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Dolcetto o poracciaggine???

Avete presente questo spigolo? E’ lo spigolo del mio letto Ikea. Troppo basso e troppo in mezzo ai piedi per non sbatterci gli spizzelli ogni giorno. Quasi ogni giorno. Perché ci sono giorni in cui lo spigolo lo vorrei prendere a testate. Giorni in cui non riesco a dare una sequenza logica ai miei pensieri. Giorni in cui mi sono chiesto realmente quali siano le mie necessità. E sono sicuro, che in qualche modo, finalmente io le abbia chiarite. A me stesso, ad Annabelle Bronstein e a chi di solito mi ascolta delirare. Ma il delirio è solo una costante che accompagna le mie giornate. Che si palesa nel momento in cui io, non riesco a comprendere davvero perché alcune persone siano così dannatamente irreali.


Andiamo per ordine. Ho finalmente capito che il Signor Bollore ha un amante. Un amante troppo figo per competervi. Questo non vuol dire che io non mi senta figo. Affatto. Io sono molto figo per quel che mi riguarda. Ma ahimè non sono un Mister Gay Italia, e non ho alcuna fascia che mi cinge il petto. Non ho neanche un muscolo tonico. Ma questo non fa di me un mister qualcosa. Di tonico e allenato spero sempre di avere il cervello. E forse è proprio grazie a questo cervello che ho capito come stavano le cose. E’ servito un altro venerdì sera al Mucca per capirlo. Era palese davanti ai miei occhi, e a quelli di tutta la sala commerciale. Ma non dispero. Forse ho dato ancora una volta importanza a chi non se lo merita.


Però complimenti, fanno proprio una bella coppia. Per fortuna che sono una persona sportiva. Nell’animo. Perché nonostante i miei buoni proposito la mia dieta non decolla. Anzi. Proprio non la sto facendo. E’ forse questo è un altro motivo per cui io non mi voglio bene. Un altro dettaglio degli ultimi venti giorni riguarda il coetaneo assente dei Castelli. Dopo le sue ultime sole avevo deciso di non sentirlo più. Poi però mi sono lasciato convincere dalla Barbara D’Urso che è in me è gli ho dato un’altra possibilità. Abbiamo ripreso a sentirci al telefono. A scambiarci messaggi. Anche questa volta io gli stavo credendo. Ero lì quasi quasi per affezionarmi alla sua voce. Alle sue battute. Alla sua intelligenza.


Ma il lupo perde il pelo. E infatti il vizio di solare era lì, dietro l’angolo, come i drammi. Così siamo passati da un aperitivo che non si è più fatto. Un film, che non abbiamo mai visto. E una cena che nessuno ha mai cucinato. Quando si prevedeva la quarta sola, ho deciso di darci io un taglio, con un sms. Lo so, non si fa. Ma non mi si danno neanche 18457 sole in una settimana. Ed eccolo solo per voi, dopo un giorno di latitanza da parte sua: “Mi avrebbe fatto piacere sentirti e vederti. Ovviamente non è accaduto. E non voglio sapere neanche perché. Volevo dirtelo però”. Secondo voi mi ha risposto? Ovvio che no. Silenzio. E il silenzio di solito è più eloquente e chiaro di ogni altro bel discorso. Però, ve lo dico, lo apprezzato. Molto molto.


E poi veniamo al sesso. Questo mese ho fatto tanto sesso. Ho visto tante persone. Ho rimorchiato molto su Grindr. Su Gayromeo e anche su Bear. Alla grandissima. Avrò visto almeno cinque persone. Tutti e cinque carini. Che si sono descritti come attivi o versatili. E che appena arrivati, bè, erano evidentemente molto più passivi di me. Questo va benissimo, perché praticamente questo mese io sono diventato attivo. Almeno mia madre sarà soddisfatta di questo. Ma tra i tanti incontri deludenti, uno e solo uno è stato esaltante. Il Prof. quello della troppia si è preso un caffè con me. O meglio caffè sta per facciamoci una scopata. Io ovviamente non ho detto di no.


Grazie al cielo, anche la Troppia è finita. Dopo due mesi si sono accorti che non era una cosa tanto fattibile. Ah però. Una buona notizia finalmente. Diciamo che non me ne poteva fregar di meno. Perché ecco con Il Prof. è sempre molto bello fare solo una cosa. Lui ci sa fare probabilmente solo in quello. Ma vabbè cavalla golosa e soddisfatta ad Halloween, la festa di mostri, quindi la mia festa, sono andato al Muccassassina. Adesso io farò in modo che qualcuno del Mucca legga questo post. Perché vorrei fargli delle domande e porre delle questioni che a mio avviso sono molto importanti.


Capisco bene che c’è un Europride da organizzare e ci vogliono li pippi. Ma perché al Mucca devono entrare gli etero? Perché chi ha una fottuta tessera del Mario Mieli deve fare un’oceanica fila di un’ora e mezza al limite della sopravvivenza e vedersi passare davanti una marea di etero arapatissimi, una marea di frociarole parioline, e una marea di trans? Tutti poi che ci passano davanti. Che passano davanti ai tesserati. Questo è sempre stato un mistero per me. E poi perché fa riempire un locale all’inverosimile? Sono tutti quesiti che mi pongo, e che hanno solo una fottutissima risposta. Soldi. Money. Pippi. Dindi. Manderò una mail alla Praitano. Sono curioso, di sentire la sua risposta, se mai ci sarà.


