Pubblicato in: bella gente, Disgusto Gay, il pisello odoroso, interviste, Laura, movenze pop, sesso, uomini in divisa

Sesso da fiction. Anche se poco fiction.



Dunque, dunque. Qualche tempo fa, mentre vi narravo del Signor Bollore, non ho potuto fare a meno di introdurvi un nuovo e devastante omone che entrato nella mia esistenza. E non solo. Mi sono finalmente preso il tempo giusto per rielaborare nella mia mente tutto quello che è successo, ed ora metterlo nero su bianco e darlo in pasto ai posteri. Io e Doug Ross (citazione altamente colta), ci siamo conosciuti tramite un amico in comune. Io e questo suo amico chattavamo da tempo, e da tempo l’argomento principe riguardava sulla possibilità di incontrarci per una sana scopata. Dopo molto tempo però né io e né tanto meno lui avevamo ancora concretizzato l’incontro perché sostanzialmente non ci andava.


E non chiedetemi il perché. In una giornata particolarmente noiosa, però, mentre aprile ci regalava l’ennesimo giorno di pioggia battente, in cui io avevo sostituito la Bronstein mobile con la canoa di servizio, ecco che mi arriva la richiesta di aggiungere ai miei contatti Doug Ross. Ok, l’accetto. Un po’ scettico a dire il vero. Ma che diamine, non posso chiudere le porte. E anche il resto. Penso tra me e me. E così comincio a chattare con questo fantomatico personaggio, che non solo mi adora, ma intende approfittare spudoratamente delle mie regali terga. Nonostante però lui viva a Milano. Dettagli penso. Sempre e solo dettagli. Che adoro tralasciare, ma di fondamentale importanza, a volte.


Nel caso specifico, forse, un po’ di più, visto che vivo a Roma. Ma tant’è. Da aprile il tempo vola, e arriviamo a luglio. Abbiamo chattato tantissime volte in questi mesi. Ci siamo visti in cam. Tutto. Abbiamo intrapreso argomentazioni anche molto serie, come la voglia di trovare una relazione stabile. Convivere. Altre meno. Come il sesso. Il cyber-sex (che a me non soddisfa per niente), il dirrrty talking giusto per e chiacchiere persino su quanto ci farebbe piacere fare una scopata a tre con Fabrizio Corona. Non chiedetene il motivo. Non lo so, ma dopo che l’ho visto in Videocracy, a me Corona ha cominciato a fare sangue a manetta. Fino a che, dopo la totale delusione per il Signor Bollore, il mio msn trilla.


E trilla sesso. Da tutti i pixel. Lui esordisce baldanzoso. “Sono a Roma. Devo vederti”. Io ero a casa, solo, a convivere con il caldo soffocante di luglio e tipo 1874 zanzare che si cibavano inesorabilmente del mio corpo. “Ok”. Digito senza riflettere. “Vieni.” E batto invio, ancora più avido, e voglioso. Nell’attesa di pregustarmi Lui, arriva dopo circa venti minuti, e lo accolgo in shorts visto che ho fatto giusto in tempo a farmi una doccia. Sulla porta di casa mi perdo immediatamente nei suoi occhi azzurrissimi, e comincio a svalvolare un pochetto. Gli offro un succo all’arancia come antipasto. Ma lui decide inesorabilmente di ficcarmi la sua enorme, lunghissima lingua in bocca. Io quasi soffoco, ma mi piace.


A me mi non si dice penso. Ma sticazzi, va. Mi abbraccia, mi stringe e mi bacia benissimo. Le sue grandi braccia, cingono la mia grande vita. E si appropriano indebitamente delle mie chiappe. Io, sotto lo shorts non avevo nulla. Noto il suo ghigno godurioso, e mi si avvinghia sussurrandomi nell’orecchio “Ti voglio”. Io me ne compiaccio, e lo guardo senza proferir parola. Adoro la suspense in momenti del genere. Tanto con la mossa dell’intimo assente lo avevo già fatto mio. Mi prende, e mi alza fino ad appoggiarmi sul bancone da bar che domina la mia cucina. O sarebbe meglio dire il mio angolo cottura, che rende di più. E comincia a farmi un mega succhiotto sul collo, mentre si libera dei suoi vestiti rimanendo in slip.


