Pubblicato in: consapevolezza, Disagi, Disgusto Gay, Drammi, ilpisellodoroso, psicanalisi

A voce alta.

FullSizeRenderQuesta mattina ho ritwittato il tweet che vedete in foto. Ecco questa mattina questo tweet mi ha aperto una serie di file in testa che credevo di aver chiuso. Non è un periodo facile. Oramai è un anno quasi che do di matto. Ne sono pienamente cosciente. E sono cosciente anche del fatto che al mio fianco ho delle persone fantastiche che sopportano questi miei momenti. Però quando tutto non va come dovrebbe io devo sempre torturarmi per trovare una soluzione.

Una volta, quando per un fatto totalmente anagrafico ero portato a credere che bisognava fare qualsiasi cosa per dimostrare e per sistemare le cose, probabilmente avrei gestito in maniera totalmente diversa tutta questa situazione. Oggi no. Oggi mi sento inutile. Forse essere un po’ più grande vuol dire anche dover metabolizzare in maniera diversa le situazioni, e a volte non fare proprio niente.

Questa mattina cercavo di sforzarmi di capire fino a che punto io possa stare male per qualcuno. Quel qualcuno per il quale io avrei fatto davvero ogni cosa. Poi mi sono trovato a pensare che forse, quel qualcuno non merita proprio niente. Quel qualcuno ha volutamente scelto di non far parte più di questa barca, e come uno Schettino qualsiasi l’ha abbandonata proprio mentre la barca andava giù.

Ecco quella barca sono io. Mi sono lasciato sopraffare da quello che provavo io senza dare il minimo peso ai gesti e alle parole sue. Adesso, oltre al danno la beffa, ovviamente, sono anche preso per il culo. Come se io non avessi già pagato abbastanza. Perché chi è fidanzato ha l’idea in testa che chi è single in qualche modo non soffre, oppure zompa da un letto all’altro senza la minima cura. La storia è tutta diversa, naturalmente.

Ma esiste il pudore? Esiste il momento in cui si decide che forse può bastare? Che forse non è più giusto fare del male e basta?  Ecco, io quel limite lo conosco, e proprio quando l’ho superato ne ho pagato le conseguenze. Gli altri, per quanta ragione possano avere non si pongono questo problema.  Non si interrogano sulla possibilità che esiste chi magari soffre e cerca solo il modo da riuscire da questa situazione.

No. Allora mi viene in mente che sono un debole. Uno sfigato. Uno che non sa giocare più come una volta. Uno che non ha detto niente di tutte le cose importanti che sa, che farebbero finire tante cose. No, io sto zitto, proprio per quel pudore di cui sopra, che a me non viene concesso. No. Perché avere un blog,  dove si scrive tutto ciò che si pensa viene scambiato come voler fare la vittima davanti agli occhi di chi invece ha fatto solo e sempre il carnefice. Oppure la superstar.

Non mi esprimerò proprio più in merito. Come se poi, esprimermi, in questo contesto chissà a cosa porti. Ci sono quattro gatti che leggono questo blog e come potete ben vedere nessuno lo commenta. Forse domani mi sveglierò di umore positivo e soffrirò di meno. Forse no, e magari non mi alzerò più dal letto per una settimana. In entrambi i casi quello che è certo è che le cose non cambiano.

Le cose non vanno per il meglio. Bisogna solo sorridere, farsi fare una foto e far finta che vada tutto bene. Perché se sei triste tanto lo sai solo tu. E se lo dai a vedere c’è chi se ne approfitta. Se fai qualcosa di male lo sai solo tu. Se hai la voce rotta dall’angoscia ti salvi dicendo che sei raffreddato e via di seguito. Ma dentro lo so solo io. E forse mi sono illuso che poteva interessare anche a qualcun’altro. Che questa volta poteva essere diverso.

“Io sto bene. Tutto tranquillo. Nessuna novità”.

Pubblicato in: amore, atonement, consapevolezza, Drammi, ilpisellodoroso

Pensieri che si rincorrono inutilmente.

La sindrome dell’arto fantasma è la sensazione anomala di persistenza di un arto dopo la sua amputazione o dopo che questo sia diventato insensibile: il soggetto affetto da questa patologia ne avverte la posizione, accusa sensazioni moleste e spesso dolorose, talora addirittura di movimenti come se questo fosse ancora presente. Questa sensazione, assolutamente normale e che non rientra in nessun tipo di problema psichico, è la dimostrazione più evidente dell’esistenza dello schema corporeo, che persiste, nonostante dall’arto amputato non giungano impulsi nervosi ai centri corticali.

Banalmente, la spiegazione di questa patologia, così come la espone Wikipedia descrive esattamente come mi sento. Con la solo differenza che la parte amputata è il mio cuore. Un aspetto davvero importante, perché il cuore, che io lo voglia oppure no, è ciò che ci fa rimanere vivi. Io descriverei me stesso in questo momento come vivo per inerzia. Continuo la mia vita, vado avanti ma senza un minimo obiettivo. Su niente.