Per il resto, finalmente ad Halloween la sala del secondo piano del Mucca ci ha regalato delle soddisfazioni. La musica era finalmente godibile e ballabile con annesse movenze dannatamente pop che hanno commosso tutti i presenti. Insomma finalmente eravamo tutti: io, Ga, Guy, Ciù Ciù e marito e Mauri. Eravamo del mood giusto. Ma appena arrivato sul quel dancefloor. Appena ho iniziato a scatenarmi, io ho fiutato la Sua presenza. Non ci avevo pensato minimamente che poteva esserci anche lui. Lo avevo talmente dimenticato, che in maniera del tutto sorprendente si era palesato. Sto parlando della Polpetta.


Che per noi, d’ora in poi sarà l’Innominabile. Era lì, più bello di sempre che si scatenava felice con i suoi amici. Qui lo dico e qui lo nego. Era bellissimo. In un secondo mi si è bloccato tutto. Le movenze sono andate a farsi fottere (almeno loro), e il mio cervello si è fissato su di lui. L’unico che a oggi, dopo anni, riesce ancora a darmi un senso. Si perché un senso credo proprio di averlo perso ultimamente. Ritornato in me, come se nulla fosse ho ripreso a ballare. Ho ripreso a fare finta di niente. Anzi. Ho cominciato a fare la stupidah. Si perché quando un animo ferito come il mio, si rende conto che non c’è n’è e soprattutto di aver torto marcio, in quell’istante per sopravvivere alla vergogna devi fare la stupidah.


Insomma in qualche modo si dovrà pur salvare la faccia e andare avanti. Ho far finta di, almeno. Ho cercato di ignorare, ma non riesco proprio a ignorarlo. Insomma a me piace. E forse mi piacerà per sempre. Ma il punto è che il vero schifo l’ho fatto dopo. Uscito da quel posto troppo pieno di gente troppo fuori di testa. Per l’ennesima volta ho buttato dal finestrino della macchina quel minimo di dignità che avevo. Accompagnato a casa Guy, mentre tornavo a casa mia, ho tagliato per il quartiere dell’Innominabile. Come sempre. Il punto è che ho acceso Grindr e lui era lì on line. Pallino verde. Mentre superavamo i semafori la distanza tra di noi diminuiva. 4 km… 2 km… 1 km… Zero. Alla vista di quello zero ho messo le quattro frecce ed ho accostato.


Mi sono acceso una sigaretta, e spento la macchina. Ho abbassato la musica e ho fumato con calma. Con il telefono tra le mani, invaso da una speranza inverosimile fissavo il pallino verde sperando che vedendomi lì, vicino a lui, mi scrivesse. Ho pensato che avrebbe potuto farlo. Ho pensato che ci saremmo potuti fare una chiacchierata rivelatrice e chiarificatrice. Ho pensato che forse avrei potuto rimettere a poste le cose, scusarmi e magari ricominciare da zero. Purtroppo dopo 5 minuti mi sembrava chiaro che tutto ero inutile. Quello che stavo facendo non aveva molto senso. E soprattutto stavo solo sognando ad occhi aperti. Perché lui, non c’era per me. Evidentemente.

Chiariti questi dettagli, questa mattina andare a sbattere contro lo spigolo del letto ha un non so che di giusto. Credo di averlo fatto quasi volutamente. Sono cocciuto. Però ecco, credo di aver segnato un nuovo limite di poracciagine con me stesso. Un nuovo mese è iniziato. Ed ora devo fare in modo che un nuovo me cominci a vivere. In maniera diversa. Insomma, c’è ne davvero bisogno. Soprattutto per me stesso. Non Annabelle Bronstein, lei no, quello vero intendo. Lei domani starà sicuramente meglio. Spigoli del letto permettendo.

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Il Mucca, il Singor Bollore e il dramma. Insistentemente dietro l’angolo.

Sono sicuro che vi state tutti chiedendo che straminchia di fine io abbia fatto. Ok, forse un tantino esagero. Ma questo post l’ho sto pensando da quando sono uscito venerdì notte dal Mucca. L’inaugurazione. Vabbè, vi aspettate una recensione? Sarà breve. Mi piace as well. Mi piacciono i nuovi cessi (pazzescherrimi), mi piace il nuovo assetto mettiamo uno schermo piatto un po’ ovunque. Mi piace l’animazione. Mi piace il ritorno di Caramella, nota Drag. Le Zullallà, o qualcosa di molto simile. In complesso darei una piena sufficienza al nuovo Mucca, che finalmente ha una sua dignità. Ma ahimè sono state anche tante altre le cose che non mi sono per niente piaciute.



