Pubblicato in: Disgusto Gay, Drammi, gli improbabili appuntamenti di Annabelle Bronstein, il pisello odoroso, l'ansia, movenze, no sex in the city, non ho gusto in fatto di vestiti e uomini, quello che i gay non dicono

Gli Improbabili Appuntamenti di Annabelle Bronstein – Il Giornalista telefonico e il non-primo-appuntamento

Quando si esce da una storia la prima cosa di cui hai bisogno è di affermare di nuovo te stesso. E’ un processo comune a tutti. Avviene nei modi più diversi: shopping o taglio di capelli o rimorchiarsi chiunque capiti a tiro. Ovviamente si possono fare una di queste cose singolarmente o addirittura tutte. In tempi diversi.  L’importante è farle però. Io dopo la rottura con il mio toy boy non ho potuto fare altro che provarci con chiunque, che, come tutti sapete, è una cosa che non faccio.

Tra questi mi sono ritrovato su una delle solite app gay, Bender mi sembra, a scambiare intense conversazioni con questo tizio. Trentaduenne pugliese trapiantato a Roma, giornalista, amante del cinema e dell’arte. Io ero anche abbastanza eccitato, a dire il vero per tutti questi interessi. E già ero li che mi immaginavo un devastante lieto fine. Abbiamo iniziato con la solita chattata di rito. Dopo tre giorni di chiacchiere via app siamo passati a telefonarci.
Al settimo giorno di telefonate frequenti e dettagliaterrime, abbiamo avuto la nostra prima telefonata con amplesso telefonico. Non me lo aspettavo. Non pensavo che dal parlare di quello che avevo fatto il pomeriggio a regalarmi un solitario condiviso al telefono il passo poteva essere così breve. Mi sembrava logico e scontato fissare un incontro. Insomma, cos’altro dovevamo aspettare? Il mio giornalista di cinema e cultura però tergiversava e sonoramente. Non mi tornavano i conti. 
Non mi tornavano soprattutto perchè aveva un livello di dolcezza inaudito e spropositato. Ogni volta mi tirava fuori una filippica di dieci minuti su quanto gli sarebbe piaciuto abbracciarmi, baciarmi, leccarmi ovunque. Su quanto gli piaceva fare l’amore. E ci teneva a sottolineare che lui faceva l’amore. Non faceva sesso. Il sesso era freddo, allontanava e per lui perdeva tutto di significato se non si usava la parola AMORE. Lui aveva avuto solo fidanzati. E quando sentiva che l’amore diventava sesso per lui era finita. Non c’era niente che lo faceva tornare indietro. 
L’ottavo giorno ero assolutamente deciso ad andare a segno. Ci sentiamo a pranzo e la telefonata assume dei toni surreali.

“Hey ciao come stai?” mi dice sensuale.
“Bene… Sono al lavoro… E’ una giornata pesante qui!” dico serio.
“Io sono a pranzo con un mio amico. Nicolas… (Pausa, molto lunga)”
“E?” incalzo io.
“Nicolas Vaporidis, lo conosci?” dice lui.
“NO! Il nome non mi è nuovo, ma non so di chi parli… Dovrei conoscerlo???” (naturalmente sapevo assolutamente di chi stava parlando. Figuriamoci, ma non volevo dargli alcuna minima soddisfazione. D’altronde mica solo lui conosce gente che conta. Io conosco Fabry, e pure il Signor Ponza. Tiè)
“No, figurati è solo un amico. Comunque sai cosa farei adesso? Adesso…” e riparte con dettagli scabrosi.
“Ehm. No scusa. Sono al lavoro. Mi dispiace ma quando sono al lavoro queste cose non si possono fare” dico fermo e irremovibile.
“Ok. Dai sentiamoci più tardi allora” chiude lui.

