Pubblicato in: bella gente, CO2, il pisello odoroso, Louise di Saint Louise, mood positivo, no sex in the city, spotlight

CO2 Brasserie. Il ritorno dell’aperitivo gay della domenica.

La domenica capitolina si è svegliata. E se nella passata stagione Crudo imperversava con il suo aperitivo, questo sarà l’anno di CO2. Un posto pazzesco. La location in realtà è un mix tra un aeroporto e una stazione. Ce un grande tabellone con gli arrivi e le partenze che ogni quarto d’ora circa scatta e si aggiorna. Semplicemente pazzesco. Appena si entra poi ci si ritrova in un’enorme spazio con i soffitti alti dominato al centro da un bancone dove è possibile abbuffarsi alla grandissima e tutt’intorno tavoli in legno e sedute in pelle. Ma non finisce qui, a sinistra la cassa con l’ampio bar e sopra un mega soppalco con tavoli e ancora tavoli. Insomma spazio a volontà. A due passi da Via del Corso in Largo del Teatro Valle 4.
Io Guy e la Du Barry eravamo ovviamente presi dai nostri soliti discorsi, che si sono interrotti appena entrati quando ci siamo accorti della presenza di Mr. Big e dell’Orco MaleFico. Ovviamente sempre insieme. Mentre ordinavo da bere alla ragazza in cassa pazzesca, mi stavo già preparando alla guerra quando guardandola bene mi sono reso conto che quella che mi stava battendo lo scontrino non era una delle tante. Davanti a me signori avevo Carolina Di Domenico. Forse non vi dirà molto il suo nome, ma il suo curriculum si. Ricordate il Disney Club? Oppure Mtv? Trl, Hit List Italia? Proprio lei, l’ex vj di Mtv era lì con una forma invidiabile (ha partorito da poco), che si occupava di lavorare. Mamma quanto è bella.
Fatti i complimenti di rito, mi sono avvicinato al bar dove mi sono imbattuto in Mr. Big e l’Orco. Baci, abbracci, frizzi, lazzi e giubili vari e chiacchiere inutili hanno imperversato nei 3 minuti e mezzo di contatto con i due. Anche se l’Orco MaleFico, ovviamente, aveva bisogno di mettermi la mano sul fianco e accarezzarmi l’alta natica sinistra. Ovviamente io ci sono stato. E sinceramente gli avrei fatto assaggiare anche ben altro, ma dovevo restare freddo e distaccato, e dopo le solite inutili chiacchiere mi sono finalmente goduto il mio prosecco. E il buffet. Cous cous, come nella tradizione degli aperitivi gay, e delle simpatiche frittellone ripiene di verdure. Tra cui piselli. Ottima scelta direi. Si capisce che Carolina la sa lunga su come organizzare un aperitivo con le palle.
Decisi a capire l’andazzo della serata, ci siamo resi conto che eravamo circondati da trentenni. I trentenni sono lo scoglio duro della popolazione omosessuale, difficile da avvicinare e conquistare. Noi, che siamo ancora nella generazione dei venti, adoriamo conversare di cose più frivole e leggere soprattutto per distrarci dalle delusioni di cuore, università e lavoro. Loro no. Loro devono affrontare discorsi maturi. Di politica. Di relazione. Loro devono parlare della palestra, della dieta, di quante calorie hanno bruciato e di quante proteine hanno assunto. Loro devo organizzare le vacanze, in estate a Gallipoli e in inverno in una qualche località montana. Noi andiamo in vacanza per fare sesso, ubriacarci e ballare. Loro vanno in vacanza per riposarsi, assaggiare i piatti tipici e fare sedute di massaggi e cardiofitness nei centri benessere.

