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Valentino must die







L’unico San Valentino che io abbia mai festeggiato è quello di qualche anni fa. Tipo una decina. A cena c’era tutto. C’erano i fiori, il peluche e i cioccolatini. Sono passato a prenderla e ci siamo visti con un’altra coppia per andare a cena. Poi a casa di un amico a vedere un film. Ovviamente sapevo di essere una checca. E probabilmente lo sapevano anche tutti gli altri. Tra me e la mia compagna di quella sera non c’era amore. Amicizia si. E tanta. Che dura tutt’ora. Ma quello che mi rimane in testa, e la felicità che abbiamo provato tutti quella sera. La tranquillità. Gli sguardi complici, e sorridenti. Sarò banale, ma per me quello è il tipico San Valentino. Con quello spirito. Con quel mood. Con tutte quelle accortezze e carinerie.


Il tempo è passato. Io mi sono emancipato, e San Valentino oggi è diventato quello che tutti conosciamo, per lo più una festa dove bisogna dar via gadget di ogni tipo e vendere il prodotto San Valentino anche nei ristoranti e nelle discoteche e via discorrendo. Io sono triste. Questo periodo dell’anno divento immediatamente triste. Ogni anno, con l’arrivo di questo giorno io mi spengo. Mi deprimo. Penso. Rimugino su pensieri e parole. Le peso e soppeso. Sto attento. Perché nel sottile gioco dell’amore, che oramai corre sulla rete, ma anche sulle bocche della gente, basta un piccolo errore e si finisce sulla graticola. Ma non quella che mi potrebbe preparare qualche mio aguzzino, no, quella che mi preparo da solo perché passo al setaccio me stesso e mi giudico e mi tagliuzzo il cervello per capire dove e come e soprattutto perché ho sbagliato.



Affrontare tutto ciò ovviamente non è semplice. E’ per questo motivo che ieri sera, dopo avere chiarito una situazione scomoda con la Burina, e aver fatto baruffa con Guy e sbroccato con Imogeon Heap perché ci solava e se ne tornava a casa, io ho visto la soluzione per non mandare tutto a puttane in quella bottiglia di vino che era adagiata là sul tavolo. E mi faceva ciao con la manina. Detto, fatto; poco dopo ero già nell’antico ma sempre nuovo mood dello stato di ebbrezza. Stato inattivo da troppi giorni, e raggiunti da Ga e Tata siamo andati al Rising Love per Le Grand Bordel. E devo ammettere che anche senza una maschera, bè io adoro proprio i bordelli. Direi quasi che un bordello non si definisce tale senza Annabelle Bronstein.



Fatto per circa un’ora il giro in macchina per il parcheggio, un’altra mezz’ora di fila per entrare ce ne sarebbe voluta un’altra ancora per lasciare i cappotti, abbiamo deciso di abbandonarli dietro un divanetto ci siamo buttati nelle danze e nei drinks. Una marea. Ogni volta che mi giravo c’era qualcuno pronto a mettermi in mano un bicchiere. Anche se avrei preferito che mi ci avessero messo ben altro. Ma insomma, non si può avere tutto e subito. In un batter d’occhio mi sono ritrovato Sushi e Juls, che non vedevo da un millennio. Mi sono ritrovato anche l’Infermiere Veterinario e il suo fido assistente Watson. Erano tutti lì che se lo schekeravano con dell’alcool tra le mani. Persino Stella, la barmade mi ha regalato un drink.


Ma secondo me si era fatta tradire dall’occhio languido della Burina. Che a quanto pare conquista pure le donne. Pensa te. Comunque in questo bordello di cocktail, di gente mascherata e non, io volevo solo pomiciare. Di nuovo. San Valentino arrivato e mi ricordava per l’ennesimo anno che io ero solo come un manico di scopa. Neanche a pensarlo che già mi sono ritrovato un paio di lingue dentro la bocca. Ovviamente questo è l’utilissimo apporto dell’alcool alle mie serate. Devo ammettere che tutto si è svolto abbastanza in fretta, e le uniche note positive sono che ho provato la slinguazza assassina sul piercing dell’Infermiere Veterinario. Ma questo non ha sorbito l’effetto sperato. Lui si tiene, cerca in tutti i modi di far finta di non essere attratto da me.



Ma ci vuole ancora del tempo. Finché non mi stufo però. Appurato che oltre gli slingua party che c’erano già stati, e finiti negli obbiettivi dei fotografi che contavano potevo finalmente tornarcene a casa. Ma il dramma è dietro l’angolo. E Roma, si sa è piena di angoli. Dal tragitto Rinsing macchina mi sono schiarito le idee con la Burina, per diverse certe spinose situazioni e pare averle risolte. Ma una volta accompagnati tutti a casa, be il confronto più duro cè stato con Ga. Perché Ga, ha sempre ragione. Sa sempre quello che deve dire, e il modo. E ci è riuscito benissimo. Ha perfettamente riassunto tutto il succo della questione in poche ma importantissime parole. “Piantala. Adesso piantala”. E lui, e io e anche Ga, Tata, la Burina sappiamo benissimo che si, dovrei piantarla.



E ovviamente varcata la porta di casa io ho iniziato il mio via-vai letto-tazza del cesso-letto-tazza del cesso. Bè, devo ammetterlo avevo solo bisogno di abbracciare qualcuno. O qualcosa. E devo ammettere che sono riuscito nell’intento. L’oggetto delle conversazioni di cui sopra, rimarrà segreto, fino a che mi stuferò, perché arriverà anche il momento in cui prenderò di petto un’altra situazione. Ma le cose vanno fatte con calma, per essere fatte bene. In definitiva credo che d’ora in poi odierò ancora di più San Valentino. Perché come tutte le cose che si celebrano dopo un po’ fanno l’acido. E non immaginate quanto acido ho fatto io questa notte. Non credo di dover sentire il bisogno di un giorno per celebrare l’amore.


Io lo voglio celebrare tutti i giorni. Ovviamente quando la materia prima arriverà. Lo so è un discorso abbastanza noto questo, ma è la realtà dei fatti. Non possiamo nasconderci dietro un dito, tutti vorremmo una persona accanto. Che ci ami, e che ce lo dimostri e che ci scopi, e che ci faccia sentire la persona più importante. A volte però è difficile capire gli intenti di ognuno di noi. I miei vengono fraintesi. Ma non è una novità. Io credo solo di sentirmi solo e molto abbattuto perché l’amore come io lo vorrei a quanto pare non c’è. E questo è si un dato di fatto. Un punto importante. Un po’ per me, e un po’ perché forse non è ancora il tempo. Ma io ci ho pensato anche fin troppo per oggi, tra un viaggio e l’altro verso il bagno. E direi che è davvero sufficiente. Almeno per oggi.



Ah, dimenticavo, buon San Valentino a tutti.

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Buon fottuto compleanno a me!!!

Questo è un giorno speciale. Un giorno importante. E’ il giorno in cui scrivo il post numero 100. Ma è anche e soprattutto il giorno in cui festeggio con voi il primo compleanno di questo blog. Per me un grande punto di partenza, più stimolante, dannatamente pop e cool che mai. Se ripenso ai miei primi post mi viene quasi da ridere. Era sgrammaticato e molto disordinato. Col tempo però si cresce. E sono cresciute le amicizie, gli amori e anche il sesso. E sono cresciuto anche io. E tanto. Onde evitare di diventare sdolcinata e sonnecchiosa come al solito io ringrazio tutti quelli che con passione leggono questo mio delirio, ed oggi, per rendervi le cose più semplici ho deciso di regalare ad Annabelle un indirizzo più comodo per tutti voi. D’ora in poi basterà scrivere www.ilpisellodoroso.com e sarete direttamente a casa mia.

Devo assolutamente ringraziare quelli che con me arricchiscono di perle questo spazio, ovvero Guy, La Du Barry, Ga, Tata, Ciù Ciù, Sushi e la Burina… Ma anche e non solo tutti quei ragazzi carini che ci fanno muovere a suon di movenze e ci fanno battere il cuore. Sembrerò ripetitivo, ma quando si deve c’è bisogno di dar merito a chi se lo merita. E i miei amici, fidatevi, se lo meritano e anche tanto. Adesso però basta. Basta con tutti sti zuccheri, ci sono ben tre motivi per farsi rode le natiche. Fuori piove, mancano 4 giorni a San Valentino ed io sono già un anno più vecchia. Però fatemelo ammettere, più dannatamente pop che mai!!!

A questo, e altri compleanni insieme, più che vostra AB

N.b. Ora scappo, devo andarmi a ubriacare con gli amici, si, devo assolutamente!!!

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Pomiciare, E basta. Solo pomiciare.



OK. Basta le autocelebrazioni. Basta riproporre spassosissimi post vecchi che hanno fatto la storia di questo blog. Basta gongolare per le oltre 11.000 visite raggiunte in pochissimo tempo. Basta. Avremmo modo di celebrare il compleanno de Il Pisello Odoroso il prossimo 10 febbraio, ma ora è il momento di tornare a scrivere con un cipiglio dannatamente pop. Lo so. Sarò ripetitivo, ma andiamo anche la Cuccarini sono almeno dieci giorni che ci sfracassa i maroni con le sue idee su come e quando ci dovremmo o anzi, non dovremmo legarci. Per cui. Per cui vi lascio a questo nuovo capitolo, sempre simpatico, spassoso e godibilissimo sulla mia vita. E state attenti perché ci saranno nuovissime novità che cambieranno profondamente questo blog. Ma andiamo a sabato.