Io inevitabilmente ci ho visto del malato. Dopo otto giorni di assidue telefonate e what’sappate ad ogni ora non potevo assolutamente sopportare che ancora ci eravamo visti.Soprattutto perchè mi condiva il pomeriggio anche con dettagli del suo corpo. Interessanterrimi, per carità. Insomma, che senso aveva. Tanto più che abitavamo a pochissima distanza. Ma la prova del nove l’avrei avuta in serata. Io avevo deciso che in qualche modo ci saremmo visti, i dettagli gli avrei decisi al momento. Random. 
Dopo cena quella sera ci siamo sentiti. Dopo le chiacchiere di routine il giornalista è inevitabilmente andato a finire su quello che gli piace di più fare, ovvero lo sporcaccione telefonico. Io ragazzi, ho sbadigliato. Sapete com’è, tutte le mattine mi sveglio alle 5:50 e dopo una giornata devastante uno sbadiglio se lo potrà permettere. EINVECE il dramma si era celato dietro l’angolo. Fino a quel momento. Mi è arrivato uno sbrocco devastante peggio di una doccia fredda: “Scusa ma io ti sto dicendo di quanto ti vorrei vicino, di quanto vorrei abbracciarti, e di tutte le fantasie che vorrei condividere e tu mi sbadigli in faccia? Ma io non penso che sia possibile una cosa del genere” tuona lui tutto incazzato.
Io, che tento di minimizzare in modalità LEVATISUPERASAP. “Scusami, hai ragione, sono stato inopportuno e ineducato. Solo che a quest’ora mi viene un sonno devastante. Sai essendomi alzato praticamente all’albUUUAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHH.” SBADIGLIO. Ancora una volta. Ancora di più. Panico. “Oddio scusa, mi è uscito ancora” dico vergognandomi come un cane. Manco avessi ammazzato qualcuno. Parte lo sbrocco. Quello vero. “Ma che davero???!!!??? Ma io dico si fa una cosa del genere? Senti se non ti interessa niente forse è il caso di smetterla qui. A me le persone che si comportano in questa maniera non mi piacciono proprio.” Sbluff. E chiude la conversazione.
Così. Neanche Il tempo di capirci qualcosa che lui mi aveva richiuso il telefono e probabilmente aveva già cancellato il mio numero. Per uno sbadiglio. Ho passato tre giorni a cercare di capire come mai mi aveva trattato in quella maniera barbara. Poi ho capito. Si trattava di un semplice maniaco telefonico. In questo caso giornalista edition. Ovvero uno a cui piace masturbarsi per telefono. La cosa più assurda è che qualche giorno dopo, sempre su Bender mi ha scritto un tipo, senza foto ma alla sua stessa distanza. E così nella mia testa mi si è insinuato il tarlo che era lui che mi stava mettendo alla prova.
Che cerchi? – mi scrive.
L’amore. L’amore vero. Quello con la A maiuscola. E una persona con cui condividerlo. Che non abbia paura del sesso. E che non si masturbi al telefono. 
Ovviamente dall’altro lato non mi ha risposto più nessuno. Tana per te!
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Lo stato attuale delle cose

Lo avete tolto l’albero? Le lucine dal balcone? La ghirlanda dalla porta? Ecco, questo suggerisce che le feste sono finalmente finite. Che possiamo piantarla di fare i buoni. Di sorridere a chiunque. E di amare lo stare insieme solo perché si e parenti di non so quale grado. Io odio le feste, e in altre occasioni ho sempre chiarito la mia posizione in merito. Per questo mi sono scelto un lavoro che impone di lavorare alle feste. Anche se adesso, mio malgrado non mi fanno lavorare neanche più. Il buonismo che accumulo sotto il periodo natalizio, inevitabilmente lo butto fuori. Ora. In questo periodo.

