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La rivincita delle bionde

Esistono situazioni delle quali non sappiamo mai l’evoluzione. Soprattutto mentre le stiamo vivendo. Vorremo magari che andassero in un modo specifico. Ma a volte accadono cose inaspettate. Esattamente ciò che mi è successo qualche giorno prima della fine dell’anno. Ero in Abruzzo, in terra natia per le vacanze, e sopraffatto dalla noia mi facevo passare il pomeriggio girando su Gay Romeo. Adesso, permettetemi l’excursus: non ricordo quando mi ci sono iscritto, ma ero ancora a casa, ed ero forse l’unico che aveva messo la foto vera. Infatti online trovavo solo mezzi busti e dettagli di corpi umani.

Così quando, nel 2012, ricevo un messaggio da una testa mozzata quasi trasalisco, e penso “Come cazzo è che dopo dieci anni quasi esiste ancora gente che non mette la foto sul profilo?”. Decido di dare una chance a quella testa mozzata. Insomma, il corpo che mi si presentava non era niente male. Cominciamo una conversazione sul chi sei, che fai, dove vivi. Pratica e insignificante allo stesso tempo. Ma ero già molto annoiato. Insomma, non penso potesse peggiorare. Poi mi sono deciso. “Mi mandi una foto?”. Lui, senza neanche darmi il tempo di finire di pensare la domanda mi invia la sua foto. In costume. Splendido. Bono.

Ma non era un volto sconosciuto. Sapevo chi era. Lo avevo già visto. Anche se non avevo la più pallida idea di come si chiamasse, né me lo riuscivo a contestualizzare. Deciso a non morire di noia a tutti i costi, ho ceduto al suo invito. Un caffè (#credeghe). Detto, fatto. Lo raggiungo a casa e mi accomodo. Lui gentilissimo mi parla di questa casa che ha ristrutturato un anno prima, e me la mostra. Mi dice che ha speso un botto, anche se è contento di viverci perché gli piace e gli piace la sua indipendenza. Insomma tutti discorsi di cui a me fregava proprio tanto. In realtà io pensavo solo a dove lo avevo visto. Non me lo ricordavo affatto.
Mi dice che ha 36 anni, è impiegato nella pubblica amministrazione e purtroppo a breve si dovrà ritrasferire perché ha ottenuto un periodo determinato a Pescara. Niente io ancora ricordavo chi cazzarola era. E ci spostiamo sul divano dove continuiamo la conversazione. Mi chiede di me, della mia vita, e del mio lavoro. Mi dice che vuole una storia seria e duratura, e che gli piacciono i quasi trentenni. Mi veniva da dirgli che io trent’anni, grazie al cielo ancora li ho compiuti né tanto meno li dimostro. Ma questi son dettagli. Non sapevo ancora con chi diavolo stessi flirtando da venti minuti. Eh si, io flirtavo alla grande.
Poi. Un vago ricordo. Una discoteca e lui che si dimena. Mmmmmm. Mentre me lo ricercavo nella mia testa, lui insorge e mi dice “Tu mi guardavi sempre male quando ti beccavo in giro. Forse perché stavo con quel ragazzo…” Io indifferente. “Cioè quale ragazzo?”. “Quello che faceva l’avvocato…”. Valalalasss. Ecco chi cazzarola è. Era il fidanzato del Perfido Avvocato di Campagna. Del quale io ero follemente innamorato, e dal quale mi sono quasi beccato una denuncia perché non lo stalkeravo proprio per niente. E non ultimo, ultimamente me lo danno fidanzato con un ragazzino di 18 anni. Altri dettagli.
Appurato finalmente chi era, mi giustifico dicendo che mi piaceva da pazzi l’avvocato. E ne avrei sempre voluto da lui. Naturalmente chiunque se lo limonava era un mio acerrimo nemico. Bene. Mentre pensavo a quanto lo odiato, dolcemente mi avvicina le sue labbra alle mie, e mi schiocca un bacio lungo, mozzafiato. Ottimo. Con un alito profumaterrimo. Io quasi svengo e trasalisco. Non me lo aspettavo. E non mi è dispiaciuto. Quello che è successo dopo lo potete ovviamente solo vagamente immaginare. Ve lo potreste immaginare in camera da letto, poi al bagno ed infine in cucina. Una casa davvero carina.
Ed accogliente. Ovviamente una vera e propria rivincita. 
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Eccoci qui in una nuovo succulento appuntamento con “Il Giovedì Random di Annabelle Bronstein“… E siccome è random, oggi vi introduco la nuova rubrica nella rubrica… Non state nelle mutande vero? Bè neanche io. Quest’oggi, ho deciso di aprire un nuovo capitolo, ovvero celebrare la Twitter Star del mese con una freschissima intervista, e come non iniziare con il poliedrico Fabry_?  Noto ai più per i suoi molteplici twitt di insulti verso il genere umano e oltre (per lo più totalmente condivisi), ed autore del blog che tutti vorremo scrivere, (sopra le righe, cinico e diretto; ma anche intelligente, acuto e coccolerrimo) Levateviper non parlare della sua pazzesca rubrica #AskFabry sulle pagine del Signor Ponza (neanche a farlo a posta proprio oggi c’è un nuovo appassionante post) Fabry si è lasciato sedurre dalle mie domande svelandoci i segreti più nascosti ed aprendoci il suo mondo. Siete pronti? Fatevi travolgere. Sbam!

Prima di tutto benvenuto… A quanto pare il giovedì sta diventando un giorno affollato sul web?
Sono imbarazzatissimo, è la mia prima intervista e mi sento come Britney quando annuncia i vincitori degli EMA’s. Il giovedì è il giorno più bello della settimana da sempre, in America fanno anche Grey’s Anatomy e poi è il giro di boa della settimana. Sul web per fortuna c’è spazio per tutti, soprattutto per le pazzesche come te e me.

Perché non ci parli un po’ del tuo blog, che ovviamente, non posso fare a meno di adorare! Il sottotitolo è lampante, “Mi viene da dire solo cose cattive. E quindi le dico”
È piuttosto risaputo che io sia un tantino acido e dito in culo (Si possono dire le parolacce nelle interviste?), e il blog è la massima espressione della mia indole. Ormai sono dieci anni che ho un blog, ne ho passati molti ma ho sempre avuto la passione di mettere in piazza i cazzi miei e sopratutto le mie sfighe. Mi dicono spesso che il mio blog sia triste, ma è solamente lo specchio di quello che vivo. Sinceramente non saprei immaginarmi senza poter aprire internet e comunicare a chiunque tutto quello che mi passa per la testa. E poi diciamocelo, è una valvola di sfogo con i controcazzi.

Però poi nella descrizione scrivi “Sono uno che cade in continuazione ma riesce sempre a rialzarsi”, c’è sicuramente anche dell’altro allora?
Come ogni scorpione che si rispetti sono uno stronzo di prima categoria solo di facciata, dentro sono profondamente fragile e piuttosto debole. Come hai scritto tu, cado spesso ma ho sempre le palle per rialzarmi. A volte ci metto tanto, forse troppo, ma ho bisogno dei miei tempi. Mi piango spesso addosso e mi piace farlo.

Sei la twitter star più cinica e divertente. Credo di followarti da sempre, ma hai tre consigli per coloro che vogliono diventare pazzeschi e iperfollowati su twitter?
Mi sento lusingatissimo, ma ci sono delle twitstar vere che hanno molti più followers di me e scrivono cose più divertenti. Io non so perché la gente mi segua e mi retwitti così tanto, credo che sia più che altro per gli insulti che lancio al prossimo completamente noncurante dei danni che subirà il mio karma. Ma non posso fare a meno di essere una merda. La cosa che ho imparato su twitter è che più haters hai più sei seguito. E io ho tanti haters. Quindi in definitiva per rispondere alla domanda che mi hai fatto che mi sono un attimo perso, tre consigli per essere una twitstar: insultali tutti, lamentati sempre, posta le foto dei gattini su Instagram. 

E’ arcinoto che sei fidanzato, con un altro semi noto del web, ma tu, come lo hai conquistato?
E qua caschiamo male. Non sono io che l’ho conquistato, caso mai il contrario. Sempre grazie a twitter tra l’altro. Galeotto fu un DM e da allora nonostante qualche tira e molla siamo ancora insieme. Ma è lui che ha conquistato me, con il suo modo di fare sempre educato, la sua generosità e la sua trasparenza. Non credo di aver mai trovato persona più onesta, e non credo che nessuno mi abbia mai fatto stare bene come riesce lui. (In questo momento si starà anche vergognando tantissimo.)

 E il sesso? Sei tipo da vento di passione o da coccole sotto il piumone?
Le coccole per sempre, la mattina sotto le coperte quando ti svegli. La sera prima di andare a letto. Sempre. Credo che nonostante tutto io sia più da coccole che da serata sfrenata di sesso. Per citare una scena a te cara potrei dire che quando coloro non sto mai tra le righe.

Agli appassionati del tuo blog, non sfugge il tuo amore incondizionato per Grey’s Anatomy. Ma cosa ti ha fatto innamorare così tanto a questa fortunata serie?
Non lo so con precisione. Forse le frasi di apertura e chiusura di ogni puntata, forse perché è stata la prima serie che ho cominciato a seguire in lingua originale e in contemporanea con l’America (Ciao Polizia Postale!). Quando ho cominciato a guardarla mi si cuciva addosso perfettamente, non era un periodo fortunato della mia vita e la depressione che trasuda Grey’s Anatomy faceva al caso mio. È poi un telefilm che ero solito guardare con una cara amica che non c’è più, e vederlo mi porta sempre bei ricordi. 