E’ in sabati come quello appena trascorso che capisco davvero di essere una persona importante per questa società. Non fraintendetemi, lo sapevo già prima. Ma sabato sera tutto ha avuto un sapore nuovo. Guy, Ga, Tata, Burina ed io, rimasti orfani di Ciù Ciù e il suo +1 abbiamo deciso alle tre di andare al No Controles per la serata Dallas. Non avevamo ovviamente il look adatto, visto che tutto è nato inaspettatamente. Ma noi non ci poniamo mai di questi problemi. E infatti, siamo andati senza problemi. E ovviamente alla porta non c’è stato problema alcuno. Anzi siamo entrati persino gratis. Per l’ennesima volta ci hanno riconosciuti e hanno abbassato la corda per lasciarci passare. Ovviamente solo Burina ha pagato, ma solo perché era in lista.


Appena presa confidenza con il luogo e aver capito che non avremmo potuto lasciare i nostri cappotti al guardaroba, per non si sa quale cazzo di motivo, ci siamo diretti verso il bar ed abbiamo deliziato i nostri palati con dell’alcool. Assoluto. Ga mi ha fatto bere il negroni sbagliato, di cui so soltanto che un ingrediente viene sostituito con il prosecco. Per me era sufficiente. E infatti l’ho buttato giù in un batter d’occhio. Di li a poco, ne sarebbero successe di ogni. Prima cosa Tata, Guy ed Io ci siamo persi in saluti e calorosissimi abbracci vari verso la qualunque. Solo alcuni di questi abbracci e saluti erano davvero sentiti. Ci tengo a sottolinearlo. Ma si sa, noi gay siamo famosi per essere sinceri in ogni occasione, soprattutto quando siamo in discoteca ubriachi.


Mentre tutto ciò accadeva la Burina era misteriosamente scomparso e Ga flirtava con la qualunque. Ricomposte le righe era arrivato il momento di dare sfogo alle movenze che tanto decanto in quasi ogni mio post, e ci siamo ritagliati un piccolo spazietto sui divanetti dove abbiamo poggiato i nostri cappotti e abbiamo cominciato a farne di bendonde. Guy si è subito eclissato poiché un fusto devastante, toro, carino e con dei pettorali pazzeschi se lo è abbordato. Il tipo, norvegese, ovviamente ubriaco sarebbe ripartito l’indomani per la sua terra natia. Ma prima, voleva solo ficcare la sua lingua nella bocca di qualcuno. Quel qualcuno era giustappunto Guy che non si è proprio sottratto. Anzi. Gli ha dato di pomicio party, segnando il primo del 2010.


Inebriato da nuova ispirazione, e da una voglia di inumidire anche la mia lingua con quella di qualcun altro, mi sono messo alla ricerca di qualcuno che potesse accontentare queste mie richieste fisiologiche. Purtroppo la poca luce e anche le mie facoltà mentali abbastanza appannate in generale quasi sempre hanno reso questo compito ancora più complicato. Mentre perlustravo la sala mi sono imbattuto però in 1. 1 è uno, per l’appunto, che qualche tempo fa se la faceva con un mio caro amico, di cui eviterò però di rivelare l’identità. Un piccolo sguardo e l’immediato bacio e saluto, con conseguente micro conversazione sulle nostre vite attuali, ed una strana tipa in tailleur che ballava una specie di tango sulle note di musica che assomigliava a tutto ma non a tango.


Salutato 1, mi sono rimesso alla ricerca di chi potesse, in maniere del tutto esclusiva infilare la sua lingua nella mia bocca. Ma nulla. Erano tutti troppo strafatti o straorrendi o donne o lesbiche. Mentre Guy era ancora lì che se ne diceva di ogni con la lingua di quel norvegese, mi sono reso conto che Ga se la pomiciava con un amico in comune. Lo chiamerò il Coniglio, ma solo perché ci si è vestito ad Halloween. Il Coniglio era lì che se lo sbaciucchiava, e io quasi per caso mi sono avvicinato ed ho esordito in maniera del tutto retorica, lo so, “Ma per me non c’è niente?”. Subito accontentato. Il Coniglio ora si intratteneva con la mia di lingua. Poco mal, ho pensato. Anzi sticazzi. E come baciava bene.



Non so se avete mai baciato un ragazzo con il piercing sulla lingua, io non lo avevo mai fatto prima. E questa cosa mi ha subito creato uno sbalzo di pressione sanguigna, soprattutto sul basso ventre. Ho subito immaginato quello che potrebbe farmi il Coniglio con la sua lingua e il suo piercing mentre facciamo del sesso sfrenato. Credo che io potrei morire per del rimming fatto con quella roba lì sulla lingua. Ma davvero. Comunque a parte le mie fantasie di chi non scopa da più di un mese e mezzo, il contatto con il Coniglio è continuato con la chiara ammissione di quanto sia orrendo il mondo gay. Ma, ancora? Insomma, questa è una cosa che fa tanto 2009. Lui ha cominciato a dirmi quanto sia stufo di inciuci senza senso.



E figurati a chi lo dice. Io ho annuito e ho capito le sue ragioni e sposato la sua causa. Al punto che gli ho rificcato la lingua in bocca ed ho ripreso il gioco di cui prima, che mi ispirava di cui sopra. Anzi soprattutto sotto. Ma vabbè, poco dopo mi sono dovuto placare per l’inaspettato ritorno tra le fila di Burina e di Guy. Che non era stato scaricato, ma era solo arrivato il momento per il suo fusto norvegese di andare a cambiare l’acqua alle olive. In quel preciso istante ci siamo lasciati prendere dal mood danzereccio. Movenze pop per tutti e coreografie varie. Eravamo tutti ubriachi ovviamente, e questo ha reso il tutto più simpatico e divertente che mai. Appurato che ci saremmo dovuti accontentare solo di un pomicio party, però era arrivata già l’ora di andare via.



Recuperati i pezzi, però io mi sono dedicato ad una piccola ripassatina di lingua con il Coniglio. Era giusto per porgli il saluto che si meritava. D’altronde io so pomiciare alla grande. Anche se devo ammettere che il mio era solo il disperato bisogno di appagare la voglia di pomicio che mi attanagliava da giorni. E infatti nell’attesa mi sono perso tutti. Rimasto solo, con la lingua di quel dolce coniglietto tra le fauci sono ritornato in me nella modalità down-to-earth ed ho riacchiappato Tata e co. per uscire, e tornare a casa. Ma era ancora presto. L’ultimo tappa prima di andare a letto rimane, e rimarrà il cappuccino alla crema, di Gigi. E infatti, poco dopo eravamo già lì, dove ci abbiamo aggiunto anche il cornettazzo.

Rientrati a casa io e Guy ci siamo lasciati ai soliti commenti prima di andare a dormire. Ci siamo chiesti se dobbiamo aspettare una nuova Perestroika per sperare in rimorchi decenti. Oppure se finalmente dobbiamo iniziare a fregarcene. Nel senso che forse è arrivato il momento di pretendere qualcosa di più. Come ci ha detto il +1 di Ciù Ciù siamo intelligenti, e se siamo ancora soli è perché di certo non ci accontentiamo del primo che passa. Che mi può stare anche bene. Perché è così. Ma quello su cui mi fermo a riflettere è come è possibile che lui lo ha capito in una serata, e quei ragazzi carini che tanto ci fanno penare non lo capiscono neanche dopo mesi che ci parliamo tutti i giorni via msn, oppure dopo caffè e cene varie?



Questo rimane un mistero. Un anatema. Una pagina di sudoko difficilissima da risolvere. Da lì a poco il sonno ha preso il sopravvento e le nostre menti si sono assopite all’idea che per ora non avremmo ancora il nostro +1. E soprattutto un pensiero ha fatto capolino nelle nostre menti. Di qui a poco, sarà San Valentino. Ovvero il giorno che io odio con tutto me stesso assieme alle feste comandate. E noi tutti saremmo costretti non solo a passarlo da soli, ma anche a doverci subire senza fine tutte quelle odiose coppiette che riempiranno la capitale con i loro milioni di gesti carini e sdolcinati che faremmo, ovviamente, anche noi se solo fidanzati muniti. Ma tutto può ancora succedere, no? L’importante è non perdere la fiducia, perché la speranza si è già suicidata.

Pubblicato in: Buon Compleanno Annabelle Bronstein

7000 caffè, l’Alpheus e diverse trascese condizioni dell’essere.

