Pubblicato in: Marchette, movenze pop, no sex in the city, pomicio party, Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds

Sakura Sushi ♥ Loves Art





Buon sabato a tutti. Nonostante io sia alla morte sociale e nonostante stia impazzendo perché inizio a necessitare di gran sesso a sbafo, voglio assolutamente proporvi una serata che si preannuncia pazzesca e molto interessante! Ecco la primissima marchetta del 2010!!!! Allora siete pronti? Il rituale è sempre lo stesso. “Non sapete cosa fare domani sera? Vi piace l’arte visiva e il sushi e vorreste condividere le due cose assieme proprio domani sera? Volete vedere una marea di gay in libera uscita sulla Tuscolana???” Io ho la risposta che fa per voi. Mi sento assolutamente di consigliarvi di partecipare al primo appuntamento di “Sakura Sushi ♥ Loves Art” che tutte le domeniche ospiterà una ricca esposizione d’opere di giovani artisti all’interno del nuovissimo e raffinatissimo “SAKURA SUSHI RESTAURANT“.



Adesso non so se sapete che sono una strafiga, e che frequento posti solo dannatamente pop e iper-cool, ma questo ristorante è davvero fichissimo. Incisivo nell’arredamento e di assoluto gusto nei dettagli il Sakura Sushi Restaurant ha deciso di aprire i suoi locali all’esposizioni di giovani artisti e il primo appuntamento vedrà protagonista Alfredo Vullo a.k.a. Mondovullo. E che stravalalalas sarebbe sto Mondovullo? Lo so che ve lo starete chiedendo. Un mondo fatto di colori, molto spesso vivaci, di personaggi umani e non, di mostri e di pura fantasia. Mondovullo non è solo un nomignolo che l’artista ha voluto creare ma anche uno stile di vita e una visione diversa del mondo, è un brand che con le sue t-shirt, pins, canvas e quant’altro si catapulta in questa realtà affascinando chiunque si voglia affacciare in questa dimensione.


Se volete avere un’idea di quello di cui stiamo parlando basta cliccare qui e averne di bendonde. E se vi ho convinti non perdete assolutamente questa serata, dalle 18 alle 21.30 presso il Sakura Sushi Restaurant in Piazzale Porta Pia 122. L’ingresso è gratuito all’esposizione, l’aperitivo 12 euro con degustazione di sushi e la cena 30 euro. Una serata diversa e finalmente con un senso che non sia solo ceppe leppe all’aria! Per tutti i giovani artisti che vogliono partecipare ai prossimi appuntamenti come protagonisti basta contattare Mondovullo. Mamma adoro questi art attack che mi vengono. Ci vediamo lì dunque, mi riconoscerete, io sarò quella più ubriaca di tutti e con del pesce, in bocca, ovviamente!

Pubblicato in: faccialibro, il pisello odoroso, twitter

10.000!!!

Grazie a tutti per l’affetto che avete dimostrato a me e a Il Pisello Odoroso. Sono davvero contento per questo risultato arrivato in quasi un anno che scrivo. Mi rendo conto che non è molto, ma a me va benissimo così!!!! Grazie a tutti…

N.B.
E per la Du Barry e Guy, amiche di sempre, io il mini pimer lo chiamo come stracazzo mi pare 😉

Annabelle Bronstein

Pubblicato in: Alpheus, amnesie, il pisello odoroso, mood positivo, no sex in the city, Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds

I mini pinner e tutto quello che ti frullano, in testa.

E’ ufficiale. Questa è la settimana del micro pisello. E visto che questo blog si chiama Il Pisello Odoroso non potevo non trarre ispirazione da questi sgamoni pubblici. Tutto è iniziato con le iene che hanno messo fino alla diceria che Beckham ha un mega pacco. Beckham ce l’ha piccolo. E la Di Cioccio ci ha messo pure la mano. Ma non solo perché arriva anche il micro pisello di Jesus Luz, che si conferma come un’inaspettata sorpresa. Io non mi sono mai fatto troppi problemi per il mio, che trovo ottimamente giusto come grandezza. Però il tutto mi ha dato un’iniezione di autostima non indifferente. Ma non solo i micro piselli famosi sono interessanti. Diversi micro piselli, o come li chiamo io mini pinner, invece digitano spesso il mio numero di telefono.