 Un consiglio agli sfigati.
Less web, more sex.

Un consiglio a chi ti si vuole fare.
Al contrario di molti amici frosh credo fermamente nella monogamia, quindi levatevi. (E comunque credeghe che la gente sta qua a pensare a me.) 

Un consiglio a chi ti odio.
Non smettete mai di odiarmi che quando mi commentate il blog con i vostri insulti mi si impennano le visite. VI AMO CICCIONI.

Fatti una domanda e datti una risposta.
Why do I keep hitting myself with a hammerBecause it feels so good when I stop. Grey’s Anatomy 1×07

 Lasciaci con un tuo saluto!
Mi raccomando, non scordatevi mai che non sono qua per le telecamere. 
Ed ora, cortesemente, levatevi!
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L’avvocato di Piazza Mazzini

Tutto quello che c’è da sapere sulla famoserrima legge di Murphy, è che quando proprio non pensi che una cosa accada, quella succede. E viceversa il contrario. Per cui, secondo questo contorto principio diviene letteralmente improbabile fare previsioni. E se una cosa deve accadere, senza che tu l’abbia mai considerata, quella accade e ti stupisce. Ok, tutto questo contorterrimo preambolo per introdurvi questa simpaticissima storiella di qualche tempo fa. Dopo un’orrenda e pesante mattinata di lavoro, ed un’inutile pomeriggio passato a sentire una psicologa sarda che parla di improbabili teorie, inattuabili nel mio ambiente lavorativo, vengo chiamato a rapporto dal mio mega boss.
“Mi deve fare una grande cortesia questa sera”. Questa sera? Che pizza questo orribile vecchietto con problemi di sciatica pronunciata, penso. “Alle 19 circa dovrebbe raggiungere il nostro avvocato per la causa contro l’assicurazione e dargli tutte le informazioni che servono”. Ecchecazzo penso. Adesso mi ci manca anche il domiciliare dall’avvocato. “Deve andare a piazza Mazzini, ok? Penso che non ha problemi!” Certo, io mica ho una vita inutile e orribile da non vivere. Io sono solo il suo zerbino, sottopagato che deve sbrigarle tutti i suoi inutili e inesistenti problemi. Essere inutile e fuori luogo. “Ok, spero di non fare tardi, allora vado!”.
Fuggo a casa, doccia e scappo verso piazza Mazzini. Zona che adoro e conosco visto che ci ho vissuto per un anno e mezzo circa. E se tutto va come deve andare a breve ci torno. Comunque arrivo, trovo subito parcheggio (incredibile), decido di fumare una sigaretta e accendo grindr per ingannare l’attesa. Noto che dall’ultima volta che ci sono stato c’è stato anche un notevole ricambio. Ma la cose che mi stupisce è che ad un metro da me ci sono ben due persone. Vabbè, non è il momento, sono le 19 passate, finisco la sigaretta ed entro nel palazzo. Al primo piano c’è questo fantasmagorico studio di avvocati, e appena entrato almeno tre di loro stanno andando via.
“Sera, senta io avrei un appuntamento per nome e conto di quell’idiota del mio capo supremo… Mica è tardi?” (ovviamente non ho detto proprio così!). “Certo che no, venga si accomodi qui sul divano, a breve il mio collega la riceverà”. Dice questa sorta di Allie Mc Beal di Crotone. Entra e avverte il suo collega, che però non riesco a vedere dallo spiraglio della porta. Lo studio è tempestato di quadri e drappi che mi sembra l’ottocento in un secondo. Mi metto a giocare a Robot Unicorn per scacciare la noia che già mi si palesa dopo solo cinque minuti di attesa. Che palle. Anche se dall’interno sento solo l’incessante battere dei tasti del pc e pochissime parole.
Venti minuti dopo. 19:45. Decido che ne ho quasi abbastanza. Insomma, che cazzo di palle. Ma ti vuoi muovere avvocato del cazzo di piazza Mazzini? Ma chi ti s’incula. Spazientito e affamato, dopo una giornata nettamente orribile sopra la media. Metto il telefono nella tasca della borsa e spazientito mi alzo per sgranchire le gambe. E finalmente, la porta si apre. Era ora. Escono tre mignotte (d’altronde siamo a Prati) e si affaccia questo avvocato. E valalalasss. In realtà più che un avvocato davanti a me avevo un adone bono da soffocare e svenire all’istante. Alto, castano/semibrizzolato, occhio verde sui 38/40 anni, tonico quanto basta. Sorride.
“Salve, posso?”. “Certo prego! Scusami per l’attesa, ma è stata una giornataccia”, abbozzando un mezzo sorriso ed indicandomi la seduta con la mano. Mi siedo e appoggio sulla sedia affianco a me la borsa. “Si non si preoccupi, è stata una giornataccia!” Concordo sorridendo. Lui in camicia bianca, giacca e cravatta, si libera subito dell’inutile soprabito e mi indica la cravatta sottolineando “Mica dispiace se me la tolgo?”. Per me puoi toglierti tutto come se non ci fosse un domani. “Ma certo, si figuri” dico in realtà! Abbozza un sorriso e comincia a farmi una settantina di domande inutili e noiose su persone, dichiarazioni, cose accadute e assicurazioni. Ovviamente io rispondo prontamente.
Finito l’interrogatorio durato almeno altri venti minuti, finalmente il bell’avvocato si rilassa un attimo. Apre un cassetto alla ricerca di qualcosa. Estrae un pacchetto di sigaretta e tenendolo tra le mani mi chiede se mi da fastidio. “Assolutamente no, solo se posso fumarmene una anche io” rispondo prontamente. Lui annuisce in un sorriso dolcissimo. Io mi asciugo la bava alla bocca. E con la coda nell’occhio, immaginate dove cade la mia attenzione? Sul suo pacco, ovviamente, visibile per via della scrivania di vetro. Ma subito cambio direzione. Insomma, ci manco solo che mi sgama. Mi accendo la sigaretta e lui si alza per avvicinarmi il posacenere. “Comunque puoi darmi anche tu del tu, sei così giovane…” dice, e mentre si risiede non può fare a meno di ravanarsi il segreto Augello.
Sorrido. E comincio a preoccuparmi. Quest’uomo spruzza ormonella da tutti i pori, ed io comincio a dare di matto. Come sempre. Intanto si risiede e rilegge tutto quello che ha scritto al pc. Io cerco di concentrarmi, ma l’occhio ricade sempre sul suo packaging interessanterrimo. Lui se la legge e fuma, e poco a poco inizio a sentire caldo. Ecco sono una zozza, sfigata e orrenda. Finisce finalmente di leggere questo cazzo di verbale e zac. Un’altra ravanata al pacco. Ma perché, mi chiedo al limite di una crisi epilettica? Quando, finalmente, inaspettatamente e sorprendentemente avviene la svolta.
“Ma lo sai che hai un viso conosciuto?” mi dice aggrottando le sopracciglia perfette che io leccherei all’istante. “Ma, non so.” Rispondo con poca sicurezza. Insomma mi sarei ricordato di un toro del genere. “Si eppure io sono convinto di averti visto da qualche parte… Non ricordo assolutamente dove però”. Io non rispondo. Esito, non so che dire. Insomma ma dove mi hai mai potuto vedere. Proprio in quel silenzio, mentre attendeva una risposta da me, il dramma si palesa come se non ci fosse un domani. Come se ci fosse solo la fine. Dal mio telefono arriva un messaggio su grindr, con il suo indiscutibile e riconoscibile suono. Io rimango vago, ma un ghigno si disegna sul suo volto.
“Ah. Ecco, adesso ci sono. Adesso ho capito tutto”. Io non oso immaginare. E non voglio immaginare che sia così. E invece. “Ho visto la tua foto su grindr, quel suono è inconfondibile.” No vabbè. Lo guardo seriamente, prendendo il telefono: “Dove? Ma non so proprio che cosa intendi”. Falsa come le mille lire, sblocco il mio iphone, e di conseguenza apro l’applicazione e lì a un metro di distanza la foto di un petto tatuato e villoso. Pallino verde. Ussignur ma è proprio l’avvocato che ho di fronte a me. E zac, nuova ravanata a quel pacco devastante. Che visto così, bè ecco, era molto più grande di prima.
Insomma mi stavo mettendo nei guai. Di lì a poco, la legge di Murphy di cui sopra trovo pieno compimento. “Guarda che non c’è niente di male”. Io diventavo rosso. Ma l’ormonella stava arrivandomi alle orecchie. “Io non ti capisco. Cos’è non hai le palle?”. Mi chiede. “Ma no, non è questo. Che discorso è poi questo, che c’entra?”. Rispondo cercando di calmare le acque. Insomma, non ero molto in vena, come forse ben sapete. E invece, no. Perché il mio interlocutore era in piedi intento a scartare quel suo pacco sottolineando, seriamente, “Vedi, io le palle le ho!”.
E che palle. Delle grosse enormi palle, contornate da un’enorme ed eretto pene. Insomma. Non avevo davvero parole. E infatti avendole finite, sono passato ai fatti. E che fatti. Prima ci siamo baciati a lungo, per poi passare a grandi acrobazie nel corridoio. E sul divano della sala d’aspetto. La cosa più sorprendente è che ha tirato fuori da un cassetto preservativo e lubrificante. Organizzaterrimo. E bè poi non credo ci sia da aggiungere molto altro, se non che finalmente ne abbiam fatte davvero di ben donde. Finito il circo, però ci siamo dati appuntamenti il mese prossimo, perché in fondo, dovrà farmi sapere cosa risponde l’assicurazione. Ed io, muoio dalla voglia di saperlo. Assolutissimamente.

