Pubblicato in: Annabelle For President, Circolo degli Artisti, Disgusto Gay, Gay Village, il pisello odoroso, mood pensieroso, no sex in the city, povere noi, psicanalisi

L’estate del Deficiente – parte prima


Che estate è stata questa? Francamente io sono quasi contento che sia finita. Lo scrivo con un certo sospiro di sollievo. Anche se devo ammettere che i presupposti era stati molto diversi. Mi ero già immaginato immischiato in qualche tresca amorosa. E invece no. Niente. Invece è stata un’estate in cui ho girato dalle Marche all’Emilia alla ricerca di un posto di lavoro negli enti pubblici, e ne ho vinti persino due. Chissà mai quando mi chiameranno, e se mai accetterò. Ma vabbè. Basta provarci no? Ma non è tutto. E’ stata l’estate delle conferme.
Ovvero l’estate in cui ho fatto ventotto anni, ma in realtà me ne sono sentiti quasi sempre ottantadue. L’estate in cui la noia l’ha fatta da padrona, e neanche gli amici sono stati fin troppo terapeutici. L’estate degli scazzi amorosi e degli stronzi. L’estate delle zanzare aggressive e selvagge che non mi hanno dato scampo neanche con l’Autan. L’estate in cui è arrivata Asia, e sono diventato zio acquisito. Un’estate troppo breve. Un’estate che mi ha fatto rimpiangere l’inverno. Un’estate che rimpiangerò tra un mesetto circa. L’estate della trasparenza, la mia, visto che nessuno mi ha dato un pizzicotto sul sedere.
Ho pensato persino che il problema sia tutto mio. E’ vero anche che andrò in ferie il 17 settembre, per cui non è neanche troppo carino vedere milioni di persone abbronzate che se la spassano mentre tu devi sgobbare. Ma forse questa estate ho aggiunto un altro tassello a quella che mi piace che fosse la mia consapevolezza. Ovvero che devo smetterle con le discoteche. Non sono più quelle di una volta. E io francamente non posso più fare i km all’interno di esse tra milioni di persone alla ricerca disperata di un uomo che mi degni della sua considerazione. Nossignore!
Ci hanno imposto delle regole che adesso cominciano a starmi strette. Il Gay Village è assediato da un manipolo di etero coatti che prima si gigioneggiano che quattro checce ci hanno provato con loro e poi appena escono fuori, ubriachi e strafatti di chissà che cosa ti prendono a calci fino a farti uscire gli zigomi dalla faccia. Il Glamda (al Vintage) è stata una piacevole novità, ma ben presto la noia ha vinto anche lì, visto che la musica ti faceva venir voglia di prendere a testate gli alberi e chiunque passava a tiro. Altre cose? Bo. Non lo so, non mi pare di ricordarle.
Forse perché non erano interessanti. Ah si. Piazza Vittorio per la settimana del Pride. Quello è stato un bel posto. Ma tra la pioggia e il lavoro ci sono stato poche volte. Insomma è possibile che uno si possa rompere le palle di Roma d’estate? Si. Io mi sono rotto le palle. Per non parlare della grigia e pesante nube tossica allontana gay che si è formata intorno a me. Tutti quei ragazzi intriganti, interessanti, simpatici dove sono andati a finire? Adesso vai in un qualsiasi posto di aggregazione omosessuale e stanno tutti lì con il naso in basso a controllare Grindr o Scruff o WhatsApp o quel cazzo che hanno. E’ possibile che è diventato complicato avvicinarsi e fare quattro chiacchiere.
Chessò? Di sport, politica, tv. Ok. Forse di sport e politica ne capisco ben poco. Ma tv si. Eccome se ne capisco. E’ possibile che la pigrizia ci ha portato (mi ci metto ovviamente anche io) ad andare a cercare chi ti scopa direttamente in un locale gay. Non deve esistere neanche più uno scambio di parole, una stretta di mano… Chessò un valalalasss simpatico introduttivo. Nulla di tutto ciò? Lo so. In pratica sto mettendo in evidenza un lato malato della società gaia capitolina. Ma non è affatto giusto che le cose vadano così.
E poi ti giri, e orrendi esemplari di ragazzi omosessuali, più simili a dei criceti spelacchiati, sono li che se la chiacchierano nasino-orecchio con dei ragazzi discutibilmente interessanti, ma che comunque sono degli essere umani, e con i quali copulano e amoreggiano, e quando ti passano davanti alzano il sopracciglio a mò di sfida. Come se stessero dicendo “Io ho un ragazzo e tu no… Io ho un ragazzo e tu no” adducendo in maniera molto sottile una specie di semimovenza di vittoria. Eh si, e che pensavi che non me sono accorto?
Tutto questo in me crea dei sentimenti contrastanti che si manifestano, soprattutto quando ho un bel tipo davanti con il quale mi vorrei avvicendare, con un’evidente stato di ansia generalizzata e un’improvvisa balbuzie che mi rende praticamente un emerito deficiente. Addirittura sono arrivato a pronunciare la esse moscia (a mò di Paperino). Il ritratto di un essere orribile. E sono stato gentile, visto che parliamo di me. Ed ora, perentoriamente, in me riaffiora la necessità di chiedermi come mai succede ciò. Ma rischierei di rielencare per la milionesima volta cose già dette in altri cento post.
Insomma neanche io mi sopporto più. Ripeto a me stesso che devo svegliarmi col sorriso e bastarmi a me stesso. Ma puntualmente invece mi incupisco davanti a improbabili coppie che vogliono sciorinarmi il loro stare insieme come una scelta matura e consapevole e soprattutto piena di amore. Quando poi, e io ne so di ben donde, quando uno dei due si gira l’altro è già pronto a diventare una sciacquetta spara ferormoni e appestare chiunque topolone lo circondi nel raggio di 150m. Basta, sono esausto. Ma dove sono finiti i ragazzi di una volta?
Secondo me sono andati all’apertura del Village con la navetta e in realtà li hanno portati chissà dove. E nonostante tutte queste vagonate di pensieri mi rendo conto che tra una settimana io rimpiangerò questa estate. Perché non lo so. Ma so che sarà così. In compenso ho smesso di chiedermi quando mai troverò uno decente che mi degni del suo sguardo. Che abbia voglia di parlarmi. E abbia voglia di farmi sentire importante. Suo. E quel qualcuno so pure chi è. Ma mica se lo vuole mettere in testa?   
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Il Circolo. Totò. E una serata alcolica. Devastante.


