Venerdì 17, è sempre venerdì 17!

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febbraio 3, 2010 di annabellebronstein

Sabato 18 Aprile 2009


La mia serata ieri sera è cominciata con un guizzo di pericolo, quando uno sconosciuto, mi ha quasi messo sotto con la macchina. “Ma vabbè” ho pensato, “è venerdì 17“. E infatti me ne sono accorto man mano che raggiungevo la Du Barry in quel di Giulio Agricola. Sono arrivato all’una e la Du Barry ci ha messo giusto giusto diciassette minuti a scendere. Abbiamo ripreso la metro e siamo andati ad Arco di Travertino. Siamo stati circa mezz’ora ad aspettare un cazzo di autobus al capolinea sbagliato. Ma la Du Barry era straconvinta. Oltre a noi un gruppo di
pusher boni in una macchina, e un ragazzo che ho deciso di chiamare il RAGAZZO DI TORPIGNATTARA che prima ci ha chiesto se da lì partiva l’N17, poi dopo mezz’ora si è ricordato che in realtà l’N17 aveva cambiato il capolinea, ed ora partiva da Colli Albani.

Certo che sulla pensilina cera scritto chiaramente che l’N17 partiva da Colli Albani. Insomma il 17 ha fatto banco. Venerdì 17, N17…17 i minuti. Qualcosa non stava andando per il verso giusto. La Burina poi mi mandava sms descrittivi e dettagliati sulla Polpetta che si dimenava in pista. Insomma manco fossi Gossip Girl. Finalmente alle 2:30 passate varchiamo la porta di Mucca. Io e La Du Barry abbiamo subito raggiunto il secondo piano. Il nostro piano preferito. Ma da subito io mi sarei fracassato il fegato a morsi. Davanti a me si stava consumando il solito dramma. La Polpetta era lì che se la sbaciava con uno ORRIDO. Disgustoso. Ovviamente. Si sa. E’ venerdì 17. E mi ha anche visto. Io ho fatto come al solito il vago, anzi sono andato dritto dritto verso il guardaroba. Che palle. Che palle.

La Du Barry intanto mi teneva d’occhio la situazione mentre io ignoravo il tutto. Ho deciso, quasi immediatamente, che dovevo riempirmi di alcool. SI. Solo alcool. E lì dopo essermi scolato il solito invisibile alla fragola, che ha preso i conottati di Gasolio puro, io mi sono reso conto di dov’ero. Un dancefloor pieno di ballerini noti e semi noti, ex Amici (quelli non mancano mai), e anche volti che a noi che “frequentiamo” i salotti buoni del web come gayromeo non erano certo indifferenti. No. E infatti davanti a me si dimenava proprio il mio ultimo pensiero indecente di gayromeo. Dal vivo ovviamente mi ha fatto tutto un’altro effetto, anche se ecco, credo che mi abbia abbastanza strizzato gli ormoni. Al punto giusto anche. Ma anche l’alcool stava facendo il suo effetto.

E infatti io ho cominciato a sentire un caldo devastante, un diminuito senso dell’equilibrio e della stabilità motoria e una stramaledetta voglia di pomiciare con chiunque. In realtà però un mega torone ha deciso di pomiciare col mio culo. E’ così è stato per una buona mezz’ora. E credetemi, non è uno scherzo. Quando sono tornato nella realtà, o almeno quella che a me sembrava esserlo, mi sono ricordato che al polso avevo un simpatico passpartout per il privè. Detto, fatto. Sono salito ai piani alti. E lì, mi sono perso in una marea di boni. Una marea. E poi i solito noti e meno noti, la gente di faccialibro, quella di myspace, di gaydar, di gayromeo. Da impazzire. Eluso il fotografo me ne sono tornato dalla Du Barry e La Burina. Ci siamo finalmente scatenati in quelle danze pazzesche, con movenze pop e gridolini.

Anche se abbiamo deciso di spostarci nel piano terra per dedicarci a quello che amiamo chiamare il momento del carnevale gay. Quel momento della serata in cui al piano terra di mucca partono in sequenza la Cuccarini, la Carrà, le sigle dei cartoni animati e via di seguito, facendo uscire la checca che è in te. Adoriamo fare le cialtrone sulle hit degli anni ’80. E’ così anche ieri sera, anche di venerdì 17 noi non abbiamo potuto esimerci, e gli abbiamo dato fino allo sfinimento. Fino allo stordimento cerebrale. Fino all’atrofia muscolare. Fino alle cinque e mezza. Ora in cui, deciso che aveva fatto anche abbastanza, ricomposte le membra distrutte, siamo usciti da lì. E ci siamo fatti prendere dallo sconforto del 17. Io ovviamente, per la Polpetta. Assaporata e passata via e mai più riconquistata, e la Du Barry con una malinconoia inaspettata.

Insomma da Largo Preneste ce ne siamo andati a piedi nella notte romana, nella notte più sfigata, e siamo arrivati fino ad Arco di Travertino, parlando, sbroccando e piangendocela anche un pò. Stravolti, sbroccando e volendo a denti stretti non dover ammettere di essere un pò stufi. Arrivati alla metro le nostre strade si sono divise, la Du Barry direzione Anagnina, io Battistini, al di là del fiume. Ci siamo salutati e ipodizzati al volo. Così come nulla fosse stato ci siamo persi, nelle facce delle persone comuni che andavano a lavoro, un sabato qualunque.

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