullo. Ho sorriso. Non ho aggiunto altro. Lui, non ha grindr per cui non può che averglielo detto Lui che mi ignora. Ma allora perché dire a quella ciavatta vecchia del suo amico che io ero su grindr?

E perché di grazia, sempre quella ciavatta vecchia del suo amico prende e fa sapere al mio amico che loro sarebbero stati lì. Questo per me si chiama mobbing. O qualcosa del genere. Ecco io non so perché. Lui. Quella maglietta che a me devasta, non mi caga neanche per errore. Appena mi vede gli si ingrifa il pelo e mi guarda malissimo, manco gli avessi fatto chissà che. Ti sto sul cazzo? Dillo. Mi odi? Dillo. Mi vuoi menare. Menami. Eccheccazzo una reazione dammela. Vi giuro essere ignorati da una persona che vi piace da morì è una cosa devastante. Devastante. Io non so se vi è mai successo, e sinceramente non lo auguro a nessuno.

La situazione è questa. Voi direte, tu sei pazzo. Lascia perdere. Si. Me lo dicono tutti. Guy non me lo dice neanche più, si è stufato a dirmelo. Ga ha le sue teorie, tutto è bianco o nero. Nun te se caca, basta. Burina ribadisce solo il concetto. Bastaaaaaa. Tutti sanno quello che io dovrei fare. Tutti sanno benissimo come io dovrei affrontare questa cosa. Tutti tranne io. Ecco io non lo so cosa devo fare. Anzi io lo so. Il mio io più nascosto lo sa. Io lo so benissimo quello che dovrei fare. Io dovrei prenderlo, faccia a faccia, sbatterlo contro il muro e baciarlo. Perché io questo voglio fare. Voglio baciarlo. E poi gli parlerei. Tanto. Da fargli venire i conati di vomito.

Ma purtroppo tutto questo non si può fare. E’ un piano inattuabile, perché se penso che la sua reazione appena mi vede è una smorfia. Bè cosa dovrei andargli a dire? Nulla. Per cui faccio finta di nulla. Faccio finta che in realtà lui non esiste. Faccio finta che lui non ha tutta questa importanza. Faccio finta che io e lui non ci siamo mai conosciuti, non abbiamo mai fatto nulla, e lui è solo uno che ogni tanto vedo in giro. La cosa assurda, è che se io davvero non lo avessi mai conosciuto prima, bè mi farei avanti per conoscerlo. Ma allora come si risolve? Non c’è soluzione. Vicolo cieco. Cane che si morde la gola. Un altro negroni?

E poi rischio di finire come sono finito. Ovvero ubriaco perso. Ma nella mia totale ubriachezza ho partorito il concetto che meglio si addice a questa situazione. Oltre a quello dell’armadio che adoro, naturalmente. Avete presente quando andate da Pompi a mangiare il tiramisù, mangiate due cucchiai e arriva il cameriere vi prende il cucchiaino e vi toglie il tiramisù. Insomma. Avreste voglia anche voi di finire quel tiramisù. Con lui è uguale. E io lo so che però non è storia. Un po’ per colpa mia, perché quando mi ci metto divento peggio di una stalker al limite del legale, anche se effettivamente una vera motivazione non c’è. Comunque un post simile era necessario. Per me soprattutto.

Ci tengo a rendervi noto che i commenti a questo post saranno moderati. Perché il dramma è sempre dietro l’angolo. E Louise di Saint Louise invece è sempre troppo lontana. Bastarda.

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Come odiare il messaggio perfetto.



Ok. Ok. Ok. Io non voglio assolutamente incavolarmi come una iena, perché è Natale, e bisogna essere tutti più buoni. E perché stranamente questo Natale l’ho sto sentendo in maniera diversa rispetto ai precedenti. Insomma per la prima volta sono riuscito a finire i regali prima del 27 di dicembre, ho fatto l’albero a mio insindacabile gusto e giudizio, e soprattutto mi sono capitate le ferie invernali proprio la settimana di Natale. Per cui perché arrabbiarsi. Perché trovare il motivo per cui forse rodere il culo? Io sono arrivato domenica pomeriggio qui a casa, in Abruzzo, proprio per resettare la mia vita capitolina e ricominciare tutto da capo. Ricominciare a pensare a me, a fare mente locale su quelle che sono le mie necessità. E invece?


