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Addio Mucca! Addio Annabelle!

Ci viene sempre chiesto di essere al meglio. Di essere al top. Venerdì però avevo una strana euforia che mi attraversava le vene. Avevo una strana voglia di movenze pop. Di essere il top. Di divertermi. Ci siamo visti a casa di The Rock e con me la Du Barry e anche Multiples Bubbles. Appena arrivati a Mucca ci siamo resi conto del delirio assoluto che regnava. Una fila oceanica. Gente ovunque. Ma Annabelle Bronstein ha sempre un gancio, e il mio gancio era lì alla selezione per la fila etero. Io mi sono avvicinato, ho fatto un cenno, e in meno di 4 secondi abbiamo scavalcato tutti ed eravamo dentro. Era tutto secondo i piani, quando messomi in fila per pagare mi sono reso conto che ero in fila da un’inaspettato cassiere. La Polpetta. Senza parole. Ho cercato ovvviamente di fare il vago, ma quando toccava me ho tradito un semplice sorriso. Lui mi ha fatto l’occhiolino. Oramai fa solo quello. Io non avevo spiccioli ed ho pagato con la 50. Li ho letto il panico negli occhi. Ha accuratamente controllato la banconota. Vabbè. Manco fossi Eva Kent. Volevo quasi quasi dirgli che i miei soldi erano veri. Poi finalmente dopo circa 77 minuti di attesa mentre elaborava il resto ha finalmente poggiato la entry e i soldi. Ovviamente ha anche controllato se fossi timbro-munito. Vabbè tutte cose che sinceramente si poteva risparmiare. Ma non volevo assolutamente prendermela. Non volevo già farmi rovinare la serata. Era già tanto che mi aveva salutato ho pensato, visto tutto quello che è successo. Così ok, ho salutato e mi sono avviato verso l’entrata. E mi sono meritato anche un secondo accorato occhiolino. Vabbè vedi tu. Comunque il Mucca era pieno all’inverosimile. C’era persino gente appesa sul soffitto che se la ballava. E c’era di tutto. Belli, brutti, muscolosi, smilzi, ragazzi pop, ragazzi rock, chic e anche un pò trash. Le solite baraccone con filo di perle e le solite coglione. Le coglione sono una nuova generazione che in questa stagione di Mucca ha fatto la prima comparsa e che ovviamente non potevano mancare alla chiusura. Le coglione sono quelle stronze che si mettono tra te e il mondo solo ed esclusivamente per darti fastidio. Lo fanno mentre balli. Si mettono tra te e quello che stai cercando di puntare da ore. Lo fanno mentre fai la fila al bar, si intromettono a casa nella fila che stai facendo da tipo un ora, e sgomitano. Ste stronze. E non si fanno problemi neanche se le guardi con lo sguardo assassino. Il mio tipico sguardo mortale che utilizzo nei momenti più rissosi. Comunque grazie al cielo che non tutti i barman dormono, e il mio preferito di Mucca ha capito che la cogliona di turno ne avrebbe avuto di bendonde se solo mi avrebbe scavalcato, per cui mi ha servito. Immediatamente nelle mie vene oltre alla voglia di movenze pop, è arrivato l’alcol. Milioni di particelle di alcool si sono legate alla parte più viscosa del mio sangue cominciando a shekerare tutto. La testa. Il mio corpo. Le mie mani. Il mio culo. Così mi sono ritrovato sul dancefloor a soddisfare tutti i presenti con le mie coreografie dannatamentepop e altamenteacrobatiche che hanno destabilizzato i presenti. Con la Du Barry al seguito e con Katy Perry in sottofondo ne abbiam fatte di bendonde. Ma i miei ormoni non erano in vacanza. Tutto il contrario. Sarà stato il farlocchissimo impianto climatizzatore del secondo piano, ma io ero già sudato da fare schifo. Troppo. E chiunque mi si avvicinasse era motivo d’erezione. E fu proprio questo ragazzone alto, pelato, leggermente barbuto che mi guardava interessato a scatenare quell’erezione. Io non ho aspettato. Ho visto che mi guardava ma non mi accontentavo. Io volevo di più di un suo timido sguardo. E infatti avvicinatomi, con il mio intenso sguardo “abrevesaraimioenontenepentirai” ho agito e gli ho messo la lingua in bocca. Mai mossa fu più azzecata. Di lì a poco ci saremmo spostati ai riservatissimi divanetti del piano terra tra il totale delirio. E ne avremmo fatte di bendonde. A vrei scoperto anche che il tipo è un imprenditore ristoratore dell’Eur. Bene per la prima volta non si tratta del solito sfigato. Al termine del pomicioparty però mi sono ripreso dal mio momento ubriachezza e ho ritrovato la Du Barry. Il tipo mi dice che deve ritrovare gli amici e mi da appuntamento lì dopo dieci minuti. Io mi rimetto a ballare, e soprattutto a fare quello che mi riesce meglio. Ovvero una marea di figure di merda. A gratis ovviamente. Distruggo la spilla ad un amico, spilla che è costata tempo nella sua preparazione dell’outfit per la serata. Poi becco uno degli Irragiungibili. E lo circuisco chiedendogli spiegazioni su dei messaggi che mesi e mesi prima mi ha mandato. Lui ovviamente tergiversa. Nega. Caccio il telefono, carta canta, verba volant. Glieli mostro. Lui sorride. Dice che scherzava, che io ho frainteso. Lo sbatto contro il plexyglass del piano terra e gli chiedo di più. Lui ride. Ma che cazzarola ti ridi? Ma che cè da ridere? Io rimango interdetto tra me e me, e decido che è arrivato il momento di ignorarlo. Di lasciarlo lì. Con il mio Io totalmente intrappolato in quello che gli altri possano pensare di me. Ovvero che io sia un rincoglionito. Uno stupido. Uno che non capisce che era gioco di un bluff. Gioco di un piacere che si chiama seplicemente GIOCARE CON GLI ALTRI. Anzi l’Irraggiungibile mi ha anche detto con un sorrisetto malefico che era impossibile che io avessi capito che lui ci stava provando. Sarà. E’ probabile che io abbia potuto capire male. Ma sta di fatto che lui ci stava provando. E anche abbastanza pesantemente. Ma io lo cancello. Lo lascio lì in quell’angolo di Mucca semi buio, semi ubriaco e semi solo. Così come si merita. E lo cancello. Lascio in promemoria la vendetta, che è un piatto che va servito freddo, e quando sarà ne avrà di bendonde. Anche lui. Ritorno dalla Du Barry e ci scateniamo nelle ultime danze che si contraddistinguono per il trash e il pop assoluto. E io ci sono stato. Perchè adoro. Ma quando meno me lo aspettavo il mio imprenditore-ristorato dell’Eur riappare e mi saluta. Io lo saluto, scambiamo il numero ma il suo comincia con +44. Mmmmmmmmmmmm. Ma che cazzo di numero è? Tra il sudore, l’alcool e le movenze pop rifletto e ricordo che +44 è il prefisso di Londra. Lo guardo e gli chiedo spiegazioni. Lui mi guarda e dice che tra due ora ha un aereo per Londra, perchè è lì che vive, è li che possiede il suo ristorante. Rimango sorpreso e stupito. E stupido come al solito. Ma che senso ha? Ma è mai possibile che cose del genere possano accadere solo ed esclusivamente a me. Questo è stato tutta la sera a fare il piccipiccibaubau della situazione e invece è l’ennesima mega sola devastante. E non è che abita all’Eur…magari è di origine dell’Eur. Lui vive a Londra. Giusto 1834 km. Ecco qua. E io mi lamentavo del mio ultimo trombamico che stava a Colli Albani. Cerco di ignorarlo. Lo saluto e gli auguro un buon viaggio. Lui pare aver capito e sorride. Mi chiedo ancora cosa ci sia da ridere. Tutti che se la ridono. E poi finalmente me ne vò. E questa volta saluto il Mucca ufficialmente, visto che la prossima volta sarà il prossimo inverno, per ricomciare tutto di nuovo, da capo, ancora una volta. E saluto anche Annabelle Bronstein. Per un pò impegnatissima in viaggi fuori Roma e all’estero il mio alter-ego se ne va. Tranquilli però, che ritorna. E quando tornerà ne avrà ancora di bendonde da dire e fare. Tutto ovviamente scritto per bene. O per quanto gli è possibile. E questo più che un appuntamento mi suona proprio di minaccia. Ma Annabelle è così, arriva, disfa e scompare. Per poi tornare, più pop che mai.
