Pubblicato in: bella gente, Circolo degli Artisti, Coming Out, il pisello odoroso, mood pensieroso, mood positivo, movenze pop, no sex in the city, pessime figure, psicanalisi

Il Partito dell’Amore

Premettendo che non ho mai capito nulla di politica, e il mio solo approccio cè stato un paio di anni fa quando, avendo ricevuto l’invito a candidarmi per una lista civica mi sono trovato davanti gli occhi la necessità di dover capire. Accettato di buon grado l’invito soprattutto perchè non vi era alcun colore politico, ero stato scelto principalmente perchè avrei dovuto rappresentare gli studenti. Non a caso il mio intervento al comizio oltre ad essere accalorato parlava solo ed esclusivamente di futuro, di università e di tutti gli spazi per i giovani che nella mia città sono sempre mancati. Ed era ovviamente indirizzato a quelli della mia età che avrebbero dovuto votare, teoricamente. Quel giorno ci avevo creduto. Ero soddisfatto di me, del mio intervento e di come avevo gestito la mia immagine in campagna elettorale (!). Ma di tutti i presenti, circa trecento persone, alla fine io ho ricevuto solo sette voti. Ovvero mamma, papà, mio fratello, la nonna, il nonno e una vicina di casa. E il mio di voto, ovviamente. E’ così mi resi conto che la politica è solo un magna magna. E che quelle trecento persone erano lì solo per il banchetto post comizio. E così oggi poco mi sorprende quello che accade nel nostro Paese. La potenza di un solo uomo va be oltre i suoi comportamenti. E sembra che tutti se la bevano. Mi viene allora in mente quando una decina di anni fa una tale Moana Pozzi creò il Partito dell’Amore. Se avesse mai vinto alle elezioni oggi saremmo abituati a certi exploit di “questi signori”. O forse no? Forse l’avrebbero presa in maniera diversa e avrebbero fatto qualcosa di serio. Non lo so. E non lo sapremo mai. E in qualche modo la politica è molto simile all’amore. In amore come in politica, solo che vive una relazione capisce determinate cose. Vabbè, tutto sto preambolo per dirvi che io non capisco una ceppa leppa neanche dell’amore. Oppure forse sono solo in attesa che il mio LUI arrivi. Tutte queste riflessioni sono uscite fuori dopo la mia disastrosa serata di venerdì. Mi sono visto con Sushi in centro alle 23 per muoverci assieme e raggiungere Guy e la Du Barry al Cominmg Out. Ovviamente il venerdì sera pieno zeppo di gente all’inverosimile. Tra cui una serie innominabile e imbronciatissima di ex-fiamme. Laddove fiamme sta per sesso promiscuo, ovviamente. Appurato che però ne avevamo avuto tutti e quattro fin troppo di tutta quella gente e di tutti quegli sguardi manco fossimo al mercato del pesce, siamo fuggiti direzione Circolo degli Artisti, a piedi. Adesso Roma non è proprio piccola. Ma secondo la Du Barry non ci voleva neanche tanto dal Coming al Circolo a piedi, “Dai na decina di minuti!”, e noi ovviamente le abbiamo creduto, facendo come al solito la maratonina Attilio Fuggetta. Arrivati dopo circa 97 minuti ci siamo resi conto che il Circolo d’estate rules! Pieno zeppo di gente dentro e fuori, e soprattutto di gente che mezz’ora prima avevamo lasciato al Coming. Raggiunti anche da Ga, Ciù Ciù, Little Miss Sunchine, Gian e tanti altri compagni di bevute che non vedevo da un pò, e ci siamo appollaiati sul muretto per riprenderci un attimo e snocciolare gli argomenti del giorno. La morte di Michael Jackson e di Fara Fawcett. Anche se quasi subito la mia attenzione e quella di Ciù Ciù si è catalizzata sui ragazzi, molto carini, che quasi subito ci hanno fatto capitolare: volevamo alcool a fiumi per dare senso alla serata, e così abbiamo aperto i rubinetti. E sono cominciate le sorprese. Mi compare davanti l’orcomaleFICO, di cui da troppo tempo avevo perso le tracce. Preso dalla voglia di sbatterlo contro il primo albero disponibile l’ho seguito con molta discrezione fino al bar della piscina, e lì mi sono fatto notare. Mi sono avvicinato, e ci ho scambiato quattro chiacchiere, ma non era il solito orco che ricordavo. Sembrava che si trattenesse, era circuito e si guardava attorno. Poi appare uno con una camicia rossa che si aggiunge alla conversazione, e si presenta, e capisco. Si trattava del suo FIDANZATO. Per fortuna che l’alcool ancora faceva il suo effetto. Ho fatto ricorso a tutta la diplomazia a mia disposizione, ed ho dato benzina alla conversazione: caro vita, le vacanze troppo costose ad agosto, il cocomero, la dieta mediterranea, il trucco da uomo, il fatto di essere single e le griffe. Insomma mi sono reso antipatico e pesante per farmi buttare da quella conversazione che mi era diventata troppo stretta. Così mi hanno salutato e si sono appartati per spomiciarsela. Tornato dagli altri mi sono di nuovo indepressito. Sono sempre quello di troppo io. E me lo ha fatto capire anche il Playboy. Lui bello come il sole, non lo vedevo da tipo due mesi. Attaccobottone e parliamo della qualunque, ricorrendo alla mia pungente autoironia. Lui se la rideva, ma evidentemente era interessato a ridersela con qualcun’altro, e così mi ha smollato su due piedi, congedandosi e sottolineando che si vedeva con qualcuno, ma in realtà si stava alzando per darsi al rimorchio più assoluto. Con quel qualcun’altro per di più. Ma io sono un giocatore, non mi dispiace perdere con sportività, anche se mi rode. Ma non tutti sono come me, anzi. Quasi subito sono diventato oggetto di commenti poco oggettivi senza fondamento. Ma oltre a non barare nel gioco e nell’amore, ho capito che a volte è meglio, anzi, importante saper non rispondere. E proprio in questo non lo farò, perchè in fondo a me non manca niente. Non ho bisogno di dare dello sfigato a qualcun’altro per sentirmi bene con me stesso. Io mi vado bene così, e sono al quanto sicuro di me. E se un Playboy non lo capisce, bè forse è meglio così. Come dire, altro giro, altra corsa. Salutato Sushi che ne aveva di bendonde da fare (lallero!) e salutati anche gli altri, Ga, Ciù Ciù, Guy, la Du Barry e io siamo andati da Gigi per il solito mega-cappuccino alla crema con bono annesso che te lo serve. Sarà stata colpa della serata strana, o delle morti vip, ma mi sono trovato a domandarmi se tutto questo acume mi giova oppure no. E se cominciassi anche io a essere cattivo con gli altri? Mmmm, non credo lo farò mai, anzi. Pensavo di scendere anche io in campo in politica con il mio Partito dell’Amore. Anche se al momento un amore non c’è l’ho. E al mio fianco ci sarà Francois Sagat! E ci faremo promotori delle movenze pop, il sorriso e l’amore. E in qualche modo gliene farò vedere anche a lui di bendonde. NO? Io penso proprio di si!

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Tremate, tremate, le streghe son tornate!!!