E diventano stranamente insistenti. Per esempio lunedì un tale di nome Giovanni decide che era ora di ri-allacciare i rapporti con me. Io ero a lezione all’università pervaso da diversi dubbi su quello che la mia prof. stava insinuando. Avevo anche dimenticato la suoneria al telefono. Naturalmente. Proprio mentre si disquisiva sulla valenza dei corticosteroidi nel trattamento delle bronco pneumopatie ostruttive parte inavvertitamente il tema di Sex And The City. Lo so, nessuno dedurrebbe mai che sono gay. Con molta nonchalance mi sono alzato chiedendo scusa e sono uscito sotto gli occhi sorpresi dei miei compagni di banco. Penso che ci siano suonerie peggiori della mia comunque, tipo una canzone qualsiasi di Rihanna.

Rispondo ad un numero fisso di Roma. “Pronto?”. Con la voce più maschia che posso. “Salve signora cercavo Annabelle!” sento dire dall’altro capo. Ecco quello che succede a me quando rispondo al telefono, tutti si sentono in dovere di scambiarmi per una signora. “Sono io Annabelle… e tu chi sei?” chiedo con una certa fermezza. “Sono Giovanni… Ci siamo visti all’Alpheus… Ma non ti ricordi di me? Un giorno anche in centro… Dai sono quello con gli occhiali… Ma mica ti disturbo?”. Giovanni… Ci siamo visti all’Alpheus… Con gli occhiali??? Ma chi stracazzo è??? “AH SI! Cioè credo di aver capito chi sei, ma si ora mi disturbi sto all’università.” Ok non avevo la più pallida idea di chi fosse questo Giovanni.

“Sai mi chiedevo se potevamo vederci prima o poi, anzi domani. Dovrei essere proprio dalle tue parti, ho un appuntamento a P.le Clodio alle 16 e mi chiedevo se dopo potevamo berci qualcosa insieme. PAUSA. Ecco se non hai nulla da fare?” dice convinto. Io indeciso se buttare il telefono lontano milioni di km (anche se non l’avrei mai fatto a prescindere), oppure fingere un’improvvisa caduta della linea mi sono chiesto, MA QUESTO CAZZO DI GIOVANNI SA CHE IO NON ABITO PIU’ DA QUELLE PARTI DA TIPO QUATTRO MESI? Decido che è meglio chiudere la telefonata in modo vago ma incisivo. “Senti no, purtroppo sto impicciato, magari ci risentiamo dopodomani… Ok? Ora scusa devo proprio scappare!”.

Passano altre quarantotto ore in cui destino tutte le mie forze a capire le fattezze fisiche di Giovanni. Rifletto alle pochissime informazioni che ho. Giovanni, Alpheus e occhiali. Tre informazioni che a me non dicono nulla. Già dire Giovanni non ha senso, io a prescindere non ricordo i nomi di nessuno. Figuriamoci se posso ricordarmi di un tale Giovanni. Il fatto che abbia gli occhiali non aiuta. E soprattutto non aiuta il fatto che io l’abbia conosciuto all’Alpheus. Diciamo che quando vado all’Alpheus sicuramente lo stato psicofisico non permette affatto di ricordare non solo Giovanni ma neanche tutto il resto. Mi ricordo giusto l’odore di vomito dell’Alpheus, ma vabbè quella è un’altra storia.

Decido che devo dare una svolta alla mia totale e assoluta cecità mentale. Decido di dover cominciare quasi da subito una cura di fosforo. Nonostante io odi il pesce. Ma vabbè. Decido di aprire gay romeo e di indagare. Tra gli utenti salvati non c’è nessuno con gli occhiali che mi riporti alla mente, anche vagamente una conoscenza in discoteca. Imploro le mie due sinapsi residue di attivarsi e di darmi una risposta precisa e valida. Ma nulla. Controllo allora i messaggi ricevuti, ed anche lì zero risposte. Decido di collocare in maniera spazio-temporale Giovanni con gli occhiali, io e l’Alpheus. Dunque quest’anno non è possibile, visto che ci sono stato una volta sola, tipo un mese e mezzo fa.