Invece no. Invece ieri mattina ricevo un sms: “Ci ho pensato. Credo che invece dovremmo vederci. Stare insieme e parlare. Ho voglia di starti ad ascoltare. E ho voglia di fare l’amore con te”. Ok. Mi è venuta un’irrimediabile voglia di ridere. Ma ridere forte. Ridere e urlare. Urlare e sbroccare. Urlare e rompere qualcosa. Rompere qualcosa e insultare qualcuno. Ho deciso di non fare nulla di tutto ciò. Bensì, ho iniziato a pensare seriamente chi diavolo era costui che voleva farne di bendonde con me. Vuoto. La firma del messaggio parlava di un certo Sergio. MachistracazzoèSergio? Penso. Nulla. Vuoto. Ok, ho sempre pensato di avere qualcosa che non va al cervello. Ultimamente lo sto seriamente ripensando. E rimettendo in conto. Izzie insegna.


Decido che non è il caso di farsi rodere il culo più del previsto, tanto io sono qui a Chieti e lui presumo sia lì a Roma. Prima di rendermi la vita un inferno decido di capire se ne vale davvero la pena. Cerco di fare mente locale: chi è Sergio? Può essere qualcuno con cui ho avuto rapporti sessuali nell’ultimo periodo? No. Cioè non lo so. Non ricordo il nome di nessuno dei miei ultimi partner, perché incontrati sempre in occasioni prettamente alcooliche. Per cui. Gioco la carta Gay Romeo. Ma è tutto inutile. Negli ultimi messaggi ricevuti e anche nei profili visti non ce nulla che mi suggerisca questo Sergio. Non comprendo. Ah ecco! Ultima possibilità. Messenger. Non ci avevo pensato prima semplicemente perché una settimana fa ho cancellato tipo 37 contatti.


Ero stufo di avere tutta quella gente con cui non parlo affatto. Ero stufo di mettermi in linea ed essere comunque ignorato. Ma mentre per la terza volta scorrevo la lista dei contatti, mi è caduto l’occhio su un contatto in grigio: Sergio. Eccolo qua. Bingo. Tento di capire chi diavolo è. Perché ovviamente non me lo ricordo. Poi un lampo. Un flash. Una scossa. Una scoreggia. Ok scusate. Mi riviene tutto in testa. Lui è un trentacinquenne che lavora in centro in un ufficio di nonmiricordocosa, ha una casa pazzesca a Prati ed è altrettanto pazzesco e carino. Chattiamo da un po’. Forse due mesi. Non siamo mai trascesi nelle zozzerie da chat, ma abbiamo sempre fatto discorsi su di noi. Ci siamo visti solo una volta per un caffè, ma di corsa. Poi solo sms e chat.


Rimango smarrito a lungo a cercare di capire come meglio rispondergli. D’impulso penso solo a “Si! Facciamo del gran sesso!”. Poi ritorno in me, e ripenso alla prima parte del messaggio. Non posso non essere sdolcinato e carino come lo è stato lui. Anche se ecco, mi fa venire un po’ l’orticaria. Mi spiego. Ci sono delle volte in cui noi ragazze di Roma vogliamo solo essere trattate con dolcezza, carinerie e mille accorgimenti. Ci fanno tanto sentire Louise di Saint Louise. Ma ci sono altrettante volte in cui il tizio che abbiamo davanti ci ispira tutto fuorché sole-cuore-amore. E Sergio è uno di questi. Lui è BONO. Tenebroso. Perennemente abbronzato. E io al suo confronto sono la Tata.


Inteso come Fran Drescher. Sperando che si scriva così. E lo so, che non è carino neanche pensarlo, perché lui è un megatopolaus devastante, che gli basterebbe scrocchiare le dita per aver un’altrettanto megatopolaus nel letto. E invece no. Lui con me ci vuole parlare. Ci vuole stare. Vuole fare l’amore con me. E sarà che ho rivisto Bridget Jones da poco, e sarà anche che è Natale e siamo tutti più buoni per cui prendo l’ispirazione giusta e gli rispondo, finalmente dopo circa tre ore. “Hai ragione. Anche io vorrei essere lì e guardarti negli occhi. Parlare. E stringerti a me. E fare anche tanto l’amore. Ma purtroppo sono a Chieti. Quando torno ti chiamo. Baci”. Per questo e soprattutto altri motivi io marcirò all’inferno. Ma soprattutto, mi chiedo:


“Perché l’unica settimana che non sono a Roma il mondo mi considera?”. Sergio. Che ha tutte le carte in regola per sfondare nel mondo della musica, e sfondare anche ben altro ( ;)))) ) è il classico bello che non balla. Ha usato tutte le parole giuste per il messaggio, ed è stato davvero molto carino. Ma a me devasta. Lui ha millecinquecento preconcetti su quella che è la vita gay capitolina. Lui non va nei locali, non va al Coming, non va in nessun posto dove lo si possa incasellare nel fantastico e arco balenato mondo gaio. Lui va al lavoro, in palestra e il sabato sera a giocare a calcetto con gli amici di una vita. Il giovedì, di rado, al pub. E la domenica al cinema. Bè a me sembra molto più incasellato lui di qualsiasi altro gay.


