Pubblicato in: bella gente, Coming Out, faccialibro, Gay Village 2010, il pisello odoroso, il Signor Wilson, movenze pop, no sex in the city, Roma Pride

E’ arrivato il Gay Village. E non solo





E’ importante sottolineare che la ricerca di un +1 non è una cosa così semplice, come a dirsi. Anzi. Poi se a cercarlo sono io, bè la cosa si complica. Se il week end scorso avevo in testa Totò e pensavo a come conquistarlo, come un provetto ispettore di C.S.I. mi sono dovuto rimettere a studiare tutta la situazione. Se l’espediente faccialibro era naufragato senza risultati interessanti, le chiacchiere al Coming non lo hanno minimamente smosso, ho deciso di cercare di capire se c’era una vaga e remota possibilità di interessargli. Certo vederlo passare tutta la serata a parlare con il Damerino non ha di certo aiutato la mia autostima.





Il Damerino, come dice il nome stesso, oltre ad essere un damerino, è anche un bel topolaus che oltre ad avere un titolo di studio, un fisico scolpito, e sempre l’argomento giusto di cui discutere, però non pareva affatto avere lo stesso interesse che invece Totò palesemente dimostrava di avere per lui. Immaginate io che parlo a Totò, lui che non mi caga affatto, sorride annuisce e si rimette a parlare con Damerino. Mmmm. No. E io a fare da tappezzeria alle fratte del Village proprio non ci tengo. Così la mia unica ed ultima possibilità era quella di darci giù di movenza pop. Dannatamente. Ma poco dopo anche quella è fallita.





Insomma mi era chiaro che a Totò non gliene poteva sbattere una ceppa-leppa del sottoscritto. Accusato il colpo, ma non troppo, però le mie amiche mi facevano notare che Damerino, invece, faceva il provolo e non poco proprio con il Signor Wilson, e che forse anche a lui non ne era del tutto indifferente. Anzi. Insomma, una gran casotto. Intrighi, complotti e movimenti che neanche in una puntata della Signora in Giallo. Così, compresa la situazione ho fatto spallucce e me ne sono tornato su quel dancefloor, a trovare il modo di fare stare zitta la vocalist, che senza un minimo di vergogna continuava a disturbare la nostra serata.





E su quel stra-maledetto dancefloor, ancora una volta, ho convenuto che A il dramma è sempre dietro l’angolo, B sono perseguitato da una jella che manco Rachel Berry e C mio cugino, notoriamente eterosessuale, dall’Abruzzo era davanti a me che se la scoattava con una banda di lesbiche. Non che c’era da preoccuparmi. Voglio dire, si vede che sono frocio. Però non avevo le forze di fare ciance in quel contesto. Proprio no. Così mi sono abbassato e buttato in ginocchio. Giusto all’altezza del pacco de il Signor Wilson. Ma insomma mi ci vedete sul dancefloor del Village che mimo rapporti orali mentre cerco di non farmi vedere da mio cugino?





Le mie amiche però, ancora una volta, mi fanno notare che forse non è così etero. Insomma ha fissato un tipo muscoloso per tipo tre ore e mezza. E mi viene in mente che forse poteva anche starci. In testa mi ritornano le estati a casa sua, con filmini e giornaletti porno. E noi che giocavamo con Federica la mano amica, e qualche volta andavamo oltre. Ma è così semplice? Insomma nella mia famiglia, dal lato di mia madre ho già un cugino gay che vive in Australia però, (anzi convive con il suo fidanzato con il quale ha comprato casa) mentre dal lato di mio padre, non c’era ancora stato nessun’altro oltre a me ad avere interesse per la ceppa. Ma poteva essere gay anche lui?


Con questo atroce dubbio siamo fuggiti. A gambe levate verso casa. Ma prima ci mancava la conclusione degna. Ovvero il Signor Wilson che chiede il numero del Damerino a Totò. E Totò che gli fa brutto. Lì. In diretta. Senza aspettare la pausa pubblicitaria. In quel momento, ho capito, ancora più velocemente che non era più il caso. Non era affatto cosa interessarsi a uno come Totò che non ha la più vaga idea di chi possa essere io. E soprattutto manco gliene frega. Con il Signor Wilson scosso, ancora, per l’infelice uscita, abbiamo ripreso la macchina. E abbiamo convenuto che la notte, ci avrebbe dovuto portare consiglio. O per lo meno un piccolo suggerimento. No?



No.

