Pubblicato in: amore, Diari Estivi, il pisello odoroso, mood pensieroso, movenze pop, no sex in the city, psicanalisi

Diari estivi: Sfortunati in amore?

Lavorare di notte non è il massimo. E’ noto. Ma quando ti mettono a fare notte con un bono devastante, bè, ecco trovi diversi e anche troppi motivi per passare la notte nel migliore dei modi. Dopo aver lavorato, ed essersi raccontati le solite chiacchiere ci siamo lasciati al riposino. Ognuno sul proprio giacilio di fortuna per un paio d’ore. Alle 4,30, come di consueto, sveglia e caffè. Ma mentre sorseggiavo il mio caffè l’occhio mi è inevitabilmente caduto sul pacco del mio collega e mi sono quasi strozzato. Ovviamente, essendosi appena alzato lui presentava una devastante erezione mattutina. E quando dico devastante, intendo interessante, vigorosa e molto molto ben assortita. Mammamiaaaaachecazzzzooooooooo!!!! E’ lì che mi sono finito il mio caffè ed ho fumato una sigaretta di corsa e subito mi sono messo al lavoro. Diretto. D’altronde oltre che guardare non avrei potuto fare. E il dilemma si è insinuato nuovamente nei miei pensieri. Il solito dilemma che aveva imperversato il pomeriggio del giorno prima nelle argomentazioni di Guy.
Sesso oppure amore? Guy è fermo sulle sue posizioni. Il sesso deve essere una conseguenza dell’amore. Per lui non ci può essere l’uno se manca l’altra. E comunque a prescindere non ci può essere solo sesso. A me invece bastava l’esatto contrario. Bastava il sesso, pronto lì su gayromeo che te lo andavi a cercare e lo consumavi. Adesso neanche quello mi basta più. Dopo aver conosciuto tanta gente così, solo per sesso, ho convenuto con Guy che forse è arrivato il momento di appendere il sesso al chiodo. Io non ho mai fatto sesso con uno conosciuto in un luogo fisico e reale. Solo roba virtuale. E purtroppo non si campa di virtuale. Lo so io, come lo sa Guy. Ma anche lui sfrutta il virtuale e poi fa degli appuntamenti. Anzi a dirla tutta lui è il re degli appuntamenti. Eppure anche la sua condotta, di gran lunga molto più politically correct della mia non ha avuto nessun risultato positivo. Ma allora dove sta l’inghippo? Cosa dobbiamo fare? Forse stiamo sbagliando tutto e basta. Forse dovremmo smetterla di cercare il vero amore, quello che ti fa crescere le farfalle nello stomaco e che quando sei lì che te lo stringi ti fa la sudarella alle mani.
Quando faccio questa domanda a qualsiasi persona che conosco la risposta è sempre la stessa. Non bisogna cercarlo, l’amore arriva e basta. E allora dovremmo smetterla. E vivere come se nulla fosse. Vivere come se fossimo felici, quando in realtà forse non è così. Perchè siamo pienamente coscienti che ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di un ragazzo a cui raccontare tutte le nostre frustazioni del lavoro, i battibecchi con gli amici, e anche le cose più stupide. Che ne so. Per esempio io gli direi tranquillamente che adoro il gelato di Hello Kitty gusto marshmellow ma, che non ho mai il coraggio di prenderlo altrimenti altro che prese in giro. Non lo so. Mi viene da pensare alle mie uniche due, disastrose e devastanti storie.
Il Perfido Marco, mi ha tradito con il mio migliore amico di allora. E anche in maniera più che pubblica. Con il Prof. sono partito svantaggiato. Lui era fidanzato con me, con il suo fidanzato con cui conviveva e un’altro fidanzato che riusciva a vedere nei momenti liberi. Bella storia. Bel passato. E allora forse sono ancora più convinto che io dell’amore sò ancora poco. Anzi forse niente. Però intorno a me, chi prima e chi dopo hanno tutti quel qualcuno speciale. Mmmmmm. Argomento spinoso. Argomenti difficile. E soprattutto argomento che ci ha fatto camminare tanto e che durante una lunga pausa di silenzio, manco a farlo apposta ci ha suggerito una risposta. Davanti a noi, si è materializzato un cartello eloquente, che da un pò ha invaso Roma, che dice semplicemente: “Sfortunati in amore?”.
La risposta affermativa, non ci ha buttato giù. Anzi. Ci ha risollevato. Forse non siamo noi. Non è il nostro modo di vestire, o i nostri gusti. Non sono i nostri caratteri dannatamentepop. Non sono le movenze. Forse siamo solo sfortunati. E basta. E a volte, e questa è una di quelle, fa bene anche accettare che potrebbe essere così. Ma noi per sicurezza abbiamo deciso di giocare lo stesso una schedina. Che non si sa mai, no? E se non mi vedrete più on line, bè avrete la risposta in mano. Vorrà dire che sono molto fortunato al gioco!
Pubblicato in: amore, bella gente, Coming Out, Diari Estivi, il pisello odoroso, la Polpetta, mood pensieroso, no sex in the city