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Le figure di merda di Annabelle Bronstein: il professore della commissione il giorno della Laurea.

Eccomi qua. E direi anche finalmente. Se avevate avuto il sentore che la cialtrona che è in me si fosse suicidata, beh, dovrete ricredervi. Perché eccola riapparire. In maniera del tutto inaspettata. Ed è riapparsa proprio ieri durante un momento di assoluta drammaticità della mia esistenza. Ovvero ero perso in quel di San Giovanni tra Via Gallia e Via Magna Grecia alla ricerca della mia università privata. Ovviamente me l’hanno pagata, perché figuratevi se io me la potevo permettere. In ritardo di almeno venti minuti sono arrivato alla reception dove mi aspettava una tale che ripeteva come un’ossessa “Lei è Bronstein? E’ Lei? E’ Lei???”. Si cazzo sono io, e sono tremendamente in ritardo, sfigata orrenda che non sei altro.
Arrivo nell’aula dove le discussioni delle tesi erano già iniziate, e mi rendo conto immediatamente di essere una provinciale. Tutti avevano un’abbigliamento sul casual andante, ed io avevo optato per una simpatica camicia e giacca. Davvero, stavo benissimo, ma effettivamente ero talmente sudato che la macchia di sudore mi arrivava al colletto della camicia stessa. Seduto a un posto qualunque mi sono asciugato il sudore e mi sono soffermato per la prima volta ad analizzare chi erano coloro che mi avrebbero interrogato di lì a poco. All’estrema destra c’era un bono stratosferico, presumibilmente barese dall’accento, capelli corvini con frezze brizzolate e abbronzato da fare schifo. Fede al dito. Fanculo.
Il secondo mi dava di conosciuto. Ma sono passato subito al terzo alla sua sinistra. Vecchio, partenopeo, simpatico, vagamente dolce ma orrendo. Torno al secondo. E inizio a fare un viaggio nella mia testa che neanche Gian Maria dei Prozac + alla sua festa di compleanno sotto acidi. Dove straminchia ti ho già visto? Penso, ma non mi torna affatto in mente. Eppure io so di averlo già visto da qualche parte, so di aver incontrato in un’occasione il suo sguardo. Cerco di ricordare se ho mai seguito una sua lezione. Ma sono sicuro di no. Eppure io non mi sbaglio. Comunque, cerco di ripassare qualche nozione che potrebbe servirmi, insomma devo pur sempre discutere una tesi. Anche se parliamo di un master.
Finalmente tocca a me. Da prassi io sono l’ultimo. Sono sempre stato l’ultimo e lo sarò sempre. Mi siedo e il caso vuole che proprio il mio professore misterioso si prende cura di darmi la mano e prende la mia tesi e comincia a sfogliarla. Figuratevi se c’era quella emerita stronza della mia relatrice, ma parliamo sempre dell’università privata. A quelli interessano i pippi. Mi siedo, e più da vicino sono ancora più convinto che io questo tizio (sulla trentina, mezzo rossiccio, leggera barbetta, bel fisico) ho avuto modo di vederlo già in passato. Ma chi stracazzo sei? Penso e ripenso. Chi sei? Ma perchè sono una fottuta celebrolesa? Mentre penso lui rompe il ghiaccio: “Piacere sig. Bronstein, finalmente ci rivediamo!” e mi stringe la mano.
Ci rivediamo? Ma chi stracazzo seiiiiiii??? Quando in un guizzo di lucidità capisco senza ombra di dubbio chi ho di fronte. Signori e signore io con questo tizio ci ho scopato un mese e mezzo fa. E il panico si è ufficialmente palesato. Trasalisco. Sbianco. Lo guardo fisso e mi rendo conto che lui ha capito che io ho finalmente capito di chi stravalalalasss si tratta. Rimango tipo stoccafisso e imploro che un fulmine mi colpisca nell’immediato. Ma ci sono almeno quarantotto mila gradi fuori ed è assolutamente improbabile. Decido di fare la ragazza con la patata al sugo, laddove sugo sta per “quei giorni” e fuggo in bagno.
Mi lavo la faccia e mi asciugo con i tovaglioli. E mi ritrovo a riflettere su quanto sia figo questo cesso. Ma vabbè, in realtà avevo ben altro a cui pensare. Cosa stracazzo sto facendo in questo cesso pazzesco quando devo discutere una stracazzo di tesi di master? Eh? Ma sei cogliona? Levati va. Torno in me ed esco dal bagno e quando rientro nell’aula sembro tipo una bambina che ha visto la Santa. Con un’aria melodrammatica che manco Mariangela Melato, sento uscire dalla mia bocca in maniera del tutto inapettata: “Chiedo scusa, mi sono vestito troppo pesante e mi stava mancando l’aria. E’ tutto apposto, possiamo procedere, adesso”.
Comincio a discutere la tesi e, credetemi, non avevo minimamente idea di quello che stavo dicendo. La mia parlantina dei giorni migliore è venuta a salvarmi e mentre parlavo ci credevo davvero. Insomma ne avevo davvero di bendonde. Ma il dramma è sempre dietro l’angolo. E se aver sgamato che al professore avevo fatto una delle mie interviste approfondite vi sembra abbastanza, questo, inaspettatamente decide di interrompermi e farmi una domanda. Quella più temuta. Quella che più speravo non mi facessero. “Mi parli del bilancio d’esercizio”. Ahhhhh. Volevo urlare, fare una coreografia di Osvaldo Supino, strapparmi i capelli e farmeli ritrapiantare. Insomma, io davvero lo ignoravo con tutto me stesso.
E per la prima volta ho seguito il consiglio di mia madre. Ovvero ho detto la verità. “Professore, sinceramente non avevo previsto di approfondire la mia discussione sul bilancio, poiché si tratta di un’argomento talmente specifico e fuori dalle mie corde che è meglio non addrentarcisi. Però il bilancio si confà di tutti quei documenti che accertano la vita aziendale, lo stato patrimoniale, il conto economico e tutti i documenti che formano la nota integrativa. Rispettando i principi di chiarezza, verità…. E… E… E…. MMMMMMmmmmm. (Pezzo di merda aiutami, ne abbiamo anche già fatte di bendonde, aiutami, aiutamiii))))…”
“Vabbene, vabbene. E’ stato esaustivo. Si può accomodare”. E grazie al cielo, penso. Mi alzo e mi accomodo fuori e attendo che ci richiamino per consegnarci l’attestato. Finalmente. Finita la manfrina della consegna, saluto i presenti e guadagno l’uscita con una sigaretta già in bocca. Quando vengo raggiunto da una mano che mi afferra la spalla. Ed è proprio il mio professore. “Complimenti, hai scritto una bella tesi”. Io, quasi a morire di vergogna rispondo vagamente: “Grazie, ma non è merito solo mio, ho avuto tanti colleghi e persone che lavorano con me che mi hanno aiutato…” Pausa. Pausa. Pausa. Rompo il silenzio, e mi viene in mente di fare una domanda idioterrima: “Bè tu come stai, come va?” e lui con un sorriso a trecento denti “Bene, il mese prossimo mi sposo, con la mia ragazza!”.
Bene. Annabelle is back. E le sue perenni figure di merda. Anche il giorno della laurea. Secondo voi cosa potevo aggiungere a quell’affermazione? Nulla. Mi sono girato e sono fuggito. Come se non ci fosse un domani.
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L’importanza di avere un procuratore sessuale – Parte Seconda


Tornavo da una nottata di lavoro massacrante. Ero stanco. Ma non avevo sonno. Avevo solo una gran voglia di scopare. Avere dei sentimenti del genere di primo mattino dopo dieci ore di lavoro non sono affatto normali. Me ne rendo conto. Ma forse è anche per questo che faccio la differenze, diciamocelo. Torno a casa, accendo il pc, e su msn trovo l’invito del mio procuratore sessuale. “Alle 10 da me. Siamo in otto, se vieni anche tu. Ci sarà da divertirsi”. Rispondo che ci devo pensare, e che voglio solo sesso sicuro, vista la situazione. Mi risponde che se ci devo pensare per quel motivo allora non ci devo pensare e devo andare da lui. Ma che screanzato. Però rimango affascinato. Insomma avevo voglia. Eccome se ne avevo.

Però non era giusto mentire. Insomma quell’idea mi stuzzicava. Era sempre stata una mia fantasia. Ancora inappagata. Prendo tempo. Intanto mi doccio, e mentre mi fonavo il ciuffo decidevo concretamente di raggiungerli. Venti minuti più tardi, che in realtà mi sono sembrati molti di più visto che ho preso treno, metro e autobus arrivo sotto casa del mio procuratore. Entro in quest’appartamento enorme e finemente arredato, e trovo Arnaldo intento a bere un bicchiere d’acqua. Manda giù il sorso e rompe il silenzio: “Sei arrivato per primo. Vuoi mangiare qualcosa? Faccio un caffè?”.Mi sembra molto più carino e educato dell’ultima volta che lo visto. Comunque no, no, no e ancora no. Non mi va assolutamente niente.

Sono già eccitato e tutto si mischia ad un non so che di ansioso. Comincio a fare discorsi vaghi, lavoro, relazioni finite e mentre parlo la cucina si riempie. Siamo in sei. Gli altri “invitati” hanno tutti circa trent’anni e sono molto carini. Arnaldo interrompe un’interessantissima conversazione sul probabile terremoto che colpirà Roma l’undici maggio (è aprile ancora, ndr). Ci invita ad andare in salotto con una raccomandazione “Non mettetevi sul divano, è rotto. Rischiate di ritrovarmi con il culo a terra. Appoggiateci soltanto i vestiti!”. Mentre termina queste parole due sono già nudi, io mi sento un po’ fuori luogo a dire il vero. Ma quando ancora cercavo di comprendere come rompere il ghiaccio, questo si è rotto da solo.