Se per caso vi stavate chiedendo che cosa ho fatto ieri sera, be ecco che vi accontento. Ristabiliti gli equilibri, ieri pomeriggio io e Little Miss Sunchine abbiamo raggiunto la Du Barry e Guy da Primo per un mega aperitivo abbuffo. Appurato però che ne volevamo ancora, e che il freddo era troppo insopportabile abbiamo deciso di andarcene al Coming Out, questa volta con l’idea di entrare dentro e sederci. Ma nonostante fossero appena le 22 altre diverse decine di persone avevano avuto la nostra stessa idea, così ci siamo seduti fuori dove apparentemente sembrava un pochetto più riparato dal gelido vento. Ma solo apparentemente. Così mentre aspettavamo di ordinare, succede qualcosa di mistico e straordinario. Ovvero appare Ambra. Ohsantocielo. Ma è pazzesca. Vabbè credetemi, ultimamente la becco sempre più spesso in giro. E ogni volta che la vedo sono d’accordo. Ambra è diventata superlativa. Ha un fisico mozzafiato, è bellissima, e non solo. E’ bravissima. Ovviamente è rimasta per pochissimo, ed era stra-accompagnata da Mauro Di Maggio e il suo bodyguard credo. Comunque, dopo questa apparizione mistica mi sono sentito giàmeglio. O forse era l’alcool che cominciava a circolare in me. Comunque dopo circa settantasetteminuti ad attendere che il cameriere ci portasse lo scontrino e quindi pagare, ci siamo rotti le balle e abbiamo fatto il fugone. Così. Certo lo sappiamo che non si fa. Ma cosa diavolo racconterò mai ai miei nipoti quando sarò vecchio? Ci siamo messi quindi al riparo da occhi indiscreti sul muretto e abbiamo affrontato il solito discorso che ci attanaglia ovvero: PERQUALECAZZODIMOTIVOGENTECARINA,SIMPATICAEMOLTOINTELLIGENTECOMENOICHENEHADIBENDONDEE’ANCORASINGLE? Insomma, una cosina da poco. E siamo incappati in un discorso per la prima volta decisamente serio, ovvero che con l’avvento di siti internet come faccialibro, tutti sono amici di tutti però quando ci si becca dal vivo si ha il timore di avvicinarsi e parlare. Insomma si è persa strada facendo la vecchia e cara comunicazione. Anche io posso testimoniare che per esempio, la mia prima estate romana, quella del 2007, ho conosciuto tantissime persone solo stando seduto sui muretti del Coming. Ga, Ciù Ciù, Mau e Nata per esempio erano persone conosciute facendo quattro chiacchiere, e poi sono diventati amici che vedo e sento. E la differenza è che oramai diviene difficile approcciare e parlare di una qualsiasi cosa. Tutti sono in gruppo, e nessuno ti considera. Ecco perchè Little Miss Sunchine è sicuro che presto ripristinerà un profilo gay. Che detto da lui, contro queste cose per antonomasia, ti sconvolge, ma il fatto che lo dica mi sconvolge ancora di più. Forse ci siamo arresi? Forse non siamo neanche più noi capaci di andare lì parlare e dire a qualcuno quanto ci interessi? E’ possibile. Ma è giusto? Non lo so sinceramente. So soltanto che noi gay siamo l’emblema del cane che si morde la coda. Abbiamo bisogno di vedere riconosciuti i nostri diritti, e il tutto sembra girare intorno al fatto di avere bisogno di un posto come il Coming Out o duecento metri di strada dove poter passeggiare avanti e indietro per sentirci liberi di essere quello che ci pare. Per non parlare del Gay Village. Bè questa non mi pare libertà di essere. No. Mi sembra più un ghetto. Dove tutti sono felici di stare. Per l’amor del cielo sono anche sicuro che magari il resto del mondo non sia pronto ad accettare due uomini che si stringono per mano, figuriamoci se mai questi dovessero baciarsi. Non lo so. A volte mi chiedo che cosa da gay mi renderebbe felice con la F maiuscola. Un ottimo lavoro? Gli amici? L’amore? Ebbene SI, SI e ancora Si. Ma tutto ciò al momento sembra mancarmi. Se penso che però il mio paese sta ancora messo peggio, faccio un bel respiro e mi accontento. E proprio mentre la Du Barry e Guy vanno al bagno, e Little Miss Sunchine va a parlare con un amico rimango solo e mi rendo conto che di fronte a me cè InsytantarobaaaaLohan, e convengo ancora una volta di quanto sia carino. E di quanto magari io avrei voglia di parlarci e scambiarci quattro chiacchiere, ma in realtà non ne ho minimamente il coraggio. Che gli dico io a Insy Lohan, penso. E’ così realizzo che forse anche io sono come tutti gli altri. Che mi lamento di un atteggiamento altrui che secondo me è sbagliato, ma di mio non faccio nulla per cambiare nè il mio nè quello degli altri. Io credo che ci debba essere una specie di rieducazione dei comportamenti. Se parli con un trentenne, quello ti dice che la generazione dopo è stata fortuna perchè ha vissuto l’avvento di internet, e delle telecomunicazioni, e che loro invece brufolosi, e timidi per conoscere qualcuno dovevano sudare sette camice. E infatti ora se ci provi con untrentenne questo fa l’alternativo e ti snobba. Certo non tutti. Io sinceramente non mi sono mai sentito fortunato per avere come mezzo internet per il rimorchio. Anzi. Lo maledico. Anzi mi va bene solo quando c’ho na voglia devastante di cazzo. E me ne faccio anche uno stendardo sinceramente, visto che ho sempre cercato di essere sincero sotto questo punto di vista. Non tutti però sono concordi col mio pensiero. Tutto il contrario. Vi è mai successo di incontrare qualcuno con cui chattate soltanto? Questo vi evita prima con lo sguardo, poi fa in modo di allontanarsi nella maniera più veloce possibile da voi. E allora, mi chiedo, che senso ha aver avuto un contatto on-line? Nulla. Ecco perchè maledico il mezzo, e si torna punto e a capo all’arcano di cui sopra. Bo. Dopo questi devastanti e importanti dissidi mi sono lasciato pervadere dalla voglia di capire da dove provenivano i laser verdi che illuminavano il Colosseo. Percorsa quindi via di San Giovanni in Laterano abbiamo capito. Si stava festeggiando la festa delle Streghe. E qui internet mi viene in aiuto: “La notte tra il 23 e il 24 giugno si celebra da molti secoli ormai La Notte di San Giovanni, una notte ricca di magie, misteri e influenze sulle cose, gli animali e, soprattutto, sulle persone, tanto che da sempre essa è anche chiamata La Notte delle Streghe.In questa notte, un tempo, si viveva un momento magico perché essa cade nei giorni solstiziali quando, secondo un’antica credenza, il sole si sposa con la luna e dal suo sposalizio si riversano energie benefiche sulla terra e specialmente sulle erbe bagnate dalla rugiada, che si trasforma in un farmaco potente “a guarire ogni guisa di malattie cutanee”.La leggenda della notte di San Giovanni narra che proprio in questo particolare momento astrale le streghe si radunassero per espletare i loro sortilegi. I più prudenti per proteggersi si infilavano sotto gli abiti qualche erba di San Giovanni, dall’iperico alla lavanda, allo spicchio d’aglio da raccogliersi prima dell’alba, la verbena simbolo di pace e prosperità, il ribes i cui frutti rossi sono chiamati anche bacche di San Giovanni, l’artemisia…Queste streghe altre non erano che giovani donne le quali, per aiutare il sole a nascere, si riunivano nei campi e accendevano dei fuochi, oppure spinte da passione amorosa raccoglievano le erbe bagnate di rugiada, simbolo della protezione del Santo Battista. La tradizione della notte del solstizio si celebra ogni anno da tempi lontanissimi a San Giovanni in Marignano – già noto alle cronache come il “granaio dei Malatesta”, perché situato nel cuore fertile di una dolce vallata della Romagna – con una manifestazione volta a recuperare un tessuto storico-popolare di tradizioni attraverso la loro spettacolarizzazione: teatro popolare di strada con rappresentazioni che ripercorrono i grandi temi della magia, della superstizione e del misterioso; un mercatino con esposizione e vendita di oggetti, erbe officinali, pietre magiche e prodotti naturali, l’antro delle streghe, un ambiente scenograficamente suggestivo in cui operano cartomanti, chiromanti e indovini.” Bè mi sembra più che chiaro. E dopo aver visto lo spettacolo, poco sconvolgente di sto proiettore verde, e aver capito che forse per ora devo rivedere il mio atteggiamento verso i mezzi di comuncazione me ne torno a casa. Con la speranza, che domani, sarà sicuramente un giorno meno freddo e più proficuo per capire dovè il mio uomo! Tiè!
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Una rondine ci distruggerà tutti!