Però è carino. Non è molto dolce a dir la verità. A parte le parole (si occupa di relazioni con l’estero, per cui si, sa usare la parola molto bene); lui ha degli atteggiamenti talmente maschi che ha volte sono anche troppo. Forse troppo per me. E lo so. Mi rendo conto di starla a fare lunga più del dovuto. Perché in fin dei conti basta che sei un tipo ok per del sesso promiscuo. Ma per qualcosa in più? Voglio dire, faccio bene a soppesare ogni dettaglio. A me sembra di impazzire. Mentre riflettevo su queste e mille altre milioni di varianti del problema, il mio occhio finisce su questa immagine.





Premetto, sono davanti il Megalò, IL centro commerciale di Chieti, che tra le altre cose ha anche un multisala. E mi impongo severamente di non pensare assolutamente a quello che voglio pensare, bensì di pensare che quello che sto pensando in realtà non lo sto pensando e che oramai è tutto dimenticato e cancellato dalla mia testa dopo la storia dell’sms. E infatti lo faccio. Anzi no non lo faccio. E mi ritrovo come un automa a digitare poche semplici parole sul mio telefono (ah si un I-phone per l’esattezza, così Sushi sarà contento) “Sergio, appena torno ti chiamo”. Anche se so già che non lo farò e come già sperimentato il chiodo schiaccia chiodo per me non vale, anzi peggio. Ma giuro che non sto pensando affatto a nessun’altro all’infuori di Sergio e me. Giuro.





N.B.

Il tipo di cui sopra in realtà non si chiama Sergio. E’ che non me lo ricordo il nome. Solo che per ragioni prettamente utili a rendere la lettura (già di per sé a volte molto contorta,) più comprensibile ho deciso di chiamarlo Sergio. Il tipo di cui sopra nella mia rubrica si chiama solo Bonoprati35. E non aggiungo altro. Izzie mi attende sempre. E io so che farò la sua fine, prima o poi. Mi chiedo, infine, se qualcuno possa mai chiamare un film Piovono Polpette. E qui, non mi sento di aggiungere nient’altro.

Pubblicato in: bella gente, faccialibro, il pisello odoroso, La Posta del Cuore, Louise di Saint Louise, mood positivo, movenze pop

La Posta del Cuore #1

Finalmente debutta la Posta del Cuore. Dopo mesi e mesi di assidua promozione sul web, sono finalmente arrivato alla scelta della primissima lettera da pubblicare, tra milioni ma che dico milioni, miliardi di lettere ricevute. Per due venerdì al mese questa rubrica terrà banco sulle pagine de il Pisello Odoroso, per cui continuate a scrivere mail a annabbronstein@aol.com oppure raggiungetemi sul mio famigerato faccialibro. Insomma una vera e propria peperonatadifattacivostri, giusto per tenere in allegria il nostro senso del pettegolezzo e anche per prenderci un po’ meno sul serio. E con questa prima lettera penso davvero che sia stato colto lo spirito della rubrica. Ma ciancio alle bande, come direbbe la mia amica bislacca, e munitevi di popcorn e coca-cola e lasciatevi prendere dalla Posta del Cuore, che tornerà puntuale venerdì 20 con una nuova lettera!

