Pubblicato in: Alpheus, amnesie, il pisello odoroso, mood positivo, no sex in the city, Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds

I mini pinner e tutto quello che ti frullano, in testa.

E’ ufficiale. Questa è la settimana del micro pisello. E visto che questo blog si chiama Il Pisello Odoroso non potevo non trarre ispirazione da questi sgamoni pubblici. Tutto è iniziato con le iene che hanno messo fino alla diceria che Beckham ha un mega pacco. Beckham ce l’ha piccolo. E la Di Cioccio ci ha messo pure la mano. Ma non solo perché arriva anche il micro pisello di Jesus Luz, che si conferma come un’inaspettata sorpresa. Io non mi sono mai fatto troppi problemi per il mio, che trovo ottimamente giusto come grandezza. Però il tutto mi ha dato un’iniezione di autostima non indifferente. Ma non solo i micro piselli famosi sono interessanti. Diversi micro piselli, o come li chiamo io mini pinner, invece digitano spesso il mio numero di telefono.

E diventano stranamente insistenti. Per esempio lunedì un tale di nome Giovanni decide che era ora di ri-allacciare i rapporti con me. Io ero a lezione all’università pervaso da diversi dubbi su quello che la mia prof. stava insinuando. Avevo anche dimenticato la suoneria al telefono. Naturalmente. Proprio mentre si disquisiva sulla valenza dei corticosteroidi nel trattamento delle bronco pneumopatie ostruttive parte inavvertitamente il tema di Sex And The City. Lo so, nessuno dedurrebbe mai che sono gay. Con molta nonchalance mi sono alzato chiedendo scusa e sono uscito sotto gli occhi sorpresi dei miei compagni di banco. Penso che ci siano suonerie peggiori della mia comunque, tipo una canzone qualsiasi di Rihanna.

Rispondo ad un numero fisso di Roma. “Pronto?”. Con la voce più maschia che posso. “Salve signora cercavo Annabelle!” sento dire dall’altro capo. Ecco quello che succede a me quando rispondo al telefono, tutti si sentono in dovere di scambiarmi per una signora. “Sono io Annabelle… e tu chi sei?” chiedo con una certa fermezza. “Sono Giovanni… Ci siamo visti all’Alpheus… Ma non ti ricordi di me? Un giorno anche in centro… Dai sono quello con gli occhiali… Ma mica ti disturbo?”. Giovanni… Ci siamo visti all’Alpheus… Con gli occhiali??? Ma chi stracazzo è??? “AH SI! Cioè credo di aver capito chi sei, ma si ora mi disturbi sto all’università.” Ok non avevo la più pallida idea di chi fosse questo Giovanni.

“Sai mi chiedevo se potevamo vederci prima o poi, anzi domani. Dovrei essere proprio dalle tue parti, ho un appuntamento a P.le Clodio alle 16 e mi chiedevo se dopo potevamo berci qualcosa insieme. PAUSA. Ecco se non hai nulla da fare?” dice convinto. Io indeciso se buttare il telefono lontano milioni di km (anche se non l’avrei mai fatto a prescindere), oppure fingere un’improvvisa caduta della linea mi sono chiesto, MA QUESTO CAZZO DI GIOVANNI SA CHE IO NON ABITO PIU’ DA QUELLE PARTI DA TIPO QUATTRO MESI? Decido che è meglio chiudere la telefonata in modo vago ma incisivo. “Senti no, purtroppo sto impicciato, magari ci risentiamo dopodomani… Ok? Ora scusa devo proprio scappare!”.

Passano altre quarantotto ore in cui destino tutte le mie forze a capire le fattezze fisiche di Giovanni. Rifletto alle pochissime informazioni che ho. Giovanni, Alpheus e occhiali. Tre informazioni che a me non dicono nulla. Già dire Giovanni non ha senso, io a prescindere non ricordo i nomi di nessuno. Figuriamoci se posso ricordarmi di un tale Giovanni. Il fatto che abbia gli occhiali non aiuta. E soprattutto non aiuta il fatto che io l’abbia conosciuto all’Alpheus. Diciamo che quando vado all’Alpheus sicuramente lo stato psicofisico non permette affatto di ricordare non solo Giovanni ma neanche tutto il resto. Mi ricordo giusto l’odore di vomito dell’Alpheus, ma vabbè quella è un’altra storia.

