Pubblicato in: bella gente, Drammi, faccialibro, Gay Village 2010, il pisello odoroso, il Signor Bollore, interviste, movenze pop, mucca, pomicio party

Una calda serata, e poi, il Signor Bollore! Eccolo qua!

Ok. Lo ammetto. Riesco a mettermi nei guai manco fossi un bacillo di citomegalovirus. E chiunque non lo conosca, credetemi, è fortunato. Ma andiamo con ordine, altrimenti questo capitolo della mia esistenza vi apparirà più contorto e sgrammaticato che mai. L’antefatto. Qualche tempo fa in una calda domenica di luglio io ed un amico siamo andati a casa di altri amici per espletare dei lavori tecnici. No, non era un’orgia. Lavoro. Giuro. Lì nella quiete di quella casa nella semi-periferia romana in costume e ciabattine si agitava la mia prossima vittima. Ovvero, il signor Bollore. Così chiamato per la sua vaga somiglianza a quel dottore più famoso. E poi perché, ecco, tanta roba.

Ma comunque in quel pomeriggio, a parte battutine, allusioni e simpatiche inutili wakalalas pre-finale dei mondiali non abbiam detto né fatto altro. Lui era lì, col il suo testosteronico corpo e la sua simpatia contagiosa che faceva commenti a quello e quest’altro che io dicevo con i miei amici, poco più in là nel salotto. Particolare da non sottovalutare, è che il signor Bollore è plurifidanzato. Ma questo è un dettaglio che io voglio assolutamente tralasciare. L’ho promesso quello stesso pomeriggio a Ga, dopo l’incontro scontro con quel po po’ di ometto (e che po po’) che sarebbe stato mio. Anche se i dettagli del come, dove, quando e soprattutto perché mi erano sconosciuti. E sottolineo perché.
Ma il tempo, si sa, è tiranno e le due settimane successive sono volate, settimane in cui io non l’ho minimamente sentito, non che a dire il vero ci abbia pensato chissà quanto. Infatti mi sono ben volentieri intrattenuto con uno stallone, molto noto agli appassionati di fiction, poiché attore di una nota serie tv, che oltre ad averne di bendonde, è anche un manzo inaspettatamente porcelloso proprio come piace a me. Anzi, gli piaccio pure io. E credetemi, son stati pomeriggi davvero molto caldi sotto le mie lenzuola, e non solo. Ecco. Ma di lui vi dirò in maniera più approfondita nel prossimo post. Fino a un giovedì notte in cui Annabelle Bronstein e il signor Bollore in una vaghissima chattata faccialibriana di pochissimo conto hanno scambiato un numero di telefono. Ovvero lui ha preso il mio.
Senza successo però. Lui non si è minimamente interessato a quelle dieci cifre magiche che unite compongono il mio numero. Un numero verde quasi per la sua semplicità. Forse non ha capito bene come digitarle sul suo telefono, penso. Ecco perché adoro avere un menù vocale richiamabile dal mio iphone. Ma questa è un’altra storia. Un po’ deluso da quel suo non cercarmi il sabato sera (scorso) è arrivato e i miei amici mi hanno proposto un’economicissima serata Muccassassina alla festa dell’Unità. Arrivato lì, devo essere sincero, mi sono un po’ rotto le balle, perché il rimorchio era assente, e il dancefloor talmente affollato da rischiare di divertirsi parecchio. Abbandonata quella bolgia, però il mio occhio, lungo si è fermato dietro il palco.
Lì, come parte integrante dello staff, giaceva il mio signor Bollore, che se la intendeva con la qualunque. La serata ha acquistato un sapore totalmente diverso. Ho cercato di introdurmi clandestinamente in quello spazio riservato, ma nulla. Quei buzzurri non erano a conoscenza di chi io fossi. Fottetevi. Allora mi sono messo di punta e ho atteso. Alle 2 passate finalmente l’ho avvicinato e invitato a bere una cosa. Ovvero io ho bevuto un simpatico negroni molto alcolico. Molto. Lui una cosa davvero analcolica che il solo nominare mi fa vergognare di essere ciò che sono. I discorsi diversi, he non vi sto a dire, però hanno cominciasto a scricchiolare su una sua frase che mi ha destabilizzato molto. “Si vede che ti garbo una cifra”.
Mmmmm. E io a ruota libera. “Certo. Mi piaci. Una cifra adesso non mi pare. Insomma manco ti conosco. Comunque io sono una persona molto diretta e sincera. E devo ammettere che si, mi piaci.” Insomma era chiaro che lui aveva un’alta considerazione della sottoscritta. Ma il dramma è sempre dietro l’angolo. E le sue parole successive sono state devastanti: “Be’ io ho un po’ lo spirito della crocerossina”. Ecco le parole che mai vorresti sentire. Preso da un momento Kill Bill lo avrei preso a calci in faccia con qualche strana mossa di okuto o o balletto dannatamente pop per stenderlo. Ho subito pensato, ma questo da dove ci è venuto. Se qui c’è una crocerissina, quella sono io.