Ovviamente cercare un +1 non è una cosa così semplice. Ecco perché è da un po’ che non scrivo nulla. Ma certo mai avrei pensato di dover combattere con l’ennesimo tipo carino, ma freddo e distante. Con il quale diviene difficile e complicato anche avere una semplice e basica conversazione. Per evitare questo mood ostico ho deciso di ricorrere all’amicizia su faccialibro. Adesso, io odio fare questo, perché si mette alla visione di tutti l’accettazione della stessa, e questo può solo scatenare ennesime ripercussioni a base di macumbe e sedute voodoo ai miei danni, da parte di quelli che sono amici ma forse neanche troppo. E aspettano solo questo.

Ma vabbè, non sottilizziamo. Ad amicizia accettata mi sono lasciato prendere la mano e proprio la sera del mio compleanno ho rotto il ghiaccio inviando un messaggio carino. Simpatico, funny, senza troppe pretese ne aspettative da parte mia. Una gran cazzata, per intenderci. Fatto ciò l’attesa si è mangiata il mio piccolo neurone. Lui non ha risposto fino a ben due giorni dopo. Lo scambio poi è continuato, ma quando io ho posto altre domande, lui non ha più risposto. Anzi, ha tagliato di netto la conversazione con un sonoro “Ciao!”. Accusato il colpo, ho deciso che faccialibro non poteva essere il modo giusto. Per cui, dovevo agire, dal vivo.

Così, venerdì sera, al terzo giorno in cui dormivo a malapena due ore a notte, e dopo 15 h di lavoro consecutivo ho aspettato Ga a casa, ho fatto un buon caffè e siamo partiti. Destinazione Circolo degli Artisti. Adesso, il Circolo d’inverno è impraticabile perché dentro fa troppo caldo, e la musica non è proprio il top, d’estate ha gli stessi identici problemi, ma un valore aggiunto, il fantastico ed immenso giardino. Giardino che ti permette di seguire chiunque senza essere troppo sgamato, ma non solo, perché permette vie di fuga riservate e veloci e anche, se la palla va in buca, di appartarti in maniera ottimale e discreta allo stesso tempo.

