Pubblicato in: amigdala, amore, bella gente, faccialibro, il pisello odoroso, l'infermiere veterinario, mood pensieroso, movenze, pomicio party

Valentino must die







L’unico San Valentino che io abbia mai festeggiato è quello di qualche anni fa. Tipo una decina. A cena c’era tutto. C’erano i fiori, il peluche e i cioccolatini. Sono passato a prenderla e ci siamo visti con un’altra coppia per andare a cena. Poi a casa di un amico a vedere un film. Ovviamente sapevo di essere una checca. E probabilmente lo sapevano anche tutti gli altri. Tra me e la mia compagna di quella sera non c’era amore. Amicizia si. E tanta. Che dura tutt’ora. Ma quello che mi rimane in testa, e la felicità che abbiamo provato tutti quella sera. La tranquillità. Gli sguardi complici, e sorridenti. Sarò banale, ma per me quello è il tipico San Valentino. Con quello spirito. Con quel mood. Con tutte quelle accortezze e carinerie.


Il tempo è passato. Io mi sono emancipato, e San Valentino oggi è diventato quello che tutti conosciamo, per lo più una festa dove bisogna dar via gadget di ogni tipo e vendere il prodotto San Valentino anche nei ristoranti e nelle discoteche e via discorrendo. Io sono triste. Questo periodo dell’anno divento immediatamente triste. Ogni anno, con l’arrivo di questo giorno io mi spengo. Mi deprimo. Penso. Rimugino su pensieri e parole. Le peso e soppeso. Sto attento. Perché nel sottile gioco dell’amore, che oramai corre sulla rete, ma anche sulle bocche della gente, basta un piccolo errore e si finisce sulla graticola. Ma non quella che mi potrebbe preparare qualche mio aguzzino, no, quella che mi preparo da solo perché passo al setaccio me stesso e mi giudico e mi tagliuzzo il cervello per capire dove e come e soprattutto perché ho sbagliato.



Affrontare tutto ciò ovviamente non è semplice. E’ per questo motivo che ieri sera, dopo avere chiarito una situazione scomoda con la Burina, e aver fatto baruffa con Guy e sbroccato con Imogeon Heap perché ci solava e se ne tornava a casa, io ho visto la soluzione per non mandare tutto a puttane in quella bottiglia di vino che era adagiata là sul tavolo. E mi faceva ciao con la manina. Detto, fatto; poco dopo ero già nell’antico ma sempre nuovo mood dello stato di ebbrezza. Stato inattivo da troppi giorni, e raggiunti da Ga e Tata siamo andati al Rising Love per Le Grand Bordel. E devo ammettere che anche senza una maschera, bè io adoro proprio i bordelli. Direi quasi che un bordello non si definisce tale senza Annabelle Bronstein.



Fatto per circa un’ora il giro in macchina per il parcheggio, un’altra mezz’ora di fila per entrare ce ne sarebbe voluta un’altra ancora per lasciare i cappotti, abbiamo deciso di abbandonarli dietro un divanetto ci siamo buttati nelle danze e nei drinks. Una marea. Ogni volta che mi giravo c’era qualcuno pronto a mettermi in mano un bicchiere. Anche se avrei preferito che mi ci avessero messo ben altro. Ma insomma, non si può avere tutto e subito. In un batter d’occhio mi sono ritrovato Sushi e Juls, che non vedevo da un millennio. Mi sono ritrovato anche l’Infermiere Veterinario e il suo fido assistente Watson. Erano tutti lì che se lo schekeravano con dell’alcool tra le mani. Persino Stella, la barmade mi ha regalato un drink.


Ma secondo me si era fatta tradire dall’occhio languido della Burina. Che a quanto pare conquista pure le donne. Pensa te. Comunque in questo bordello di cocktail, di gente mascherata e non, io volevo solo pomiciare. Di nuovo. San Valentino arrivato e mi ricordava per l’ennesimo anno che io ero solo come un manico di scopa. Neanche a pensarlo che già mi sono ritrovato un paio di lingue dentro la bocca. Ovviamente questo è l’utilissimo apporto dell’alcool alle mie serate. Devo ammettere che tutto si è svolto abbastanza in fretta, e le uniche note positive sono che ho provato la slinguazza assassina sul piercing dell’Infermiere Veterinario. Ma questo non ha sorbito l’effetto sperato. Lui si tiene, cerca in tutti i modi di far finta di non essere attratto da me.



