Pubblicato in: bella gente, il pisello odoroso, la tuta, mood positivo, movenze, no sex in the city

La Tuta. E tutto ciò che comporta.

Lo sentite? Quel solicello che comincia ad essere più caldo? La temperatura che di giorno in giorno aumenta sempre di più? L’improvvisa voglia di uscire e andare fuori? E’ l’aria della primavera che comincia ad impossessarsi dei nostri istinti. Non so voi, ma il mio corpo alla primavera reagisce malissimo. Gli ormoni impazziscono, si picchiano tra loro e cominciano una dura lotta. La ragione poco a poco va a farsi un giro e la voglia, perenne, di interviste e waka waka occupa maggiormente i miei pensieri. I durelli si moltiplicano, a qualsiasi ora del giorno e della notte e i pensieri inciampano su di loro con un solo obiettivo, la voglia di ceppa. Sempre. Insomma, un vero e proprio esempio di risveglio del corpo.

Se la prova costume è ancora lontana, e grazie al cielo anche il caldo torrido, in questo ritrovato clima, in cui si sta ancora bene perché non si muore soffocati dall’afa, un dettaglio del maschio italico (frocio e non) spicca in maniera esagerata alla vista di tutti noi. Sì. Lo so. Il titolo ve lo ha già svelato, ma pensateci un secondo, all’università, sullo struscio, nei negozi, al lavoro, intorno a voi si sono tutti messi una bella tuta. Eh sì. Perché è questo l’accessorio fashion ed extra cool che ci manda tutti in visibilio. Credetemi. Sarà l’ormone che ha spodestato la ragione (per quanto ne avessi), ma l’uomo in tuta stravince, e convince, in attesa dell’arrivo dello shorts. E pensare che quando andavo a scuola, la tuta, non la potevo affatto sopportare.

Ma facciamocelo un salto nel passato. Per me alle elementari e alle medie il giorno no era il venerdì, quando avevamo le due ore di palestra. E mi devastava il sol pensiero di dover indossare la tuta. Io odiavo la tuta. Era riuscita Melanie C a farmela piacere un pochetto di più, visto l’esplosione Spice dell’epoca. Ma se fosse stato per me, la tuta l’avrei bruciata in piazza. Addosso me la vedevo antiestetica, informe. E mi faceva caldo. In più mi pizzicava. Mia madre poi aveva approfittato di una svendita per prenderla a me e mio fratello, quella in acetato dell’Adidas. Me la guardavo e riprovavo, ma niente. Mi sentivo insoddisfatto e un cesso. In più, tutta l’attenzione finiva sulla pancia, e non sul pacco, che invece scompariva sotto di essa.

Mi dava troppo fastidio. E poi non mi piaceva proprio per niente come finiva nella scarpa, non riusciva mai a coprirne la linguetta. In più, cosa volete che facessi io in palestra? Ero una schiappa. Non mi andava di fare esercizi, né di giocare a calcio (con tutti i miei compagni), infatti mi mettevano sempre in porta. E a me non dispiaceva affatto. Mi riposavo. Oddio, una volta mi sono anche addormentato, ma vabbè, suppongo sia successo a chiunque di addormentarsi durante le lezioni, no? Ho odiato le ore di palestra e la tuta fino a quando sono arrivato alle superiori. Il giorno incriminato era il lunedì. Facevamo due ore di diritto, matematica e le ultime due in palestra.

E alle superiori, in piena accettazione della sottoscritta, capii che forse c’era speranza. Noi facevamo palestra con quelli del quarto anno, e loro avevano messo su la squadra di pallavolo. Io, che amavo alla follia Mila & Shiro, ed ero anche già abbastanza alto all’epoca, non persi tempo per interessarmi alla cosa. Insomma, volevo giocare con loro, che erano ovviamente dei boni da paura. Ce n’era uno in particolare, alto, magro ma tonico al punto giusto, occhi chiari e capelli castani. Ricci. Aveva ancora l’abbronzatura dell’estate, e dalla sua tuta si notava una certa dote che non sto qui a sottolinearvi. Io volevo che mi notasse. Per cui, in un momento di vuoto della lezione, mi sono messo a palleggiare con il mio compagno di banco.

