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Una serata palese

Ieri finalmente sono uscito dopo dieci giorni. Dieci giorni in cui ne ho dovute sentire di ogni. Il tal Bertone che accomuna l’omosessualità alla pedofilia. Se sapesse quanto mi stanno sul cazzo i bambini non parlerebbe così. Oppure quell’altra idiota della Sozzani. Neanche la commento. Io spero davvero che abbia licenziato qualcuno del suo staff. Insomma io le avrei detto che stava a scrive na marea di cazzate. Oppure la D’Urso. Che ogni giorno ci regala una storia sui gay. Anche oggi lo ha fatto. Immagino cosa pensi mio padre. Anzi, non lo voglio proprio sapere. Ma a parte questo, a cui ho deciso di non dare alcuna mia reazione, perché non se lo meritano, ieri, dicevo sono uscito. Direzione casa di Tata.

In metro ho fatto un’incontro che mi ha fatto riflettere. Diciamo che ho provato per la prima volta del rispetto per una checca sfranta. Senza offesa per tutte le checche sfrante, naturalmente. Lei era lì sulla panchina della metro, con il suo beauty appoggiate sulle ginocchia e uno specchietto in mano che si truccava alla grande. La banchina era deserta, e questo forse le ha reso l’ambiente più confortevole, ma appena mi ha visto, di sottecchi, si è fermato. Ha riposto lo specchietto nel beauty, si è girato e poi mi ha fissato per qualche secondo. Secondi interminabili, in cui ho pensato. Però, è un osso duro. Nel senso che è lì che si trucca, si trucca in metro e non teme il giudizio altrui. E riesce a fregarsene. Cosa che forse io non sono mai riuscito a fare. A fregarmene del giudizio altrui.

Per questo ho deciso che in qualche modo dovevo celebrare il coraggio di quella giovane checca in metro in qualche modo. E l’ho fatto così. Perché se lo merita. Perché c’ha le palle. E ne ha forse più di me. E questa riflessione ha stuprato il mio piccolo e solitario neurone per quasi tutte le fermate della metro da Battistini a Colli Albani. Quando poi sono arrivato da Tata le cose non andavano molto meglio. L’aria era pesante e depressiva, e nonostante il prosecco e le coccole alla fragola Haribo anche in macchina verso l’Amigdala da quella giovane checca coraggiosa ci siamo interrogati su come una donna pazzesca come Tata non abbia un uomo, e in definitiva non lo cerca neanche più, ma come vorrebbe un figlio. E su come Ga invece sia contrario ad avere un figlio.

Mau, invece, che ha una storia stabile e dopo non mi ricordo quanti mesi abbastanza collaudata, non sa ancora rapportarsi con l’idea di avere un figlio. Io ho solo poca pazienza con i bambini. E quello mi blocca. Ma al momento non mi ci vedo affatto. Mi immagino solo zio. Un ottimo zio. E probabilmente accadrà prima o poi. Naturalmente allo stato attuale delle cose è prematuro fare discorsi così. Ma confrontarsi non fa mai male. Confrontarsi aiuta a capirsi e anche meglio. Quanto è difficile non riuscire a decodificare determinati sentimenti e reazioni che ti scattano dentro. Per cui almeno parlarne nella discrezione della macchina di Ga rende tutto molto più semplice. Ma trovato il parcheggio, i nostri discorsi sono rimasti lì, in quella macchina.

Appena arrivati davanti il Rising Love abbiamo ritrovato il nostro mood migliore. Fingere aiuta a sentirsi migliori a volte. Ci siamo messi in fila e poco dopo siamo entrati. Arrivati davanti la cassa ci siamo chiesti per tipo una ventina di minuti come mai fosse possibile che eravamo ancora lì. Insomma quanto cazzo di tempo ci vuole a prendere i soldi e dare il resto? C’è bisogno di fare le chiacchiere? Quando eravamo quasi alla putrefazione, finalmente, il nostro Gancio si è palesato e ci ha accompagnato verso l’entrata. Timbro e via. Dentro. Così. Ecco perché adoro essere Annabelle Bronstein. Quando pensi che forse è il caso che la rottura di cazzo è tale che ti arriccia i capelli e vuoi fuggire, il Gancio ti salva. E a noi ci ha salvato.