Lunedì 4 maggio 2009

Già verso la fine del XVI secolo i botanici iniziarono ad analizzare le proprietà della bevanda. Dopo Rauwolf, nel 1713 il botanico francese Antoine de Jusseieu realizzò una delle più significative pubblicazioni scientifiche sulla anatomia del caffè. A coloro ai quali l’uso del caffè provoca troppo eccitamento – può provocare in soggetti predisposti episodi di tachicardia sinusale, quindi cardiopalmo, oppure insonnia – viene consigliato di astenersene o di usarlo con moderazione; l’effetto potrebbe anche essere corretto mescolandovi un po’ di cicoria oppure orzo tostato. L’uso costante potrebbe neutralizzare gli effetti negativi del caffè su molte persone, ma potrebbe anche nuocere, essendovi dei temperamenti tanto eccitabili da non essere correggibili. Pellegrino Artusi sosteneva che l’uso del caffè dovesse essere proibito ai più giovani.
Secondo una diceria ottocentesca, il caffè eserciterebbe un’azione meno eccitante nei luoghi umidi e paludosi e si riteneva che questa fosse la ragione per cui i paesi in cui se ne fa maggior consumo in Europa sono il Belgio e l’Olanda. In Medio Oriente, ove si usa di ridurlo in polvere finissima e farlo all’antica per berlo ancora torbido, il bricco, nelle case private, è sempre sul fuoco.
Secondo il medico Paolo Mantegazza, patologo ed igienista, il caffè – contrariamente a quello che comunemente si pensa – non favorisce in alcun modo la digestione; tuttavia può essere fatta una distinzione: il criterio può essere riferito a coloro ai quali il caffè non provoca eccitazione particolare, mentre per coloro sensibili alla bevanda, può portare la sua azione anche sul nervo pneumogastrico; ed è un dato di fatto innegabile che possano digerire meglio (e l’uso invalso di prendere una tazza di buon caffè dopo un lauto pranzo ne è una testimonianza, neppure troppo indiretta).
Preso alla mattina a digiuno pare che il caffè sbarazzi lo stomaco dai residui di una imperfetta digestione e lo predisponga ad una colazione più appetitosa; va precisato ad ogni modo che una tazzina di caffè, cioè 10 cL di caffè, e un cucchiaino di zucchero, apportano all’organismo solo 45 calorie in totale, contro le 400 indicativamente raccomandate dai dietologi per una colazione bilanciata, una che cioè fornisca il 29% delle calorie consumate nelle 24 ore successive: è fortemente sbagliato, pertanto, sostituire la colazione con una semplice tazzina di caffè, aggiungendo a ciò che, contrariamente al pensiero comune, trascurare la colazione espone gravemente all’obesità gli individui predisposti ad ingrassare. Resta inoltre valida la raccomandazione della Food and Drug Adminstration di “evitare se possibile i cibi, le bevande e i medicinali che contengono caffeina, o comunque consumarli solo raramente”. Molti ricercatori sconsigliano il caffè decaffeinato, cioè quello contenente meno del 0,1% di caffeina, rimarcando l’uso di solvente tossico per eliminare la caffeina, del quale rimarrebbero tracce, che tuttavia per legge dovrebbero non essere sopra una soglia minima, comunque considerata dai medesimi detrattori troppo alta (es. etilmetilchetone: 20 mg/kg; se subisce reazioni di condensazione, forma dei veleni). In realtà molte aziende utilizzano dei metodi di produzione del decaffeinato che non necessitano di alcun solvente realmente tossico, e che quindi si possono considerare sicuri.
Prima di mettersi in viaggio il caffè non è consigliato, se non dopo aver mangiato. Infatti è uno stimolante e facilita l’attenzione, ma favorisce anche un’ipersecrezione gastrica fastidiosa, soprattutto a stomaco vuoto.
Il caffè mescolato al latte bollente (il famoso cappuccino) ha la proprietà di bloccare l’appetito ed è comunemente pensato essere un sostitutivo del pranzo anche se impropriamente. Questo perché, con la temperatura, l’acido tannico del caffè si combina con la caseina del latte, dando luogo al tannato di caseina, composto difficile da digerire.
(tratto da Wikipedia.)

Sabato ore 15.
Caffè ingeriti: 12
Farmaci ingeriti: 2 bustine di Aulin.
Segni e sintomi: diarrea persistente, mal di testa, nausea.
Appena a casa, distrutto, ovviamente ancora dalla serata di ieri e la dura mattinata a lavoro, decido di prendere anche un’aspirina effervescente. E di andare direttamente a letto. E così ho fatto.

Sabato ore 20.30.
Torno alla vita. Sinceramente non ho la più pallida idea di chi io possa essere. Non mi interessa neanche un pò comunque. Decido che ho bisogno di carboidrati. Di sugo al ragù. E così faccio. Spaghetti. Forse un quintale. E mi abbuffo, volutamente. In maniera quasi indigesta. Studio il mio look per la serata, ed esco destinazione Coming Out. Il mio obiettivo era quello di incontrare la Polpetta. Ma ovviamente. Neanche l’ombra. Il mio obiettivo numero due era quello di incontrare l’orcomaleFICO, ma ovviemente era troppo presto. L’orco appare sempre a tarda sera. Dopo aver sculettato per quasi due ore con Guy, la Du Barry, Passivia e The Architect, abbiamo deciso la nostra serata:ALPHEUS. Volevamo dimenarci sul dancefloor. Volevamo la musica pop . Volevamo Brezet. Volevamo l’alcool.


E volevamo un cavolo di uomo che ci dasse qualche cavolo di emozione. E così siamo andati. Entrati ci siamo subito resi conto che la serata prevedeva i Go Go Boys in tenuta wrestlers. E noi che da sempre siamo delle combattenti che vestono alla moda ci siamo sentite subito a casa. Abbiamo fatto il nostro giro ricognitivo e abbiamo quasi da subito deciso che dovevamo riprenderci la musica pop che ci avevano negato la sera prima al Mucca. Volevamo essere solo dei glitter. Avere delle movenze assolutamente pop. E dei sorrisi finti sulla faccia, ovviamente. E così abbiamo fatto. Ma Brezet ultimamente suona sempre tardi. Così ci siamo dedicati alle pubbliche relazioni, ai saluti e ai baci, ai COMESTAI?IOTUTTOOK e hai CHEMIRACCONTI??? Io in realtà mi guradavo intorno. Mi sentivo qualcosa.

Il mio stomaco non smetteva di bontolare, e avendo passato quasi tutto il giorno sulla tazza del cesso non mi sembrava possibile che ne avessi ancora da fare. Così per sicurezza mi sono diretto verso il bagno, e mi incontro la Burina. Che stava facendo anche lui la fila per il cesso, e non era solo, anzi era in compagnia di colui che veniva accreditato come il suo ultimo flirt ufficiale. In realtà da subito mi sono accorto che i toni erani poco amichevoli tra i due, e c’era una certa aria pesante. Annabelle Bronstein è una pettegola per antonomasia, ma conosce le tecniche per origliare anche da lontano. Per cui con molta calma mi sono fatto da parte e ho aspettato il mio turno. Appena uscito dal bagno ecco riapparire, suo malgrado, il noto e affascinante Insy Loan, stipato in una canotta arancio e il suo immancabile orologio bianco.

Siccome mi sta già venendo l’ansia da Annabelle Bronstain, ovvero adesso che guardo qualsiasi persona mi viene il pancio che questa in qualche modo pensi che io sia Annabelle, per cui quasi a non curarmene, ho fatto il vago e ho abbassato lo sguardo. Però, InsyLoanTantaRobaMammamia. Fuggo ma incappo in un’altro mio sogno erotico. Ovvero il ragazzo con il cuore tatuato di faccialibro. Credetmi. Lui è perfetto. Bel fisico, occhi penetranti, barbetta rossa e tatuaggi sulle braccia. Quanto basta per farmi perdere l’equilibrio e scivolare adosso a uno. Che indovinate un pò chi cazzo era? MR.BIG. Si. Mr. Big che io avevo cancellato e rimosso dalla mia mente era lì di fronte a me che rideva e sorrideva, pronto a salutarmi. Oh mio Dio e ora???? Decido di essere vago. Freddo e distaccato. E ricredermela pure un pò. Tiè.

Lui mi saluta, mi dice che sono bellissimo, e quasi sicuramente drogato da non so cosa e ubriaco da non so quanto alcool e finalmente mi comunica l’epitaffio che resterà di me e lui: “Peccato proprio che io sia passivo, perchè altrimenti avremmo fatto i botti…ma d’altronde…”. Sgomento. Paralisi facciale. Calo di zuccheri. Impoverimento cerebrale. Secchezza delle fauci. Facies mitralico. Decido di reagire, non avrò sicuramente capito bene, con tutta sta musica. E lui agita la manina manco la più checca di Roma. Ma in che dramma mi sono cacciato? Oltre a non sentirci, ad avere problemi di equilibrio, dell’accettazione della mia immagine adesso non riconosco neanche più una checca da un attivo??? Andiamo. Il ghiaccio è palpabile. Lui inframezza presentandomi un suo ennessimo “amico” con cui suppongo scoperà stanotte che si chiama Maurizio.

Palesemente attivo e maschio. E penso: tanti cazzi. Mi verebbe da dire. E invece no. La Scary Spice che è in me decide di uscire, e di sfanculare i convenevoli, e di essere acida, stronza e finalmente di affermare la sua assoluta vogli di una persona concreta. Ed esplodo: “Bè caro, forse non ti era chiaro che al massimo mi sarebbe piaciuto scopare. Nulla di più. E comunque, io sono versatile, per cui magari il culo te lo avrei rotto, anche volentieri!”. Sorrido, prendo Guy e fuggo a fumare vincitrice e maschia per la mia performance incredibile in senso stretto e fenomenale per l’intonazione della voce e il tempismo perfetto. Ecco, ora Mr. Big sarà ufficialmente un timido e lontano ricordo nella mia testa. Senza rimpianti decido che è ora di darsi una mossa. Un mio amico che vive a Pescara ogni volta che viene a Roma rimorchia di brutto, solo ballando.

