Pubblicato in: Annabelle For President, Gay Village 2009, il pisello odoroso, mood pensieroso, movenze, psicanalisi

Finalmente settembre: Celebration!!!

E’ da esattamente un mese che ce la stanno menando con questa nuovo fottutissimo singolo di Madonna. La canzone la sentiamo ovunque, tutti sembrano strapparsi i capelli e avanzare sul pezzo con movenzedannatamentepop, e questa mattina vedo il video, e mi rendo conto che la canzone che lo accompagna è una versione totalmente diversa da quella che io ho ascoltato fino ad oggi. E mi chiedo, ripetutamente quasi a farmi sanguinare le tempie: MA CHE CAZZO DI SENSO HA? Nessuno. Sono due mesi che tra teaser e preview del cazzo ci fanno credere tutta un’altra cosa di quella che poi è. Mah. Ed è inevitabile a questo punto prendere spunto per scrivere. Visto che è anche un bel pò che non lo faccio.

Oggi è così che vanno le cose. Quelli che credevi essere tuoi amici, in realtà sono diventati in maniera subdola i cattivi. E i cattivi, si sà fanno cose cattive. Ma la cattiveria fine a se stessa a volte rischia solo per ritorcesi contro a chi la fa. E per fortuna che le cose vanno anche così, a volte. Non è il caso di Celebration però. Assolutamente. Oppure credi che andare in giro per Roma tranquillo per la tua strada sia sicuro. Bè è sbagliato. Sembra tranquillo, ma non lo è. Fuori dal Gay Village per un’effusione dettata dalla passione, ti ritrovi quasi morto in un letto di ospedale. E questo perchè un tale che si fa chiamare svastichella, a suo dire, doveva tutelare un ragazzino che a quell’ora se ne doveva stare nel suo letto a dormirne di bendonde. Ma forse tutta quella cattiveria inaudita gli si ritorcerà contro, prima o poi. Serviva un quasi morto per vedere polizia e carabinieri lì fuori a vigilare. Ma tutto è diverso da come appare in realtà. Basta entrarci in quel Village e vedere una marea di coatti etero che corrono appresso alla qualunque creatura dal femmineo aspetto per averne anche loro di bendonde. Per poi essere ripresi da bonissimi buttafuori che li reguardiscono dicendo “Questo è il gay village, e qua nun se pò fa così…pecchè se te vedo te prendo e te butto fori!”. Bene. Esulto per la prima volta, ci doveva scappare un quasi morto per arrivare a ciò, ma a me viene in mente solo secondo quale cazzo di motivo il coatto etero lo fai entrare. Perchè? Non permettergli di entrare se poi lo devi mettere al posto suo, o addiruttura buttare fuori. Le solite contraddizioni.

Solite contraddizioni senza ragione. Come le contraddizioni sono quelle che affliggono la testolina di un tale presidente di Arci Gay Roma che non sa na ceppa di una manifestazione, ma a mezzo stampa se ne autoproclama addirittura ispiratore. Mmmmmm. Allora no, non cè davvero nulla di sano. Probabilmente non serve assolvere a tutti gli obblighi di un comune essere umano. Tanto poi se sei gay rischi che t’abbottano gli occhi. Mi chiedo anche che senso abbia pagare una tessere associativa all’Arci Gay. Nulla, uguale. Siamo solo dei numeri. Noi gay siamo dei numeri per il Gay Village, per le forze dell’ordine, per Fabrizio Marrazzo e per chiunque sia coinvolto in qualche modo nel mondo gay. Il punto è questo. E c’è ben poco da aggiungere. Se alla base non cè un concetto solido di uguaglianza e rispetto tra quelli che dovrebbero rappresentarci in qualche maniera (anche se io non mi sento proprio rappresentato da queste persone), come si potrà mai arrivare ad avere rispetto da tutti gli altri. Le chiacchiere stanno a zero, sono i fatti che contano.