Si tratta sicuramente dello scorso anno, e prima di settembre, visto che ho cambiato casa. Uffa ma come cazzo posso ricordarmi di un tale che ho incontrato in discoteca forse un anno fa. Mi si accende una lampadina, e decido che la mia risposta la dovrà conoscere per forza il mio cellulare. Comincio così a spulciare tutta la rubrica contatto per contatto. E dopo circa un quarto d’ora di assidue ricerche giunge la risposta tanto attesa. Finalmente mi torna in mente tutto. Il tizio di cui sopra si chiama Giovanni Rebibbia. Ovviamente perché è di Rebibbia, non perché sia il suo cognome.

Giovanni ha trentatré anni, lavora in banca, è un pelino più basso di me. Ma non mi formalizzo troppo sull’altezza. Ha un bel fisico ed è spigliato. Forse l’ho conosciuto nel marzo o nell’aprile scorso in una serata in cui in me non c’era alcuna presenza di sangue. Nelle mie vene scorreva alcool. Solo ed esclusivamente alcool. Mi sembra di averlo conosciuto in bagno mentre facevamo la fila. Abbiamo scambiato qualche parola e poi giù di lingua. Bacio non molto soddisfacente, ma la cosa negativissima è successa quando io ho messo la mano sul suo pacco, laddove pacco sta per un’idea concettuale solo mia. Un piccolissimo, timidissimo e ristrettissimo pisellino si nascondeva in un angolino delle mutande. Lì avevo avuto la conferma che non era cosa.

Non perché io non abbia rispetto per i mini pinner. Assolutamente no. E’ che in anni di conoscenze mi sono reso conto che il sesso con i mini dotati non mi soddisfa affatto. Di solito i mini pinner, siccome sanno di avere un mini pinner dedicano gran parte del rapporto sessuale ai preliminare. Ma troppo, in maniera esagerata. Troppa lingua, troppo succhiotto, troppo succhiare, troppo leccare. Perché naturalmente, quando si arriva al momento clou non gliela fanno. E questo dopo un po’ mi stanca. Mi annoia. Riaffiora alla memoria che con Giovanni poi mi ci sono visto un pomeriggio assolatissimo di maggio. Abbiamo passeggiato per Ottaviano e preso un caffè assieme. E in quell’occasione mi sono reso conto che non era niente male.

Una persona piacevole e anche simpatica. Ma poi il ricordo del suo mini pinner mi ha bloccato. Da allora, all’altro giorno non l’ho né visto né sentito mai più. E la cosa forse più importante è che io non abbia mai sentito la necessità di vederlo ancora. Mi sono chiesto allora se era giusto dover ripiegare tutto sulle grandezze. Dobbiamo essere così egoisti da dover porre tutto sul quanto mi possa appagare la lunghezza di un pene? Se dovesse rispondere la mia amica Tata probabilmente direbbe si, senza pensarci troppo. Ma qui c’è qualcos’altro. Qui c’è un ragazzo indipendente, spigliato e carino. Che reclama comunque attenzione. Però io non posso mentire a me stesso. Non posso permettere di ritrovarmi a far finta di godere del sesso se in realtà non è così.

Proprio mentre pensavo a queste valide argomentazioni, il mio telefono squilla ancora. Questa volta è chiaro che si tratta di Giovanni, visto che sul display compare il suo nome. Decido di affrontarlo e di chiudere ogni possibile inutile fraintendimento. “Ma come domani non puoi???”, dice stupito. “Sai purtroppo sarò fuori Roma per tutto il mese, vado in Australia a trovare i miei parenti, e sai com’è!!! Ho prenotato da tempo, e parto solo tra una settimana, e questi ultimi giorni devo preparare tutto per la partenza. Mi dispiace ma credo proprio che non sia possibile riuscirci a vedere… E mi dispiace anche tanto”. “Ok, dai allora spero di sentirti quando torni!”. E chiude. E io penso proprio di no, visto che andrò all’inferno per scontare tutto quello che combin0, prima o poi.