Diari Estivi: Quando le decisioni sono impossibili da prendere.

Quando vedo Guy mi sento già meglio. Un pochino. Solo un pochino ma mi sento molto meglio. Nella vita abbiamo tutti qualcuno che in qualche modo ci calma. Ci rilassa. Se Roma è deserta è non c’è anima viva tranne che turisti ubriachi, il Coming diventa il punto nevralgico di incontri e facce che non vorresti mai vedere. Ma io e Guy dovevamo prima parlare. E abbiamo parlato. Abbiamo capito, che ci sono cose che devono essere assolutamente cambiate. Dobbiamo evolverci, passare a uno stato successivo. Capire dove dobbiamo andare e come. Ma anche con chi. Ed io ho fatto solo quello che avrei dovuto fare. Esserci. Non fare domande. E offrire tutta la mia comprensione. E l’ho fatto. Ritrovato lo smalto, il sorriso e Annabelle Bronstein abbiamo deciso che era tornato il sereno. A volte basta poco. Ma eravamo al Coming. E al Coming, si sa, il dramma è sempre dietro l’angolo.
Buttati sul solito scalino a conversare del suo weekend montano in cui tra cavalli, fieno e alberi di ogni fattezza Guy si è sentito molto Hanna Montana, giro lo sguardo e tutto il mio nuovo equilibrio ritrovato va a farsi fottere. Così in 5 secondi netti. Guy smette di parlare, e mi guarda, ha già capito che l’iceberg sta per colpire il Titanic. Laddove Titanic sta per la mia nuova taglia di pantalone. La Polpetta è lì, a suo agio in una nuova ritrovata forma fisica, che ride e passeggia con un tipo dalla dubbia bellezza. Io mi giro. E non parlo. Le certezze poco prima ritrovate mi abbandonano. Il sorriso mi si spegne in una smorfia amara. E penso ai miei capelli. Alla mia mise, pensata all’ultimo minuto e oggettivamente discutibile. Sono una lesbica. Ecco cosa sono. Una lesbica, vestita male, con dei capelli improponibili e milioni di particelle di alcool che passeggiano nelle vene. E sudo. Comincio a sudare schifosamente. Manco fossi una camionista. Lesbica, ovviamente.
Decido che non posso rimanere lì, a far finta di nulla. Penso che dovrei comprare una mega borsa e provvederla di un mega foulard nero da poter utilizzare in occasioni come queste. Giusto per non passare inosservato. Ma io e Guy decidiamo che è il caso di passeggiare. E in me scatta la solita reazione del cazzo quando vedo la Polpetta. Analizzo ancora una volta cos’è stato per me. Guy non usa giri di parole. Una scopata. Una scopata come tante altre. Nulla di più. Nulla di meno. Una scopata alla quale io ho dato troppa importanza. In realtà forse nessuno sa che la Polpetta è stato il mio primo vero rapporto sessuale completo. Il primo. Neanche con il mio ex avevo fatto tutto. E invece con lui ho fatto tutto. E lui questo non lo sa. Io invece si. Ecco perché non riesco a togliermi dalla testa questa persona. Non riesco a cancellare la sua dolcezza, il