Circondato da tre ragazzotti che mi agguantano a loro e intentiamo un’improbabile pomiciata a quattro. Con esiti positivi. Pazzeschi direi. E non mi è affatto dispiaciuto: lingue che si cibavano di me, insaziabili, a malapena mi lasciavano respirare. Ero circondato da mani che mi si aggrovigliano alla vita e mi tiravano verso di loro. Ero basito. In un secondo in due si sono messi a spogliarmi e a baciarmi ovunque. Poi hanno suonato alla porta. Ci siamo fermati tutti, di colpo, come se qualcuno avesse tolto la corrente. Ho potuto sentire i loro respiri agitati quasi all’unisono. Il procuratore è andato a fare gli onori di casa e altri cinque invitati si sono uniti a questo inusuale party. Di li a poco i movimenti si sono dimezzati quasi del tutto.

Ovunque mi girassi ero circondato da mani, lingue, braccia, gambe e altri arnesi di varia grandezza. Erano tutti tremendamente sexy, buttati uno sull’altro quasi. Si sono formate coppie, diventate poi troppie e anche quartetti. Ero avvolto dal calore dei loro corpi che cominciava a darmi una certa sicurezza nei movimenti da compiere, che diventavano sempre più fluidi nonostante il caos che manco al concerto di Lady GaGa. Ovviamente io avevo il mio preferito, Fabio. La mia stessa età e l’aspetto da bear ma non troppo. Con un bel fisico, e un giusto equilibrio nelle proporzioni. Mi baciava e si stringeva a me forte. Ero accoccolato su di lui e ci bisbigliavamo negli orecchi. Aveva un’aria dolce. Ma il campanello disturbava ancora quell’incontro.

Di nuovo tutti immobili come marionette. Arnaldo ha raggiunto il portone e poco dopo ci ha raggiunti di nuovo con un altro ragazzo. Bono da morì. Rasato, fisicato, pieno zeppo di tatuaggi, bono da strizzare le mutande dopo quattro nanosecondi. Si è unito anche lui. La cosa è durata per circa due ore. Senza freni. Ognuno ha dato libero sfogo alle proprie fantasie, con tutte le precauzioni e accortezze possibili. Fino a che non abbiamo raggiunto l’orgasmo. Quasi tutti insieme. Bè non scendo nei dettagli, ma la situazione era umidiccia. Molto. Di li a poco il fuoco si sarebbe spento, e lentamente ci saremmo iniziati a ricomporre. Io sono fuggito quasi subito e dietro di me ci è venuto anche quel Fabio lì.

Mi ha accompagnato persino alla metropolitana. Ci siamo ripromessi di vederci ancora. Non è ancora successo, e forse non accadrà mai. Dopo quella volta il mio procuratore mi ha invitato altre volte, ed ho sempre declinato gli inviti. Diciamo che per una volta mi è sembrato un po’ troppo. Sono dell’idea che bisogna fare quel che si vuole e che si debba poter provare tutto. Ma le esagerazioni estreme non vanno mai bene. Tutt’ora Arnaldo mi propone cose. Sempre stuzzicanti, si, ma non riesco ancora ad accettare. Insomma forse non è detto che io debba aver bisogno proprio di questo, non ancora per lo meno. Non vi sembra?

Pubblicato in: Disgusto Gay, il pisello odoroso, interviste, movenze, pessime figure, povere noi, sesso a tre, trash

Annabelle Bronstein e due esemplari di coppie gay!

Quando sei Annabelle Bronstein è complicato affrontare il quotidiano. Non perchè io me la sento calda, affatto. Perchè tutto quello che mi accade, a volte stenta a sembrare reale persino a me. E proprio perchè è tutto vero la testa, o quel che ne rimane, tende ad andare oltre. Ma partiamo dal principio. O meglio dal Principe, che non esiste. Oppure è rimasto incastrato chissà dove per chissà quale motivo. Insomma il punto è che non so proprio più niente di lui. Per cui, visto che affido la mia vita sessuale a Grindr, Gayromeo e simili incappo spesso in gente orrenda, fidanzati e coppie. Non in quest’ordine naturalmente. Se però la gente orrenda e i fidanzati riesco aschivarli con una certa semplicità, con le coppie ho dei seri problemi.
Ho già avuto modo di esprimere il mio punto di vista sulle coppie che se la fanno con un terzo in qualche post fa, quando si tratta di solo sesso, in qualche modo, riesco a soprassedere, perchè in fondo il sesso è anche una necessità. E’ l’appagare un desiderio, una voglia. E secondo me una voglia simile può assalire tranquillamente una coppia, anche di quelle molto rodate. E poi si tratta di perversioni il più delle volte. Per ciò che mi riguarda le coppie mi affascinano, perchè diviene indispensabile entrare in sintonia non con una, ma con due. E quando ci riesci la soddisfazione è tanta. Non solo mia, naturalmente. Fossero sempre queste le soddisfazioni, ma vabbè, comunque piatto ricco mi ci ficco. Bene, fatta questa premessa passiamo ai fatti.
Coppia #1 Siamo ricchi e abbiamo una Jacuzzi.
Ho conosciuto questa coppia su Gayromeo. Abbiamo chattato per qualche giorno. Naturalmente non con l’intento di fare sesso. Perchè fa sempre figo fare due chiacchiere per conoscerci, tanto poi dobbiamo solo scopare. No? Tra l’altro uno ha il profilo su romeo, l’altro su Gridr. Insomma organizzaterrimi. Anche se parlavamo davvero del più e del meno. Tanto che avevo già pensato che si trattatava di una di quelle conversazioni senza un domani. Mi sbagliavo. Qualche domenica fa mi arriva un messaggio. “Programmi per la serata?”. Io non avevo voglia devo ammetterlo. Tanto che ho provato persino a dribblare l’invito, e a rimandare. Ma il messaggio successivo mi ha colto di sorpresa “Siamo in tre questa sera, è passato a trovarci un amico. Guarda la foto allegata”. Ok, diciamo che mi aveva scombussolato questo dettaglio.
L’amico era bono. Da morire. Ma c’è stato un’ulteriore dettaglio che finalmente mi ha convinto. “Abbiamo una Jacuzzi pronta e calda che ci aspetta”. Ok. Arrivo. I tipi abitano in una zona molto vicina alla mia, per cui abordabile, ma molto infrattata naturalmente. Giusto perchè devo impazzire a guidare su strade a me sconosciute. Infatti ci ho messo un’attimo a orientarmi. Quando finalmente sono arrivato, il colpo d’occhio mi ha impressionato. Qualcosa come sei vilette a schiera arroccate su un colle. Non avevo ancora la percezione della magnificenza. Ma ne ho sentito l’odore, si. Per esempio dalla piscina in giardino. O dalla stanza cinema. O dal salotto con gufi in argento enormi quanto la mia cucina, e la cucina infine con il frigorifero grande come il mio appartamento. Ed infine, tra la cucina e il salottola Spa.
Si ho scritto Spa. Perchè vi sembra strano che qualcuno mette una Spa vicino la cucina? Dopo le solite chiacchiere di rito ci siamo subito immersi in questa enorme Jacuzzi multicolor. Ed abbiamo ammazzato il tempo con chiacchiere vaghe. Perchè quattro uomini gay in una Jacuzzi comunque adorano ammazzare il tempo parlando. Ovvio, no. E così ho scoperto che che la coppia era formata da un maestro (mi pare), e un architetto, molto più bono dal vivo che in foto, e il loro amico, cuoco. Adesso il mio primo pensiero è stato il seguente: questo cuoco io l’ho visto da Antonella Clerici. Ne sono certo. Ma non ho trovato evidenze a riguardo. Chiacchiare a parte, siamo passati subito all’azione. E che azione.
In un’attimo è stato un groviglio di corpi, di lingue e persino di ceppe. E poi il must della serata è stato fare sesso in acqua. E’ tutto molto meno doloroso, e molto naturale. Una cosa davvero da
provare, ve la consiglio. Nella mia testa ho pensato a quando diventerò famoso e mi chiederanno “Qual’è il posto più suggestivo dove hai fatto l’amore?”. Io avrò una risposta bomba. Chiaramente il bagno in Jacuzzi è durato abbastanza per disorientarmi spazio-tempo. E dopo una doccia per lavar via il cloro me ne sono tornato a casa. Sotto un diluvio devastante. Ma nei giorni successivi ho incassato il colpo. Per intenderci in un banalissimo scambio di messaggi il Maestro mi ha messo al corrente del fitto sottobosco di regolette che inficiavano i loro incontri.
“Noi non incontriamo due volte la stessa persona per non creare problemi sentimentali”. Non ho ben capito mi son detto. Soprattutto quali sarebbero i problemi sentimentali, e per chi? Naturalmente mi sono rammaricato solo ed esclusivamente per quel cuoco lì. Che poteva benissimo essere l’uomo della mia vita. Ma l’unico dettaglio che mi resta è il suo nome di battesimo. E ovviamente provate a googlare il suo nome con Antonella Clerici o La Prova del Cuoco. Il risultato è stato naturalmente insoddisfacente, Ovvio.
Coppia #2 Siamo ricchi, indecisi e noiosi.
Qualche sera fa, invece, in un’altra parte della città, raggiungo la coppia #2. Dopo circa venti giorni di noioserrimi scambi di messaggi su Gayromeo siamo arrivati a definire questo fottuto incontro. Arrivo in questo appartamento carino, dove vengo invitato subito a togliere le scarpe: “Questa è una casa senza scarpe. Metti le Crocs”. Ok, mi piace pure come cosa. Mi ricorda la Finlandia. Messe le ciabatte ai piedi vengo onorato con uno spritz e una canna. Ottimo, penso, così manco mi si drizza. Ma vabbè! Lo schema è pressochè identico, chiacchiere di rito, e quindi scopro immediatamente che uno lavora presso una nota casa di produzione cinematografica, mentre l’altro fa il parrucchiere. Insomma accoppiata vincente.
Inizia, in maniera incontrollata, una lunghissima e barbosissima conversazione, condotta dai due, su attori e attrici (uno parla su quanto siano bravi, l’altro su quanto abbiano i capelli sfibrati e distrutti), alcune loro situazioni imbarazzanti, su quanto sia difficile trovare il fumo oggigiorno e di quanto era semplice negli anni ’90, su quanto si divertano insieme e su quanto seriamente stressante sia il traffico di Roma, su quanto sia complicato arredare una casa, su quanti loro amici si autoinviteranno da loro per l’Europride, eccetera eccetera. Quando ha un tratto, al limite dell’abiocco, il parrucchiere rompe questo interessantissimo dibattito con la prima affermazione intelligente della serata: “Forse non te ne frega un cazzo di quello che stiamo dicendo!”.
Mamma mia, mica ti facevo così perspicace. Decido di fumare una sigaretta e ci trasferiamo sul balcone, e anche lì bla bla bla bla bla. Quando dopo quasi due ore di inutili conversazioni decido che o tento il suicidio inalando il gas dall’accendino oppure fuggo a gambe levate. Ma Annabelle Bronstein sarà anche ingenua, ma non è di certo cretina, per cui decido di lasciarli con un’uscita ad effetto, delle mie: “Perdonatemi, ma vado via, forse è meglio. Anche se proprio non capisco cosa mi abbiate fatto venire a fare? Forse vi bastate così, o forse non dovevamo fumare. Vabbè, addio”. Con un tono ingravescente al limite dell’urlo. Raggiungo di corsa l’ascensore e quando le porte si aprono nello specchio ci sono io, distrutto e prossimo a una crisi isterica, con le fottute Crocs ai piedi.
Che il cielo mi fulmini, e adesso? Non posso mica lasciargli le mie Converse? Con molto poco tatto mi attacco al campanello, mi aprono lascio le ciabatte quasi a lanciargliele e mi riprendo le mie scarpe. Si, lo ammetto mi sono sentito davvero Carrie Bradshaw. Senza dire una parola, ma con un bel vaffanculo per loro due in mente. Conclusione: le coppie gay hanno sicuramente dei problemi. O forse no. Forse è complicato gestirsi in coppia, e l’impegno è sicuramente maggiore. Non voglio essere bacchettone, perchè non lo sono, ma possono essere questi gli esempi che dobbiamo avere davanti delle coppie gay? Non del tutto. Eppure, statisticamente, in molti prediligono il sesso a tre (ed oltre).
Io a questo punto sono sempre più convinto di quello che non voglio, e sicuro che quel Principe di cui sopra deve avere sicuramente tanto da fare al momento. Ma ve ne parlerò in un’altro post. Preferisco lasciarvi tirare le vostre conclusioni, le mie sono decisamente amare e poco eleganti. Per lo meno, e anche grazie al cielo, ci sono coppie affiatate, e ben collaudate che mi danno la speranza. Che quella poi è sempre l’ultima a morire. Finchè…
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Quando ammetti il problema, stai già guarendo