Considerati tutti questi fattori mi sono messo alla ricerca. Ovviamente non l’ho trovato affatto, fino a quando ho detto ad alta voce a Ga “Ma dove straminchia sta Totò???”. Eccolo apparire, di fronte a me, con il suo amico. Ovviamente mi aveva sentito. Avevo solo urlato il suo nome. Ho abbassato subito lo sguardo, facendo finta di nulla, e sorridendo sotto i baffi per l’imbarazzo, per poi rialzare lo sguardo e passare ai saluti di rito. “Dove sono gli altri?” mi chiede. Gli indico il giardino e gli comunico la necessità di assumere alcool. E via. Giusto il tempo di prendere qualche calcio e un pugno, e fare a botte con una bionda stronza, e un negroni era nelle mie mani.

Ritornato nell’angolo di giardino in cui ci eravamo sistemati realizzo che il dramma è sempre dietro l’angolo. Sempre. Il mio Totò era lì che chiacchierava, animatamente, con una checca chiacchieratissima con gli occhi azzurri da cuccioletto dolce e i capelli sfibrati. Ma andiamo tesoro, ma vai da Jean Luis David, e rifatti il look. Nel giro di qualche minuto ero pervaso da istinti omicidi un po’ per tutti quanti. Ma i drammi, non vengono mai soli, e puff, Mr. Music I Like appare e mi finisce a dare il colpo di grazia. Giacca, drink in mano, e la licenza di uccidere sento che non posso sopravvivere se non con un altro negroni in mano. Il primo era già finito.

Prendo cinque euro e li do alla Burina, comandandolo a dovere “Voglio il mio negroni. Ora. Svelto”. Lui mi guarda ed obbedisce. Ed ecco. Mr. Music I Like si avvicina, “Ciao” dice. “Ciao” dico. “Come stai?” dice. “Bene. E tu?” dico. “Bene. Pausa.” Via. Ha assolto hai suoi obblighi verso i me e si congeda. Come da routine. Nulla di più, nulla di meno. Io sorrido per scongiurare l’imbarazzo e mi ricordo immediatamente che dovrei prenotare il primo volo per Parigi e prendere parte al Festival delle Nuove Generazioni a Disneyland Paris. Insomma almeno lì, tra topi, principesse e paperi sarei capace di gestire e imparare una conversazione tipo. No?

Arrivato il mio secondo negroni decido che è il caso di berlo tutto d’un sorso e agire. Non posso essere lì, e far finta che il mio Totò non mi piaccia. Devo farglielo capire. Mi trascino appresso il Signor Wilson e la Burina e dico loro di dire cose intelligenti e spiritose. La conversazione però non lo interessa. Non la ricordo neanche io a dire il vero, ma la checca chiacchierata dai capelli sfibrati e sempre lì che se la parla. Grrrr. Ma cosa straminchia faccio. Eccolo, che si avvicina e mi attacca bottone. Sente che parlavamo di insicurezza e rapporti, e di quanto sia difficile relazionarsi.

Mi prende per il braccio, e mi dice “Anche tu sei insicuro e single?”. Andiamo. Ma cosa combini? Marchi il territorio? Preso da un momento di panico assoluto, reclamo la mia fetta della torta, e fingo. Fingo fino al midollo. “Andiamo. Io so chi sono, non sono affatto insicuro, è che quello che voglio al momento non c’è. E poi i gay non sono così insicuri, sono solo snob… Preferiscono nascondersi piuttosto che essere loro stessi”. Ma cosa stracazzo dico? Eh? Eh??? Totò ovviamente non mi degna di nota. Anzi, si riprendere il ragazzino e se ne rivanno a parlare in un angolo. Ma fottetivi.

Decido che devo darmi il colpo di grazia. La mia agitazione è alle stelle, e incappo di nuovo nello sguardo di Mr. Music I Like. Che da lontano mi guarda, ma nulla più. Comincio a pensare seriamente di avere le manie di protagonismo. Insomma, non può esserci solo uno scambio vago di convenevoli ogni volta. Mentre lo guardo penso che sia seriamente il caso di scolarmi il terzo negroni. E infatti finalmente comincio a stare meglio. Ma un pochino. Ritorniamo in quell’angolo di giardino, e comincio a ridere sguaiatamente a qualsiasi cosa venga detta. Realizzo poco a poco che sono ubriaco. E ne sono anche abbastanza felice. Almeno posso dire stronzate senza preoccuparmi troppo.