Ciao Annabelle

non sai come sono contento della tua nuova rubrica sul blog. Avevo già scritto a Natalia Aspesi del Venerdì ma quella ha 344563 anni e non vedo come possa aiutare un giovane ragazzo gaio bisognoso di attenzioni come me. Te invece sei così dannatamentepop e così pazzescamente pazzesca che sono sicuro riuscirai a risolvere tutti i problemi relazionali che mi pongo. Anzitutto voglio dirti come mi chiamo, perché non è proprio carino rivolgersi a qualcuno senza presentarsi, io mi chiamo Serena e ho un nome che ne ha di bendonde e scusami se imito il tuo modo di scrivere, ma è che sono irrimediabilmente folgorato dalla luce della tua sapienza che sono sicuro provenga dalle tue note origini indiane.
Ma basta adularti, parliamo di me e delle mie paturnie. Purtroppo mi discosto da quello che è il tendenziale approccio all’amore che hanno un po’ tutti. Io non riesco a passare oltre. Vedi nella mia vita mi sono piaciute in modo serio soltanto tre persone, e, ovviamente, proprio perché il mondo è sadico, nessuna delle tre ha mai ricambiato l’interesse [nel frattempo che ti scrivo si è appena collegato a msn il terzo interessante, già mi sento agitato sperando che mi contatti: che sfigato che sono]. Effettivamente non posso fare una colpa a questi ragazzi, il primo era un eteropraticanteassociatoall’azionecattolica,e quando dico etero non intendo curioso, ma proprio etero; mi ricordo ancora quando disse “vedi io potrei baciare un ragazzo ma non mi si drizzerebbe per niente”, frase che mi rimase in testa per mesi, aveva un non so che fascino dolce e rude allo stesso momento [….quanto mi faceva sesso]. Col secondo ci fu una storia breve di cui capii l’importanza soltanto una volta mollati. E col terzo boh, sinceramente non riesco a capire o forse ho inteso ma preferisco vivere nel mondo dei sogni [continua a non contattarmi comunque, certo però l’ultima volta mi ha scritto lui, quindi in effetti non sarei in difetto se gli trillassi, sorry, sweety, that’s the drama-time]. E per quanto non mi sia mai precluso nuove conoscenze, scatta sempre il paragone impossibile. Ad esempio capita spesso ultimamente di andare a ballare e lui è presente, a quel punto cosa me ne frega di scoparmi il tipo che mi spizza se c’è lui che ogni tanto provoca e sorride [oh cristo santo, che frase odiosamente romantica che ho scritto, I HATE MYSELF].
Ma ora non voglio lamentarmi della classica storia incompiuta e della stupidità di questo coglione che non capisce quanto staremmo bene insieme; il punto è che io non mi sono mai sentito innamorato di uno di questi ragazzi, ma mi sono lo stesso rimasti in testa per anni. Quando sento dire spesso la parole “amore” per storie dimenticate in un mese. Non capisco se sono io che sminuisco il mio sentimento per cercare di convincermi meno coinvolto di quanto non sia, oppure se è il resto del mondo che utilizza la parola “amore” a sproposito, soltanto per potersi dire “innamorati” o “in una relazione”, come se il loro intento principale fosse quello di non essere più sfigatamente single su facebook. Ora però non voglio che tu mi fraintenda: non pretendo di apparire come l’ultimo romantico rimasto sulla terra, perché di romantico in me c’è ben poco. Non esiste persona al mondo più fottutamente cinica di me, ed è forse la faciloneria con cui si parla di amore che mi fa dubitare del sentimento degli altri. Ma d’altronde sono in minoranza, per questo ti chiedo di farmi capire dove sbaglio e di rendermi un po’ meno cocciuto, e di insegnarmi in qualche modo a riuscire a passare oltre.
Serena

Cara Serena,
ma anche caro Serena. Sono molto colpito da tutti i complimenti che mi fai, che di prima mattina danno solo una grande soddisfazione. Vorrei subito entrare nel vivo della tua lettera. Prima cosa non preoccuparti, l’amore è una cosa al quanto personale ed è salutare avere dei termini di paragone, ma delle volte è meglio soprattutto non tenerli troppo in considerazione. In definitiva succede spesso che noi omosessuali romantici ci lasciamo troppo prendere dal nostro voleressereCarrieBradshawatuttiicosti. E questo di certo non aiuta. Anzi, ci finisce per confondere ancora di più.

Per quanto riguarda le tue esperienze, bè, non preoccuparti, non è detto che bisogna avere divorziato almeno sei volte ed avere cinque figli per dire veramente di poter capire l’amore. L’amore purtroppo è una cosa talmente inconsapevole e inaspettata che quando arrivi lo capisci solo da quelle tre farfalline che ti cominciano a volare nello stomaco. Lo so. Detta così, sa ancora di più romantico, ma credimi, sta tutto lì. Sei mai andato in aereo? Quando l’area comincia a salire senti una strana sensazione allo stomaco. Quella stessa la provi quando sei davvero innamorato. Adesso, tu come quasi tutti i ragazzi gay, hai già provato un’attrazione proibita per un ragazzo dell’azione cattolica etero, hai capito l’importanza di una breve ma intensa storia con il secondo, per cui sei già ha buon punto.

Questo è il momento in cui devi averne di bendonde. Il momento in cui devi credere in te stesso. Il momento in cui non devi rendere conto all’ennesimo social network, ma devi semplicemente agire. Io ti consiglio di prendere di petto il tipo in questione e di non aspettare che lui ti consideri. Ti piace? Lo vuoi? Conquistalo. A volte siamo sempre rintronati da quello che pensiamo che la gente si aspetti da noi, per cui viviamo con uno stato di agitazione e insoddisfazione l’incontrare uno di quei ragazzi carini che ci fanno battere il cuore. Cancella tutto. Non pensarci. Sii solo te stesso. Cerca di essere allegro, divertente e accattivante, e perché no, anche cinico. Il cinismo in senso stretto aiuta ad essere più sciolti.