Da Wikipedia
La rondine è uno degli uccelli che più di tutti si avvicina agli insediamenti umani, annidando di regola sotto i cornicioni dei tetti.La rondine, e più specificatamente la rondine comune, è diventata l’uccello-simbolo dell’Estonia dal 23 giugno 1960; per gli estoni, la rondine rappresenta il cielo blu, sinonimo di libertà e di felicità eterna. Secondo le credenze estoni, se qualcuno uccide una rondine diventerà cieco. Quando in primavera le rondini tornano al nido, salutano gli umani della casa con acrobazie e canti.

Quando una persona esce con un amico, probabilmente non ha la più vaga idea di quello che possa capitargli nell’arco della serata. E probabilmente io dovrei sempre pensare a quello che potrebbe succedermi ogni volta che esco. D’altronde sono pur sempre Annabelle Bronstein, no? Ma venerdì non l’ho fatto. Solato dalla Du Barry finita in un buco nero fatto di libri e clausura in casa, io e Guy abbiamo deciso che ne avremmo fatte di bendonde. E non avevamo dubbi: saremmo stati di Circolo. Il Circolo è un posto strano. Quando pensi che andrai lì per divertirti, non cè una ceppa leppa di nessuno. Quando pensi che sarà un totale flop ecco che il Circolo ti dice che sarà l’esatto contrario. Arrivati a Ponte Casilino eravamo convinti che all’1.30 (i migliori arrivano sempre tardi), la serata sarebbe stata già bella che conclusa, ma non era assolutamente così. Attraversato il cancello noi abbiamo cominciato a respirare ossigeno. Il mondo era lì. Il circolo sembrava il Grande Raccordo Anulare nell’ora di punta. Un Circolo pieno zeppo di gente. E così tra tante persone, forse milioni, io sono finito proprio di fronte La Polpetta. E non era solo. Era con la sua nuova fiamma. Ecco in quel momento ho provato quello che viene comunemente detto Killer Instinct. Laddove io avrei fatto a pezzi prima il suo boy, e poi affettato lui e successivamente venduto al mercato delle Vittorie. Ok, non esageriamo. Sono così pulp oggi! Vabbè. Io avrei voluto scansare il suo sguardo e saltare tutti come ad una corsa ad ostacoli, ma proprio mentre stavano per sparare il colpo dello start Guy si è fermato a conversare con Panpipe. Il panpipe è praticamente uno con cui lui è uscito diverse volte, che non mi starebbe neanche antipatico se solo non fosse quello che da un paio di mesi è diventato amico inseparabile della Polpetta. E mentre eravamo lì a fare i soliti convenevoli del caso, davanti i miei occhi la Polpetta se la sbaciucchiava con la sua nuova fiamma. Killer Instinct. Killer Instinct. Killer Instict. MMMmmmmmm che nervi! E mentre facevo finta di guardare qualcuno dietro loro, ma dietro di loro c’erano solo le frasche, sono stato scoperto: la fuga è stata immediata. E rientrato nella conversazione con Panpipe e e Guy che ne avevano bendonde da raccontarsene, La Polpetta, il suo nuovo discutibile Pomicioboy e la sua cricca sono fuggiti. E Panpipe si è accodato a loro fuggendo via e lasciandoci lì travolti dalla folla e dall’interdizione. Io odio le fughe. Travolti da milioni di persone capita facile di incappare in un Insy Lohan sempre più sexy con un nuovo taglio di capelli. Lo continuo a straquotare. Ma non solo, noto anche un giovane attore che raggiunge il dancefloor. Credetemi. Bonissimo. Ma io non ero ancora soddisfatto. Mi sentivo qualcosa nello stomaco. Sentivo qualcosa di strano. E non capivo se era fame o altro. A sorpresa sono riuscito a beccare Ga, Ciù Ciù e Mau, finalmente. Dove i soliti convenevoli Ciù Ciù mi avverte subito che si era invaghito dello ziccherofilaro. Eh si, perchè nel giardino del Circolo, tra le milioni di persone c’erano anche un finto cinema che mandava a ripetizione un trailer, una piscina e uno zuccherofilaro. E Ciù Ciù ne voleva da lui. Ma la domanda, ovviamente era se faceva o meno parte della cerchia. Ga era sicuro: era etero. Mau non era d’accordo. E Ciù Ciù invece voleva solo perdersi tra le sue mani mentre arrotolava dello zucchero filato su un bastoncino. Così, appurato che lo zucchero filato era gratis, mi sono avvicinato con Guy e Ga e come una vecchia signora al supermercato ho esordito a gran voce verso Ga: “Certo che avere un ragazzo che sa preparare lo zucchero filato dev’essere davvero una figata. Immagina il suo ragazzo, che fortuna che ha, mangiare zucchero filato quando meglio crede”. E lui di tutta risposta: “Al massimo la mia ragazza!!!”. Ecco qua, Ga, ancora una volta ci aveva preso. Ma che palle. Ga ha sempre questa propensione per capire le inclinazioni sessuali di chiunque. Oppure porta solo sfiga. E davanti a noi si ripeteva la solita scenetta in cui lui c’ha ragione. Così ci siamo tutti consolati con una belle nuvoletta di zucchero filato. Tiè, alla faccia dei grassi insaturi. E mentre ci strafogavamo, proprio lì, finalmente i presagi di cui sopra hanno trovato una risposta.Non era fame. No. Era Mister X. Adesso Mister X è stato già mensionato in questo blog ma con un’altro nome. Ma sarà d’ora in poi rinominato così semplicemente perchè deve rimanere assolutamente anonimo. Anyway, Amywinehouse, di fronte a me per la primissima volta c’era lui. Io volevo sprofondare. Ero lì che mi abbuffavo di zucchero filato con le mani tutte appiccicaticce e come al solito stavo facendo la mia solita pessima figura. Ma non tutto viene per nuocere. Io e Mister X non abbiamo avuto un grande approccio. Qualche tempo fa ci siamo beccati su una chat un pò zozzona, ma io non avevo specificato cosa stessi cercando lì, assolutamente no, poi ci siamo scambiati il contatto msn, e abbiamo cominciato a chattare. Ma la chattata è durata pochissimi minuti perchè lui, mi ha letteralmente buttato fuori dal suo messenger senza spiegazione alcuna. Bè è chiaro anche a me che forse non sono molto il suo tipo. Ma vi giuro che le mie foto sono pessime e live rendo molto meglio. Certo se poi mi beccate con un quintale di zucchero filato in mano mentre mi abbuffo non deve essere il massimo. Ma grazie al cielo non si vive di solo immagine. E così, appurato che mi piace e anche di più dal vivo, decido di sparire e di non farmi vedere per evitare ogni imbarazzo. Anche se ribadisco lui mi ha buttato fuori dal suo messenger senza giusta causa. Raggiungo così, in incognito con gli altri il bordopiscina. O meglio le scale che portano alla piscina. Questo perchè c’era un party privato. Vabbè dediciamo di sederci sugli scalini e incontriamo anche due amiche di Ciù Ciù con le quali affrontiamo i soliti problemi di cuore. Alla fine di un’accesa discussione sugli uomini, e sui trentenni nello specifico, concludiamo che questi sono la generazione peggiore. Perchè non prendono mai una decisione. E’ proprio un trentenne, forse scambiandomi per una guardarobiera mi lascia in custodia la sua tazza. Si una tazza. Che credo gli sia stata regalata durante la serata. Con residui di Coca e Rum. Comunque mentre dietro di noi si svolgeva un campionato di Hula Hop con dei partecipanti imbarazzanti, abbiamo deciso di abbandonare la serata friccicarella e di andarci ad abbuffare di cappuccino di crema al cioccolato da Gigi a San Giovanni. Ma mentre uscivamo il dramma ci ha colpito. Dall’alto una rondine con l’ala spezzata ci è cascata quasi tra le mani. E una delle amiche di Ciù Ciù era proprio una veterinaria. Mamma mia che culo. Così il panico si è scatenato tra tutti quelli che uscivano, ma non solo anche la pazzia dilagante. Questo mi ha fatto sorridere, e anche troppo, andiamo è una rondine. Sono famoso per non essere particolarmente amante degli animali, ma è una rondine. Così mentre facevo del cinismo su questa cosa un pazzo con un cappello da cow-boy mi ha aggredito verbalmente. Anzi mi voleva proprio menare. Di lì a poco la mia fine. Urli, strepiti e aggressività gratuita. Mamma mia. Ga ha preso la situazione in mano, e non in culo come avrebbe voluto, ed organizzato la fuga. Abbuffati di cappuccino con crema al cioccolato, servitoci da due bononi devastanti con una Britney del 2002 che guadagnava la scena su Rai1, ce ne siamo tornati a casa. E immaginatemi. Brillo, scampato al linciaggio e con una tazza al Rum vagare in giro per Roma. Ditemi se non si può essere soddisfatti di avere delle serate del genere?

