Pubblicato in: amore, atonement, consapevolezza, Drammi

Un post mai pubblicato.

24 aprile 2014

“E’ venuto a prendermi una decina di minuti prima delle 21. La serata ha tutta l’aria di un primo appuntamento. Io sono eccitato. Per la prima volta nella mia vita sono felice. Mi sorride il volto. Gli occhi. Una cosa, che prima di oggi, è successa solo il giorno della mia laurea. Pensa te. Lui è tutto. E’ simpatico, fa battute, sorride. Parliamo di ogni cosa. La cena va veloce, tra chiacchiere e vino. Io sono contentissimo.

Di tanto in tanto mentre mangiamo mi accordo che mi guarda. Io ho davvero l’impressione che nel mio stomaco ci siano le farfalle. Sembra il blog di una quindicenne. Ma non sono mai stato così lucido nel descrivere ciò che provo. Mi sento strano. Per la prima volta ho l’impressione che finalmente qualcuno sia qui per me. Quello che ho sempre cercato, finalmente è qui. Davanti a me. E inaspettatamente mi stringe anche la mano.

Tra l’altro, le sue mani sono bellissime. Grandi, con le dita lunghe. Ma è tutto rapportato. Tra l’altro si è tagliato anche le unghie, perché qualche giorno fa gli ho detto che le aveva troppo lunghe per i miei gusti. D’un tratto mi viene da pensare che forse sono messo già male. Che alla fine ci sentiamo da due settimane, tutti i giorni, ed io sono già messo così. Poi però un vago pensiero mi si insinua nella testa. Lui non è roba tua. Lui è fidanzato. Non ti devi innamorare.

Usciamo dopo un oretta e mezza dal locale. Saliamo in macchina e mi bacia. Appassionatamente. Io ho già gli svarioni, e mentre gli dico la strada per tornare a casa mia mi tiene la mano. Le mie sinapsi, impazziscono subito. Arrivati nella via di casa lui va dritto senza indugiare, ma non ho neanche il tempo di chiedergli se vuole scendere. No. Parcheggia direttamente nel vialetto.

Io inizio a sentirmi in colpa. Questo pensiero mi ha colto per diverse volte durante la serata. Per qualche secondo. E poi è sparito. Ma si, un po’ mi sono vergognato. Insomma quello che mi sono ripromesso di non fare mai, e che ho già subito in passato adesso lo stavo facendo a qualcun’altro. Che non conoscevo e che sicuramente non se lo merita. Ma ero in balia della situazione. E di quella persona, che col suo calore mi stava riscaldando il cuore. Come mai nessuno in passato.

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Salgo in casa e prendo due birre, le sue preferite. Ci sediamo e accendo la tv. Decidiamo di guardare un film. Metto Sex And The City 2. Manco fosse un caso. Ci accocoliamo sul letto e ci stringiamo. Guardiamo 5 minuti di film, ma i nostri corpi non reggono. Siamo talmente vicini che non ha alcun senso continuare a guardare il film. Lui è talmente eccitato che provo un leggero imbarazzo. Lo sento e non mi va affatto di resistere. Non lo faccio. E non lo fa neanche lui.

Facciamo l’amore. Nel momento in cui lo stavamo facendo ho capito che era diverso dal solito sesso. Ogni suo gesto, ogni suo sguardo o movimento era fatto con cura. Ed è stato tutto perfetto. Non c’è stata una nota stonata in niente. Due corpi che si sono incastrati perfettamente. Senza ostacoli. Un’armonia quasi incredibile. E quando è finito tutto io avrei ricominciato ancora. All’infinito. Ma il tempo è tiranno, è arcinoto.

