Pubblicato in: Drammi, il pisello odoroso, mood pensieroso, no sex in the city, pessime figure

L’Architetto premuroso

Venerdì 27/06

Lui mi guarda e sorride sotto i baffi. Io inizio a pensare che cosa mai scatena la sua ironia a tal punto. Non lo capisco. Sarebbe ora di cena, ma stiamo facendo un aperitivo. Ha portato un bottiglia di prosecco, ed io ho preparato degli stuzzichini. Gallette di riso con Philadelphia e rucola. Continua a guardarmi e a ridere. Ma che cazzo si ride? Lo ignoro e sorseggio lentamente il mio prosecco. Era da tanto che non lo bevevo. Decido di essere sincero e gli chiedo come mai si sta scompisciando. “No scusa, è che hai tutta la rucola in mezzo hai denti… Mi faceva ridere!”. OTTIMO. Avere lo specchio in camera da pranzo evidentemente non è sufficiente.

Certo quando apro la bocca lo spettacolo è indecente. Sembro una cariatide di 175 anni, ed ho tutti i denti sporchi di rucola. Merda. Questa è una cosa tipica alla Bridget Jones più che alla Samanta Jones. Poco male. Sorrido e fingo sicurezza nonostante ho le guance fucsia. Con la scusa di lavare le mani, mi apparto in bagno, e mi lavo anche i denti. Sono talmente genio, che dopo 5 minuti che ero li a lustrarli, giustamente, l’Architetto richiama la mia attenzione: “Non starai mica lavandoti i denti? Su che sei buffo!”. Merda, stra merda. Sputo il dentifricio e fingo un tono sicuro “Ma no, è che sto controllando delle pellicine!”.

Ecco penso che non dicevo pellicine dagli anni 90, forse. Vabbè mi risciacquo la bocca e nel frattempo suonano alla porta. E’ il ragazzo delle consegne. Puntualissimo. Lascia due supplì, una capricciosa per me, ed una rucola e bresaola per lui. Patatine per entrambi. L’Architetto non mi da neanche il tempo di aprire il portafogli che paga lui. Tutto. Che carino. Spera che io dopo glielo dia. #Einvece. In realtà adesso rido io, apro il cartone e gli metto la pizza sotto il naso. “Adesso voglio vedere come ti combini!!! Se sapevo non me li lavavo i denti AUHAAHAUHUAHHUAH!” dico sghignazzando.

La cena scorre velocemente, tra chiacchiere e risatine varie. L’Architetto ed io siamo usciti tre volte fino ad ora. Questo è il primo appuntamento ad ora di cena, ci siamo visti solo per caffè in  orari in cui il sole era sempre troppo in alto per intentare qualche approccio. Ad ogni modo, tutto va per il verso giusto. Finita la pizza preparo il caffè con la cremina, e gli servo anche un amaro (niente male) al cioccolato. Ottimo. Ci spostiamo però in camera mia e ci accomodiamo sul divano con le luci soffuse. Tutto urla scopami ASAP, anche se io sono ancora indeciso se farci roba o meno.

Si. Lo so che non ci credete manco per il cazzo, ma per la prima volta è proprio questo che mi balena nella testa. Mi sento totalmente inadeguato, e anche sessualmente ho l’ansia di non riuscire a dare il massimo. Decido comunque di non pensarci troppo, e di far condurre la situazione anche a lui. D’altronde potrebbe anche essere che a lui non vada. Ad ogni modo ci pensa il discorso lavoro a distrarci ulteriormente. A me rode il culo perché non mi hanno pagato tutto lo stipendio. Lui, è un po’ demoralizzato perché lavora in uno studio noioso e non si sente soddisfatto in niente.

Per di più conveniamo entrambi che il periodo storico non è dei migliori per licenziarsi e provare a cercare altro. Non c’è assolutamente niente in giro. Coscienti delle nostre situazioni precarie il discorso si spegne poco a poco. “Scusa, devo darti una cosa: (va verso il corridoio e prende una busta, che io non avevo notato fino a quel momento). L’altra volta ho visto che cercavi questo su Amazon e te l’ho preso. Spero che tu non lo abbia già ordinato…” Apro il pacchetto e trovo il peluche di uno dei Mignon di Cattivissimo Me.  Ecco, in quel preciso istante ho avuto un momento di panico. In realtà non lo avevo ordinato per me. Lo stavo ordinando per #ilRagazzoColSuv. Con il quale non mi pare le cose vadano molto bene. Ma questo lui non lo saprà mai.

10510321_10152983883229676_1399016672_n

E sono quasi, per un pelo, riuscito a scordarmene. Invece, il destino, che a quanto pare lavora molto più di quello che pensiamo, me lo aveva rimesso lì. Tra le scatole. Ovviamente ho dribblato, e ringraziato, come si conviene. E dopo altre chiacchiere, non siamo andati alla fase sesso, così come tutti avrebbero creduto. Non so bene neanche perché a essere sincero. So solo che quel regalino, così random quanto inutile mi aveva un attimo devastato. Con la scusa che il giorno dopo sarei andato a lavoro, poco prima della mezzanotte l’Architetto se n’è andato. Accontentandosi di un lungo bacio sull’uscio di casa.