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Mi scusi, agenteeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!

Nella testa di noi tutti gli uomini in divisa hanno un fascino sessuale indiscusso. Nello specifico, finanzieri, poliziotti e vigili del fuoco vincono a sex-appel. Adesso, è facile cadere nei soliti clichè omosessuali, ma oggi mi prendo la libertà di caderci e anche volentieri. Sono mesi che chatto con questo tipo machissimo, che mi dice di essere un vigile del fuoco di Roma, e di lavorare vicino casa mia. Oggi, finalmente dopo diverse buche che ci siamo dati a vicenda decidiamo di vederci, da me. Unica clausola dell’incontro è che lui venga da me vestito da pompiere, altrimenti dovè il bello? Ma quando apro la porta di casa, davanti a me non cè un seducente vigile del fuoco, tutt’altro. Davanti a me cè un sexy, muscolosissimo e porcellissimo poliziotto. E tenete conto che aveva tutto. Manette, pistola e persino il manganello. Io sorrido, e non capisco sinceramente. Lui mi guarda serio, e decido per sicurezza di controllare il cellulare e in effetti trovo la chiamata persa che fa da segnale, come da accordi. Non so che fare. E se ho combinato qualche danno e questo è un polizziotto che è venuto qua per un qualche motivo??? Esordisco serio e vago, “Mi scusi, agente…ma cè qualche problema?” manco fossi Baby Spice. Lui ancora serio, mi chiede “E’ lei Annabelle Bronstein?”. Comincio a preoccuparmi. “Si sono io. Perchè ho combinato qualcosa?”. E lui: “No…ma a breve ne combineremo”. E sorride. Ed è bonnissimo. Io sorrido e mi rilasso, e penso a come abbia fatto a sapere il mio cognome, poi ricordo che è sul citofono. Lo faccio entrare ed accomodare. Comincio a fare conversazione, le solite conversazioni brevi, concise e prive di ogni senso. Andiamo, a me non interessa nulla di questo tipo, io voglio solo fare del gran sesso. Fino a che lui mi guarda e rompe gli induci. Poggia la pistola sul tavolo. E credetemi, questa cosa mi ha spaventato, non sono mai stato così vicino ad una pistola. Apre la zip e caccia l’altra pistola. Quella che tutto mi fa, tranne che paura. Poi mentre io lo intervisto, con la mano prende le manette, mi inginocchia e mi ammanetta. E credo che possa bastarvi così. Di lì in poi ne abbiam fatte di bendonde. Per circa le due ore successive il poliziotto diventa una macchina del sesso. Mi prende e mi rigira, sul tappetto del salotto, e poi sul divano. Il tutto con le manette. E credetemi io mi sento un mix tra una delinquente e Cicciolina. Da li ci spostiamo al piano di sopra. E l’autore del kamasutra a questo punto potrebbe imbarazzarsi. Io no. E credetemi non mi capitava di fare del gran sesso a questi livelli da troppo tempo. Mi faccio togliere le manette, perchè sinceramente dopo un pò mi hanno cominciato a far male, e lì mi rendo conto che il mio policeman smessi i panni del duro risulta essere anche molto dolce. Il tutto finisce con una doccia insieme. Riscendiamo al piano di sotto e preparo un caffè, ci sediamo vicini sul divano e lui comincia a parlare a ruota libera. Di se, del suo lavoro, della sua vita. Delle sue storie passate, del fatto che in Polizia bisogna stare attenti perchè molti colleghi sono fascistoni e non ci mettono niente a farti il culo. Il che non sarebbe neanche troppo male. Vabbè ironia da 2 euro. Io scopro anche una persona altamente interessante e intelligente. No, non mi sono innamorato. Però un pensierino ce lo farei proprio sinceramente. Lui mi chiede di me, mi abbraccia e mi bacia. Vuole sapere. Questo mi sorprende. Si congeda salutandomi con un’altro bacio sulle labbra, la promessa di sentirci ancora e vederci. Io annuisco, e lo saluto. Chiudo la porta e penso ancora frastornato, mamma che figo! E mi accorgo che in bocca ho la gomma che stava masticando. Dopo qualche secondo mi arriva un sms che dice, “Così la mastichi per un pò e ti rimane ancora il mio sapore…”. E qui credetemi io ho capitolato. Rivedrò il poliziotto.
N.B. Nelle foto non il mio poliziotto, ma il più ben noto poliziotto gay milanese Fabrizio Caiazza che fa comunque la sua porca figura!
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Fisicaccio, playback e Coming out. Un giovedì qualunque!

