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Ok, ci sono.

samjones

Oramai è una cosa arcinota: appena comunico il mio ritorno sulle scene, ecco che contestualmente accade qualcosa che mi destabilizza e mi fa sparire di nuovo.  Avevo pensato di tornare proprio durante questa quarantena, ma ahimé, oltre ad essere una bionda tutto pepe sono anche una bionda che lavora nella sanità. Immaginate solo giornate intere a lavoro. Ad ogni modo mi sono ripromesso di tornare con un mood quanto meno scanzonato ed allegro per alleggerire la giornata a voi che capitate qui.

Mi sembrava doverosa una premessa simile, anche perchè devo introdurvi il soggetto su cui si soffermerà il mio notorious occhio indiscreto. Quel sottobosco di movimenti e strategie che perseguono un obiettivo che fa gola a noi tutti. Il cazzo. Eh sì, basta menarla con questa storia che state chiuse in casa ad ammassare ciambelloni e pizze. Finitela di giocare a “mamma e figlia” con i coinquilini. Ditelo a tutti quello che state facendo. Avete scaricato tutti Telegram e riattivato le vostre pagine Vero. Siete tutte arrapate come lontre assassine.

Preparatevi, perché questa settimana a sorpresa ricomincerò a pubblicare nuovi post, e ve ne racconterò di ben donde.

Alla mia maniera

Annabelle

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Un implacabile ritorno

Arieccoci. Eviterei accuratamente le mie solite pappardelle inutili su quanto sia utile il viaggio, la ricerca di se stessi e su quanto sia giusto errare per trovare se stessi.
Bla. Bla. Bla. Sono tutte stronzate ragazzi. Sono tutte menzogne. Di vero c’è solo che in questi tre anni e un po’ di assenza da queste pagine io non ho fatto altro che perpetuare i miei errori. E non è tanto ripetere l’errore. No. Il problema è quando ti accorgi che quello che stai facendo è sbagliato.

Ed io ricado spesso nell’errore. Ma non starò a raccontarvi le mie solito paturnie, no no no! Quello che vorrei raccontarvi nella maniera più onesta che mi contraddistingue e quanto io mi sia rotto le scatole di tutta questa vita gaia e di quanto, la stessa, sia piena di cliché e pregiudizi in cui noi stessi inciampiamo spesso. Vogliamo giocare ad essere aperti ed emancipati, ma il più delle volte ci facciamo condizionare da un primo sguardo che di solito non è mai esaustivo.

Mi sembrava doveroso ritornare a scrivere perché sono stanco di stare in silenzio a guardare quanto siamo diventando aridi, e di quanto sia più importante la ricerca della notorietà a suon di like su IG, o del gesto estremo, che inizia a vendere più di qualsiasi personalità. Ma tranquilli, io so bene cosa voglio e già nelle prossime ore vi catapulterò in una delle mie personalissime avventure, perché piuttosto che decidere di sposarmi con un piumone, a questo punto, preferisco rimanere single e felice di esserlo.

E non vedo l’ora di raccontarvelo. Implacabile as usual, alla mia maniera.

 

One Republic / I Lived 

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Switch On

kim

Questa volta è certo. Il mio è un ritorno. Negli ultimi tempi ho scritto poco, e anche male a detta di molti. Ma non mi interessa per niente. Avevo messo in stand by me stesso perché a volte è più semplice stare zitti che dire stronzate. E se voi mi conoscete almeno un pochino sapete che di stronzate io ne dico in quantità imbarazzante. Per questo ho deciso di resettare il mio blog che prima giaceva su blogger, prenderlo, rinnovarlo e spostare tutto su wordpress. Ovviamente appena capirò come modificare a meglio il tema, gli darò una sistemata. Ed una colorata.

Sapete è un periodo che tiro le somme. E questo fa parte di me. Sto cercando di capire se la mia vita sia un totale fallimento oppure posso ritenermi soddisfatto. A breve compirò 31 anni, e nella mia testa avevo fissato degli obiettivi che volevo raggiungere. Ma gliel’avrò fatta? Non lo so. O meglio, scopriamolo insieme, visto che questo Switch On serve proprio a questo. Insomma riepilogare un’attimo quello che sono. E che sono diventato.

#il lavoro

Lavoro nella sanità. Lo avrete capito se mi seguite su twitter. Ecco, la sanità nel Lazio non è che sia proprio una cosa che vada a gonfie vele. Per di più sono nel privato, che nei momenti di crisi tira sempre la cinghia. La cinghia naturalmente non è quella dei miei boss. Nient’affatto. La cinghia è propria quella mia e dei miei colleghi. Nella fattispecie un anno fa ci hanno tolto 300 euro con un cambio contrattuale dal giorno alla notte, adesso sono passati a pagarci l’80% dello stipendio. Sapete com’è. C’è crisi. Questa si traduce in un rodimento di culo maximo. Neanche a dirlo. E soprattutto ripenso a quando ho rifiutato un posto pubblico per rimanere dove sono. A me i gomiti ASAP.
Soddisfazione: lieve.