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La matematica delle relazioni.

Questa grande piccolo mondo gay di Roma or ora mi annoia più che mai. Non so voi. Pensate che noia può essere stato andare al Coming Out ieri sera, e non poter bere neanche un goccio d’alcool per colpa di questa Champion del cazzo. Sarà. As usual eravamo io, Guy, la Du Barry e Gab. Ieri cè stata una strana congiunziona astrale sul Colosseo che ha fatto si che tale Phil Romano comparisse davanti a noi. Adesso. Io ne ho visti di bei ragazzi, e anche di più o meno noti. Per esempio un Carlo Masi in foto rende molto di più che dal vivo, a mio avviso. Per Phil Romano è l’esatto contrario. In foto è carino dal vivo ti devasta. E’ bonissimo. Troppo forse. Troppo da doverti chiedere ma che ti farà mai uno del genere. Oppure che cazzo ha mangiato da piccolo. E poi penso a me e a quello che mi ha dato mia mamma da mangiare. Mah! Io proprio non capisco. Nelle teorie più semplici di tutti i giorni siamo portati a pensare che i poli opposti si attragono, che i belli vanno con i belli, i ricchi vanno con i ricchi e via di seguito, costituendo una vera e propria matematica delle relazioni. Io non so sinceramente cosa pensare. Io non sono il tipo tutto muscolo che magari attira uno come Phil Romano, però non mi dispiacerebbe se lui mi considerasse. Però l’incastro non avviene, quello manco mi ha guardato. Allora mi sorge spontaneo il dubbio. Ma non staremo sbagliando tutti. Ruby Rue, come anche Little Miss Sunchine e Sushi sono sicuri che oggi giorno non ha più senso parlare di ruoli tra i gay perchè bisogna superare questi clichè e queste sono solo menate. Io rimango sempre molto vago su questo argomento. Il fatto che io possa avere un ruolo più passivo e ne sia anche abbastanza consapevole però non innesca l’interesse di quei tipi palesemente attivi che magari io preferirei. No. Piuttosto si interessano a me quelli più passivi di me. E allora nella matematica delle relazioni io non ci capisco più niente, e vado nel pallone. Gab, ha sempre detto che secondo lui l’attivo deve andare con il passivo. E basta. E che è sostanzialmente inutile cercare di far collimare due che provano lo stesso piacere dagli stessi gesti. Io potrei anche trovarmi d’accordo. Ma allora perchè molte volte gli attivi si fidanzano tra loro. Che fanno questi a letto? MMMMMM. Confusione. Confusione. Questi discorsi poi fanno sempre storcere il naso, perchè ovviamente subito si innesca la classica risposta che è da superficiali ragionari in termini di attivi e passivi. Ok. Anche se io non volessi ragionare così, e diverse volte l’ho fatto, poi però mi sono trovato a letto a dover compiere il fattaccio, a dover far finta di provare delle cose che in realtà non esistevano. E allora ancora di più dico che la matematica potrebbe esistere. Vagando nella rete poi mi sono imbattuto in una nuova linea di abbigliamento che si definisce gay. Adesso in America come anche in Australia ci sono diverse linee di abbigliamento friendly che nascono con una filosofia ben specifica. Magari hanno un messaggio. Da noi debutta la Hello Boy che vabbè, fin quando mi propone capi di abbigliamento che a me non piacciono, ok, il mondo è bello perchè è vario, a qualcuno piacerà. Ma addirittura creare delle pins, e in base a come le metti palesi il tuo orientamento a me sembra troppo. Si legge dal sito: “La pins Identity, nasce per identificare,chi indossa un capo Hello Boy.Abbiamo sostituito come idea le vecchiefasce, bracciali etc. con la nuova e rivoluzionaria SPILLA. La pins indossata a DESTRA identifica un soggetto PASSIVO. La pins indossata a SINISTRA identifica un soggetto ATTIVO. La pins indossata SUL PETTO o non indossata, identifica un soggetto ETERO”. Detto ciò cosa devo aggiungere io. Adesso basta avere una pins e tutto si risolve…no? NO. Mi rifuto di pensare che basti una pins. Mi rifuto di pensare che tutto alla fine sia solo ed esclusivamente così. Non è giusto. Io voglio continuare a credere che un giorno Phil Romano mi incontri e mi chieda di vederci per un caffè. Io voglio continuare a sperare in quei magici sguardi complici che ti stregano. Io non voglio smettere di darmi una chance. E se proprio non dovesse mai succedere allora vorrà dira che in matematica la mia prof. ha sempre fatto bene a darmi 3+.
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Le gioie del sesso.