Ieri entrando in metro mi sono chiesto se ero in treno oppure ad una puntata speciale di Non è la Rai. E’ da un pò che prendo la metro e intorno a me ci sono ragazze e ragazzi dalla discutibile sessualità con cuffie e Ipod che mimano in maniera più o meno provocante un favoloso playback di quello che stanno ascoltando. Adesso. Non che io faccia storie, assolutamente no, sono il primo che se avesse il coraggio in metro si metterebbe a ballare con movenze pop e coreografie varie e con un ottimo sincrono, accattivandomi l’ammirazione di tutti. Ma ieri la cosa era imbarazzante. C’era questo ragazzo, davvero molto carino, anche palesemente gay, che era lì che si scatenava con non so quale musica nelle orecchie e si scatenava senza precedenti. Io sono rimasto un attimo interdetto perchè stavo anche io ascoltando della musica, pop ovviamente, ma intorno a noi c’era gente di tutti i tipi che lo guardavano stupito. Ma il problema è che lui più lo guardavano, e più si sentiva autorizzato a fare facce di ogni tipo. Vabbè. Lo invidiato e anche un pò ammirato, però me lo sono lasciato a Termini ancora lì che se la playbackaava! Arrivato a San Paolo da Guy, ho avuto immediatamente l’ennesima conferma che il suo palazzo è abitato da un numero cospiquo di omesessuali, a tal punto da farmi venire voglia di cercare un buco di casa anche io li. Mentre lo aspettavo si è materializzato il Massagiatore. Io sorpreso e alquanto stupito di vederlo, lui anche che abbozza un sorriso. Il Massaggiatore è uno con cui diverso tempo fa ho chattato, mi ci sono scambiato il cellulare ma alla fine non ci siamo mai visti nè sentiti. Vedendolo dal vivo sono rimasto un pò interdetto, e proprio dopo di lui arriva anche Guy. Lui ci sorride. Io abbozzo un sorriso di cortesia e prendo Guy e fuggo. Lui poi mi dice che gli ha sbroccato sbattendo ripetutamente i pugni sulla porta dell’ascensore perchè non chiudeva la porta al piano terra per cui l’ascensore non poteva essere richiamato. Ovviamente se non faceva una figura come al solito non era soddisfatto. Comunque, ci siamo diretti verso la OVS, a cui ultimamente dobbiamo fare i nostri complimenti perchè ci sforna dell’abbigliamento casaul decente e a buon prezzo. E anche qui ci siamo dovuti rendere conto che San Paolo tanta roba. Sarà stato il caldo torrido e la voglia di sesso e baci che entrambi da un pò abbiamo, ma intorno a noi chiunque vedessimo era gay ed era anche bono. Santo cielo. Siamo andati anche al supermercato a comprare del vino per la serata, ed anche al supermercato c’era una concentrazione tale di bei ragazzi e gay che mi ha fatto seriamente pensare all’eventualità di trasferirmi a San Paolo. Ba. Comunque risaliti a casa, dove la temperatura minima era di 47° C, abbiamo cenato a base di pesce, ovviamente, e vino bianco, e dopo cena diretti di corsa verso il Coming perchè dovevamo vederci con la Du Barry e soprattutto Guy doveva vedere il suo Fedifrago. Ora a tutti voi sarà sicuramente capitato almeno una volta nella vita di uscire con uno fidanzato. La cosa strana è che questo succede a Guy e che soprattutto se prima il fedifrago in questione era interessato ad avere una storia parallela, ora, dopo aver lasciato il suo ragazzo non ne voleva sapere più di Guy. Nonostante però lui lo pensi e anche spesso. Lo desidera, ma non sa come gestire i suoi sentimenti per cui non lo considera. Ecco, ci risiamo. Al momento sono pienamente cosciente dell’errore di chiudere i manicomi in Italia. Ma insomma. Prima lo cerchi, ci provi, esci con il mio amico, te lo porti dietro a un rudere a Porta Maggiore, ti fai mettere le mani nel pacco, poi ti fai prendere dai sensi di colpi, molli il fidanzato e non consideri più Guy. Questi eventi, ovviamente non hanno un senso. Nè per me, nè per Guy che pensa solo a mandarlo a cagare. Ma ieri il Fedifrago era per la prima volta al Coming e Guy ha passato qualche minuto con lui. Non è successo niente ovviamente, le solite chiacchiere superficiali e fuori luogo. La cosa più bella è che per la prima volta sia io che la Du Barry abbiamo visto questo tizio dal vivo, e i nostri pareri sono stati contrastanti. Io lo trovavo carino, la Du Barry no. Vabbè, chiacchiere da shampista. Ma non c’era solo lui, no. C’erano Ga, Mau e l’infermiere veterinario, che finalmente è tornato a deliziarci con la sua presenza. Presenza arricchita ieri sera da una foltissima barbetta. Mamma mia quanto è bono. Io non riesco a non perdermi nei suoi occhi azzurrissimi. Credetemi, se solo potessi pubblicherei una sua foto per farvi capire anche a tutti voi. Mentre io lo salutavo e me lo sbaciucchiavo un pochetto, lui aveva lo sguardo perso. Distratto. L’ho seguito e mi sono reso conto che quello sguardo era preso dal torone muscoloso dietro di me. Tra l’altro io ieri sera avevo una pancia gonfissima e devastante, e nonostante la mia maglietta a righe (che ingrassa si, ma se sei gonfio ti smagra: piccoli segreti acquisiti con anni e anni di tecniche per sembrare sempre due taglie in meno ad occhio nudo!) che aveva uno strano odore di pesce, lui si è fatto distrarre ancora. Per più di una volta (esattemente quattro) l’infermiere veterinario ha sbagliato a chiamarmi, dandomi del Francesco. Adesso come dice Ga, va bene uguale, visto che si tratta di un nome altamente pop. Ma io non mi chiamo Francesco. Io sono sono sempre Annabelle Bronstein e ancor prima ero una perfida strega dell’ovest, così lo circuito e strillato per bene. Ma lui è talmente carino che non se lo merita proprio. Anzi, sono riuscito anche a strappargli la promessa che appena sarà ubriaco gli potrò fare una delle mie interviste. Laddove intervista sta per rapporto orale. Ma io sono andato oltre. Davanti a lui e ai miei amici mi sono dato tempo sei mesi per modificare la mia forma fisica e diventare anche io un torellone. E credetemi lo farò. Che sia chiaro non per lui. Assolutamente no. Ma per me stesso. Sono entrato in una fase della mia vita in cui sembro un cane che si morde la coda. E un cane anche bello grosso, di taglia grande. Troppo per gli standard che questo ghetto frociarolo romano impone. Appurato che io sono un tipo non etichettabile se non con l’appellattivo POP, sono deciso a dare una svolta alla mia immagine e farmi anche io un fisico. Insomma sono stufo di guardare questi palestrati dai privè delle migliori discoteche di Roma e sbavare. Sono stufo di dover ricorrere alle righe e alle maglie taglia L. Io sono una small e lo sarò per sempre. Mi giustifico sempre dicendo che la carne oltre che tanta è debole, ma tutto ciò deve finire. La carne dovrà essere debole si, ma tutt’al più ridotta. E sono pronto a perseguire questo mio nuovo obiettivo. E allora, quando sarò torello anche io, e potrò permettermi delle striminzitissime magliette Abercrombie come Insy Lohan, alllora l’infermiere veterinario capitolarà e sarà mio. Ma allora io lo vorrò ancora? MMMMmmm non lo so. So solo che è davvero tremendamente carino. E che io sarei disposto anche a rendere il mio fisico un pochetto più tonico per lui. Comunque dopo aver congedato i presenti io e la Du Barry raggiungiamo p.le Flaminio e ci mettiamo ad aspettare l’N1, lui direzione Anagnina io l’esatto opposto. E così abbiamo lasciato passare entrambi tre autobus mentre parlavamo di noi, dei nostri sogni e di quello che ci farebbe davvero felici. Al quarto N1 la Du Barry sale e io attraverso, ed ovviamente visto che i tre precedenti sono passati uno appresso all’altro, il quarto, giustamente ci ha messo più di mezz’ora. Così raggiungo casa, e me ne vado a dormire, domani finalmente è venerdì!
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Il mio pride