Quando arriva settembre si crea un meccanismo mentale secondo il quale bisogna perdere peso, andare in palestra e rimettersi in forma. Merda, ma che senso ha? Posso accettare che un discorso del genere mi venga fatto a gennaio. Ok. Anno nuovo, vita nuova. Ci posso anche credere. Ma perché a settembre? Non ha molto senso. Se a settembre i miei avi migravano verso la montagna per la transumanza, perché io dovrei andare in palestra? Esiste una connessione mentale? E poi perché a settembre tutto dovrebbe ricominciare da capo. Di nuovo? Anzi. Ad essere sinceri sono anche ingrassato un po’. Lo so. Ma sono giusto un paio di chili. Tre, per l’esattezza. Almeno, credo. Spero.


Se consideriamo che sono stato in ferie per un mese, bè tre chili non sono niente. Se consideriamo soprattutto che per un mese ha cucinato solo ed esclusivamente mia madre non sono niente. E voi, vostro malgrado, non conoscete Giuliana. Ma qualche giorno fa, appena tornato a Roma dalle vacanze ho rivisto il mio trombamico numero uno. Ovvero Dickhead. Non è un caso che si chiami così. Non per che sia una testa di cazzo. E’ che è solo un enorme grosso pene attaccato ad un uomo. E non viceversa, che sia chiaro. Dopo avercela spassata alla grande, e averne fatte di ogni, mi da una pacca sul culo e mi dice, parole testuali: “Il tuo culo mi fa impazzire. Guardalo come sta su. E’ pazzesco”.


Pausa. Che poeta, penso. Però, almeno, per la soddisfazione avrei anche potuto ballare e danzare tutta la discografia delle Spice e metterla su YouTube. Ma Dickhead non si è limitato a un complimento. Affatto. Ha continuato a parlare. “Certo che se andassi in palestra, saresti un bono da paura”. Si alza e se ne va in bagno. Pausa. Decisamente drammatica. Mi accendo una sigaretta, nonostante in casa sua ci sia assoluto divieto assoluto. Torna poco dopo, mi guarda serio, e chiede: “Ma cosa stai facendo?”. “Scusa, dovevo fumare”, mi giustifico. In realtà mi era salito un nervoso tale che se non fumavo lo prendevo a calci. Così rassodavo il suo, di culo. E sti cazzi le sue regolette del cazzo.


Aspiro l’ultimo tiro e spengo la sigaretta. Mi scuso, e insisto: “Scusa, quindi sono un cesso a pedali con un culo pazzesco?”. Lui mi guarda, e finalmente realizza la cappellata detta qualche minuto prima. Subito cerca di metterci una pezza. “Ma no, mica sei un cesso. Affatto. Piccolo lo sai che mi fai impazzire, e come scopo con te non scopo nessuno”. Piccolo? Ti sembro piccolo? Ho 27 anni. E tutt’al più tu sei quello grande. Vabbè è tipo un metro e novanta ed ha 38 anni. E sappiatelo odio quelli che ti dicono piccolo. Piccolo un cazzo. E poi tu mi scopi? Fino a prova contraria quell’affare enorme, duro e pazzesco (mi duole ammetterlo, anzi, forse mi duole anche altro se ci penso) lo faccio sparire io.


Per cui, tutt’al più sono io che ti scopo. Visto che la fatica la faccio tutta io, ma questi sono solo dettagli. Mi alzo di scatto, raccolgo i miei vestiti e faccio per andarmene. “E su adesso che fai? Non dirmi che te la sei presa?” mi chiede stupito. Certo che me ne vado, vorrei urlargli nelle orecchie. Invece, mi affretto a dire “No, non me la sono presa, però non sei stato né carino né spiritoso. Insomma è tanto che ci vediamo, mi conosci. E sai che queste cose mi fanno innervosire. Se io ti dicessi che sei carino, ma per avere 38 anni non sei al massimo della tua forma? Cosa mi risponderesti?”. E sono stato gentile. Dovevo parlargli delle sue enormi maniglie dell’amore. Credetemi, enormi. Bingo. Colpito e affondato.


Finito di vestirmi mi sono avvicinato per salutarlo, “Ciao. Buona serata” e gli ho dato un bacetto. Lui mi fissa, serio, mi stringe in un abbraccio e mi sussurra all’orecchio “Scusa, non volevo offenderti”. Ok. Annuisco, mi stacco e faccio per uscire. “Dimmi che non finisce così?” dice infine. Un attimo. Fermi tutti. Cosa dovrebbe finire? E’ iniziato qualcosa? Ci siamo mai visti, chessò, per passeggiare in un parco? Chiacchierare? Andare al cinema? E’ iniziato qualcosa? E se si, cosa di grazia? Ci vediamo sempre e solo o da me o da lui per trombare. E questo è un rapporto? Una relazione? Non mi sembra. Sto per sbottare in un mega sbrocco. Ma poi mi blocco. Contegno.


Abbozzo un sorrisetto, e dico sicuro: “Non lo so, sentiamoci però”. E addio. In metro ci ripenso a quello che mi ha detto, e concludo che forse ho un po’ esagerato, ma mi andava così. Insomma sono pieno di insicurezze già di mio, me le devi far venire anche mentre trombiamo? Di solito ad una bugia preferisco sempre una verità. Anche se scomoda. Ma andiamo non mi pare proprio di essere un cazzo di cesso a pedali. Affatto. Ho i miei difetti, come tutti. Ma non penso di non essere giusto così come sono. Mi metto a leggere per distogliere l’attenzione da questo scazzo giornaliero, e quando torno a casa mi peso. Giusto per curiosità. Ok, non ho motivazioni per farlo, ma lo faccio. Va bene?