Poco dopo veniamo buttati fuori dai bodyguards e decidiamo che è il caso di andare a fare colazione. Devo mangiare assolutamente qualcosa e ci ritroviamo da Gigi, in piazza Camerino, al solito. Consumiamo. Anzi, mi abbuffo proprio. Me lo devo, ho avuto una giornata pesante. Essere ignorati da ben due bei ragazzi dopo una sfiancante giornata di lavoro non è mica da tutti. Dopo aver dato fondo a cornetti, cappuccini, cotiche e fagioli, pane e porchetta e fragole e panna, ci sediamo sulle panchine in piazza e puff. Arriva Totò e il suo amico. Ok. Adesso non ne posso più. Scambiamo qualche parola, su non mi ricordo cosa e passano 5 minuti 5 e fugge verso casa.

Prima però, mentre calza il casco mi regala un occhiolino con sorrisino e semimovenzapop annessa. Insomma. Quella era una movenza pop bella e buona. E tutti lo sanno che chi di movenza agisce, di movenza perisce. Dopo questo unico e minimo vago gesto finalmente riprendiamo la via di casa. In macchina io e Ga analizziamo la situazione, e conveniamo che non è arrivato affatto il momento di montarsi la testa. Louise di Saint Louise saprebbe cosa fare. Lei Totò a quest’ora se l’era già sposato. Io non riesco neanche ad attirare la sua attenzione. Arrivo a casa a stento. Gli occhi mi si chiudono e non riesco davvero a capire come ho fatto a guidare.

Ga parcheggia la mia macchina, e se ne va, intanto si è fatto giorno e una pioggerella a goccioloni mi bagna. Penso che non sia giusto che debba finire sempre così. Ma penso anche che è arrivato il momento di cominciare ad aprire la bocca per dire cose un tantino più interessanti. Sono assolutamente convinto che non tutto è perduto, anzi che siamo solo all’inizio, e che devo trovare un modo carino, e non troppo ossessivo/compulsivo per catturare la sua attenzione. Ma perché io ho paura? Perché quando mi piace qualcuno divento così stupido e pauroso? Decido di dormire, e di lasciarmi questa giornata pesante alle spalle. Sperando di trovare l’ispirazione. Si. Mi devo ispirare.

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Il Circolo, Il Pop Idol e nuove declinazioni pop!

Sono giorni che non scrivo. Stavo pensando seriamente di abbandonare questo mio ruolo, che nell’ultimo periodo mi stava diventando un pò troppo stretto. Troppe le persone che sembrano non gradire Annabelle Bronstein, troppe che voglio sapere chi sono e vogliono darmene di santa ragione. Anche se di Santa cè nè una sola. Anyway, Ami Winehouse, questa settimana dedicata tutta al mio trasloco, ho avuto qualche ritaglio di vita gay, nel quale mi sono presentata sotto mentite spoglie alla riunione di We Have A Dream per capire comè che si organizzavano ed anche per esprimere la mia. Ma non ne ho avuto tanto modo a essere sinceri. E poi ieri sera, forze causa maggiore non sono riuscito a partecipare alla serata a Monte Citorio.

Però sono riuscito ad andare al Circolo degli Artisti. Serata di ritorni e nuove fiamme. Appena arrivato con la Burina, il Signor Wilson, l’Infermiere Veterinario, Ga & Ciù Ciù ci siamo diretti seduta stante al bar dove ci è stata servita benzina pura. Poco dopo un sorriso mi si è stampato sulla faccia, a mò di Joker. Nelle mie vene scorrevano milioni di particelle eccitanti ed alcoliche, e i miei ferormoni si sono svegliati dal torpore dell’ultimo periodo, regalandomi sensazioni devastanti su tutte le diverse forme di vita sul torello andante che mi passavano vicino. Al punto quasi di dover mettermi a pisciare nell’aiuole del giardino. Quasi, però. E così mentre me la sfilavo con quella benzina tra le mani, sono quasi colto da un infarto acuto del miocardo. La Polpetta erà lì. Era lì. Era con i suoi amici, che rideva e scherzava con i suoi amici con una ritrovata forma fisica. Vabbè, ingoiato il rospo di non poter raggiungerlo baciarlo e spupazzarmelo tutto, ho deciso di far finta di niente. E di bere. Molto.

Così poco dopo mi sono ritrovato in mezzo ad una delirante discussione in cui un mio amico faceva finta che lo sconosciuto seduto vicino a lui era il suo coinquilino nuovo e lui asseriva e rispondeva come se fosse vero. Ovviamente, quasi subito io mi sono invaghito di lui. Ma vi dirò di più, lo avevo già notato al Village e spulciando tra i facebook dei miei amici me l’ero trovato in diverse foto. E avevo pensato. Fico. E così parlando scopro che non solo è fico, ma è simpaticissimo e arguto e condivide come me una passione per TUTTA la musica, soprattutto quella pop.

