L’aperitivo, il teatro, un infermiere veterinario e un bulgaro aggressore, nella notte che la Lazio vinse il campionato

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maggio 15, 2009 di annabellebronstein

Una giornata lunga. Interminabile. Pregna di sensazionali sorprese e inaspettate delusioni. La mia mattinata comincia con il preparare il pranzo, che consiste in una mega-insalatona per me e Sushi, che dopo aver conseguito un altro, ennesimo, schifosissimo 30 e lode all’università, e aver preparato la valigia in tempi record mi raggiunge. Pranziamo. Poi ci abbuffiamo di fragole e panna, e parliamo. Snoccioliamo il nostro passato come praline al cioccolato. Di quelle buone che le mamme nascondono nelle credenze dentro le ceramiche vecchie. Le scartiamo poco a poco, e ne assaporiamo il gusto. Intervallando le nostre chiacchiere a pettegolezzi, confidenze e sigarette. E tanto vino. Rosso e bianco. Appena un attimo prima che il sole tramonti però raggiungiamo Guy e Miss Cheriè da Gusto per aperitiveggiare. Poco dopo anche Ruby Ru e la Du Barry arrivano e ci buttiamo sul buffet fino quasi a vergognarci di noi stessi. E così, ancora più brillo e fuori di prima, abbraccio Sushi di partenza l’indomani, e saluto tutti e con Guy ci dirigiamo di corsa verso un teatro di Trastevere a vedere lo spettacolo di un amico. O meglio. Ufficialmente l’intento era quello, più ufficiosamente eravamo lì perché io volevo incontrare il coinquilino del nostro amico che recitava nello spettacolo. Ma nulla. Neanche per idea. Lui non c’era. Così, lo spettacolo termina subito, anche prima del previsto e un po’ sconcertato per il flop convengo con Guy che la notte è ancora lunga. E decidiamo di andare al Coming. Ora, io avevo lasciato il mio Tatto-Hearted Boy molto depresso per dei fatti che oggi lo avevo colpito ancora più gravi. E lì purtroppo io non potevo nulla. Lo avrei abbracciato e stretto a me se solo me lo fossi trovato davanti. Ma non era possibile farlo. Avevo perciò deciso di sperare di incontrarlo al Coming Out, così recuperata a sorpresa per strada la Du Barry ci siamo diretti in direzione Colosseo. Inutilmente però. Il Tatto-Hearted Boy non c’era. Sapevo che sarebbe andato a una festa, ma si sa, la speranza è l’ultima a morire. Così gli avevo dato una chance, ed incontrati Ga e gli altri abbiamo cominciato a parlare del più e del meno, ma di lui neanche una traccia. E poi arriva un amico di Ga. Molto carino. Io ovviamente lo avevo già notato qualche tempo fa, ma si sa Ga quando dice un suo amico non è disponibile, vuol dire che non ce né, anche se non ricordavo il motivo per il quale lui non lo era. Diciamo che in al momento io ero interessato al suo sguardo, i suoi occhi e le sue braccia. Mamma le braccia che effetto che mi hanno fatto. Saranno state le prime calure della giornata, oppure una forte e acuta anteprima di quella che sarà la mia vecchia. Non lo so. So solo che di colpo avevo la situazione in bilico, sfuggente, tra il mio stato di essere umano nella norma, e il mio stato di seduttrice sexy e shampista allo stesso tempo. Anche se il bell’amico di Ga era un po’ troppo che distratto da non so cosa. Ma in fondo glielo concedo volentieri. Uno così carino se lo può permettere. Ancora di più se mi dice che nella vita fa l’infermiere veterinario. Io ero sconvolto. Non potevo immaginare che esistesse un lavoro così. Certo, forse se una ci avesse mai riflettuto. Ma in definitiva ero stupito. Già mi immaginavo lui che con le sue mani sapienti metteva flebo a cani e gatti e se ne prendeva cura. Quasi al punto che li avrei invidiati. Ma ciò nonostante la mia testa era solo per il Tatto-Hearted Boy che in tutto ciò non c’era, e io me lo sentivo che non sarebbe uscito con i casini della giornata. Comunque. Salutati tutti. Salutato anche il mio infermiere veterinario, io e la Du Barry ci siamo chiesti che senso avesse avuto quella giornata. E ce ne siamo andati a casa. Ma non ero solo. Un certo ragazzo nonmoltoilmiotipo con il cappellino della Lazio ha cominciato a seguirmi. Io non potevo credere che stesse seguendo me. O almeno di solito sono io quello che segue e perseguita gli altri, per cui essere il protagonista di quelle “attenzioni” non mi sembrava vero. Decido di ignorarlo, penso che sia un caso, e mi sparo I’m A Slave 4 You nelle orecchie, convinto che quello sia un caso. Continuo a camminare e il Lazio boy è sempre dietro di me. Arrivo alla metro Colosseo, e mi fermo alla fontanella per bere un sorso, e lui è sempre lì. Oh cazzarola penso, ma non è che questo mi sta seguendo? No. Non può essere. Decido che non devo allarmarmi. E accelero il passo. In tutto ciò continuo a girarmi e lui pure si mette quasi a correre. Panico. Che cosa vuole questo da me? Non lo so. So solo che comincio a temere. Imbocco Via dei Fori Imperiali, e penso ad una scorciatoia, ma non vedo vie d’uscite. Penso di attraversare, ma che senso avrebbe fare lo slalom? E non cè neanche un cazzo di vigile o carabiniere. Mi giro ancora e lui non c’è più. Sospiro di sollievo. Mi sento meglio. E anche la musica adesso mi fa rilassare un pochetto. Come mi rigiro però me lo ritrovo a 4 cm dal naso. Io sono impaurito. Tremo. Ho paura. Ma chi è questo. Lui mi si avvicina e fa per presentarsi. Io sbrocco. Gli dico che non mi interessa, che non è modo di fare quello, lui esordisce con delle parole che non tradiscono assolutamente la sua provenienza: “Ciao, io sono Francesco, sono bulgaro e tu sei molto bella…”. Bella? BELLA? Ma come cazzarola parla. Il mio primo maniaco mi dice che sono BELLA? Non so se ridere, inorridire oppure scappare. Io lo ringrazio. Ho paura. Non so chi cacchio ho davanti. E se ha un coltello? E se mi vuole derubare? E se mi segue fino a casa? Lui mi dice che si scusa tanto che non voleva spaventarmi e che se voglio vuole solo fare due chiacchiere. Io continuo ad avere paura, ma penso che se riesco ad arrivare a piazza Venezia vivo magari lì ci sarà qualcuno che delle forze armate dello stato pronte a salvarmi. E così faccio. Con un passo affrettatissimo, che giustifico con la scusa dell’autobus. Arrivati a piazza Venezia, lui mi ha raccontato tutta la sua vita, io non l’ho ascoltato per niente decido di smollarlo, per cui lo saluto al volo e vado verso la fermata del notturno. Ma lui non se ne va. Mi guarda da lontano. Si ravana il pacco. Io comincio ad avere paura. Sento gli occhi che si inumidiscono e penso, che questo viene e mi stupra. E il notturno ovviamente non si vede. Come penso a questi drammi mi rigiro e lui non cè più. Mi sento un po’ più sollevato, ma sono ancora spaventato. Ma poi dal nulla appare Ga, con la macchina. Lui si ferma. Io mi sento improvvisamente sollevato. Gli racconto tutto e lui mi riporta a casa. E in un secondo la mia notte è diventata meno scura. E poi mi chiedo il senso della giornata. Nullo. Escludendo gli amici. L’unico senso.
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3 thoughts on “L’aperitivo, il teatro, un infermiere veterinario e un bulgaro aggressore, nella notte che la Lazio vinse il campionato