Non cercare a tutti i costi di attirare la sua attenzione con milioni di parole e piani, assolutamente no, ma cerca di colpirlo per quello che tu riesci ad esprimere. Cerca di parlare poco, ma bene, che alle brutte aiuta sempre. E sicuramente riuscirai a stabilire per lo meno un contatto, un contatto migliore di quello che potrai avere attraverso messenger o faccialibro. Però, devo assolutamente essere sincero nel dirti che se tutto ciò non dovesse aiutarti, puoi sempre passare all’attacco con l’arma segreta: la movenzadannatamentepop. E’ risaputo, da anni e anni passati a sudare sui maledetti dancefloor capitolini, che laddove la parola fallisce la movenza vince. E anche di netto.

Hai visto che ti guarda e non favella? Che ti sorride ma non ride? Che ti parla ma non comunica? Lascia perdere. Trascinalo sul dancefloor, e vacci di movenza. Servono tre ingredienti per stupire con la movenza, un buon playback sulla canzone che stai ballando, un sorriso pazzesco e ovviamente un ottimo sculettamento assieme a movimenti sincroni e ben assestati. Più sicuro sei mentre balli e più la preda capisce che ne hai di bendonde. E se per assurdo dovesse non recepire e continuare a stare lì senza sapere cosa stracazzo fare. Be’ tesoro, devi passare per forza alla fase AmmiccaAvvicinaAvvinghia, più comunemente detta la fase delle tre “A”.

Ammicca al più carino che vi bazzica vicino. Avvicina il tuo sguardo al suo, e fagli intendere il tuo mood aggressive ma ben controllato. Avvinghia e dacci giù di pomicio e slinguazze. Così, solo così potrai capire veramente se il tipo ha qualche interessa per te. Se si fa rode il culo, hai vinto. Se invece continua a ridere e scherzare come se nulla fosse, be tesoro, forse ha vinto lui. Ma tu non devi assolutamente rimanerci male. E’ inutile ciular nel manico se il manico non è disponibile. Non so se mi spiego. E di conseguenza, a questo punto, non hai bisogno neanche di starci troppo giù. Lo so sei romantico. Ma sei anche cinico, e forse proprio il cinismo potrà salvarti. Non credere che sia una sconfitta. Non lo è per niente.

Pensa solo che puoi tranquillamente passare alla fase, “Tefacciovedèchetistaiaperde”, che è quella che preferisco di più. Se dovessi capire che non cè né, puoi semplicemente essere favoloso in ogni occasione, divertente al punto giusto e anche brillo al punto giusto. Lui capirà davvero cosa si è lasciato sfuggire e passerà alla rivalutazione. Tu però non devi assolutamente fare il vago. Dal romanticismo si passa facilmente al tragico. E dal tragico si finisce inevitabilmente al dramma. E il dramma è sempre dietro l’angolo. Ed è a carattere lesbo di solito. Per cui, a meno che tu non sia Louise di Saint Louise, bè pensa solo a te. E vedi che superi anche il dramma del come andare avanti.

Non cadere nelle depressioni da gay rifiutato, ovvero: Alcool Bridget Jones e copertina della nonna. Non tapparti in casa. Vedi gli amici, e fatti tutt’al più un profilo su gay romeo. E rifiuta tutti i primi venti che ci provano con te, anche se carini. Ti aiuterà a dirti sicurezza, e a sottintendere che tu sei quella che hai il controllo. E se proprio dovessi mai cedere alla fase maniaco-depressiva, bè, non cè altro da fare. Qualche amico intimo, prosecco e/o vino, una marea di negozi e vacci giù pesantemente di carta di credito. E dopo ti sentirai sicuramente meglio. Favoloso, come non mai, potrai farcela sicuramente a dimenticarlo. E ne avrai sicuramente di bendonde.

Un saluto Serena. Un baciotto e una semi-movenzapop-virtuale.

Finché, Annabelle Bronstein.

Pubblicato in: bella gente, CO2, il pisello odoroso, Louise di Saint Louise, mood positivo, no sex in the city, spotlight

CO2 Brasserie. Il ritorno dell’aperitivo gay della domenica.