Io e Miss Cherie usciamo di casa abbastanza in ritardo. Aspettiamo tipo 20 minuti l’autobus e solo alle 16.35 arriviamo a Piazza della Repubblica dove ci aspetta Guy. Ci accodiamo e partiamo, finalmente. Eh quasi subito mi comincia a salire il panico. La Polpetta, il Tatto-Hearted Boy, e una marea inaspettati di boni sono tutti lì. Credetemi. Il caldo. Il sudore. La musica. E tutti questi boni devastanti che se la shekeravano e se la ballavano. Io ovviamente non sono stato da meno. Ho fatto riferimento ai fondamentali delle movenze pop e ne ho avute di bendonde. Naturalmente. Comunque anche quest’anno il serpentone arcobaleno si è snodato per la capitale, con la musica, i colori e l’ironica carica contaggiosa che ci contraddistingue. Certo il caldo è stato devastante, anche fin troppo. Però ci siamo divertiti. Il tutto è andato a confluire a Piazza Navona con una favolosa Ornella Muti biondissima. Io me la sono perso perchè ero ancora troppo indaffarato a marciare per i miei diritti. Ok, lo so. Non ci crede nessuno. Diciamo che io oltre ad appoggiare la mission della giornata mi sono divertito a fotografare tutti i ragazzi carini che mi sono passati vicino e mi sorprendevano. Ed infine ho deciso la mia top 3. Il brizzolato. Il torello. E lo studentello arrapante.

Bè scusate ma io con uno a caso di questi tre mi ci sposerei immediatamente. Senza starci tanto a pensare su. Pur non potendo farlo. Ed ecco perchè ero in strada. Come di consueto al termina della sfilata, abbiamo ascoltato gli interventi finali. Vabbè a parte esprimere il nostro entusiasmo per Vladimir che oramai assomiglia sempre di più a Victoria Beckham vista la sua magrezza, siamo letteralmente impazziti per la rappresentante di ArciLesbica. Vabbè, adesso mi sfugge il nome, comunque credo che sia stata davvero la più pazzesca e rappresentativa. Questo in definitiva è il punto. Sentirsi rappresentati. Sentire che quello che viene detto ti riguarda. E il suo discorso è stato pieno di spunti. Ha parlato di coppie, di amore, di rispetto. Cose anche io sento. Certo lei ha una compagna da circa otto anni. Io no. Ma questi sono dettagli. E poi lei ha detto che andrà dalla Signorina Carfagna ha spiegarle personalmente come funzionano determinate cose. Io lo trovo inutile. Una che dice che i gay sono integrati e che fa cancellare dal sito del Ministero delle Pari Oppurtunitè tutto ciò che riguarda il mondo omosessuale può essere bollata come una mentecatta. Avrà anche un look pazzesco, ma è solo una mentecatte con i tic agli occhi. Anyway. Raggiunti dalla Du Barry decidiamo di cenare da Mac! Anche se il mio stomaco non lo ammette. E dopo cena decidiamo di passeggiare fino al Coming. In realtà noi pensavamo di andare al Coming. Ma si trattava della Sagra della Salsiccia. Ovvero una festa di paese. Bancarelle, birra, gente e rutti. E tanti etero a esser sincero. Noi ci siamo scazzati quasi subito a dir la verità. La musica era datata ’94/’95 ed escludendo pochissime persone interessanti bè non c’era niente di che. Neanche l’arrivo di Gennaro Cosmo Parlato mi ha svegliato. Ovvio che però La Polpetta ci ha deliziato con la sua presenza. Anzi a dir la verità mi ha quasi travolto, e il tutto senza neanche salutarmi. E io che credevo di essere cecato. No, io lo sono davvero, lui è solo un furbetto. Comunque poi ci hanno raggiunto anche Ga, Nata e Popslut. Abbiamo ovviamente trattato l’argomento del giorno ovvero il Pride. Ga non ha dubbi. Lui non si riesce a identificare con una manifestazione che rischia di vanificare quello che è il messaggio. Se poi all’opinione pubblica arriva solo che si tratta di una baracconata con trans in perizoma e checche col filo di perle e trucco. Ecco in un certo senso io lo appoggio e condivido il suo pensiero. Troppo spesso e troppo semplicemente i gay scadono nei clichè. Effettivamente chi la vede da fuori, è ovvio che si faccia un’idea del cavolo di tutta la faccenda. Certo se Ga però non prende e scende in piazza con tutti gli altri non dimostra neanche di appoggiare troppo la causa. Non lo so. Io sò solo che ci sono alcuni momenti in cui bisogna anche dare. E il Pride secondo me è una di quelle occasioni in cui bisogna dare. Bisogna esserci. Bo. Io poi sono contradditorio, visto che nè mamma nè papà sanno di me. Certo lo immagino. Ma io non ho mai detto loro nulla. Per cui, come al solito sto nel mezzo. E ci stavo anche in macchina, sul sedile di dietro quando siamo andati a prendere il cappuccino più buono di Roma a San Giovanni, vicino piazza Camerino. E soprattutto ce lo ha servito uno dei barman più sexy. Alto, moro, carneggione olivastra e spalle larghe. Bonissimo. Così siamo andati a dormire alle 3, stanchi, ma orgogliosi. E in definitiva penso che dovrei, e dovremmo, esserlo sempre, ogni giorno di più sempre più orgogliosi. E io ce la voglio mettere tutta per fare in modo che sia così. Perchè a parte tutte le sfige, io sono felice di essere ciò che sono. Certo, mi smonta la difficoltà nell’essere. Ma non mi spaventa assolutamente nulla. Figuriamoci una Carfagna ticchiosa.

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Febbre da Pride!