Un fatto è che ogni venerdì una manifestazione spontanea partirà dalle 21 da via San Giovanni in Laterano al Campidoglio, con il nomignolo di “We Have A Dream“. Con fiaccole, e bandiere arcobaleno. Senza altri colori nè messaggi. Questa roba qui sta per espressione di un diritto. Un diritto alla libertà. Di fare quello che si vuole. E sarebbe anche ora che qualcuno cominciasse a rendersi conto che i gay ci sono. E ne sono tanti. E non sono per niente integrati come quella cogliona di una ministra ci vuole far credere.

La verità sta nelle parole di Ciù Ciù quando dice che tocca fà qualcosa di serio per smuovere le acque. Nelle parole di Guy, quando dice che lui è coerente e non può fingere davanti alla falsità degli altri. La verità sta nella grandezza di Sushi che in maniera matura affronta le situazioni difficili e riesce a gestirle, beato lui. La verità sta nelle parole del Signor Wilson, che vuole solo il meglio per i suoi amici. E lo dimostra anche con i fatti. La verità sta nelle parole di Ga, che non si fa incantare dell’esteriorità. La verità sta anche nelle parole della Du Barry, che ne farà di bendondesempreecomunque, ma almeno non perde fiducia nell’amore. I gay sono anche questo. Non solo fili di perle, boa e muccassassina. No. Sono ragazzi e ragazze che si svegliano la mattina presto e vanno al lavoro o all’università per degli scopi. E che hanno voglia di innamorarsi e far innamorare. E di contare qualcosa. E di essere loro se stessi. E scusate se riapro con un post così polemico, ma è questo quello che mi viene in mente. Non si può avere paura di essere se stessi, e non dovremmo. E Annabelle Bronstein è anche questo, una che non te le manda a dire. Anzi, te le canta. Ovviamente con movenze dannatamente pop. E state attenti, perchè Annabelle nonostante tutto, è tornata!

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Le paure e il Signor Wilson

Vi siete mai chiesti che cosa vuol dire rimanere soli? O meglio. Avete mai assaporato la paura che fa venire il solo pensiero di rimanere da soli? Lo so non è semplice rispondere a una domanda del genere. Soprattutto di lunedì. Ma io mi sono ben armato. Mi sono bevuto una bottiglia di vino bianco a pranzo. E questo perchè ci può stare. Comunque. Questo weekend ogni cosa mi ha fatto sentire la paura. Lo so. Andare a vedere Loredana Bertè al Gay Village, invece che fammi sentire un pochetto meglio, mi ha fatto solo deprimere di più. Insomma lei che pubblicamente sbrocca e fa capire a tutti che non sta per niente bene, ha buttato ancora un pochetto sotto le scarpe il mio morale. Ma non solo, quando mi sono allontanato per andare in bagno con Guy, al ritorno erano tutti scomparsi. Ga, Ciù Ciù, Tata erano andati via perchè erano stanchi. La paura. Ancora impercettibile. Ma presente. Così io e Guy ci siamo seduti e abbiamo parlato. Anche di quello che ci fa paura. E inevitabilmente risbuca la paura di rimanere soli. Piccola pausa quando abbiamo fatto il primo e forse unico gradito incontro della serata. Lui sarà nominato d’ora in poi come il Signor Wilson. Il Signor Wilson con il suo aereomobile ha fatto capolino nel mio cielo, e io da allora non riesco a togliermelo dalla testa. Ma questo è superfluo. Perchè tanto io non sono di suo interesse, e questo è bello che chiaro. Ma questo di certo non mi butta giù. Anzi. Il bello di quando ti piace qualcuno, e a lui non gliene frega una ceppaleppa, è che puoi essere te stesso, parlarci, e conoscerlo, e farti conoscere. Lui ovviamente ti apprezza. Perchè poi ti apprezza come persona. Come amico. E come tale poi tu devi permetuare la tua posizione. Senza poter esprimere un interesse che vada oltre l’amicizia. Ma l’amicizia, al momento non è tale. E’ una simpatia. Una conoscenza. Si tratta di una forte e riciproca simpatia. Laddove reciproca è una gran bella stronzata. E allora, non importa se sei costretto a fingere disinteresse. D’altronde io ci sono abituato. Ma così, facendo si torna al punto di cui sopra. Ovvero la paura. Ma la paura si cela anche nei silenzi. Nelle finzioni. Nel fingere che tutto vada per il meglio quando in realtà non cè niente che va per il verso giusto. Ma questo poi andrebbe approfondito troppo. La paura di rimanere soli non si è placata neanche quando era ora di tornare a casa. E così Guy ha deciso di venire a dormire da me. Lo so. Io l’ho capito il senso. Io l’ho capito che lui ha capito. Ha fatto il vago. Ma io l’ho capito. E l’ho apprezzato. Per questo sono passato a prendere le bombe alla crema e al cioccolato a Viale Angelico. Ma non ero l’unico ad aver avuto la stessa idea. No. Altre decine di pariolini ubriachi su 18 anni erano lì. E oltre ad avere ribadito in me il dubbio che le generazioni dopo l’83 probabilmente si sono cibate di qualche strana sostanza che li ha resi alti, muscolosi e torelli; mi sono chiesto cosa saremmo noi se non ci fossero i nostri amici. Quelli veri. Mi sono chiesto a chi diremmo i nostri segreti. I nostri pensieri. I nostri problemi. E tutti i nostri sorrisi. Bè, in un’attimo, in tutti quei pariolini squilibrati mi sono sentito un pochetto meglio. Io non sono solo. E fino a che ci saranno le persone che mi dimostrano il loro bene, probabilmente non lo sarò mai. Abbiamo ripreso tutto come niente fosse. I discorsi sul Singor Wilson, su quanto è carino e su quanto ho ben chiaro che probabilmente rimarrà solo un piacere a senso unico. Su quanto avremmo bisogno di una vacanza e su quanto al momento non ce la possiamo permettere. Così arrivati a casa ci siamo mangiati le nostre bombe e ci siamo addormentati. E senza troppe parole e senza troppi gesti io l’ho capito che la paura la posso avvertire, ma il dubbio me lo toglierà sempre. Sempre.
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Gay Village:NI!!! (La parte mancante).