Slip che sembrano quasi la sagra della salsiccia. E non fatemi spiegare perché. Decido che non devo ancora cedere, e che voglio assolutamente dell’altro petting, appassionante, deciso e soprattutto che d’ora in poi non potrò fare a meno della sua possente lingua. Insomma io non so davvero se la lingua è direttamente proporzionale alla grandezza del corpo. Ma qui stiamo parlando di un omone di un metro e novanta. Cioè se il pisello era almeno venticinque centimetri, la lingua doveva essere almeno chessò, un metro? Una roba che mi ha fatto impazzire. E poi, signori, sarò scontato, ma le mani? Vogliamo parlare di questi enormi manoni di mezzo metro che mi toccavano ovunque? Io volevo morire, lì.


Ma più che morire, era arrivato il momento di passare in camera da letto. Dove ho finalmente notato il suo enorme tatuaggio sul polpaccio sinistro. Non so che diavolo di roba cinese era. Ma con sto polpaccio muscolosissimo non potevo fare a meno di inginocchiarmi e leccarglielo. E così, in un tripudio di sensi, e voglie, e lingue e caldo devastante la mia lingua è partita proprio da lì, per salire, poco a poco e raggiungere il suo enorme, esaustivo e molto duro pene. Che stava tipo per rompere la molla dello slip. Di lì a poco, si passò ad un intervista, molto personale, ovviamente, e lunga che mi ha soddisfatto molto, e che lui ha apostrofato con le parole “Tu sei un maestro!”.


Robe che mia madre sarebbe davvero soddisfatta di me. Ma tipo dopo venti minuti, avevo voglia di vedere di nuovo all’opera la sua lingua, e così, l’ho provocato. Gli ho chiesto se la sapeva usare anche per fare altro. Ovviamente, figuratevi se glielo dovevo dire. Con le sue manone Doug mi ha preso le regali terga e le ha avvicinate a se, facendomi finalmente capire che si, esiste un cazzo di essere umano che sa fare dell’ottimo rimming. E in maniera del tutto instancabile. Per circa dieci minuti sono stato lì lì per aprire la finestra e buttarmi nel giardino di fronte a nuotare nudo nell’erba, felice. Ovviamente, l’ho lasciato continuare, fino a che mi ha avvicinato di nuovo a se per una nuova mega pomiciata.


Durata circa ottantasette minuti. In cui io ho sperato vivamente che tipo in qualche modo potessi rimanere in cinta di lui, così da incastrarlo per sempre. Ma evidentemente era impossibile. Lui, Doug Ross, ne voleva dal mio deretano. E lo voleva tutto per se. Io già avevo il terrore. Insomma quella roba lì, così enorme, così vogliosa e anche un tantinello aggressiva non la vedevo affatto entrare in armonia con il mio io di cui sopra. Per cui, eseguiti i passaggi importantissimi di inserzione del profilattico, e successiva lubrificazione di tutti gli attori posti in essere nell’atto, zac, Doug mi ha fatto capire che ne aveva di bendonde. E che ecco, se lo poteva permettere.


I successivi sei minuti e trentasette secondo sono stati i più lunghi della mia esistenza. Io oramai sembravo una gravida pronta a sputare un feto dalla bocca, sudata all’inverosimile con le doppie punte e i capelli cotonati. Indeciso se urlare e ballare Waka Waka, la Macarena e un successo a caso di Heater Parisi, mi sono riservato di pensare a qualsiasi cosa mi facesse stare meglio all’istante. Ovvero una borsa di Prada, un caffè con Victoria Beckham a Londra, l’iphone quattro, un pc nuovo. Nulla. Io stavo bene, ma avevo solo un grande fottutissimo dolore. Deciso che ne avevo abbastanza ho stoppato Doug e gli ho detto di lasciarmi respirare, visto che di lì a poco forse sarei potuto anche svenire.