E lui, purtroppo, doveva tornarsene a casa. Abbiamo avuto il tempo di una doccia, con le stesse attenzioni di cui sopra. Qualche altro bacio e poi di corsa verso casa. Ho atteso il suo messaggio per sapere che era tornato dal suo fidanzato. E mi sono addormentato, per la prima volta, senza ansie nè angosce. Ero solo felice. Una felicità che ha preso ogni cm del mio cuore. Nel momento in cui ho realizzato tutta questa mia felicità, però, lo spettro del suo fidanzato, che uno spettro non è, anzi, mi ha fatto ricordare di non dover correre troppo.

Per oggi basta così. Un passo alla volta, senza pretese. Notte blog.”

 L’avresti mai detto che sarebbe finita così? Io no.

Pubblicato in: amore, atonement, Disgusto Gay, il pisello odoroso, psicanalisi

Cuore rotto e sanguinante.

Sapete com’è. Io ogni San Valentino muoio un po’. Adesso, non pensiate che sia il solito post disfattista sul significato di San Valentino festa. Nossignore. In realtà io non lo odio San Valentino. Anzi. Se solo potessi festeggiarlo come si deve ne sarei anche felice. In realtà il rapporto conflittuale che da anni mi fa storcere il naso è puramente collegato alla mia singletudine, ed hai drammi che in questo giorno, inevitabilmente si susseguono. Proprio oggi ovviamente, ne ho combinata una delle mie. Epiche.

Non entrerò nel merito, ovviamente, mi vergogno come un ladro. In realtà ho semplicemente fatto qualcosa di brutto a chi non se lo meritava. Quando mi comporto così, in realtà riesco a dare solo il peggio di me. E adesso quel minimo che c’era è sparito. In un secondo. E’ bastato un tap su qualche app ed io sono volato via nell’etere. Per sempre. Ecco, le ragioni che mi hanno spinto a comportarmi di merda sono molto. Sono mesi che cerco di capire che tipo di relazione fosse diventata quella che era iniziata l’anno scorso. Probabilmente non era niente più.

Anzi. Mi ostinavo io a cercare delle motivazioni ad andare avanti. Non c’erano già più. Il problema è che al cuore, mio, non si comanda. E quando mi sento messo da parte, per senza motivo, divento dispettoso e antipatico. Non mi sono smentito. Ora è un po’ difficile piangere sul latte versato. Ma io, per quel che posso dire, penso a me. Penso a me che mi sono pianto la qualsivoglia per mesi, e non ho avuto un minimo.

Penso alle notti che oramai passo insonne dalle 4 in poi. E penso a quanto sono stato coglione ad affidare il mio cuore, una cosa delicata e molto importante, a chi in realtà di questo cuore non ne ha tenuto minimamente cura. Zero. Ora non voglio finire con i miei soliti piagnistei del cazzo. Mi odio molto e vorrei riparare in qualche modo a questa situazione. Ma le opzioni non ci sono. Non le vedo e forse non ne voglio anche. Ecco, qui mi voglio fermare e aprire una riflessione.

bleeding-heartE’ stato giusto? E’ valsa la pena? E’ stato importante? Per la risposta è sempre si. Io quando sbaglio lo faccio alla grande. Finisco nella merda con tutti i piedi. Divento rissoso e appendo il muso a chiunque non tenta di capirmi. E sbaglio ancora di più. Sono arrivato a svenire e a farmi venire gli attacchi di panico, e credetemi, a caro prezzo nel giro di cinque minuti ho pagato tutto. Adesso, col senno di poi, se tornassi indietro rifarei tutto in maniera diversa.

Adesso, ho coscienza del fatto che chi ti ama non scappa via, e non si nega. Anzi. Chi ti ama ti capisce, e se non ti capisce ti da almeno la possibilità di spiegarti. Probabilmente io ho amato, e quando ami fai pure le cazzate, invece per lui ero uno dei suoi tanti flirt per sfuggire alla monotonia di una routine o della noia che inevitabilmente colpisce una coppia, o che so io. O più semplicemente un gioco, di cui io, neanche a dirlo ne pago tutte le conseguenze.