Decido che devo dare una svolta alla mia totale e assoluta cecità mentale. Decido di dover cominciare quasi da subito una cura di fosforo. Nonostante io odi il pesce. Ma vabbè. Decido di aprire gay romeo e di indagare. Tra gli utenti salvati non c’è nessuno con gli occhiali che mi riporti alla mente, anche vagamente una conoscenza in discoteca. Imploro le mie due sinapsi residue di attivarsi e di darmi una risposta precisa e valida. Ma nulla. Controllo allora i messaggi ricevuti, ed anche lì zero risposte. Decido di collocare in maniera spazio-temporale Giovanni con gli occhiali, io e l’Alpheus. Dunque quest’anno non è possibile, visto che ci sono stato una volta sola, tipo un mese e mezzo fa.

Si tratta sicuramente dello scorso anno, e prima di settembre, visto che ho cambiato casa. Uffa ma come cazzo posso ricordarmi di un tale che ho incontrato in discoteca forse un anno fa. Mi si accende una lampadina, e decido che la mia risposta la dovrà conoscere per forza il mio cellulare. Comincio così a spulciare tutta la rubrica contatto per contatto. E dopo circa un quarto d’ora di assidue ricerche giunge la risposta tanto attesa. Finalmente mi torna in mente tutto. Il tizio di cui sopra si chiama Giovanni Rebibbia. Ovviamente perché è di Rebibbia, non perché sia il suo cognome.

Giovanni ha trentatré anni, lavora in banca, è un pelino più basso di me. Ma non mi formalizzo troppo sull’altezza. Ha un bel fisico ed è spigliato. Forse l’ho conosciuto nel marzo o nell’aprile scorso in una serata in cui in me non c’era alcuna presenza di sangue. Nelle mie vene scorreva alcool. Solo ed esclusivamente alcool. Mi sembra di averlo conosciuto in bagno mentre facevamo la fila. Abbiamo scambiato qualche parola e poi giù di lingua. Bacio non molto soddisfacente, ma la cosa negativissima è successa quando io ho messo la mano sul suo pacco, laddove pacco sta per un’idea concettuale solo mia. Un piccolissimo, timidissimo e ristrettissimo pisellino si nascondeva in un angolino delle mutande. Lì avevo avuto la conferma che non era cosa.

Non perché io non abbia rispetto per i mini pinner. Assolutamente no. E’ che in anni di conoscenze mi sono reso conto che il sesso con i mini dotati non mi soddisfa affatto. Di solito i mini pinner, siccome sanno di avere un mini pinner dedicano gran parte del rapporto sessuale ai preliminare. Ma troppo, in maniera esagerata. Troppa lingua, troppo succhiotto, troppo succhiare, troppo leccare. Perché naturalmente, quando si arriva al momento clou non gliela fanno. E questo dopo un po’ mi stanca. Mi annoia. Riaffiora alla memoria che con Giovanni poi mi ci sono visto un pomeriggio assolatissimo di maggio. Abbiamo passeggiato per Ottaviano e preso un caffè assieme. E in quell’occasione mi sono reso conto che non era niente male.

Una persona piacevole e anche simpatica. Ma poi il ricordo del suo mini pinner mi ha bloccato. Da allora, all’altro giorno non l’ho né visto né sentito mai più. E la cosa forse più importante è che io non abbia mai sentito la necessità di vederlo ancora. Mi sono chiesto allora se era giusto dover ripiegare tutto sulle grandezze. Dobbiamo essere così egoisti da dover porre tutto sul quanto mi possa appagare la lunghezza di un pene? Se dovesse rispondere la mia amica Tata probabilmente direbbe si, senza pensarci troppo. Ma qui c’è qualcos’altro. Qui c’è un ragazzo indipendente, spigliato e carino. Che reclama comunque attenzione. Però io non posso mentire a me stesso. Non posso permettere di ritrovarmi a far finta di godere del sesso se in realtà non è così.