#l’amore 

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH. Che ridere.

Partiamo dal presupposto che l’amore si fa in due. Un dato sconcertante, ma sufficientemente necessario. Ecco, io ho la capacità di innamorarmi sempre della persona sbagliata. Non è un problema alla vista, porto gli occhiali. E proprio che tendo, in maniera del tutto incomprensibile ad interessarmi a chi in realtà non mi caga neanche per sbaglio. Nel tempo ho capito che avevo bisogno di una mano per capirci qualcosa, per questo al mio fianco ci sono gli amici di sempre pronti a darmi la loro opinione schietta e fin troppo sincera: Guy e la Du Barry. Ai quali quest’anno ho aggiunto anche i miei Coinquiliners: Falpalà e Burina. Nonostante tutti questi consiglieri, al momento brancolo  nella singletudine più alienante.
Soddisfazione: totalmente insoddisfatto.

#il sesso

Dettaglio importante. Al momento le mie quotazioni sono davvero alte. Diciamo che sono incappato in una sorta di relazione che mi piace riassumere così: CONCUBINERS. Ebbene ho una sorta di tromba amico con cui mi intrattengo che a sua volta ha un fidanzato con il quale convive. Un quadro chiaro e semplice. Questo mi sottopone a devastanti ed appaganti sedute di sesso dove riscopre l’esistenza di una parte di me nascosta (Annabelle Bronstein: The Goddess of Sex), che inevitabilmente si scontra con la mia ingombrante presenza. Si. E’ proprio così. Sono insopportabile. Per il momento però tutto ok. Lui comunque è #IlRagazzoColSUV ed ASAP vi brieffo sui dettagli.
Soddisfazione: molteplici e di lunga durata. Tutto sommato è un Toy Boy!

#la famiglia

I miei sono in Abruzzo. L’anno scorso a settembre mio fratello è convolato a giuste nozze, creando in me la necessità di accasarmi ASAP. E poi diciamocelo, voi non siete stufi di sentire sempre la solita domanda “E tu? Quando ti sposi?”. Ecco, dopo il matrimonio del mio fratello ogni volta che torno a casa me lo ripetono a farmi sanguinare le orecchio. Adesso, non solo non posso sposarmi perchè non è legale, non passo perchè mi manca la materia prima. In realtà però, tutto questo hype nei mei confronti finirà a settembre, quando mia cognata darà alla luce il primo nipote maschio della mia famiglia. In che darà gran soddisfazione a mio padre, che continuerà la stirpe, a mia madre che finalmente avrà qualcosa da fare, a me che finalmente passerò in secondo piano. E come tutti gli zii diventerò una sola cosa soltanto: RINCOGLIONITO. Io non vedo l’ora però.
Soddisfazione: molta. Non sto nelle mutande.

Ecco, non posso lamentarmi. Non del tutto almeno. Questo è il mio ritorno. Adesso preparatevi, ho intenzione di dirvi tutto su quello che mi accade, come facevo un tempo, senza risparmiare i particolari, e senza esimervi dalle mie psichiatriche digressioni. Sperando che sia l’anno giusto senza dimenticare che il dramma è sempre dietro l’angolo. E che il passato, come tutto, prima o poi ritorna. Bene. Penso che circa 800 parole siano più che sufficienti. Almeno per oggi. Come dico sempre, stay tuned. (Leggasi LEVATEVI).

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Spring Awakening

Mi rendo conto che è sempre più difficile capire l’utilità di questo blog. Soprattutto perchè in realtà l’ultima volta che ci ho scritto era pieno inverno. Idealmente, però, nella mia testa non ho mai smesso di condividere i miei drammi e le mie indecisioni su quanto mi succede. L’ho sempre fatto su twitter o instagram. (Bel modo per inserire dei link social.) In realtà però c’è stato un momento in particolare in cui il mio torbido e difficoltoso sonno invernale è cessato. Di colpo. Era il 31 marzo, il sole mi abbagliava in via del Corso ed io ho capito la necessità di riprendere le redini di me stesso.

Si perchè per mesi ho avuto l’impressione che il mio non fosse più un corpo, ma bensì una carcassa inanimata e senza un minimo di emozioni. Proprio le emozioni, a me care, erano andate a farsi friggere. Questo perchè ho chiuso tutto. Ho chiuso la voglia di emozionarmi chissà dove dentro di me. Con la certezza che oramai il mio tempo era passato. Che il mio treno fosse partito, senza di me. Forse questa è una delle considerazioni più lucide di quanto ho passato negli ultimi tempi che io abbia mai fatto. Ma la malattia è curabile solo se il sintomo è riconoscibile. E una volta eseguita la corretta terapia, il virus muore. La malattia viene debellata. Si guarisce.