Con sorpresa scopro di pesare due chili in più di quello che ero. Pensavo tre, almeno. Ma che cazzo, solo Mel B perde perso scopando con il marito? Ok. Decido che è arrivato il momento di smetterla di abusare e di dipendere dal cibo e di dedicarmi ad un’alimentazione sana, corretta e senza più zozzerie. Basta alcool, nutella e tutte le schifezze che mi circondano. Sarà difficile. Lo so. Che sia chiaro, non per Dickhead. Assolutamente no. Ho anzi deciso che non lo vedrò più. Per me stesso, perché so quanto valgo, e so anche che riuscirò ad avere anche un aspetto decente all’esterno. Anzi. Devo. Si, ecco. Anche se però, mi piacerebbe che un giorno arrivasse qualcuno e mi volesse così, come sono. Utopia?

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Sesso da fiction. Anche se poco fiction.



Dunque, dunque. Qualche tempo fa, mentre vi narravo del Signor Bollore, non ho potuto fare a meno di introdurvi un nuovo e devastante omone che entrato nella mia esistenza. E non solo. Mi sono finalmente preso il tempo giusto per rielaborare nella mia mente tutto quello che è successo, ed ora metterlo nero su bianco e darlo in pasto ai posteri. Io e Doug Ross (citazione altamente colta), ci siamo conosciuti tramite un amico in comune. Io e questo suo amico chattavamo da tempo, e da tempo l’argomento principe riguardava sulla possibilità di incontrarci per una sana scopata. Dopo molto tempo però né io e né tanto meno lui avevamo ancora concretizzato l’incontro perché sostanzialmente non ci andava.


E non chiedetemi il perché. In una giornata particolarmente noiosa, però, mentre aprile ci regalava l’ennesimo giorno di pioggia battente, in cui io avevo sostituito la Bronstein mobile con la canoa di servizio, ecco che mi arriva la richiesta di aggiungere ai miei contatti Doug Ross. Ok, l’accetto. Un po’ scettico a dire il vero. Ma che diamine, non posso chiudere le porte. E anche il resto. Penso tra me e me. E così comincio a chattare con questo fantomatico personaggio, che non solo mi adora, ma intende approfittare spudoratamente delle mie regali terga. Nonostante però lui viva a Milano. Dettagli penso. Sempre e solo dettagli. Che adoro tralasciare, ma di fondamentale importanza, a volte.


Nel caso specifico, forse, un po’ di più, visto che vivo a Roma. Ma tant’è. Da aprile il tempo vola, e arriviamo a luglio. Abbiamo chattato tantissime volte in questi mesi. Ci siamo visti in cam. Tutto. Abbiamo intrapreso argomentazioni anche molto serie, come la voglia di trovare una relazione stabile. Convivere. Altre meno. Come il sesso. Il cyber-sex (che a me non soddisfa per niente), il dirrrty talking giusto per e chiacchiere persino su quanto ci farebbe piacere fare una scopata a tre con Fabrizio Corona. Non chiedetene il motivo. Non lo so, ma dopo che l’ho visto in Videocracy, a me Corona ha cominciato a fare sangue a manetta. Fino a che, dopo la totale delusione per il Signor Bollore, il mio msn trilla.


E trilla sesso. Da tutti i pixel. Lui esordisce baldanzoso. “Sono a Roma. Devo vederti”. Io ero a casa, solo, a convivere con il caldo soffocante di luglio e tipo 1874 zanzare che si cibavano inesorabilmente del mio corpo. “Ok”. Digito senza riflettere. “Vieni.” E batto invio, ancora più avido, e voglioso. Nell’attesa di pregustarmi Lui, arriva dopo circa venti minuti, e lo accolgo in shorts visto che ho fatto giusto in tempo a farmi una doccia. Sulla porta di casa mi perdo immediatamente nei suoi occhi azzurrissimi, e comincio a svalvolare un pochetto. Gli offro un succo all’arancia come antipasto. Ma lui decide inesorabilmente di ficcarmi la sua enorme, lunghissima lingua in bocca. Io quasi soffoco, ma mi piace.


A me mi non si dice penso. Ma sticazzi, va. Mi abbraccia, mi stringe e mi bacia benissimo. Le sue grandi braccia, cingono la mia grande vita. E si appropriano indebitamente delle mie chiappe. Io, sotto lo shorts non avevo nulla. Noto il suo ghigno godurioso, e mi si avvinghia sussurrandomi nell’orecchio “Ti voglio”. Io me ne compiaccio, e lo guardo senza proferir parola. Adoro la suspense in momenti del genere. Tanto con la mossa dell’intimo assente lo avevo già fatto mio. Mi prende, e mi alza fino ad appoggiarmi sul bancone da bar che domina la mia cucina. O sarebbe meglio dire il mio angolo cottura, che rende di più. E comincia a farmi un mega succhiotto sul collo, mentre si libera dei suoi vestiti rimanendo in slip.


Slip che sembrano quasi la sagra della salsiccia. E non fatemi spiegare perché. Decido che non devo ancora cedere, e che voglio assolutamente dell’altro petting, appassionante, deciso e soprattutto che d’ora in poi non potrò fare a meno della sua possente lingua. Insomma io non so davvero se la lingua è direttamente proporzionale alla grandezza del corpo. Ma qui stiamo parlando di un omone di un metro e novanta. Cioè se il pisello era almeno venticinque centimetri, la lingua doveva essere almeno chessò, un metro? Una roba che mi ha fatto impazzire. E poi, signori, sarò scontato, ma le mani? Vogliamo parlare di questi enormi manoni di mezzo metro che mi toccavano ovunque? Io volevo morire, lì.


Ma più che morire, era arrivato il momento di passare in camera da letto. Dove ho finalmente notato il suo enorme tatuaggio sul polpaccio sinistro. Non so che diavolo di roba cinese era. Ma con sto polpaccio muscolosissimo non potevo fare a meno di inginocchiarmi e leccarglielo. E così, in un tripudio di sensi, e voglie, e lingue e caldo devastante la mia lingua è partita proprio da lì, per salire, poco a poco e raggiungere il suo enorme, esaustivo e molto duro pene. Che stava tipo per rompere la molla dello slip. Di lì a poco, si passò ad un intervista, molto personale, ovviamente, e lunga che mi ha soddisfatto molto, e che lui ha apostrofato con le parole “Tu sei un maestro!”.


Robe che mia madre sarebbe davvero soddisfatta di me. Ma tipo dopo venti minuti, avevo voglia di vedere di nuovo all’opera la sua lingua, e così, l’ho provocato. Gli ho chiesto se la sapeva usare anche per fare altro. Ovviamente, figuratevi se glielo dovevo dire. Con le sue manone Doug mi ha preso le regali terga e le ha avvicinate a se, facendomi finalmente capire che si, esiste un cazzo di essere umano che sa fare dell’ottimo rimming. E in maniera del tutto instancabile. Per circa dieci minuti sono stato lì lì per aprire la finestra e buttarmi nel giardino di fronte a nuotare nudo nell’erba, felice. Ovviamente, l’ho lasciato continuare, fino a che mi ha avvicinato di nuovo a se per una nuova mega pomiciata.


Durata circa ottantasette minuti. In cui io ho sperato vivamente che tipo in qualche modo potessi rimanere in cinta di lui, così da incastrarlo per sempre. Ma evidentemente era impossibile. Lui, Doug Ross, ne voleva dal mio deretano. E lo voleva tutto per se. Io già avevo il terrore. Insomma quella roba lì, così enorme, così vogliosa e anche un tantinello aggressiva non la vedevo affatto entrare in armonia con il mio io di cui sopra. Per cui, eseguiti i passaggi importantissimi di inserzione del profilattico, e successiva lubrificazione di tutti gli attori posti in essere nell’atto, zac, Doug mi ha fatto capire che ne aveva di bendonde. E che ecco, se lo poteva permettere.


I successivi sei minuti e trentasette secondo sono stati i più lunghi della mia esistenza. Io oramai sembravo una gravida pronta a sputare un feto dalla bocca, sudata all’inverosimile con le doppie punte e i capelli cotonati. Indeciso se urlare e ballare Waka Waka, la Macarena e un successo a caso di Heater Parisi, mi sono riservato di pensare a qualsiasi cosa mi facesse stare meglio all’istante. Ovvero una borsa di Prada, un caffè con Victoria Beckham a Londra, l’iphone quattro, un pc nuovo. Nulla. Io stavo bene, ma avevo solo un grande fottutissimo dolore. Deciso che ne avevo abbastanza ho stoppato Doug e gli ho detto di lasciarmi respirare, visto che di lì a poco forse sarei potuto anche svenire.


Lui se ne ovviamente un pochetto risentito. Però nonostante sia un tipo abbastanza focoso, e anche molto autoritario è uscito ed ha assolutamente ascoltato la mia necessità. Per me, poteva anche bastare. Non ero venuto, ma avevo già la necessità di fumare una sigaretta. Lui dopo tre secondi di pausa in cui ha tolto il profilattico, ha ricominciato a baciarmi ovunque. Io ero in totale balia di lui, quando in me ha fatto capolino il pensiero che io, quel viso, l’ho avevo già visto. Dal fruttivendolo? Ferramenta? Veterinario? No. Ospedale. Era un medico. Poi penso. Mmmmmm. Nooooo. Ma questo è il dottore di Terapia D’Urgenza!!!! Decido che dovevo scoprirlo subito. Immediatamente.


“Scusa, devo andare un secondo in bagno, mi devo dare una rinfrescata” dico senza troppi pensieri. Manco fossi una vecchia che sta all’opera a vedere la Carmen di Puccini. Vado in bagno e con l’iphone trovo su google le foto del cast, e BINGOOOO! Eccolo il mio Doug Ross nelle foto di scena, ancora più bonerrimo di come l’ho lasciato io sotto le mie lenzuola. Soddisfatto e fiero ritorno da lui, che nel frattempo ha preso ha masturbarsi con una certa violenza. Bè di li a poco immaginate tutti come sia potuta finire. No? E devo ammettere che non è stato affatto male. Anzi. Il Doug ci sa fare e anche molto. Finito il momento sessodefuresta, io mi fumo finalmente la mia sigaretta, e lui fa lo stesso.