Dopo diversi giorni di assoluto vuoto mentale oggi, mi sono svegliato determinato. A fare sesso. Lo so. L’ultimo weekend è stato un pò pesantuccio. Un Tatto-Hearted Boy latitante. Troppo da farmi capire che nuncènè. Ma forse ha ragione Ruby Rue. Ieri un incontro devastante con la Polpetta. Non chè mi abbia fatto chissàcosa, visto che sinceramente è oramai fuori dalla mia testa. Ma vedermelo a meno di un metro mi fa sempre un certo effetto. E la carne oltre che tanta è debole. Comunque. Giorno dopo giorno sto seriamente pensando che forse io non sono fatto per avere una storia. Probabilmente da piccolo qualcuno mi ha lanciato un maleficio urlando che non avrei mai avuto uno storia. Insomma, ci può essere una forte probabilità. Ma la testa a volte va troppo in là. E la mia anche troppo direi. Così oggi mi sono svegliato con un nuovo guizzo. Una nuova idea. E l’idea era fregarmene. Era sorridere. E passeggiare, con delle movenze pop. E soprattutto piantarla di rimorchiare usando il mio alter-ego. E’ tutto inutile. Anche se vorrei capire come dovrei mai rimorchiare. Ma. Comunque uscito alle 13 sono andato prima in posta, poi in banca. In banca ho fatto anche abbastanza subito. Il cassiere, un toro allucinante faceva anche il simpatico. Anche troppo. Ma era bonissimo per cui ci stava bene. Io ho preso la ricevuta e sono uscito. Ho messo nelle orecchie Britney e sono ripartito vittorioso verso casa. Me la cantavo, e me la ballavo tra me e me, ma avevo la sensazione che qualcuno mi stesse seguendo. E infatti non solo mi stavano seguendo, ma urlavano anche a granvoce il mio nome. Ohsantocielo. Penso tra me e Britney. Davanti a me il torissimo di prima della banca con un mega sorriso e un foglio in mano. E lui esordisce quasi a sorpresa: “Scusa ma hai lasciato questo foglio in banca, suppongo che ti serva per l’università?”. E io, annuisco, e dico scema, “Si, grazie mille. E scusa il disturbo, sai di essere arrivato fino qui!”. Lui sorride. Mi porge il foglio e mi guarda, poi mi ferma interrogativo con gli occhi, e mi chiede: “Te la posso chiedere una cosa personale?”. E io lì che mi faccio rosso in 4 secondi netti. Ovviamente so già quale domanda mi sta per fare. Ovviamente intuisco che sicuramente vuole sapere se sono gay oppure no. Mi sfugge però il motivo. A CHE PRO??? Lo lascio fare. “Ma…Sei per caso gay?”. Bingo. Dal pubblico un’ovazione. Standing-ovation. Sorrisi e il pannello luminoso applausi che lampeggia. A me viene da ridere. Ma non capisco dove vuole andare a parere il bancario. Io sorrido, e dico semplicemente, purparlè: “Si, anche se credimi non capisco a cosa possa interessarti…cosè cè uno sconto per i gay se apro un conto da voi?”. Lui sorride. Ho adorato questa mia battuta, ci tenevo a farlo sapere. Sorride, fa spallucce e dice: “No…e che sei molto carino!”. Vabbè. Sono senza parole. Dall’imbarazzo quasi crollo. Non so che dire. Sò solo colorarmi di Fuxia. Laddove Fuxia è una drag del Mucca. Lui mi sorride, e approccia una proposta: “Senti ma oggi sei libero, ti va un caffè, qui cè scritto che abiti nei paraggi…”. Evviva la legge 675/96 sulla privacy. Evviva la discrezione. Evviva il caro e vecchio corteggiamento. Ma sarà il caldo, e le voglie inappagate che da giorni “menano” la mia testa, e non solo tantè che la me mangiatrice di uomini risponde, e senza mezzi termini dice, “Si. Bè visto che sai dove abito raggiungimi e il caffè te lo faccio io”. Laddove caffè sta per ben altro. Detto fatto. Qualche ora più tardi suonano al citofono. Altro che privacy, il bancario si è segnato tutto. Pure il cognome. Tipo sveglio. E io adoro i tipi svegli e più stolker di me. Il tempo necessario per raggiungere casa dal portone e davanti a me cè qualcosa che non quadra. C’era il bancario, si ok…e un’altro tizio. Altrettanto carino. Ma chi cazzo è, penso. Li guardo interrogativi, senza parole. Lui prende coraggio e spiega: “Lui è un mio collega, ETERO, che bè…è un pò curioso su come avvengono certe cose”. IO NON HO PAROLE. Per la prima volta nella mia vita ho beccato uno più pazzo e più maiale di me e Miss Piggy dei Muppet. Ah bè. Io li faccio entrare e accomodare entrambi e preparo il caffè. Mentre il bancario e il suo amichetto curioso sono sorpresi dalla mia nonchalance con cui accetto l’offerta del sex-pack pomeridiano, io divento la casalinga disperata numero uno. Tazzina, piattino cucchiaino in argento, biscotti. Sono una damina di casa. Poi dopo infinite, inutili chiacchiere passo al succo di frutta e gin. Archiviata l’idea di aprire un mutuo a tasso fisso con un notevole sconto per l’acquisto di una casa a Roma, decido che è ora di prendere la situazione in mano. Il bancario continua a ripetermi “Quindi?”, come se avesse paura a passare ai fatti. Io gelo la cucina con un semplice concetto. Mi siedo, accendo una sigaretta e dico senza mezza termini: “Perdonami, ma tu mi hai rincorso fino a fuori dalla banca, per dirmi che ero carino. Poi sei venuto qua a prenderti un caffè e ti sei portato l’etero curioso perchè volevi scoparmi assieme a lui, ed ora tergiversi aspettando che io faccia la prima mossa e vi sbottoni i pantaloni? E prima non ci hai pensato che era comunque una figura di merda???” Colpito e affondato. Adesso entrambi mi guardano come se fossero Britney appena rientrata da un concerto. Io finisco la mia sigaretta e comincio a spogliarmi rimanendo in mutande. Poi mi giro e salgo al piano superiore del mio monolocale, invitando i due a raggiungermi. E così fanno. Di lì a poco il pomeriggio prende una piega inaspettata. Del gran sesso con numeri acrobatici e movenze decisamente trip-pop sconvolgono le mie quattro mura e quelle dei vicini. Ma scendere nei particolari sarebbe solo fuori luogo. In definitiva il mio pensiero su tutta questa faccenda, è stato quello di aprire seriamente un conto in banca. Visto che alle poste, dove giace il mio conto, la maggior parte dei cassieri sono donne.
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Tò.Macchissivede.