E comunque non mi pare affatto di necessitarne. Affatto. Dopo questa scivolata, io mi sono ripromesso di non osare alcun che. L’ombra del suo ragazzo c’era e si avvertiva anche molto. Ma io volevo che fosse lui a tendermi una mano. E lui, suo malgrado ha teso qualcos’altro. Non vi spiego cosa, ma era molto interessante. E lo ha teso là. In public. Io quasi viola, rossa e fucsia ci ho messo una mano sopra. Taste is better, you know. Ma a quel punto di cosa altro avevo bisogno? Sciolta come una cavalla pazza e vogliosa l’ho trascinato dietro il casotto ristorante e ci abbiam dato giù di limoni e valalas vari.
La cosa stava andando al top, per quel che mi riguarda, fino a che il nostro libidinoso momento è stato interrotto. Un rumore sordo proveniente da una frasca. Ussignur i paparazzi!!! Ho pensato. Invece no, si trattava di un’orribile ominide tappo e con la patta all’aria che stava lì di fronte a noi e ci guardava. Un po’ per quest’inavvertito colpo di scena, o forse perché era davvero tardi, o forse perché era solo una palla al balza che il signor Bollore ha schiacciato e la cosa è morta lì. Sul nascere. E io avrei preferito lapidarmi là, alla festa dell’Unità, dietro quel casotto con la voglia di farne di ogni, e invece. E invece mi sono accontentato. Mi sono fermato. E lui è tornato nel backstage.
Poco dopo l’ho raggiunto e l’ho salutato ed ho preso il suo numero. Perché insomma, per lo meno, così, se lui non dovesse più fasrsi vivo avrei modo di insultarlo. Per lo meno. Domenica ero tranquillo. Lunedì sorpreso. Martedì mattina sono incappato nel faccialibro del suo ragazzo, e mi sono innervosito. Insomma vederlo come vorrei che fosse con me insieme ad un altro ti fa rodere il culo. E al quanto. E se quel culo soprattutto ne volesse di più, bè ecco il rodimento aumentare a dismisura. Ho cercato di farmela passare su consiglio del mio io più nascosto. Ma alla fine ieri sera, alle 23 ho ceduto. E l’ho chiamato. Insomma come dire una telefonata glaciale.
Una telefonata, che se fosse stata fatta al 190 saremmo stati più amici. Ho avuto la vaga impressione che stesse facendo qualcos’altro. E infatti si stava preparando per andare dal suo “fidanzato”. Si proprìo così. Così lo ha definito. Io volevo quasi evirarmi per telefono . Cioè non attraverso il telefono, ma proprio fisicamente parlando. Anzi fisicamente facendolo. Però vabbè. Io ho ovviamente fatto finta di nulla. E così ho aperto il discorso più vago possibile. Ovvero che hai fatto oggi? Ehm… Io: “Sono stato in centro. Si avevo bisogno di fare delle cose. Si. Ah. Domani parto. Vado in provincia di Pisa. Poi a Padova. Poi torno a Roma venerdì”. Tutto detto con molto trasporto da parte mia.
Lui mi ha biascicato in quattro parole la sua giornata, senza troppo emozionarsi. Io ho convenuto con dei emh, ahhhh, si?, senza dargliela troppo vinta. Ho pensato che così andava bene. Ma il clou è arrivato sulla conclusione. Gli ho ricordato che aveva il mio numero di telefono, e che se voleva poteva chiamarmi. Lui mi ha risposto semplicemente che se non mi avesse chiamato lui, bè lo avrei fatto io. Ah ecco, qua. Il signor Bollore se la credeva e anche tanto. Insomma signori ho davanti un vero osso duro. Ma lui ha davanti Annabelle Bronstein. E forse in durezza e cocciutaggine vinco io. Io.
Comunque ci siamo congedati con i nostri impegni futuri. Ovvero lui va su al nord per lavoro, io pure vado a nord, ma torno venerdì a Roma. Lui non tornerà. Forse non prima di settembre. E secondo voi io devo aspettare il settembre prossimo venturo? Ma siamo pazzi? Io sono pur sempre Annabelle Bronstein, e so come muovere le cose a mio favore, facendo credere al signor Bollore che in realtà sia lui a gestire l’affaire. E così sarà. Fino a nuovo ordine saranno ridotti i contatti, di ogni tipo e genere. Soprattutto da parte mia. Ho deciso che se lo richiamerò io lo rifarò a ferragosto, giusto per sapere come lo passerà. Ma questo weekend forse, ho una mezza idea di raggiungerlo a sorpresa. Giusto per non contraddirmi per niente.
Avevo omesso un piccolo particolare. Piccolossimo. Il signor Bollore teoricamente potrebbe leggere questo post. Ma io, me ne sciacquo ovviamente le balle. Ok? Ok? Ehhhhhhhh? Si, ok.