N.B.
Se qualcuno avesse ancora la vaga, ma pur sempre fondata curiosità di vedere quel mini pinner di Jesus Luz, basta che clicchi qui. 😉 Ovviamente vi rimando al prossimo post, sempre se volete ancora sapere qualcosa in più di Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds.

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Pessime figure e primi appuntamenti. E riflessioni varie





Questa mattina, alle 8 ero già in giro che cercavo di dare un senso alla mia vita. Lo so, idee malsane alle 8 del mattino. Ma se non ci penso io, qualcuno dovrà pur farlo, no. Per questo bardata come Madonna in American Life, un po’ squinzia e un po’ militare mi sono diretto verso le poste, per prelevare l’affitto, mettere qualche soldo da parte e capire in maniera reale il mio credito residuo. Mentre andavo, svolazzante e scoppiettante con del pop nelle orecchie ho scelto di passare per la via parallela alla via di casa mia. Adesso, non che ce ne fosse motivo. L’unico motivo valido è Mario, topolaus che abita proprio lì, con il quale mi sento da un po’. E con il quale è in ballottaggio un caffè da troppo tempo per i miei gusti. Volevo solo vedere se per caso lo beccavo.



Ok, volevo fare dello stalking bello e buono. Ok? Va bene così? Bene, ottimo. Non ricordo chi mi ha detto che il dramma è sempre dietro l’angolo. Ma anche questa mattina, da un angolo, un piccolo pertugio ecco sbucare Mario, e sorpresa delle sorprese una mia scopata di qualche tempo fa. Ovviamente appena ho capito la gravità della situazione ho cercato una via di fuga, che ahimè non c’era. Per cui, ho deciso a testa alta di fare come al mio solito. Ovvero di fare il vago. Ma quella mia scopata mi si ricordava benissimo e appena catturato il mio sguardo non ha perso tempo per salutarmi. Come si deve. “Ma buongiorrrnnnoooooo…. E tu che ci fai da queste parti???”. Sai adoro passeggiare all’alba in giro per Roma.



Macchè. IdrivemyminicooperandIfeelasuperdrooper. No, neanche. Idiota che vuoi che ci faccia qui. “Ciao…Vado alle Poste, sai non riuscivo a dormire, allora ho deciso di rendere produttiva la mattinata” mi sento rispondere con una certa sicurezza. Leggo l’improvvisa voglia di fuga di Mario il mio dirimpettaio. Ma sono una stronza, che veste alla militare, e struppo l’inaspettato duo: “E tu? Così mattiniero già da queste parti, ma non abitavi a San Pietro?”. Lo so, è ingiusto, ma quel posto nel suo letto sarà mio, e non tuo. “Ma noooo, e chi cambia casa. No, sono rimasto ospite per la notte da questo mio amico Mario, ed ora di corsa al lavoro!”. Mi sorride truffaldino. Bella guarda che questi palloni li facevo volare già a 12 anni, io.



Per cui, ferito nell’orgoglio ho deciso di fargli capire che nonostante fosse ancora l’alba io stavo già marcando il mio territorio. “Ah, Mario… Ma sbaglio o io e te ci siamo sentiti? Tu non sei quello del caffè del 30 dicembre?”. Memoria fotografica, penso. Ma la guerra è guerra. Mario annuisce. Sorride ed esclama: “Si, sai vari impicci con il lavoro. Però ci si può organizzare tranquillamente per i prossimi giorni”. Le campane suonano a festa, la movenza pop mi pervade riempiendo i fianchi e il ghigno si palesa malefico e soddisfatto. Ne ho fatta un’altra delle mie. Con un ottimo risultato direi. E lei, che era rimasta da un amico rimane con l’amaro in bocca, e il muso a terra. Sfigata e orrenda che non è altro.