Proprio mentre pensavo a queste valide argomentazioni, il mio telefono squilla ancora. Questa volta è chiaro che si tratta di Giovanni, visto che sul display compare il suo nome. Decido di affrontarlo e di chiudere ogni possibile inutile fraintendimento. “Ma come domani non puoi???”, dice stupito. “Sai purtroppo sarò fuori Roma per tutto il mese, vado in Australia a trovare i miei parenti, e sai com’è!!! Ho prenotato da tempo, e parto solo tra una settimana, e questi ultimi giorni devo preparare tutto per la partenza. Mi dispiace ma credo proprio che non sia possibile riuscirci a vedere… E mi dispiace anche tanto”. “Ok, dai allora spero di sentirti quando torni!”. E chiude. E io penso proprio di no, visto che andrò all’inferno per scontare tutto quello che combin0, prima o poi.

N.B.
Se qualcuno avesse ancora la vaga, ma pur sempre fondata curiosità di vedere quel mini pinner di Jesus Luz, basta che clicchi qui. 😉 Ovviamente vi rimando al prossimo post, sempre se volete ancora sapere qualcosa in più di Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds.

Pubblicato in: Alpheus, faccialibro, il pisello odoroso, movenze pop, no sex in the city, pessime figure

7000 caffè, l’Alpheus e diverse trascese condizioni dell’essere

Già verso la fine del XVI secolo i botanici iniziarono ad analizzare le proprietà della bevanda. Dopo Rauwolf, nel 1713 il botanico francese Antoine de Jusseieu realizzò una delle più significative pubblicazioni scientifiche sulla anatomia del caffè. A coloro ai quali l’uso del caffè provoca troppo eccitamento – può provocare in soggetti predisposti episodi di tachicardia sinusale, quindi cardiopalmo, oppure insonnia – viene consigliato di astenersene o di usarlo con moderazione; l’effetto potrebbe anche essere corretto mescolandovi un po’ di cicoria oppure orzo tostato. L’uso costante potrebbe neutralizzare gli effetti negativi del caffè su molte persone, ma potrebbe anche nuocere, essendovi dei temperamenti tanto eccitabili da non essere correggibili. Pellegrino Artusi sosteneva che l’uso del caffè dovesse essere proibito ai più giovani.
Secondo una diceria ottocentesca, il caffè eserciterebbe un’azione meno eccitante nei luoghi umidi e paludosi e si riteneva che questa fosse la ragione per cui i paesi in cui se ne fa maggior consumo in Europa sono il Belgio e l’Olanda. In Medio Oriente, ove si usa di ridurlo in polvere finissima e farlo all’antica per berlo ancora torbido, il bricco, nelle case private, è sempre sul fuoco.
Secondo il medico Paolo Mantegazza, patologo ed igienista, il caffè – contrariamente a quello che comunemente si pensa – non favorisce in alcun modo la digestione; tuttavia può essere fatta una distinzione: il criterio può essere riferito a coloro ai quali il caffè non provoca eccitazione particolare, mentre per coloro sensibili alla bevanda, può portare la sua azione anche sul nervo pneumogastrico; ed è un dato di fatto innegabile che possano digerire meglio (e l’uso invalso di prendere una tazza di buon caffè dopo un lauto pranzo ne è una testimonianza, neppure troppo indiretta).