A grande richiesta vi narro la parte finale della serata di venerdì. Eravamo lì, lungo la strada per la macchina in zona Magliana, proprio fuori dal Village, quando questo simpatico ragazzone, con una simpatica donzella sulle spalle ci chiede spazio, forse davanti ad uno stato di evidente stress neuro-muscolare. Lei manco si credesse questa ceppa leppa, fa la simpatica a tutti i costi. “Permesso, permesso…” Ride copiosamente, e mi chiede “Ma tu sei gaaaaayyyyyyyy?” Ride ancora. Vabbè. Solitamente avrei fatto l’attaccabrighe e ne avrei combinate di ogni, ma mi sono lasciato contagiare da una risata finta e acida. “Certo tesoro!”. Ed ho sorriso. Lui era quasi a terra distrutto dal peso di lei sulle spalle, sudatissimo e prossimo ad una totale disidratazione. E lì che mi è venuto da dire ad alta voce. “Tesoro, come minimo gli devi fare un bocchino, sempre se ne avrà le forze dopo questa traversata”. Lei continua a ridere, e solo in quel momento mi rendo conto che ha una maglia giallo. Giallo. Ha anche il coraggio di rispondermi: “Certo, certo non mancherò”. Ed io, che prima di essere Annabelle Bronstein sono una che la sa molto lunga gli rispondo, “Bè tesoro, se vuoi tutt’al più glielo faccio io!”. Ma la risposta irripetibile è quella che mi da lui. “Be se vuoi si può fare!”. Sgomento di tutti i presenti. Sorrisi complici e l’amara scoperta. Tesoro quella maglietta è giallo-cornuto, ma un cornuto devastante e doppio. Bella pè tè!
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Gay Village 2009: NI!!!!