Ancora frastornato dalle 15 ore di lavoro di giovedì, concluse in maniera devastante, decido di non buttare a vuoto la giornata visto che dovrò lavorare anche in serata; per cui mi organizzo con Guy e la Du Barry per un aperitivo da Primo. Appena esco dalla metro Spagna mi rendo conto che nell’aria cè qualcosa di diverso. Eh si signori, è proprio la vigilia del Pride capitolino. E intorno a me orde di omosessuali da ogni parte d’Italia affollano piazze e vie. Mi vedo con Guy davanti la Benetton di via del Corso e subito ci raccontiamo gli ultimi avvenimenti delle nostre routinarie vite. Lui ha passato la giornata in casa con gli idraulici. Ovvero un polacco che lo ha chiamato tutto il pomeriggio “Signorino” e il suo socio con la “S” moscia. Ovviamente gli unici idraulici sulla faccia della terra che si allontanano di molto dallo stereotipo dell’idraulico sessualmente stimolante. O almeno quello che ci suggerisce la nostra mente. Io dalla mia non ho molto da raccontargli se non gli spaventi del giorno prima sul lavoro, ed un simpatico ascesso che tormenta la mia gengiva. Dei miei flirt virtuali e non, non ne esiste più traccia. Il Tatto-Hearted Boy si è ufficialmente dichiarato sfuggente, laddove sfuggente sta per latitante desaparesidos (ocomecavolosiscrive!) del Congo. La Polpetta cè, ma aparte occhiolini e banali cenni provenienti dall’educazione impartitagli, non si muove. E io anche. Ed altre persone non ci sono. Non cè persona che al momento possa vagamente interessarmi. In più ho ufficialmente cancellato i miei profili zozzegni ed eliminato Mirc dal pc. Insomma ne ho le palle piene di stare a rincorrere gente per del sesso che poi si rivela scadente e privo di ogni guizzo. E le palle, credetemi, sono molto più che piene. E anche lo stomaco si è riempito a dismisura. La bilancia non mente sono ingrassato almeno di 5 kg. Ma io non me ne curo più di tanto. Io sono così prendere o lasciare, chi mi ama mi segua. Non vedo alternative possibili. Comunque arrivati da Primo la Du Barry ci aggiorna anche lui sulla sua situazione, ovvero gente che scompare, ma anche di gente che magicamente riappare. Di gente lo aggiunge a Msn e gli invia mp3 e vuole da lui altri mp3 in scambio. Ci ritroviamo a convenire tutti e tre che il mondo gay non è proprio quelo che ci soddisfa. Per i rapporti, le relazione e anche unn pò la stronzaggine dei gay. Io mi ci metto in primis. Io comunque parlo poco e li guardo pensoso. A parte che non riesco a parlare per via di quel processo flogistico che si insinua nella mia bocca, ma poi è strano ma davvero non mi sento soddisfatto. Continuo a leggere gli oroscopi che blaterano di giorni felici e di amori a 5 stellette in arrivo. Persino l’oroscopo di Vanity Fair (il primo dei tre motivi che mi ha spinto a farmi abbonare) parla di libido alle stelle all’ennesima potenza e maialate compulsive. Io non vedo nulla di tutto ciò. Io so solo che se potessi mi licenzierei, cambierei città e ricomincerei tutto da capo. Ma poi penso che Roma mi mancherebbe troppo. E ritorno in me seduto a quel tavolino a discutere dell’argomento del giorno: andare o non andare al Roma Pride? Io e Guy non abbiamo dubbi, si pieno e convinto a partecipare. Vogliamo celebrare noi stessi in quanto tali, vogliamo shekerare i nostri culi insieme agli altri e far capire che l’amore è tutto uguale. Uomo/Uomo, Donna/Donna e tutte le declinazioni del caso. Mamma se mi legesse mio padre, sarebbe fiero di me. La Du Barry tentenna. Ha il terrore di essere ripreso e/o fotografato e finire laddove mamma e papà potrebbero tanarlo. Il segreto di Pulcinella. Ma noi lo convinciamo ponendo alla sua attenzione la stragrande maggioranza di froci che invaderà la capitale. Lui ancora rimane indeciso e non si esprime, ma io gli faccio notare che non può assolutamente mancare. E che ci deve essere non solo per per se stesso ma anche e soprattutto per la comunità a cui appartiene. Lo vedo sempre meno convinto. E io sembro sempre di più Geri Halliwell nel video di Spice Up Your Life. Poi mi cade l’occhio sui nostri drink e capisco tutto. Stiamo bevendo degli analcolicissimi “Primo Cocktail”. Privi di ogni magia alcoolica persuasiva. Ma tutti e tre non possiamo bere alcool. Io sono sotto antibiotici. Eccheccazzo! Comunque finito l’abbuffo ci alziamo e passeggiamo e poco a poco ci rendiamo conto di quanti bei ragazzi ci sono in giro, e quanti siano gay. Eh si. A sto Pride ci dobbiamo assolutamente andare. Arrivati a Spagna le nostre strade si dividono, io prendo la metro e me ne ritorno a casa, Guy e la Bu Barry continuano a vagare direzione via del Babbuino. Tornato a casa però mi misuro la febbre e ciò che mi viene segnalato dal termometro mi devasta: 37,2 ° C. Decido ancora di prendere carta e penna e di scrivere una missiva punitiva all’oroscoparp di Vanity Fair, invitandolo per la sua poca precisione astrale nei riguardi dei gemelli, e quindi anche di me medesimo. Poi torno sui miei passi e ricalibro il destinatario: “Cara Mina, ma te ce verresti mai al Pride? Io si, ed anche con la febbre. E infatti così sarà. Febbre o non febbre io ci sarò!” Firmato Annabelle Bronstein.
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It’s Annabelle Bronstein Bitch!

Updated
Ovviamente Annabelle non è sparita. Nè tanto meeno finita in un buco nero. Anche se in molto lo speravano. Era solo in giro per l’Europa. Per l’esattezza ero in quel di Londra per contemplare la magnificenza di The Legendary Miss Britney Spears. Eh si. Ma andiamo con ordine.

Il Viaggio
Sabato scorso mi sono dato appuntamento con Popslut a Termini alle 7.20. Troppo presto per i miei gusti e per i suoi, e soprattutto troppo presto per avere dei pensieri impuri in metro con una schiera di carabinieri ignoranti del profondo sud che mi hanno fatto eccitare all’inverosimile. La nostra direzione? Ciampino Airport. Eh si. Arrivati in aereoporto io e Pop abbiamo cominciato a snocciolare tutte le highlights su star e starlette varie prima, e poi a spettegolare su tutti i nostri ultimi avvenimenti personali. Ma ancora ne sarebbero successe. Proprio qualche minuto prima di salire sull’aereo abbiamo fatto un incontro inaspettato. Ovviamente come la maggior parte dei gay londinesi, anche molti dei gay romani si sono mossi alla volta di Londra per The Legendary Miss Britney Spears. E lì davanti a noi hanno fatto capolino con un simpatico e coretto “Noi sappiamo dove state andando???” due confratelli che davvero non te lo aspetti che prendano un volo per andare dalla Santa. E vabbè. Il volo è stato davvero molto comodo. Io e Pop all’ultimissimo posto vicino a Trottolino Amoroso. Trottolino Amoroso è un tipo sui ventanni probabilmente un tantinello poco ferrato di Londra. Ci ha mostrato una lettera che incominciava pressapococosì: “Ciao Amore, appena arrivi all’aereoporto prendi il terravision per Victoria Station. Una volta arrivato a Victoria prendi la metro blu, la Piccadilly e mi raggiungi…capito Tesò? Sono contentissima che vieni finalmente a trovarmi. Ti amo tanto. Il tuo amore“. Ma voglio dire. Te non sai una ceppaleppa di come raggiungere la tua bella a Londra e te ne vai girando con le indicazioni scritte passo per passo. Imbarazzante. Lui, la lettera e il suo amore. Ma Trottolino Amoroso è uno sveglio. Nonostante gli avessimo spiegato che si il treno per Londra dall’aereoporto era più veloce, ma che costava di più del bus e che all’ora in cui arrivavamo noi non c’era molto traffico per cui ci avrebbe messo tipo dieci minuti in più, ha fatto la stessa simpatica domanda alla hostess. E lei prima di rispondere ha pensato bene di mandare a quel paese un’altro passeggero perchè questo non aveva filato di pezzail divieto di alzarsi dalle sedute. Ma vabbè, d’altronde un volo Ryan è pur sempre un volo in economy. Anyway. Il nostro arrivo a Londra è stato suggellato da una temperatura totalmente inveranale. E io che pensavo di girare per la città in shorts e t-shirt. Io e Pop avevamo appuntamento a Bond Street con il terzo elemento. Ovvero la groupie che tutti vorremmo essere. Henrietta Fitzroy Osment. Una volta recuperata anche lui ci siamo diretti verso il nostro albergo centralissimo e poi finalmente, dopo una sistemata al look siamo partiti verso La Santa.