Prima di tutto, che fine ha fatto l’aria condizionata? Secondo. Perché in sala commerciale non si sente più la musica? Terzo, perché portare il prezzo a quindici fottutissime euro? Ma insomma cosa credono che noi i soldi li fabbrichiamo? Che sia chiaro, col culo ci facciamo davvero ben altro. E poi vabbè, il dramma, come al solito, dietro l’angolo e infatti a una certa bam!!!!! E’ saltato tutto. Via la musica (che poi andava e veniva) le luci, prima il buio, poi un po’ di più, poi un po’ di meno. Insomma devo seriamente pensare che istallare tutti quegli schermi abbiano davvero sovraccaricato la situazione. Userò invece una sola parola per descrivere la sigla di quest’anno: ORRENDIMERRIMA. Si.



Questo è quello che penso, e credetemi sono stato davvero buono. Tralasciando questi routinari e spigolosi dettagli, la blogger che è in me non può non aprirsi e raccontarvi la seconda parte della storia che ha appassionato tanti di voi su queste pagine. Ovvero, l’appassionante incontro con il Signor Bollore. Ve ne avevo parlato qui, raccontandovi tutti i succulenti dettagli. E da allora, nonostante io sia stato tre giorni in una località segreta dove lui stava passando le vacanze, e dove l’ho visto, senza però farmi vedere, non l’ho più visto. Né sentito. Ci mancherebbe altro che qualcuno mi telefoni. Abbiamo avuto uno scambio repentino di sms solo il giorno del suo compleanno. Anzi.


Io gli ho mandato il messaggio il giorno del suo compleanno. Lui mi ha risposto tipo tre giorni dopo, mandandomi su tutte le furie. Comunque. Finalmente venerdì avevo la possibilità di rivederlo, visto che lui è in qualche modo coinvolto lì al Mucca. Elusa la security, oramai non mi si avvicinano quasi più, pure loro, e salutato al volo la mia amica Rita Rusic, me lo sono trovato faccia a faccia. Ok. Devo ammetterlo. Non è vero che io e Rita siamo così amici poi, però lei mi ha risposto al saluto. Ok, no. Dovevo ammettere un’altra cosa. Devo ammettere che ecco avrei voluto saltargli addosso e prenderlo per i capelli e a parolacce, e anche dargli qualche ginocchiata tipo sulle palle. Avrei voluto.


Ma in realtà mi sono avvicinato ed ho sorriso e lo stretto senza neanche dargli il tempo di capire chi ero. Per lo meno, lo suppongo io. Gli ho chiesto come stava, e lui ha risposto subito tutto bene. Ma io non lo ascoltavo neanche. Infatti non avevo capito cosa avesse minimamente detto, per cui ho ripreso a parlare. “Io sto bene, e tu come stai?”. Allora mi ha ridetto alzando la voce “Io sto bene, tutto ok!”. Ecco, adesso pensa pure che sono una cretina. Certo che io riesco sempre a fare un’ottima impressione a tutti. Dopo aver parlato del più e del meno, per almeno cinque minuti, e dopo essere stato messo al corrente che lui è afflitto, tutto il mio risentimento era quasi svanito.


Anche se, ecco, diciamo che non glielo avevo comunque dato a vedere. Ovviamente. Gli chiedo perché sia afflitto. Se era tutto ok, se tutti stavano bene. Ma lui non si è scucito affatto. “Ne riparleremo più in là” ha sentenziato. Mi sono affrettato a stringerlo e salutarlo e mi sono allontanato. D’altronde era lì per lavoro. E poi c’era un tipo, carino sulla ventina, barbetta e camicia a quadri che mi fissava. Ma vabbè, essere celebri a volte ha i suoi difetti, penso. In realtà però, nonostante l’approccio molto amichevole, il Signor Bollore mi è sembrato un po’ freddino. Troppo per come è lui. In realtà mi è cominciato ha rodere un po’ il culetto. Insomma, mi aspettavo un invito, una parola all’orecchio. Un commento al blog.


Nulla di tutto ciò. Appurato che mi scottavano le regali terga, e che anche Ga ha sentenziato che secondo lui, nonostante la conversazione, gli era parso felice di vedermi, era arrivato il momento di fumarci su una bella sigaretta. Così abbiamo raggiunto la frasca all’esterno. C’era però qualcosa che non mi tornava affatto. Rimugino sul suo essere afflitto. E sul perché. Ripenso a quanto sia stato freddo, e anche vago. E mentre aspiro avidamente la mia Marlboro Light mi si palesa davanti un suo caro amico. Vistosamente ubriaco. Decido di giocare sporco. E di farlo immediatamente, senza troppi giri di parole, gli chiedo del Signor Bollore, e se aveva la più vaga idea del perché mai poteva essere afflitto.


“Auhauhuahuahuah. Auhuahuhauhauauhauau. Aauhauhauhuahuauauh” Ma che cazzo te ridi, penso. “Bè se quello è afflitto.” Decido di insistere “Ma si è per caso lasciato col ragazzo?”. Ehm, si, è fidanzato. Mi pare di avervelo già scritto. “Ma no. Figurati, se quello lascia il ragazzo. Non lo so perché ti ha detto così, ma so di per certo che il suo amante è qui stasera, ed è proprio lì dove sta lui.” Ma che carino allora gli ha parlato di me? Penso pervaso da un moto di inaspettato di inebriante allegria al limite di una movenza dannatamente pop e una coreografia contagiosa. Quando continua il discorso “Ma si, un ragazzo sulla ventina, ha la barbetta, e la camicia a quadri. E’ proprio lì dietro di lui”.