Proprio nella notte mi sono trovato a pensare alla oramai strapresentatainateprima sigla del Village. E poi anche allo spot del RomaPride2010. Adesso andiamo per ordine. Sia il pride che il village sono organizzati dalla stessa associazione. Dalla stessa persona. Adesso non sto a dirvi quanto io mi possa sentire offeso, e non rappresentato dallo spot del RomaPride2010. Questo non vuol dire che io non segua Amici o Will and Grace. Affatto. Il punto non è questo. Mi potrei dilungare per ore a dirne di ogni a riguardo. Ma vi pongo in essere solo un piccolo tarlo. Si possono spendere milioni di euro per lo spot del Village, e tipo 7 euro per quello di un pride? E poi, la miglior risposta me l’ha data la mia amica Tata. “Questo è quello che succede quando si lascia spazio alle lesbiche. Vi siete fatti ridicolizzare. E non fate nulla. Niente. Ma se non ci pensate voi ai vostri diritti, chi ci deve pensà?”. Parole sagge. Troppo. Che non lasciano spazio a nessun’altro tipo di commento. Io comunque, al RomaPride2010 non ci sarò.

N.b. Perdotane ma lo spot del Village, è così esclusivo che non è su youtube, l’unica cosa che ho trovato è il video dell’anteprima, che be ecco, fa abbastanza cagare. Ma era giusto per rendere l’idea. Ecco. Si.


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Il Circolo. Totò. E una serata alcolica. Devastante.


Ovviamente cercare un +1 non è una cosa così semplice. Ecco perché è da un po’ che non scrivo nulla. Ma certo mai avrei pensato di dover combattere con l’ennesimo tipo carino, ma freddo e distante. Con il quale diviene difficile e complicato anche avere una semplice e basica conversazione. Per evitare questo mood ostico ho deciso di ricorrere all’amicizia su faccialibro. Adesso, io odio fare questo, perché si mette alla visione di tutti l’accettazione della stessa, e questo può solo scatenare ennesime ripercussioni a base di macumbe e sedute voodoo ai miei danni, da parte di quelli che sono amici ma forse neanche troppo. E aspettano solo questo.

Ma vabbè, non sottilizziamo. Ad amicizia accettata mi sono lasciato prendere la mano e proprio la sera del mio compleanno ho rotto il ghiaccio inviando un messaggio carino. Simpatico, funny, senza troppe pretese ne aspettative da parte mia. Una gran cazzata, per intenderci. Fatto ciò l’attesa si è mangiata il mio piccolo neurone. Lui non ha risposto fino a ben due giorni dopo. Lo scambio poi è continuato, ma quando io ho posto altre domande, lui non ha più risposto. Anzi, ha tagliato di netto la conversazione con un sonoro “Ciao!”. Accusato il colpo, ho deciso che faccialibro non poteva essere il modo giusto. Per cui, dovevo agire, dal vivo.

Così, venerdì sera, al terzo giorno in cui dormivo a malapena due ore a notte, e dopo 15 h di lavoro consecutivo ho aspettato Ga a casa, ho fatto un buon caffè e siamo partiti. Destinazione Circolo degli Artisti. Adesso, il Circolo d’inverno è impraticabile perché dentro fa troppo caldo, e la musica non è proprio il top, d’estate ha gli stessi identici problemi, ma un valore aggiunto, il fantastico ed immenso giardino. Giardino che ti permette di seguire chiunque senza essere troppo sgamato, ma non solo, perché permette vie di fuga riservate e veloci e anche, se la palla va in buca, di appartarti in maniera ottimale e discreta allo stesso tempo.

Considerati tutti questi fattori mi sono messo alla ricerca. Ovviamente non l’ho trovato affatto, fino a quando ho detto ad alta voce a Ga “Ma dove straminchia sta Totò???”. Eccolo apparire, di fronte a me, con il suo amico. Ovviamente mi aveva sentito. Avevo solo urlato il suo nome. Ho abbassato subito lo sguardo, facendo finta di nulla, e sorridendo sotto i baffi per l’imbarazzo, per poi rialzare lo sguardo e passare ai saluti di rito. “Dove sono gli altri?” mi chiede. Gli indico il giardino e gli comunico la necessità di assumere alcool. E via. Giusto il tempo di prendere qualche calcio e un pugno, e fare a botte con una bionda stronza, e un negroni era nelle mie mani.

Ritornato nell’angolo di giardino in cui ci eravamo sistemati realizzo che il dramma è sempre dietro l’angolo. Sempre. Il mio Totò era lì che chiacchierava, animatamente, con una checca chiacchieratissima con gli occhi azzurri da cuccioletto dolce e i capelli sfibrati. Ma andiamo tesoro, ma vai da Jean Luis David, e rifatti il look. Nel giro di qualche minuto ero pervaso da istinti omicidi un po’ per tutti quanti. Ma i drammi, non vengono mai soli, e puff, Mr. Music I Like appare e mi finisce a dare il colpo di grazia. Giacca, drink in mano, e la licenza di uccidere sento che non posso sopravvivere se non con un altro negroni in mano. Il primo era già finito.