Il dolore sparisce. Passi semplice. Consecutivi, ed indispensabili per andare avanti. Dare un nome, è superfluo, voglio farmi guidare dalle sensazioni, da ciò che provo. Mi sono consolato, mi sono ritrovato e mi  sono capito. Perchè fino a poco tempo fa non mi capivo neanche più. Piccoli passi. Necessari. Indispensabili. Si, ancora una volta questa parola. Non è un caso se la scrivo di nuovo. Il mio unico problema per tutto questo tempo è stato essere indispensabile per qualcosa. Non perchè lo fossi. Perchè io lo volevo. Al lavoro. Ai miei amici. Alla mia famiglia. A chi mi circondava. A me stesso. Al ragazzo che mi piace da sempre. Si. In ogni ambito della mia vita ho applicato questa mortale espressione. E non avevo mai alcun risultato.

Mai. Quindi ho capito. Ho smesso, quando poi le circostanze non mi hanno permesso di essere indispensabile fisicamente, e il risultato non era un disastro. No. Semplicemente sono stato sostituito. In maniera indolore. Come se nulla fosse. Come se mai fossi esistito. Ecco, tristemente, mi sono arreso alle circostanze, che erano chiare. Eloquenti. Più di quanto io non volessi accettare. E dovevo farla finita. Subito. E così ho smesso. Sono sempre stato uno che da l’impressione di essere stupido. Ottuso. In realtà mi sono sempre voluto poco bene. Da sempre. E non ho mai mosso un dito per volermene un po’ di più.

Fino ad oggi. Perchè in fondo se cresciamo e riceviamo batoste dalla vita, è anche bello saper capirne il significato. E rinascere. Ancora. E meglio, si spera. A settembre avevo puntato tutto sulla speranza. Infatti rieccola. Riesce in queste righe, e riappare nella mia testa. Non mi ci affido perchè disperato, bensì perchè fiducioso. Fiducioso che le cose migliorino e che finalmente un sorriso si poggi anche sulla mia faccia. E che sia vero. Perchè ultimamente non trovavo più utile sorridere. Me lo dovevo. E lo dovevo al Pisello Odoroso. E anche un po’ ad Annabelle. E a Fabrizio. Che poi paga tutto. E senza sconti.

E poi per piacere, è tornata Anastacia, volete che non ritorni io.
Eccomi.

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Lo stato attuale delle cose

Lo avete tolto l’albero? Le lucine dal balcone? La ghirlanda dalla porta? Ecco, questo suggerisce che le feste sono finalmente finite. Che possiamo piantarla di fare i buoni. Di sorridere a chiunque. E di amare lo stare insieme solo perché si e parenti di non so quale grado. Io odio le feste, e in altre occasioni ho sempre chiarito la mia posizione in merito. Per questo mi sono scelto un lavoro che impone di lavorare alle feste. Anche se adesso, mio malgrado non mi fanno lavorare neanche più. Il buonismo che accumulo sotto il periodo natalizio, inevitabilmente lo butto fuori. Ora. In questo periodo.

E, contestualmente, butto giù gli obiettivi dell’anno. Si perché sinceramente i buoni propositi non mi sono mai piaciuti. Li trovo addirittura patetici. Che senso ha fare i buoni propositi a fine anno quando poi in realtà siamo noi a decidere come vogliamo comportarci. Ad inizio anno io preferisco chiarire quello che mi succede intorno. Per fare mente locale. E non c’è niente che mi fa pensare positivo.
#lavoro
Ogni giorno maledico di aver rifiutato un posto pubblico, oramai sei anni fa. Ogni giorno mi mangerei i gomiti. Ogni giorno mi ritrovo a dover contare fino a mille quando in realtà vorrei urlare e buttare via tutto quello che ho in mano (e chiunque mi capiti a tiro nel giro di un metro cubo) perché sono piena. Insoddisfatto. Mi ritrovo a lavorare con persone poco professionali e a cui del lavoro che fanno non importa un fico secco. Passano le loro giornate a sparlare di quello e di quell’altra per poi dimenticare il motivo per cui sono lì, ovvero, LAVORARE. #piena
#l’amore
Ecco. Cosa dovrei dire sull’amore? Quando mi frequento con qualcuno divento serio. Preciso. Non lascio nulla al caso e pretendo serietà e rispetto. Sono una Signora bacchettona della metà degli anni ’50 con una perenne voglia di cazzo. Divento sicuro e tranquillo. E questo diventa inevitabilmente motivo di fuga o di dovermi mettere le corna con chiunque passi di li a tiro (vedi post precedente). 
#ilsesso
Sono davvero sorpreso di doverlo pensare. Ma anche farsi una sana scopata sta diventando seriamente complicato. Ogni volta mi trovo davanti qualcuno che vuole fare il contrario di quello che voglio io. Se non posso ospitare lui non può ospitare sicuramente. Se non posso uscire lui vuole che io lo raggiunga. Quando ho casa libera, invece, nessuno che voglia venire. Nessuno poi che si prenda la briga di metterci un po’ di passione. Quella vera. Quella che fa volare le parrucche. Niente. Macchinosi e mezzi morti sono lì che aspettano che io faccia tutto. Ma datevi una cazzo di svegliata #SuperASAP