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Un uomo nell’armadio





Immaginate il vostro armadio. All’interno c’è una t-shirt, un vestito, un maglione di qualche anno fa. Quel capo, vi piaceva da impazzire, l’avete amato, ma ora ovviamente non lo mettete più. Però vederlo vi emoziona. Vi rende felici. Per me quel capo vecchio è tutto. E’ fondamentale. E lo mettereste ancora. Lo metterei ancora. Subito. Ma rimanete a guardarlo in silenzio, godete, ne siete felici ed entusiasti, ma non si va oltre. Ecco, il ragazzo di questo post è esattamente come quel capo che si trova nell’armadio. Per un anno e mezzo quasi lo avevo dimenticato. Poi una sera, lui mi è ricomparso davanti, come se fosse appena uscito dall’armadio.

La mia reazione è stata praticamente la stessa. E se fosse che non ho le forze di dirgli alcun che, rivederlo in giro, all’attacco, mi fa un certo effetto. Ma pensarci, intendo pensare a lui, non mi aiuta. Suppongo sia uscito da una storia, visto che per un sacco di tempo è scomparso. Ora invece no. Ora è quasi ovunque. Mi appare sul mio faccialibro, anche se non siamo amici, su gay romeo, su bear, su grindr e aiuto, anche su badoo. Un uomo social network direi. Ma in tutto ciò, lui non mi considera. Venerdì sera per esempio al Village ancora prima di arrivarci avevo la vaga sensazione che lui c’era. E infatti, poco prima di arrivare Guy ha parlato.

“Mi ha detto un uccellino, che stasera stanno qui.”. Guy sa sempre tutto. Di tutti. Ecco qua, ho pensato. Quella scarpa vecchia del suo amico ha detto al mio amico che stanno qua. Volutamente. Appena entrato io sapevo immediatamente la fine che avrei fatto. Negroni. Negroni. Solo ed assolutamente Negroni. E infatti non mi sono perso in chiacchiere. Affatto. E proprio mentre aspettavo quel drink, ecco l’ennesimo dramma del venerdì del village. Ovvero, quel mio cugino etero, noto per la sua eterosessualità e noto soprattutto perché abita a 200 km da Roma, in realtà è il secondo venerdì che lo becco qui. I miei amici non hanno dubbi, anche lui avrebbe secondo loro, le chiappe chiacchierate.


Io ancora ci credo. Non posso crederci. E proprio mentre cercavo di riprendermi da mio cugino che con le sue amiche lesbiche era tutto un friccico, eccolo là. Di fronte a me, con i suoi amici, Lui. Mi ha visto, e come mi ha visto ha fatto una mezza smorfia. Capite, una smorfia. Ha abbassato lo sguardo, ed è andato via. E il suo amico, non che amico nostro, quando mi è venuto a salutare, anzi no, non mi ha salutato, mi si è avvicinato, ed ha esordito così “Siamo sbarcati su grindr?”. Io non ho detto nullo. Ho sorriso. Non ho aggiunto altro. Lui, non ha grindr per cui non può che averglielo detto Lui che mi ignora. Ma allora perché dire a quella ciavatta vecchia del suo amico che io ero su grindr?