Ovviamente in maniera molto evidente. Palleggiavo e schiacciavo addirittura. Infatti, nemmeno cinque minuti e vennero subito a chiamarmi due del quarto che mi volevano parlare. “Ti va di fare da palleggiatore? Noi ci alleniamo durante le lezioni la mattina, e poi in vista delle partite del torneo studentesco ci vediamo anche il pomeriggio, ma cominciano più in là. Che ne pensi?” E che volete che pensassi? Ho subito accettato. Mi sono ritrovato in mezzo a questi diciottenni grezzi, già sviluppati, che mi stavano praticamente invitando a nozze. Ma non immaginate niente di scabroso. All’epoca mi bastava guardarli. E basta. Anzi io arrivavo 5 minuti in ritardo dall’inizio della lezione perché mi vergognavo di spogliarmi davanti a loro, e ritardavo sempre ad andare a cambiarmi alla fine per lo stesso motivo.

Ogni volta però i miei occhi indugiavano sulla tuta del capitano. Lui si spogliava sempre e rimaneva in mutande, si rinfrescava al lavandino e poi si rivestiva. Sempre con calma. Nella mia testa mi dava l’impressione che lo facesse apposta, per farsi guardare, perché sapeva di essere un bel tipo. Faceva gesti lenti ma precisi, non poggiava mai il suo sguardo su nessun altro nello spogliatoio, ma sapeva che lo stavano guardando. E un suo compagno di classe (che poi il tempo mi ha svelato essere anche lui amante della ceppa) gli chiedeva sempre come facesse ad avere quel corpo lì. Io ero in silenzio, quasi incantato dal suo discorso che era sempre il solito. Andava in campagna a tagliare la legna, costretto dal padre.



E credo che mi arrapasse anche il fatto che fosse un contadino nell’animo. Ciò nonostante, però, il mio rapporto con la tuta non è mai stato idilliaco. Archiviati i ricordi di un adolescente occhialuto, brufoloso e panzuto, non ho mai amato il capo come in questi ultimi anni. Insomma i media, con le star del piccolo schermo soprattutto, che hanno cominciato a sdoganare la tuta e a renderlo un capo da relax ma anche sexy, hanno accresciuto la sua immagine. Fino a farlo diventare un vero e proprio dettaglio che manda in visibilio. Insomma, lo è per lo meno per me. La tuta fa sangue. La tuta copre, ma non nasconde. E non è chiusa. La tuta c’è, ma in un attimo va via. E a me personalmente da un senso di maschio che non deve chiedere mai.

E se bene o male a Roma la tuta fa burino, mi sono reso conto che a casa mia, in Abruzzo, la tuta fa cool. Orde di boni, maschi etero e omosessuali, di tutte le età, in libera uscita nelle vie della città, la indossano senza imbarazzo alcuno, lasciando i miei ormoni alle pezze. E voglio assolutamente sfatare il mito che la tuta la indossano solo le checche. E’ vero, esiste una categoria di checche che veste esclusivamente con tute di ogni genere, ma non sono affatto le sole. Ho visto tori, maschioni, muratori e polentoni dare un significato diverso alla tuta. Ognuno di loro. E secondo me è ora di decretare la tuta come un accessorio gaio di cui non poter fare a meno. Fate un giro su Guys With iPhone e capirete di cosa parlo.

Diciamoci la verità, la tuta è come la minigonna per le donne. E’ un dettaglio che può sembrare insignificante, ma che aumenta a dismisura la carica erotica di chi la indossa. E anche le voglie di chi guarda. Stimola l’ormone, la voglia, ed è altamente facile da abbassare e altrettanto semplice da indossare. Insomma un capo fondamentale che non può assolutamente mancare nei nostri armadi. E poi a me sa tanto di salutare. Ecco perché anche io non solo ne comprerò una, ma la indosserò con il solo obiettivo di stuzzicare i maschietti in giro, che come me hanno l’ormone in delirio. E poi, tutt’al più, posso pensare anche, seriamente, di andarci in palestra una buona volta. No?