Un venerdì etero. Lontano da Roma.

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settembre 6, 2009 di annabellebronstein

Vi siete domandati per caso se io ero qui questo venerdì. Non credo. Anyway, la risposta è no. Io non c’ero. Non ero lì con la mia candelina in mano per le strade di Roma. Io venerdì pomeriggio, dopo una mattinata di duro lavoro sono dovuto partire per andare in Abruzzo, perchè la mia amica, la migliore, avrebbe festeggiato i suoi trent’anni. E i trenta sono un traguardo ai quali io non potevo mancare. Il viaggio, ha cominciato ad assomigliare a quello della speranza. Uscito di casa alle 15 sono arrivato a Tiburtina circa 38 minuti dopo, dove ho veramente preso considerazione del fatto che noi esseri umani siamo formati dal 75% di acqua, visto che quasi tutta questa percentuale era visibile sulla mia maglietta. Vabbè. Mi sono fatto coraggio, e con molta vaghezza ho raggiunto lo sportello per prendere il biglietto per l’autobus che di li a poco sarebbe partito. Senza di me, ovviamente. Tutto pieno.

Indeciso se suicidarmi oppure prenderla in maniera positiva. Bè ho deciso di prenderla in maniera positiva e abbuffarmi. Un’ottimo cornetto al cioccolato (era da tempo che non ne mangiavo uno, e sono straordinariamente morbidi!), una pizza gigante, Vanity Fair e qualcosa come sette sigarette, per un’attesa di circa 105 minuti. Sotto il sole a ben 78° C. Ottimo, no? Ma la mia attenzione ad un certo momento è stata completamente devastata dalla visione di Lui. Lui è un uomo sui trentacinque anni, moro ma un pò brizzolato, abbronzato tanto, camicia a righine blu e pantalone classico. E delle mani pazzesche. Grandi, belle e con le unghie perfette. Ecco è per un’uomo del genere che io potrei davvero appendere il sesso al chiodo. Mi sono fermato a fissarlo per tipo dieci minuti. E poi mi sono immaginato me guardato da lui. Sudato, con macchie di sudore gigantesche su tutta la maglietta, i capelli da lesbica senza un senso e un colorito bianco cadavere da far accapponare la pelle.

Ma poi mi sono ricordato. Io sono Annabelle Bronstein, e ne volevo avere bendonde da lui! Mi sono avvicinato, con molta vaghezza e gli ho chiesto: “Mi scusi mi sa dire a che ora parte questo autobus, e dove va?”. Giuro la prima cosa che mi è venuta in mente. Lui mi ha guardato. Disorientato: “Guardi cè scritto: Vasto. E parte alle 17.30, non era molto difficile, no?”. Ma checcazzodistronzo. Vabbè, effettivamente potevo chiedergli qualcos’altro. “Ah si ha ragione, grazie tante per l’informazione!”. E mi sono girato. Bè, anche la sua voce non è niente male. Bonissimo. E poi mi chiedo, come mai non ha neanche una micro macchia di sudore. Ma solo io? Ba. Comunque salgo sul mio autobus, finalmente, e non lo perdo d’occhio. Lo vedo cacciare un libro, e seguire con lo sguardo una bora devastante. E’ etero. Bene. Non avevo bisogno della prova del nove. Naturalmente l’avevo già capito.

Archiviato ufficialmente il mio amore per Lui, perchè sostanzialmente non ammetto gli amori a distanza, arrivo a casa tardissimo, giusto in tempo per fare una doccia ed andare al compleanno. La serata scorre veloce, con alcool e molta pizza. Ma quando alle Paillotes scatta l’ora della discoteca, arriva il panico. Questa mandria di boni devastanti etero e tutti ubriachi entra e raggiunge la zona disco. Io con il mal di piedi capisco che non è il caso di stare lì, ancora per molto, e tra il mal di schiena e gli ormoni fuori di testa decido di chiamare Guy. Mi racconta della fiaccolata, della gente, della marea di gente, della protesta silenziosa e per la prima volta con un senso. Maledico di non essere lì, ma il 4 settembre per me il mondo si ferma. E sono solo di Giulia. L’entusiasmo di Guy mi coinvolge anche a 200 km di distanza e ne rimango pervaso nonostante la mia decadenza fisica. Quando incontro poi Francesco e Concita rimango stupito da me stesso. Forse è dal giorno della mia laurea che non li vedo, Fra ha abbandonato gli studi mentre Concita si è laureata e lavora. Alla domanda di Fra “Allora ti sei fidanzato? Sè donne a Roma come sò?” mi dico che è ora di cacciare le palle. “Veramente no. Non sono fidanzato, ma sono innamorato di un ragazzo. Che naturalmente non ha neanche la più vaga idea di chi io sia”. Francesco non capisce. E sottolinea: “Una ragazza???”. E io ancora più deciso “No Fra, un ragazzo, sono gay.” Concita che sapeva tutta già dal secondo anno di università, mi abbraccia e sorride, e a mezza bocca si fa scappare un “Bravo”, mentre lo stupore di Fra si manifesta con poche parole “Be’…dai…è lo stesso…Attento allora a Roma, co sti tempi!”.

Io sorrido. Io e Francesco durante gli anni dell’università siamo stati molto amici. Ma io ho sempre glissato sul me stesso gay. Mi sento un peso in meno sullo stomaco e mi sento anche un pò più leale nei suoi confronti. Capisco di aver fatto la cosa giusta, e mi sento anche un pò più vicino a Roma, e a tutti quelli che sono scesi in piazza anche per me. Ma credo di non essere stato da meno. Proprio per niente!

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2 thoughts on “Un venerdì etero. Lontano da Roma.

  1. Phatalìo Gay. ha detto:

    Che bello che tu abbia fatto coming out con il tuo amico proprio in questo momento.
    E' anche questo un bel modo di “farsi sentire” 😀

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