Capite bene, che trovando la sua fine nel giorno di San Valentino non posso non farne un dramma. Non posso che non chiudermi in casa e prendere a testate tutti i muri. Non posso che non deprimermi e chiudermi definitivamente finché, mi auguro, inciamperò in qualche altro ragazzo carino. Mi viene solo da non capire come due persone, come me e te, che si, in qualche modo si vogliono bene, siano arrivati a farsi tanto male. Per questo mi dispiace.

E proprio perché è San Valentino, ho letto diversi post su facebook oggi che mi hanno un po’ infastidito contro i single che odiano questa festa. Non odiamo questa festa. Niente affatto. Non la malediciamo a prescindere. Non odiamo chi ama. Siamo soli però. E se per alcuni essere single è sintomo di libertà, di scegliere con chi andare e non, di essere liberi di vivere una notte come si vuole, bé ecco, ci tengo a sottolineare che dopo che ne fai di ben donde ti accontenteresti anche di un tuo di Baci, magari nella versione con le frasi di Tiziano Ferro. E una pizza, solo con chi ami.

Perché poi questo è quello che conta. I single non diventano acidi a causa di una festa. No. Siamo solo un po’ tristi. E dividiamo con altri amici, single anche loro, la voglia di condividere qualcosa. Che sia giusto o sbagliato io non lo so. Purtroppo è così. E oggi altro che festa. Sanguino direttamente del cuore. Che si è rotto un’altra volta. E ora tocca andare a ritrovare i pezzi. E, inevitabilmente, ricomincia quel gioco spietato che io, davvero, non vorrei mai più.

Einvece.

Pubblicato in: amore, atonement, consapevolezza, Disagi, il pisello odoroso, mood pensieroso, psicanalisi

Con la testa fra le nuvole.

nuvole

Nell’ultimo periodo ho volato tantissimo. Ergo tanto tempo per pensare. Forse troppo. Ecco, non mi voglio affatto dilungare con risvolti depressivo-maniacali-convulsivi su chi ha deciso di girarmi le spalle. In fondo non se lo merita neanche più. In realtà quando avevo deciso di chiudere il blog, lo avevo deciso per davvero. Non volevo più tornare su queste pagine a scrivere. Più che altro perché scrivere vuol dire rivivere di nuovo una determinata situazione e quindi soffrire. Ancora. E ancora.

Detto ciò, ero lì che me la volavo e affidavo me stesso solo allo scheduling dettagliato degli aerei che avrei dovuto prendere nelle successive ventiquattro ore, e nient’altro. Non avevo altra certezza. Dovevo solo portare il mio culo in Australia, con un viaggio che partiva da Roma e faceva prima tappa a Londra. Per un notte, per riposarmi, per ripartire l’indomani.  Arrivo a Londra in una serata freddissima, e prendo direttamente un autobus che mi lascia in albergo a cinque minuti da Heathrow.

Arrivato in camera avevo solo una gran fame. Non mi sono preoccupato della valigia, l’ho lasciata li in mezzo alla stanza, e me ne sono andato nella lobby dell’albergo per mangiare qualcosa. Un albergo a cinque stelle costatomi pochissimo con un ristorante di merda. Niente di invitante, la cosa più interessante è stata la mia scelta finale, ovvero un sandwich orrendo. Di li a poco però mi sarei fatto catturare dal solito specchietto delle allodole per i gay. Grindr.

Si perché mi sono accorto di essere già sotto wi-fi, e ci ho messo tre secondi ad accendere la maledetta app. Ho fatto anche subito a chiuderla però, non mi andava niente. Ero solo con me stesso una sera a Londra, e volevo starmene tranquillo. In realtà nella sala di fronte a me c’era un party. Ed io, ho deciso di andare a dare un’occhiata. Non so dov’ero finito. Probabilmente una di quelle feste aziendali di Natale. Sarebbe stato Natale di lì a poco, ma io non ne sentivo proprio lo spirito.