Lo Zero che ritorna. E se il cuore mi è stato portato via, naturalmente, così come da sintomi io sento comunque tutti i dolori della conseguente asportazione. Ogni minimo crepitio lo avverto. Ovviamente le colpe ormai è assodato, sono tutte le mie. Sono stato sottoposto al giudizio di qualcuno che non so, sono stato condannato e sfanculato. Senza appello. Sapete per coscienza e anche per formazione, sono portato a non arrendermi mia.

Sono portato a pensare che anche se le cose cambiano si può fare sempre qualcosa per rimediare. C’è sempre un’alternativa per sistemare tutto. Ma ho capito che ci deve essere anche la volontà altrui. E a me la possibilità di rimediare, storicamente, non viene mai data. Adesso non voglio lamentarmi a prescindere o attaccare le pippe as usual.

No. Una cosa mi chiedo ripetutamente allo sfinimento: cosa avrei potuto fare di diverso? Ecco, adesso, col senno di poi mi vengono in mente tremilasettecentocinquantasette alternative. Adesso, che non posso più parlare ne fare più niente, saprei esattamente come comportarmi per far stare tutti bene.

Ma quanto sarebbe giusto? Quanto in questa storia a parte quello che ho fatto e pensato io, ci sia stato qualcun’altro che sia stato disposto a fare qualsiasi cosa per me? Esatto. Non c’era. E non c’è. Forse è da qui che dovrei ripartire. E’ da qui che dovrei cancellare tutto e andare oltre. Si, oltre. Perché andare avanti non se ne parla.

Per andare avanti si deve andare in due. E non è questo il caso. Andare oltre ha un’altro significato. Andare oltre vuol dire continuare a vivere come se non fosse successo niente. Come se le parole non fossero mai state dette.  Ecco, abbiamo scherzato! Ma io lo so benissimo che non è così. E soprattutto non ci riesco. Anzi, la cosa che mi più fastidio è che tutto ingiusto.

funeral

Non ho replica. Non posso dire né fare nulla. Niente di niente. Hanno già fatto il funerale al morto e a me non mi ci hanno voluto. E’ così e basta. Poco importa il resto. Gli urli, le lacrime e il dolore che ci siam fatti. Non si considera più niente. Niente che mi riguardi… Forse è questo quello che più importa in tutta questa faccenda. Quando c’era bisogno di fare un piccolo passo avanti nessuno, neanche io, ha avuto il coraggio di farlo.

Siamo andati dritti allo schifio. Alla genesi del dolore. Ognuno ha sparato le sue cartucce perdendo di vista chi eravamo l’uno per l’altro e perchè soprattutto. Suscettibili alla sofferenza più grande. Quella del cuore. Nessuno ha voluto prendersi cura di niente in maniera costruttiva.

Faccio un sogno ricorrente da due settimane. Torno dal lavoro e ti trovo sotto casa ad aspettarmi, ti vedo che mi segui con lo sguardo al supermercato e anche dentro l’ufficio postale. Sento i tuoi pensieri, e non mi dici niente. E paradossalmente forse è proprio così. Con la sola differenza che posso solo immaginare tutto. Forse hai sempre avuto ragione tu, sono pazzo. Pazzo e ossessionato.

Io resto con il mio, e tu resterà col tuo. Un’alternativa c’è. C’è sempre. Ma forse è ancora invisibile, o forse non la si vuole vedere. Io adesso, non ce la faccio neanche più  a parlare. Ce l’ho con me, perché ho sbagliato, e pago profumatamente. Guardo i giorni che scappano e i pensieri che si rincorrono alla ricerca di sollievo.

Che, non arriva, mai.

Pubblicato in: Drammi, il pisello odoroso, mood pensieroso, pessime figure, psicanalisi

Lettera aperta alla mia dignità. Ovunque essa sia.

– Perché piangi?
– Perché mi odia. E non ha neanche tutti i torti. E mi ha detto che è morto per me. Che devo sparire.
– E non pensi sia il caso di sparire?
– Tu pensi che se sparisco io non ci penso più? Tu pensi che io non abbia capito? Io sono del parere che forse ho fatto del male all’unica persona di cui mi sia mai interessato qualcosa. Ma tu trovi corretto che lui reagisca così? Io ho sbagliato, lo so, ma pure lui ha sbagliato. E più di me. Io non gli ho mai voltato le spalle. Io ho dovuto sempre capire. Perché lui non può capire me. Perché la mia sofferenza non viene mai presa in considerazione?
-Lo sai che non è questo. Lui vuole chiudere perché gli ha fatto del male. Ma sinceramente io penso che non è che hai fatto sta gran cosa. Cioè, alla fine lui ha tradito. Adesso se eri tu o un’altra persona il rischio di essere scoperto lo correva uguale. Io trovo che abbia sbagliato a prescindere da te. Certo tu hai accelerato i tempi. Stai tranquillo. E dagli tempo.
– E’ da novembre che aspetto. Aspetto una telefonata poi, mica che mi venga a prendere con il cavallo. Una cosa insignificante.
– Be adesso di cosa dovrebbe parlarti? Cosa ti aspetti che ti dica?
– Non lo so, so solo che non può finire così. Tanto lui non lo ha capito che qui se è morto qualcuno sono morto io, esattamente quella notte, la sera in cui se n’è andato. E in questo tempo non è cambiato niente. Anzi. Adesso poi vabbè, che te lo dico a fa…
– Bravo, non lo dire più…