In molti credono che io, in quanto me stesso, vada in giro con i cetrioli davanti agli occhi. E questo non perchè io stia facendo delle cure di bellezza per ritirare le mie occhiaie. No. Proprio perchè pensano che io sia letteralmente idiota. Ma loro non sanno che io in realtà sono Annabelle Bronstein. E Annabelle Bonstein è una che la sa lunga. Comunque. Ieri sera ho raggiunto Guy a cena da lui. Sua cugina e il ragazzo si stavano preparando per un mega fashionissimo aperitivo organizzato dallo Ied per la presentazione di una mostra di design o qualcosa di molto simile, a Caffè Letterario. Apprendo da Guy quasi subito che anche volendo parteciparvi la cosa è riservata e strettatamente su invito. Per cui io e lui non siamo neanche considerati. Poi con la dipartita della Du Barry stanca, decidiamo di vederci un pò di Era Glaciale con la Bignardi che intervista la Bonino (semplicemente pazzesca), e andiamo al Coming Out. Presi dai soliti discorsi in metro, ci rendiamo conto già dal semaforo che il Coming era pieno zeppo di gente. Quando ancora in attesa del semaforo verde arriva la carraàmbata della serata. Ovvero davanti a me una bionda riccia si gira ed esclama “E TU CHE CI FAI QUI?”. Oh cazzarola penso e adesso chi sei? La guardo al limite dell’inverosimile e comprendo. Ma questa è la Fra che veniva a scuola con me. Osssantocieloooooooo. Senza offesa. Ho sempre pensato che in realtà la Fra era lesbica nel dna. Era sempre molto maschile. Anche più di me. Una volta durante l’ora di educazione fisica mentre giocavamo a pallavolo mi ha tirato una cippella che è finita dritta dritta sulla mia faccia. E lei rideva. E anche bello forte. Comunque, io la saluto, e faccio il vago, anche se cè poco da fare i vaghi, siamo in un posto pieno di froci e lei mi vuole far bere che è a spasso per Roma. Lei mi chiede cosa ci faccia lì. Io sorrido. Adoro farlo per prendere tempo. Le dico che mi sono trasferito a Roma da due anni, da quando mi sono laureato, lavoro e tutto va per il meglio. Bisogna sempre mentire. Sempre. Anche quando va tutti a rotoli. E poi esordisco, mezzafaina: “E tu come mai da queste parti?”. Lei fa spallucce e dice che è venuta a trovare una sua amica che vive a Roma, e me la indica al suo fianco. Io mi allargo per vedere meglio ma cè solo una specie di camionista. Ah si, lei è Roberta, l’amica della Fra. Ohsantocielo. Io intanto introduco Guy, semplicemente come amico. Arrivati davanti il Coming le ragazze si congedano. “Bè noi andiamo a berci una cosa. Buona serata, ci vediamo presto”. Io al limite della risata penso che ci rivedremo molto più che presto visto i nostri interessi comuni. E se ne va. Casualmente proprio verso la fine della Gay Street dove Lesbo si è insinuata tanto tempo fa conquistando la zona. Purtroppo Annabelle Bronstein è una pettogola. Per cui non potevo non chiamare Mari e dirle che i nostri sospetti erano fondati. Che la Fra era una leccamicia e che il suo abbigliamento basket non era solo sintomo di cattivo gusto. E che soprattutto, il suo fidanzato dell’epoca era solo ed esclusivamente un fake. E noi tutti incosciamente lo sapevamo. Mari dall’altro capo del telefono ride, e avverte l’Abruzzo. Lo so. Non si fa. Ma adoriamo il gossip. Comunque archiviato questo simpatico incontro, io e Guy cominciamo a passeggiare, anzi a fare letteralmente i solchi. A parte qualche incontro la serata è profondamente piatta. Tra l’altro io ho avuto anche un attacco di panico. E infatti passo il resto del tempo a parlarne con Guy. Lui è davvero un esperto in maniera, e la sa davvero lunga. E infatti comincia un preciso e dettagliato racconto su le cose che bisogna e non bisogna fare. Io lo seguo e registro tutto, in maniera molto precisa. Anche se in definitiva il punto è che non bisogna agitarsi e bisogna cercare di rimanere il più tranquillo possibile. Il problema sostanziale, secondo Guy, è quello di capire come mai ciò accada. Io sostanzialmente non lo so. Dò tutta la colpa al caldo iprovviso. Lo so. Ma so anche che non è così. Il cervello per quanto macchinoso sia, in realtà è anche più semplice di quanto noi siamo abituati a pensare. Quando nella testa cè qualcosa che non va il cervello innesca una risposta fisiologica, che in me si manifesta con un simpatico attacco di panico. Bene. E adesso chi me lo dice il perchè. Io una mezza idea l’avrei anche. Ma ammetterlo vorrebbe dire ammettere che qualcosa non va. E non va bene. NO. Va tutto bene. Va tutto bene. Ecco se lo dico ancora più ad alta voce forse comincio a crederci. Ma posso prendere in giro gli altri. Non me. Per cui ancora prima che il mio corpo mi dia forfait lì al Coming, convengo con Guy che è il caso di tornarsene a casa. Ho bisogno di riposo, di dormire. Di riflettere. E poi la Fra se non mi trova più pensa che sono etero, e questa volta forse ci crede davvero. Si. Decisamente.
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Le figure di merda di Annabelle Bronstein: alla Mondadori parlai con Vespa.

Ottobre 2008

Nel mio passato ne ho fatte di cose. Questa è una di quelle cose che supera di gran lunga quelle che ho fatto prima. Lo scorso ottobre ero ancora in totale crisi per la Polpetta. Lo pensavo incessantemente dalla mattina alla sera. Avevo nella mia testa i suoi movimenti, i suoi occhi che mi guardavano e le sue mani. Tutto aveva un sapore molto angosciante per me. Avevo ricevuto un messaggio su gayromeo da parte sua, dove chiariva che non era impegnato, ma semplicemente non voleva vedermi. Punto. Io rimasi a leggere quel messaggio circa 40 minuti. Immobile. Cercando di vedere se le parole erano chiare, oppure aveva potuto scrivere una cosa per un’altra. Insomma capita. A me capita spesso. Però anche anagrammando le lettere il significato non cambiava. Così preso dal totale sconforto ne ho parlato con Ga. Lui ovviamente, come tutti, mi ha detto di lasciar perdere. La Polpetta è fatta così. Diceva. E poi come se nulla fosse cominciò a parlarmi del suo ex. Il suo nome. Dove lavorava. E che la Polpetta anche se si erano lasciati lo andava spesso a trovare in libreria. Tra l’altro la Mondadori di Cola di Rienzo vicinissima a casa mia. E cominciò a frullarmi in testa un mal sano pensiero. Ovvero. Andare in libreria e cercare l’Ex e quanto meno vedere che tipo è per capire solo un pochetto di più. Dettofatto. Entro con la scusa che di li a poco il mio carissimo amico dell’università, Leonardo, avrebbe compiuto gli anni, e necessitavo di una cartolina di auguri decenti. Adesso, siete mai entrati nella Mondadori di Cola di Rienzo? Io non ci ero mai entrato. Il negozio, è grande, e anche abbastanza dispersivo. Io ho cominciato a girare, a guardarmi intorno, volevo cercare l’Ex, ma anche il bigliettino. Dopo circa dieci minuti in cui non sapevo cosa cazzo fare finalmente ho trovato il dispenser con i biglietti. Ne ho cominciato a guardare e ne avevo trovati un paio di molto carini. Li prendo li giro, ma non c’era il prezzo. Che palle quando non cè il prezzo. Quanto cazzo costerà sto biglietto quindi? Deciso a sapere il costo del biglietto mi giro e mi guardo intorno per individuare qualche commesso. Ma ovviamente zero. Poi mi giro e vedo una sagoma in una stanza di fronte a me, ma la stanza è abbastanza buia. Decido di chiamare quella sagoma, e chiedergli aiuto. “Mi scusi. Hey. Scusi mi sa dire il costo di questo biglietto per auguri????”. Urlando praticamente, e indicando con foga il biglietto. Non mi caca di pezza. Ma io non demordo. “Heyyyyyyyyyy, scussssssssiiiiiiiiiiiii… Mi aiutaaaaaaaaaa?????”. E sento finalmente rispondere qualcuno. “Si mi dica.” Anche se la voce non proveniva da lì, ma da un’altra direzione. Poco male penso, chi se ne frega. “Volevo chiedere il prezzo di questo biglietto di auguri. Perchè qui il prezzo non cè”. Dico tornando ad un tono di voce normale. “Si…se me lo gira…No…No così…Scusi io sono di qua…Mi vede”. Non capisco. Ma con chi cazzarola sto parlando? Mi giro a destra e non vedo nessuno. Mi giro a sinistra e vedo a forse 200 metri un commesso che si sbraccia e mi dice “Sono qui, sono qui!”. Le mi guance prendono un colore sul violaceo andante. Io ho improvvisamente caldo. Lui si avvicina, prende il biglietto lo gira e dice al limite della ridarella “Questo viene 2,50 euro… Scusa ma con chi stavi parlando?”. Io faccio spallucce. Mi giro e indico verso la stanza. “Scusa lì dentro quella stanza cè qualcuno, io credevo di parlare con lui.” Lui entra e accende la luce e comincia a ridere. Davanti a me un mega cartonato di Bruno Vespa che pubblicizza il suo nuovo libro, “Viaggio In Un’Italia Diversa”. Lui ride, copiosamente. Anche io rido. Poi mentre rido lui si riavvicina e mi casca l’occhio sulla targhetta del suo nome. P…… Trasalisco. Vorrei scomparire a metri e metri sotto terra. E’ proprio lui. Io ho appena fatto una mega figura di merda colossale con l’Ex fidanzato della Polpetta. E non è neanche troppo male. Anzi carino. Certo, meno carino di me sinceramente, visto che non è più giovanissimo. Sento le gambe che cominciano a muoversi da sole. Manco avessi inserito il pilota automatico. Raggiungo la cassa, mentre vedo che l’Ex va dai suoi colleghi a raccontare il mio colloquio con una sagoma di cartone. Pago velocemente e mi dileguo, una volta girato l’angolo al volo prendo il 280. Sono salvo. Torno a casa e decido di chiudermi per una settimana in casa. Ne avevo di bendonde.