Decido che devo sapere di più. Doug ad ogni mia domanda dribbla e rimette al centro la palla. Rimane vago e non entra affatto in nessun dettaglio. Fino a che si scuce, e mi racconta che vive a Milano, e che fa il montatore di fiction. Destino crudele, penso. Io parto diretto, “Ma non è che fai pure qualche fiction?” mi sento domandare manco un grillo parlante di merda. Lui nega. Ma leggo agitazione nei suoi occhi. E non capisco perché. Divento più dettagliato, ma lui nega ancora. E più visibilmente agitato. Mi chiede se può usare la toilette, e in meno di dieci minuti è già fuori che fugge a gambe levate. Ci scambiamo numeri, e ci dedichiamo all’ultima pomiciata.


Io rimango sempre più convinto che sia quel dottore li. Lui nega e stranega ogni suo tipo di coinvolgimento nel mondo delle fiction. Io che ovviamente non ci credo, lo vedo rivestirsi e salutarmi di gran lena, manco dovesse andare a un meeting del fan club ufficiale di Laura Pausini. Io rimango, estasiato ma un po’ disturbato dal suo fuggi fuggi. Qualche tempo dopo (metà agosto) su msn mi comunica che vuole rivedermi. Io digito lo stesso, anche se quel mega arnese mi devasta solo a pensarci. E chi gliela fa. Rimandiamo tutto a settembre, quando io sarò tornato e lui starà per ripartire. Ma come tutti sapete, settembre è arrivato, ma io sono ancora qui, in Abruzzo. E spero vivamente che lui rimanga ancora un po’ a Roma. Perché a me, un medico a fianco, ci sta benissimo. Meglio se di fiction. No?


Ennamo, va va.

Pubblicato in: bella gente, Drammi, faccialibro, Gay Village 2010, il pisello odoroso, il Signor Bollore, interviste, movenze pop, mucca, pomicio party

Una calda serata, e poi, il Signor Bollore! Eccolo qua!

Ok. Lo ammetto. Riesco a mettermi nei guai manco fossi un bacillo di citomegalovirus. E chiunque non lo conosca, credetemi, è fortunato. Ma andiamo con ordine, altrimenti questo capitolo della mia esistenza vi apparirà più contorto e sgrammaticato che mai. L’antefatto. Qualche tempo fa in una calda domenica di luglio io ed un amico siamo andati a casa di altri amici per espletare dei lavori tecnici. No, non era un’orgia. Lavoro. Giuro. Lì nella quiete di quella casa nella semi-periferia romana in costume e ciabattine si agitava la mia prossima vittima. Ovvero, il signor Bollore. Così chiamato per la sua vaga somiglianza a quel dottore più famoso. E poi perché, ecco, tanta roba.

Ma comunque in quel pomeriggio, a parte battutine, allusioni e simpatiche inutili wakalalas pre-finale dei mondiali non abbiam detto né fatto altro. Lui era lì, col il suo testosteronico corpo e la sua simpatia contagiosa che faceva commenti a quello e quest’altro che io dicevo con i miei amici, poco più in là nel salotto. Particolare da non sottovalutare, è che il signor Bollore è plurifidanzato. Ma questo è un dettaglio che io voglio assolutamente tralasciare. L’ho promesso quello stesso pomeriggio a Ga, dopo l’incontro scontro con quel po po’ di ometto (e che po po’) che sarebbe stato mio. Anche se i dettagli del come, dove, quando e soprattutto perché mi erano sconosciuti. E sottolineo perché.
Ma il tempo, si sa, è tiranno e le due settimane successive sono volate, settimane in cui io non l’ho minimamente sentito, non che a dire il vero ci abbia pensato chissà quanto. Infatti mi sono ben volentieri intrattenuto con uno stallone, molto noto agli appassionati di fiction, poiché attore di una nota serie tv, che oltre ad averne di bendonde, è anche un manzo inaspettatamente porcelloso proprio come piace a me. Anzi, gli piaccio pure io. E credetemi, son stati pomeriggi davvero molto caldi sotto le mie lenzuola, e non solo. Ecco. Ma di lui vi dirò in maniera più approfondita nel prossimo post. Fino a un giovedì notte in cui Annabelle Bronstein e il signor Bollore in una vaghissima chattata faccialibriana di pochissimo conto hanno scambiato un numero di telefono. Ovvero lui ha preso il mio.
Senza successo però. Lui non si è minimamente interessato a quelle dieci cifre magiche che unite compongono il mio numero. Un numero verde quasi per la sua semplicità. Forse non ha capito bene come digitarle sul suo telefono, penso. Ecco perché adoro avere un menù vocale richiamabile dal mio iphone. Ma questa è un’altra storia. Un po’ deluso da quel suo non cercarmi il sabato sera (scorso) è arrivato e i miei amici mi hanno proposto un’economicissima serata Muccassassina alla festa dell’Unità. Arrivato lì, devo essere sincero, mi sono un po’ rotto le balle, perché il rimorchio era assente, e il dancefloor talmente affollato da rischiare di divertirsi parecchio. Abbandonata quella bolgia, però il mio occhio, lungo si è fermato dietro il palco.
Lì, come parte integrante dello staff, giaceva il mio signor Bollore, che se la intendeva con la qualunque. La serata ha acquistato un sapore totalmente diverso. Ho cercato di introdurmi clandestinamente in quello spazio riservato, ma nulla. Quei buzzurri non erano a conoscenza di chi io fossi. Fottetevi. Allora mi sono messo di punta e ho atteso. Alle 2 passate finalmente l’ho avvicinato e invitato a bere una cosa. Ovvero io ho bevuto un simpatico negroni molto alcolico. Molto. Lui una cosa davvero analcolica che il solo nominare mi fa vergognare di essere ciò che sono. I discorsi diversi, he non vi sto a dire, però hanno cominciasto a scricchiolare su una sua frase che mi ha destabilizzato molto. “Si vede che ti garbo una cifra”.
Mmmmm. E io a ruota libera. “Certo. Mi piaci. Una cifra adesso non mi pare. Insomma manco ti conosco. Comunque io sono una persona molto diretta e sincera. E devo ammettere che si, mi piaci.” Insomma era chiaro che lui aveva un’alta considerazione della sottoscritta. Ma il dramma è sempre dietro l’angolo. E le sue parole successive sono state devastanti: “Be’ io ho un po’ lo spirito della crocerossina”. Ecco le parole che mai vorresti sentire. Preso da un momento Kill Bill lo avrei preso a calci in faccia con qualche strana mossa di okuto o o balletto dannatamente pop per stenderlo. Ho subito pensato, ma questo da dove ci è venuto. Se qui c’è una crocerissina, quella sono io.
E comunque non mi pare affatto di necessitarne. Affatto. Dopo questa scivolata, io mi sono ripromesso di non osare alcun che. L’ombra del suo ragazzo c’era e si avvertiva anche molto. Ma io volevo che fosse lui a tendermi una mano. E lui, suo malgrado ha teso qualcos’altro. Non vi spiego cosa, ma era molto interessante. E lo ha teso là. In public. Io quasi viola, rossa e fucsia ci ho messo una mano sopra. Taste is better, you know. Ma a quel punto di cosa altro avevo bisogno? Sciolta come una cavalla pazza e vogliosa l’ho trascinato dietro il casotto ristorante e ci abbiam dato giù di limoni e valalas vari.
La cosa stava andando al top, per quel che mi riguarda, fino a che il nostro libidinoso momento è stato interrotto. Un rumore sordo proveniente da una frasca. Ussignur i paparazzi!!! Ho pensato. Invece no, si trattava di un’orribile ominide tappo e con la patta all’aria che stava lì di fronte a noi e ci guardava. Un po’ per quest’inavvertito colpo di scena, o forse perché era davvero tardi, o forse perché era solo una palla al balza che il signor Bollore ha schiacciato e la cosa è morta lì. Sul nascere. E io avrei preferito lapidarmi là, alla festa dell’Unità, dietro quel casotto con la voglia di farne di ogni, e invece. E invece mi sono accontentato. Mi sono fermato. E lui è tornato nel backstage.
Poco dopo l’ho raggiunto e l’ho salutato ed ho preso il suo numero. Perché insomma, per lo meno, così, se lui non dovesse più fasrsi vivo avrei modo di insultarlo. Per lo meno. Domenica ero tranquillo. Lunedì sorpreso. Martedì mattina sono incappato nel faccialibro del suo ragazzo, e mi sono innervosito. Insomma vederlo come vorrei che fosse con me insieme ad un altro ti fa rodere il culo. E al quanto. E se quel culo soprattutto ne volesse di più, bè ecco il rodimento aumentare a dismisura. Ho cercato di farmela passare su consiglio del mio io più nascosto. Ma alla fine ieri sera, alle 23 ho ceduto. E l’ho chiamato. Insomma come dire una telefonata glaciale.
Una telefonata, che se fosse stata fatta al 190 saremmo stati più amici. Ho avuto la vaga impressione che stesse facendo qualcos’altro. E infatti si stava preparando per andare dal suo “fidanzato”. Si proprìo così. Così lo ha definito. Io volevo quasi evirarmi per telefono . Cioè non attraverso il telefono, ma proprio fisicamente parlando. Anzi fisicamente facendolo. Però vabbè. Io ho ovviamente fatto finta di nulla. E così ho aperto il discorso più vago possibile. Ovvero che hai fatto oggi? Ehm… Io: “Sono stato in centro. Si avevo bisogno di fare delle cose. Si. Ah. Domani parto. Vado in provincia di Pisa. Poi a Padova. Poi torno a Roma venerdì”. Tutto detto con molto trasporto da parte mia.
Lui mi ha biascicato in quattro parole la sua giornata, senza troppo emozionarsi. Io ho convenuto con dei emh, ahhhh, si?, senza dargliela troppo vinta. Ho pensato che così andava bene. Ma il clou è arrivato sulla conclusione. Gli ho ricordato che aveva il mio numero di telefono, e che se voleva poteva chiamarmi. Lui mi ha risposto semplicemente che se non mi avesse chiamato lui, bè lo avrei fatto io. Ah ecco, qua. Il signor Bollore se la credeva e anche tanto. Insomma signori ho davanti un vero osso duro. Ma lui ha davanti Annabelle Bronstein. E forse in durezza e cocciutaggine vinco io. Io.
Comunque ci siamo congedati con i nostri impegni futuri. Ovvero lui va su al nord per lavoro, io pure vado a nord, ma torno venerdì a Roma. Lui non tornerà. Forse non prima di settembre. E secondo voi io devo aspettare il settembre prossimo venturo? Ma siamo pazzi? Io sono pur sempre Annabelle Bronstein, e so come muovere le cose a mio favore, facendo credere al signor Bollore che in realtà sia lui a gestire l’affaire. E così sarà. Fino a nuovo ordine saranno ridotti i contatti, di ogni tipo e genere. Soprattutto da parte mia. Ho deciso che se lo richiamerò io lo rifarò a ferragosto, giusto per sapere come lo passerà. Ma questo weekend forse, ho una mezza idea di raggiungerlo a sorpresa. Giusto per non contraddirmi per niente.
Avevo omesso un piccolo particolare. Piccolossimo. Il signor Bollore teoricamente potrebbe leggere questo post. Ma io, me ne sciacquo ovviamente le balle. Ok? Ok? Ehhhhhhhh? Si, ok.

