Epilogo.

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giugno 10, 2014 di annabellebronstein

“Hai ragione sono sparito, non mi sono fatto sentire più sentire come prima, hai ragione su tutto, e non lo dico solo perché voglio darti ragione, ma perché lo penso veramente. […] Questa mattina avrei voluto portarti anche dei fiori, che so a priori avresti odiato e buttato; ma non ho avuto il coraggio. E’ come dici tu, non ho il coraggio di lasciarlo, come non ho il coraggio di passare un po’ di tempo con te, pur sapendo di stare bene in tua compagnia. […] E’ anche vero che non ho il coraggio di lasciarlo da solo, quando non ci siamo visti per l’intero giorno. Mi dispiace veramente tanto sentire queste tue parole, sentire che stai male per me. Quando in fondo sono io la persona di merda, quella senza spina dorsale. Scusa”.

lana

Ecco questo è successo il giorno del mio compleanno. Ho dovuto fare i conti con quello che lui aveva da dirmi. E cavolo se non me lo ha detto. Questo è un epilogo, vero, della storia che da un paio di mesi vivevo. E che per la prima volta mi aveva ridato il sorriso. Adesso scusaste, non pensiate che io sia teatrale. Non lo sono. Non ora. Non in questo momento. Sono sicuro che forse neanche ve ne importa poi molto. Ma quando dico che il dramma è sempre dietro l’angolo, è così.

 

Erano da due settimane che lo cercavo, e che volevo vederlo, ma lui mi aveva rifilato scuse su scuse. Ed io lo avevo capito qual’era il problema. Il problema era lampante e davanti gli occhi di tutti. Stavamo bene quando stavamo insieme. Un serio problema se lui convive con il suo ragazzo. E così quello che io non volevo mai accadesse, è accaduto. Mi sono sempre espresso con maniera sincera. Forse troppa, abbattendo quei passi obbligati che esistono quando due si iniziano a conoscere e a vedere.

 

Non l’ho affatto presa bene. Non sto bene. Non perché io sia innamorato. No. Almeno non lo ero ancora. Mi ero affezionato. Mi ero fatto andare bene molte cose, dandogli il pieno comando della situazione. Il pieno e assoluto controllo di me. E come giusto che sia lui ha scelto, ed ha scelto forse per il meglio. D’altronde perché mollare tutto e ricominciare da zero con me? Perché darsi la possibilità di essere felice? Meglio vivere di ansie, di insoddisfazioni. Di rodimenti di culo. Perché poi non farmi felice anche a me? Per una volta. Giammai. Ecco. Ed io in tutta risposta cosa ho fatto?

 

Gli ho persino detto di  impegnarsi nella sua storia, di pensare al suo ragazzo. Di prendersi cura di lui e fare in modo che le cose funzionino. Perché è giusto così. E di non avere alcun tipo di contatto con me. Nessun messaggio, nessun mi piace, addirittura di girarsi dall’altra parte semmai mi dovesse incontrare. Naturalmente me sono già pentito. Perché se mi mancava per due settimane che non l’ho visto, figuriamo adesso che neanche lo sento. E probabilmente non lo sentirò più. Ma il punto è che ne ho le palle piane.

 

Sono stanco. Devo sempre fare i conti con qualcosa di ingestibile. Lo so che è colpa mia, ci mancherebbe, questa storia me la ricorderò proprio perché non posso dare la colpa a nessun’altro se non a me. Ma le belle parole non mi servono. E’ possibile che io debba essere sempre in balia di situazioni che non dipendono strettamente da me. Sono esausto dal sentirmi dire “Va tutto bene, ma…” precludendomi ogni possibilità. Sono giorni che rifletto su come la consuetudine vuole che per gli altri anche in situazioni paradossali le cose vadano sempre a loro favore.

 

A me no. Mai. Da sempre. Non trovo giusto che determinate persone fanno finta di non vederti, e non ti salutano per esempio, è successo tre giorni fa al Pride. Come se il fatto di aver sofferto per loro sia una colpa così grave da doverti togliere il saluto. E’ un perenne rompicapo a cui non riesco mai a dare un senso. Non c’è un ordine. Ovviamente non solo la testa, ma anche il corpo ci mette lo zampino. Non dormo, non ho fame e fuma talmente tanto che la Marlboro Light potrebbe sponsorizzare il mio funerale. Contestualmente ho finito le parole. Non mi va di parlare. Non mi va più di dire niente.

 

Non mi va più di mettermi in gioco, con nessuno. E non mi va neanche più il sesso. Basta. Stop. Clausura. Nelle orecchie mi echeggiano già i milioni di te lo avevo detto della qualunque. Ecco. Non ditemi niente, lo sapevo da me. Io vorrei solo che per una volta fosse andata in maniera diversa, che avrei potuto avere anche io quell’aria tranquilla e sicura che hanno tutti quelli che sono in coppia. Per l’ennesima volta invece, un totale fallimento. Anzi, direi più che possiamo dirlo con certezza che il fallito sono sempre e soltanto io. Giusto in tempo per l’inizio della bella stagione. BAH.

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