COSA???? La gioia, le movenze pop e tutti i valalasss annessi svaniscono in un secondo. E io che pensavo che parlasse di me. Accenno un sorriso e con la scusa di ritrovare Ga mi allontano. Insomma non solo non mi caga neanche per sbaglio, in più devo sorbirmi anche l’amante ventenne. Non capisco come stracazzo è che debbano succedere tutte a me. Eccheccazzo. Il Signor Bollore dovrebbe essere a dir poco castrato, decido a sto punto di individuare con esattezza l’amante in questione. Avete sicuramente presente quando vi dico che il dramma è sempre dietro l’angolo. Non sbaglio. Quel dramma era palese e davanti i miei occhi da molto prima. Da quando avevo già parlato con lui. L’amante in questione era proprio il ragazzo che poco prima mi fissava.



Ma che orrore. Ma dico io, si può essere più stronzi? Passo e sorvolo sul fidanzato. Mi passi pure che gli metti le corna, se lo fai con me. Ma anche l’amante ventenne bono? Effettivamente questo giovane se ne stava qui che lo fissava, e sembrava proprio me tipo una ventina di minuti prima. Io e lui avevamo lo stesso sguardo per il Signor Bollore. Istintivamente decido di stare buono. Andiamo andare lì e massacrarlo di botte non aveva alcun senso. Tutt’al più massacro Bollore. Mi sembra più sensato. Nel momento in cui prendo forza e coraggio, (tutto merito di un drink offertomi e scolato in 4 secondi netti), vado per raggiungerlo ma ecco arrivare l’esemplare di donna più temuto da un omosessuale, (dopo una lesbica naturalmente): la sua Grace Adler cicciona.



Adesso, ognuno di noi ha la sua Grace Adler. Quella di Bollore è cicciona. Una cicciona eterosessuale che se lo vuole fare. E’ follemente innamorata di lui, ma lui ovviamente è gay. Lo travolge con la sua prorompente immagine e lui quasi non mi vede. Anzi, ne sono certo, non mi vede proprio. Decido di lasciar perdere. Decido che in fondo non mi merita. Decido che io merito decisamente di più di un Bollore, passato a ghiacciolo, che non mi cerca e per di più oltre al fidanzato devo mandare giù pure l’amante? E poi la sua Grace Adler? Nononono. Non sono capace di affrontare tutte queste cose in un colpo solo. Ancora in pensiero sul da farsi, il dramma si propone. Ovvero il Mucca va in tilt e salta tutto.


Decidiamo di saltare anche io e Ga. E di abbandonare la serata. Decido che devo assolutamente decidere che fare. Insomma, sono proprio indirizzato verso un mega, enorme e glitterato VAFFANCULO. Anche se non mi lascio troppo prendere da una decisione. Insomma, perché non c’è uno con le palle che oltre a mostrartele è capace di dirti che le cose stanno così? Anzi, lo stimerei molto di più se fosse single. Come ci si può fidare di uno del genere? Io di sicuro non mi ci fido. Affatto. Decido che devo fare qualcosa, anche se non so bene cosa, io e Ga però, incontrati altri amici al benzinaio vicino al Mucca, concludiamo la serata con un defilé fino alla macchina. Nonostante tutto, facciamo sempre la nostra porca figura. Si.

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Lo scottato dalle relazioni e il coetaneo assente. Altri due esemplari.

Avete presente quando il vostro unico problema è quello di cercare di entrare nella testa delle persone per capire il perché di certe azioni che vi appaiono inspiegabili? Ebbene al momento io mi trovo assolutamente in questo stato. Lasciata Roma, lunedì scorso, sono tornato a Chieti, mia città natia, dove mi sono catapultato in una guerra innescata da un cassonetto dell’immondizia. Ebbene si. Padri di famiglia, donne in carriera e ottuagenari in prima fila per decidere il posto in cui il cassonetto di cui sopra deve stare, nella via di casa mia appena messa a nuovo. Insomma roba che scotta. E ognuno usa i mezzi che può. Uno di quei drammi che ti fanno accapponare la pelle. O le palle.


Anzi le palle te le frantumano proprio. Oopss. Comunque in questo clima di guerriglia il mio unico atteggiamento è stato di ignorare in tutti i modi i moti decisionali che si creavano attorno a questo dramma. E mi sono immediatamente ricordato di quanto ami stare a Roma, dove un problema del genere non mi sarebbe neanche minimamente giunto alle orecchie. Insomma i miei vicini di casa teatini dal primo mattino a tarda sera sono sempre in riunione con i loro congiunti per spiare e captare le mosse del nemico ed attuare la propria strategia. Roba da far saltare le extension ai capelli a Britney. Semmai ce ne fosse ancora bisogno.