Preso alla mattina a digiuno pare che il caffè sbarazzi lo stomaco dai residui di una imperfetta digestione e lo predisponga ad una colazione più appetitosa; va precisato ad ogni modo che una tazzina di caffè, cioè 10 cL di caffè, e un cucchiaino di zucchero, apportano all’organismo solo 45 calorie in totale, contro le 400 indicativamente raccomandate dai dietologi per una colazione bilanciata, una che cioè fornisca il 29% delle calorie consumate nelle 24 ore successive: è fortemente sbagliato, pertanto, sostituire la colazione con una semplice tazzina di caffè, aggiungendo a ciò che, contrariamente al pensiero comune, trascurare la colazione espone gravemente all’obesità gli individui predisposti ad ingrassare. Resta inoltre valida la raccomandazione della Food and Drug Adminstration di “evitare se possibile i cibi, le bevande e i medicinali che contengono caffeina, o comunque consumarli solo raramente”. Molti ricercatori sconsigliano il caffè decaffeinato, cioè quello contenente meno del 0,1% di caffeina, rimarcando l’uso di solvente tossico per eliminare la caffeina, del quale rimarrebbero tracce, che tuttavia per legge dovrebbero non essere sopra una soglia minima, comunque considerata dai medesimi detrattori troppo alta (es. etilmetilchetone: 20 mg/kg; se subisce reazioni di condensazione, forma dei veleni). In realtà molte aziende utilizzano dei metodi di produzione del decaffeinato che non necessitano di alcun solvente realmente tossico, e che quindi si possono considerare sicuri.
Prima di mettersi in viaggio il caffè non è consigliato, se non dopo aver mangiato. Infatti è uno stimolante e facilita l’attenzione, ma favorisce anche un’ipersecrezione gastrica fastidiosa, soprattutto a stomaco vuoto.
Il caffè mescolato al latte bollente (il famoso cappuccino) ha la proprietà di bloccare l’appetito ed è comunemente pensato essere un sostitutivo del pranzo anche se impropriamente. Questo perché, con la temperatura, l’acido tannico del caffè si combina con la caseina del latte, dando luogo al tannato di caseina, composto difficile da digerire.
(tratto da Wikipedia.)
Sabato ore 15.
Caffè ingeriti: 12
Farmaci ingeriti: 2 bustine di Aulin.
Segni e sintomi: diarrea persistente, mal di testa, nausea.
Appena a casa, distrutto, ovviamente ancora dalla serata di ieri e la dura mattinata a lavoro, decido di prendere anche un’aspirina effervescente. E di andare direttamente a letto. E così ho fatto.
Sabato ore 20.30.
Torno alla vita. Sinceramente non ho la più pallida idea di chi io possa essere. Non mi interessa neanche un pò comunque. Decido che ho bisogno di carboidrati. Di sugo al ragù. E così faccio. Spaghetti. Forse un quintale. E mi abbuffo, volutamente. In maniera quasi indigesta. Studio il mio look per la serata, ed esco destinazione Coming Out. Il mio obiettivo era quello di incontrare la Polpetta. Ma ovviamente. Neanche l’ombra. Il mio obiettivo numero due era quello di incontrare l’orcomaleFICO, ma ovviemente era troppo presto. L’orco appare sempre a tarda sera. Dopo aver sculettato per quasi due ore con Guy, la Du Barry, Passivia e The Architect, abbiamo deciso la nostra serata:ALPHEUS. Volevamo dimenarci sul dancefloor. Volevamo la musica pop . Volevamo Brezet. Volevamo l’alcool. E volevamo un cavolo di uomo che ci dasse qualche cavolo di emozione. E così siamo andati. Entrati ci siamo subito resi conto che la serata prevedeva i Go Go Boys in tenuta wrestlers. E noi che da sempre siamo delle combattenti che vestono alla moda ci siamo sentite subito a casa. Abbiamo fatto il nostro giro ricognitivo e abbiamo quasi da subito deciso che dovevamo riprenderci la musica pop che ci avevano negato la sera prima al Mucca. Volevamo essere solo dei glitter. Avere delle movenze assolutamente pop. E dei sorrisi finti sulla faccia, ovviamente. E così abbiamo fatto. Ma Brezet ultimamente suona sempre tardi. Così ci siamo dedicati alle pubbliche relazioni, ai saluti e ai baci, ai COMESTAI?IOTUTTOOK e hai