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I fatti ovvi, Laura e tutte le complicanze di essere me e Annabelle Bronstein

Tralascio assolutamente quello che è stato il mio lunedì. Oramai più che Annabelle Bronstein sono Charlotte York con la diarrea che scappa in giro per Roma alla ricerca di un cesso agibile. E credetemi con queste temperature non è assolutamente semplice. Comunque, dopo aver passato il pomeriggio sulla tazza, e aver bevuto circa 3 litri di the al limone per evitare una totale disidratazione, dopo cena, ho deciso comunque di uscire. Così Ga mi è venuto a prendere. E noi siamo andati a prendere Ciù Ciù e siamo andati al Coming Out. Adesso è noto che il lunedì la situazione non sia delle migliori. Ieri sera praticamente tutta la popolazione omosessuale della capitale probabilmente era chissà dove chissà a fare che. Noi invece eravamo lì. Con l’atroce dubbio se scrivere una lettera ai Sogni Son Desideri e chiedergli un cazzo di uomo o se tornarmene a casa, siamo incappati in un discorso sulla musica pop, tra Blur e Oasis, tra Spice e Berlusconi. Insomma siamo andati a finire a parlare di diritto all’informazione. E lo so. Lo so. Sembra incredibile. Ma è così. Anche noi abbiamo uno spirito attento e critico. Verso ciò che ci circonda. E non solo. Io ero critico e attento anche a quello che avrei voluto avere accanto, oppure sopra. Insomma. Il Tatto-Hearted Boy non c’era. E lo sapevo. Ma alla mente, mi è tornato l’Infermiere Veterinario. E le sue braccia. I suoi occhi. Così ho immediatamente chiesto di lui. E Ga mi ha risposto che non lo aveva sentito, aveva il telefono staccato. Ma Ga aggiunge anche che se voglio mi da il suo numero. Ma io sarò anche Annabelle Bronstein, ma ho imparato a mie spese troppe volte che il numero di telefono te lo deve dare solo ed esclusivamente il diretto interessato. Per cui declino l’invito. Finiamo come al solito la nostra serata a prendere il cappuccino alla crema di cioccolato a San Giovanni e poi a casa. E appena mi butto sul letto, mi sparo a casa la prima traccia sull’Ipod a caso. Ed esce fuori Laura Pausini con Un Fatto Ovvio. Adesso, la prima volta che ho visto Laura Pausini ho pensato mamma mia questa che noia. Poi col passare del tempo l’ho sempre rivalutata positivamente. Il top per quel che mi riguarda l’ha raggiunto con Resta In Ascolto album che io ho adorato. Anche l’ultimo non è male. Ma il nuovo singolo di cui sopra è devastante. Semplice. Diretto. Chiaro. Il video poi è pazzesco. Così ti rendi conto che anche Laura ha problemi con uno che non vuole riconoscere la forza del loro amore. Probabilmente è per questo che poi se lè mangiato. Comunque il problema si è riproposto. Ancora nella mia testa. Ovvero. Il senso strano e pesante di solitudine di questi ultimi giorni. Il fatto di essere tornato a casa un paio di giorni mi ha rimesso ancora una volta davanti al fatto compiuto che io non posso viverci, perchè nell’immediato mi manca Roma. Ma tornato a Roma rivedere le facce che affliggono la mia esistenza, e non vedere quelle che vorrei la rallegrassero un pò mi ha fatto deprimere. Insomma è possibile che io sia così difficile. Parlando con la Principessa Sissi e Madame Butterfly, due mie grandi amiche che stanno ancora in Abruzzo, mi sono reso conto che noi tre o siamo assolutamente sfigati oppure è destino che dobbiamo essere single. Insomma l’una si è appena lasciata dal fidanzato, e l’altra si barcamena cercando di sopravvivere a delle storie senza senso. E io bè. Be ecco io l’ho sapete. Anche i miei amici. Sono quasi tutti impegnati chi più chi meno, ma tutti hanno le testa da un’altra parte. Tutti sono un pò scontenti. Tutti vorrebbero avere di più. Così ripenso che forse in definitiva io non sto così male. O meglio. Ci sono giorni che mi sento davvero sotto un autobus. Ma andiamo chi non ci si sente almeno una volta? E’ così comincio seriamente a pensare all’eventualità che Guy insistentemente da un paio di giorni mi ripete: ma insomma dovremmo davvero trasferirci in un’altra città perchè Roma oramai ha esaurito le alternative possibili? Mi rimetto a te Laura. Attendo un tuo consiglio.
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Una lunga folle corsa.