Il Rising ha solo un difetto per quel che mi riguarda. E’ troppo buio. Per una cieca come me non è affatto utile stare al buio. Perché prima di tutto non riesci a capire se quelli che sono lì sono effettivamente boni, e quei quattro che conosci, ovviamente, non li riconosci. Ma andiamo al sodo. Incontrato un amico di vecchia data, il Sollazzo, non chiedetemi perché, ancora una volta mi sono ritrovato in un discorso devastante. Ovvero quando gigioneggiando come al solito, gli ho chiesto sulla sua vita sentimentale, lui mi ha risposto che io mi sono invaghito di quello che gli piace. Ussignur. Una lastra di ghiaccio sorprendente come una battuta della D’Urso mi si è palesata davanti facendo rischiare di rimanerci secco. Ho pensato immediatamente ad un nome.

Mr. Music I Like. L’unico che in qualche modo mi poteva accomunare a lui. E dopo un tira e molla inappropriato alla mia persona finalmente il Sollazzo ha detto la verità. Sacrilegio. Volevo sbattere la testa sul bancone del bar fino a spaccarmi le meningi a far fuggire via quel mio piccolo e solitario neurone. Oppure mi sarei tramortito volentieri tra le tette taglia extra-large di Francesca Cipriani. Ma né l’una né l’altra cosa mi sembrava troppo appropriata. Ma voi ve lo ricordate che Mr. Music I Like oltre che a dire ciao, come va non dice? A voi l’ho detto. In un attimo sono diventato una stronza arrivista. Una che fa le cose alle spalle. Volevo morire. Ho dimenticato immediatamente la funzione del tasto Mi Piace. E l’ho fatto chiaro anche ai miei interlocutori.

Chiarito il fatto, ho preso i miei amicici e ci siamo allontanati. E indovinate in chi incappo? Ovviamente in Mr. Music I Like che mi saluta da lontano perché eravamo tipo travolti da una folla di indie impazzite che manco al concerto dei dAri. Il quadro era completo. Lui era lì, io sono la pazza bastarda e il Sollazzo ci crede ciecamente. Ottimo, no. Ma che cazzo di paranoia. Deciso di comunicare le mie trascese e drammatiche condizioni via twitter e fumare una sigaretta all’aria aperta mi ritrovo a essere l’oggetto del piacere di questo ragazzo amico di un altro amico (mamma mia con tutti sti amici che bordello!), che mi ammicca mi si avvicina e ne vuole da me. Sì signori. Ne voleva da me. E lo ha palesato. Ridendo un po’ troppo, per i miei gusti, a dir la verità.

Ma non mi convinceva molto. Insomma molto carino. Un po’ troppo basso per i miei gusti. Ma niente male. Lui era lì, e io mi sono follemente imbarazzato. Ma tanto. Cosa che non mi era mai capitata prima. E mentre ero ancora lì che ci riflettevo, puf. Sparito. Mah. Ancora scosso per l’affair in atto rientriamo per avere ancora dell’alcool, e ancora una volta mi ritrovo faccia a faccia con Mr. Music I Like. Riusciamo a salutarci in maniera decorosa e scambiamo le solite quattro chiacchiere. E ancora una volta mi assale l’ansia. Decido che è il caso di fuggire. Fuggire lontano. Andiamo dritti verso il dancefloor a trovar pace, ma neanche lì, nostro malgrado. Io decido che è il caso di rifarmi. Avete presente quelle stronze, bionde, frociarole, acide, secche con le gambe lunghe?

Ebbene, c’è né una che gira per i locali queer della capitale. Che io odio. Così un po’ per rifarmi, e anche perché a prima di essere Annabelle Bronstein sono una vera stronza, ho approfittato della sua vicinanze e le ho messo lo sgambetto. E lei è quasi volata giù per terra. Eh si. Insomma ma chi ti credi di essere, Natalia Estrada? Soddisfatto, e rincuorato dalle mie capacità ginniche finalmente mi stavo leggermente riprendendo e stavo tornando in me. Avrei voluto fare uno sbrocco multiplo, un po’ a tutti gli attori di questo incriminato caso. Avrei preso Mr. Music I Like e gli avrei voluto dichiarare tutto il mio interesse, per lui, le sue mani, i suoi occhi, i suoi gusti musicale e le sua basette. Ognuno è feticista di quel che crede. Ecco. E invece no. Nulla. Siamo andati via.