La domenica capitolina si è svegliata. E se nella passata stagione Crudo imperversava con il suo aperitivo, questo sarà l’anno di CO2. Un posto pazzesco. La location in realtà è un mix tra un aeroporto e una stazione. Ce un grande tabellone con gli arrivi e le partenze che ogni quarto d’ora circa scatta e si aggiorna. Semplicemente pazzesco. Appena si entra poi ci si ritrova in un’enorme spazio con i soffitti alti dominato al centro da un bancone dove è possibile abbuffarsi alla grandissima e tutt’intorno tavoli in legno e sedute in pelle. Ma non finisce qui, a sinistra la cassa con l’ampio bar e sopra un mega soppalco con tavoli e ancora tavoli. Insomma spazio a volontà. A due passi da Via del Corso in Largo del Teatro Valle 4.
Io Guy e la Du Barry eravamo ovviamente presi dai nostri soliti discorsi, che si sono interrotti appena entrati quando ci siamo accorti della presenza di Mr. Big e dell’Orco MaleFico. Ovviamente sempre insieme. Mentre ordinavo da bere alla ragazza in cassa pazzesca, mi stavo già preparando alla guerra quando guardandola bene mi sono reso conto che quella che mi stava battendo lo scontrino non era una delle tante. Davanti a me signori avevo Carolina Di Domenico. Forse non vi dirà molto il suo nome, ma il suo curriculum si. Ricordate il Disney Club? Oppure Mtv? Trl, Hit List Italia? Proprio lei, l’ex vj di Mtv era lì con una forma invidiabile (ha partorito da poco), che si occupava di lavorare. Mamma quanto è bella.
Fatti i complimenti di rito, mi sono avvicinato al bar dove mi sono imbattuto in Mr. Big e l’Orco. Baci, abbracci, frizzi, lazzi e giubili vari e chiacchiere inutili hanno imperversato nei 3 minuti e mezzo di contatto con i due. Anche se l’Orco MaleFico, ovviamente, aveva bisogno di mettermi la mano sul fianco e accarezzarmi l’alta natica sinistra. Ovviamente io ci sono stato. E sinceramente gli avrei fatto assaggiare anche ben altro, ma dovevo restare freddo e distaccato, e dopo le solite inutili chiacchiere mi sono finalmente goduto il mio prosecco. E il buffet. Cous cous, come nella tradizione degli aperitivi gay, e delle simpatiche frittellone ripiene di verdure. Tra cui piselli. Ottima scelta direi. Si capisce che Carolina la sa lunga su come organizzare un aperitivo con le palle.
Decisi a capire l’andazzo della serata, ci siamo resi conto che eravamo circondati da trentenni. I trentenni sono lo scoglio duro della popolazione omosessuale, difficile da avvicinare e conquistare. Noi, che siamo ancora nella generazione dei venti, adoriamo conversare di cose più frivole e leggere soprattutto per distrarci dalle delusioni di cuore, università e lavoro. Loro no. Loro devono affrontare discorsi maturi. Di politica. Di relazione. Loro devono parlare della palestra, della dieta, di quante calorie hanno bruciato e di quante proteine hanno assunto. Loro devo organizzare le vacanze, in estate a Gallipoli e in inverno in una qualche località montana. Noi andiamo in vacanza per fare sesso, ubriacarci e ballare. Loro vanno in vacanza per riposarsi, assaggiare i piatti tipici e fare sedute di massaggi e cardiofitness nei centri benessere.

