Ancora coming out!

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ottobre 28, 2009 di annabellebronstein

Ieri mi sono svegliato con l’irrefrenabile voglia di dire a qualcuno che ero gay. E anche con quella sempre presente di fare un bocchino a qualcuno. Ma vabbè. Mi è sembrato doveroso soddisfare solo la prima necessità. Così mentre andavo a lavoro, mi sono chiesto a chi mai potrò dirlo? Escluso a priori i genitori e parenti vari, mi sono imposto di trovare qualcuno prima di tutto friendly a cui dirlo. Ma ovviamente nella testa mi venivano in mente pochissime possibilità. Finito di lavorare sono tornato a casa e mi sono messo a preparare per il pranzo perchè sarebbe venuta Roby, una mia collega, visto che nel pomeriggio saremmo andati a lezione. Così, presa la palla al balzo avevo già bello che deciso che introdurre l’argomento. Anche se non ne avevo la più pallida idea.
Anche lei, ovviamente, voleva saperlo. Visto che per uno strano scherzo del destino, o semplicemente per un fortuito caso di lettura del pensiero, ha cominciato a fare battute allusive. “Dai facciamo l’amore sul tuo lettone, facciamo le ninne, non andiamo all’università.” Ovviamente io ho fatto spallucce. Non avrei mai avuto le forze di fare nulla del genere. Ma neanche per scherzo. Ho fatto lo gnorri e dopo pranzo siamo andati all’uni come nulla fosse. Ovviamente però io mi sono reso conto di essermi distratto più di una volta perchè naturalmente ieri pomeriggio c’era il ritrovo di tutti i boni del quartiere a spasso. E ovviamente lei vedeva che io mi perdevo nell’ammirazione altrui. Ma pocomale, mi sono detto.
A lezione, vabbè, che ve lo dico a fare. Mi è calato un sonno devastante mentre il prof. ci illuminava sulla meccanica di non so quale tipo di respiratore automatico. Su come farlo funzionare, sui volumi d’ossigeno e quant’altro. Cheppalle. Io al limite della pennica mi chiedevo se Roby aveva avuto una qualche avvisaglia (e mi sembrerebbe strano il contrario, visto che ho diversi specchi in casa e porto anche gli occhiali), oppure aveva avuto una soffiata. Ovviamente la seconda. Lei e la mia altra collega romena aveva discusso ampiamente sui miei gusti sessuali, decretando all’unisono che io ero gay. Adesso. Non voglio essere ne cattivo ne razzista, perchè non lo sono e perchè non potrei mai. Ma prendere e venire da me e fare una domanda diretta, chiara e concisa? No. Ovviamente.
Ma io sono autoironico, grazie al cielo, e così una volta soli ho aperto il solito file. Partendo dagli antipodi. Ovvero da quando il mio prof. alle superiori ci provò schifosamente con me rendendomi gli ultimi due anni di scuola uno schifo. Oppure del mio ultimo trascorso in Abruzzo nel periodo pre-laurea. Dell’arrivo a Roma, e di tutto quello che cè stato dopo, Polpetta inclusa. E del mio essere ciò nonostante Annabelle Bronstein. Insomma una dettagliata scansione di tutto questo periodo. E adesso, sarò sdolcinato, ma hi apprezzato l’assoluta accettazione di Roby per me, e la sua sicurezza e tranquillità nel dirmi che non solo è felice, ma ha anche una marea di amici da potermi presentare.
Per la prima volta una chiara e tranquilla esposizione di me stesso senza preoccupazioni nè paure. Così, in maniera del tutto easy. E ho voluto parlarvene perchè stiamo scendendo troppo nella fobia del terrore gay. Della paura di dire chi siamo. E come viviamo. E’ vero che bisogna denunciare gli attacchi omofobici e tutto quello che ne consegue, ma è anche vero, secondo me, che dobbiamo riuscire ad aprirci ed essere noi stessi anche e soprattutto per come siamo. Senza troppe pippe. Altrimenti come si fa a farsi accettare? Come si fa a far capire alla gente che siamo persone normali?
Così in questo marasma di buoni sentimenti e altruistici gesti di rispetto, mi sono chiesto, ma non starò maturando davvero? Non lo so. Cioè credo di si, o forse è solo l’età che avanza. Probabile. A me però piace pensare di essere dannatamentepop, sgrammaticata e fiera di esserlo e pronta all’azione sempre e comunque. E mi sto preparando finalmente a tornare sulle scene questo weekend, il primo dopo circa un mese e mezzo passato a lavoro.
Non vedo l’ora!
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