Tornare a casa, ovvero in Abruzzo, è sempre molto bello. Tornare ogni tre mesi a volte non mi fa sentire benissimo. Nel senso che quando torni lì ti rendi conti che effettivamente non solo la tua vita va avanti, lontano, da un’altra parte. Ma anche quella degli altri. E così è bello stare ad ascoltare i tuoi amici, la mamma, papà, la nonna e il nonno. Anche se il tempo è tiranno. E non poco. Così, ogni volta che torno a casa, centellino le ore dividendole nella maniera più equa possibile. Ma nonostante a casa io non sia Annabelle Bronstein, in realtà sotto mentite spoglie Annabelle è venuta con me, e impossessatasi di me si è palesata a qualcun’altro. Ovvero. Annabelle ha spifferato al Tatto-Hearted Boy chi io fossi in realtà e non solo, l’ha anche invitato all’aperitivo da Crudo domenica sera. Adesso la metafisica come penso la matematica non siano opinioni che nascono dal mio unico neurone. E infatti se Annabelle Bronstein voleva il suo Tatto-Hearted Boy per l’aperitivo, in realtà Annabelle Bronstein non aveva idea assolutamente che io domenica sarei dovuto fuggire da una comunione nell’entroterra campagnolo teatino, fuggire a casa, fare la valigia, caricare la macchina con le provviste di mia madre, mia nonna, mia zia e l’altra zia, correre a prendere Miss Cherie e finalmente partire. Tutto ciò in realtà si è concretizzano alle 17.40. Quindi neanche troppo tardi. Per cui sono partito all’attacco. Ma si sa. Quando devi arrivare in orario, lo capisci subito che non è così. Dapprima un mega incidente. Che ha rallentanto la marcia, poi da Avezzano fino quasi a Roma il più grande temporale estivo mai visto su un’autostrada ha rallentato ulteriormente il viaggio. Così laddove il casello autostradale Roma Est sembrava una Camelot incantata. E in realtà con i giochi di luce offerti dal tramonto sembrava proprio così. Ma Annabelle Bronstein è anche una cogliona. E anche la numero uno credo. E il tempo invece era troppo andato avanti. Erano le 19.40. Ma c’era ancora tutta la tangenziale est. E infatti a casa ci siamo arrivati alle 20.30 passate. Che palle. Che palle. Che palle. Troppo tardi per poter fare una doccia e andare da Crudo. Troppo poco per rendermi presentabile. Uffa. Ma io lo sapevo. Sapevo che non sarei riuscito a fare tutto. E ovviamente la cosa che mi premeva di più fare non sono ovviamente riuscito. Così non demordo, mi doccio e dopo cena raggiungo Guy e la Du Barry. Ma la serata sarebbe stata piena di sorprese. Qualche esempio? Bè il saluto con annesso sorriso della Polpetta. Secondo me si è anche dimagrito. Tutto ciò gli ha fatto guadagnare qualche punto in più. Peccato che dovrei guadagnarlo io qualche punto in più con lui. Ma ovviamente. Ovviamente no. La mia testa era da tutt’altra parte. Io pensavo ancora a quel Tatto-Hearted Boy, ai suoi calzini, ai suoi tatuaggi, al suo sguardo. E lui però non c’era. Non c’era traccia alcuna. Così vasche su vasche, un Magnum Bianco e un Ghiacciolone ho deciso di buttare la spugna. Ho preso baracche e burattini e me ne sono tornato a casa. Passeginado. Fino a Prati.
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L’aperitivo, il teatro, un infermiere veterinario e un bulgaro aggressore, nella notte che la Lazio vinse il campionato

Una giornata lunga. Interminabile. Pregna di sensazionali sorprese e inaspettate delusioni. La mia mattinata comincia con il preparare il pranzo, che consiste in una mega-insalatona per me e Sushi, che dopo aver conseguito un altro, ennesimo, schifosissimo 30 e lode all’università, e aver preparato la valigia in tempi record mi raggiunge. Pranziamo. Poi ci abbuffiamo di fragole e panna, e parliamo. Snoccioliamo il nostro passato come praline al cioccolato. Di quelle buone che le mamme nascondono nelle credenze dentro le ceramiche vecchie. Le scartiamo poco a poco, e ne assaporiamo il gusto. Intervallando le nostre chiacchiere a pettegolezzi, confidenze e sigarette. E tanto vino. Rosso e bianco. Appena un attimo prima che il sole tramonti però raggiungiamo Guy e Miss Cheriè da Gusto per aperitiveggiare. Poco dopo anche Ruby Ru e la Du Barry arrivano e ci buttiamo sul buffet fino quasi a vergognarci di noi stessi. E così, ancora più brillo e fuori di prima, abbraccio Sushi di partenza l’indomani, e saluto tutti e con Guy ci dirigiamo di corsa verso un teatro di Trastevere a vedere lo spettacolo di un amico. O meglio. Ufficialmente l’intento era quello, più ufficiosamente eravamo lì perché io volevo incontrare il coinquilino del nostro amico che recitava nello spettacolo. Ma nulla. Neanche per idea. Lui non c’era. Così, lo spettacolo termina subito, anche prima del previsto e un po’ sconcertato per il flop convengo con Guy che la notte è ancora lunga. E decidiamo di andare al Coming. Ora, io avevo lasciato il mio Tatto-Hearted Boy molto depresso per dei fatti che oggi lo avevo colpito ancora più gravi. E lì purtroppo io non potevo nulla. Lo avrei abbracciato e stretto a me se solo me lo fossi trovato davanti. Ma non era possibile farlo. Avevo perciò deciso di sperare di incontrarlo al Coming Out, così recuperata a sorpresa per strada la Du Barry ci siamo diretti in direzione Colosseo. Inutilmente però. Il Tatto-Hearted Boy non c’era. Sapevo che sarebbe andato a una festa, ma si sa, la speranza è l’ultima a morire. Così gli avevo dato una chance, ed incontrati Ga e gli altri abbiamo cominciato a parlare del più e del meno, ma di lui neanche una traccia. E poi arriva un amico di Ga. Molto carino. Io ovviamente lo avevo già notato qualche tempo fa, ma si sa Ga quando dice un suo amico non è disponibile, vuol dire che non ce né, anche se non ricordavo il motivo per il quale lui non lo era. Diciamo che in al momento io ero interessato al suo sguardo, i suoi occhi e le sue braccia. Mamma le braccia che effetto che mi hanno fatto. Saranno state le prime calure della giornata, oppure una forte e acuta anteprima di quella che sarà la mia vecchia. Non lo so. So solo che di colpo avevo la situazione in bilico, sfuggente, tra il mio stato di essere umano nella norma, e il mio stato di seduttrice sexy e shampista allo stesso tempo. Anche se il bell’amico di Ga era un po’ troppo che distratto da non so cosa. Ma in fondo glielo concedo volentieri. Uno così carino se lo può permettere. Ancora di più se mi dice che nella vita fa l’infermiere veterinario. Io ero sconvolto. Non potevo immaginare che esistesse un lavoro così. Certo, forse se una ci avesse mai riflettuto. Ma in definitiva ero stupito. Già mi immaginavo lui che con le sue mani sapienti metteva flebo a cani e gatti e se ne prendeva cura. Quasi al punto che li avrei invidiati. Ma ciò nonostante la mia testa era solo per il Tatto-Hearted Boy che in tutto ciò non c’era, e io me lo sentivo che non sarebbe uscito con i casini della giornata. Comunque. Salutati tutti. Salutato anche il mio infermiere veterinario, io e la Du Barry ci siamo chiesti che senso avesse avuto quella giornata. E ce ne siamo andati a casa. Ma non ero solo. Un certo ragazzo nonmoltoilmiotipo con il cappellino della Lazio ha cominciato a seguirmi. Io non potevo credere che stesse seguendo me. O almeno di solito sono io quello che segue e perseguita gli altri, per cui essere il protagonista di quelle “attenzioni” non mi sembrava vero. Decido di ignorarlo, penso che sia un caso, e mi sparo I’m A Slave 4 You nelle orecchie, convinto che quello sia un caso. Continuo a camminare e il Lazio boy è sempre dietro di me. Arrivo alla metro Colosseo, e mi fermo alla fontanella per bere un sorso, e lui è sempre lì. Oh cazzarola penso, ma non è che questo mi sta seguendo? No. Non può essere. Decido che non devo allarmarmi. E accelero il passo. In tutto ciò continuo a girarmi e lui