Hello, it’s me…

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dicembre 10, 2015 di annabellebronstein

Che poi Annabelle, esce dalla porta e rientra dalla finestra.

Nel momento in cui decido di non scrivere più niente, le cose accadono e si susseguono in una maniera così assurda e inaspettata che ecco, non raccontarle, sarebbe davvero un peccato. E allora, contrariamente a quanto detto e fatto, giusto perché io sono molto coerente, le parole, ad un certo punto, sono venute da sole.

C’è stato comunque qualcosa che mi ha fatto cambiare idea. Era un caldo pomeriggio di agosto. Faceva troppo caldo, e dovevo andare a vedere una casa a Prati. In men che non si dica, quell’estate che era stata una noia mortale, dalla fine di luglio aveva presa una piega diversa. Io e i miei coinquiliners avevamo ricevuto un out out, ovvero a settembre avremmo dovuto lasciare casa. Così su due piedi.

Sconvolgendo l’unica certezza da due anni a questa parte: la mia stanza verde. Quella stanza, aveva un significato importante per me e dei ricordi importantissimi. Mai e poi mai avrei voluto lasciarla. Ma i tempi stringevano e le opzioni sembravano non esserci, e soprattutto, di nuovo ero solo a dover cercare una casa e a doverlo fare in fretta. Sottolineo, da solo. Ovvio che non mi andava per niente.

Il desiderio però, se non potevo più vivere lì, era andare a vivere a Prati. E quel pomeriggio avevo appuntamento con un ragazzo che voleva affittare una stanza del suo appartamento vicinissimo a piazza Bainsizza, dove Annabelle in realtà era nata, qualche anno prima. Entrai, e capì subito che quel ragazzo era gay. Il che poteva essere già di buon auspicio. Alto, semi tonico, con molti capelli e con un pacco accessoriato sotto la tuta. Tuta, parola magica.

La casa non era davvero molto bella. Un secondo piano ben illuminato, un bagno, un salone enorme, una cucina grande il necessario, e due camere da letto. Lui estremamente gentile che aveva capito fin da subito da che parte tirasse il vento. Il prezzo però mi distrusse, in diretta. 550 euro al mese spese a parte. Non si poteva proprio fare. Ma neanche a contrattare o a voler andare a mangiare alla Caritas ogni giorno. Dovevo spenderne di base almeno 150 euro di meno.

Mi venne da piangere quasi, poi lui mi disse se volevo qualcosa da bere. Chiesi dell’acqua. Era ovvio che quella casa li meritava, vista la zona, ma per me era evidentemente fuori budget. Decisi di dirgli la verità, e di essere sincero, anche per non fargli perdere tempo. Lui si avvicinò e serio serio mi disse “Non fa niente. Visto e considerato che mi è venuto duro da appena ti ho visto, be ecco… Questa casa non posso proprio affittarla a te…”.

Partì un limone, ma un limone, di quei limoni che dici ma davvero sto limone lo sto facendo io? Be ecco. Dal limone a tutto il resto il passo è stato breve, e dopo ho provato anche il letto. Inutile sottolineare che era comodissimo. Ma non era quello l’aspetto più importante. Anzi proprio non vi racconto i particolari, perchè non avrebbe senso.

Due ore dopo, me ne tornavo a casa incredulo e sconvolto, ma non ero più solo.  Annabelle era finalmente tornata. Ed io ero andato a riprendermela a Prati. Quella sera ritrovai un po’ di tranquillità e di sorrisi veri. I miei. Non ridevo così da tanto tempo, ma a parte il sesso avevo finalmente rotto qualcosa. Ed il cambiamento, era iniziato proprio lì. Di nuovo.

Avevo un po’ di leggerezza, finalmente, l’avevo ritrovata.

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6 thoughts on “Hello, it’s me…

  1. Lulu ha detto:

    Welcome Back Annabelle!!

  2. mcD ha detto:

    no no i particolari hanno sempre senso per noi vecchie ciabatte, prossima volta abbonda
    Bentornata miss
    McD

  3. Luca ha detto:

    Roma senza Annabelle è come un concerto di Madonna senza una banana in mano.
    Bentornata, di cuore.

    E un giorno, spero, nell’incrociarti per strada ti riconoscerò.
    Sorriderò, semplicemente, nel sapere di averti sfiorato
    e nel ricordare la pazzia e il tormento e la gioia
    di tante tue avventure vissute qui assieme a te.

  4. Luca ha detto:

    Roma senza Annabelle è come un concerto di Madonna senza una banana in mano.
    Bentornata, è una gioia leggerti.

    E un giorno, spero, nell’incrociarti sorriderò, felice di averti sfiorato
    riconoscendoti nella pazzia, tormento e allegria
    di tante tue avventure vissute qui con te.

  5. Sim ha detto:

    bentornato! non vedo l’ora di leggere il proseguo, spero il prima possibile!

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