#Gnoffolo
Niente Gnoffolo non ne vuole affatto sapere di me. Al momento sta postando foto in viaggio insieme ad un tipo molto carino. Non vuole affatto saperne di uscire con me. Fa il vago. E quando qualcuno fa il vago vuol dire semplicemente che non gliene può altamente fregare. Ma sto già elaborando un piano, e questa volta, non è stalking signori miei.

Questo post idealmente è la seconda parte di #2014. Ora che ho messo i punti (e gli hashtag) vi alletto con un’imperdibile e libidinoso, ed inaspettatamente sessuale post orgiastico. #staytuned 

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#2014

E’ sempre abbastanza difficoltoso riprendere le file di questo discorso. Ma lo riprendo, ed anche volentieri. D’altronde fare il blogger è il mio passatempo preferito. Proprio per questo motivo inauguro il primo post del 2014 con una serie di paragrafi. Così ci facciamo un’idea generale. Ovviamente in hashtag, perché ci piace così.
#nonhounfidanzato
E’ evidente che sono single. Anzi, come dico sempre io vivo la mia singletudine, che è una tacca peggio. Nel senso che ho tutti i requisiti per avere una dolce metà ma gli eventi mi vengono contro. Sempre. E sempre peggio. E se il mood costante della mia vita è “il dramma è sempre dietro l’angolo”, quest’anno ci aggiungo un tassello in più. Ma ve lo svelerò a breve.
#friendshipneverends
E’ ufficiale, le amicizie resistono alle peggiori tempeste. Alcune sono resistite anche al duemilatredici. Signori cari il duemilatredici è stato l’anno della devastazione. Si sono lasciati tutti. Tutti quelli intorno a me hanno sfanculato il proprio partner, e lo hanno fatto tutti nel peggiori dei modi. Quando si dice l’amore. Ma a questo punto meglio soli, con degli amici pazzeschi, che fidanzati con un coglione. Dato di fatto.
#buonipropositi? #unodiquestigiorni
Questione buoni propositi. Devo essere sincero. Ogni anno mi auguro di trovare un fidanzato, pubblicare il mio libro, avere un programma su Real Time ed un fisico semipresentabile. Ecco, nel 2014 non faccio e non voglio fare buoni propositi. Io sono la classica persona che quando soffia le candelina il giorno del compleanno poi le spezza ed esprime un desiderio. Sono sette anni che esprimo sempre lo stesso. E per ora non c’è neanche una remota possibilità che quel desiderio si avveri. Ma zero proprio. Ho deciso di puntare su ciò che ho. Ebbene ho un manoscritto pronto per la stampa (chiunque sia interessato, attendo proposte!!!), una voglia devastante di cambiare lavoro (ma ahimè!), la necessità di dividere la mia esistenza con un uomo. A 360°. Non ho detto a 90. Anche se sarebbe stata una battuta davvero efficace. Ad ogni modo sono del parere che non ha più senso sperare che le cose accadano e si realizzano. Bisogna passare all’azione. #bringtheaction
#chefinehafattoilprincipeazzuro?
Ovviamente tocca prendere coscienza della situazione in cui viviamo. A cena non si parla più, si controllano gli status su facebook e chi è online su Grindr. E’ un dato di fatto. Questo, inevitabilmente distrugge qualsiasi tipo di comunicazione. Non si riesce a parlare e ad avere una conversazione interessante. Addirittura si parla per hastag. Come me in questo post. Ma io lo faccio per essere super cool. C’è chi lo fa perché non ha più niente da dire, o perché ha perso interesse nel dirlo. E  tutto si ripercuoto nelle relazioni. E il principe azzuro si è dato, definitivamente.
#superasap
Ho deciso che questo sarà l’anno della mia soddisfazione. Inteso che sarò io l’artefice della mia felicità. Direi che a questo proposito niente è più appropriato di #Levatevi #SUPERASAP
Spero che questo post vi sia piaciuto. E’ un collage di tweet mai tweettati e appunti sparsi tratti dalle note del mio iphone. Per ovvi motivi la grammatica sé andata a far benedire. Non che in passato io abbia mai scritto bene. Ah, e per rendere più piccante e stuzzicante il post in realtà ci ho inserito il titolo del mio romanzo. Non lo capirà nessuno. Detto questo vi auguro uno splendente 2014. E vista la situazione, #staytuned