E perché di grazia, sempre quella ciavatta vecchia del suo amico prende e fa sapere al mio amico che loro sarebbero stati lì. Questo per me si chiama mobbing. O qualcosa del genere. Ecco io non so perché. Lui. Quella maglietta che a me devasta, non mi caga neanche per errore. Appena mi vede gli si ingrifa il pelo e mi guarda malissimo, manco gli avessi fatto chissà che. Ti sto sul cazzo? Dillo. Mi odi? Dillo. Mi vuoi menare. Menami. Eccheccazzo una reazione dammela. Vi giuro essere ignorati da una persona che vi piace da morì è una cosa devastante. Devastante. Io non so se vi è mai successo, e sinceramente non lo auguro a nessuno.

La situazione è questa. Voi direte, tu sei pazzo. Lascia perdere. Si. Me lo dicono tutti. Guy non me lo dice neanche più, si è stufato a dirmelo. Ga ha le sue teorie, tutto è bianco o nero. Nun te se caca, basta. Burina ribadisce solo il concetto. Bastaaaaaa. Tutti sanno quello che io dovrei fare. Tutti sanno benissimo come io dovrei affrontare questa cosa. Tutti tranne io. Ecco io non lo so cosa devo fare. Anzi io lo so. Il mio io più nascosto lo sa. Io lo so benissimo quello che dovrei fare. Io dovrei prenderlo, faccia a faccia, sbatterlo contro il muro e baciarlo. Perché io questo voglio fare. Voglio baciarlo. E poi gli parlerei. Tanto. Da fargli venire i conati di vomito.

Ma purtroppo tutto questo non si può fare. E’ un piano inattuabile, perché se penso che la sua reazione appena mi vede è una smorfia. Bè cosa dovrei andargli a dire? Nulla. Per cui faccio finta di nulla. Faccio finta che in realtà lui non esiste. Faccio finta che lui non ha tutta questa importanza. Faccio finta che io e lui non ci siamo mai conosciuti, non abbiamo mai fatto nulla, e lui è solo uno che ogni tanto vedo in giro. La cosa assurda, è che se io davvero non lo avessi mai conosciuto prima, bè mi farei avanti per conoscerlo. Ma allora come si risolve? Non c’è soluzione. Vicolo cieco. Cane che si morde la gola. Un altro negroni?

E poi rischio di finire come sono finito. Ovvero ubriaco perso. Ma nella mia totale ubriachezza ho partorito il concetto che meglio si addice a questa situazione. Oltre a quello dell’armadio che adoro, naturalmente. Avete presente quando andate da Pompi a mangiare il tiramisù, mangiate due cucchiai e arriva il cameriere vi prende il cucchiaino e vi toglie il tiramisù. Insomma. Avreste voglia anche voi di finire quel tiramisù. Con lui è uguale. E io lo so che però non è storia. Un po’ per colpa mia, perché quando mi ci metto divento peggio di una stalker al limite del legale, anche se effettivamente una vera motivazione non c’è. Comunque un post simile era necessario. Per me soprattutto.

Ci tengo a rendervi noto che i commenti a questo post saranno moderati. Perché il dramma è sempre dietro l’angolo. E Louise di Saint Louise invece è sempre troppo lontana. Bastarda.

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Le figure di merda di Annabelle Bronstein: il tizio delle macchinette


Qualche giorno fa ero a lavoro, anzi ero imboscatissimo in uno stanzino che fumavo una sigaretta affacciato in un piccolo pertugio detto finestra. Quando nel cortile vedo arrivare il furgone del tizio delle macchinette. Adesso. Non ho documenti fotografici, ma credetemi il tizio delle macchinette è un cazzo di bono devastante inimmaginabile. Avrà si e no venticinque anni. Alto almeno un metro e novanta, Barbetta incolta, capelli rasati, tuta dell’Adidas e t-shirt. Insomma almeno cinque motivi per fargli un’intervista. A onor di cronaca la settimana scorsa quella fottuta macchinetta mi ha rubato due euro, per cui prendo la palla al balzo per avvicinarlo con una scusa più che valida, finalmente.

