Uguali. Ma in senso lato.

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ottobre 11, 2009 di annabellebronstein

La mia inaspettata giornata di ieri è cominciata in maniera del tutto inaspettata: facevo acqua da tutte le parti. E non in senso lato. Nel senso che ero fracico da fare schifo. Svegliatomi all’alba per andare a lavoro mi sono imbattuto in un violento nubifragio. Se mi pensavate morto e seppellito in una bara di legno color betulla da 16,90 euro da Ikea, bè vi sbagliate di grosso. Sono solo senza internet, maledetto signor Fastweb. Comunque ieri mattina mi è toccato lavorare con il mio collega gay, l’unico sul mio posto di lavoro oltre a me. Nei momenti di buco lui attaccava con discorsi sussurrati non proprio positivi sull’imminente manifestazione “Uguali”. Lui non sopporta l’idea delle manifestazioni piene di checche, con i boa di struzzo e le bandiere rainbow. Lui per questo non ci va. Lui però si dichiara di assoluta sinistra, è uno che ride della Mussolini ed è anche fidanzato. A lui interessa solo il fatto di avere diritti civili. Ovvero sposarsi, e essere riconosciuto tale davanti la legge. A lui non interessa neanche la possibilità di poter adottare. Lui vuole essere solo diritti riconosciuti per sé e il suo compagno.
Vabbè. Preciso vivamente che ieri non c’erano le checce col boa di struzzo. Di bandiere rainbow ce n’erano. Volevo urlargli negli orecchi che io allora ero una di quelle checche. Una di quelle che adora dire stupidaggini e bere superalcolici. E sculettare. E non perdere però neanche un occasione per scendere in piazza e magari usare anche due movenze pop. Si è proprio così. E ne vado fierissimo. Comunque. Finito di lavorare, sono andato a rifarmi il look, visto che sono appunto, una di quelle checche. Mamma adoro l’autoironia. Arrivato alle 15 a piazza della Repubblica e mi rendo conto che in realtà non è così gremita come mi sarei aspettato. Cè il palco, lo schermo gigante e ancora non molte persone. Io mi vedo con Guy e poi mi raggiunge Imogeon (il mio nuovo coinquilino, con un nostro amico). Raggiungiamo il palco e ci rendiamo conto che sì, ancora non siamo tutti, ma ci sono già tutti i Vips del giorno. Arriva Paola Concia, con la sua compagna, credo, e che trovo davvero pazzesca. Adoro il suo look. Poi appare Imma Battaglia, con il solito bambino in braccio, che credo vivamente che sia stufo di andare in giro con la zietta lella, visto che dormiva sulla sua spalla. Ma si sa, per la promozione questo e altro. Poi arriva Vladimir. Che vabbè a parte il vestitino dei cinesi, è di un pazzesco imbarazzante. E poi arriva Maria Grazia Cucinotta. E sono rimasto sconvolto. Dal vivo è di una bellezza sconvolgente. E proprio mentre la fotografavo dall’alto un qualcosa mi si poggia in testa.

“Ma che cazzo è?” penso, e soprattutto penso dopo “MISONOFATTOOGGIICAPELLICAZZZZOOO!”. Alzo lo sguardo, e scorgo delle mani enormi che cingono un I-phone. Bè, vabbè, è pur sempre un I-phone. E le mani erano di Giuliano, ovvero attuale direttore di Gay.tv, che resosi conto di aver invaso il mio spazio vitale si scusa, sorride e mi saluta. E in questi momenti che capisco di essere una checca. Io ho sorriso con 2875 denti in bocca. Lui, ovviamente non mi riconosce, anche se ci siamo conosciuti una vita fa in quel di Teate, ma vabbè, vergognatomi in diretta mi sono glissato ed ho raggiunto Guy. Nel frattempo “Uguali” parte, e ci sono le varie testimonianze. La piazza era però un pochetto più piena ma io e Guy eravamo un attimo annoiati e abbiamo deciso di spezzare la noia con un simpatico McFlurry Cornetto Classico. Ottimo. Come al solito. Torniamo sotto il palco e ci raggiungono dei ragazzi che ci danno il cartellone della manifestazione. Manco a dirlo che Guy subito lo ha preso, quasi in un momento di onnipotenza. Il mio cartello però la diceva lunga. “Uguali Alla Taffi”. Mmmmm. Io e Guy ci siamo chiesti allora chi era questa Taffi. Non so forse una lesbica militante del ’68 che ha fatto la storia? Oppure un trans di New York? Oppure un ragazzo che ha preso qualche coltellata per amore? Nulla di tutto ciò. Torniamo quindi indietro dove ci hanno dato il cartello e chiedo a un ragazzo: “Scusa una curiosità”, chiedo “ma chi è LA TAFFI?”. E lui ride. Si avvicina un’altra amica, e dice mentre si sbellica “Hei sti ragazzi vogliono sapere chi è la Taffi!Auhauhuahuahuhauhauua”. Si vabbè, che ridere. “Be allora???” Esigo spiegazioni e attenzione. Praticamente la Taffi è un loro amico molto famoso, a quanto dicono, su facebook. Alla faccia del manifestare per i nostri diritti. Comunque la Taffi ha un harem e persino delle foto orrende. Bè è quindi degno di tutto il mio rispetto. Direi che anche la Taffi ne ha di bendonde a questo punto. Pazzesca.