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Gli Improbabili appuntamenti di Annabelle Bronstein #3 – Bucce di banana

















Qualche sera fa ero in quel di San Lorenzo con gli amici per un aperitivo. Il classico aperitivo dove si sparla degli assenti, di cazzi di ogni tipo e di sesso. Evidentemente ignaro della piega che avrebbe poi preso la mia serata. In un momento di pausa tra le solite chiacchiere, ho acceso Grindr (as usual) per fare un piccolo atto di stalking. Ovviamente non andato a buon fine, e mai lo avessi fatto, perché mi sono irrimediabilmente imbattuto in una conversazione.
Mi scrive questo trentacinquenne, alto più di 190 cm, leggera pancetta e barbetta. Fatte le solite introduzioni del caso, mi chiede quali fossero i miei programmi per la serata. Gli spiego che ero con le mie amiche a fare l’aperitivo, ma che visto che non ci stava soddisfacendo, probabilmente di li a poco mi sarei liberato. Ancora prima del previsto in realtà è arrivata la pioggia a guastare il mood. Detto fatto. Riprendo la macchina e mi dirigo verso piazza Vittorio sotto casa del tipo. Sale in macchina e decidiamo di cercare parcheggio.
Saliamo da lui, e in ascensore ha il tempo di raccontarmi che è architetto, ed è disoccupato. Roma, un luogo affollato di architetti, che non lavorano. Per il momento va avanti lavoricchiando come può e continua a fare corsi. E’ molto spigliato e simpatico. Entriamo in casa e mi presenta al suo coinquilino. Dettaglio necessario e fondamentale: il dramma è sempre dietro l’angolo. “Ma noi già ci conosciamo, aspetta tu sei il coinquilino di Miss Dior!”. Mi sento dire da il suo coinquilino. E si, sono proprio io. Ma Miss Dior oramai è il mio ex coinquilino.
Sorrido q.b. (quanto basta). In fondo questo tizio mi ha fatto fare la pipì nello stesso bagno in cui l’ha fatta Victoria Beckham. Gli sarò riconoscente per sempre a prescindere. “Il mondo è piccolo. A Roma ancor di più”. Sottolinea l’Architetto. Leggo dell’astio nella sua uscita, ma lo ignoro. In fondo io ho solo voglia di scartare il pacco e trovare la sorpresa. E se quel pantalone non mente, la sorpresa c’è. Ed è enorme. Intanto però c’è la conversiamo come due sciure la domenica mattina a fare il brunch.
E le conversazioni diventano oceaniche. Parliamo di lavoro, amore, da ciò che ci si aspetta dall’amore, da quanto si abbia voglia di innamorarsi ma da quanto poi la realtà riesca a rendere tutto grigio. Da quanto Grindr sia diventato un mezzo detestabile nella vita di ogni omosessuale. Di quanto si ha voglia di abbracci, baci e carezze. Uh, è pronto il caffè; dimenticavo che l’Architetto lo aveva messo su mentre facevamo i dovuti saluti al suo coinquilino.
Insomma, se avessi avuto una parrucca fucsia in testa, probabilmente già sarebbe andata a fuoco per la gioia di vivere del momento. Il mio neurone chiedeva pietà, mentre lui, finalmente, appoggiava le tazzine del caffè sul suo tavolino Lack e si preparava a zuccherare. Dopo il caffè abbiamo parlato delle nostre origini. Della famiglia, e dei luoghi in cui siamo nati e cresciuti. Una puntata de “La Domenica del Villaggio” con Davide Mengacci. Sono certo che Eva, la mia vicina di casa in Abruzzo sarebbe stata interessatissima.
Proprio mentre pensavo di aver perso totalmente il mio sex-appeal ecco che l’incantesimo si è esaudito e ci siamo ritrovati a farne di ben donde. Adesso, non vorrei entrare nei dettagli, ma devo assolutamente per ovvi motivi di cronaca. Ci siamo dedicati per almeno una quarantina di minuti a dei limoni devastanti che l’uomo del Monte sta ancora a piangere in un angolo. Fino a che, ho scartato quel pacco di cui sopra, ma che sorprendentemente mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Non ne la maniera che tutti state pensando.
Il suo era un pisello non scappellato. Insomma aveva la sciarpa. Era coperto. Mata Hari. Ed io non avevo le forze. Nonostante fosse enorme era imbambuccato e già pronto per la prima neve. Questo escludeva ogni possibilità di penetrazione, perché ecco, lui aveva molta sensibilità e per giunta dolore. Per cui mettendo il preservativo era ancora peggio. Questo non me lo ha detto, ovviamente, ma me lo ha fatto capire perché il preservativo non l’ha preso. Moltobbene, penso, ecco un’altra sola.
Ignoravo, come al mio solito che il dramma è sempre dietro l’angolo, (e so due), e che non c’è mai fine alla fantasia umana. O al peggio, fate un po’ voi. Da adesso in poi questo post diventa inesorabilmente assurdo e imprevedibile. Preparatevi. Lui mi propone una sua fantasia, ovvero mi chiede se può darci di lingua. Rimming. Evviva penso. Mentre comincia però, ha una richiesta. “Ti andrebbe di fare come Miley Cyrus?”. Una coreografia dannatamente pop, penso tra me e me. Lo guardo e chiedo “In che senso?”.
Mai fare domande simili a richieste strane. Mai. Segnatevelo per il futuro. “Dai fai twerking, mentre facciamo rimming”, mi dice ansimante. Ricapitoliamo: sono in piedi su un letto a novanta mentre un tizio mi lecca ed io dovrei twerkare con le chiappe, come se non ci fosse un domani. Sorrido, anche se mi verrebbe voglia di urlare, e penso a mia madre e alla faccia che farebbe se solo mi vedesse. Io non sono ovviamente capace di twerkare, e nonostante abbia un culo che fa provincia (perché la carne è tanta oltre che debole) sapevo che il risultato finale sarebbe stato osceno.
Almeno potevo provarci. E così ho fatto. Naturalmente il risultato è stato pressoché imbarazzante. Non ero capace, e quel movimento che mi usciva fuori era di un orrore devastante. Mi sono anche guardato intorno, casomai avesse mai messo una telecamera nascosta, non si è mai sicuri di niente a questo mondo. Intanto che twerkavo, e lo spettacolo era orrendo, per cui per mantenere un livello ottimale di sensualità era pressoché impossibile, ho iniziato ad ansimare, ma con moderazione. E a bassa voce, soprattutto. In realtà mi iniziava a fare male le schiena, e le ginocchia facevano fatica a reggere.
Ma come sopra (il dramma è sempre dietro l’angolo NdA,) succede l’impensabile e l’impossibile allo stesso tempo. Mi viene un mega crampo al polpaccio destro. Sento il muscolo torcersi ed arricciarsi su stesso, ed un conseguente dolore devastante. Il piede sul bordo del letto, perde il controllo ed inizio a barcollare. Faccio una sorta di movenza pop per ritrovare l’equilibrio perduto, ma è tutto inutile, il dolore è talmente tanto che cado su me stesso per terra, e la mia corsa viene interrotta dal tavolino Lack. Lo urto violentemente, e un dramma, ancora più dramma, si consuma sotto gli occhi dei presenti.