Per cui decido di fare lo stesso. E mi metto a ballare. Come non mai. E dopo circa due ora di balletti, piroette e movenze pop, decido di piantarle e di andarmi a bere un cazzo di drink. Alle 5.30 passate, quando Brezet mette l’ultimo disco decidiamo di fuggire e tornare a casa. Ma ovviamente mentre andiamo a prendere i giubetti (mamma non posso fare a meno della parola giubetto), perdiamo la Du Barry. Io e Guy usciamo lo stesso, siamo stufi di tutto. Usciti all’aria fresca ci rendiamo conto del diluvio universale terminato da poco, io mi accorgo anche di un mega figone che per tutti noi sarà Occhistupendi. Non mi è nuovo. E’ un bel ragazzo, rasato un pò torello con questi due occhi azzurri devastanti. E un sorriso che mi scioglie. Io lo guardo, ma lui parla con un amico anche se vedo che si accorge che lo sto guardando.

Grazie al cielo, visto che sono dell’idea di sperimentare nuove tecniche di seduzione e tra queste si ripropone quella di cospargermi di kerosene e darmi fuoco giusto per farmi notare. In tutto questo però quella rintronata della Du Barry ancora non si decide a uscire. La chiamo al telefono e le mando anche un messaggio, ma le furie del fato si abbattono su di me e il mio telefono finisce sotto una macchina parcheggiata là di fianco, e soprattutto batteria e sportellino volano via. Porcaputtana. Porcatroia. Mi accovaccio per recuperare il mio cesso di telefono e mi sporco le ginocchia e mani di jeans manco fossi uno speleologo nella terra nera. Che poi che è la terra nera? Bo vabbè. Ma vaffanculo. Dopo essermi ripreso quel cesso di telefono arriva, la Du Barry. Decidiamo che è arrivato il momento di dire basta. Di chiudere lì quella serata.

In un attimo si fa giorno, e noi rimaniamo affascinati da quel sole che ci sorprende. Ovviamente, improvvisamente, fa capolino in noi una fame devastante. Decidiamo di fermarci da Burger King e abbuffarci come non mai. Tra l’altro non capirò come mai il cassiere di Burger King creda di essere un tronista di Uomini & Donne anche quando è in servizio. Mah. Cmq a stomaco piena si sà, la ragione torna presente, è Guy mi dice che secondo lui io ho vinto su Mr. Big. Che non ero io a non piacergli ma semplicemente era lui che è una passiva peggio me. Non so cosa ci possa essere di consolante in ciò. Ma ok. Anche la Du Barry conviene con lui, ed io invece mi faccio un’altra devastante domanda, che mi suona più che emblematica. Ma ce li siamo già fatti tutti? Non sono neanche due anni che sono qui, e non cè uno straccio di persona che si possa frequentare?

E anche il sesso comincia a essere deludente. La mia mente sembra un flipper impazzito, laddove Flipper sta per il delfino. Più ci guardiamo intorno e più ci rendiamo conto che anche nel mondo gay esisto caselle. I muscolosi con i muscolosi, i bear con i bear, i maschi che vogliono solo i maschi e i mega coatti a cui piacciono gli Emo scheletrici e privi di gusto. E noi? Noi che non siamo nè carne nè pesce. Noi che siamo un pò pop, e un pò electro. Ma non troppo, da essere alternativi. Perchè ovviamente gli alternativi vanno solo con gli alternativi. Insomma noi con chi cazzo ci fidanzeremo mai, se questo accadrà mai prima o poi? Il nostro silenzio era molto più eloquente di ogni discorso. Si. Noi in quell’istante eravamo single. Anzi soli. E senza prospettive interessanti. Abbiamo deciso di concludere con la nostra nuova frase cult.


Ovvero che a Roma neanchè più i varchi sono attivi. In onore di Mr. Big. E di tutti quelli che ci guardano, sotto mentite spoglie e ci fanno sentire interessanti. Loro malgrado, non sanno che noi però, lo siamo veramente.

Pubblicato in: Buon Compleanno Annabelle Bronstein

La matematica delle relazioni.

Mercoledì 27 Maggio 2009

Questa grande piccolo mondo gay di Roma or ora mi annoia più che mai. Non so voi. Pensate che noia può essere stato andare al Coming Out ieri sera, e non poter bere neanche un goccio d’alcool per colpa di questa Champion del cazzo. Sarà. As usual eravamo io, Guy, la Du Barry e Gab. Ieri cè stata una strana congiunziona astrale sul Colosseo che ha fatto si che tale Phil Romano comparisse davanti a noi. Adesso. Io ne ho visti di bei ragazzi, e anche di più o meno noti. Per esempio un Carlo Masi in foto rende molto di più che dal vivo, a mio avviso. Per Phil Romano è l’esatto contrario. In foto è carino dal vivo ti devasta. E’ bonissimo. Troppo forse. Troppo da doverti chiedere ma che ti farà mai uno del genere. Oppure che cazzo ha mangiato da piccolo.

E poi penso a me e a quello che mi ha dato mia mamma da mangiare. Mah! Io proprio non capisco. Nelle teorie più semplici di tutti i giorni siamo portati a pensare che i poli opposti si attragono, che i belli vanno con i belli, i ricchi vanno con i ricchi e via di seguito, costituendo una vera e propria matematica delle relazioni. Io non so sinceramente cosa pensare. Io non sono il tipo tutto muscolo che magari attira uno come Phil Romano, però non mi dispiacerebbe se lui mi considerasse. Però l’incastro non avviene, quello manco mi ha guardato. Allora mi sorge spontaneo il dubbio. Ma non staremo sbagliando tutti. Ruby Rue, come anche Little Miss Sunchine e Sushi sono sicuri che oggi giorno non ha più senso parlare di ruoli tra i gay perchè bisogna superare questi clichè e queste sono solo menate.

Io rimango sempre molto vago su questo argomento. Il fatto che io possa avere un ruolo più passivo e ne sia anche abbastanza consapevole però non innesca l’interesse di quei tipi palesemente attivi che magari io preferirei. No. Piuttosto si interessano a me quelli più passivi di me. E allora nella matematica delle relazioni io non ci capisco più niente, e vado nel pallone. Gab, ha sempre detto che secondo lui l’attivo deve andare con il passivo. E basta. E che è sostanzialmente inutile cercare di far collimare due che provano lo stesso piacere dagli stessi gesti. Io potrei anche trovarmi d’accordo. Ma allora perchè molte volte gli attivi si fidanzano tra loro. Che fanno questi a letto? MMMMMM. Confusione. Confusione. Confusione.

Questi discorsi poi fanno sempre storcere il naso, perchè ovviamente subito si innesca la classica risposta che è da superficiali ragionari in termini di attivi e passivi. Ok. Anche se io non volessi ragionare così, e diverse volte l’ho fatto, poi però mi sono trovato a letto a dover compiere il fattaccio, a dover far finta di provare delle cose che in realtà non esistevano. E allora ancora di più dico che la matematica potrebbe esistere. Vagando nella rete poi mi sono imbattuto in una nuova linea di abbigliamento che si definisce gay. Adesso in America come anche in Australia ci sono diverse linee di abbigliamento friendly che nascono con una filosofia ben specifica. Magari hanno un messaggio. Da noi debutta la Hello Boy che vabbè, fin quando mi propone capi di abbigliamento che a me non piacciono, ok, il mondo è bello perchè è vario, a qualcuno piacerà.


Ma addirittura creare delle pins, e in base a come le metti palesi il tuo orientamento a me sembra troppo. Si legge dal sito: “La pins Identity, nasce per identificare,chi indossa un capo Hello Boy.Abbiamo sostituito come idea le vecchiefasce, bracciali etc. con la nuova e rivoluzionaria SPILLA. La pins indossata a DESTRA identifica un soggetto PASSIVO. La pins indossata a SINISTRA identifica un soggetto ATTIVO. La pins indossata SUL PETTO o non indossata, identifica un soggetto ETERO”. Detto ciò cosa devo aggiungere io. Adesso basta avere una pins e tutto si risolve…no? NO. Mi rifuto di pensare che basti una pins. Mi rifuto di pensare che tutto alla fine sia solo ed esclusivamente così. Non è giusto. Io voglio continuare a credere che un giorno Phil Romano mi incontri e mi chieda di vederci per un caffè. Io voglio continuare a sperare in quei magici sguardi complici che ti stregano. Io non voglio smettere di darmi una chance. E se proprio non dovesse mai succedere allora vorrà dira che in matematica la mia prof. ha sempre fatto bene a darmi 3+.

Pubblicato in: Buon Compleanno Annabelle Bronstein

Addio Mucca! Addio Annabelle!