modo con cui mi ha accarezzato, mi ha abbracciato. Nella mia testa mi pongo sempre la solita domanda. Quello cha abbiamo fatto era amore oppure banale sesso? Io la risposta non l’ho mai trovata. A quasi due anni di distanza prepotentemente quel dubbio mi assale. Di nuovo. Ma penso che sia solo colpa dell’alcool. Guy non risponde. Ma lo so che pensa. Pensa che io mi sia fissato. Pensa che in realtà è solo un passatempo pensare queste cose. Io non mi capacito di come dopo tutto questo tempo la sua solo presenza possa ancora scatenarmi reazioni del genere. In definitiva lui è stato lì, con questo tipo, che rideva e scherzava come nel migliore dei primi appuntamenti. Che tristezza. Guy mi ha dato l’ennesimo motivo per lasciar stare. Ma io non riesco a lasciar perdere. Non riesco a cancellarlo. Lui sarà sempre la Polpetta. E io continuerò ad essere quello che sono, con i miei alti e bassi e con tutte le mie fragilità. E non me le voglio togliere, nessuna. E quella Polpetta non la voglio assolutamente cancellare. Non così. Prima o poi troverò il coraggio di prenderlo e sbatterlo contro il primo muro e dirgli tutto quello che penso. Ma ora no. Non ce la faccio.
Per fortuna l’arrivo di Ga, Ciù Ciù, Tata, Chicco e la Du Barry mi hanno un attimo fatto rilassare e tornare in me. Abbiamo davvero convenuto che il Coming quest’estate ci ha deluso. Non cè stato un personaggio, un nuovo incontro, un bono devastante da venerare. Nulla di tutto ciò. Ci chiediamo che fine abbia fatto Asess, con i suoi stornelli e le sue poesie. Che fine hanno fatto quei ragazzi straniere che l’estate scorsa facevamo ubriacare e ci riportavamo a casa. Dove sono tutti quegli amici con i quali tiravamo tardi, o con i quali organizzavamo spaghettate alle 5 del mattino. Nulla. Niente di tutto ciò. E forse abbiamo perso lo smalto. Abbiamo dimenticato come si fa a sorridere. Come bastava poco per divertirci. O forse lo abbiamo sommerso dentro di noi. Sotto le gelosie, i litigi e tutti i nostri insuccessi e fallimenti. E lì che abbiamo fatto finire la nostra voglia di sorridere con poco. Ma io ho deciso che farò ritornare tutto a galla. Per me e i miei amici. Per celebrare questo pensiero, decidiamo di concludere degnamente da Gigi, con il suo fantasmagorico cappuccino. Io scelgo quello al caramello. E sembra che vada un po’ meglio. Decido che voglio dimenticare la Polpetta, voglio ricominciare da capo e farlo nel migliore dei modi. Perché questa volta si fa sul serio. E come mi ha detto Rob, un amico, bisogna solo aspettare ed essere se stessi, e se l’amore non c’è, arriverà prima o poi, per ora per sentirci meno soli abbiamo gli amici, e quelli ci bastano a farci sorridere.
Pubblicato in: Coming Out, Diari Estivi, il pisello odoroso, mood pensieroso, no sex in the city, psicanalisi