E, contestualmente, butto giù gli obiettivi dell’anno. Si perché sinceramente i buoni propositi non mi sono mai piaciuti. Li trovo addirittura patetici. Che senso ha fare i buoni propositi a fine anno quando poi in realtà siamo noi a decidere come vogliamo comportarci. Ad inizio anno io preferisco chiarire quello che mi succede intorno. Per fare mente locale. E non c’è niente che mi fa pensare positivo.
#lavoro
Ogni giorno maledico di aver rifiutato un posto pubblico, oramai sei anni fa. Ogni giorno mi mangerei i gomiti. Ogni giorno mi ritrovo a dover contare fino a mille quando in realtà vorrei urlare e buttare via tutto quello che ho in mano (e chiunque mi capiti a tiro nel giro di un metro cubo) perché sono piena. Insoddisfatto. Mi ritrovo a lavorare con persone poco professionali e a cui del lavoro che fanno non importa un fico secco. Passano le loro giornate a sparlare di quello e di quell’altra per poi dimenticare il motivo per cui sono lì, ovvero, LAVORARE. #piena
#l’amore
Ecco. Cosa dovrei dire sull’amore? Quando mi frequento con qualcuno divento serio. Preciso. Non lascio nulla al caso e pretendo serietà e rispetto. Sono una Signora bacchettona della metà degli anni ’50 con una perenne voglia di cazzo. Divento sicuro e tranquillo. E questo diventa inevitabilmente motivo di fuga o di dovermi mettere le corna con chiunque passi di li a tiro (vedi post precedente). 
#ilsesso
Sono davvero sorpreso di doverlo pensare. Ma anche farsi una sana scopata sta diventando seriamente complicato. Ogni volta mi trovo davanti qualcuno che vuole fare il contrario di quello che voglio io. Se non posso ospitare lui non può ospitare sicuramente. Se non posso uscire lui vuole che io lo raggiunga. Quando ho casa libera, invece, nessuno che voglia venire. Nessuno poi che si prenda la briga di metterci un po’ di passione. Quella vera. Quella che fa volare le parrucche. Niente. Macchinosi e mezzi morti sono lì che aspettano che io faccia tutto. Ma datevi una cazzo di svegliata #SuperASAP

#Gnoffolo
Niente Gnoffolo non ne vuole affatto sapere di me. Al momento sta postando foto in viaggio insieme ad un tipo molto carino. Non vuole affatto saperne di uscire con me. Fa il vago. E quando qualcuno fa il vago vuol dire semplicemente che non gliene può altamente fregare. Ma sto già elaborando un piano, e questa volta, non è stalking signori miei.

Questo post idealmente è la seconda parte di #2014. Ora che ho messo i punti (e gli hashtag) vi alletto con un’imperdibile e libidinoso, ed inaspettatamente sessuale post orgiastico. #staytuned 

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Il mio ex.