Insomma due palle infinite. Due mondi apparentemente lontani e inaccessibili gli uni con gli altri. Ma non sanno con chi stanno giocando. Per cui decidiamo di osservare e prendere appunti. Fa sempre bene, evitando nell’ordine di cadere, dire cazzate ad alta voce, indicare quelli davvero boni. Ma i nostri obiettivi perdono corposità quando ci rendiamo conto della presenza della Fotografa. La Fotografa è una delle classiche fregnemosce che vive nella capitale. Questa strana tipologia di gay, è riconducibile ad una persona che parla poco, non ha particolari emozioni, e se le ha sono comunque espresse al minimo. Studio moda, di solito in qualche corso privato, si sveglia dopo le 15 ed ha almeno una Reflex, una Lomo e un concetto di espressione delle sue emozioni attraverso l’arte e la moda.
Insomma una vera e propria checca sottuttoio. Che per di più passa la serata a guardarti senza la minima sensazione di presenza nel suo sguardo. Decidiamo di ignorarlo e andare a fumare una sigaretta, tanto lui sta lì che si spara pose e se la tira in attesa del primo pollo che lo consideri. Ma fuori ci aspetta un arrivo a sorpresa, ovvero l’arrivo dell’Impresario. Lui è un quasi quarantenne, bono da fare schifo, con poco senso dell’umorismo e molta pienezza di se. Ci saluta con un bacio e sfugge, forse perché nel nostro ultimo contatto gli ho fatto capire che non è che comanda lui, e che non sto assolutamente a pendere dalle sue labbre, nonostante se lo meriterebbe.
Poco dopo riappare e lo vediamo scherzare con diversi ragazzi ma soprattutto, ha un tic davvero inappropriato. Ogni 9 secondi (vi giuro contati) si ravana il cazzo. Eh si. Certo è che lì sotto cè una bestia in cattività, perché il pacco è notevole, ma non è che puoi stare lì a menartelo ogni 3×2 sottolineando che ce l’hai grosso. Lo sappiamo. Lo vediamo. Lo abbiamo capito. E ti dirò di più, mi rode anche abbastanza un po’ che non avrò mai l’occasione di farne di bendonde, ma il buon gusto? Le buone maniere? Dove le hai messe? Nonostante l’aria frescolina, Guy, la Du Barry ed Io abbiamo l’ormone friccicarello e caloroso, e ci concediamo un bis alcoolico. Eh quando l’alcool abbonda nelle vene cominciamo a fare i soliti discorsi esistenziali alla Louise di Saint Louise.
Guy è sicuro vuole un ragazzo. La Du Barry non lo sa. Lei vuole solo UN ragazzo che lo caca solo su Msn e da mesi gli dice che devono vedersi, che ha voglia di vederlo, che ha scoperto una Du Barry diversa, ma da mesi questo appuntamento non si fa. Io vorrei solo la Polpetta. Anche se insomma, credo di volerlo solo nella mia testa. In definitiva credo che vorrei innamorarmi, ma seriamente, anche se da un po’ ho allentato con la ricerca spasmodica del mio fidanzato. Alternative alla Polpetta ci sarebbero, anche se tutti in qualcosa non mi soddisfano. Ce sempre un qualcosa che non va. Io arrivo alla conclusione che siamo troppo esagerati, e che chi si accontenta in qualche modo è più contento. Oppure devi essere una fregnamoscia.
E giusto mentre lo diciamo la fregnamoscia di cui sopra è lì che ha non solo accalappiato un raro esemplare di trentenne, che non è niente male, ma ci sta parlando. Ovviamente con spossatezza. Guy realizza che forse noi non siamo destinati ad avere un uomo. Ma solo vampate, scopate poco soddisfacenti e amici, quelli si. La Du Barry, con un cipiglio saggio e inaspettato per lui sentenzia sicuro: abbiate fede, noi troveremo il meglio. Noi non ci accontentiamo. Noi mettiamo in discussione noi e chi ci piace, per capire se fa davvero per noi. Fidatevi, a lungo termine saremo felici. Io comincio a crederci, ma ci credo solo perché l’alcool sta facendo il suo corso, e lo capisco dal mio equilibrio che comincia a divenire sempre più precario.
Decidiamo di credere alla Du Barry, e di andare a casa, ma prima, ovviamente devo svuotare la mia famosissima vescica. E lì capisco il segreto di quel posto fatato. Appena entro in bagno parte “Dancing Queen” degli Abba, e un faretto illumina una discoball che comincia a girare. Mentre faccio pipì in realtà sono nel bagno più fico e cool che un gay possa mai sognare. Anzi la differenza è che non è un sogno, ma esiste davvero. E mentre finisco di farla tutta, mi ritrovo a dimenare i fianchi e a abbeverare il mio spirito di movenzedannatamentepop, dichiarando a me stesso ufficialmente che quello è il posto fiù fico dove io abbia mai fatto pipì. Ed esco sorriso, testa alta con chi sa di poterne fare di bendonde, sempre e soprattutto ovunque.