Così inaspettatamente colto da quella inaspettata primavera in anticipo e da tutti quei risveglio psicomotori dalla cintola in giù, mi sono ritrovato a chiedergli il suo nome e cognome per un esclusivo contatto preferianzale. E così lui mi ha degnato di comunicarmi il suo nome e cognome. Quasi irrorato da coca-cola e non più da sangue, e colto dall’irrefrenabile voglia di deliziare tutti con delle movenze dannatamente pop, mi sono sentito stoppato sul nascere della mia improvvisa voglia di ceppa dalla Burina, che richiamato all’ordine, ha irrevocabilmente deciso di tornare a casa. Abbandonata la semi conquista, ho saltato tutti e sono fuggito nella notte romana. Direzione cornettaro in Via delle Cave dove ci siamo abbuffati per benino.


La serata è finita così, ma volete sapere l’orrore della mattina? Mi sveglio e corro diretto verso faccialibro, per scoprire che quel nome e quel cognome assieme non davano nessun profilo trovato. Nessun contatto. Nessun diretto preferenziale. Ancora una volta, preso in giro, impacchettato e infioccato. Ma prima di essere un cadeux di compleanno io sono Annabelle Bronstein, e le vie di Annabelle Bronstein, oltre ad essere affollatissime sono infinite (senza il “to”) e riuscirò a trovare sulla rete il Pop Idol e a farlo mio. Tutti avvertiti, questa è guerra, adesso.
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Il Partito dell’Amore

