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Giovedì Random: E’ più fake l’account twitter di Marta Marzotto o il giornalismo italiano?

IL PUNTO del SIGNOR PONZA
 

C’è stato un momento nella vita del giovane Signor Ponza (quindi ere geologiche fa) in cui il desiderio di diventare giornalista è stato piuttosto forte. Quasi più forte di quello di diventare famoso tramite il mio blog. Poi questa tentazione è svanita e ora guardo indietro e mi dico “GRAZIE A DIO” (e nel frattempo faccio markette a go go al mio blog, grazie Annabelle che me lo permetti e non mi prendi a randellate sugli stinchi).

Lo stato del giornalismo in Italia, per utilizzare una delicata metafora, è oggi equivalente a quello dell’ex primo ministro israeliano Ariel Sharon. Per farsi un’idea basta visitare le prime pagine dei siti delle due maggiori testate del nostro Paese, Corriere e Repubblica, e fare con me questo gioco: vi sfido a trovare un giorno in cui non siano presenti in homepage link, gallerie di immagini o articoli contenente almeno due tette.

Il problema è che i giornalisti, o almeno la maggior parte di essi, non ha ancora ben capito come relazionarsi al magico mondo dell’internèt. E’ un po’ lo stesso problema che ho io nei confronti dei bambini piccoli. Li vedo, li guardo, ma mi fermo lì. Non saprei da che parte prenderli, come tenerli e soprattutto come devo rivolgermi a queste piccole creaturine malvagie (EVITANDO OVVIAMENTE QUELLA VOCE STUPIDA CHE TUTTI GLI ADULTI USANO QUANDO PARLANO CON ESSERI UMANI DI ETA’ INFERIORE AI 5 ANNI). Lo stesso fanno i giornalisti. Setacciano twitter e Facebook alla ricerca di notizie che non sono notizie, spesso rimanendo vittime di grandi sviste e incomprensioni, perché non hanno la minima idea di come funzionino.

Mi piace citare il caso di @marta_marzotto, account volutamente e dichiaratamente (fin dalla bio) fake e scherzoso che rende omaggio a una delle donne più ironiche del mondo della moda. Una “giornalista” del secolo XIX ha ovviamente frainteso (più o meno in modo intenzionale) le vere finalità dell’account e ha contattato Marta, quella vera, telefonicamente. “Intervista” telefonica da cui è nato questo “articolo”. Il valore? Il significato? Ditemelo voi perché io non l’ho intuito, pur essendo laureato.

Che poi si potrebbe aprire un ulteriore intero capitolo sul fatto che è più probabile che l’Europa esca della crisi entro fine mese che i giornalisti mettano un link ai contenuti che citano all’interno dei loro articoli.

#RipGiornalismo


Se anche tu sei rimasto totalmente convinto e appassionato dal punto di vista del Signor Ponza, leggilo su Così è (se vi pare) e non perdere l’occasione di metterti in discussione!!!!
Pubblicato in: amore, il pisello odoroso, la Polpetta, levatevi, mood pensieroso, no sex in the city, non ho gusto in fatto di vestiti e uomini, povere noi, psicanalisi, quello che i gay non dicono

Luglio, grigio.






Rompo il silenzio. Nonostante il giovedì random sia una delle rubriche più criticate del mese, e nonostante le visite siano triplicate, mi urge aprirmi a voi. Come se non ci fosse un domani. E mai espressione fu più azzeccata per descrivere questo periodo. Chi mi conosce bene lo sa che io d’estate rinasco. Ma saranno i miei 29 anni, che non ho ancora accettato totalmente, e sarà anche il caldo devastante degli ultimi tempi, io mi sento davvero morire. Dentro, soprattutto. E non è affatto un bene.

Le motivazioni sono troppe. E diverse. Sono insoddisfatto per quanto riguarda il mio lavoro. E malgrado questo so che non è affatto periodo di lamentarsi per il lavoro. Insomma con sta crisi. Sono insoddisfatto per le mie amicizie. Riesco solo a litigare ed eruttare acido verso chiunque. Sono insoddisfatto per quanto riguarda la mia vita sentimentale. Anzi. Fate conto che non esiste. E non mi interessa davvero nessuno. Sono insoddisfatto della mia casa, e del mio coinquilino. E non riesco a trovare nessuno che mi dica “Ok, prendiamo casa insieme”. Nessuno.