La caffettiera che era sul tavolino con dentro una parte di caffè avanzato, finisce inesorabilmente sulla mia faccia. Passano alcuni secondi in cui mi sento Steve Urkel, e mi viene da dire “Sono stato io a fare questo???”. Ma non lo dico, il mio architetto si rialza, mi raggiunge e mi tira la gamba, anche se il crampo è passato. Io decido di chiudermi in un silenzio agghiacciante. Mi rivesto e me ne vado. Mentre torno in macchina impazza il diluvio e inizio a pensare che Grindr deve morire Asap. ASAP.
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Welcome back!













Arieccoci. Questa mattina il tempo è grigio, fuori piove e tutto profuma di autunno. In realtà, nonostante sia finita l’estate, intorno a me tutto è cambiato. Ho una nuova casa, in una zona completamente nuova per me, dei nuovi coinquilini, un balcone dal quale affacciarmi e respirare. Respirare a pieni polmoni. Cosa, che negli ultimi tempi facevo a fatica, per via di centordici menate varie. Quando finalmente ho preso coscienza del fatto che ero stanco della mia vita, un bel giorno di giugno mi sono deciso a cambiare. E l’ho fatto.
Oggi mi godo i benefici di quella scelta. Una scelta difficile da fare, ma indispensabile. Insomma vi sarete ben accorti che sono di un pessimismo cosmico devastante, e che per quanto io faccia la Superwow a volte devo ringraziare di avere delle persone intorno a me che mi sopportano. E come se lo fanno. E mi supportano, che è diverso ed indispensabile. E ti da una fiducia che riesci ad affrontare cose che non pensavi possibile. Come traslocare per esempio. E ricominciare tutto da capo, di nuovo. Ovviamente questo è un periodo in cui mi sento e voglio essere estremamente positivo.
Per questo motivo mi viene da sorridere. Senza un motivo apparentemente reale. Ma lo faccio. E non me ne lamento per niente. Anzi. Ne sono super contento. Adesso ci starebbe bene un fidanzato, o almeno una frequentazione a lungo termine. Ma siamo ad ottobre, e i buoni propositi si fanno a settembre. Per il momento si riparte con una nuova grafica (sempre a cura di Guytano_) e una serie di nuovi post che sono già pronti e avrete modo di leggere nei prossimi giorni. Da domani poi, e per ogni martedì riprende l’appuntamento sulle pagine del Signor Ponza.
Anzi colgo l’occasione di ringraziare tutti quelli che ci hanno votati ai MIA2013. L’anno prossimo ci rifaremo. Nel frattempo restante in contatto con me! Stay tuned 😉