Premettendo che non ho mai capito nulla di politica, e il mio solo approccio cè stato un paio di anni fa quando, avendo ricevuto l’invito a candidarmi per una lista civica mi sono trovato davanti gli occhi la necessità di dover capire. Accettato di buon grado l’invito soprattutto perchè non vi era alcun colore politico, ero stato scelto principalmente perchè avrei dovuto rappresentare gli studenti. Non a caso il mio intervento al comizio oltre ad essere accalorato parlava solo ed esclusivamente di futuro, di università e di tutti gli spazi per i giovani che nella mia città sono sempre mancati. Ed era ovviamente indirizzato a quelli della mia età che avrebbero dovuto votare, teoricamente. Quel giorno ci avevo creduto. Ero soddisfatto di me, del mio intervento e di come avevo gestito la mia immagine in campagna elettorale (!). Ma di tutti i presenti, circa trecento persone, alla fine io ho ricevuto solo sette voti. Ovvero mamma, papà, mio fratello, la nonna, il nonno e una vicina di casa. E il mio di voto, ovviamente. E’ così mi resi conto che la politica è solo un magna magna. E che quelle trecento persone erano lì solo per il banchetto post comizio. E così oggi poco mi sorprende quello che accade nel nostro Paese. La potenza di un solo uomo va be oltre i suoi comportamenti. E sembra che tutti se la bevano. Mi viene allora in mente quando una decina di anni fa una tale Moana Pozzi creò il Partito dell’Amore. Se avesse mai vinto alle elezioni oggi saremmo abituati a certi exploit di “questi signori”. O forse no? Forse l’avrebbero presa in maniera diversa e avrebbero fatto qualcosa di serio. Non lo so. E non lo sapremo mai. E in qualche modo la politica è molto simile all’amore. In amore come in politica, solo che vive una relazione capisce determinate cose. Vabbè, tutto sto preambolo per dirvi che io non capisco una ceppa leppa neanche dell’amore. Oppure forse sono solo in attesa che il mio LUI arrivi. Tutte queste riflessioni sono uscite fuori dopo la mia disastrosa serata di venerdì. Mi sono visto con Sushi in centro alle 23 per muoverci assieme e raggiungere Guy e la Du Barry al Cominmg Out. Ovviamente il venerdì sera pieno zeppo di gente all’inverosimile. Tra cui una serie innominabile e imbronciatissima di ex-fiamme. Laddove fiamme sta per sesso promiscuo, ovviamente. Appurato che però ne avevamo avuto tutti e quattro fin troppo di tutta quella gente e di tutti quegli sguardi manco fossimo al mercato del pesce, siamo fuggiti direzione Circolo degli Artisti, a piedi. Adesso Roma non è proprio piccola. Ma secondo la Du Barry non ci voleva neanche tanto dal Coming al Circolo a piedi, “Dai na decina di minuti!”, e noi ovviamente le abbiamo creduto, facendo come al solito la maratonina Attilio Fuggetta. Arrivati dopo circa 97 minuti ci siamo resi conto che il Circolo d’estate rules! Pieno zeppo di gente dentro e fuori, e soprattutto di gente che mezz’ora prima avevamo lasciato al Coming. Raggiunti anche da Ga, Ciù Ciù, Little Miss Sunchine, Gian e tanti altri compagni di bevute che non vedevo da un pò, e ci siamo appollaiati sul muretto per riprenderci un attimo e snocciolare gli argomenti del giorno. La morte di Michael Jackson e di Fara Fawcett. Anche se quasi subito la mia attenzione e quella di Ciù Ciù si è catalizzata sui ragazzi, molto carini, che quasi subito ci hanno fatto capitolare: volevamo alcool a fiumi per dare senso alla serata, e così abbiamo aperto i rubinetti. E sono cominciate le sorprese. Mi compare davanti l’orcomaleFICO, di cui da troppo tempo avevo perso le tracce. Preso dalla voglia di sbatterlo contro il primo albero disponibile l’ho seguito con molta discrezione fino al bar della piscina, e lì mi sono fatto notare. Mi sono avvicinato, e ci ho scambiato quattro chiacchiere, ma non era il solito orco che ricordavo. Sembrava che si trattenesse, era circuito e si guardava attorno. Poi appare uno con una camicia rossa che si aggiunge alla conversazione, e si presenta, e capisco. Si trattava del suo FIDANZATO. Per fortuna che l’alcool ancora faceva il suo effetto. Ho fatto ricorso a tutta la diplomazia a mia disposizione, ed ho dato benzina alla conversazione: caro vita, le vacanze troppo costose ad agosto, il cocomero, la dieta mediterranea, il trucco da uomo, il fatto di essere single e le griffe. Insomma mi sono reso antipatico e pesante per farmi buttare da quella conversazione che mi era diventata troppo stretta. Così mi hanno salutato e si sono appartati per spomiciarsela. Tornato dagli altri mi sono di nuovo indepressito. Sono sempre quello di troppo io. E me lo ha fatto capire anche il Playboy. Lui bello come il sole, non lo vedevo da tipo due mesi. Attaccobottone e parliamo della qualunque, ricorrendo alla mia pungente autoironia. Lui se la rideva, ma evidentemente era interessato a ridersela con qualcun’altro, e così mi ha smollato su due piedi, congedandosi e sottolineando che si vedeva con qualcuno, ma in realtà si stava alzando per darsi al rimorchio più assoluto. Con quel qualcun’altro per di più. Ma io sono un giocatore, non mi dispiace perdere con sportività, anche se mi rode. Ma non tutti sono come me, anzi. Quasi subito sono diventato oggetto di commenti poco oggettivi senza fondamento. Ma oltre a non barare nel gioco e nell’amore, ho capito che a volte è meglio, anzi, importante saper non rispondere. E proprio in questo non lo farò, perchè in fondo a me non manca niente. Non ho bisogno di dare dello sfigato a qualcun’altro per sentirmi bene con me stesso. Io mi vado bene così, e sono al quanto sicuro di me. E se un Playboy non lo capisce, bè forse è meglio così. Come dire, altro giro, altra corsa. Salutato Sushi che ne aveva di bendonde da fare (lallero!) e salutati anche gli altri, Ga, Ciù Ciù, Guy, la Du Barry e io siamo andati da Gigi per il solito mega-cappuccino alla crema con bono annesso che te lo serve. Sarà stata colpa della serata strana, o delle morti vip, ma mi sono trovato a domandarmi se tutto questo acume mi giova oppure no. E se cominciassi anche io a essere cattivo con gli altri? Mmmm, non credo lo farò mai, anzi. Pensavo di scendere anche io in campo in politica con il mio Partito dell’Amore. Anche se al momento un amore non c’è l’ho. E al mio fianco ci sarà Francois Sagat! E ci faremo promotori delle movenze pop, il sorriso e l’amore. E in qualche modo gliene farò vedere anche a lui di bendonde. NO? Io penso proprio di si!

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Una rondine ci distruggerà tutti!