Ma ci vuole ancora del tempo. Finché non mi stufo però. Appurato che oltre gli slingua party che c’erano già stati, e finiti negli obbiettivi dei fotografi che contavano potevo finalmente tornarcene a casa. Ma il dramma è dietro l’angolo. E Roma, si sa è piena di angoli. Dal tragitto Rinsing macchina mi sono schiarito le idee con la Burina, per diverse certe spinose situazioni e pare averle risolte. Ma una volta accompagnati tutti a casa, be il confronto più duro cè stato con Ga. Perché Ga, ha sempre ragione. Sa sempre quello che deve dire, e il modo. E ci è riuscito benissimo. Ha perfettamente riassunto tutto il succo della questione in poche ma importantissime parole. “Piantala. Adesso piantala”. E lui, e io e anche Ga, Tata, la Burina sappiamo benissimo che si, dovrei piantarla.



E ovviamente varcata la porta di casa io ho iniziato il mio via-vai letto-tazza del cesso-letto-tazza del cesso. Bè, devo ammetterlo avevo solo bisogno di abbracciare qualcuno. O qualcosa. E devo ammettere che sono riuscito nell’intento. L’oggetto delle conversazioni di cui sopra, rimarrà segreto, fino a che mi stuferò, perché arriverà anche il momento in cui prenderò di petto un’altra situazione. Ma le cose vanno fatte con calma, per essere fatte bene. In definitiva credo che d’ora in poi odierò ancora di più San Valentino. Perché come tutte le cose che si celebrano dopo un po’ fanno l’acido. E non immaginate quanto acido ho fatto io questa notte. Non credo di dover sentire il bisogno di un giorno per celebrare l’amore.


Io lo voglio celebrare tutti i giorni. Ovviamente quando la materia prima arriverà. Lo so è un discorso abbastanza noto questo, ma è la realtà dei fatti. Non possiamo nasconderci dietro un dito, tutti vorremmo una persona accanto. Che ci ami, e che ce lo dimostri e che ci scopi, e che ci faccia sentire la persona più importante. A volte però è difficile capire gli intenti di ognuno di noi. I miei vengono fraintesi. Ma non è una novità. Io credo solo di sentirmi solo e molto abbattuto perché l’amore come io lo vorrei a quanto pare non c’è. E questo è si un dato di fatto. Un punto importante. Un po’ per me, e un po’ perché forse non è ancora il tempo. Ma io ci ho pensato anche fin troppo per oggi, tra un viaggio e l’altro verso il bagno. E direi che è davvero sufficiente. Almeno per oggi.



Ah, dimenticavo, buon San Valentino a tutti.

Pubblicato in: bella gente, Coming Out, Gay Village 2009, il pisello odoroso, l'infermiere veterinario, la Polpetta, mood positivo, movenze pop, no sex in the city

Gay Village 2009: NI!!!!