E mentre ero lì mi è tornato in testa che ecco il Pisello Odoroso necessitava di un tassello mancante. A seguito del mio ultimo post, in molti sia qui che su twitter mi avete detto la vostra e consigliato sul da farsi. Però mi sono reso conto che non avevate ancora ben chiaro tutto l’affair. In molti mi avete consigliato di interessare le mie attenzioni a gente single, e più fattibile, come se io non lo facessi. Come se io in realtà passassi le giornate a invaghirmi solo di etero sposati o omosessuali impegnati. No signorine. Non è così. Però i single che bussano alla mia porto sono pieni di tic, e problematiche, che io di certo non posso risolvere. Non sono una crocerossina. Ecchecazzo.


Candidato #1 Lo scottato dalle relazioni

Lo scottato dalle relazioni è un ragazzo molto carino. Ha un bel fisico, fa due lavori, precari entrambi, ed ha poco più di trent’anni. Lui non si ferma all’involucro, affatto, non giudica le persone, vive e lascia vivere. Chattiamo da circa quattro mesi, e prima di allora era uscito un paio di volte con il mio coinquilino che di lui disse: “è carino, è molto serio, forse un po’ noioso!”. Io non volevo credergli, così quando il mio coinquilino ha ripreso il primo volo per Pescara solo andata è stato lui stesso a consigliarmi di vederlo. Insomma è pur sempre una persona seria. Ok, mi sono detto. Tanto non ho niente da perdere. Diverse le serate in cui ci abbiam dato giù di chiacchiere su msn.




Troppe per i miei gusti. Al punto che a una certa ho cominciato ad incalzare per un’uscita. Lui ovviamente oberato di lavoro com’era non è che mi ha considerato più di tanto. Anzi. Avevo come l’impressione che stesse prendendo tempo. Fino a quando, sabato scorso abbiamo avuto una conversazione rivelatrice. Lui mi ha chiesto la frequenza dei miei rapporti sessuali. Io mi sono sentito un po’ spiazzato davanti a quella domanda. Voglio dire, non mi vergogno affatto di dire che ho una vita sessuale normale. Anzi. Per me è anche poco. Ma perché uno ti deve giudicare da quanto sesso fai? Insomma io non lo farei mai. Assolutamente no.


Io sono stato al quanto diplomatico nella risposta, anche se mi ero un tantino infastidito. Gli ho detto che non avevo una condotta uniforme, insomma dipendeva da chi mi trovavo davanti. Di solito non ero intenzionato a fare sesso a tutti i costi, mi piaceva conoscere la persona, parlarci, capire che tipo avevo di fronte. Lo scottato dalle relazioni allora ha fatto una nuova domanda, ancora più precisa: “Ma tu incontri le persone a casa, oppure fuori?”. Ecco, il rinculo era dietro l’angolo. Lo sentivo arrivare. Mi stava per giudicare come la numero uno delle sgualdrine. Io ho risposto semplicemente che di solito mi incontravo a casa, per cena, un caffè o una birra, visto che ero molto pigro.




Bam. L’etichetta era arrivata. Subito lui ha chiarito che per il primo appuntamento non gradiva vederci da me, da lui non si poteva, vive con i suoi, e che anzi preferiva un giretto in centro. Abbiamo concordato l’incontro per la domenica mattina alle 11 a Piazzale Flaminio, lui sarebbe arrivato in bicicletta. Gli ho detto di si, non volevo che mi giudicasse ancora, e peggio. Ma appena ho detto di si volevo già mangiarmi i gomiti. Domenica mattina, alle 11 a Piazzale Flaminio. Insomma, cosa abbiamo 77 anni? Alle 11? E poi tu vieni in bicicletta? Io cosa devo fare? Ti devo correre dietro fino a Villa Borghese? Tesoro non sono mica una cicciona obesa. Non più, almeno.




Questa soluzione non mi ispirava affatto. Soprattutto perché io gli avevo proposto un pranzo da me, visto che ero solo e visto che il frigo era pieno di cibarie in scadenza. Insomma due buoni motivi per invitare a pranzo qualcuno, non credete? Non ero convinto, ma oramai avevo detto di si. E in qualche modo, in qualsiasi condizione domenica mattina mi sarei dovuto alzare all’alba per dare un senso al mio abbigliamento, alla mia faccia, avrei dovuto ricomporre tutto manco fossi stato Mr. Potato. O Mrs. Potato tutt’al più! Però sinceramente, io non sono Sporty Spice, e se primo appuntamento deve essere, bè, di certo non in bici. Ma tant’è.




Candidato #2 Il coetaneo assente dei Castelli

Il candidato numero due secondo me soffre di disturbi della personalità. Che sarebbe anche la persona adatta per starmi vicino. Io in fondo sono uno stalker maniaco compulsivo. Direi proprio una bella coppia. Mi ha messaggiato su romeo, e tra l’altro non aveva foto nel profilo. Odio chi non ha foto nel profilo. Tu mi vedi e io no. E mi scrivi. Gli ho chiesto immediatamente una prova fotografica. Mi sembrava giusto. Lui mi ha accontentato e mi ha anche dato il suo msn. Un ragazzo normale, non un bono, ma comunque carino. Alto quanto basta (180 cm) e con una leggera pancetta, come piace a me. Parlandoci ho scoperto che era anche molto simpatico.