Da Wikipedia
La rondine è uno degli uccelli che più di tutti si avvicina agli insediamenti umani, annidando di regola sotto i cornicioni dei tetti.La rondine, e più specificatamente la rondine comune, è diventata l’uccello-simbolo dell’Estonia dal 23 giugno 1960; per gli estoni, la rondine rappresenta il cielo blu, sinonimo di libertà e di felicità eterna. Secondo le credenze estoni, se qualcuno uccide una rondine diventerà cieco. Quando in primavera le rondini tornano al nido, salutano gli umani della casa con acrobazie e canti.

Quando una persona esce con un amico, probabilmente non ha la più vaga idea di quello che possa capitargli nell’arco della serata. E probabilmente io dovrei sempre pensare a quello che potrebbe succedermi ogni volta che esco. D’altronde sono pur sempre Annabelle Bronstein, no? Ma venerdì non l’ho fatto. Solato dalla Du Barry finita in un buco nero fatto di libri e clausura in casa, io e Guy abbiamo deciso che ne avremmo fatte di bendonde. E non avevamo dubbi: saremmo stati di Circolo. Il Circolo è un posto strano. Quando pensi che andrai lì per divertirti, non cè una ceppa leppa di nessuno. Quando pensi che sarà un totale flop ecco che il Circolo ti dice che sarà l’esatto contrario. Arrivati a Ponte Casilino eravamo convinti che all’1.30 (i migliori arrivano sempre tardi), la serata sarebbe stata già bella che conclusa, ma non era assolutamente così. Attraversato il cancello noi abbiamo cominciato a respirare ossigeno. Il mondo era lì. Il circolo sembrava il Grande Raccordo Anulare nell’ora di punta. Un Circolo pieno zeppo di gente. E così tra tante persone, forse milioni, io sono finito proprio di fronte La Polpetta. E non era solo. Era con la sua nuova fiamma. Ecco in quel momento ho provato quello che viene comunemente detto Killer Instinct. Laddove io avrei fatto a pezzi prima il suo boy, e poi affettato lui e successivamente venduto al mercato delle Vittorie. Ok, non esageriamo. Sono così pulp oggi! Vabbè. Io avrei voluto scansare il suo sguardo e saltare tutti come ad una corsa ad ostacoli, ma proprio mentre stavano per sparare il colpo dello start Guy si è fermato a conversare con Panpipe. Il panpipe è praticamente uno con cui lui è uscito diverse volte, che non mi starebbe neanche antipatico se solo non fosse quello che da un paio di mesi è diventato amico inseparabile della Polpetta. E mentre eravamo lì a fare i soliti convenevoli del caso, davanti i miei occhi la Polpetta se la sbaciucchiava con la sua nuova fiamma. Killer Instinct. Killer Instinct. Killer Instict. MMMmmmmmm che nervi! E mentre facevo finta di guardare qualcuno dietro loro, ma dietro di loro c’erano solo le frasche, sono stato scoperto: la fuga è stata immediata. E rientrato nella conversazione con Panpipe e e Guy che ne avevano bendonde da raccontarsene, La Polpetta, il suo nuovo discutibile Pomicioboy e la sua cricca sono fuggiti. E Panpipe si è accodato a loro fuggendo via e lasciandoci lì travolti dalla folla e dall’interdizione. Io odio le fughe. Travolti da milioni di persone capita facile di incappare in un Insy Lohan sempre più sexy con un nuovo taglio di capelli. Lo continuo a straquotare. Ma non solo, noto anche un giovane attore che raggiunge il dancefloor. Credetemi. Bonissimo. Ma io non ero ancora soddisfatto. Mi sentivo qualcosa nello stomaco. Sentivo qualcosa di strano. E non capivo se era fame o altro. A sorpresa sono riuscito a beccare Ga, Ciù Ciù e Mau, finalmente. Dove i soliti convenevoli Ciù Ciù mi avverte subito che si era invaghito dello ziccherofilaro. Eh si, perchè nel giardino del Circolo, tra le milioni di persone c’erano anche un finto cinema che mandava a ripetizione un trailer, una piscina e uno zuccherofilaro. E Ciù Ciù ne voleva da lui. Ma la domanda, ovviamente era se faceva o meno parte della cerchia. Ga era sicuro: era etero. Mau non era d’accordo. E Ciù Ciù invece voleva solo perdersi tra le sue mani mentre arrotolava dello zucchero filato su un bastoncino. Così, appurato che lo zucchero filato era gratis, mi sono avvicinato con Guy e Ga e come una vecchia signora al supermercato ho esordito a gran voce verso Ga: “Certo che avere un ragazzo che sa preparare lo zucchero filato dev’essere davvero una figata. Immagina il suo ragazzo, che fortuna che ha, mangiare zucchero filato quando meglio crede”. E lui di tutta risposta: “Al massimo la mia ragazza!!!”