Diari Estivi: Riflessioni

Sono diversi giorni che mi interrogo su cosa ci sia di giusto e sbagliato nel mio quotidiano. Sono tante le domande che mi sono fatto e che purtroppo non hanno trovato una risposta. Il perché certi rapporti si guastino dopo tanto tempo. Il perché ci siano persone che hanno come solo obbiettivo rovinarti la vita. Il perché nonostante io sia in ferie non sia stato in vacanza come tutti gli esseri umani. Chi sono i buoni? Chi sono i cattivi? Non lo so. Non lo capisco. So soltanto che in questo periodo in cui devo cambiare casa, trovarne una nuova e ricominciare tutto da zero, ho soltanto voglia di cancellare tutto e riavviare il sistema da capo. Ecco questo è quello che voglio fare. Per questo durante la cena mi sono abbandonato alla tentazione del vinello bianco in frigo. E’ lì, che mi chiama, mi cerca. Ed io non ho resistito. Poi ho preso carta e penna e ho dato una riordinata alla mia vita. Ho tracciato una linea verticale al centro e mi sono chiesto le cose che ho e quelle che non ho, ma che vorrei. Ho un lavoro che mi fa vivere bene, in alto a sinistra. A destra invece ho segnato che vorrei avere un lavoro che mi dia maggiori soddisfazioni. Qual è il modo per raggiungerlo? Avere un titolo in più oltre alla laurea. Ok, lo sto già facendo. Sto frequentando un master e quando finirò a febbraio 2010 riconsegnerò il mio cv pure ai sampietrini. Seconda riga, scrivo diretto Amici. Mmmmm. Per quanto riguarda gli amici, scrivo solo la lista degli amici si e quelli no. E mi rendo conto che a settembre molte mele marce saranno finalmente fatte fuori.
Traccio una linea, la terza, e scrivo AMORE: NO. L’amore non c’è. Per quanto ne so per l’amore è solo un’infinita staffetta nella quale arrivo ultimo, oppure non classificato. Oppure cado e mi incollo gli ostacoli. Solo questo è l’amore per me. Per cui traccio una linea e mi rendo conto di quanto la mia vita vada tutta da un’altra parte. Questo metodo me lo ha suggerito un amico psichiatra, secondo lui mettere nero su bianco i problemi oppure le cose che non vanno di noi serve a focalizzare le soluzioni migliori. Io soluzioni non ne trovo. Per lo meno non in maniera così immediata, per cui decido di berci su. Ed ho bevuto tutto quel vinello di cui sopra, che oltre a tentarmi ha mandato in discoteca il mio unico neurone rendendolo stupido e fuori di testa. Più di quello che io avevo previsto. Così, dopo essermi concesso una partita alla play station e alla ds, mi sono reso conto che ero in assoluto ritardo. Troppo tardi. Guy, di ritorno dalla montagna mi stava già aspettando da almeno un quarto d’ora. Io ero ancora lì, davanti a quel foglietto, a cercare risposte inesistenti e parole che non trovano una senso una con l’altra. Metto la prima cosa che capita, lavo i denti e prendo l’ipod, lascio la macchina davanti casa e mi avvio con Celebration nelle orecchie verso la metro. Sto arrivando. Sto arrivando.
Pubblicato in: bella gente, Diari Estivi, il pisello odoroso, mood positivo, movenze pop

Diari Estivi: Il ritono a Roma.

Tra tutte le mie idee più fantastiche quella di partire il primo agosto è sicuramente la migliore. Certo, sicuramente il motivo è più che sufficiente a farmi muovere, ma credetemi, 200 km con queste temperature devastanti è come essere rimasti chiusi in una sauna. E nessuno ci passa davanti per aprirti. Cosa che conoscendomi potrebbe proprio accadermi. Comunque oggi sono tornato per festeggiare il compleanno di uno che oltre alla movenze, ha anche il mood dannatamente pop, e forse chi più di lui. Appena arrivato a casa, a Roma, mi rendo conto di quanto sia rovente la temperatura e di quanto sia davvero inutile asciugarsi il sudore. Sono completamente bagnato. Dalla testa ai piedi. Spero almeno di dimagrire qualche chiletto con tutta st’acqua che sto a buttà. Comunque rientrato in casa mi raggiunge poco dopo Miss Cheriè e ci dedichiamo al nostro piacere preferito. Mangiare. Subito dopo preparo la mia valiggetta per il weekend e aspetto l’ora X. Ovvero l’ora in cui uscirò per raggiungere Termini per cominciare a festeggiare il comply di Pop. Non vedo l’ora!