Si inacidisce di colpo e taglia la conversazione accusando un’innaturale e poco veritiero ritardo. Ma la comprendo, la sconfitta brucia. Taglio a corto pure io e mi congedo, soddisfatto e sculettante verso le poste stranamente vuote di primo mattino. Tornato a casa ritrovo il sonno perduto e mi sento troppo soddisfatto per il mio operato.

Nel tardo pomeriggio raggiungo Guy in centro. Non ci vediamo da una vita, lui è stato male ed io impicciato con il lavoro. Decidiamo di passeggiare e snoccioliamo le ultime, parlando ovviamente male per la Du Barry. Decidiamo di mangiare una cosa insieme, e decidiamo di andare verso Via Cavour, per cui chiamo anche Ciù Ciù.



Ciù Ciù per cena non ce la fa a raggiungerci, per cui lo recuperiamo dopo. Prendiamo un calzone io e della pizza lui, nonostante non fosse molto presentabile all’occhio. E infatti fa tutto abbastanza schifo. Ma tantè. Affrontato il discorso cosaregaliamoallaDuBarryperilsuocompleanno, decido che è il caso che mi spieghi con chi si vedrà alle 22. Si, perché Guy ha ripreso il suo passatempo preferito. Ovvero uscire. Lui fa un solo appuntamento e poi scaga il tipo. Fa sempre così. Sempre. E la sostanziale differenza con me è che lui fa i primi appuntamenti, mentre io ci scopo direttamente. Questa sera vede un ragazzo sardo, e dice di lui che è molto carino. Io spero che sia sufficientemente alto. Lo so, sono una vera stronza.



Comunque, raggiungiamo finalmente Ciù Ciù e per riprenderci da quel catorcio di pizza riponiamo le nostre speranze in un caffè. Mentre raggiungiamo il bar più vicino e ci lasciamo allo scheccamento gratuito perché Ciù Ciù ci dice che ha un secondo appuntamento, incappiamo in suo padre. Immediatamente la Carrà, la Cuccarini e la Parisi che sono in noi decedono in un nano secondo. Diventiamo credibili come Britney Spears a un suo concerto live e salutiamo l’Augusto padre. Che gran figura di merda. Ci congediamo con rispetto e riprendiamo i nostri discorsi dannatamente pop. Scopriamo che Ciù Ciù trova molto interessante il tipo che staserà vedrà di nuovo, e non si aspettava che sarebbero andati oltre il primo incontro.



Guy è sempre al primo. E probabilmente lui sarà sempre al primo. Io invece non faccio appuntamenti. In compenso so fare cose migliori a letto. Ma questo a volte, non è così importante come molti di voi pensano. Conveniamo infatti che l’aspetto fisico non è tutto. E santo cielo, non deve affatto essere basato tutto su quello. Bisogna riuscire ad andare oltre. Io però finisco che penso di poter andare oltre solo ed esclusivamente con chi è molto oggettivamente interessante. Con tutti gli altri invece risulto eccessivamente poco spiritoso e vengo bollato come acidello. Ma giuro, non è così. E’ che se non sento un movimento che mi parte dalla vita e raggiunge il cervello io non riesco davvero a considerare interessante nessuno. Roba di sinapsi e centri nervosi suppongo.

E Ciù Ciù ne è convinto cecamente. Io ancora meno. Anzi lui lo trova proprio niente male. E anche io lo penso. E poi lo trova carino. E questo a volte può andare più che bene. Il loro primo appuntamento è avvenuto durante la manifestazione per Francesco & Manuel, la coppia che sta facendo lo sciopero della fame per vedersi riconosciuto il diritto a sposarsi. Io lo trovo molto romantico. E anche molto da Ciù Ciù. Non mi ero ancora espresso su questo argomento. Io trovo che i due in questione abbiano avuto una vita non facile e forse meriterebbero un gesto da chi ci governa. Dal 4 gennaio fanno si nutrono di cappuccini e succhi di frutta, e la fiaccolata di due sere fa, ha finalmente smosso qualcosa. Per lo meno la stampa si sta iniziando a muovere.