Domenica 31 Maggio 2009


Ci viene sempre chiesto di essere al meglio. Di essere al top. Venerdì però avevo una strana euforia che mi attraversava le vene. Avevo una strana voglia di movenze pop. Di essere il top. Di divertermi. Ci siamo visti a casa di The Rock e con me la Du Barry e anche Multiples Bubbles. Appena arrivati a Mucca ci siamo resi conto del delirio assoluto che regnava. Una fila oceanica. Gente ovunque. Ma Annabelle Bronstein ha sempre un gancio, e il mio gancio era lì alla selezione per la fila etero. Io mi sono avvicinato, ho fatto un cenno, e in meno di 4 secondi abbiamo scavalcato tutti ed eravamo dentro. Era tutto secondo i piani, quando messomi in fila per pagare mi sono reso conto che ero in fila da un’inaspettato cassiere. La Polpetta. Senza parole. Ho cercato ovvviamente di fare il vago, ma quando toccava me ho tradito un semplice sorriso.

Lui mi ha fatto l’occhiolino. Oramai fa solo quello. Io non avevo spiccioli ed ho pagato con la 50. Li ho letto il panico negli occhi. Ha accuratamente controllato la banconota. Vabbè. Manco fossi Eva Kent. Volevo quasi quasi dirgli che i miei soldi erano veri. Poi finalmente dopo circa 77 minuti di attesa mentre elaborava il resto ha finalmente poggiato la entry e i soldi. Ovviamente ha anche controllato se fossi timbro-munito. Vabbè tutte cose che sinceramente si poteva risparmiare. Ma non volevo assolutamente prendermela. Non volevo già farmi rovinare la serata. Era già tanto che mi aveva salutato ho pensato, visto tutto quello che è successo. Così ok, ho salutato e mi sono avviato verso l’entrata. E mi sono meritato anche un secondo accorato occhiolino. Vabbè vedi tu. Comunque il Mucca era pieno all’inverosimile. C’era persino gente appesa sul soffitto che se la ballava.

E c’era di tutto. Belli, brutti, muscolosi, smilzi, ragazzi pop, ragazzi rock, chic e anche un pò trash. Le solite baraccone con filo di perle e le solite coglione. Le coglione sono una nuova generazione che in questa stagione di Mucca ha fatto la prima comparsa e che ovviamente non potevano mancare alla chiusura. Le coglione sono quelle stronze che si mettono tra te e il mondo solo ed esclusivamente per darti fastidio. Lo fanno mentre balli. Si mettono tra te e quello che stai cercando di puntare da ore. Lo fanno mentre fai la fila al bar, si intromettono a casa nella fila che stai facendo da tipo un ora, e sgomitano. Ste stronze. E non si fanno problemi neanche se le guardi con lo sguardo assassino. Il mio tipico sguardo mortale che utilizzo nei momenti più rissosi.

Comunque grazie al cielo che non tutti i barman dormono, e il mio preferito di Mucca ha capito che la cogliona di turno ne avrebbe avuto di bendonde se solo mi avrebbe scavalcato, per cui mi ha servito. Immediatamente nelle mie vene oltre alla voglia di movenze pop, è arrivato l’alcol. Milioni di particelle di alcool si sono legate alla parte più viscosa del mio sangue cominciando a shekerare tutto. La testa. Il mio corpo. Le mie mani. Il mio culo. Così mi sono ritrovato sul dancefloor a soddisfare tutti i presenti con le mie coreografie dannatamentepop e altamenteacrobatiche che hanno destabilizzato i presenti. Con la Du Barry al seguito e con Katy Perry in sottofondo ne abbiam fatte di bendonde. Ma i miei ormoni non erano in vacanza. Tutto il contrario. Sarà stato il farlocchissimo impianto climatizzatore del secondo piano, ma io ero già sudato da fare schifo. Troppo.

E chiunque mi si avvicinasse era motivo d’erezione. E fu proprio questo ragazzone alto, pelato, leggermente barbuto che mi guardava interessato a scatenare quell’erezione. Io non ho aspettato. Ho visto che mi guardava ma non mi accontentavo. Io volevo di più di un suo timido sguardo. E infatti avvicinatomi, con il mio intenso sguardo “abrevesaraimioenontenepentirai” ho agito e gli ho messo la lingua in bocca. Mai mossa fu più azzecata. Di lì a poco ci saremmo spostati ai riservatissimi divanetti del piano terra tra il totale delirio. E ne avremmo fatte di bendonde. A vrei scoperto anche che il tipo è un imprenditore ristoratore dell’Eur. Bene per la prima volta non si tratta del solito sfigato. Al termine del pomicioparty però mi sono ripreso dal mio momento ubriachezza e ho ritrovato la Du Barry. Il tipo mi dice che deve ritrovare gli amici e mi da appuntamento lì dopo dieci minuti.

Io mi rimetto a ballare, e soprattutto a fare quello che mi riesce meglio. Ovvero una marea di figure di merda. A gratis ovviamente. Distruggo la spilla ad un amico, spilla che è costata tempo nella sua preparazione dell’outfit per la serata. Poi becco uno degli Irragiungibili. E lo circuisco chiedendogli spiegazioni su dei messaggi che mesi e mesi prima mi ha mandato. Lui ovviamente tergiversa. Nega. Caccio il telefono, carta canta, verba volant. Glieli mostro. Lui sorride. Dice che scherzava, che io ho frainteso. Lo sbatto contro il plexyglass del piano terra e gli chiedo di più. Lui ride. Ma che cazzarola ti ridi? Ma che cè da ridere? Io rimango interdetto tra me e me, e decido che è arrivato il momento di ignorarlo. Di lasciarlo lì. Con il mio Io totalmente intrappolato in quello che gli altri possano pensare di me. Ovvero che io sia un rincoglionito. Uno stupido.

Uno che non capisce che era gioco di un bluff. Gioco di un piacere che si chiama seplicemente GIOCARE CON GLI ALTRI. Anzi l’Irraggiungibile mi ha anche detto con un sorrisetto malefico che era impossibile che io avessi capito che lui ci stava provando. Sarà. E’ probabile che io abbia potuto capire male. Ma sta di fatto che lui ci stava provando. E anche abbastanza pesantemente. Ma io lo cancello. Lo lascio lì in quell’angolo di Mucca semi buio, semi ubriaco e semi solo. Così come si merita. E lo cancello. Lascio in promemoria la vendetta, che è un piatto che va servito freddo, e quando sarà ne avrà di bendonde. Anche lui. Ritorno dalla Du Barry e ci scateniamo nelle ultime danze che si contraddistinguono per il trash e il pop assoluto. E io ci sono stato. Perchè adoro. Ma quando meno me lo aspettavo il mio imprenditore-ristorato dell’Eur riappare e mi saluta.

Io lo saluto, scambiamo il numero ma il suo comincia con +44. Mmmmmmmmmmmm. Ma che cazzo di numero è? Tra il sudore, l’alcool e le movenze pop rifletto e ricordo che +44 è il prefisso di Londra. Lo guardo e gli chiedo spiegazioni. Lui mi guarda e dice che tra due ora ha un aereo per Londra, perchè è lì che vive, è li che possiede il suo ristorante. Rimango sorpreso e stupito. E stupido come al solito. Ma che senso ha? Ma è mai possibile che cose del genere possano accadere solo ed esclusivamente a me. Questo è stato tutta la sera a fare il piccipiccibaubau della situazione e invece è l’ennesima mega sola devastante. E non è che abita all’Eur…magari è di origine dell’Eur. Lui vive a Londra. Giusto 1834 km. Ecco qua. E io mi lamentavo del mio ultimo trombamico che stava a Colli Albani. Cerco di ignorarlo. Lo saluto e gli auguro un buon viaggio.

Lui pare aver capito e sorride. Mi chiedo ancora cosa ci sia da ridere. Tutti che se la ridono. E poi finalmente me ne vò. E questa volta saluto il Mucca ufficialmente, visto che la prossima volta sarà il prossimo inverno, per ricomciare tutto di nuovo, da capo, ancora una volta. E saluto anche Annabelle Bronstein. Per un pò impegnatissima in viaggi fuori Roma e all’estero il mio alter-ego se ne va. Tranquilli però, che ritorna. E quando tornerà ne avrà ancora di bendonde da dire e fare. Tutto ovviamente scritto per bene. O per quanto gli è possibile. E questo più che un appuntamento mi suona proprio di minaccia. Ma Annabelle è così, arriva, disfa e scompare. Per poi tornare, più pop che mai.

Pubblicato in: Buon Compleanno Annabelle Bronstein

Se, lallero!

Sabato 11 Luglio 2009

Secondo voi questa giornata ha un senso? A mio avviso no. Mi sono svegliato. Sono andato a lavoro. Sono tornato. Mi sono docciato e sono andato al Coming con Guy e Ga. Vabbè diverse decine di muscles si erano dati appuntamenti nella famosa Gay Street un pò per umiliarci e un pò per farci salire l’ormone alle stelle. Nonostante sia Guy che Ga stanno dedicando tanto tempo alla corsa nei parchi e anche allo smaltimento dei grassi in eccesso, io no. Assolutamente. Per questo mi sono mangiato nell’ordine due mega porzioni di insalata di riso a cena, un ghiacciolo all’arancia, un cremino, un cappuccino di crema al cioccolato (da Gigi ovviamente) e ben due fagottini al cioccolato. Ottimo. Ma tutto sto abbuffaggio a uffa non ci ha distolto dal discorso del giorno. Ovvero sesso solo fine a se stesso, oppure sesso ad uso e consumo di un amore con la A maiuscola?