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Se lallero!

Secondo voi questa giornata ha un senso? A mio avviso no. Mi sono svegliato. Sono andato a lavoro. Sono tornato. Mi sono docciato e sono andato al Coming con Guy e Ga. Vabbè diverse decine di muscles si erano dati appuntamenti nella famosa Gay Street un pò per umiliarci e un pò per farci salire l’ormone alle stelle. Nonostante sia Guy che Ga stanno dedicando tanto tempo alla corsa nei parchi e anche allo smaltimento dei grassi in eccesso, io no. Assolutamente. Per questo mi sono mangiato nell’ordine due mega porzioni di insalata di riso a cena, un ghiacciolo all’arancia, un cremino, un cappuccino di crema al cioccolato (da Gigi ovviamente) e ben due fagottini al cioccolato. Ottimo. Ma tutto sto abbuffaggio a uffa non ci ha distolto dal discorso del giorno. Ovvero sesso solo fine a se stesso, oppure sesso ad uso e consumo di un amore con la A maiuscola? Io sono per il sesso se mi va visto che l’amore al momento non si vede. Anzi. Direi che proprio non ce nè. La cosa che mi delude delle argomentazioni di cui sopra è che se fai solo sesso ad uso e consumo dei tuoi ormoni passi inevitabilmente per una persona vuota e porcella che ne ha di bendonde solo quando succhia un uccello. Anzi passi proprio per una puttanella. Si scusate il francesismo. E questo perchè una scopata del genere si conclude sempre e comunque con un maledetto ciao (citazione lesbica!). Ma io sono così. Per passare sopra a tutte le insicurezze che quotidianamente mi affligono mi accontento anche e soprattutto di una scopata touch&go, senza conseguenze, lallero, per l’appunto. Guy non è d’accordo. No no no. Lui dice l’esatto contrario, che abbiamo interessi, siamo intelligenti carini e simpatici e che è troppo riduttivo accontentarsi di un touch&go, insomma svenderci ai saldi manco fossimo sciarpette a righe della stagione passata alla Upim. Ecco anche perchè è da un pò che Guy non si dedica alla pratica più antica del mondo. Ma allora dove sta la ragione? Secondo Ga nel mezzo. Lui ha un ottimo rimedio per farsi passare la voglia. Guarda i boni e succhia un ghiacciolo come se stesse succhiando ben altro. Ne ha di bendonde. Ma a parte questo è più verso Guy, pensa che sia giusto far capira all’altra persona che si è qualcuno, che oltre al sesso si può dare di più. E bisogna conoscersi e parlare. E proprio in questo mega e aggrovigliatissimo discorso si insinua la solita conclusione che tutto ciò è creato dal mondo internet. Chat, faccialibro, myspace e tutti i cazzo di network dove te la scopi con un clic. E fin qui può essere. Ma Guy è fomentatissimo. Lui dice anche che se i ragazzi non si avvicinano più è perchè non ricordano più la cara e vecchia comunicazione verbale. Io ci metto anche quella non verbale che fa sempre sonocoltoenehodibendondeanchesetirodeammetterlo.Se,lallero. Però un pochetto è vero. A me non mi si avvicina mai nessuno. E questo dovrebbe farmi riflettere. Ma anche riflettere al contrario, che forse il problema è generazionale, e non è detto che sia solo ed esclusivamente colpa mia. Se no che senso ha incontrare uno che su faccialibro ti scrive mail su mail e poi dal vivo non ti saluta. E io ovviamente, che sono Annabelle Bronstein di certo sto ad aspettare che tu mi saluti. Per cui lallero. Comunque, ritornato a casa alle 2 passate, dopo tutto sto abbuffo di cibarie varie, e discorsi che ancora mi frullano in testa, apro il maledetto mezzo internet di cui sopra perchè non ho sonno. E su messengere mi vede tale Attivo83, che oltre a stimare per la fantasia nella scelta del nick, mi stupisce perchè mi telefona seduta stante. Io rispondo. Cominciamo una simpaticissima conversazione sull’argomento di cui sopra. E non so neanche io perchè. Se, lallero. E dopo tipo un ora al telefono me lo ritrovo dentro casa. Lui un pò come Ga, crede che la verità stia nel mezzo, ma al posto di leccare un ghiacciolo, bè ecco brucia l’ormone pensando bene di leccare qualcos’altro. Se, lallero. Vabbè, ci siamo dati al sesso quello più spinto. Un pò ovunque. Sul divano, sul mio letto, in bagno. Per terra in camera. Sul ballatoio. Na cosa da circa due orediseguitoininterrottamentesenzarespirareneanche. E proprio lì, mentre mi facevo strombazzare che lui mi sconvolge un attimo, cambiando il gioco. Passa la mano e dall’attivo che era diventa passivo. Per cui io attiveggio. Se, lallero. E l’attività mi sorprende. Mi piace. Godo. Ed è praticamente la prima volta che lo faccio con risposta positiva. E capisco. Capisco il concetto di Guy e Ga in una nano secondo. Io me lo sono scopato ed ho goduto molto di più che se fosse stato, come al solito, il contrario. Questo oltre a gettarmi nella più imbarazzante e sconvolgente riflessione su me stesso, perchè fino ad oggi io sono stato sempre passivo e anche molto convinto di esserlo, mi fa sentire diverso. Che casino. Già sono diverso. Nella mia diversità, si conclama un’altra diversità. Adesso tutto è cambiato. Mi sento maschio. Mi sento soddisfatto, come poche altre pochissime volte in passato. E forse entro in una nuova fase della mia esistenza. Io scopo da Dio. Anzi me lo scopo per essere preciso. Lo devasto. E mi devasto anche un pochetto io. E poi quando finiamo e ci dedichiamo a simpatici giochi acquatici sotto la doccia lui mi fa una domanda. Che in passato avrei fatto io quando una scopata va alla grande. Ma che poi io non ho mai fatto perchè sono insicuro e perchè una risposta negativa mi farebbe cancellare anche la migliore delle scopate. Mi chiede se mai ci sarà una seconda o una terza volta. Anzi ci tiene a sottolineare che lui di solito non fa scopate touch&go, anzi ha solo trombamici. Si è per questo che alle tre di notte ti sei presentato a casa mia. E io rispondo, freddo, distaccato mentre mi asciugo un secco e sonoro “NO”. E motivo: “Non credo proprio che ci possa essere un’altra volta. Sono uno che ormai si è un pò stufato di far finta che queste cose vadano bene. Io voglio innamorarmi. Voglio potermi fidare di una persona. Voglio potermi sbrodolare col gelato. Ed essere sicuro. Sicuro che quello che sono io va bene a lui. E lui lo stesso di me. E tu non mi sembri il mio tipo giusto in questo. Senza offesa, ovviamente.” Lui sorpreso. Sorride. Sorride amaro, purtroppo. Mi saluta. Mi chiede di accompagnarlo all’uscita, manco abitassi in un palazzo di quattro piani, e lo congedo con una buona notte. Anche se la notte è quasi finita. E mi chiedo se per la prima volta sono stato me stesso, oppure sono stato solo molto cattivo. Alla fine Attivo83(anchesediattivohagiustoilnickname), non mi aveva fatto nulla. In tutto questo mi doccio, faccio un caffè doppio e metto nero su bianco questi miei pensieri. Adesso vi comunico ufficialmente che esco e vado a lavorare. E ne avrò comunque di bendonde. Se, lallero!