Lui se ne ovviamente un pochetto risentito. Però nonostante sia un tipo abbastanza focoso, e anche molto autoritario è uscito ed ha assolutamente ascoltato la mia necessità. Per me, poteva anche bastare. Non ero venuto, ma avevo già la necessità di fumare una sigaretta. Lui dopo tre secondi di pausa in cui ha tolto il profilattico, ha ricominciato a baciarmi ovunque. Io ero in totale balia di lui, quando in me ha fatto capolino il pensiero che io, quel viso, l’ho avevo già visto. Dal fruttivendolo? Ferramenta? Veterinario? No. Ospedale. Era un medico. Poi penso. Mmmmmm. Nooooo. Ma questo è il dottore di Terapia D’Urgenza!!!! Decido che dovevo scoprirlo subito. Immediatamente.


“Scusa, devo andare un secondo in bagno, mi devo dare una rinfrescata” dico senza troppi pensieri. Manco fossi una vecchia che sta all’opera a vedere la Carmen di Puccini. Vado in bagno e con l’iphone trovo su google le foto del cast, e BINGOOOO! Eccolo il mio Doug Ross nelle foto di scena, ancora più bonerrimo di come l’ho lasciato io sotto le mie lenzuola. Soddisfatto e fiero ritorno da lui, che nel frattempo ha preso ha masturbarsi con una certa violenza. Bè di li a poco immaginate tutti come sia potuta finire. No? E devo ammettere che non è stato affatto male. Anzi. Il Doug ci sa fare e anche molto. Finito il momento sessodefuresta, io mi fumo finalmente la mia sigaretta, e lui fa lo stesso.


Decido che devo sapere di più. Doug ad ogni mia domanda dribbla e rimette al centro la palla. Rimane vago e non entra affatto in nessun dettaglio. Fino a che si scuce, e mi racconta che vive a Milano, e che fa il montatore di fiction. Destino crudele, penso. Io parto diretto, “Ma non è che fai pure qualche fiction?” mi sento domandare manco un grillo parlante di merda. Lui nega. Ma leggo agitazione nei suoi occhi. E non capisco perché. Divento più dettagliato, ma lui nega ancora. E più visibilmente agitato. Mi chiede se può usare la toilette, e in meno di dieci minuti è già fuori che fugge a gambe levate. Ci scambiamo numeri, e ci dedichiamo all’ultima pomiciata.


Io rimango sempre più convinto che sia quel dottore li. Lui nega e stranega ogni suo tipo di coinvolgimento nel mondo delle fiction. Io che ovviamente non ci credo, lo vedo rivestirsi e salutarmi di gran lena, manco dovesse andare a un meeting del fan club ufficiale di Laura Pausini. Io rimango, estasiato ma un po’ disturbato dal suo fuggi fuggi. Qualche tempo dopo (metà agosto) su msn mi comunica che vuole rivedermi. Io digito lo stesso, anche se quel mega arnese mi devasta solo a pensarci. E chi gliela fa. Rimandiamo tutto a settembre, quando io sarò tornato e lui starà per ripartire. Ma come tutti sapete, settembre è arrivato, ma io sono ancora qui, in Abruzzo. E spero vivamente che lui rimanga ancora un po’ a Roma. Perché a me, un medico a fianco, ci sta benissimo. Meglio se di fiction. No?


Ennamo, va va.

Pubblicato in: il pisello odoroso, Laura, mood pensieroso, no sex in the city, Tatto-Hearted Boy