Prendo cinque euro e li do alla Burina, comandandolo a dovere “Voglio il mio negroni. Ora. Svelto”. Lui mi guarda ed obbedisce. Ed ecco. Mr. Music I Like si avvicina, “Ciao” dice. “Ciao” dico. “Come stai?” dice. “Bene. E tu?” dico. “Bene. Pausa.” Via. Ha assolto hai suoi obblighi verso i me e si congeda. Come da routine. Nulla di più, nulla di meno. Io sorrido per scongiurare l’imbarazzo e mi ricordo immediatamente che dovrei prenotare il primo volo per Parigi e prendere parte al Festival delle Nuove Generazioni a Disneyland Paris. Insomma almeno lì, tra topi, principesse e paperi sarei capace di gestire e imparare una conversazione tipo. No?

Arrivato il mio secondo negroni decido che è il caso di berlo tutto d’un sorso e agire. Non posso essere lì, e far finta che il mio Totò non mi piaccia. Devo farglielo capire. Mi trascino appresso il Signor Wilson e la Burina e dico loro di dire cose intelligenti e spiritose. La conversazione però non lo interessa. Non la ricordo neanche io a dire il vero, ma la checca chiacchierata dai capelli sfibrati e sempre lì che se la parla. Grrrr. Ma cosa straminchia faccio. Eccolo, che si avvicina e mi attacca bottone. Sente che parlavamo di insicurezza e rapporti, e di quanto sia difficile relazionarsi.

Mi prende per il braccio, e mi dice “Anche tu sei insicuro e single?”. Andiamo. Ma cosa combini? Marchi il territorio? Preso da un momento di panico assoluto, reclamo la mia fetta della torta, e fingo. Fingo fino al midollo. “Andiamo. Io so chi sono, non sono affatto insicuro, è che quello che voglio al momento non c’è. E poi i gay non sono così insicuri, sono solo snob… Preferiscono nascondersi piuttosto che essere loro stessi”. Ma cosa stracazzo dico? Eh? Eh??? Totò ovviamente non mi degna di nota. Anzi, si riprendere il ragazzino e se ne rivanno a parlare in un angolo. Ma fottetivi.

Decido che devo darmi il colpo di grazia. La mia agitazione è alle stelle, e incappo di nuovo nello sguardo di Mr. Music I Like. Che da lontano mi guarda, ma nulla più. Comincio a pensare seriamente di avere le manie di protagonismo. Insomma, non può esserci solo uno scambio vago di convenevoli ogni volta. Mentre lo guardo penso che sia seriamente il caso di scolarmi il terzo negroni. E infatti finalmente comincio a stare meglio. Ma un pochino. Ritorniamo in quell’angolo di giardino, e comincio a ridere sguaiatamente a qualsiasi cosa venga detta. Realizzo poco a poco che sono ubriaco. E ne sono anche abbastanza felice. Almeno posso dire stronzate senza preoccuparmi troppo.

Poco dopo veniamo buttati fuori dai bodyguards e decidiamo che è il caso di andare a fare colazione. Devo mangiare assolutamente qualcosa e ci ritroviamo da Gigi, in piazza Camerino, al solito. Consumiamo. Anzi, mi abbuffo proprio. Me lo devo, ho avuto una giornata pesante. Essere ignorati da ben due bei ragazzi dopo una sfiancante giornata di lavoro non è mica da tutti. Dopo aver dato fondo a cornetti, cappuccini, cotiche e fagioli, pane e porchetta e fragole e panna, ci sediamo sulle panchine in piazza e puff. Arriva Totò e il suo amico. Ok. Adesso non ne posso più. Scambiamo qualche parola, su non mi ricordo cosa e passano 5 minuti 5 e fugge verso casa.

Prima però, mentre calza il casco mi regala un occhiolino con sorrisino e semimovenzapop annessa. Insomma. Quella era una movenza pop bella e buona. E tutti lo sanno che chi di movenza agisce, di movenza perisce. Dopo questo unico e minimo vago gesto finalmente riprendiamo la via di casa. In macchina io e Ga analizziamo la situazione, e conveniamo che non è arrivato affatto il momento di montarsi la testa. Louise di Saint Louise saprebbe cosa fare. Lei Totò a quest’ora se l’era già sposato. Io non riesco neanche ad attirare la sua attenzione. Arrivo a casa a stento. Gli occhi mi si chiudono e non riesco davvero a capire come ho fatto a guidare.