Anzi sono rimasto piacevolmente stupito dalla sua verve, perché di solito sono io la buffona di turno, invece lui era molto spiritoso e acuto. Non male davvero. Lavora in una specie di call center e si occupa di nonhocapitoccheccosa. Giuro ci ho provato a capirlo. Me lo ha spiegato almeno quattro volte, e non l’ho capito, per cui non mi sembrava il caso di chiederglielo una quinta. Ci siamo sentiti per ben due settimane assiduamente, e da msn siamo passati al telefono in un balzo. Avevamo fissato una cena per sabato sera (scorso, sempre) e sempre per gli stessi motivi di cui sopra. Ho avuto sue notizie fino al pomeriggio di sabato.




Alle 16 è scomparso. Sparito. Senza una motivazione valida a mia avviso. Mi sono fatto il solito esamino di coscienza. Sarò stato affrettato? Precipitoso? Forse non lo dovevo invitare da me? Ma lui vive con i suoi. Mmmmmm. Non so. Non mi do una spiegazione. E giuro che io sono stato al quanto vago, nel senso che ho aspettato che mi cercasse sempre prima lui. Gli ho mandato tre sms, per cercare di capire di che morte dovevo morire. Ma probabilmente lui era morto davvero. Non una risposta. Non un cenno di vita. Neanche su msn. Niente di niente. Un assordante silenzio, che mi ha dato una sola certezza. Forse non dovevo incontrarlo, affatto.


A questa sua assenza sono seguite quattro mie telefonate che non hanno trovato risposta alcuna. Ho pensato che forse gli era caduto il telefono nel water. A me una volta è successo davvero. Oppure che gli si era rotto il tasto verde per la risposta. Può accadere. Andiamo a chi non è mai successo almeno una volta. Allora ho provato a cercare di capire quantomeno se era vivo, tramite altri svariati sms. Nulla. Niente di niente. E’ passata una settimana, e l’altro ieri finalmente mi ha considerato. L’ultimo mio messaggio era chiaro e semplice. Gli chiedevo se avevo fatto qualcosa di male. La sua risposta ancora più chiara. Tu non c’entri niente.



Per concludere questo ennesimo infinito post che manco un’enciclica della Signora di Roma, viene spontaneo pormi delle domande. Ho qualcosa di sbagliato? Sono davvero un cesso orrendo che non merita considerazione alcuna? Sono una povera sgualdrinella di paese trapiantata a Roma che non merita un cesso d’uomo? Cosa sono? E perché erro sempre? Quel famoso sabato poi le cose sono precipitate ancora di più. E in peggio. Mi sono fatto tre toast al prosciutto cotto per cena, che hanno innescato una reazione metabolica inaspettata. Risultato: fino alle sei del mattino a vomitare. Per cui anche l’appuntamento della domenica mattina è saltato con il candidato #1.


Insomma mi sembra chiaro che i rapporti sono difficili. Ma cosa li rende così difficili? Perché tutto è talmente complicato? Mi dico che forse questi siano esempi troppo borderline, e che forse l’impossibile attrae sempre di più, e tanto. Ma non posso neanche ritenermi l’amante del Signor Bollore. Da quella mia telefonata a temperatura meno 18 non si è fatto più vivo, neanche per un insulto, e questo dovrà pur dire qualcosa? Io poi mi sono imposto assolutamente di non scrivergli né tanto meno telefonargli. E allora? Allora la risposta è una. Ed è sempre la stessa, ovvero nessuno dei tre campioni in esami sono il +1 giusto.


Tutti questi pensieri poi, confluiscono nella mia vita qui, in Abruzzo. Tornato per una settimana a casa, mi rendo conto che anche gli amici di sempre hanno diversi problemi, nella gestione dei loro rapporti. Mi viene in mente la mia amica Mari, con un uomo gelosissimo, persino di me. E lui lo sa che ho le chiappe chiacchierate. Jules, altra amica storica, invece vive sempre la sua difficile condizione di amante a distanza, di un uomo che per quel che ne so potrebbe anche essere sposato. E Kati? Con un uomo che non la soddisfa come vorrebbe. Anche dall’altra parte del cielo le cose non vanno per il verso giusto. Allora il mio occhio critico e intuitivo come un Motorola V3 mi suggerisce che forse dipende tutto da noi.


E dal culo. Non parlo di chiappe chiacchierate ora. Ma del gran culo che ci vuole. Bisogna trovare la persona giusta, al momento giusto. E quando la si incontra non bisogna lasciarsela scappare. Altrimenti si diventa patetici. E io sono il primo. Sono patetico quando mi aspetto una chiamata del Signor Bollore, e lascio a casa il telefono con il numero Vodafone. Ovvero l’unico numero che ha. Sono patetico quando mi impongo di fare le cose per bene, con il candidato #1 scottato dal passato, o con il candidato #2 assente per definizione, o defezione. Bo. Continuo a non capire. E forse non lo capirò mai. E’ per questo allora, che Bollore va più che bene.