Io sono per il sesso se mi va visto che l’amore al momento non si vede. Anzi. Direi che proprio non ce nè. La cosa che mi delude delle argomentazioni di cui sopra è che se fai solo sesso ad uso e consumo dei tuoi ormoni passi inevitabilmente per una persona vuota e porcella che ne ha di bendonde solo quando succhia un uccello. Anzi passi proprio per una puttanella. Si scusate il francesismo. E questo perchè una scopata del genere si conclude sempre e comunque con un maledetto ciao (citazione lesbica!). Ma io sono così. Per passare sopra a tutte le insicurezze che quotidianamente mi affligono mi accontento anche e soprattutto di una scopata touch&go, senza conseguenze, lallero, per l’appunto. Guy non è d’accordo. No no no.

Lui dice l’esatto contrario, che abbiamo interessi, siamo intelligenti carini e simpatici e che è troppo riduttivo accontentarsi di un touch&go, insomma svenderci ai saldi manco fossimo sciarpette a righe della stagione passata alla Upim. Ecco anche perchè è da un pò che Guy non si dedica alla pratica più antica del mondo. Ma allora dove sta la ragione? Secondo Ga nel mezzo. Lui ha un ottimo rimedio per farsi passare la voglia. Guarda i boni e succhia un ghiacciolo come se stesse succhiando ben altro. Ne ha di bendonde. Ma a parte questo è più verso Guy, pensa che sia giusto far capira all’altra persona che si è qualcuno, che oltre al sesso si può dare di più. E bisogna conoscersi e parlare. E proprio in questo mega e aggrovigliatissimo discorso si insinua la solita conclusione che tutto ciò è creato dal mondo internet.

Chat, faccialibro, myspace e tutti i cazzo di network dove te la scopi con un clic. E fin qui può essere. Ma Guy è fomentatissimo. Lui dice anche che se i ragazzi non si avvicinano più è perchè non ricordano più la cara e vecchia comunicazione verbale. Io ci metto anche quella non verbale che fa sempre sonocoltoenehodibendondeanchesetirodeammetterlo.Se,lallero. Però un pochetto è vero. A me non mi si avvicina mai nessuno. E questo dovrebbe farmi riflettere. Ma anche riflettere al contrario, che forse il problema è generazionale, e non è detto che sia solo ed esclusivamente colpa mia. Se no che senso ha incontrare uno che su faccialibro ti scrive mail su mail e poi dal vivo non ti saluta. E io
ovviamente, che sono Annabelle Bronstein di certo sto ad aspettare che tu mi saluti. Per cui lallero.


Comunque, ritornato a casa alle 2 passate, dopo tutto sto abbuffo di cibarie varie, e discorsi che ancora mi frullano in testa, apro il maledetto mezzo internet di cui sopra perchè non ho sonno. E su messengere mi vede tale Attivo83, che oltre a stimare per la fantasia nella scelta del nick, mi stupisce perchè mi telefona seduta stante. Io rispondo. Cominciamo una simpaticissima conversazione sull’argomento di cui sopra. E non so neanche io perchè. Se, lallero. E dopo tipo un ora al telefono me lo ritrovo dentro casa. Lui un pò come Ga, crede che la verità stia nel mezzo, ma al posto di leccare un ghiacciolo, bè ecco brucia l’ormone pensando bene di leccare qualcos’altro. Se, lallero. Vabbè, ci siamo dati al sesso quello più spinto. Un pò ovunque. Sul divano, sul mio letto, in bagno. Per terra in camera. Sul ballatoio. Na cosa da circa due orediseguitoininterrottamentesenzarespirareneanche.

E proprio lì, mentre mi facevo strombazzare che lui mi sconvolge un attimo, cambiando il gioco. Passa la mano e dall’attivo che era diventa passivo. Per cui io attiveggio. Se, lallero. E l’attività mi sorprende. Mi piace. Godo. Ed è praticamente la prima volta che lo faccio con risposta positiva. E capisco. Capisco il concetto di Guy e Ga in una nano secondo. Io me lo sono scopato ed ho goduto molto di più che se fosse stato, come al solito, il contrario. Questo oltre a gettarmi nella più imbarazzante e sconvolgente riflessione su me stesso, perchè fino ad oggi io sono stato sempre passivo e anche molto convinto di esserlo, mi fa sentire diverso. Che casino. Già sono diverso. Nella mia diversità, si conclama un’altra diversità. Adesso tutto è cambiato. Mi sento maschio. Mi sento soddisfatto, come poche altre pochissime volte in passato. E forse entro in una nuova fase della mia esistenza.

Io scopo da Dio. Anzi me lo scopo per essere preciso. Lo devasto. E mi devasto anche un pochetto io. E poi quando finiamo e ci dedichiamo a simpatici giochi acquatici sotto la doccia lui mi fa una domanda. Che in passato avrei fatto io quando una scopata va alla grande. Ma che poi io non ho mai fatto perchè sono insicuro e perchè una risposta negativa mi farebbe cancellare anche la migliore delle scopate. Mi chiede se mai ci sarà una seconda o una terza volta. Anzi ci tiene a sottolineare che lui di solito non fa scopate touch&go, anzi ha solo trombamici. Si è per questo che alle tre di notte ti sei presentato a casa mia. E io rispondo, freddo, distaccato mentre mi asciugo un secco e sonoro “NO“. E motivo: “Non credo proprio che ci possa essere un’altra volta. Sono uno che ormai si è un pò stufato di far finta che queste cose vadano bene. Io voglio innamorarmi.

Voglio potermi fidare di una persona. Voglio potermi sbrodolare col gelato. Ed essere sicuro. Sicuro che quello che sono io va bene a lui. E lui lo stesso di me. E tu non mi sembri il mio tipo giusto in questo. Senza offesa, ovviamente.” Lui sorpreso. Sorride. Sorride amaro, purtroppo. Mi saluta. Mi chiede di accompagnarlo all’uscita, manco abitassi in un palazzo di quattro piani, e lo congedo con una buona notte. Anche se la notte è quasi finita. E mi chiedo se per la prima volta sono stato me stesso, oppure sono stato solo molto cattivo. Alla fine Attivo83(anchesediattivohagiustoilnickname), non mi aveva fatto nulla. In tutto questo mi doccio, faccio un caffè doppio e metto nero su bianco questi miei pensieri. Adesso vi comunico ufficialmente che esco e vado a lavorare. E ne avrò comunque di bendonde. Se, lallero!

Pubblicato in: Buon Compleanno Annabelle Bronstein

Un inaspettato incontro

Lunedì 9 Novembre 2009



La vita delle volte è davvero imprevedibile. Chi di voi avrebbe mai scommesso che io stamani avrei avuto un date? Ovviamente una ceppa leppa di nessuno visto che non lo avrei detto neanche io. Praticamente sono tornato a casa dal lavoro alle 10, giusto il tempo di preparare i moduli e sono riuscito per andare alle poste. Adesso, chi di voi ama andare alle poste di lunedì mattina? Credo nessuno. Io pure non penso sia una cosa simpatica. Ma tantè. Armato di pazienza e speranza sono andato in contro al mio destino. Grazie al cielo non era così pieno come avevo previsto, per cui mi sono messo in fila ad attendere il mio momento. Quando dietro di me arriva un tipo, che mi sbatte violentemente rischiando quasi di mandarmi giù per terra.


Bene. Tento di rimanere calmo e non fare la mia solita venduta di pesce, e soprattutto mi rendo conto di essere in visibile imbarazzo visto che la mia faccia si colora dei soliti colori dal rosso al porpora passando per il fucsia vintage. Mi giro per vedere a chi devo destinare le mie prossime maledizioni, e incontro il viso di un trentenne, visibilmente imbarazzato per avermi investito, alto poco più di me, occhi chiari e carnagione scura. “Hey, scusami non volevo travolgerti”. Dice. Io lo guardo un po’ meglio è sento i miei ferormoni cominciare a ballare il Meneito Beep Beep con coreografie dal dubbio gusto. E sentenzio, effettivamente è bono da fare schifo. “Ma no, tranquillo, può succedere”. Rispondo abbozzando un sorrisetto zoccolegno.

Mi rigiro e faccio finta di niente. Ma devo ammettere di provare una certa attrazione. Penso al suo volto e mi viene in mente che io da qualche parte l’ho già visto. Anche se non ricordo dove, quando mi si è accende una lampadina. Questo tipo è venuto sabato mattina dove lavoro a ritirare dei documenti. E ci ho anche parlato, perché non sapeva dove andare di preciso. E già in quell’occasione i miei ormoni avevano deciso di scatenarsi con una più sobria Beyoncè in “Single Ladies”. Ma non penso sia gay. Andiamo, un tipo del genere mi sembra proprio non appartenere alla famiglia. Decido di trovare qualche segnale, e con la coda dell’occhio tento di scovare sulla sua mano sinistra la presenza di una fede. Ma non riesco a vedere una ceppa, lui è proprio dietro di me.