Insomma due palle infinite. Due mondi apparentemente lontani e inaccessibili gli uni con gli altri. Ma non sanno con chi stanno giocando. Per cui decidiamo di osservare e prendere appunti. Fa sempre bene, evitando nell’ordine di cadere, dire cazzate ad alta voce, indicare quelli davvero boni. Ma i nostri obiettivi perdono corposità quando ci rendiamo conto della presenza della Fotografa. La Fotografa è una delle classiche fregnemosce che vive nella capitale. Questa strana tipologia di gay, è riconducibile ad una persona che parla poco, non ha particolari emozioni, e se le ha sono comunque espresse al minimo. Studio moda, di solito in qualche corso privato, si sveglia dopo le 15 ed ha almeno una Reflex, una Lomo e un concetto di espressione delle sue emozioni attraverso l’arte e la moda.
Insomma una vera e propria checca sottuttoio. Che per di più passa la serata a guardarti senza la minima sensazione di presenza nel suo sguardo. Decidiamo di ignorarlo e andare a fumare una sigaretta, tanto lui sta lì che si spara pose e se la tira in attesa del primo pollo che lo consideri. Ma fuori ci aspetta un arrivo a sorpresa, ovvero l’arrivo dell’Impresario. Lui è un quasi quarantenne, bono da fare schifo, con poco senso dell’umorismo e molta pienezza di se. Ci saluta con un bacio e sfugge, forse perché nel nostro ultimo contatto gli ho fatto capire che non è che comanda lui, e che non sto assolutamente a pendere dalle sue labbre, nonostante se lo meriterebbe.
Poco dopo riappare e lo vediamo scherzare con diversi ragazzi ma soprattutto, ha un tic davvero inappropriato. Ogni 9 secondi (vi giuro contati) si ravana il cazzo. Eh si. Certo è che lì sotto cè una bestia in cattività, perché il pacco è notevole, ma non è che puoi stare lì a menartelo ogni 3×2 sottolineando che ce l’hai grosso. Lo sappiamo. Lo vediamo. Lo abbiamo capito. E ti dirò di più, mi rode anche abbastanza un po’ che non avrò mai l’occasione di farne di bendonde, ma il buon gusto? Le buone maniere? Dove le hai messe? Nonostante l’aria frescolina, Guy, la Du Barry ed Io abbiamo l’ormone friccicarello e caloroso, e ci concediamo un bis alcoolico. Eh quando l’alcool abbonda nelle vene cominciamo a fare i soliti discorsi esistenziali alla Louise di Saint Louise.
Guy è sicuro vuole un ragazzo. La Du Barry non lo sa. Lei vuole solo UN ragazzo che lo caca solo su Msn e da mesi gli dice che devono vedersi, che ha voglia di vederlo, che ha scoperto una Du Barry diversa, ma da mesi questo appuntamento non si fa. Io vorrei solo la Polpetta. Anche se insomma, credo di volerlo solo nella mia testa. In definitiva credo che vorrei innamorarmi, ma seriamente, anche se da un po’ ho allentato con la ricerca spasmodica del mio fidanzato. Alternative alla Polpetta ci sarebbero, anche se tutti in qualcosa non mi soddisfano. Ce sempre un qualcosa che non va. Io arrivo alla conclusione che siamo troppo esagerati, e che chi si accontenta in qualche modo è più contento. Oppure devi essere una fregnamoscia.
E giusto mentre lo diciamo la fregnamoscia di cui sopra è lì che ha non solo accalappiato un raro esemplare di trentenne, che non è niente male, ma ci sta parlando. Ovviamente con spossatezza. Guy realizza che forse noi non siamo destinati ad avere un uomo. Ma solo vampate, scopate poco soddisfacenti e amici, quelli si. La Du Barry, con un cipiglio saggio e inaspettato per lui sentenzia sicuro: abbiate fede, noi troveremo il meglio. Noi non ci accontentiamo. Noi mettiamo in discussione noi e chi ci piace, per capire se fa davvero per noi. Fidatevi, a lungo termine saremo felici. Io comincio a crederci, ma ci credo solo perché l’alcool sta facendo il suo corso, e lo capisco dal mio equilibrio che comincia a divenire sempre più precario.
Decidiamo di credere alla Du Barry, e di andare a casa, ma prima, ovviamente devo svuotare la mia famosissima vescica. E lì capisco il segreto di quel posto fatato. Appena entro in bagno parte “Dancing Queen” degli Abba, e un faretto illumina una discoball che comincia a girare. Mentre faccio pipì in realtà sono nel bagno più fico e cool che un gay possa mai sognare. Anzi la differenza è che non è un sogno, ma esiste davvero. E mentre finisco di farla tutta, mi ritrovo a dimenare i fianchi e a abbeverare il mio spirito di movenzedannatamentepop, dichiarando a me stesso ufficialmente che quello è il posto fiù fico dove io abbia mai fatto pipì. Ed esco sorriso, testa alta con chi sa di poterne fare di bendonde, sempre e soprattutto ovunque.
Pubblicato in: amore, il pisello odoroso, Louise di Saint Louise, mood positivo, sesso, sesso a tre

sessosenzAMOREsenzasesso???