Ecco, un limone così non me lo ricordavo da tempo. Almeno. E comunque, il dramma è sempre dietro l’angolo. Sempre. Non finirò mai di dirvelo. Ho dormito poco e male venerdì notte, al pensiero di quanto lui sia stato carino, e di quanto quell’altro sia un mostro in confronto. Ma i confronti non aiutano mai, e rimuginarci troppo sopra anche. Per questo, alle 4 passate mi sono addormentato. Peccato che la sveglia ha suonato alle 7. Peccato.

Pubblicato in: Drammi, il pisello odoroso, mood pensieroso, no sex in the city

Epilogo.

“Hai ragione sono sparito, non mi sono fatto sentire più sentire come prima, hai ragione su tutto, e non lo dico solo perché voglio darti ragione, ma perché lo penso veramente. […] Questa mattina avrei voluto portarti anche dei fiori, che so a priori avresti odiato e buttato; ma non ho avuto il coraggio. E’ come dici tu, non ho il coraggio di lasciarlo, come non ho il coraggio di passare un po’ di tempo con te, pur sapendo di stare bene in tua compagnia. […] E’ anche vero che non ho il coraggio di lasciarlo da solo, quando non ci siamo visti per l’intero giorno. Mi dispiace veramente tanto sentire queste tue parole, sentire che stai male per me. Quando in fondo sono io la persona di merda, quella senza spina dorsale. Scusa”.

lana

Ecco questo è successo il giorno del mio compleanno. Ho dovuto fare i conti con quello che lui aveva da dirmi. E cavolo se non me lo ha detto. Questo è un epilogo, vero, della storia che da un paio di mesi vivevo. E che per la prima volta mi aveva ridato il sorriso. Adesso scusaste, non pensiate che io sia teatrale. Non lo sono. Non ora. Non in questo momento. Sono sicuro che forse neanche ve ne importa poi molto. Ma quando dico che il dramma è sempre dietro l’angolo, è così.

 

Erano da due settimane che lo cercavo, e che volevo vederlo, ma lui mi aveva rifilato scuse su scuse. Ed io lo avevo capito qual’era il problema. Il problema era lampante e davanti gli occhi di tutti. Stavamo bene quando stavamo insieme. Un serio problema se lui convive con il suo ragazzo. E così quello che io non volevo mai accadesse, è accaduto. Mi sono sempre espresso con maniera sincera. Forse troppa, abbattendo quei passi obbligati che esistono quando due si iniziano a conoscere e a vedere.

 

Non l’ho affatto presa bene. Non sto bene. Non perché io sia innamorato. No. Almeno non lo ero ancora. Mi ero affezionato. Mi ero fatto andare bene molte cose, dandogli il pieno comando della situazione. Il pieno e assoluto controllo di me. E come giusto che sia lui ha scelto, ed ha scelto forse per il meglio. D’altronde perché mollare tutto e ricominciare da zero con me? Perché darsi la possibilità di essere felice? Meglio vivere di ansie, di insoddisfazioni. Di rodimenti di culo. Perché poi non farmi felice anche a me? Per una volta. Giammai. Ecco. Ed io in tutta risposta cosa ho fatto?

 

Gli ho persino detto di  impegnarsi nella sua storia, di pensare al suo ragazzo. Di prendersi cura di lui e fare in modo che le cose funzionino. Perché è giusto così. E di non avere alcun tipo di contatto con me. Nessun messaggio, nessun mi piace, addirittura di girarsi dall’altra parte semmai mi dovesse incontrare. Naturalmente me sono già pentito. Perché se mi mancava per due settimane che non l’ho visto, figuriamo adesso che neanche lo sento. E probabilmente non lo sentirò più. Ma il punto è che ne ho le palle piane.

 

Sono stanco. Devo sempre fare i conti con qualcosa di ingestibile. Lo so che è colpa mia, ci mancherebbe, questa storia me la ricorderò proprio perché non posso dare la colpa a nessun’altro se non a me. Ma le belle parole non mi servono. E’ possibile che io debba essere sempre in balia di situazioni che non dipendono strettamente da me. Sono esausto dal sentirmi dire “Va tutto bene, ma…” precludendomi ogni possibilità. Sono giorni che rifletto su come la consuetudine vuole che per gli altri anche in situazioni paradossali le cose vadano sempre a loro favore.

 

A me no. Mai. Da sempre. Non trovo giusto che determinate persone fanno finta di non vederti, e non ti salutano per esempio, è successo tre giorni fa al Pride. Come se il fatto di aver sofferto per loro sia una colpa così grave da doverti togliere il saluto. E’ un perenne rompicapo a cui non riesco mai a dare un senso. Non c’è un ordine. Ovviamente non solo la testa, ma anche il corpo ci mette lo zampino. Non dormo, non ho fame e fuma talmente tanto che la Marlboro Light potrebbe sponsorizzare il mio funerale. Contestualmente ho finito le parole. Non mi va di parlare. Non mi va più di dire niente.