pure si mette quasi a correre. Panico. Che cosa vuole questo da me? Non lo so. So solo che comincio a temere. Imbocco Via dei Fori Imperiali, e penso ad una scorciatoia, ma non vedo vie d’uscite. Penso di attraversare, ma che senso avrebbe fare lo slalom? E non cè neanche un cazzo di vigile o carabiniere. Mi giro ancora e lui non c’è più. Sospiro di sollievo. Mi sento meglio. E anche la musica adesso mi fa rilassare un pochetto. Come mi rigiro però me lo ritrovo a 4 cm dal naso. Io sono impaurito. Tremo. Ho paura. Ma chi è questo. Lui mi si avvicina e fa per presentarsi. Io sbrocco. Gli dico che non mi interessa, che non è modo di fare quello, lui esordisce con delle parole che non tradiscono assolutamente la sua provenienza: “Ciao, io sono Francesco, sono bulgaro e tu sei molto bella…”. Bella? BELLA? Ma come cazzarola parla. Il mio primo maniaco mi dice che sono BELLA? Non so se ridere, inorridire oppure scappare. Io lo ringrazio. Ho paura. Non so chi cacchio ho davanti. E se ha un coltello? E se mi vuole derubare? E se mi segue fino a casa? Lui mi dice che si scusa tanto che non voleva spaventarmi e che se voglio vuole solo fare due chiacchiere. Io continuo ad avere paura, ma penso che se riesco ad arrivare a piazza Venezia vivo magari lì ci sarà qualcuno che delle forze armate dello stato pronte a salvarmi. E così faccio. Con un passo affrettatissimo, che giustifico con la scusa dell’autobus. Arrivati a piazza Venezia, lui mi ha raccontato tutta la sua vita, io non l’ho ascoltato per niente decido di smollarlo, per cui lo saluto al volo e vado verso la fermata del notturno. Ma lui non se ne va. Mi guarda da lontano. Si ravana il pacco. Io comincio ad avere paura. Sento gli occhi che si inumidiscono e penso, che questo viene e mi stupra. E il notturno ovviamente non si vede. Come penso a questi drammi mi rigiro e lui non cè più. Mi sento un po’ più sollevato, ma sono ancora spaventato. Ma poi dal nulla appare Ga, con la macchina. Lui si ferma. Io mi sento improvvisamente sollevato. Gli racconto tutto e lui mi riporta a casa. E in un secondo la mia notte è diventata meno scura. E poi mi chiedo il senso della giornata. Nullo. Escludendo gli amici. L’unico senso.
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Una banana antistress, un prete convertito e una sola devastante.

La malsana idea di aprire un blog mi è venuta un giorno in cui non avevo granchè da fare. In cui spezzavo matite dalla dubbia qualità, e per noia giocavo a Sex And The City tra me e me. Ovvero a fare la scrittrice di moda. Lo so. E’ difficile ammetterlo. Ma è così. Quando poi ti viene regalata una BANANA ANTISTRESS. Bè cos’altro cè bisogno di aggiungere? Nulla penso io. E invece. Quanto meno pensi che la fine abbia un peggio, quanto quella ti aspetta dietro l’angolo. E quando gira l’angolo sbagliato, capisci che è davvero finita. A me poi la gola si stringe e mi riempio di lentiggini. Chiedendomi assiduamente. Ma stecazzodilentigginidadoveccazzosbucano???Non lo so. Anche se un infettivologo, circa un anno fa quando ho rischiato di morire per ben due volte per reazioni allergiche a qualcosa di sconosciuto mi ha detto: “Quelle lentiggini non sono lentiggini. Sono petecchie di sangue coagulato che provengono da vasi superficiali e minuscoli sottocute. E lo scoppio è dovuto allo stress”. Per ciò si torna alla banana di cui sopra. Ma vabbè io ho un criceto di nome Aladino che gira nella ruota nella mia testa, per cui tutto torna. Ed oggi è tornato Guy da Londra. E sono tornate anche le mie SMO a tutta birra. Così dopo aver passato quasi l’intera giornata davanti il pc a chatteggiare con il mio sogno lucido compulso ossessivo, ovvero il Tatto-Hearted Boy, e ad affrettarmi a dirgli che sarei stato di Coming Out stasera, la Du Barry distrutta da una giornata cominciata all’alba mi ha riportato alla realtà e mi ha portato a dimenare i nostri fianchi in centro. E io non mi sono sottratto. Eccitato all’idea che stasera avrei rivisto il Tatto-Hearted Boy. Così ce ne siamo belli che andati in centro, anche se le mie SMO, con nuove manie da stolker provetto non mi hanno assolutamente risparmiato, neanche lì. Entrato alla Mondadori Multicenter (che poi, checazzo di nome è Multicenter, bò non lo capisco proprio), ed essendomi rotto dopo 6 secondi netti, un pò perchè volevo comprare Il Professor Layton e il villaggio dei Misteri per Ds ma non avevo i soldi, e un pò perchè faceva un caldo devastante, ho abbandonato la Du Barry nel reparto film francesi e sono uscito. E sono andato al Palazzetto Fendi a vedere se per assurdo l’orcomaleFICO era lì. Ovviamente. No. Ovviamente il palazzo era chiuso. Ovviamente mi sono innervosito per senza motivo. Così senza farmi accorgere sono tornato indietro. Recapuerata la Du Barry siamo tornati a cena da me, per poi raggiungere gli altri a Piramide. Ma giusto il tempo di salire e salutare perchè siamo andati dritti dritti da Guy appena tornato da Londra. Cazzeggiato anche lì da lui, e prelevato contro la sua volontà siamo partiti alla volta del Coming Out. Ovviamente il Tatto-Hearted Boy non c’era. Prima botta sui denti e anche bella forte. Io che sapevo che ci sarebbe stato, ero lì che riflettevo e mi chiedevo dove cazzarola potesse essere. E invece no. Ho pensato, magari sta in giro per la zona. Voglio dire, abita qui dietro. No. Nulla. Così quasi preso da un attacco di nervi che ho sfogato tutto con la Du Barry, ho deciso che era tempo di sedersi. E stare a guardare. Ma ovviamente il dramma doveva giustamente compiersi dinanzi a noi. Adoro dire dinanzi. Ovvero Mr. Big che se la intendeva con uno notevolmente più brutto di me. GRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR. E qui, arriva lo sbrocco. Totale. Ma come si può? Allora. Te la vuoi fare con un migliore di me. Ci sto. Ma uno più brutto no. Non lo accetto. Andiamo io non sarò Brad Pitt, ma non sono neanche così brutto da non essere considerato. Poi se tu mi dici a me che non posso essere il tuo tipo, come fa ad esserlo uno interessante quanto uno sciacquone delle stazione Termini? Perchè devo essere cattivo? GRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR Checazzodinervoso. E mentre ero lì, che imprecavo in tutte le lingue da me conosciute, tra cui una buona dose di soli ringraziamenti in finlandese, la punizione divina si è palesata. Ovvero questo ragazzo, con una gaymap di Roma (che io vorrei sapere dove cazzarola l’ha presa, visto che io che ci vivo e che sono una cogliona impertinente, non so minimamente dove si prenda, LA MAPPA… cmq), mi si avvicina per chiedermi il locale giusto. Poi si siede, mi dice che sono carino e mi offre una sigaretta e mi struscia la mano sulle gambe e comincia a narrarmi in un’inglese biascicato che: è svedese, gli svedesi hanno un pocheto la puzza sotto il naso, per questo lui preferisce gli svedesi, gli svedesi secondo lui sono molto simpatici,anche se lui preferisce gli italiani, e mi sorride con fare ammicante, è a Roma per visitare il Vaticano (???) visto che lui era un prete protestante (lui: hai presente i preti protestanti))), e io: ohhhhhhhh certooooo io divido casa con un prete protestanteeeee) che ha scoperto il cattolicesimo se nè innamorato e convertito, per cui voleva visitare tutti i luoghi sacri e capire di più, visto che insegna teologia, e il teologo non serve per diventare prete, bensì per insegnare nelle scuole religiose, e poi sai dovè un locale carino per venerdì sera, ah si il MUCCASSASSINA, carino, come chiamo il taxi, okeeeeiiii grazie, e la metro, ah va bene, sai dirmi in quale sauna carina posso andare ora????? O_O Dopo tutto questo inutile spreco di energie, mi chiedo: MACHECOSACAZZOMENEFREGA,ESOPRATTUTTOCOSACAZZOVUOIDAMECAZZO?????