E allora mi riallaccio alla checca che si truccava in metro. Lei è una grande. Lei nella mia situazione avrebbe saputo sicuramente cosa fare. Le avrebbe cantate al Sollazzo, e avrebbe fatto una serenata a Mr. Music I Like. E se avesse preso un no. Non gliene sarebbe fregato nulla. Io invece, non solo ho fatto spallucce davanti al Sollazzo. Ma non solo, non oso guardare in faccia Mr. Music I Like. E questo è palese. E tutto mi fa sentire come una sfigata orrenda. Tornato a casa. Mi sono coricato sperando di essere più coraggioso. Ma so che forse non lo sarò mai. In compenso però sono sgrammaticata, la più ignorata del web, e con uno strano feticismo per le basette e la parola palesata. Insomma ve ne sarete accorti. No? Ecco qua. Adesso la frittata è palesata, più che mai.

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Valentino must die







L’unico San Valentino che io abbia mai festeggiato è quello di qualche anni fa. Tipo una decina. A cena c’era tutto. C’erano i fiori, il peluche e i cioccolatini. Sono passato a prenderla e ci siamo visti con un’altra coppia per andare a cena. Poi a casa di un amico a vedere un film. Ovviamente sapevo di essere una checca. E probabilmente lo sapevano anche tutti gli altri. Tra me e la mia compagna di quella sera non c’era amore. Amicizia si. E tanta. Che dura tutt’ora. Ma quello che mi rimane in testa, e la felicità che abbiamo provato tutti quella sera. La tranquillità. Gli sguardi complici, e sorridenti. Sarò banale, ma per me quello è il tipico San Valentino. Con quello spirito. Con quel mood. Con tutte quelle accortezze e carinerie.


Il tempo è passato. Io mi sono emancipato, e San Valentino oggi è diventato quello che tutti conosciamo, per lo più una festa dove bisogna dar via gadget di ogni tipo e vendere il prodotto San Valentino anche nei ristoranti e nelle discoteche e via discorrendo. Io sono triste. Questo periodo dell’anno divento immediatamente triste. Ogni anno, con l’arrivo di questo giorno io mi spengo. Mi deprimo. Penso. Rimugino su pensieri e parole. Le peso e soppeso. Sto attento. Perché nel sottile gioco dell’amore, che oramai corre sulla rete, ma anche sulle bocche della gente, basta un piccolo errore e si finisce sulla graticola. Ma non quella che mi potrebbe preparare qualche mio aguzzino, no, quella che mi preparo da solo perché passo al setaccio me stesso e mi giudico e mi tagliuzzo il cervello per capire dove e come e soprattutto perché ho sbagliato.



Affrontare tutto ciò ovviamente non è semplice. E’ per questo motivo che ieri sera, dopo avere chiarito una situazione scomoda con la Burina, e aver fatto baruffa con Guy e sbroccato con Imogeon Heap perché ci solava e se ne tornava a casa, io ho visto la soluzione per non mandare tutto a puttane in quella bottiglia di vino che era adagiata là sul tavolo. E mi faceva ciao con la manina. Detto, fatto; poco dopo ero già nell’antico ma sempre nuovo mood dello stato di ebbrezza. Stato inattivo da troppi giorni, e raggiunti da Ga e Tata siamo andati al Rising Love per Le Grand Bordel. E devo ammettere che anche senza una maschera, bè io adoro proprio i bordelli. Direi quasi che un bordello non si definisce tale senza Annabelle Bronstein.



Fatto per circa un’ora il giro in macchina per il parcheggio, un’altra mezz’ora di fila per entrare ce ne sarebbe voluta un’altra ancora per lasciare i cappotti, abbiamo deciso di abbandonarli dietro un divanetto ci siamo buttati nelle danze e nei drinks. Una marea. Ogni volta che mi giravo c’era qualcuno pronto a mettermi in mano un bicchiere. Anche se avrei preferito che mi ci avessero messo ben altro. Ma insomma, non si può avere tutto e subito. In un batter d’occhio mi sono ritrovato Sushi e Juls, che non vedevo da un millennio. Mi sono ritrovato anche l’Infermiere Veterinario e il suo fido assistente Watson. Erano tutti lì che se lo schekeravano con dell’alcool tra le mani. Persino Stella, la barmade mi ha regalato un drink.