Se fossi stato intercettato probabilmente i giudici avrebbero trascritto quanto sopra. Avrebbero trovato i capi di imputazione ed io sarei già in prigione. Purtroppo, o per fortuna, quando si tratta di relazioni non c’è un giudice che possa intervenire per dichiarare il colpevole. Non c’è niente che possa aiutare ad alleviare le sofferenze di uno dei due attori. Nulla di tutto ciò. Nelle relazioni ci si fa del male. Vicendevolmente. E si dimentica, poco a poco quello che si è stato l’uno per l’altro.

Ovviamente io non l’ho mai dimenticato cosa significa lui per me. Ma lui? Lui se lo ricorda chi sono io? In bilico tra sesso, amicizia e amore è quasi passato un anno. Amore per me, fatemi essere chiaro. Prima di lui com’ero? Io me lo ricordo. Ero convinto di avere tutto ciò che mi rendesse felice. Ovviamente mi sbagliavo. Dopo di lui? Il buio. Lo so, è al quanto pessimista come ragionamento e anche abbastanza negativo, ma io sono così. Io con lui ero felice e tranquillo. Avevo ritrovato una certa sicurezza, che non avevo da tempo.

Adesso nulla di tutto ciò. Adesso sono finito in un buco nero, dal quale non mi rialzo. Ed io sono ampiamente d’accordo con tutta la Giuria e la Corte che chi rompe paga, chi è colpevole deve subire la condanna e deve farlo in silenzio, ma qui, in ballo, ci sono pure io. Qui oltre ad aver distrutto la sua di vita e del suo ragazzo, si è distrutta anche la mia. Il gioco è finito e ben presto si è trasformato in un massacro. Di cui io ora ne pago le conseguenze. Ecco, non lo trovo giusto.

Non lo trovo corretto. Proprio perché tornando a sopra, io ne ho ricevute di cotte e di crude, e sono sempre rimasto lì, al mio posto. A dargli fiducia, a dirgli una parola e ad assolvere alle mie funzioni. Tutto però mi si è ritorto contro. Tutto. Perché secondo voi lo ha capito perché mi sono comportato male? Lo ha capito che mi ha mandato ai pazzi? Lo ha capito che se io sono ancora qui a parlarne è perché non posso fare a meno di lui? No. Lui capisce solo il suo.

Lui capisce solo che io ho sbagliato, ed ora devo pagare. Punto. Come se non avessi già pagato un prezzo alto quando nel giro di un mese ha preso baracca e burattini e se n’è andato da Roma, oppure dopo appena due settimane che si era trasferito mi sono sentito dire che noi eravamo degli estranei e che quindi non potevo pretendere che lui ci fosse lì per me quando ne avevo bisogno, o ancora di quando non ha potuto rinunciare ad una cena per vedermi. No. Io non ho pagato niente. Anche se i segnali erano tutti lì.

Io credo solo che se determinate cose accadano, accadano per un motivo ben preciso. Forse io sarò servito a lui per fargli capire qualcosa, ma lui a cosa mi è servito? Al momento solo a farmi passare un anno devastante. E sono ripiombato nel niente, e nel dover fare i conti con l’ennesimo fallimento, mio personale in primis ovviamente, di essermi fidati di chi ha sempre detto di fare le cose per il mio bene.

FullSizeRenderNon troppo tempo fa diceva di volermi bene. Intendiamoci, a modo suo. Che in realtà forse lui ha sempre inteso come voler bene solo a se stesso. E’ così. Tocca doverci fare i conti. Tocca dover riavvolgere il nastro e cancellare tutto. Un’altra volta. Ma questa volta le cose sono cambiate. Ed io sono cambiato. Perché dopo tutto questo farsi male le cose non possono non cambiare. Ecco, basta guardare le cose con occhi diversi per realizzare tutte le bugie. E da subito farò finta che vada tutto bene, anche se dentro è tutto un gran casino. E la smetterò di lamentarmi. Perché alla gente non va di sentire il dolore degli altri.

Il titolo, ovviamente, non è un caso.