Tra le testimonianze che mi colpiscono dal palco, rimane quella di Orlando e Bruno, insieme da 44 anni che si amano ancora e dopo tutti questi anni sono lì, che si baciano e dicono di quanto è bello l’amore. Io credo che tra 44 anni ci saremo sempre e solo io e Guy ancora. Due spinsters. Anyway, Amywinehouse il corteo parte, e noi ci accodiamo. In qualche modo che ignoriamo finiamo tipo all’inizio tra l’organizzatrice trans (perdono ma non ricordo il nome) la Concia, la presentatrice e la sua assistente personale, e assistiamo a una scena sorprendente. La presentatrice si avvicina ad una ragazzo e lo accuso di essere stato violento nei confronti della sua assistente durante il pre-manifestazione, lui si difende, e lei con la trans organizzatrice continua a sostenere che non è giusto aggredire le persone. Io ovviamente non so di cosa parlano, ma credo che stiano parlando del fatto che questo ragazzo ha espresso parere contrario perché la Carfagna è stata invitata alla manifestazione e nonostante la sua assenza e il suo noto disinteresse per la comunità gaia sia comunque stata letta la sua lettera. Ma. Poi vabbè la situazione è trascesa in insulti dalla matrice politica. E qui che mi sono reso conto che effettivamente oramai tutto è un discorso politico. E io che non ne cap
isco ancora granchè, ma di certo non mi sento rappresentato assolutamente, mi rendo conto che durante quello sfilare avevamo ben poco di uguale. E ben poco in comune se non la diversità.

Arrivati al capolinea piazza Venezia poi, abbiamo assistito a scene deliranti. Al termine un simpatico blocco della polizia chiudeva la strada sulla piazza, e io e Guy però dovevamo andare verso Via del Corso. Ebbene, a parte che la strada era chiusa per i partecipanti, per cui dovevamo defluire verso i Fori Imperiali, ma non ci lasciavano passare con i cartelli. Oppure per uscire avremmo dovuto fare in modo che i cartelli e soprattutto il messaggio che amplificavano, non sarebbero dovuti essere visibili al di là di quel varco??? CHECCCOSSA??? Cioè io non potevo andarmene in via del Corso con il mio cartello per la Taffi? Vabbè, il delirio. Oppure la semplice e banale conseguenza di avere Alemanno come sindaco. Ah, ovviamente da Roma neanche un’istituzione presente. E’ noto che prima di essere Annabelle Bronstein io sono una gatta sinuosa e furba, e con due moine abbiamo raggirato il blocco poliziesco e siamo andati verso il Corso tranquillamente con i nostri cartelli.

Che dire. La manifestazione non mi ha preso più di tanto, ma sono ancora maggiormente sicuro che in Italia non raggiungeremo mai nulla di concreto finchè un colore politico ci farà sbroccare anche e soprattutto durante una protesta del genere. Nessuno se la prenda, ma a mio avviso non è stato un gran successo. E’ questo è un peccato visto che alla fine è la comunità che ci rimette tutta. Io però non demordo, e ieri ho manifestato non solo per i miei di diritti, per quelli dei mio collega di lavoro che crede di sapere tutti sulle checche ma anche e soprattutto per quelli della Taffi! E non è poco! Absolutely yap!

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