Ga parcheggia la mia macchina, e se ne va, intanto si è fatto giorno e una pioggerella a goccioloni mi bagna. Penso che non sia giusto che debba finire sempre così. Ma penso anche che è arrivato il momento di cominciare ad aprire la bocca per dire cose un tantino più interessanti. Sono assolutamente convinto che non tutto è perduto, anzi che siamo solo all’inizio, e che devo trovare un modo carino, e non troppo ossessivo/compulsivo per catturare la sua attenzione. Ma perché io ho paura? Perché quando mi piace qualcuno divento così stupido e pauroso? Decido di dormire, e di lasciarmi questa giornata pesante alle spalle. Sperando di trovare l’ispirazione. Si. Mi devo ispirare.

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Le paure e il Signor Wilson

Vi siete mai chiesti che cosa vuol dire rimanere soli? O meglio. Avete mai assaporato la paura che fa venire il solo pensiero di rimanere da soli? Lo so non è semplice rispondere a una domanda del genere. Soprattutto di lunedì. Ma io mi sono ben armato. Mi sono bevuto una bottiglia di vino bianco a pranzo. E questo perchè ci può stare. Comunque. Questo weekend ogni cosa mi ha fatto sentire la paura. Lo so. Andare a vedere Loredana Bertè al Gay Village, invece che fammi sentire un pochetto meglio, mi ha fatto solo deprimere di più. Insomma lei che pubblicamente sbrocca e fa capire a tutti che non sta per niente bene, ha buttato ancora un pochetto sotto le scarpe il mio morale. Ma non solo, quando mi sono allontanato per andare in bagno con Guy, al ritorno erano tutti scomparsi. Ga, Ciù Ciù, Tata erano andati via perchè erano stanchi. La paura. Ancora impercettibile. Ma presente. Così io e Guy ci siamo seduti e abbiamo parlato. Anche di quello che ci fa paura. E inevitabilmente risbuca la paura di rimanere soli. Piccola pausa quando abbiamo fatto il primo e forse unico gradito incontro della serata. Lui sarà nominato d’ora in poi come il Signor Wilson. Il Signor Wilson con il suo aereomobile ha fatto capolino nel mio cielo, e io da allora non riesco a togliermelo dalla testa. Ma questo è superfluo. Perchè tanto io non sono di suo interesse, e questo è bello che chiaro. Ma questo di certo non mi butta giù. Anzi. Il bello di quando ti piace qualcuno, e a lui non gliene frega una ceppaleppa, è che puoi essere te stesso, parlarci, e conoscerlo, e farti conoscere. Lui ovviamente ti apprezza. Perchè poi ti apprezza come persona. Come amico. E come tale poi tu devi permetuare la tua posizione. Senza poter esprimere un interesse che vada oltre l’amicizia. Ma l’amicizia, al momento non è tale. E’ una simpatia. Una conoscenza. Si tratta di una forte e riciproca simpatia. Laddove reciproca è una gran bella stronzata. E allora, non importa se sei costretto a fingere disinteresse. D’altronde io ci sono abituato. Ma così, facendo si torna al punto di cui sopra. Ovvero la paura. Ma la paura si cela anche nei silenzi. Nelle finzioni. Nel fingere che tutto vada per il meglio quando in realtà non cè niente che va per il verso giusto. Ma questo poi andrebbe approfondito troppo. La paura di rimanere soli non si è placata neanche quando era ora di tornare a casa. E così Guy ha deciso di venire a dormire da me. Lo so. Io l’ho capito il senso. Io l’ho capito che lui ha capito. Ha fatto il vago. Ma io l’ho capito. E l’ho apprezzato. Per questo sono passato a prendere le bombe alla crema e al cioccolato a Viale Angelico. Ma non ero l’unico ad aver avuto la stessa idea. No. Altre decine di pariolini ubriachi su 18 anni erano lì. E oltre ad avere ribadito in me il dubbio che le generazioni dopo l’83 probabilmente si sono cibate di qualche strana sostanza che li ha resi alti, muscolosi e torelli; mi sono chiesto cosa saremmo noi se non ci fossero i nostri amici. Quelli veri. Mi sono chiesto a chi diremmo i nostri segreti. I nostri pensieri. I nostri problemi. E tutti i nostri sorrisi. Bè, in un’attimo, in tutti quei pariolini squilibrati mi sono sentito un pochetto meglio. Io non sono solo. E fino a che ci saranno le persone che mi dimostrano il loro bene, probabilmente non lo sarò mai. Abbiamo ripreso tutto come niente fosse. I discorsi sul Singor Wilson, su quanto è carino e su quanto ho ben chiaro che probabilmente rimarrà solo un piacere a senso unico. Su quanto avremmo bisogno di una vacanza e su quanto al momento non ce la possiamo permettere. Così arrivati a casa ci siamo mangiati le nostre bombe e ci siamo addormentati. E senza troppe parole e senza troppi gesti io l’ho capito che la paura la posso avvertire, ma il dubbio me lo toglierà sempre. Sempre.