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Quando si dice il karma

Come dire… A volte la vita è davvero molto strana. Anche se il sottotitolo per questo post potrebbe essere tranquillamente “il dramma è sempre dietro l’angolo”. Ma essendo una costante della mia esistenza, sinceramente rischio che di sto passo ogni post si chiami così. E invece no. Perché questa volta sono rimasto davvero molto basito. Diciamo che negli ultimi sette – otto mesi, visto che non sono andato oltre una pomiciata con la qualsivoglia in realtà ho intrattenuto un intenso scambio di messaggi con un tipo. Architetto, trentenne, castano, occhio azzurro. Insomma un bel tipo.
In principio le nostre conversazioni erano molto vaghe, ovvero parlavamo di quello che ci succedeva il giorno prima, dei nostri interessi vari, amici e via discorrendo. Conversazioni anche piacevoli. Ma poi, ad un certo punto, l’ormone si è insinuato tra di noi. Adesso, che sia chiaro, sono sempre stato scettico ai rapporti che iniziano così. Un po’ per esperienze passate che non hanno portato nulla di buono, anzi. Un po’ perché io sarò antico, ma preferisco sempre il contatto fisico. Che sia anche uno sguardo, dal vivo, ha tutto un altro peso. Non nascondiamoci.
E proprio perché il mio presupposto è questo, per otto mesi non ci siamo mai riusciti a vedere. Strano ma vero. Ma il giorno di pasquetta, finalmente i tempi erano maturi. Ci siamo dati appuntamento alla metro Garbatella, subito dopo aver passato la giornata con i nostri rispettivi amici. Intorno alle 20 mi avrebbe aspettato lì, per poi andare a mangiare un boccone insieme. E chissà che altro. “Aspettami vicino il ponte direzione Ostiense”. Il suo ultimo messaggio. Ed io lì ero. Sotto la pioggia. Mentre lentamente mi si fracicava un cm in più del mio corpo. E lui?
Lui non so davvero che fine abbia fatto. Dopo una ventina di minuti, mentre pensavo a come potermi mettere in contatto con lui, poco più avanti un rumoraccio mi distrae. Una botta violenta. Mi sono anche spaventato perché ero sovrappensiero. Una macchina inchioda, e quella dietro gli va contro senza rendersene conto. “Tutta colpa dei cellulari” penso tra me e me. Ed evidentemente io avevo un problema simile, ma al contrario, poiché non avevo il suo numero. Avevo solo il suo contatto su Planet Romeo. Che insomma, la dice lunga.
Tornato ai miei pensieri, nonostante il trambusto post incidente, mi chiedo come al solito quando organizzo queste robe a cosa stracazzo penso. La prima cosa è chiedere un cellulare. E fare sempre una telefonata anonima almeno un giorno prima per vedere se qualcuno rispondo. Incazzato con me stesso in primis, e passati altri venti minuti, sento cocente la vergogna di un bidone addosso. Penso che forse è imbottigliato nel traffico e che sta arrivando. Poi penso che sono una sfigata orrenda, una poveraccia delle peggiori, e che mi fumo un’ultima sigaretta e fuggo via.
Detto fatto. Mentre torno a casa gli avrò mandato qualcosa come una trentina di messaggi. Messaggi ai quali nessuno mi ha mai risposto. Cioè ci pensate ad otto mesi a mandarsi i messaggi tutti i giorni. A qualsiasi cosa? Appena mi vedeva in linea mi mandava una faccina carina con una frase super simpatica che mi faceva sorridere all’istante. La parola giusta al momento giusto. Il buongiorno, la buona notte. Addirittura il messaggino con foto annessa mentre si abbuffava di nutella alle tre di notte. Insomma oltre che carino anche dolcissimo.
Tornato a casa mi sono arreso alla stanchezza, ed anche a tutti i miei preconcetti su di lui. Dovevo ammetterlo a me stesso e basta. L’ennesima, evitabile sola che potevo risparmiarmi. E si, ci sono rimasto male. Tanto male. Intanto gli avevo mandato anche un messaggio, che mi ero ripromesso essere l’ultimo: “Ti lascio il mio numero, così quando ritrovi le palle, almeno puoi chiamarmi”. Mi viene da pensare che sono doppiamente sfigata orrenda. Perché oltre al danno la beffa. Ovvero io che gli mando il mio numero di telefono. Ma tanto.
DUE GIORNI DOPO
Rientro al lavoro. Un po’ triste ma almeno senza più pesi. Ricontrollo Planet Romeo, e lui dal giorno di pasquetta non si è più collegato. Scomparso. Disperso. Probabilmente sulla Colombo, chissà a fare che e con chi soprattutto. Quando, il telefono squilla. “Hey, scusami, ho visto ora tutti i tuoi messaggi. Volevo spiegarti cosa mi è successo. Ho tamponato una macchina proprio davanti la metro. Ti stavo scrivendo un messaggio, ed il tipo davanti a me si è fermato. Io ovviamente non l’ho visto in tempo. E niente ho passato gli ultimi due giorni in ospedale con un trauma cervicale. Mi spiace, ma mica ci sei rimasto male. Ovviamente dopo non ho avuto modo di avvertirti. Mi spiace se sei rimasto male. Davvero…
Ecco. Adesso posso scriverlo. Il dramma è sempre dietro l’angolo. Sono una sfigata orrenda. E credetemi non ho davvero più le forze per gestire la mia esistenza. 
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Sex Austerity