Uff. Decido allora che devo fare la svampita-rincoglionita-bionda, e butto a terra il modulo per l’accredito del libretto postale. Sbuffo con molta naturalezza, e mi abbasso, ricordandomi improvvisamente di avere un mega strappo sui jeans proprio all’altezza del culo. Maledetti skinny di Zara. Mentre faccio questo movimento però, il mio investitore dietro di me, si abbassa e prende il modulo prima di me. Ecco, che figura avrà visto sicuramente il mio culo all’aria. Che figura. Decido di fare il vago, ringraziarlo di nuovo e con la scusa finalmente posso essere sicuro che non ha legami così importanti che lo obblighino a portare un anello. Ma non può bastarmi. E se facesse un lavoro che non gli permetta di portare l’anello al dito? Che ne so, il macellaio?

Ma no. Sempre con questi cliché sessualmente porcellosi in testa. Decido che è il caso di piantarla lì, e archiviare tutto il mio movimento pelvico per lui. Nel frattempo è il mio turno. Faccio le mie operazioni ed esco. Lui non è più dietro di me, è andato due sportelli più in là a fare i fatti suoi. Faccio spallucce ed esco. Mi metto in fila per il bancomat però, ovviamente mi sono scordato di prelevare. Davanti a me ci sono due persone, per cui mi accendo una sigaretta. Mentre soddisfo il mio bisogno di nicotina, eccolo di nuovo il tipo che si mette affianco a me. Mi sorride e dice “Ci si scorda sempre di prelevare!!!”. Mamma le cose che abbiamo in comune sono 4870. Io annuisco e casualmente gli sputo il fumo in faccia.

Lui accusa il colpo. Fa un passo indietro come se quello per lui fosse stato un chiaro invito. E mi guarda abbozzando ancora un sorriso. E io ri-sorrido ancora. E mentre eravamo lì che ce la sorridevamo era già arrivato il mio turno per prelevare. Ed è stata la gentilissima signora dopo di noi con un chiaro enunciato “Aò, cè sbrigamo che devo d’andà a cucinà???”. Ottimo. Anche preso a parole dalla prima pizzettara della situazione. Mi avvicino e prelevo. Poi chiedo l’estratto, e mi rendo conto della crisi che avanza e termino le operazioni al bancomat. Lui mi guarda e mi sorride, di nuovo, e mi chiede una sigaretta. MA CE STA’ A PROVA’???? Penso. Io non perdo tempo, caccio il pacchetto e gli porgo una sigaretta, e lui risponde “Ah, Marlboro Light, ottimo!”.

Mamma mia. Indeciso se calargli le braghe lì e prendermi ciò che mi spetta oppure correre via, opto per entrare nel vicinissimo tabacchi per perdere tempo, e dargli modo di finire la sua operazione e di uscire e magari seguirlo. Anzi no. Seguirlo no. Vedere che direzione prende. Oppure se ha una macchina. Prendere il numero di targa, il modello dell’auto. NO. NO. NO. Ma cosa dico. Non sono più una stalker. Entro nel tabacchino e compro due goleador maxi. Pago ed esco. E Bingo. Eccolo qui. Che prende la ricevuta dal bancomat. Ma adesso che faccio? Decido di far finta di telefonare, e vedere dove va. Ci vorrà un attimo. Un secondo. Estraggo il mio i-phone dalla tasca e faccio finta di premere il touch screen, in realtà non lo sblocco neanche. E comincio a parlare.

Lui si avvicina, e il dramma, la punizione divina, la vendetta per tutti i miei peccati si abbatte inesorabilmente su di me. Il telefono SQUILLA. Credetemi, volevo morire. Lì. In quel preciso istante ho pensato che l’unica cosa che mi avrebbe fatto risalire dal baratro in cui mi ero murato vivo con le mie stesse mani era accennare alla danza del pollo. Ma sarebbe stato troppo. Per cui, ho fatto il vago, ed ho esordito con scioltezza “Scusa ho una seconda chiamata in linea, devo lasciarti.” Rosso come un peperone con lui che aveva chiaramente sentito me parlare al telefono e subito dopo lo stesso suonare. Rispondo alla mia boss che mi ricordava che dovevo tornare a lavoro alle 14. E quasi stizzito riattacco. Lui nel frattempo mi ha superato e prosegue a passo lento e dritto.

Poco male penso. Ancora in serio e motivato imbarazzo decido che è il momento di guardare e vedere che succede. Attraversa il primo incrocio, e continua a camminare dritto. Non si gira e non si muove. Controlla qualcosa al telefono, forse un messaggio. Mamma quanto sono impiccione. E se fosse solo un essere umano che sta vivendo la sua vita normalmente. Decido di piantarla lì, e di evitare di fare altre pessime figure. Ma quando lo sto pensando, in un secondo lui si ferma, si gira, e mi si pone a 4 cm dalla faccia. Penso che potrebbe essere un nuovo attacco omofobo, anche se cè ben poco da scherzare, oppure il momento della verità. Io rimango immobile, in attesa, con lo sguardo interrogativo e pronto. Lui sorride ed esclama:

“Scusa, ti sembrerà strano, ma stavo pensando che forse potevamo prendere un caffè insieme. Sai ne voglio uno, ma entrare in un bar solo mi fa troppo tristezza, per cui se ti và..”. MACHECOSADOLCEECARINAESIMPATICAOMIODDIOMIOOOIOGIA’TIAMOOOOO. No vabbè. Calma. Avrei voluto fare la mia danza dei festeggiamenti con movenzadannatamentepop. Ma riesco a trattenermi. Sorrido e annuisco. D’altronde non ha mica tutti i torti, che tristezza prendere il caffè da soli. Mi stringe la mano, e si presenta, “Piacere Domenico!”. “Piacere mio, Annabelle Bronstein!”. Dico senza pensarci troppo su. Entriamo e ci appoggiamo al bancone, dove lui ordina un caffè macchiato al vetro.

Anche io prendo sempre il caffè macchiato al vetro. Comincio a pensare che sia uno scherzo. Ma non è tutto. Caccia un i-phone dalla tasca e controlla un sms. Bene sa anche che l’i-phone non suona se ricevi una chiamata mentre stai già parlando. Decido di evitare il discorso poste e telecomunicazioni con lui. E gli porgo una bustina di zucchero. Lui mi guarda e mi blocca, “No ne prendo due”. Io sono devastato. Anche io ci metto due bustine di zucchero nel caffè. Perché la vita è tanto amara già di per sé. E perché non voglio ritrovarmi a settant’anni a mangiare scondito e senza sapori senza poter ricordare lo zucchero. E lui dice la stessa identica cosa. Ma questo mi legge il pensiero. Penso. Anzi. No, non devo più pensare.

Lui mi dice che si occupa di pubbliche relazioni, che gli piace molto la musica e che vorrebbe lavorarci, ma che per ora gli va bene così. Che si ricorda di me perché mi ha visto sabato mattina quando è venuto a ritirare dei documenti dove lavoro io. Mi chiede che ore sono, e che faccio nella vita. Bene. Si tratta davvero di un mega rimorchio per strada questo. Decido di parlargli di me, ma di non essere troppo chiaro. Non mi va di scoprirmi in tutto e per tutto. Beviamo il nostro caffè, e lui paga, senza darmi il tempo neanche di chiederglielo. Prendo un euro dalla tasca, e glielo avvicino, ma senza mezzi termini me lo rimette in tasca. Noto finalmente le sue mani da vicino. Sono grandi, con le unghie ben tagliate e ben idratate.

Già lo amo. Mi dice se ci fumiamo una sigaretta fuori e che me l’avrebbe offerta lui a questo punto. Allora le aveva anche lui. Un altro chiaro segno. Ci sta provando. “Ah, allora le avevi le sigarette”. Lui sorride, e accusa il colpo. “Si sai com’è. Era una scusa… Bè ecco, per fare quattro chiacchiere”. Oh mio Dio. Ma io ti amo. Vorrei quasi quasi esultare ma non posso. Devo rimanere abbastanza vago. Mentre fumiamo mi chiede i miei programmi per la giornata. “Bè sai, devo andare a lavoro, stasera mi tocca un doppio turno, pomeriggio e notte”. Lui si dispiace, e mi chiede se possiamo scambiarci i numeri di telefono. Io dico che non cè problema. Anzi, lo facciamo immediatamente. Mentre le sigarette sono ormai finite.

Mi dice che va di fretta, che gli dispiace perché avrebbe fatto volentieri altre quattro chiacchiere. Io non capisco. Non ancora. Gli dico che se vorrà avremo modo, e che anche io non è che abbia tutto sto tempo libero per cazzeggiare. Si avvicina, mi appoggia la mano dietro la schiena, avvicinando un pochetto a lui e mi da due baci sulle guance. Io mi imbarazzo troppo. Ma cerco di fare il vago. Andiamo mica sono una sedicenne rincretinita. Lui sorride, e mi saluta. Attraversa e io continuo dritto. Mentre cammino mi giro e vedo che anche lui si è girato. Mi giro poco dopo, ed è ancora lì che mi guarda. Faccio altre dieci metri, e mi giro per l’ultima volta. Lui mi sta ancora guardando. Mi chiedo vivamente da dove esca fuori un tipo così carino e a modo. E spero che si faccia sentire presto.