Premettendo che oggi non è stata una giornata particolarmente felice per il sottoscritto e più che Annabelle Bronstein mi sento Vera Sultenfuss, però una giornata no ci può stare, anzi la trovo più che normale. Comunque raggiunto Guy a cena da lui, dove tra pizza e mirto sardo ci siamo belli che svegliati siamo andati diretti al Coming. Dopo due vasche senza senso, un pò alla rinfusa, e degli incontri da poco, metti na Polpetta che ti sbuca davanti e ti ignora, ma oramai sono abituatissimo, finalmente arrivano Ga e Ciù Ciù ghiaccioli muniti. Ci appoggiamo su un muretto e cominciamo a decidere le sorti della serata. Circolo o Village. Circolo o Village. Ebbene signori, Village. Così con l’arrivo della Du Barry siamo partiti alla volta dell’attesissimo Gay Village. Ecco anche se non eravamo molto per la quale visto la non recensione di Spetteguless, con cui concordo pienamente, siamo andati come dei soldati a fronte. L’assetto mi piace molto di più, anche se più piccolo il posto lo vedo molto più accogliente di quello dello scorso anno, laddove per accogliente s’intende cazzo, froci e alcool. No vabbè dai. Mi piace, mi sa tipo di sagra della porchetta. O della marrocca*. Le due piste, quella house e pop si presentano più stabili. L’anno scorso si rischiava di bucare gli assi e finire chissà dove sotto l’Eur. Quella house vince per la potenza delle casse, quella pop c’ha solato perchè la musica delle cuffie del mio Ipod era decisamente molto più alta. Anche se voci di corridoio dicono che sia tutta colpa del nubifragio di ieri. Anyway, Amy Winehouse, noi ce la siamo proprio shekerata di gusto. Insomma è esattamente un mese che non bazzicavamo un fottuto dancefloor, e na bella shekerata de culo ci serviva e come. No? Ovvio che si. Poi vabbè l’alcool ha fatto anche la sua, unica nota negativa il caldo. E l’umidità. I miei capelli già mosci perchè leggermente allungati sembravano assomigliare sempre di più a delle banane mosce e mature. Be vabbè. Comunque a parte l’arrivo dell’Infermiere Veterinario, con la sua fame devastante tanto da abbufarsi con una mega pizza margherita, a noi questo Village 2009 non ci ha particolarmente entusiasmato. Certo, abbiamo avuto le solite movenze pop, ma in definitiva un pò deludente come gente. A parte qualche inarrivabile bono che sta là, se lo shekera e te lo fa odorare, nessuno è stato degno di nota. Noi abbiamo approfittato della zona tavolino sulla sala pop per sederci e riposarci dalle coreografie dannatamentepop con le quali abbiamo intrattenuto tutti i presenti, ma il colpo di scena, è arrivato puntuale sul finire della serata. Vengo salutato da lontano da un mio amico compaesano, ma quando lo raggiungo scopro al suo fianco Cecolo, ovvero la mia fissa dello scorso inverno che mi comunica festoso ed al limite del delirio di essersi trasferito a Roma, e che assolutamente ci dobbiamo vedere. Io quasi svengo, non perchè non mi faccia piacere, ma perchè lo avevo un pò scordato, e dopo una corte ferrata da parte mia ci siamo solo abbandonati a baci e abbracci coccolosi, visto che ecco tra me e lui c’erano circa 200 km di distanza e lui non soffre le storie a distanza. E qui che mi vien da ridere. Diciamo che è ufficiale che io non so proprio se ci saranno sviluppi, ma come dice mia nonna, non mette mai la farina dentro l’impasto del dolce se prima non ci hai messo il lievito. Certo in dialetto rende di più. Ma il punto è che io, ovvero Annabelle Bronstein avrà ancora voglia di tutto sto zucchero filato che Cecolo emana? Io credo proprio di no, anzi. Al momento non so proprio quello che voglio, e probabilmente le cose che mi succedono intorno non sono assolutamente di aiuto per capire quello che mi serve. Un post con l’amaro in bocca. E’ probabile, ma spero che quello che mi preme si risolve al meglio e senza caduti. Comunque, Ga, Ciù Ciù, e Guy hanno dichiarato assoluta indignazione per questo nuovo Village. La Du Barry era risentito invece che Palombini, il suo posto preferito dopo il suo letto sia totalmente occupato da altre serate. Io ho concluso che una chance al Village voglio dargliela. Almeno una. E poi ho concluso invitando una ragazza a fare una bella intervista al tipo che se la portava sulle spalle. E poi ovviamente un’intervista l’ho proposta io a lui, e lui non l’ha rifiutata per nient’affatto. E per oggi, mi va bene così! Gay-Etero 1 a 0 palla al centro.

*marrocca=pannocchia di mais