 

Non mi va più di mettermi in gioco, con nessuno. E non mi va neanche più il sesso. Basta. Stop. Clausura. Nelle orecchie mi echeggiano già i milioni di te lo avevo detto della qualunque. Ecco. Non ditemi niente, lo sapevo da me. Io vorrei solo che per una volta fosse andata in maniera diversa, che avrei potuto avere anche io quell’aria tranquilla e sicura che hanno tutti quelli che sono in coppia. Per l’ennesima volta invece, un totale fallimento. Anzi, direi più che possiamo dirlo con certezza che il fallito sono sempre e soltanto io. Giusto in tempo per l’inizio della bella stagione. BAH.

Pubblicato in: Uncategorized

E che Pride sia

Nonostante avessi deciso di non esserci per motivi strettamente miei, e che vi risparmio, sto andando. Quest’anno lo spirito del Pride mi ha coinvolto poco e niente. Ma ciò nonostante è un’ora che ci penso su. Nonostante le mie delusioni e i miei sbatty esserci è una priorità.

Anche se tutto grida il contrario, in me. Anche se i miei pensieri mi hanno fatto desistere fino all’ultimo, la speranza nel cambiamento ha vinto. Ed ora vado.

Buon Pride a tutti!

20140607-151103-54663654.jpg

Pubblicato in: Drammi, il pisello odoroso, mood pensieroso, no sex in the city, Uncategorized

La mela avvelenata

mela

E’ martedì. Che però sa di lunedì. mi sono svegliato all’alba come sempre, anche se ho fatto dei brutti sogni che non  mi hanno affatto reso la notte tranquilla, anzi. Dicono che i sogni in realtà durano non più di un minuto. A me è sembrato che sia durato almeno un paio d’ore. E l’angoscia mi ha devastato, neanche a dirlo. Neanche fosse poi una novità.  Sono andato a lavoro sfatto. Con una faccia che neanche la mia supercremaperleocchiaie ha avuto successo.

Il mood è proprio questo. Mi sento una cacca ambulante, e mi trascino da una parte all’altra della città senza capire esattamente la mia utilità. Ho deciso che devo farmela prendere bene. In ogni caso ho una giornata pesante da dover gestire. E gestire sta diventando il mio cruccio ultimamente. Soprattutto quando devi iniziare a gestire le cose che uno prova. E che in realtà non dovresti provare, ma che cavolo, poi ti ci ritrovi in mezzo e non sai che fare.

Per fortuna vivo ancora una fase abbastanza primitiva di questa situazione indicibile di cui parlo strettamente e necessariamente per trovare sollievo. Il sollievo, comunque, non esiste. Giusto per chiarirvelo. Così mentre io mi arrovello su come gestire ciò che mi frulla nel cervello, perchè amo scomporre le mie azioni all’infinitesimale, ed ancor prima di provare qualcosa, ho la necessità di focalizzare la sua esatta posizione. A che serve? Serve a non star male. Perchè io non posso permettermelo di stare male. Non più almeno.

Perchè se sto male, di colpo ed inevitabilmente, inizio a fare la matta. Allora calmo, e sangue freddo, e lasciamo diluire i pensieri da soli. Via. Lontani chissà dove, ma soprattutto lontani da me. Oggi è il primo giorno in cui non mi fa male la testa. Decido di partire da quello. Ma mentre io gioisco per il mio scampato mal di testa che da giorni mi infastidiva, dall’altro lato della città sono stato sonoramente ignorato. Da tipo 24 h. E sapete come funziona. Fino al giorno prima mi dici pure quante volte vai al cesso, oggi neanche un buongiorno.

Io non sono capace di guardare le situazioni spegnersi e non far nulla. Se proprio si deve spegnere qualcosa ne voglio essere il solo ed unico responsabile. Per questo ci vado giù di messaggio:. “Che fine hai fatto? Buondì… Auguri“. Ancora niente. Mi chiedo se abbia inserito il silenzioso senza accorgermene, e in realtà ci siano dei messaggi non letti. Nulla di tutto ciò. Lui non risponde. Lo farà più tardi. Vagamente. Ma non sono soddisfatto. Improvvisamente lo sento lontano anni luce. Sento che non è più qui.

Allora inizio a torturarmi, come faccio sempre in questi casi, a chiedermi il perchè di questa e quell’altra cosa. A rileggere al microscopio le conversazioni. Sono alla ricerca disperata di indizi, che confermino questa o quella teoria. Non ne trovo. Niente mi soddisfa. Niente mi da tranquillità. Non c’è una sola cosa che mi faccia stare sereno e tranquillo. Quando finalmente risponde, non sono comunque contento. Anzi.

Ha un’insana vaghezza, che non mi convince. La mia sensazione è quella di affogare. E di non poter più respirare, ma non riesco a fare niente per tornare a galla. Mi vedo da fuori che non respiro. E mi sento solamente impotente. Un bip bip mi fa tornare in me. E’ la Du Barry. Prendiamo accordi per la serata, e decidiamo i dettagli. Ma con la testa penso ad altro. Penso di aver morso una mela avvelenata.  E penso di averla mandata giù in un sol boccone. E non mi porterà a niente di buono.

O per lo meno, spero di sbagliarmi vivamente.