Naturalmente quando parlo di mio ex non mi riferisco di certo al tizio in foto. Ovviamente. In realtà c’è la foto del tizio perché proprio oggi anche lui ha annunciato di essersi lasciato, di comune accordo, con il proprio compagno. Ecco questo mi ha fatto sentire terribilmente vicino a Ricky. Per questo lo invito ufficialmente a condividere il suo dolore con me. Magari riusciremmo a condividere anche qualcos’altro, volesse il cielo. In realtà io voglio condividere con voi, miei fedelissimi lettori (#credeghe) la fine della mia storia. Se così si può definire.
#grindr
Era una calda serata di ottobre. Una classica ottobrata di metà mese. In cui le luci dell’imbrunire sono terribilmente instagrammabili ed hai solo voglia di Mcflurry con i brownies. Io ero in giro per Termini, ed in un momento di noia mentre facevo la fila al bancomat delle Poste ho avuto la fantastica idea di connettermi a grindr. Il male di questa nostra società – grindr, ma anche un po’ le poste volendo. Ricky non mi perdonerà mai per questo, e proprio in quel momento c’è stato l’inizio della fine. Ho iniziato a scrivermi con questo ragazzo carino. Pugliese, ventiduenne, trasferitosi da meno di un anno a Roma. 
Apro una parentesi. (A me i ventiduenni non hanno mai detto granché, però questo era molto carino. Inutile negarlo). Abbiamo cominciato una solita ed inutile conversazione, senza troppo pensarci su, e poi fin da subito abbiamo deciso di passare all’azione pianificando un incontro. Non in giornata, ovviamente, ma nei giorni a seguire. Una normale e inespressiva conversazione da grindr sottolineerei. Qualche giorno dopo ci siamo risentiti, ed abbiamo deciso di comune accordo di vederci la sera successiva. Detto fatto. 
Ricky, avresti provato dell’invidio subito. Ci diamo appuntamento a San Giovanni, e da li abbiamo iniziato una passeggiata-chiacchierata molto intensa. Un tipo simpatico ed educato, che non te lo aspetteresti essere uscito da grindr. Uno che riesce a coniugare i verbi e che per la prima volta mi è sembrato abbastanza genuino. Però, in me cresceva dello scetticismo. Insomma davanti a me avevo un ventiduenne. A me i ventiduenni non hanno mai stimolato niente di niente. Scetticismo e non solo, iniziavo ad essere molto confuso.
#thedramaisalwaysoverthecorner
Pausa riposaculo al Coming Out, e il primo momento drammatico. Mi appare davanti lo Gnoffolo. Lo Gnoffolo è un nuovo protagonista del mio blog, di cui presto vi racconterò in maniera più dettagliata. Non ci vedevamo da un millennio, ed io ero incredulo. Ero lì a far incontri al buio quando lo avrei limonato molto volentieri. Lui però si accompagnavo con il suo fidanzato. O almeno quello che, io penso che sia, il suo fidanzato. Saluti di rito e arrivederci ASAP. Riprendiamo a parlare e a conoscerci. Scopro che studia Teologia (!) ma non per far il prete. Vuole diventare avvocato della Sacra Rota. 
Sono davvero incredulo. Ma inizio a sentirmi a mio agio. Io, ovviamente, gli parlo senza peli sulla lingua, d’altronde ho una certa età per permettermelo. Gli spiego che mi piacerebbe innamorarmi, che non disdegno il sesso ben fatto, e che comunque mi piace molto fare sesso. Lui è d’accordo, un rapporto senza sesso, muore sul nascere. Lui ci tiene a sottolineare che è un tipo molto religioso. Ma è open, è tutti possono avere i proprio svaghi e passatempi. Lui vuole che io capisca che ha bisogno di frequentare la Chiesa. Io lo ignoro e penso solo al momento io cui glielo prenderò in bocca. Per intenderci.
Ci fermiamo davanti il Carcere Mamertino. Mi racconta di San Pietro carcerato, della sua caduta mentre scende nel carcere, e siamo vicini, mi prende la mano, e iniziamo a guardarci negli occhi. Dritto dritto. Veniamo interrotti da un gruppo di americani che alle 22 passate sta in giro per monumenti. Poco dopo rimaniamo di nuovo soli, e li, inevitabilmente scatta un mega limone. Devastante. Pieno di lingue. Pieno di dolcezza. E soprattutto, valalalasss se ci sapeva fare. Io già mediamente innamorata.
#unasettimanadopo