La caciara era tanta, la musica un pop abbordabile e mainstream e la maggior parte dei presenti erano usciti da un film di Bollywood. Tutti ubriachi naturalmente. Ed ovviamente nessuno di vagamente interessante. Ho sorriso ai presenti e me ne sono tornato in stanza. Mentre ero lì che cercavo di attaccare il telefono a caricare nella spina del bagno per il rasoio (l’unica in stanza non inglese), mi sono fatto una doccia e mi sono rilassato un po’. Mentre mi lavavo i denti l’occhio mi cade sullo schermo del telefono e vedo che qualcuno mi ha scritto.

E’ un altro ospite dell’albergo. Mi dice che è un pilota della British Airways ed è lì per la notte. E’ turco. Gli scrivo che non lo so. Non mi va di fare sesso. Non faccio sesso da quando lui se n’è andato. E doverlo fare con qualcun’altro mi rattrista. Mi sento ancora legato. Decido che forse la devo piantare di fare Rossella. E che domani è si un altro giorno. Ma sicuramente un giorno senza di lui. Sono lì, che mi guardo allo specchio ed invito il pilota in stanza.

“Stanza n. 1014 tra un quarto d’ora” gli scrivo. Lui è puntuale e dopo quindici minuti lo sento bussare alla porta. Lo faccio accomodare e parliamo un po’ di noi. Mi dice che è stanco, ha volato per tutto il giorno. Vuole rilassarsi. Io gli racconto del lungo viaggio che mi attende, e di quanto abbia bisogno di tranquillità, poiché l’ultimo periodo è stato abbastanza devastante. Durante la conversazione, passa a raccontarmi di Dubai ed inizia a massaggiare i piedi.

Di li a poco, ci ritroviamo abbracciati, e ci baciamo. E poco dopo ancora scopro che ciò che si dice sui turchi è vero. In realtà però i nostri corpi si avvicinano soltanto. Ma nulla di più. Lui mi dice che mi vede teso. Lo sono. Molto. Non so se andare oltre, mi dispiace perché lui è davvero un gran figo. Un fisico tonico, delle enormi spalle e muscoli pronunciati che non deludono affatto. E’ carino. Mi guarda e mi bacia ancora.

Io sorrido, quasi mi imbarazzo. “Can I take care of you?” mi chiede sorridendo. Io annuisco. Mi allungo sulla pancia ed inizia a massaggiarmi dal collo. Mano a mano scende giù, fino al sacro. E poi ancora più giù. Poi comincia a massaggiarmi con la lingua. Ovunque. C’è stato un secondo in cui ho pensato di fare di più. Ma il secondo successivo me ne ero già pentito. Come una pazza squilibrata mi è scesa una lacrima che ha rigato il volto. La testa era ancora fra le nuvole, e pensavo a tutt’altro.

In realtà lui, neanche mi avesse letto nel pensiero, si interrompe e guarda l’orologio. Si sono fatte le tre, ed io non me ne sono minimamente reso conto. Mi dice che è tardi, che l’indomani dovrà volare da Londra a Dubai e che ha riposato poco durante il giorno. Io annuisco, sorrido e mi rivesto, in fondo se avesse voluto fare altro lo avrebbe fatto già da un bel po’.

Mi faccio un’altra doccia e mi metto finalmente a dormire. Non voglio trovare un altro motivo per deprimermi. In fondo non volevo fare niente dal principio, e deciderlo, mi ha reso sicuramente un po’ più sicuro di me stesso. Anche se sinceramente non ho mai pensato che rifiutare del sesso sia indice di sicurezza. Anzi. Mi faccio rapire dalla morbidezza delle lenzuola e rifletto su quanto si difficile fare determinate cose. Chiudo gli occhi, cosciente di essere ancora un po’ triste. Ma passerà. Lo spero, almeno.