Ma secondo me si era fatta tradire dall’occhio languido della Burina. Che a quanto pare conquista pure le donne. Pensa te. Comunque in questo bordello di cocktail, di gente mascherata e non, io volevo solo pomiciare. Di nuovo. San Valentino arrivato e mi ricordava per l’ennesimo anno che io ero solo come un manico di scopa. Neanche a pensarlo che già mi sono ritrovato un paio di lingue dentro la bocca. Ovviamente questo è l’utilissimo apporto dell’alcool alle mie serate. Devo ammettere che tutto si è svolto abbastanza in fretta, e le uniche note positive sono che ho provato la slinguazza assassina sul piercing dell’Infermiere Veterinario. Ma questo non ha sorbito l’effetto sperato. Lui si tiene, cerca in tutti i modi di far finta di non essere attratto da me.



Ma ci vuole ancora del tempo. Finché non mi stufo però. Appurato che oltre gli slingua party che c’erano già stati, e finiti negli obbiettivi dei fotografi che contavano potevo finalmente tornarcene a casa. Ma il dramma è dietro l’angolo. E Roma, si sa è piena di angoli. Dal tragitto Rinsing macchina mi sono schiarito le idee con la Burina, per diverse certe spinose situazioni e pare averle risolte. Ma una volta accompagnati tutti a casa, be il confronto più duro cè stato con Ga. Perché Ga, ha sempre ragione. Sa sempre quello che deve dire, e il modo. E ci è riuscito benissimo. Ha perfettamente riassunto tutto il succo della questione in poche ma importantissime parole. “Piantala. Adesso piantala”. E lui, e io e anche Ga, Tata, la Burina sappiamo benissimo che si, dovrei piantarla.



E ovviamente varcata la porta di casa io ho iniziato il mio via-vai letto-tazza del cesso-letto-tazza del cesso. Bè, devo ammetterlo avevo solo bisogno di abbracciare qualcuno. O qualcosa. E devo ammettere che sono riuscito nell’intento. L’oggetto delle conversazioni di cui sopra, rimarrà segreto, fino a che mi stuferò, perché arriverà anche il momento in cui prenderò di petto un’altra situazione. Ma le cose vanno fatte con calma, per essere fatte bene. In definitiva credo che d’ora in poi odierò ancora di più San Valentino. Perché come tutte le cose che si celebrano dopo un po’ fanno l’acido. E non immaginate quanto acido ho fatto io questa notte. Non credo di dover sentire il bisogno di un giorno per celebrare l’amore.


Io lo voglio celebrare tutti i giorni. Ovviamente quando la materia prima arriverà. Lo so è un discorso abbastanza noto questo, ma è la realtà dei fatti. Non possiamo nasconderci dietro un dito, tutti vorremmo una persona accanto. Che ci ami, e che ce lo dimostri e che ci scopi, e che ci faccia sentire la persona più importante. A volte però è difficile capire gli intenti di ognuno di noi. I miei vengono fraintesi. Ma non è una novità. Io credo solo di sentirmi solo e molto abbattuto perché l’amore come io lo vorrei a quanto pare non c’è. E questo è si un dato di fatto. Un punto importante. Un po’ per me, e un po’ perché forse non è ancora il tempo. Ma io ci ho pensato anche fin troppo per oggi, tra un viaggio e l’altro verso il bagno. E direi che è davvero sufficiente. Almeno per oggi.



Ah, dimenticavo, buon San Valentino a tutti.

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Elettro Chic Day!!!!

Finalmente da oggi a Roma arriva Elettro Chic, ovvero una fantastica nuova boutique streetware dannatamentepop!!! E non solo. Il negozio, a San Lorenzo in Via dei Reti 5 propone la collezione Ultrablondie per lui e per lei: ovvero leggins, colori fluo, shock, pop, hip, hive, anni ’80 e chi ne ha ne metta. Ovviamente anche i prezzi sono dannatamente pop!!! In più oggi dalle 19 pazzesco dj set di Computer Blue direttamente da Amigdala e No Controles, gente cool e non solo. Ultrablondie nasce dall’idea di una favolosa Natascia Ottavi che ne ha semplicemente di ben donde!
Se anche voi ne avete di bendonde non potete fare a meno di esserci, e se ne volete sapere di più basta andare su faccialibro oppure sul myspace di Elettro Chic. L’appuntamento si rinnova anche per domenica prossima dove il marchio sarà al garden party Shaker! al Circolo degli Artisti per un pazzesco assaggio della collezione a bordo piscina. Non mancate, questa roba ne ha dibendonde!!!!E non è peccato!
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Bye bye Mr. Big!