Sapevo che sarebbe successo. Prima o poi il troppo stroppia. Ed è inevitabilmente successo anche a me. Così dopo mesi di sesso compulsivo ed incontrollato ho dato un chiaro e sonoro stop. A tutto. E  a tutti soprattutto. Motivi? Be inutili dettagli che riguardano la mia salute, nulla di grave state sereni, e il perentorio pensiero che mi trapana tempie ed anche un po’ le palle. Ovvero io qua che cazzo ci sto a fare? 


Insomma si, ho un lavoro, ho degli amici, fantastici, sono una persona con delle movenze dannatamentepop. È poi? Ultimamente mi sono fissato con il chiedermi se dovessi morire cosa resterebbe di me. Lo so. Pensare ad una cosa simile è solo un trip. Ripetitivo ed anche abbastanza noioso. Ma io mi pongo sempre domande simili per un eccesso di giudizio nei miei confronti. Insomma non ho di certo la condotta di una Santa, ne tanto meno aspiro a ciò, ma prima o poi arriva quel momento in cui una persona ti si avvicina e ti mette a disposizione il suo cuore?

Perché che qualcuno non voglia il mio lo posso tranquillamente accettare, ma non mi pare che ci sia nessun’altro che voglia dare il suo. Così lentamente e inesorabilmente  i giorni passano e ho sempre meno la percezione di me che si relazione col prossimo. Nell’ultima settimana che il mio coinquilino si è levato dalle palle ho riflettuto su quanto tempo io sia stato in silenzio. Senza parlare con nessuno. Senza esprimere un pensiero. Ecco ho trovato che sia infinitamente triste. Non che questo abbia una stretta connessione col sesso.

Non fatemi mischiare le cose. Questo ha insinuato e riportato a galla un pensiero vecchio che volutamente avevo rimesso. Sono solo. Solerrimo. Ed inevitabilmente, diretto come un treno sono ritornato a pensare a quanto sia ingiusto. Insomma c’è gente con le Hogan che è fidanzata. C’è gente che scambia Twitter per Gay Romeo e si rimorchia la qualsivoglia mentre il ragazzo è a far progetti su come dipingere la camera da letto. Come mi  ha detto qualche tempo fa Guy: “C‘è chi ha denti e non ha il pane. E viceversa”.

E mentre tutto va al contrario di come dovrebbe la conclusione è come sempre amara. Mi chiedo solo se possa andare peggio di così. E la risposta è chiara. Si. Io mi preparo al peggio, perché il dramma è sempre dietro l’angolo, e quando il dramma prende via… Insomma nessuno è capace di dargli un taglio. Specialmente io. Ma non fare sesso per più di un mese per me è inaspettato e alquanto deleterio. Mi viene da sorridere perché mi immagino come l’Incredibile Hulk che diventa verde quando s’incazza.

Ecco io divento verde quando non vedo un cazzo. Ma il fiore sboccerà ancora. Per ora, vista la crisi, mi scambio messaggi porno con un mio contatto Romeo. Illudendomi che lui possa finalmente essere il mio Big. Einvece?