CHEMIRACCONTI??? Io in realtà mi guradavo intorno. Mi sentivo qualcosa. Il mio stomaco non smetteva di bontolare, e avendo passato quasi tutto il giorno sulla tazza del cesso non mi sembrava possibile che ne avessi ancora da fare. Così per sicurezza mi sono diretto verso il bagno, e mi incontro la Burina. Che stava facendo anche lui la fila per il cesso, e non era solo, anzi era in compagnia di colui che veniva accreditato come il suo ultimo flirt ufficiale. In realtà da subito mi sono accorto che i toni erani poco amichevoli tra i due, e c’era una certa aria pesante. Annabelle Bronstein è una pettegola per antonomasia, ma conosce le tecniche per origliare anche da lontano. Per cui con molta calma mi sono fatto da parte e ho aspettato il mio turno. Appena uscito dal bagno ecco riapparire, suo malgrado, il noto e affascinante Insy Loan, stipato in una canotta arancio e il suo immancabile orologio bianco. Siccome mi sta già venendo l’ansia da Annabelle Bronstain, ovvero adesso che guardo qualsiasi persona mi viene il pancio che questa in qualche modo pensi che io sia Annabelle, per cui quasi a non curarmene, ho fatto il vago e ho abbassato lo sguardo. Però, InsyLoanTantaRobaMammamia. Fuggo ma incappo in un’altro mio sogno erotico. Ovvero il ragazzo con il cuore tatuato di faccialibro. Credetmi. Lui è perfetto. Bel fisico, occhi penetranti, barbetta rossa e tatuaggi sulle braccia. Quanto basta per farmi perdere l’equilibrio e scivolare adosso a uno. Che indovinate un pò chi cazzo era? MR.BIG. Si. Mr. Big che io avevo cancellato e rimosso dalla mia mente era lì di fronte a me che rideva e sorrideva, pronto a salutarmi. Oh mio Dio e ora???? Decido di essere vago. Freddo e distaccato. E ricredermela pure un pò. Tiè. Lui mi saluta, mi dice che sono bellissimo, e quasi sicuramente drogato da non so cosa e ubriaco da non so quanto alcool e finalmente mi comunica l’epitaffio che resterà di me e lui: “Peccato proprio che io sia passivo, perchè altrimenti avremmo fatto i botti…ma d’altronde…”. Sgomento. Paralisi facciale. Calo di zuccheri. Impoverimento cerebrale. Secchezza delle fauci. Facies mitralico. Decido di reagire, non avrò sicuramente capito bene, con tutta sta musica. E lui agita la manina manco la più checca di Roma. Ma in che dramma mi sono cacciato? Oltre a non sentirci, ad avere problemi di equilibrio, dell’accettazione della mia immagine adesso non riconosco neanche più una checca da un attivo??? Andiamo. Il ghiaccio è palpabile. Lui inframezza presentandomi un suo ennessimo “amico” con cui suppongo scoperà stanotte che si chiama Maurizio. Palesemente attivo e maschio. E penso: tanti cazzi. Mi verebbe da dire. E invece no. La Scary Spice che è in me decide di uscire, e di sfanculare i convenevoli, e di essere acida, stronza e finalmente di affermare la sua assoluta vogli di una persona concreta. Ed esplodo: “Bè caro, forse non ti era chiaro che al massimo mi sarebbe piaciuto scopare. Nulla di più. E comunque, io sono versatile, per cui magari il culo te lo avrei rotto, anche volentieri!”