I fatti ovvi, Laura e tutte le complicanze di essere me e Annabelle Bronstein

Tralascio assolutamente quello che è stato il mio lunedì. Oramai più che Annabelle Bronstein sono Charlotte York con la diarrea che scappa in giro per Roma alla ricerca di un cesso agibile. E credetemi con queste temperature non è assolutamente semplice. Comunque, dopo aver passato il pomeriggio sulla tazza, e aver bevuto circa 3 litri di the al limone per evitare una totale disidratazione, dopo cena, ho deciso comunque di uscire. Così Ga mi è venuto a prendere. E noi siamo andati a prendere Ciù Ciù e siamo andati al Coming Out. Adesso è noto che il lunedì la situazione non sia delle migliori. Ieri sera praticamente tutta la popolazione omosessuale della capitale probabilmente era chissà dove chissà a fare che. Noi invece eravamo lì. Con l’atroce dubbio se scrivere una lettera ai Sogni Son Desideri e chiedergli un cazzo di uomo o se tornarmene a casa, siamo incappati in un discorso sulla musica pop, tra Blur e Oasis, tra Spice e Berlusconi. Insomma siamo andati a finire a parlare di diritto all’informazione. E lo so. Lo so. Sembra incredibile. Ma è così. Anche noi abbiamo uno spirito attento e critico. Verso ciò che ci circonda. E non solo. Io ero critico e attento anche a quello che avrei voluto avere accanto, oppure sopra. Insomma. Il Tatto-Hearted Boy non c’era. E lo sapevo. Ma alla mente, mi è tornato l’Infermiere Veterinario. E le sue braccia. I suoi occhi. Così ho immediatamente chiesto di lui. E Ga mi ha risposto che non lo aveva sentito, aveva il telefono staccato. Ma Ga aggiunge anche che se voglio mi da il suo numero. Ma io sarò anche Annabelle Bronstein, ma ho imparato a mie spese troppe volte che il numero di telefono te lo deve dare solo ed esclusivamente il diretto interessato. Per cui declino l’invito. Finiamo come al solito la nostra serata a prendere il cappuccino alla crema di cioccolato a San Giovanni e poi a casa. E appena mi butto sul letto, mi sparo a casa la prima traccia sull’Ipod a caso. Ed esce fuori Laura Pausini con Un Fatto Ovvio. Adesso, la prima volta che ho visto Laura Pausini ho pensato mamma mia questa che noia. Poi col passare del tempo l’ho sempre rivalutata positivamente. Il top per quel che mi riguarda l’ha raggiunto con Resta In Ascolto album che io ho adorato. Anche l’ultimo non è male. Ma il nuovo singolo di cui sopra è devastante. Semplice. Diretto. Chiaro. Il video poi è pazzesco. Così ti rendi conto che anche Laura ha problemi con uno che non vuole riconoscere la forza del loro amore. Probabilmente è per questo che poi se lè mangiato. Comunque il problema si è riproposto. Ancora nella mia testa. Ovvero. Il senso strano e pesante di solitudine di questi ultimi giorni. Il fatto di essere tornato a casa un paio di giorni mi ha rimesso ancora una volta davanti al fatto compiuto che io non posso viverci, perchè nell’immediato mi manca Roma. Ma tornato a Roma rivedere le facce che affliggono la mia esistenza, e non vedere quelle che vorrei la rallegrassero un pò mi ha fatto deprimere. Insomma è possibile che io sia così difficile. Parlando con la Principessa Sissi e Madame Butterfly, due mie grandi amiche che stanno ancora in Abruzzo, mi sono reso conto che noi tre o siamo assolutamente sfigati oppure è destino che dobbiamo essere single. Insomma l’una si è appena lasciata dal fidanzato, e l’altra si barcamena cercando di sopravvivere a delle storie senza senso. E io bè. Be ecco io l’ho sapete. Anche i miei amici. Sono quasi tutti impegnati chi più chi meno, ma tutti hanno le testa da un’altra parte. Tutti sono un pò scontenti. Tutti vorrebbero avere di più. Così ripenso che forse in definitiva io non sto così male. O meglio. Ci sono giorni che mi sento davvero sotto un autobus. Ma andiamo chi non ci si sente almeno una volta? E’ così comincio seriamente a pensare all’eventualità che Guy insistentemente da un paio di giorni mi ripete: ma insomma dovremmo davvero trasferirci in un’altra città perchè Roma oramai ha esaurito le alternative possibili? Mi rimetto a te Laura. Attendo un tuo consiglio.