No vabbè. Mr. Big che se la flirta là, il Tatto-Hearted Boy oramai al settimo sonno, ci mancava ovviamente un prete protestante convertito? Indeciso se cospargermi di pane secco e miele e fammi divorare vivo dai piccioni e i gabbiani di Roma, o semplicemente buttarmi nelle rovine romane, decido che è ora di darsi all’abbuffo. E quindi affanculo tutti noi ci alziamo di lì e ce ne andiamo dal magrebino di Via Labicana, a mangiarne di ogni come tre bulimiche fuorimoda. Finito il trasporto per l’adipe e lo strutto gratis che abbiamo ingerito a quintalate assiame ai cornetti ci salutiamo e ce ne torniamo nelle nostre fottute case. E mi ritrovo a pensare. Questa notte metterò a frutto il mio nuovo regalo, che si è un antistress, ma rimane è sarà per sempre una banana. E non devo aggiungere altro, no?
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The Tatto Hearted Boy, le parole che vorresti dire, la sfiga e gli irrimediabili casi della vita.

La giornata di oggi è stata una giornata che mi ha mentalmente e fisicamente devastato. I miei ormoni, ancora più fuori di testa, ed oramai per una chiara ragione: ovvero un paio di calzettoni avvinghiati a dei piedi. Ci tengo a sottolineare che non sono assolutamente feticista dei piedi, anzi. Il fatto è che i piedi in questione sono del Tatto-Hearted Boy. E credetemi sono rimasto davvero devastato. Scoprire che oltre al modo di pensare di una persona ti possono piacere anche i piedi, per me è sorprendente. Comunque nonostante stamane mi sia svegliato relativamente tardi, sono riuscito a scambiare quattro chiacchiere con il mio uomo della rete. Ed oggi l’ho trovato abbastanza giù. In maniera anche molto giustificata. Diciamo che una cosa importante è capitata ad una persona che gli sta vicino. E lui si chiedeva come poter aiutare questa persona. E per un attimo forse lo ha chiesto anche a me. Io gli ho dato il mio consiglio, ovvero di essere lì. Di fargli da spalla. E lui pare aver apprezzato. Anche se ecco è sempre molto difficile per quanto mi riguarda dare consigli. Le situazioni se non le vivi, non le puoi capire. Ho sempre avuto questa idea a riguardo, e sinceramente preferisco sempre non espormi troppo. Non perché io abbia paura di dire la mia. Assolutamente no. Però magari posso essere frainteso. Posso essere non capito. Posso anche passare per estremamente insensibile. Che poi un po’ lo sono. Ma perché rischiare. E così con l’ormone fritto, trito e ritrito lo saluto e raggiungo Paolo l’avvocato per un caffè a Ottaviano. Un date nato sul momento, per caso, che sinceramente non mi ha lasciato assolutamente nulla. Lo so che non si dovrebbe dire, ma è stato molto scialbo. Anche un po’ noioso. E monotono. Mamma mia le cattiverie. Lo so. Ma in realtà e che la mia testa era ancora là a casa, sul pc a chiacchierare con il Tatto-Hearted Boy. E non riuscivo proprio a non pensarci. E poi scusate, macchèdolce. No? Comunque tornato a casa, l’ho ribeccato e abbiamo ricominciato a parlare. Ininterrottamente. Fino a raggiungere il mio punto NO. Il punto NO, è un punto in cui il discorso si fa più profondo, e più intimo, e che io non riesco ad affrontare in modo virtuale. Mi dispiace. Ma non lo accetto proprio. Per cui, quando la cosa si è fatta più introspettiva ho detto basta. E credetemi che mi è costato, e anche tanto. E spero che lui abbia capito. Questo è un mio grande limite. Per me la vita virtuale termina laddove quella vera prende il sopravvento. E non penso che sia giusto fare confusione con le due cose. Il punto è che detto da me, adesso non è molto credibile. Lo so. Ma è così. E poi mi è venuta in mente una fissa. Una fissa devastante. Ovvero, il Tatto-Hearted Boy mi ha più volte chiesto chi ero, ed io ovviamente ho dribblato come al solito. Lui mi ha rifatto notare che ecco, vorrebbe saperlo per vedere chi sono. Ed ha anche effettivamente ragione. Ma se poi una volta scoperta la mia identità finisse tutto là? Non ci sarebbe altra possibilità per me? Cazzarola il Tatto-Hearted Boy, è proprio un bel ragazzo. E se così si spegnesse una remota possibilità? Io non lo so. Non capisco. Poi mi sono fatto anche arrovellare il fegato quando mi ha detto che ieri era al Circolo, e se né andato tipo dieci minuti prima che io arrivassi. Ma perché? Perché? Capite dieci fottutissimi minuti sfigati, nei quali magari io stavo a cazzeggiare per strada a fare lo stupido, e invece mi sarei potuto affrettare e vederlo lì. E invece no. Ma tanto…dove crede di scappare? Annabelle Bronstein. Una stronza, una pr, una stolker. E che lo sappia anche la Carfagna. !!!