Decido di celebrare questa giornata, e di ricordarla non solo come il giorno in cui il muro cadde, ma anche come quello in cui per la prima volta sono stato rimorchiato per strada in modo carino. Adesso spero vivamente che non sia la solita bufala, per cui l’imperativo è far finta che non sia accaduto niente, anche se sto già iniziando con le psicosi da telefono che non prende. Per cui preparatevi tutti, perchè ne avremmo ovviamente, di bendonde di dirne e farne.

Pubblicato in: Buon Compleanno Annabelle Bronstein

Venerdì 17, è sempre venerdì 17!

Sabato 18 Aprile 2009


La mia serata ieri sera è cominciata con un guizzo di pericolo, quando uno sconosciuto, mi ha quasi messo sotto con la macchina. “Ma vabbè” ho pensato, “è venerdì 17“. E infatti me ne sono accorto man mano che raggiungevo la Du Barry in quel di Giulio Agricola. Sono arrivato all’una e la Du Barry ci ha messo giusto giusto diciassette minuti a scendere. Abbiamo ripreso la metro e siamo andati ad Arco di Travertino. Siamo stati circa mezz’ora ad aspettare un cazzo di autobus al capolinea sbagliato. Ma la Du Barry era straconvinta. Oltre a noi un gruppo di
pusher boni in una macchina, e un ragazzo che ho deciso di chiamare il RAGAZZO DI TORPIGNATTARA che prima ci ha chiesto se da lì partiva l’N17, poi dopo mezz’ora si è ricordato che in realtà l’N17 aveva cambiato il capolinea, ed ora partiva da Colli Albani.

Certo che sulla pensilina cera scritto chiaramente che l’N17 partiva da Colli Albani. Insomma il 17 ha fatto banco. Venerdì 17, N17…17 i minuti. Qualcosa non stava andando per il verso giusto. La Burina poi mi mandava sms descrittivi e dettagliati sulla Polpetta che si dimenava in pista. Insomma manco fossi Gossip Girl. Finalmente alle 2:30 passate varchiamo la porta di Mucca. Io e La Du Barry abbiamo subito raggiunto il secondo piano. Il nostro piano preferito. Ma da subito io mi sarei fracassato il fegato a morsi. Davanti a me si stava consumando il solito dramma. La Polpetta era lì che se la sbaciava con uno ORRIDO. Disgustoso. Ovviamente. Si sa. E’ venerdì 17. E mi ha anche visto. Io ho fatto come al solito il vago, anzi sono andato dritto dritto verso il guardaroba. Che palle. Che palle.

La Du Barry intanto mi teneva d’occhio la situazione mentre io ignoravo il tutto. Ho deciso, quasi immediatamente, che dovevo riempirmi di alcool. SI. Solo alcool. E lì dopo essermi scolato il solito invisibile alla fragola, che ha preso i conottati di Gasolio puro, io mi sono reso conto di dov’ero. Un dancefloor pieno di ballerini noti e semi noti, ex Amici (quelli non mancano mai), e anche volti che a noi che “frequentiamo” i salotti buoni del web come gayromeo non erano certo indifferenti. No. E infatti davanti a me si dimenava proprio il mio ultimo pensiero indecente di gayromeo. Dal vivo ovviamente mi ha fatto tutto un’altro effetto, anche se ecco, credo che mi abbia abbastanza strizzato gli ormoni. Al punto giusto anche. Ma anche l’alcool stava facendo il suo effetto.

E infatti io ho cominciato a sentire un caldo devastante, un diminuito senso dell’equilibrio e della stabilità motoria e una stramaledetta voglia di pomiciare con chiunque. In realtà però un mega torone ha deciso di pomiciare col mio culo. E’ così è stato per una buona mezz’ora. E credetemi, non è uno scherzo. Quando sono tornato nella realtà, o almeno quella che a me sembrava esserlo, mi sono ricordato che al polso avevo un simpatico passpartout per il privè. Detto, fatto. Sono salito ai piani alti. E lì, mi sono perso in una marea di boni. Una marea. E poi i solito noti e meno noti, la gente di faccialibro, quella di myspace, di gaydar, di gayromeo. Da impazzire. Eluso il fotografo me ne sono tornato dalla Du Barry e La Burina. Ci siamo finalmente scatenati in quelle danze pazzesche, con movenze pop e gridolini.

Anche se abbiamo deciso di spostarci nel piano terra per dedicarci a quello che amiamo chiamare il momento del carnevale gay. Quel momento della serata in cui al piano terra di mucca partono in sequenza la Cuccarini, la Carrà, le sigle dei cartoni animati e via di seguito, facendo uscire la checca che è in te. Adoriamo fare le cialtrone sulle hit degli anni ’80. E’ così anche ieri sera, anche di venerdì 17 noi non abbiamo potuto esimerci, e gli abbiamo dato fino allo sfinimento. Fino allo stordimento cerebrale. Fino all’atrofia muscolare. Fino alle cinque e mezza. Ora in cui, deciso che aveva fatto anche abbastanza, ricomposte le membra distrutte, siamo usciti da lì. E ci siamo fatti prendere dallo sconforto del 17. Io ovviamente, per la Polpetta. Assaporata e passata via e mai più riconquistata, e la Du Barry con una malinconoia inaspettata.

Insomma da Largo Preneste ce ne siamo andati a piedi nella notte romana, nella notte più sfigata, e siamo arrivati fino ad Arco di Travertino, parlando, sbroccando e piangendocela anche un pò. Stravolti, sbroccando e volendo a denti stretti non dover ammettere di essere un pò stufi. Arrivati alla metro le nostre strade si sono divise, la Du Barry direzione Anagnina, io Battistini, al di là del fiume. Ci siamo salutati e ipodizzati al volo. Così come nulla fosse stato ci siamo persi, nelle facce delle persone comuni che andavano a lavoro, un sabato qualunque.

Pubblicato in: Buon Compleanno Annabelle Bronstein

Le figure di merda di Annabelle Bronstein: Il lattaio di Primavalle

Mercoledì 15 Aprile 2009


Dopo una terrificante notte di lavoro, ho di fretta raggiunto piazza Capacelatro e con le Spice nelle orecchie mi sono messo ad aspettare uno degli autobus direzione Battistini. Davanti i miei occhi però, proprio di fronte a me posteggia un camioncino frigorifero e ne esce un lattaio degno di nota. Alto, spalle larghe, carnagione scura, mani grandi e bel viso. Io non posso fare a meno di fissarlo. Andiamo, è bonissimo. Chiunque l’avrebbe fissato. Lui apre il portellone, sale, avvicina due cassette, scende e le trasporta al vicinissimo mini-market. Io mi perdo nella sua prestanza fisica. Mi perdo nel suo sguardo, maschio ma anche infinitamente dolce. Lui esce dal mini-market e mi nota, fissandomi. Io ho l’oppurtunità di vedere che non porta alcuna fede al dito. Vorrei quasi esultare con uno dei mie balletti vittoria ma evito visto che alla fermata siamo circa in venti persone.

Lui risale sul furgoncino tira via altre due cassette e le porta di nuovo nel mini-market. Io oramai sono in assoluta crisi mistica. Nonostante ci siano 6 gradi e il freddo sia tagliante, comincio ad avvamparmi tutto. Ma non è nulla rispetto a quello che mi succederà in seguito. Lui esce dal mini-market, e mi fissa ancora più insistentemente. Io non distolgo lo sguardo. Andiamo, potrebbe anche essere interessato a me. E io ho sempre sognato fare sesso tra casse di latte in un camioncino. Ma il dramma si consuma, così, con poche parole, chiare, semplici e dirette. Il lattaio di Primavalle, con tutta la sua romanità esordisce parlandomi a meno di mezzo metro mentre chiude il portellone: “Ma te poi, che c’avrai mai da guardà?. Ovviamente l’evidente eterosessuale incazzaso e attaccabrighe ce l’aveva con me. E mi guardava.

Io sarei voluto sprofondare milioni e milioni di km sotto terra. Intorno a me circa 87 occhi che mi fissano, e io oramai paonazzo e colorito in volto che cerco di formulare un pensiero plausibile e credibile nel giro di tre secondi netti. Con assoluta tranquillità estraggo l’auricolare sinistro con la mano ed esordisco facendo il vago, “Scusa dici a me?”. Ma non tengo conto che lui, le sue grandi mani e le sue spalle larghe sono incazzose, soprattutto alle 7:32 del mattino. “Dicevo, che c’avrai mai da gurdà???. Eccolo lì. Un esemplare di maschio adulto, bono, abbastanza alterato davanti a me che vuole una risposta plausibile. Alle sette e mezza del mattino. Ma quando cazzo arriva s’autobus. Maledetta Atac. Decido di essere ancora più vago, ed esordisco, credendoci: “No scusa. E che vedendonti mi sono ricordato che a casa non ho più latte, ed ecco mi chiedevo se potevo acquistarne una busta da te…visto che sei qui!“.

Sono molto soddisfatto della mia risposta. E poi immaginate se fosse possibile comprare realmente il latte per strada direttamente dal lattaio. Pazzesco. Ma torniamo a lui. Evidentemente meno vago e pacifico di me. “Il latte te lo devi comprà al negozio“. Si gira, e risale sul suo camioncino. Io resto lì, faccio spallucce e rinserisco l’auricolare. Intorno a me, il mutismo dilaga. Eppure, io avrei detto che era gay.