Noi tutti secondo me dobbiamo essere interessati. E anche se non c’è stata grande partecipazione dobbiamo metterci in testa che prima o poi anche noi potremmo sentire la necessità di vedere riconosciuto il nostro amore. Oddio non parlo di me. In definitiva, sono vicino ai due. Ma io, per quel che mi riguarda, mi sa che se continua così altro che matrimonio. Zitello a vita. Tra l’altro in un Paese come il nostro, dove chi comanda (e parlo di quel “papi” lì) fa quello che gli pare, penso che anche noi gay potremmo cominciare a fare un po’ come ci pare. Che pensate che non li troviamo un paio di preti che ci sposino? Secondo me si. Anzi, io ne conosco pure qualcuno che proprio non si tirerebbe indietro a celebrare un matrimonio gaio.


Ma se le vie del Signore sono infinite quelle mie, di Ciù Ciù e Guy sono presto arrivate a un bivio. Loro due verso i loro appuntamenti, io verso casa. Pronto a raccontarvi una giornata pregna di simpatiche emozioni. Laddove emozioni sta per figure di merda. Ma meglio così. Anche se avrei dovuto narrarvi di Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds, ma ovviamente anche questo post si è esaurito e domani mi aspetta una giornataccia. Per cui…vi rimando al prossimo. Che giuro. Sarà tutto dedicato a lui.

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Negli anni ’10


OK. Eccomi qua. Di nuovo connesso per dirvene di bendonde. Non ho scritto un post per la fine dell’anno. Diciamo che l’ultima settimana del 2009 l’ho passata come un ebete. Ho riflettuto e messo sulla bilancia il 2009. Lo diviso e considerato quasi mese per mese. E sono arrivato alla conclusione, che forse il 2009 non sarà stato esaltante e top come il 2007 ma è stato altrettanto giusto. Oddio. Neanche tanto. Ho dovuto subire la quasi fine del matrimonio dei miei, gestire una separazione in casa con il mio ex-coinquilino, lasciare casa e ritrovarne un’altra. Ma ce l’ho fatta. Ho dovuto ingoiare rospi e rimboccarmi le maniche. E l’ho fatto.

Mi sono abbattuto un pochetto solo a settembre, ecco settembre è stato il mese più brutto. Ma siamo a gennaio e io sinceramente da lì in poi sono stato solo bene. Molti credevano che sarei rimasto con un pugno di mosche in mano, e invece proprio tutto il contrario. Anzi me la ballo e anche forse più di prima. Le mie movenze sono ancora dannatamente pop. Comunque passato il capodanno l’ho piantata di riflettere e di tirar somme, basta. Quello che è stato è stato. E con questo nuovo spirito ho cominciato il nuovo anno. Unica cosa che mi trascino dal 2009, ed esattamente dalla vigilia di Natale, è una conoscenza del tutto virtuale.

Lui si chiama Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds, ma di lui vi aggiornerò dopo. Posso ufficialmente dichiarare che dopo tre anni ho fritto la Polpetta. Andiamo, era ora. Non ho potuto buttare nulla dalla finestra a capodanno, perché proprio a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno io era in bagno che passavo del succo di limone a qualcuno per farlo riprendere dai fumi dell’alcool e di non so che altro. Ma si sa, come vanno queste cose. Io e le mie amiche ci siamo regalati giorni a letto in pigiama e serate inaspettate in discoteca ha riflettere su quanto in realtà siamo felici di stare come stiamo.

E soprattutto di quanto siamo stufi di tutti quei ragazzi carini che si ci fanno impazzire, ma che sono anche loro molto fuori di testa. Prendete Guy, lui il suo ragazzo carino lo ha visto prima provarci con lui, poi inspiegabilmente scagarlo e poi ancora cercarlo via sms a quasi 1600 km di distanza. Ed ora che è qui, latita. Ancora. Oppure la Du Barry, coinvolta in una strana competizione con l’ego del suo ragazzo carino. Che ha tutte le carte in regola. Però è il classico bello che non balla. Ma che ancora non si capisce verso quale direzione vuole andare. E poi noi ci meritiamo di correre dietro a questi tipi bislacchi?