E inaspettatamente sono insoddisfatto del sesso. E nonostante come mi sento, i miei oroscopi sono pazzeschi. Gli oroscopi che chiunque vorrebbe leggere la mattina. Io mi sento solo apatico. Triste. Spento. Morto. A tal punto che mi sembra di vivere la mia vita come se qualcun altro la stesse vivendo per me. E io sia intrappolato in una merda di avatar orrendo. E non mi riesco a liberare. Né dell’avatar né di quello che mi circonda. Vorrei scappare, davvero e non tornare più. Per almeno sei mesi. Ma sono un vigliacco.

E quando uno è un  vigliacco, e ne è cosciente, non è capace neanche di scappare. Non volevo scrivere robe simili, sinceramente. Ma devo un post nuovo a questo blog. E mi sono lasciato andare senza filtri. Perché prima o poi dovrò eruttare. E siccome mi capita di eruttare con le persone sbagliate, forse è il caso che io lo faccia qui, dove potete cliccare in alto a destra la croce e liberarvi di questo sfogo. Perché nel bene e nel male sono questo. E non posso non essere sincero. Almeno qui.

Se guardo indietro nel tempo ho sempre avuto una vita abbastanza altalenante. Non sono mai stato pienamente felice, e se forse lo sono stato in realtà c’era sempre un tassello che non era al suo posto. Forse è vero che io mi fisso. E forse è anche vero che chiedo affetto a chi in realtà non ha alcuna voglia di dimostrarmelo. Però se fosse per me mi chiuderei in casa dalla mattina alla sera senza mettere il naso fuori. E questo non mi piace. Sono spie insidiose di qualcosa che può trasformarsi in un qualche dramma, vero.

E si sa, che i drammi sono sempre dietro l’angolo. Ma dovrò pur ricominciare da qualche parte. Eppure non ci riesco. Sono insicuro. Talmente tanto insicuro che sto lentamente cominciandomi ad odiare. Odio la mia immagine, e la mia faccia. E i miei atteggiamenti. E sento crescere solo ansia. Un’ansia che mi sta consumando. Nelle ultime tre settimane ho passato il pomeriggio sul letto. A pensare. A pensare cosa scrivere. E non mi è venuto in mente niente. Quando in realtà potevo cominciare a chiarire innanzitutto a me stesso chi sono.

Perché in fondo è questo il mio problema maggiore. Chi sono? Sembra che tutti sappiano chi io sia. Lo sa mia madre, mio padre. Mio fratello. E addirittura la sua ragazza che mi conosce da meno di due anni. Lo sa mio zio, che sfrontato fa battute come se ci fosse una confidenza. Lo sanno i miei amici. Anche se poi mi incavolo per un nonnulla. Lo sanno i miei colleghi di lavoro. Che credono che il mondo finisce al di fuori del timbro marcatempo. E lo sanno i miei numerosi, e diversi amanti. Che pensano che mettere un cazzo in culo sia la soddisfazione più alta alla quale possano aspirare. O possa aspirare io.

Potrebbe anche essere così, per loro. Non lo metto in dubbio. Ma per me? Cosa è davvero importante per me? Questo non lo so. O faccio finta di non saperlo. Perché forse è meglio così. Fa meno male. In fondo quanti di voi vogliono soffrire in maniera cosciente. Nessuno penso. Io lo faccio, costantemente. E mi illudo che il domani sia meno grigio, quando poi il giorno dopo è sempre peggio di quello prima. E non ci sono movenze pop che tengano. Perché non mi va. Non mi va davvero di fare niente.

Lo psicologo, dirà sicuramente che devo capire da solo. Ma io non gliela faccio a capire niente. Riesco a malapena a capire dove mi trovo ultimamente, figuariamoci se posso capire qualcosa di così profondo e impercettibile. Almeno agli occhi miei. E mi dilungo in cattivi pensieri che non mi danno risultati anzi, insinuano ancora più dubbi. E perplessità. La mia unica mossa, ed è quello che farò, perché insomma, smerdarmi così in maniera chiara dovrà pur servire a qualcosa, sarà pensare a cose piccoli e facili da realizzare.

Cose con un obiettivo chiaro, raggiungibile  e misurabile. Senza aspettarmi troppo dagli altri, e da me stesso soprattutto. Ricominciare, poco a poco a riprendere confidenza con me stesso, e con i miei simili. Perché neanche più quelli capisco poi tanto bene. E sperare, che in fondo, tutto questo prima o poi finisca. O si esaurisca da solo. E pensare, per la prima volta, solo ed esclusivamente a me. Sperando che il caldo soffochi anche questo luglio grigio e triste.