E sarà sicuramente sbagliato anche così. Ma tant’è. Il mio povero, piccolo e pigro neurone adesso si dedica soltanto alle vacanze. Lunedì torno a Roma, martedì me ne vado con Ga e Guy a Berlino, e appena tornerò, partirò per un weekend con Jules. Destinazione il grande nord. Lontano, freddo e poco appropriato al momento. Abbiamo deciso che andremo a cercare i nostri fantasmi, per esorcizzarli. E chiudere. Chiudere perché forse è meglio mettere un punto, e andare a capo. D’altronde a settembre tutto ricomincerà da capo. E forse, io potrei anche incontrare quel +1 speciale. O per lo meno, giusto per me. D’altronde, la speranza è l’ultima a morire. Sempre. Anzi, sempre?

E comunque, buon ferragosto. A tutti.

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Una calda serata, e poi, il Signor Bollore! Eccolo qua!

Ok. Lo ammetto. Riesco a mettermi nei guai manco fossi un bacillo di citomegalovirus. E chiunque non lo conosca, credetemi, è fortunato. Ma andiamo con ordine, altrimenti questo capitolo della mia esistenza vi apparirà più contorto e sgrammaticato che mai. L’antefatto. Qualche tempo fa in una calda domenica di luglio io ed un amico siamo andati a casa di altri amici per espletare dei lavori tecnici. No, non era un’orgia. Lavoro. Giuro. Lì nella quiete di quella casa nella semi-periferia romana in costume e ciabattine si agitava la mia prossima vittima. Ovvero, il signor Bollore. Così chiamato per la sua vaga somiglianza a quel dottore più famoso. E poi perché, ecco, tanta roba.