Questa mattina sono tornato a casa con una strana, esuberante, voglia di fare all’amore. Ok. Diciamo, sesso. E’ più coerente. Per questo dopo essere rientrato dopo una faticosa notte di lavoro,(e no, non batto sulla Togliatti); ho acceso il mio pc. Adesso. Le cose sono due. Non bisogna tirarsela troppo, nè tanto meno pretendere troppo. Il tempo è poco, e la voglia è tanta. Così, mi sono perso nel mondo delle relazioni pericolose, e in meno di mezz’ora ho organizzato un mega incontro, con ben due stalloni romani. Sui quaranta. Dicono loro, in realtà secondo me ne hanno almeno cinque o sei di più. Ma oramai la mattinata è porca, per cui mi butto a capofitto in questo menagé mattutino. Prima di essere Annabelle Brostein, e dopo essere Joey Potter, credo di essere la reincarnazione di Cicciolina. E sesso fu. Un gran sesso. Del sesso porco. Del sesso sgrunt. Del sesso che quando lo fai, pensi: “Ammazza che gran sesso!”. Del sesso talmente grandioso, che pensi che magari ci mancano solo la panna con le fragole. Del sesso che mentre lo facevo e mi sbirciavo dallo specchio del bagno, pensavo SMS, SE MAMMA SAPESSE…!!! Del sesso talmente top, che ho cominciato a pensare e a mettere in paragone tutti i miei momenti Top che in me si è insinuato un pensiero. Ovvero stilare una top5 dei migliori momenti di sesso avuti. Ovvero, al quinto posto il Prof., che all’inizio non mi entusiasmava, ma poi ha cominciato a capire come prendermi. Lui poco più che trentenne. Al quarto posto il Sindacalista. Un uomo del nord, che ha saputo intrigarmi tanto a cena con i suoi discorsi, prima, quanto a letto, dopo. Mi ha letteralmente mangiato. Trentacinque. Al terzo posto posto Limone. Lo studente fuoricorso. Di trentasetteanni. Però ragazzi, che uomo. Prima abbiamo trombato e poi ci siamo abbuffati di kebab. E chi meglio di lui. Al secondo posto il mio EX. Aprirò a breve il capito sugli Ex. Lui ci stava dentro tutto. In tutti i sensi. 😉 Trentacinquenne. E poi vabbè al primo ci metto la Polpetta. Per ovvie ragioni. Di cuore. Di Polpette ce ne sono, ma solo la mia ci ha saputo fare davvero. Anche se la strombazzata odierna potrebbe tranquillamente arrivare alla seconda posizione e far scendere tutti giù di una. Insomma. Ma comè che nel sesso le cose funzionano al contrario? Comè possibile che due “quarantenni” spingono molto di più di tutta sta gioventù? La cosa non mi quadra molto. E tutt’ora sono stranito all’idea di aver fatto del gran sesso con due che hanno tipo dieci anni meno di mia madre. La cosa un pò mi da fastidio. Andiamo, uno giovane, carino, intelligente, con della verve signori, come me, si deve accontentare di sesso con dei più che quarantenni? Certo è che sarebbe bello avere uno come la Polpetta e tutta la fantasia di uno dei due di stamattina. Eppure non mi torna ancora. Cosè adesso dobbiamo accontentarci di fare sesso, con il primo quarantenne che ci capita sotto mano solo perchè dobbiamo giustificare una loro presunta maestria ed esperienza nell’atto in quanto tale? No. Non capisco. Decido ancora di prendere in esame il motivo secondo il quale le mie relazioni passate sono finite. Il motivo non era di certo il sesso. Anzi. I motivi sono sempre stati riconducibili a problemi di comunicazione, problemi nell’incasellare le diverse aspettative, e necessità. Adoro la parola incasellare. Fosse per me incasellerei qualsiasi cosa. Comunque. Il problema non è stato mai un problema solo ed esclusivamente sessuale. MMmmm. Non lo so. Più mi addentro in questi pensieri, e più mi rendo conto che magari, chi più, chi meno, tutti siamo capaci a fare del sesso se non eccellente, per lo meno interessante. Invece in pochi riusciamo a portare avanti delle relazioni che vadano a rendere soddisfacente solo ed esclusivamente la nostra materia grigia. Insomma, per fare del sesso siamo anche disposti a farlo con dei non più giovani, trovando anche la scusa che l’esperienza paga sempre, quando però si deve mettere in discussione qualcosa di più personale come il cuore, o NOI STESSI, bè nessuno vuole scendere a compromessi. Nessuno vuole chiudere un occhio. No giammai. Sperando che si scriva così. No assolutamente no. Siamo tutti rigidi con i pensieri che il nostro cervello ci suggerisce siano essere modelli corretti, e quindi ai quali tendere. Io, quest’oggi ho deciso che distinguerò il sesso dal quel Vero Amore che noi tutti vogliamo, e necessitiamo di dire a noi stessi che quello che uno fa per appagare l’organo sessuale, non deve assolutamente confendersi con quello di cui noi abbiamo bisogno come ESSERI UMANI. Però oltre a lavorarci su, io non mi dimentico, che Louise, di Saint Louise, da New York è tornata a Saint Louise dal suo ex. E forse noi siamo tutti sempre un pò troppo ancorati a quello che è stato il nostro passato. Ovvio penserà qualcuno. Perchè sbagliando si impara. E allora? Allora siamo da capo a dodici, ovvero il cane che si morde la coda. Mmmm, io penso che se magari ci si vedesse tutti un pò dentro e riuscissimo ad essere anche un pò più sinceri con noi stessi, saremmo tutti d’accordo che fare sesso ci piace. A tutti. E farlo con uno che poi magari ti porta a cena, viene con te a fare compere, viene con te al cinema, ti dice che va tutto bene anche se non è vero e sorride, che ti compra i cioccolatini anche se sai e SA che non li puoi mangiare perchè se no ingrassi, ma li mangi lo stesso. Perchè te li ha dati lui. E lui è importante. E tu sei importante per lui. Basta, è così. Punto.