Basta. E’ ora di appendere le scarpette da corse al chiodo e vedere invece chi ci sta appresso. Noi non siamo così orrendi come la maggior parte di quelli orrendi davvero che ci circondano e sono tutti ovviamente molto fidanzati, inspiegabilmente. Ma forse loro hanno il dono del non accontentarsi. Mentre ero a Teate per le feste , riflettevo con Giulia, la mia amica storica, che il nostro problema è sostanzialmente questo. Noi non sappiamo proprio accontentarci. Noi non vogliamo farlo. Abbiamo una testa e dei sentimenti e vogliamo che le cose seguano un determinato corso. Adesso, saremmo anche degli inguaribili romantici, ma è proprio una cosa a cui si può scendere a patti.

Pensateci bene. Scendiamo a patti tutti i giorni. Per evitare di fare a botte sull’autobus o in metro, sul lavoro, perché non so voi, ma io proprio non sono soddisfatto, con gli amici, perché è difficile a volte gestire le amicizie con tutto il bene che ci si vuole, e volete che scendessimo a patti persino nell’amore? Nosssignore. Io non ci sto. Anzi. Rivendico la mia fetta della torta e a gran voce. E non smetterò di certo ora, nel 2010. Avevo speranza negli anni zero, questa speranza nel corso dell’ultimo anno stentava a resistere quando poi PING. Una fioca luce si è accesa nella mia testa. Non devo mollare. Non ora, per lo meno.

E non lo dovrebbe fare mai nessuno. In quest’anno mi sono trovato troppe volte davanti a situazioni che credevo irrisolvibili. E invece tutto è andato per il meglio. E questo perché non ero solo. Questo perché vicino a me c’erano Guy, la Du Barry, Sushi, Ga, Ciù Ciù e Tata. Scorderò qualcuno, ma loro sono stati lì a sentirmi, a consolarmi e anche a darmi una mano. Tutto quello che credevo impossibile allo fine è diventato possibile. Certo è che faccio un lavoro di merda e non ho ancora un uomo che mi consideri, lo so. Ma perché buttarmi giù. Perché ora? Perché sono single. No. No. No. E poi, anche il sesso, non è andato malissimo.

Anzi. Direi tutto bene. Ma ora vi narro di Quello Che Non Cambierebbe Mai Una Psp Per Una Ds. Che non è il nuovo programma di Paolo Bonolis. Bensì è un ragazzo molto carino. Ma ho cambiato idea. Non voglio dirvi più nulla. Altrimenti, il prossimo post chi se lo legge???

N.B.
Questo post nasce non solo dalla necessità di togliermi qualche sassolino dalla scarpa, ma anche e soprattutto per far capire all’Anonimo che mi ha scritto qualche giorno fa tra i commenti che non cè motivo di buttarsi troppo giù. Tutti abbiamo momenti no, e periodi meno felici. Ma non devi assolutamente arrenderti. L’università, ma come il lavoro e i rapporti della nostra vita, sono a volte più complicati di quello che ci aspettiamo. E credimi, sono io stesso stupito da tutta questa mia positività, perché di solito sono molto pessimista, ma lamentarsi non aiuta. Tirati anche tu su le maniche e invece di pensare a come risolverli i problemi, risolvili e basta. Sembra una vera stronzata, ma non lo è. E poi se proprio vuoi sentirti meglio, pensa a me, che durante questo post mi sono mangiato una confezione di ottimi cioccolatini al latte e i cereali. E la mia saggezza è merito di tutti questi zuccheri insaturi in circolo. Me lo sento. 😉

N.B. 2
Non so se avete notato il nuovo header. Io lo trovo semplicemente Pazzescoooooo!