  1. Anonimo ha detto:

    ahahahahaha !!!!! a parte che il campionato deve ancora finì e l’altro ieri hanno giocato la finale di coppa italia, a parte qsto, ma sorvoliamo. Non ti nascondo, egocentrico come so, che non vedovo l’ora che scrivessi sto post e che io fossi, anche solo per un attimo, uno dei “protagonisti” di un blog…e poi n’artra cosa.(l’idea ,cmq, di essere una meteora mi distrugge eh… 🙂 ) Le braccia….pensa te quanto a volte la percezione che abbiamo di noi è diversa da quella che hanno gli altri. Sono un piccolo esempio le braccia, poi ti spiegherò meglio se ce ne sarà occasione…Cmq stanotte ho letto tutto aprile e tutto maggio.Vado a farmi la doccia va, raggiungendo il bagno con movenze pop!!!! A presto. ps: ma il bulgaroooo??? ahahahahahaha

  2. Anonimo ha detto:

    ancooraa ancooraaa ancooraaaa !!!! 😉 scrivi scrivi scrivi !!!! da oggi sono un tuo fan !!! sempre quello di sopra 🙂

  3. Anonimo ha detto:

    l’ho sapevo che ti avrei conquistato…ora arriva la parte più difficile. ma ci riuscirò ;)))
    cmq ovviamente io nn so nulla di calcio…
    bacio
    AB

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