Vabbè, vi risparmio tutta la melanzosa settimana seguente. In ordine sparso abbiamo fatto tutte le cose che normalmente odio che facciano le coppie: shopping insieme tenendosi mano nella mano, comprare regalini stupidi per lui, comprare cover per l’iphone con cuori, presentarlo ai miei coinquilini, presentarlo ai miei amici, portarlo alla Popslut night con me, pomiciare davanti a chiunque alla Popslut night (per la serie pensavate tutti che ero una sfigata orrenda e invece ho un toy boy e voi no, levatevi asap), parlare come se ci conoscessimo da una vita, dormire insieme, pranzare insieme, cenare insieme quasi sempre. 
Lo so. Abbiamo bruciato tutte le tappe in una solo settimana. Il primo vero drammatico momento c’è stato al decimo giorno quando è partito per la sua terra natia per le celebrazioni della festa del patrono. (#piena). Anche se ci siamo sentiti davvero spessissimo che quasi non ne ho sentita la mancanza. Ritorna e non riusciamo a vederci, per diversi motivi che oggi manco mi ricordo, ma si prepara un dramma epocale. Devastante. Di epiche proporzioni che mai e poi mai avrei immaginato.
Mi arriva a mezzo What’s App uno screenshot di lui, il mio +1 non ancora accreditato del tutto, connesso su grindr. Maledizione. Inevitabilmente, il colmo per Annabelle Bronstein. Avere una sorta di fidanzato che fa ciccipucci dalla mattina alla sera e poi si fa beccare su grindr. Ero già nella posizione di dover rinunciare al mio happy ending? Ci ho dormito su una notte intera, ed il giorno dopo, mentre lui era di ritorno a Roma io senza mezzi termini gli ho inoltrato quello scatto. Ebbene non ha avuto un moto di vergogna, nient’affatto. Non ha pensato di scusarsi. Nient’affatto. Non ha neanche pensato di trovare una scusa vagamente plausibile. Nulla di tutto ciò. Voleva solo sapere chi me lo avesse detto. 
Ovviamente io non ho mandato giù la cosa. Devo essere sincero, non tanto per grindr. In fin dei conti non eravamo affatto fidanzati. Ci poteva stare, e probabilmente lo avrei anche capito e sarei andato oltre. Ma c’era qualcosa che non mi convinceva nel suo atteggiamento. Che fino al giorno prima era di una persona davvero coinvolta. Purtroppo però è ripartito ancora, per le terre natie. Sapete altre feste di santi e/o patroni di cui non mi ricordo davvero un cazzo. Abbiamo continuato a sentirci ma di meno. E l’incontro prima che partisse, da cui mi aspettavo delle scuse almeno, non ha prodotto che altre pippe mentali.
Pippe che mi sono fato per giorni e giorni. E dopo un’altra settimana ancora ci siamo rivisti. Finalmente. Era carino. Molto. Abbiamo riso e scherzato un po’, quando poi ho ripreso il discorso spiegandogli il mio disappunto nel non avere alcuna spiegazione per quanto riguardava l’Affair grindr, lui mi ha detto che potevo stare tranquillo, che in realtà aveva aperto grindr per scriversi con alcuni amici di giù di cui non ha il numero, ma solo il contatto gridr. Eppure c’era qualcosa che non mi tornava. Avevo l’impressione che non era tutto. Mi viene in mente di aprire il mio grindr, non so per quale motivo non lo avevo aperto più dal giorno che ci siamo incontrati.
Gli dico di connettersi su grindr, volevo vedere se gli arrivavano dei messaggi e se riuscivo a vederlo connesso, avevo il dubbio che mi avesse cancellato. Prima usa la scusa della batteria scarica, poi finalmente lo accende, e mi accorgo dell’orrore. Mi aveva cancellato. Ecco, in quel momento esatto nella mia testa è partita Goodbye, ed ho chiuso definitivamente tutto. Cancellato all’istante. Appurato che mi aveva bloccato, era chiaro che aveva ben altro da nascondere. Io invece non avrei tollerato abbastanza. Lo salutai, in maniera del tutto indifferente.
E chiuso. Ovviamente non si è fatto più sentire. Fino al giorno di Santo Stefano, dove lo ignorato fino a che ho potuto, ma ho dovuto assolutamente rispondere. Perché ovviamente si, ero piena. Ebbene, è evidente che adesso io e Ricky Martin possiamo dimenticare le nostre storie e finalmente farne di ben donde insieme o anche solo rifarci una vita. Io naturalmente sono qui in attesa di un suo invito, e sono sempre più certo che non esiste un fidanzato per me. Certissimo. 