. Sorrido, prendo Guy e fuggo a fumare vincitrice e maschia per la mia performance incredibile in senso stretto e fenomenale per l’intonazione della voce e il tempismo perfetto. Ecco, ora Mr. Big sarà ufficialmente un timido e lontano ricordo nella mia testa. Senza rimpianti decido che è ora di darsi una mossa. Un mio amico che vive a Pescara ogni volta che viene a Roma rimorchia di brutto, solo ballando. Per cui decido di fare lo stesso. E mi metto a ballare. Come non mai. E dopo circa due ora di balletti, piroette e movenze pop, decido di piantarle e di andarmi a bere un cazzo di drink. Alle 5.30 passate, quando Brezet mette l’ultimo disco decidiamo di fuggire e tornare a casa. Ma ovviamente mentre andiamo a prendere i giubetti (mamma non posso fare a meno della parola giubetto), perdiamo la Du Barry. Io e Guy usciamo lo stesso, siamo stufi di tutto. Usciti all’aria fresca ci rendiamo conto del diluvio universale terminato da poco, io mi accorgo anche di un mega figone che per tutti noi sarà Occhistupendi. Non mi è nuovo. E’ un bel ragazzo, rasato un pò torello con questi due occhi azzurri devastanti. E un sorriso che mi scioglie. Io lo guardo, ma lui parla con un amico anche se vedo che si accorge che lo sto guardando. Grazie al cielo, visto che sono dell’idea di sperimentare nuove tecniche di seduzione e tra queste si ripropone quella di cospargermi di kerosene e darmi fuoco giusto per farmi notare. In tutto questo però quella rintronata della Du Barry ancora non si decide a uscire. La chiamo al telefono e le mando anche un messaggio, ma le furie del fato si abbattono su di me e il mio telefono finisce sotto una macchina parcheggiata là di fianco, e soprattutto batteria e sportellino volano via. Porcaputtana. Porcatroia. Mi accovaccio per recuperare il mio cesso di telefono e mi sporco le ginocchia e mani di jeans manco fossi uno speleologo nella terra nera. Che poi che è la terra nera? Bo vabbè. Ma vaffanculo. Dopo essermi ripreso quel cesso di telefono arriva, la Du Barry. Decidiamo che è arrivato il momento di dire basta. Di chiudere lì quella serata. In un attimo si fa giorno, e noi rimaniamo affascinati da quel sole che ci sorprende. Ovviamente, improvvisamente, fa capolino in noi una fame devastante. Decidiamo di fermarci da Burger King e abbuffarci come non mai. Tra l’altro non capirò come mai il cassiere di Burger King creda di essere un tronista di Uomini & Donne anche quando è in servizio. Mah. Cmq a stomaco piena si sà, la ragione torna presente, è Guy mi dice che secondo lui io ho vinto su Mr. Big. Che non ero io a non piacergli ma semplicemente era lui che è una passiva peggio me. Non so cosa ci possa essere di consolante in ciò. Ma ok. Anche la Du Barry conviene con lui, ed io invece mi faccio un’altra devastante domanda, che mi suona più che emblematica. Ma ce li siamo già fatti tutti? Non sono neanche due anni che sono qui, e non cè uno straccio di persona che si possa frequentare? E anche il sesso comincia a essere deludente. La mia mente sembra un flipper impazzito, laddove Flipper sta per il delfino. Più ci guardiamo intorno e più ci rendiamo conto che anche nel mondo gay esisto caselle. I muscolosi con i muscolosi, i bear con i bear, i maschi che vogliono solo i maschi e i mega coatti a cui piacciono gli Emo scheletrici e privi di gusto. E noi? Noi che non siamo nè carne nè pesce. Noi che siamo un pò pop, e un pò electro. Ma non troppo, da essere alternativi. Perchè ovviamente gli alternativi vanno solo con gli alternativi. Insomma noi con chi cazzo ci fidanzeremo mai, se questo accadrà mai prima o poi? Il nostro silenzio era molto più eloquente di ogni discorso. Si. Noi in quell’istante eravamo single. Anzi soli. E senza prospettive interessanti. Abbiamo deciso di concludere con la nostra nuova frase cult. Ovvero che a Roma neanchè più i varchi sono attivi. In onore di Mr. Big. E di tutti quelli che ci guardano, sotto mentite spoglie e ci fanno sentire interessanti. Loro malgrado, non sanno che noi però, lo siamo veramente.