Premettendo che oggi non è stata una giornata particolarmente felice per il sottoscritto e più che Annabelle Bronstein mi sento Vera Sultenfuss, però una giornata no ci può stare, anzi la trovo più che normale. Comunque raggiunto Guy a cena da lui, dove tra pizza e mirto sardo ci siamo belli che svegliati siamo andati diretti al Coming. Dopo due vasche senza senso, un pò alla rinfusa, e degli incontri da poco, metti na Polpetta che ti sbuca davanti e ti ignora, ma oramai sono abituatissimo, finalmente arrivano Ga e Ciù Ciù ghiaccioli muniti. Ci appoggiamo su un muretto e cominciamo a decidere le sorti della serata. Circolo o Village. Circolo o Village. Ebbene signori, Village. Così con l’arrivo della Du Barry siamo partiti alla volta dell’attesissimo Gay Village. Ecco anche se non eravamo molto per la quale visto la non recensione di Spetteguless, con cui concordo pienamente, siamo andati come dei soldati a fronte. L’assetto mi piace molto di più, anche se più piccolo il posto lo vedo molto più accogliente di quello dello scorso anno, laddove per accogliente s’intende cazzo, froci e alcool. No vabbè dai. Mi piace, mi sa tipo di sagra della porchetta. O della marrocca*. Le due piste, quella house e pop si presentano più stabili. L’anno scorso si rischiava di bucare gli assi e finire chissà dove sotto l’Eur. Quella house vince per la potenza delle casse, quella pop c’ha solato perchè la musica delle cuffie del mio Ipod era decisamente molto più alta. Anche se voci di corridoio dicono che sia tutta colpa del nubifragio di ieri. Anyway, Amy Winehouse, noi ce la siamo proprio shekerata di gusto. Insomma è esattamente un mese che non bazzicavamo un fottuto dancefloor, e na bella shekerata de culo ci serviva e come. No? Ovvio che si. Poi vabbè l’alcool ha fatto anche la sua, unica nota negativa il caldo. E l’umidità. I miei capelli già mosci perchè leggermente allungati sembravano assomigliare sempre di più a delle banane mosce e mature. Be vabbè. Comunque a parte l’arrivo dell’Infermiere Veterinario, con la sua fame devastante tanto da abbufarsi con una mega pizza margherita, a noi questo Village 2009 non ci ha particolarmente entusiasmato. Certo, abbiamo avuto le solite movenze pop, ma in definitiva un pò deludente come gente. A parte qualche inarrivabile bono che sta là, se lo shekera e te lo fa odorare, nessuno è stato degno di nota. Noi abbiamo approfittato della zona tavolino sulla sala pop per sederci e riposarci dalle coreografie dannatamentepop con le quali abbiamo intrattenuto tutti i presenti, ma il colpo di scena, è arrivato puntuale sul finire della serata. Vengo salutato da lontano da un mio amico compaesano, ma quando lo raggiungo scopro al suo fianco Cecolo, ovvero la mia fissa dello scorso inverno che mi comunica festoso ed al limite del delirio di essersi trasferito a Roma, e che assolutamente ci dobbiamo vedere. Io quasi svengo, non perchè non mi faccia piacere, ma perchè lo avevo un pò scordato, e dopo una corte ferrata da parte mia ci siamo solo abbandonati a baci e abbracci coccolosi, visto che ecco tra me e lui c’erano circa 200 km di distanza e lui non soffre le storie a distanza. E qui che mi vien da ridere. Diciamo che è ufficiale che io non so proprio se ci saranno sviluppi, ma come dice mia nonna, non mette mai la farina dentro l’impasto del dolce se prima non ci hai messo il lievito. Certo in dialetto rende di più. Ma il punto è che io, ovvero Annabelle Bronstein avrà ancora voglia di tutto sto zucchero filato che Cecolo emana? Io credo proprio di no, anzi. Al momento non so proprio quello che voglio, e probabilmente le cose che mi succedono intorno non sono assolutamente di aiuto per capire quello che mi serve. Un post con l’amaro in bocca. E’ probabile, ma spero che quello che mi preme si risolve al meglio e senza caduti. Comunque, Ga, Ciù Ciù, e Guy hanno dichiarato assoluta indignazione per questo nuovo Village. La Du Barry era risentito invece che Palombini, il suo posto preferito dopo il suo letto sia totalmente occupato da altre serate. Io ho concluso che una chance al Village voglio dargliela. Almeno una. E poi ho concluso invitando una ragazza a fare una bella intervista al tipo che se la portava sulle spalle. E poi ovviamente un’intervista l’ho proposta io a lui, e lui non l’ha rifiutata per nient’affatto. E per oggi, mi va bene così! Gay-Etero 1 a 0 palla al centro.

*marrocca=pannocchia di mais

Pubblicato in: bella gente, Coming Out, il fedifrago, il pisello odoroso, Insy Loan, l'infermiere veterinario, mood positivo, no sex in the city

Fisicaccio, playback e Coming out. Un giovedì qualunque!