. Ecco qua, Ga, ancora una volta ci aveva preso. Ma che palle. Ga ha sempre questa propensione per capire le inclinazioni sessuali di chiunque. Oppure porta solo sfiga. E davanti a noi si ripeteva la solita scenetta in cui lui c’ha ragione. Così ci siamo tutti consolati con una belle nuvoletta di zucchero filato. Tiè, alla faccia dei grassi insaturi. E mentre ci strafogavamo, proprio lì, finalmente i presagi di cui sopra hanno trovato una risposta.Non era fame. No. Era Mister X. Adesso Mister X è stato già mensionato in questo blog ma con un’altro nome. Ma sarà d’ora in poi rinominato così semplicemente perchè deve rimanere assolutamente anonimo. Anyway, Amywinehouse, di fronte a me per la primissima volta c’era lui. Io volevo sprofondare. Ero lì che mi abbuffavo di zucchero filato con le mani tutte appiccicaticce e come al solito stavo facendo la mia solita pessima figura. Ma non tutto viene per nuocere. Io e Mister X non abbiamo avuto un grande approccio. Qualche tempo fa ci siamo beccati su una chat un pò zozzona, ma io non avevo specificato cosa stessi cercando lì, assolutamente no, poi ci siamo scambiati il contatto msn, e abbiamo cominciato a chattare. Ma la chattata è durata pochissimi minuti perchè lui, mi ha letteralmente buttato fuori dal suo messenger senza spiegazione alcuna. Bè è chiaro anche a me che forse non sono molto il suo tipo. Ma vi giuro che le mie foto sono pessime e live rendo molto meglio. Certo se poi mi beccate con un quintale di zucchero filato in mano mentre mi abbuffo non deve essere il massimo. Ma grazie al cielo non si vive di solo immagine. E così, appurato che mi piace e anche di più dal vivo, decido di sparire e di non farmi vedere per evitare ogni imbarazzo. Anche se ribadisco lui mi ha buttato fuori dal suo messenger senza giusta causa. Raggiungo così, in incognito con gli altri il bordopiscina. O meglio le scale che portano alla piscina. Questo perchè c’era un party privato. Vabbè dediciamo di sederci sugli scalini e incontriamo anche due amiche di Ciù Ciù con le quali affrontiamo i soliti problemi di cuore. Alla fine di un’accesa discussione sugli uomini, e sui trentenni nello specifico, concludiamo che questi sono la generazione peggiore. Perchè non prendono mai una decisione. E’ proprio un trentenne, forse scambiandomi per una guardarobiera mi lascia in custodia la sua tazza. Si una tazza. Che credo gli sia stata regalata durante la serata. Con residui di Coca e Rum. Comunque mentre dietro di noi si svolgeva un campionato di Hula Hop con dei partecipanti imbarazzanti, abbiamo deciso di abbandonare la serata friccicarella e di andarci ad abbuffare di cappuccino di crema al cioccolato da Gigi a San Giovanni. Ma mentre uscivamo il dramma ci ha colpito. Dall’alto una rondine con l’ala spezzata ci è cascata quasi tra le mani. E una delle amiche di Ciù Ciù era proprio una veterinaria. Mamma mia che culo. Così il panico si è scatenato tra tutti quelli che uscivano, ma non solo anche la pazzia dilagante. Questo mi ha fatto sorridere, e anche troppo, andiamo è una rondine. Sono famoso per non essere particolarmente amante degli animali, ma è una rondine. Così mentre facevo del cinismo su questa cosa un pazzo con un cappello da cow-boy mi ha aggredito verbalmente. Anzi mi voleva proprio menare. Di lì a poco la mia fine. Urli, strepiti e aggressività gratuita. Mamma mia. Ga ha preso la situazione in mano, e non in culo come avrebbe voluto, ed organizzato la fuga. Abbuffati di cappuccino con crema al cioccolato, servitoci da due bononi devastanti con una Britney del 2002 che guadagnava la scena su Rai1, ce ne siamo tornati a casa. E immaginatemi. Brillo, scampato al linciaggio e con una tazza al Rum vagare in giro per Roma. Ditemi se non si può essere soddisfatti di avere delle serate del genere?