Diari Estivi: Quando le decisioni sono impossibili da prendere.

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agosto 12, 2009 di annabellebronstein

Quando vedo Guy mi sento già meglio. Un pochino. Solo un pochino ma mi sento molto meglio. Nella vita abbiamo tutti qualcuno che in qualche modo ci calma. Ci rilassa. Se Roma è deserta è non c’è anima viva tranne che turisti ubriachi, il Coming diventa il punto nevralgico di incontri e facce che non vorresti mai vedere. Ma io e Guy dovevamo prima parlare. E abbiamo parlato. Abbiamo capito, che ci sono cose che devono essere assolutamente cambiate. Dobbiamo evolverci, passare a uno stato successivo. Capire dove dobbiamo andare e come. Ma anche con chi. Ed io ho fatto solo quello che avrei dovuto fare. Esserci. Non fare domande. E offrire tutta la mia comprensione. E l’ho fatto. Ritrovato lo smalto, il sorriso e Annabelle Bronstein abbiamo deciso che era tornato il sereno. A volte basta poco. Ma eravamo al Coming. E al Coming, si sa, il dramma è sempre dietro l’angolo.
Buttati sul solito scalino a conversare del suo weekend montano in cui tra cavalli, fieno e alberi di ogni fattezza Guy si è sentito molto Hanna Montana, giro lo sguardo e tutto il mio nuovo equilibrio ritrovato va a farsi fottere. Così in 5 secondi netti. Guy smette di parlare, e mi guarda, ha già capito che l’iceberg sta per colpire il Titanic. Laddove Titanic sta per la mia nuova taglia di pantalone. La Polpetta è lì, a suo agio in una nuova ritrovata forma fisica, che ride e passeggia con un tipo dalla dubbia bellezza. Io mi giro. E non parlo. Le certezze poco prima ritrovate mi abbandonano. Il sorriso mi si spegne in una smorfia amara. E penso ai miei capelli. Alla mia mise, pensata all’ultimo minuto e oggettivamente discutibile. Sono una lesbica. Ecco cosa sono. Una lesbica, vestita male, con dei capelli improponibili e milioni di particelle di alcool che passeggiano nelle vene. E sudo. Comincio a sudare schifosamente. Manco fossi una camionista. Lesbica, ovviamente.
Decido che non posso rimanere lì, a far finta di nulla. Penso che dovrei comprare una mega borsa e provvederla di un mega foulard nero da poter utilizzare in occasioni come queste. Giusto per non passare inosservato. Ma io e Guy decidiamo che è il caso di passeggiare. E in me scatta la solita reazione del cazzo quando vedo la Polpetta. Analizzo ancora una volta cos’è stato per me. Guy non usa giri di parole. Una scopata. Una scopata come tante altre. Nulla di più. Nulla di meno. Una scopata alla quale io ho dato troppa importanza. In realtà forse nessuno sa che la Polpetta è stato il mio primo vero rapporto sessuale completo. Il primo. Neanche con il mio ex avevo fatto tutto. E invece con lui ho fatto tutto. E lui questo non lo sa. Io invece si. Ecco perché non riesco a togliermi dalla testa questa persona. Non riesco a cancellare la sua dolcezza, il modo con cui mi ha accarezzato, mi ha abbracciato. Nella mia testa mi pongo sempre la solita domanda. Quello cha abbiamo fatto era amore oppure banale sesso? Io la risposta non l’ho mai trovata. A quasi due anni di distanza prepotentemente quel dubbio mi assale. Di nuovo. Ma penso che sia solo colpa dell’alcool. Guy non risponde. Ma lo so che pensa. Pensa che io mi sia fissato. Pensa che in realtà è solo un passatempo pensare queste cose. Io non mi capacito di come dopo tutto questo tempo la sua solo presenza possa ancora scatenarmi reazioni del genere. In definitiva lui è stato lì, con questo tipo, che rideva e scherzava come nel migliore dei primi appuntamenti. Che tristezza. Guy mi ha dato l’ennesimo motivo per lasciar stare. Ma io non riesco a lasciar perdere. Non riesco a cancellarlo. Lui sarà sempre la Polpetta. E io continuerò ad essere quello che sono, con i miei alti e bassi e con tutte le mie fragilità. E non me le voglio togliere, nessuna. E quella Polpetta non la voglio assolutamente cancellare. Non così. Prima o poi troverò il coraggio di prenderlo e sbatterlo contro il primo muro e dirgli tutto quello che penso. Ma ora no. Non ce la faccio.
Per fortuna l’arrivo di Ga, Ciù Ciù, Tata, Chicco e la Du Barry mi hanno un attimo fatto rilassare e tornare in me. Abbiamo davvero convenuto che il Coming quest’estate ci ha deluso. Non cè stato un personaggio, un nuovo incontro, un bono devastante da venerare. Nulla di tutto ciò. Ci chiediamo che fine abbia fatto Asess, con i suoi stornelli e le sue poesie. Che fine hanno fatto quei ragazzi straniere che l’estate scorsa facevamo ubriacare e ci riportavamo a casa. Dove sono tutti quegli amici con i quali tiravamo tardi, o con i quali organizzavamo spaghettate alle 5 del mattino. Nulla. Niente di tutto ciò. E forse abbiamo perso lo smalto. Abbiamo dimenticato come si fa a sorridere. Come bastava poco per divertirci. O forse lo abbiamo sommerso dentro di noi. Sotto le gelosie, i litigi e tutti i nostri insuccessi e fallimenti. E lì che abbiamo fatto finire la nostra voglia di sorridere con poco. Ma io ho deciso che farò ritornare tutto a galla. Per me e i miei amici. Per celebrare questo pensiero, decidiamo di concludere degnamente da Gigi, con il suo fantasmagorico cappuccino. Io scelgo quello al caramello. E sembra che vada un po’ meglio. Decido che voglio dimenticare la Polpetta, voglio ricominciare da capo e farlo nel migliore dei modi. Perché questa volta si fa sul serio. E come mi ha detto Rob, un amico, bisogna solo aspettare ed essere se stessi, e se l’amore non c’è, arriverà prima o poi, per ora per sentirci meno soli abbiamo gli amici, e quelli ci bastano a farci sorridere.
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One thought on “Diari Estivi: Quando le decisioni sono impossibili da prendere.

  1. BimboSottaceto ha detto:

    Gli amici e il sorriso sono meglio dell'amore. Ma poi, 'sto amore, l'ha mai visto qualcuno? Io non credo manco che esista.

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