Ma comunque in quel pomeriggio, a parte battutine, allusioni e simpatiche inutili wakalalas pre-finale dei mondiali non abbiam detto né fatto altro. Lui era lì, col il suo testosteronico corpo e la sua simpatia contagiosa che faceva commenti a quello e quest’altro che io dicevo con i miei amici, poco più in là nel salotto. Particolare da non sottovalutare, è che il signor Bollore è plurifidanzato. Ma questo è un dettaglio che io voglio assolutamente tralasciare. L’ho promesso quello stesso pomeriggio a Ga, dopo l’incontro scontro con quel po po’ di ometto (e che po po’) che sarebbe stato mio. Anche se i dettagli del come, dove, quando e soprattutto perché mi erano sconosciuti. E sottolineo perché.
Ma il tempo, si sa, è tiranno e le due settimane successive sono volate, settimane in cui io non l’ho minimamente sentito, non che a dire il vero ci abbia pensato chissà quanto. Infatti mi sono ben volentieri intrattenuto con uno stallone, molto noto agli appassionati di fiction, poiché attore di una nota serie tv, che oltre ad averne di bendonde, è anche un manzo inaspettatamente porcelloso proprio come piace a me. Anzi, gli piaccio pure io. E credetemi, son stati pomeriggi davvero molto caldi sotto le mie lenzuola, e non solo. Ecco. Ma di lui vi dirò in maniera più approfondita nel prossimo post. Fino a un giovedì notte in cui Annabelle Bronstein e il signor Bollore in una vaghissima chattata faccialibriana di pochissimo conto hanno scambiato un numero di telefono. Ovvero lui ha preso il mio.
Senza successo però. Lui non si è minimamente interessato a quelle dieci cifre magiche che unite compongono il mio numero. Un numero verde quasi per la sua semplicità. Forse non ha capito bene come digitarle sul suo telefono, penso. Ecco perché adoro avere un menù vocale richiamabile dal mio iphone. Ma questa è un’altra storia. Un po’ deluso da quel suo non cercarmi il sabato sera (scorso) è arrivato e i miei amici mi hanno proposto un’economicissima serata Muccassassina alla festa dell’Unità. Arrivato lì, devo essere sincero, mi sono un po’ rotto le balle, perché il rimorchio era assente, e il dancefloor talmente affollato da rischiare di divertirsi parecchio. Abbandonata quella bolgia, però il mio occhio, lungo si è fermato dietro il palco.
Lì, come parte integrante dello staff, giaceva il mio signor Bollore, che se la intendeva con la qualunque. La serata ha acquistato un sapore totalmente diverso. Ho cercato di introdurmi clandestinamente in quello spazio riservato, ma nulla. Quei buzzurri non erano a conoscenza di chi io fossi. Fottetevi. Allora mi sono messo di punta e ho atteso. Alle 2 passate finalmente l’ho avvicinato e invitato a bere una cosa. Ovvero io ho bevuto un simpatico negroni molto alcolico. Molto. Lui una cosa davvero analcolica che il solo nominare mi fa vergognare di essere ciò che sono. I discorsi diversi, he non vi sto a dire, però hanno cominciasto a scricchiolare su una sua frase che mi ha destabilizzato molto. “Si vede che ti garbo una cifra”.
Mmmmm. E io a ruota libera. “Certo. Mi piaci. Una cifra adesso non mi pare. Insomma manco ti conosco. Comunque io sono una persona molto diretta e sincera. E devo ammettere che si, mi piaci.” Insomma era chiaro che lui aveva un’alta considerazione della sottoscritta. Ma il dramma è sempre dietro l’angolo. E le sue parole successive sono state devastanti: “Be’ io ho un po’ lo spirito della crocerossina”. Ecco le parole che mai vorresti sentire. Preso da un momento Kill Bill lo avrei preso a calci in faccia con qualche strana mossa di okuto o o balletto dannatamente pop per stenderlo. Ho subito pensato, ma questo da dove ci è venuto. Se qui c’è una crocerissina, quella sono io.
E comunque non mi pare affatto di necessitarne. Affatto. Dopo questa scivolata, io mi sono ripromesso di non osare alcun che. L’ombra del suo ragazzo c’era e si avvertiva anche molto. Ma io volevo che fosse lui a tendermi una mano. E lui, suo malgrado ha teso qualcos’altro. Non vi spiego cosa, ma era molto interessante. E lo ha teso là. In public. Io quasi viola, rossa e fucsia ci ho messo una mano sopra. Taste is better, you know. Ma a quel punto di cosa altro avevo bisogno? Sciolta come una cavalla pazza e vogliosa l’ho trascinato dietro il casotto ristorante e ci abbiam dato giù di limoni e valalas vari.
La cosa stava andando al top, per quel che mi riguarda, fino a che il nostro libidinoso momento è stato interrotto. Un rumore sordo proveniente da una frasca. Ussignur i paparazzi!!! Ho pensato. Invece no, si trattava di un’orribile ominide tappo e con la patta all’aria che stava lì di fronte a noi e ci guardava. Un po’ per quest’inavvertito colpo di scena, o forse perché era davvero tardi, o forse perché era solo una palla al balza che il signor Bollore ha schiacciato e la cosa è morta lì. Sul nascere. E io avrei preferito lapidarmi là, alla festa dell’Unità, dietro quel casotto con la voglia di farne di ogni, e invece. E invece mi sono accontentato. Mi sono fermato. E lui è tornato nel backstage.
Poco dopo l’ho raggiunto e l’ho salutato ed ho preso il suo numero. Perché insomma, per lo meno, così, se lui non dovesse più fasrsi vivo avrei modo di insultarlo. Per lo meno. Domenica ero tranquillo. Lunedì sorpreso. Martedì mattina sono incappato nel faccialibro del suo ragazzo, e mi sono innervosito. Insomma vederlo come vorrei che fosse con me insieme ad un altro ti fa rodere il culo. E al quanto. E se quel culo soprattutto ne volesse di più, bè ecco il rodimento aumentare a dismisura. Ho cercato di farmela passare su consiglio del mio io più nascosto. Ma alla fine ieri sera, alle 23 ho ceduto. E l’ho chiamato. Insomma come dire una telefonata glaciale.
Una telefonata, che se fosse stata fatta al 190 saremmo stati più amici. Ho avuto la vaga impressione che stesse facendo qualcos’altro. E infatti si stava preparando per andare dal suo “fidanzato”. Si proprìo così. Così lo ha definito. Io volevo quasi evirarmi per telefono . Cioè non attraverso il telefono, ma proprio fisicamente parlando. Anzi fisicamente facendolo. Però vabbè. Io ho ovviamente fatto finta di nulla. E così ho aperto il discorso più vago possibile. Ovvero che hai fatto oggi? Ehm… Io: “Sono stato in centro. Si avevo bisogno di fare delle cose. Si. Ah. Domani parto. Vado in provincia di Pisa. Poi a Padova. Poi torno a Roma venerdì”. Tutto detto con molto trasporto da parte mia.
Lui mi ha biascicato in quattro parole la sua giornata, senza troppo emozionarsi. Io ho convenuto con dei emh, ahhhh, si?, senza dargliela troppo vinta. Ho pensato che così andava bene. Ma il clou è arrivato sulla conclusione. Gli ho ricordato che aveva il mio numero di telefono, e che se voleva poteva chiamarmi. Lui mi ha risposto semplicemente che se non mi avesse chiamato lui, bè lo avrei fatto io. Ah ecco, qua. Il signor Bollore se la credeva e anche tanto. Insomma signori ho davanti un vero osso duro. Ma lui ha davanti Annabelle Bronstein. E forse in durezza e cocciutaggine vinco io. Io.
Comunque ci siamo congedati con i nostri impegni futuri. Ovvero lui va su al nord per lavoro, io pure vado a nord, ma torno venerdì a Roma. Lui non tornerà. Forse non prima di settembre. E secondo voi io devo aspettare il settembre prossimo venturo? Ma siamo pazzi? Io sono pur sempre Annabelle Bronstein, e so come muovere le cose a mio favore, facendo credere al signor Bollore che in realtà sia lui a gestire l’affaire. E così sarà. Fino a nuovo ordine saranno ridotti i contatti, di ogni tipo e genere. Soprattutto da parte mia. Ho deciso che se lo richiamerò io lo rifarò a ferragosto, giusto per sapere come lo passerà. Ma questo weekend forse, ho una mezza idea di raggiungerlo a sorpresa. Giusto per non contraddirmi per niente.
Avevo omesso un piccolo particolare. Piccolossimo. Il signor Bollore teoricamente potrebbe leggere questo post. Ma io, me ne sciacquo ovviamente le balle. Ok? Ok? Ehhhhhhhh? Si, ok.