Ieri entrando in metro mi sono chiesto se ero in treno oppure ad una puntata speciale di Non è la Rai. E’ da un pò che prendo la metro e intorno a me ci sono ragazze e ragazzi dalla discutibile sessualità con cuffie e Ipod che mimano in maniera più o meno provocante un favoloso playback di quello che stanno ascoltando. Adesso. Non che io faccia storie, assolutamente no, sono il primo che se avesse il coraggio in metro si metterebbe a ballare con movenze pop e coreografie varie e con un ottimo sincrono, accattivandomi l’ammirazione di tutti. Ma ieri la cosa era imbarazzante. C’era questo ragazzo, davvero molto carino, anche palesemente gay, che era lì che si scatenava con non so quale musica nelle orecchie e si scatenava senza precedenti. Io sono rimasto un attimo interdetto perchè stavo anche io ascoltando della musica, pop ovviamente, ma intorno a noi c’era gente di tutti i tipi che lo guardavano stupito. Ma il problema è che lui più lo guardavano, e più si sentiva autorizzato a fare facce di ogni tipo. Vabbè. Lo invidiato e anche un pò ammirato, però me lo sono lasciato a Termini ancora lì che se la playbackaava! Arrivato a San Paolo da Guy, ho avuto immediatamente l’ennesima conferma che il suo palazzo è abitato da un numero cospiquo di omesessuali, a tal punto da farmi venire voglia di cercare un buco di casa anche io li. Mentre lo aspettavo si è materializzato il Massagiatore. Io sorpreso e alquanto stupito di vederlo, lui anche che abbozza un sorriso. Il Massaggiatore è uno con cui diverso tempo fa ho chattato, mi ci sono scambiato il cellulare ma alla fine non ci siamo mai visti nè sentiti. Vedendolo dal vivo sono rimasto un pò interdetto, e proprio dopo di lui arriva anche Guy. Lui ci sorride. Io abbozzo un sorriso di cortesia e prendo Guy e fuggo. Lui poi mi dice che gli ha sbroccato sbattendo ripetutamente i pugni sulla porta dell’ascensore perchè non chiudeva la porta al piano terra per cui l’ascensore non poteva essere richiamato. Ovviamente se non faceva una figura come al solito non era soddisfatto. Comunque, ci siamo diretti verso la OVS, a cui ultimamente dobbiamo fare i nostri complimenti perchè ci sforna dell’abbigliamento casaul decente e a buon prezzo. E anche qui ci siamo dovuti rendere conto che San Paolo tanta roba. Sarà stato il caldo torrido e la voglia di sesso e baci che entrambi da un pò abbiamo, ma intorno a noi chiunque vedessimo era gay ed era anche bono. Santo cielo. Siamo andati anche al supermercato a comprare del vino per la serata, ed anche al supermercato c’era una concentrazione tale di bei ragazzi e gay che mi ha fatto seriamente pensare all’eventualità di trasferirmi a San Paolo. Ba. Comunque risaliti a casa, dove la temperatura minima era di 47° C, abbiamo cenato a base di pesce, ovviamente, e vino bianco, e dopo cena diretti di corsa verso il Coming perchè dovevamo vederci con la Du Barry e soprattutto Guy doveva vedere il suo Fedifrago. Ora a tutti voi sarà sicuramente capitato almeno una volta nella vita di uscire con uno fidanzato. La cosa strana è che questo succede a Guy e che soprattutto se prima il fedifrago in questione era interessato ad avere una storia parallela, ora, dopo aver lasciato il suo ragazzo non ne voleva sapere più di Guy. Nonostante però lui lo pensi e anche spesso. Lo desidera, ma non sa come gestire i suoi sentimenti per cui non lo considera. Ecco, ci risiamo. Al momento sono pienamente cosciente dell’errore di chiudere i manicomi in Italia. Ma insomma. Prima lo cerchi, ci provi, esci con il mio amico, te lo porti dietro a un rudere a Porta Maggiore, ti fai mettere le mani nel pacco, poi ti fai prendere dai sensi di colpi, molli il fidanzato e non consideri più Guy. Questi eventi, ovviamente non hanno un senso. Nè per me, nè per Guy che pensa solo a