Pubblicato in: Disgusto Gay, Drammi, il pisello odoroso, la Polpetta, levatevi, movenze, movenze pop, non ho gusto in fatto di vestiti e uomini, pessime figure

#2014

E’ sempre abbastanza difficoltoso riprendere le file di questo discorso. Ma lo riprendo, ed anche volentieri. D’altronde fare il blogger è il mio passatempo preferito. Proprio per questo motivo inauguro il primo post del 2014 con una serie di paragrafi. Così ci facciamo un’idea generale. Ovviamente in hashtag, perché ci piace così.
#nonhounfidanzato
E’ evidente che sono single. Anzi, come dico sempre io vivo la mia singletudine, che è una tacca peggio. Nel senso che ho tutti i requisiti per avere una dolce metà ma gli eventi mi vengono contro. Sempre. E sempre peggio. E se il mood costante della mia vita è “il dramma è sempre dietro l’angolo”, quest’anno ci aggiungo un tassello in più. Ma ve lo svelerò a breve.
#friendshipneverends
E’ ufficiale, le amicizie resistono alle peggiori tempeste. Alcune sono resistite anche al duemilatredici. Signori cari il duemilatredici è stato l’anno della devastazione. Si sono lasciati tutti. Tutti quelli intorno a me hanno sfanculato il proprio partner, e lo hanno fatto tutti nel peggiori dei modi. Quando si dice l’amore. Ma a questo punto meglio soli, con degli amici pazzeschi, che fidanzati con un coglione. Dato di fatto.
#buonipropositi? #unodiquestigiorni
Questione buoni propositi. Devo essere sincero. Ogni anno mi auguro di trovare un fidanzato, pubblicare il mio libro, avere un programma su Real Time ed un fisico semipresentabile. Ecco, nel 2014 non faccio e non voglio fare buoni propositi. Io sono la classica persona che quando soffia le candelina il giorno del compleanno poi le spezza ed esprime un desiderio. Sono sette anni che esprimo sempre lo stesso. E per ora non c’è neanche una remota possibilità che quel desiderio si avveri. Ma zero proprio. Ho deciso di puntare su ciò che ho. Ebbene ho un manoscritto pronto per la stampa (chiunque sia interessato, attendo proposte!!!), una voglia devastante di cambiare lavoro (ma ahimè!), la necessità di dividere la mia esistenza con un uomo. A 360°. Non ho detto a 90. Anche se sarebbe stata una battuta davvero efficace. Ad ogni modo sono del parere che non ha più senso sperare che le cose accadano e si realizzano. Bisogna passare all’azione. #bringtheaction
#chefinehafattoilprincipeazzuro?
Ovviamente tocca prendere coscienza della situazione in cui viviamo. A cena non si parla più, si controllano gli status su facebook e chi è online su Grindr. E’ un dato di fatto. Questo, inevitabilmente distrugge qualsiasi tipo di comunicazione. Non si riesce a parlare e ad avere una conversazione interessante. Addirittura si parla per hastag. Come me in questo post. Ma io lo faccio per essere super cool. C’è chi lo fa perché non ha più niente da dire, o perché ha perso interesse nel dirlo. E  tutto si ripercuoto nelle relazioni. E il principe azzuro si è dato, definitivamente.
#superasap
Ho deciso che questo sarà l’anno della mia soddisfazione. Inteso che sarò io l’artefice della mia felicità. Direi che a questo proposito niente è più appropriato di #Levatevi #SUPERASAP
Spero che questo post vi sia piaciuto. E’ un collage di tweet mai tweettati e appunti sparsi tratti dalle note del mio iphone. Per ovvi motivi la grammatica sé andata a far benedire. Non che in passato io abbia mai scritto bene. Ah, e per rendere più piccante e stuzzicante il post in realtà ci ho inserito il titolo del mio romanzo. Non lo capirà nessuno. Detto questo vi auguro uno splendente 2014. E vista la situazione, #staytuned