L’emivita di un’inciucio gay, in teoria, ha la durata di un rutto. Premesso questo, se un’inciucio si protrae per più tempo, come due anni quasi, una persona comincia a credere che probabilmente ci possa essere qualcosa di più. Certo non sono 2 bacetti sulla bocca che mi hanno fatto dare credito a questa possibilità, è stato più che altro il modo in cui il lui in questione, ovvero Mr. Big, si è sempre approcciato in maniera molto spiritosa, scherzando e sottolineando il suo interesse per me. Però questa settimana, dopo una doppietta di sole da parte dello stesso di cui sopra, mi ero ripromesso di non considerarlo. Andiamo sono pur sempre Annabelle Bronstein. Ma ancor prima sono una grande stronza. Per cui ieri sera, appena arrivato ad Amigdala mi sono messo subito alla ricerca di Big, perchè l’ho sapevo che lui c’era. E infatti, quando il mio stato etilico era ha un ottimo livello lui è comparso. Di fronte a me. L’ho salutato. E sorridendo, gli ho spiattellato là tutto il mio risentimento per il suo comportamento. Lui, sorridendo più di me, ha fatto solo spallucce e ammesso le sue colpe. Ma non gliene fregata una ceppa leppa. Ma come cazzarola funziona? Io non gli ho dato modo di capire il mio dispiacere. Eh si. Sono rimasto malissimo. Per cui. Se non può essere tuo, per lo meno devi dargli modo di odiarti il più che puoi. E così, inaspettatamente mi sono ritrovato a flirtare, sta volta seriamente, con il suo migliore amico l’orcomaleFICO. L’ho salutato, l’ho abbracciato, l’ho mezzo sbaciucchiato e l’ho fatto ridere. Ma lui quasi subito mi ha messo al posto mio, comunicandomi di essersi lasciato dal suo boy da meno di un ora, di averlo picchiato e di essere molto nervoso, e che quella era una serata NO. Bene. Ti potevi stare a casa se era una serata no. Io non capisco, ma questa generazione quasi 30, appena passati si credono davvero di essere chissà chi. Voglio dire. Non è che perchè ho qualche anno di meno si presupponga che io sia stupido, oppure incapace di portare avanti una storia. Sono solo nato dopo. Tutto qua. Mi pare che il resto riesco a farlo più che bene. No? Ovviamente compreso che l’orcomaleFICO non era in vena io ho alzato le mani, bandiera bianca, vengo in pace. Gli ho semplicemente fatto sapere tutto il mio dispiacere per la sua condizione, ma anche la mia speranza per un che di positivo, suggellato con un mio ballettino di gioia. Poi non gli ho rotto più le palle, soprattutto perchè si è materializzato anche il suo ex, e naturalmente lui ha DOVUTO raggiungerlo per chiarire. E qui che Annabelle Bronstein si tira indietro. Per cui ammessa la sconfitta, per dimenticare la scottatura di Mr. Big mi sono buttato nell’alcool. E negli amici. Quelli ci sono sempre. Così tra uno spettegolamento, un sorriso, e un ballettino pop sul dancefloor la serata è andata avanti. Strani baci, e foto che spero abbiano la decenza di non taggare su faccialibro la serata è andata via via a terminare. Ma un momento, la mia Du Barry aveva un importante date con il suo uomo di altri tempi. E infatti, ribbeccato fuori con gli altri mi ha raccontato del disinteresse dimostratogli dal tipo, che ha preferito passare la serata con le sue amiche. Ecco qua. Ma che cosa abbiamo noi? Che cosè che non va in noi? Siamo alle solite. Io gli ho offerto la mia spalla, il mio conforto e infine tutta la mia idiotaggine. Così ci siamo messi a fare le coglione e ridere, perchè a volte BISOGNA solo riderci su.
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Questa sera Amigdala!

Nuova location questa sera per Amigdala presso il Rising Love di via delle Conce 14, a due passi dalla metro B Piramide. La serata sarà piena zeppa. Si parte dalle 21 con cinema e teatro, ovvero Anno Domini Et Nunc, seguito dal live di Amikristie and the Bad Sisters, per terminare ovviamente con il dj set di Phonola e D Anger dalle 23.30. Mamma che seratoonnneeeeee!!! Non vedo l’ora. L’entrata costa 6 euro con tessera, 8 euro senza. Io, ovviamente, ci sarò. E non vedo l’ora di scatenarmi. E se non ci venite….bè fattacci vostri 😉