mandarlo a cagare. Ma ieri il Fedifrago era per la prima volta al Coming e Guy ha passato qualche minuto con lui. Non è successo niente ovviamente, le solite chiacchiere superficiali e fuori luogo. La cosa più bella è che per la prima volta sia io che la Du Barry abbiamo visto questo tizio dal vivo, e i nostri pareri sono stati contrastanti. Io lo trovavo carino, la Du Barry no. Vabbè, chiacchiere da shampista. Ma non c’era solo lui, no. C’erano Ga, Mau e l’infermiere veterinario, che finalmente è tornato a deliziarci con la sua presenza. Presenza arricchita ieri sera da una foltissima barbetta. Mamma mia quanto è bono. Io non riesco a non perdermi nei suoi occhi azzurrissimi. Credetemi, se solo potessi pubblicherei una sua foto per farvi capire anche a tutti voi. Mentre io lo salutavo e me lo sbaciucchiavo un pochetto, lui aveva lo sguardo perso. Distratto. L’ho seguito e mi sono reso conto che quello sguardo era preso dal torone muscoloso dietro di me. Tra l’altro io ieri sera avevo una pancia gonfissima e devastante, e nonostante la mia maglietta a righe (che ingrassa si, ma se sei gonfio ti smagra: piccoli segreti acquisiti con anni e anni di tecniche per sembrare sempre due taglie in meno ad occhio nudo!) che aveva uno strano odore di pesce, lui si è fatto distrarre ancora. Per più di una volta (esattemente quattro) l’infermiere veterinario ha sbagliato a chiamarmi, dandomi del Francesco. Adesso come dice Ga, va bene uguale, visto che si tratta di un nome altamente pop. Ma io non mi chiamo Francesco. Io sono sono sempre Annabelle Bronstein e ancor prima ero una perfida strega dell’ovest, così lo circuito e strillato per bene. Ma lui è talmente carino che non se lo merita proprio. Anzi, sono riuscito anche a strappargli la promessa che appena sarà ubriaco gli potrò fare una delle mie interviste. Laddove intervista sta per rapporto orale. Ma io sono andato oltre. Davanti a lui e ai miei amici mi sono dato tempo sei mesi per modificare la mia forma fisica e diventare anche io un torellone. E credetemi lo farò. Che sia chiaro non per lui. Assolutamente no. Ma per me stesso. Sono entrato in una fase della mia vita in cui sembro un cane che si morde la coda. E un cane anche bello grosso, di taglia grande. Troppo per gli standard che questo ghetto frociarolo romano impone. Appurato che io sono un tipo non etichettabile se non con l’appellattivo POP, sono deciso a dare una svolta alla mia immagine e farmi anche io un fisico. Insomma sono stufo di guardare questi palestrati dai privè delle migliori discoteche di Roma e sbavare. Sono stufo di dover ricorrere alle righe e alle maglie taglia L. Io sono una small e lo sarò per sempre. Mi giustifico sempre dicendo che la carne oltre che tanta è debole, ma tutto ciò deve finire. La carne dovrà essere debole si, ma tutt’al più ridotta. E sono pronto a perseguire questo mio nuovo obiettivo. E allora, quando sarò torello anche io, e potrò permettermi delle striminzitissime magliette Abercrombie come Insy Lohan, alllora l’infermiere veterinario capitolarà e sarà mio. Ma allora io lo vorrò ancora? MMMMmmm non lo so. So solo che è davvero tremendamente carino. E che io sarei disposto anche a rendere il mio fisico un pochetto più tonico per lui. Comunque dopo aver congedato i presenti io e la Du Barry raggiungiamo p.le Flaminio e ci mettiamo ad aspettare l’N1, lui direzione Anagnina io l’esatto opposto. E così abbiamo lasciato passare entrambi tre autobus mentre parlavamo di noi, dei nostri sogni e di quello che ci farebbe davvero felici. Al quarto N1 la Du Barry sale e io attraverso, ed ovviamente visto che i tre precedenti sono passati uno appresso all’altro, il quarto, giustamente ci ha messo più di mezz’ora. Così raggiungo casa, e me ne vado a dormire, domani finalmente è venerdì!