In viaggio verso la O2
Nella mente di ognuno di noi è noto che Londra è coperta da una vasta rete metropolitana, che connette ben sei zone dalla più extra-urbana alla più centrale. Se per noi che viviamo a Roma non è difficile capire il funzionamento della metro perchè abbiamo solo due linee, a Londra la fitta rete è accompagnata da cunicoli e passaggi pedonali extra. Questo in qualche modo allunga l’arrivo sul binario giusto, e un pò ti fa sentire spaesato. Ma la cosa che ti fa sentire fuoriluogo è che quando arrivi sul tuo binario quello è inspiegabilmente, sorprendentemente e fottutamente chiuso. Ed era caso della Jubilee Line. Tutta la linea era chiusa. L’unica che con un paio di fermate di porta dentro la O2 Arena senza farti impazzire in giro per Londra. Ed ovviamente quel giorno noi sapevamo che avremmo dovuto correre. E infatti da lì direzione Stratford con la Central e poi di lì ancora con un autobus. Ovviamente al tipo a cui ho chiesto come raggiungere la O2, non si è assolutamente smentito, e da buon inglese mi ha sbroccato perchè aveva appena dato quella informazione a un ragazzo davanti a me. E secondo lui io avrei dovuto sentire. Ma fottiti. Così individuato quel ragazzo tra la folle io, Pop e Henrietta Fitzroy Osment lo abbiamo rincorso fino all’autobus. Dopo circa 50 minuti di autobus, strizzati come le sardine, circondati da strani tizi dalle puzze più varie siamo arrivati. La magnificenza della O2 era lì davanti a noi. E noi avremmo voluto festeggiare con Vodka Lexotan, ma eravamo troppo in estasi. Volevamo entrare e shekerare i nostri fondoschiena in onore della Santa. Ed eravamo proprio lì, a un passo da lei.

The Circus
Dopo aver felicemente perso PoracCiara come dice qualcuno (;)))) finalmente lo show è iniziato. Ed è cominciato con un siparietto circense molto interessante curato The Big Apple Circus. Okei. A me non è che mi abbia fatto impazzire più tanto, però ho gradito. E poi finalmente lo spettacolo è partito. Annunciato da Perez Hilton la Santa è apparsa in un cerchio dorato dal cielo e si è posata sul palco sulle note di Circus appunto. E devo ammettere che il colpo d’occhio è stato formidabile. Ballerini, luci ed effetti vari. Peccato per il palyback, che era noto, ma rende tutto un pò troppo plasticoso. E’ strano ma poco a poco mi rendo conto che Britney cè, e balla anche alla grandissima, cosa che dai vari video in rete invece proprio non sembrava. Comunque traccia dopo traccia, dimostra di saper tenere il palco come ai vecchi tempi. Certo il tutto è studiato nei minimi dettagli. I tre palchi concedono una regia furbetta e ben curata, il mega screen aiuta i cambi di scena perchè si alza e si abbassa e Brit non è mai lasciata sola sul palco. La scaletta è quasi totalmente incentrata su Blackout, e le performance migliori sono Piece Of Me che dal vivo ti prende, ma non solo perchè vengono riesumate anche Boys e Touch Of My Hand. Ma lo spettacolo va avanti serrato e senza pause, si passa da Hot As Ice, If You Seek Amy, alle versioni remix di Slave e quella fenomenale di Me Against The Music totalmente Bollywood. Pazzesca. Anche se lei sembra essere un automa. Totalmente perfetta. Si esibisce, e quando la musica finisce scompare perfetta. E tutto questo suo muoversi così preciso comincia a spegnermi un pò. Insomma lo spettacolo diventa improvvisamente freddo. E lei è talmente precisa che sembra una perfettina, una di quelle un pò secchione. La scena non la vede mai protagonista da sola. Cè sempre qualcuno su cui cade l’attenzione. E questo mi fa proprio pensare che probabilmente comincia ad essere un pò troppo stanca per tutto ciò. Anche Pop conviene con me, che ecco sembra stanca. Il concerto comunque raggiunge il suo massimo con Womanizer. E mentre ci mettiamo circa 87 minuti a uscire dalla O2, e circa 3 ore a prendere un autobus sostitutivo e a tornare nel centro di Londra decidiamo di andare a letto, che questa dose di Brtney all’ennesima potenza ci ha sconvolto, emozionato e reso ancora una volta, dannatamente POP.
La questione Abercrombie.
La domenica mattina, ancora insonnoliti e presi dall’evento, dopo una colazione da Starbucks, facciamo il check out e decidiamo di andare in giro per negozi. Incontriamo a pranzo Flavia, un’amica di Pop e pranziamo da Pizza Hut. Ma la nostra giornata raggiunge il massimo con un giretto da Abercrombie. Noto marchio di abbigliamento per toroni palestrati, quindi nulla a che vedere con noi, che punta sul testosterone. E ne ha anche di bendonde. I commessi sembrano modelli usciti dal catalogo, e sono tutti stramaledettamente boni, mentre all’entrata fa capolino il più bono di tutti che se ne sta lì a shekerare il suo corpo da dio greco e a farsi foto come davanti a un monumento. Io credevo di essere morto e finito direttamente nel paradiso gay. Io so solo di essermi trasformato in una bavosa bagnata e con gli ormoni a mille. E così abbiamo lasciato Londra. Stupefacente. Inaspettata. E molto Britney. Forse troppo poco pop e dannata visto il tempo. Ma non si può avere tutto. Così Popslut, Henrietta Fitzroy Osment e Annabelle Bronstein hanno volato verso casa, sempre avendone di bendonde. Sempre.
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Elettro Chic Day!!!!

Finalmente da oggi a Roma arriva Elettro Chic, ovvero una fantastica nuova boutique streetware dannatamentepop!!! E non solo. Il negozio, a San Lorenzo in Via dei Reti 5 propone la collezione Ultrablondie per lui e per lei: ovvero leggins, colori fluo, shock, pop, hip, hive, anni ’80 e chi ne ha ne metta. Ovviamente anche i prezzi sono dannatamente pop!!! In più oggi dalle 19 pazzesco dj set di Computer Blue direttamente da Amigdala e No Controles, gente cool e non solo. Ultrablondie nasce dall’idea di una favolosa Natascia Ottavi che ne ha semplicemente di ben donde!
Se anche voi ne avete di bendonde non potete fare a meno di esserci, e se ne volete sapere di più basta andare su faccialibro oppure sul myspace di Elettro Chic. L’appuntamento si rinnova anche per domenica prossima dove il marchio sarà al garden party Shaker! al Circolo degli Artisti per un pazzesco assaggio della collezione a bordo piscina. Non mancate, questa roba ne ha dibendonde!!!!E non è peccato!