Scendo al piano zero, raggiungo la sala bar e lui è lì che scarta merendine e sistema lattine e le carica in macchina. “Suppongo che tu sia Annabelle Bronstein???”. Oh cazzo, penso, e chi glielo ha detto (???). Arrossisco di botto. Non so neanche io il motivo. Ritorno in me e lui continua a parlare “Mi sa che te devo dù euri”. Dù euri. Penso. Dù euri. Mamma mia quanto è maschio. Poi ricordo che avevo appiccicato un foglio vicino alla macchinetta con scritto Annabelle Bronstein, rubati due euro, secondo piano. Macchinetta guasta. Mi rilasso e sorrido. Decido di far finta di niente e di approfittare nel guardarlo mentre scarta e rifornisce quel maledetto aggeggio.

“Senti, te do i soldi, oppure vuoi prendere qualcosa?”. Mi chiede mentre apre una scatola di Kinder delice. Io impressionato dalle sue mani enormi, credetemi giganti, neanche capisco cosa mi sta dicendo ed annuisco. Lui si gira prende due euro e me li metti in mano. Il solo tocco con la sua mano mi manda in paranoia. Be io avrei fatto preferito che in mano mi ci avesse poggiato ben altro. Ma tant’è. Metto i soldi in tasca e lo saluto. Proprio mentre faccio questo gesto ricordo di avere una sete devastante. Ma oramai devo andarmene. Decido di perdere altri cinque minuti per dargli il tempo di andarsene così posso tornare a prendermi l’acqua. Così faccio.

Rientro dopo un po’ nella sala bar e lui non c’è più. Ha lasciato solo un sacco di immondizia davanti la macchinetta. Mentre aspetto che l’aggeggio infernale mi sputi l’acqua riaccendo la musica dell’iphone, per l’esatezza “Circus” di Britney. (N.b. Dovete sapere che mentre lavoro ascolto la musica dall’iphone random. Ma dopo aver visto quel manzo colossale avevo bisogno di smignottarmela un po’. Mi sembrava più che doveroso). E ci ho dato giù di semimovenza pop con playback annesso. Quando mi sono reso conto di non essere più solo. Ed evidentemente, forse, non ero solo da un bel po’.

“E te???”. Mi sento domandare. Spengo la musica, mi giro e il tizio delle macchinette è di fronte a me con l’aria interrogativa. Con la faccia bordeaux rispondo la cosa più ovvia che potesse venirmi in mente. “Bè, con questo caldo, mi è venuta sete”. Che poi ecco, col senno di poi la vedo anche come una cosa abbastanza zozza da dire. Lui mi guarda col sorrisino e conclude: “Ma stavi a ballà? Solo?”. Non ho risposto. Ho sorriso. Mi sono girato e sono fuggito a gambe levate. Con la consapevolezza di aver aggiunto una nuova perla alla lista, lunghissima delle mie figure di merda. Ehm. Si. Perché credetemi, è questo quello che ho fatto. Una mega-figura di merda. Si.

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Roma Pride 2010





Ed eccoci giunti al RomaPride2010. Oggi infatti a partire dalle 16,30 da Piramide prenderà via il pride romano. Pride che nasce sotto il segno delle guerre tra associazioni. Pride che personalmente non mi sento mi rappresenti fino in fino. Pride che sembra più l’ennesima trovata per far entrare i soldi nelle casse dei furbetti. Il Pride di quest’anno debutterà con un bacio collettivo, e seguirà questo percorso: Piazza di Porta San Paolo, Via Piramide Cestia, Viale Aventino Piazza di Porta Capena, Via di San Gregorio Via Celio, Piazzale del Colosseo, Via dei Fori Imperiali, Piazza Venezia (angolo Piazza Madonna di Loreto).



Un percorso diverso dalle precedenti edizioni, che secondo minimizza un po’ la manifestazione. Ma vabbè, i problemi sono altri e forse molto più gravi pure. In un contesto dove le associazioni lasciano troppo spazio ai loro leader che invece che preoccuparsi di andare d’accordo per raggiungere degli obiettivi comuni si fanno terreno bruciato a vicende per obiettivi più che personali. E pensare che a Roma c’è anche l’afa. Ma l’aria dei gay è ancora più pesante a mio avviso. Una comunità mortificata completamente da uno spot ingrato, che a ben poco a che fare con il mondo gay. Anzi.



Se fossi come il ragazzo dello spot di questo Pride probabilmente oggi me ne andrei a fare shopping. Ma per i motivi di cui sopra, ed altri che non sto qui troppo a spiegarvi probabilmente, contrariamente a quanto finora dichiarato io ci sarò. Ho avuto modo nei giorni scorsi di incontrare alcuni ragazzi e ragazze del comitato organizzativo che battevano il Coming alla ricerca di consensi e ricordare l’appuntamento di oggi. Con loro mi sono espresso senza troppi giri di parole, chiedendo loro come mai, con quale faccia andavano in giro a promuovere una manifestazione in cui in pochissimi al momento si sentono di appartenere.



Loro erano preparati alle mie critiche, in molti, mi hanno detto, si sono lamentati per gli stessi motivi. Ho detto loro di quanto mi dia fastidio che non ci sia unione tra le associazioni. Ho chiesto loro di quello spot, malefico ed orrendo che hanno avuto il coraggio di approvare, e perché soprattutto, loro sono rimasti calmi, e hanno lasciato spazio alle parole. Per lo spot hanno scelto un target, l’uomo medio per l’esatezza. E quello è sembrato il miglor modo per comunicare un pride. In maniera semplice, diretta ed ironica. Mi può anche stare bene. Ma perché condirlo di stereotipi, di vuotezza e soprattutto dov’è l’ironia? A me non fa ridere affatto.



Mi hanno detto che loro sono volontari. Che non è semplice organizzare tutto, soprattutto quando ci sono pochi fondi. E poi la svolta nel loro discorso che mi sapeva troppo di “noi non c’entriamo nulla… però”. Hanno parlato di diritti, di necessità per fare qualcosa, di esprimere la nostra condizione. Di chiedere una legge contro l’omofobia adeguata alla grande ondata di violenza che ultimamente sta colpendo l’Italia, ma anche e soprattutto Roma. E forse gli ho voluto credere. Perché in fondo hanno ragione. In fondo anche io voglio queste cose. E le sento davvero come delle enormi necessità.



Diciamo che sono ancora in fase decisionale. Ed oggi, in qualche modo prenderò una decisione. Prima voglio lasciarvi con le parole di Simone, l’ultimo ragazzo in ordine cronologico, che ha subito un’aggressione, e anche un mio amico per l’esatezza: “Sabato 3 luglio – afferma in una nota Simone – sarò presente al Pride di Roma – è importante esserci per rivendicare i nostri diritti, dal matrimonio alla legge contro l’omofobia. Negli ultimi mesi si sono verificati troppi episodi di violenza: dobbiamo essere in piazza per reagire e dimostrare che non ci nascondiamo.



Al movimento e alle associazioni lesbiche, gay e trans rivolgo un appello: siate uniti, noi vi chiediamo soltanto questo. Le divisioni di queste settimane sono incomprensibili rispetto a una manifestazione che appartiene a tutti, che non ha colore politico e che serve a dire no alla discriminazione. Chi crede in questi valori deve essere al Pride. Per questo – aggiunge Simone – mi unisco all’appello di Vladimir Luxuria, chiedendo alle associazioni di pensare al bene della comunità lavorando per far sì che il Pride sia un momento di unità e lasciando le discussioni ad altri momenti”. (tratto da RomaPride2010).



Tutta roba che trovo alquanto giusta. Ripeto sono più si che no, ma mi riservo il diritto di decidere entro le 15,00. Il “nostro” sindaco Alemanno non ci sarà. Come noto lui non approva i matrimoni omosessuale, per cui resterà a casa. Oh, ovviamente, una buona cosa visto che ce lo siamo tolti dalle balle. Considerando che inizia con un mega bacio e matrimoni celebrati proprio al via della sfilata. Insomma tanta roba al fuoco. Adesso il quadro forse vi è più chiaro. Avete chiaro la situazione odierna e quello che ci attende. Fatemi sapere cosa farete, voi leggetemi su twitter, così se fa prima.



E qualsiasi sia il vostro credo politico, la vostra voglia di andare o meno, la necessità di gettare le basi per un futuro, buon pride. Buon Pride a tutti voi. E siate felici. In fondo siamo gay, mica delle sfigate orrende? NO?







Per tutte le info il sito ufficiale di Roma Pride 2010